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domenica 1 febbraio 2015

Imposimato denuncia gli Usa all'Aja: "Sapevano dell'11 settembre"

di Raffaele Gambari - Affari Italiani

Un avvocato italiano, l’ex giudice istruttore Ferdinando Imposimato, sta preparando una denuncia al Tribunale internazionale penale dell’Aja perché, a suo dire, pur sapendo che era in preparazione l’attentato alle Twin Towers la Cia non fece nulla per fermarlo. Oltretutto, secondo il presidente onorario aggiunto della suprema Corte di Cassazione, che a suo tempo indagò sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, che ora assiste la famiglia come avvocato, titolare dell’inchiesta sull’attentato al papa in piazza San Pietro e già presidente della commissione parlamentare antimafia, le Twin Towers crollarono non soltanto per l’impatto dei due aerei dirottati dai terroristi di Bin Laden. I periti esperti della Nist, un’agenzia federale di sicurezza degli Usa, che hanno svolto un'indagine sull’attentato, ‘’sanno che in quei due grattacieli erano stati collocati degli ordigni, così come in un terzo palazzo adiacente alle Torri Gemelle, la torre numero 7, che crollò su se stessa, come si vede in alcune riprese televisive, senza che in questa ci fosse un impatto con un aereo, come avvenne nelle altre due”.


giovedì 25 dicembre 2014

Il giudice Imposimato: "Grasso ha violato principi elementari di democrazia"



Di Ferdinando Imposimatomagistrato, politico e avvocato italiano, nonché presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione.


Col voto di fiducia al Senato sulla legge di stabilità, il Presidente Piero Grasso ha violato principi elementari di democrazia, che significa trasparenza e rispetto della opposizione. Egli ha costretto il Senato a votare, senza discutere e senza conoscerne il contenuto , la legge preparata dal Governo. 
Di fronte alla drammatica crisi, che colpisce i più bisognosi, Matteo Renzi, ha dimostrato una inerzia inquietante nel ridurre la diseguaglianza sociale, intervenendo nel settore dei privilegi di Camera, Senato e Quirinale, e in quello delle società private che fruiscono del denaro pubblico. Esse sono in Italia la prima causa della corruzione per 70 miliardi di euro che gravano sui lavoratori , sui disoccupati e sui giovani . Appare assurdo considerare private società in cui il socio pubblico, lo Stato, detiene la totalità o maggioranza del capitale sociale. Si tratta di un fiume di euro che potrebbe salvare il Paese dalla drammatica crisi che vive da anni. 
Il Governo Renzi doveva procedere, con la manovra , alla soppressione o riduzione delle 30.000 società partecipate di Regioni, Province e Comuni . Il cui scopo è l'arricchimento di pochi percettori e distributori di tangenti e la creazione di migliaia di posti di lavoro per parenti, amici, amanti e clienti. Esse impediscono ai più meritevoli di accedere alla Pubblica Amministrazione a causa della sistematica soppressione dei concorsi pubblici. 

sabato 25 ottobre 2014

Rita Dalla Chiesa, intervista choc: "L’omicidio di mio padre? Deciso a Roma"

Le dichiarazioni della conduttrice televisiva Rita Dalla Chiesa, circa la "regia romana" della morte di suo padre, il Generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, inviato a Palermo nella veste di Prefetto per combattere la mafia e ucciso in un agguato, la "strage di Via Carini", fanno tornare alla mente le dichiarazioni del Giudice Ferdinando Imposimato, circa la "strategia della tensione".

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Rita Dalla Chiesa: "L’omicidio di mio padre? Deciso a Roma"

Intervista di Gabriele Lazzaro (ilgiornaleoff)

In questa intervista Rita Dalla Chiesa denuncia la responsabilità dello Stato nell'assassinio del padre, il generale Carlo Alberto Della Chiesa. Per lei la strage di via Carini a Palermo il 3 settembre 1982, in cui morirono il padre, che era il prefetto di Palermo, la giovane moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo, fu un omicidio perpetrato dalla mafia e commissionato dallo Stato.

Una data che è rimasta impressa nella tua vita è il 3 settembre 1982, quella dell’omicidio di tuo padre, Carlo Alberto Dalla Chiesa. Posso chiederti cosa ricordi di quel giorno?
"La solitudine nella quale mi sono sentita proiettata nel giro di mezzo secondo. Io ho saputo di questa cosa da un giornalista del Tg2, non dai carabinieri, che sono la mia famiglia, la mia anima, il mio cuore, il mio tutto. Evidentemente al comando generale in quel momento c’era qualcuno che non amava mio padre. Mi sono seduta sotto la doccia e ho passato metà nottata lì, inebetita. La mattina dopo sono arrivata a Fiumicino, mi sono fatta il biglietto per Palermo. All’epoca ero solo giornalista di carta stampata, nessuno mi riconosceva. Mi hanno detto “signora, non c’è un posto perché stanotte hanno ammazzato il Generale Dalla Chiesa”. Ed io ho detto “era mio padre”, e allora il posto è saltato fuori".

Il racconto che Riina ha fatto sulla strage di via Carini è tremendo. Se ne è tornato a parlare anche nei giorni scorsi.
"Non riesco a capire se sia vero. È possibile che io debba venire a sapere la verità non dai magistrati, non dai giudici, ma da Totò Riina? Che peraltro parla soltanto adesso! C’è qualcosa di strano, come tutto quello che riguarda la morte di mio padre".

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