I giudici si sono pronunciati contro l’Italia: non era possibile
impedire all’agricoltore di coltivare il Mon810 a Fanna e Vivaro
impedire all’agricoltore di coltivare il Mon810 a Fanna e Vivaro
di Cristina Antonutti
PORDENONE - L’imprenditore friulano Giorgio Fidenatoha ragione: non aveva bisogno di autorizzazioni per coltivare mais geneticamente modificato. Così si è pronunciata la Corte di giustizia europea, a cui il giudice del Tribunale di Pordenone, Rodolfo Piccin, aveva trasmesso gli atti del processo che vede Fidenato imputato di semine abusive nei suoi terreni di Fanna e Vivaro (2010).
Lo scorso novembre il processo era stato sospeso al termine della discussione. Il pm aveva chiesto l’assoluzione di Fidenato, ma il giudice non uscì dalla camera di consiglio con una sentenza, bensì con un’ordinanza che disponeva ciò che l’avvocato Francesco Longo ha chiesto sin dall’inizio del processo: una pronuncia della Corte di giustizia europea in merito alle discordanze tra le sentenze della Corte di Cassazione e dei giudici europei.
Lo scorso novembre il processo era stato sospeso al termine della discussione. Il pm aveva chiesto l’assoluzione di Fidenato, ma il giudice non uscì dalla camera di consiglio con una sentenza, bensì con un’ordinanza che disponeva ciò che l’avvocato Francesco Longo ha chiesto sin dall’inizio del processo: una pronuncia della Corte di giustizia europea in merito alle discordanze tra le sentenze della Corte di Cassazione e dei giudici europei.