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lunedì 18 aprile 2016

Lucia Uva assolta diffamazione: “Scuse a divisa no agenti”


Da parte lesa a imputata: Lucia Uva, sorella di Giuseppe, a pochi giorni dalla sentenza di assoluzione di due carabinieri e sei poliziotti per la morte del fratello, è tornata dinanzi ai giudici di Varese. Questa volta però le accuse erano rivolte contro di lei, imputata per diffamazione aggravata. La donna era accusata di aver diffamato carabinieri e poliziotti per alcune frasi scritte sulla sua pagina Facebook e dichiarazioni rilasciate al programma televisivo Le Iene. Anche lei, come loro, è stata assolta “perché il fatto non costituisce reato”. “Chiedo scusa alle divise, che ho sempre rispettato, non agli uomini“, ha detto la donna assolta. “So di avere sbagliato, di avere detto delle cose troppo forti in un momento di sconforto ma non sono felice per questa assoluzione – ha proseguito – dopo otto anni lo Stato non mi ha ancora detto perché Giuseppe è morto e continuerò a chiedere la verità”. Al centro del processo alcune frasi mandate in onda nell’ottobre 2011 in un servizio delle Iene, altre scritte su Fb e un’intervista del documentario “Nei secoli fedele”. Il pm di Varese aveva chiesto un anno e due mesi di carcere. Ma il giudice monocratico di Varese Cristina Marzagalli ha accolto la richiesta di assoluzione avanzata dal difensore di Lucia Uva, l’avvocato Fabio Ambrosetti. Il processo è scaturito da una querela presentata in passato dai due carabinieri e dai sei poliziotti che venerdì scorso sono stati assolti dall’accusa di omicidio preterintenzionale nel processo con al centro la morte di Giuseppe Uva. Nel documentario “Nei secoli fedele-Il caso Giuseppe Uva” la sorella dell’uomo, secondo l’accusa, affermava “in più passaggi che i querelanti avevano ripetutamente colpito con violenza Giuseppe Uva cagionandogli lesioni”. Su Facebook aveva inoltre definito “delinquenti” e “assassini” i carabinieri e i poliziotti che intervennero quella notte.

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