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martedì 12 luglio 2016

Sondaggio: gli europei temono per il proprio posto di lavoro a causa dei migranti



I dati provengono dai risultati di un sondaggio condotto dalla famosa società demoscopica francese Ifop e dalla britannica Populus su commissione dell’agenzia di informazione e radio Sputnik.


Secondo le cifre di un sondaggio Sputnik.Opinioni, il 50% degli abitanti della Francia, il 47% di quelli della Gran Bretagna e il 36% della Germania a cui è stato posto il quesito ritengono che l'immigrazione conduca alla perdita di posti di lavoro per gli abitanti autoctoni dei rispettivi Paesi. 
Alla domanda "Siete d'accordo oppure no con l'affermazione: l'immigrazione porta alla perdita dei posti di lavoro per gli autoctoni a beneficio dei migranti", il 24%, cioé quasi un quarto degli abitanti del Regno Unito non ha saputo dare una risposta. In Francia e in Germania invece hanno dimostrato un'alta consapevolezza, infatti appena il 5% dei francesi e il 6% dei tedeschi hanno scelto l'opzione "Non saprei".
Il sondaggio in Gran Bretagna è stato condotto dalla società Populus dal 15 al 21 aprile 2016, mentre in Francia e in Germania l'indagine è stata effettuata dalla compagnia Ifop dal 14 al 18 aprile 2016. Al sondaggio hanno preso parte 3042 rispondenti in Germania (989 persone), in Francia (1008 persone) e nel Regno Unito (1045). Il campione selezionato rappresenta la popolazione del Paese per sesso, età e posizione geografica. Il massimo margine di errore sui dati non supera il 3,1%, con una probabilità del 95%.


giovedì 14 aprile 2016

Migranti, l'Austria minaccia di chiudere le frontiere con l'Italia


MINISTRO DELLA DIFESA AUSTRIACO: CHIUDEREMO TUTTI I VALICHI DI FRONTIERA CON L'ITALIA SE CI SARA' INVASIONE DI MIGRANTI
giovedì 14 aprile 2016
VIENNA - E' di questa mattina l'annuncio del governo austriaco di una "chiusura dei valichi di frontiera con l'Italia a partire dal Brennero se dovesse arrivare dall'Italia un flusso massicio di migranti". Il comunicato di Vienna è firmato da minsro della Difesa in persona, Hans-Peter Doskozil, per non lasciare dubbi circa la messa in atto di tale decisione.

Intanto, i controlli di frontiera sul Brennero annunciati dall'Austria hanno già inasprito i toni del dialogo tra Roma e Vienna. Il governo italiano chiede l'intervento della Commissione europea per assicurare il libero passaggio attraverso il valico di frontiera. Gli austriaci, invece, si mostrano indifferenti e mettono in guardia da un "lasciapassare senza controlli". E' uno scontro frontale.

Questa settimana, sul versante austriaco, sono iniziati i lavori di costruzione di una infrastruttura per gestire i controlli di frontiera, una misura annunciata gia' lo scorso febbraio e per contenere e bloccare i flussi di migranti africani - senza alcun diritto di permanenza legale nella Ue, non tattandosi di profughi - in arrivo dall'Italia.

martedì 12 aprile 2016

Il flusso di migranti continua a crescere

L'agenzia per il controllo delle frontiere Ue diffonde i dati sull'Analisi dei rischi 2016: richieste di asilo più che raddoppiate dal 2014.



Sono stati oltre 1,8 milioni i "passaggi illegali dalla frontiera esterna" e 1,3 milioni le domande di asilo presentate agli Stati membri dell'Unione Europea nel 2015, una cifra più che raddoppiata rispetto al 2014.


Fonte: sputniknews.com



martedì 28 aprile 2015

”Aiutiamoli a casa loro”, ma solo a parole: meno fondi per la Cooperazione internazionale

L'Europa ha deciso che il "blocco navale" è "illegale e realizzabile", e ha triplicato i fondi per la missione "Triton", aumentati a 9 milioni al mese: una cifra ridicola rispetto alle spese che l'Italia deve affrontare per la gestione dei flussi, visto che i migranti, anche quelli che vorrebbero andare nel nord Europa, vengono costretti a restare "nel primo paese che li ha identificati" alias Italia. E non è finita qui: altro che "aiutarli a casa loro"... i fondi per la cooperazione internazionale sono stati tagliati!!! 



Il tormentone è sempre lo stesso e da più parti uguale: “Aiutiamoli a casa loro”. Quando si tratta di commentare eventuali soluzioni agli incessanti flussi migratori verso l’Europa, non è infrequente ascoltare questo slogan, divenuto ormai trasversale in Parlamento. Eppure, a fronte di tanti buoni propositi, a fare la differenza sono sempre i fondi stanziati per le azioni mirate a supportare governi e popolazioni nei Paesi più svantaggiati.

A differenza di quanto spesso viene dichiarato, infatti, i finanziamenti dedicati alla Cooperazione e ai progetti per “aiutarli a casa loro”, sono diminuiti. Una percentuale che non si discosta mai dallo 0 virgola e che al contrario scende. Dall’analisi degli ultimi dati pubblicati dall’Ocse risulta infatti che nel 2014 l’aiuto pubblico allo sviluppo italiano è sceso allo 0.16% del Pil dallo 0,17% del 2013.

Marco Simonelli, esperto della rete internazionale Action for Global Health, nei giorni scorsi ha dichiarato che “gli aiuti del canale bilaterale hanno visto un taglio di oltre 90 milioni di euro, solo parzialmente compensato da un incremento di quasi 30 milioni di euro donati attraverso il multilaterale”. E non fanno meglio neanche governi europei come Francia, Spagna e Portogallo o – oltreoceano – gli USA.

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