sabato 1 febbraio 2014

Chi blocca l'Italia? BILDERBERG e soci...

BILDENBERG
Di Salvo Ardizzone
L’Italia è un paese bloccato; chiunque prova a far qualcosa (intraprendere un’attività, chiedere un’autorizzazione, domandar qualcosa che è un diritto, etc.) ha la netta sensazione di muoversi nella carta moschicida, in un tunnel di uffici, pratiche, bolli che sembra fatto per complicare tutto. Ma è il paese stesso ad essere immobile, refrattario ed estraneo ad ogni tentativo di sprone da parte dei governi che si succedono; si emettono decine e decine di provvedimenti che promettono risultati di cui nessuno avverte i benefici.
È la politica (detta in senso lato) a tenerlo immobile? È sua la colpa? Si e no è la duplice risposta.
Certo: la politica (sempre in senso lato) non ha più un progetto (ammesso che l’abbia mai avuto); non ha una visione complessiva delle cose e una rotta per navigarci dentro; insomma ha perso (e da molto, ma molto tempo) quell’organico sistema di valori che dovrebbe orientare le scelte e in base al quale si dovrebbero stabilire le priorità e costruire le soluzioni ai problemi. In assenza di questo, le azioni sono troppo spesso contraddittorie perché dettate dall’emergenza e/o da spinte emotive, insomma sono improntate al più sfacciato dilettantismo. In più s’aggiunge che la qualità del ceto politico è scaduta paurosamente; le motivazioni sono tante e ci porterebbero lontano, ma è un fatto sotto gli occhi di tutti.
Dinanzi al proprio fallimento, e per porre un qualche rimedio sotto l’impatto di problemi colossali, la politica ha invocato l’intervento dei tecnocrati salutandoli dapprima come salvatori, ma anch’essi hanno fallito (e alla grande!) e vedremo poi perché non poteva essere diversamente.
Ad ogni modo, la politica (ancora in senso lato) è sempre più debole ed ha lasciato un enorme vuoto, ma in natura il vuoto non esiste, e c’è sempre qualcuno o qualcosa che lo occupa.
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