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martedì 17 febbraio 2015

Dentro Chernobyl 29 anni dopo - Test nuceari USA: gli effetti per l'ambiente



Sopra: L'emittente russa RT (Russia Today) ha fatto un breve ma interessantissimo servizio sulla centrale atomica di Chernobyl, entrando nel cuore della centrale. Immagini esclusive e inedite!

Sotto: Gli effetti dei 67 test atomici compiuti dagli USA nell'Atollo di Bikini




venerdì 26 dicembre 2014

Pripjat: 45 foto della città fantasma

Entrare a Pryp’jat’ (o Pripjat) è come entrare sul set di un film dell’orrore, sembra tutto così “strano”, lontano da tutto, silenzioso, immobile. eppure questa città era piena di vita una volta. Si prima che un reattore nucleare esplodesse e distrusse tutto.

Oggi la città di Pripjat è abbandonata, passeggiare per le sue strade, ancora accessibili anche se ogni tanto un albero ha osato spuntare tra le crepe del cemento, è come passeggiare in una bolla, i sensi si annullano, una desolazione devastante annebbia i sensi e la tristezza e la paura fanno capolino, si insinuano nelle ossa.
La città fantasma
Era l’una e 23 minuti del 26 Aprile 1986 quando il reattore numero 4 di Chernobyl fu portato al limite per un test di “sicurezza”. La sicurezza però non fu rispettata e l’aumento della potenza portò alla rottura delle barre di raffreddamento provocando un’esplosione paurosa che scoperchiò il reattore.
La città di Pripjat, costruita nel 1970 per ospitare i lavoratori della centrale nucleare, fu colpita da una densa nube radioattiva, il Luna Park ancora oggi è la zona con la più alta concentrazione di radioattività. La foresta investita per prima dalla nube morì nel giro di pochi giorni, gli alberi divennero rossi e gli abitanti raccontano che nel sottobosco nacquero degli strani funghi.
La città fu evacuata dopo 36 ore dal disastro che colpì tutto il mondo, la nube con le particelle radioattive arrivò anche in Italia, colpì tutta l’Europa e si spinse fino nel Nord America.
Sono 45.000 le persone che vennero portate via subito e 130.000 abbandonarono le proprie case fino ad un raggio di 30 Km dalla centrale.
La luce del reattore attirò molte persone per ammirarla, nessuno immaginava il potenziale di quell’esplosione, subito si contarono 65 morti, salirono a 4.000 negli anni, leucemie e tumori, un mostro che uccide lentamente. Le stime di assorbimento delle radiazioni è 48mila anni. Pripjat potrà tornare a vivere fra 600 anni se le condizioni rimangono le stesse, ma il nocciolo del reattore non è stabile, il suo sarcofago si sta deteriorando.

Pripjat: la città fantasma

Sono passati quasi 30 anni da quando la città fu abbandonata e quello che rimane è lo specchio dell’orrore, la natura si è impadronita delle mura e delle strade, si riappropria di quello che le è stato strappato e coperto da metri cubi di cemento, una natura selvaggia, velenosa, arrabbiata. Eppure era una città moderna, costruita in stile comunista, con molto cemento e strutture cubiche ma era anche funzionale, ospitava ben due ospedali, di cui uno pediatrico, un centro commerciale, due hotel, numerosi bar e ristoranticinemateatro, un centro polifunzionale che dominava la piazza centrale oltre alla piscina coperta, quest’ultima lasciata incredibilmente attiva fino al 2000 al servizio del personale che continuava a lavorare presso la centrale. Era piena di aiuole fiorite, giardini e aree verdi.

lunedì 1 settembre 2014

Il segreto di Mayak, peggio di Chernobyl e Fukushima

Chernobyl e Fukushima non sono state le uniche catastrofi nucleari planetarie. Dietro gli Urali, nella regione di Chelyabinsk, una delle più inquinate di tutta la Russia, si sono infatti verificati tre gravissimi incidenti. La centrale di Mayak (che in russo significa “faro”) nacque nel 1949 per produrre plutonio per armi nucleari, e dal 1949 al 1952 riversò circa 76 milioni di metri cubi di rifiuti liquidi altamente radioattivi – principalmente cesio e stronzio – nel Techa, fiume lungo il quale vivevano circa 124.000 persone, divise in villaggi dediti all’agricoltura e all’allevamento. Nel 1957, nell’impianto di Mayak esplose un serbatoio di rifiuti radioattivi e, oltre al cesio e allo stronzio, si aggiunse il ben più pericoloso plutonio; l’esplosione formò una nube radioattiva che coprì un’area di circa 23.000 chilometri quadrati, creando l’area della “East Ural Radioactive Trace” e sprigionando almeno il doppio dei radionuclidi dell’incidente di Chernobyl.
Il terzo incidente ebbe luogo nel 1967, quando il Lago Karachay, usato per lo smaltimento dei rifiuti nucleari più pericolosi, si asciugò a causa di un’estate L'area radioattiva attorno alla centrale di Mayak, in Russiatorrida, e i venti spazzarono le sue polveri radioattive per un’area di circa 2.000 chilometri quadrati. Questi incidenti, la cui gravità si evince anche solo dai numeri, furono tenuti completamente segreti fino all’esplosione di Chernobyl. Dopo questo incidente, che più di quello di Three Mile Island (Usa) focalizzò l’attenzione dell’intero pianeta sulla pericolosità della produzione di energia da fonte nucleare, il governo sovietico non fu più in grado di nascondere i disastri precedenti. Oggi, a cercare di fare luce su queste remote stragi ambientali e sociali sono tre italiani: il documentarista Alessandro Tesei, già autore del pluripremiato film Fukushame, in cui si mostrano le falle del sistema giapponese nell’affrontare la strage di Fukushima, il fotoreporter Pierpaolo Mittica e il ricercatore e antropologo Michele Marcolin. Obiettivo dei tre? Raccontare in un documentario cosa è successo in quei luoghi dimenticati dalla storia.
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