Visualizzazione post con etichetta nazismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nazismo. Mostra tutti i post

sabato 18 aprile 2015

JE SUIS KALASHINKOV. I DELITTI POLITICI IN UNA KIEV SEMPE PIU' NAZISTA

NEWS_239516
DI PINO CABRAS
megachip.globalist.it

Europa, abbiamo un problema. Tre dissidenti uccisi in casa negli ultimi giorni, in aggiunta a una lista sempre più lunga. Ucraina, cuore nero dell'Europa
In Ucraina i nazisti danno una caccia spietata e assassina agli oppositori più eminenti, con un una cadenza sempre più intensa. Appena nelle ultime 72 ore sono tre le personalità uccise in agguati ben organizzati, vere esecuzioni, con un messaggio inequivocabile: vi ammazziamo casa per casa.


Nomi pesanti: Oles Buzina, un giornalista molto noto, assai efficace in televisione, ucciso davanti a casa dopo mesi di minacce; Oleg Kalashnikov, un ex deputato, freddato sull'uscio; Sergej Sukhobok, un altro operatore dell'informazione che gestiva un sito e un giornale indipendenti. Tutti personaggi troppo fastidiosi per il regime di Kiev nel suo momento più delicato.
Il giornalismo occidentale non si è ancora accorto che siamo di fronte a una svolta politica drammatica. Il blocco di potere ucraino vuole risolvere le sue enormi difficoltà eliminando fisicamente le voci contrarie perché troppo pericolose in questa fase. Il regime non vuole permettersi nessun contropotere che gli possa far pagare il prezzo dei suoi gravi insuccessi militari e finanziari, né vuole che maturino vie alternative alla crisi permanente delle istituzioni ucraine. Ha in mano uno Stato indebolito, predato da appetiti locali, atlantici e polacchi, incapace di chiudere il cerchio della divisione etnica che esso stesso ha fomentato, privo di risorse che assicurino un futuro credibile a una qualsiasi azione di governo, già nei prossimi mesi.
In questo quadro esplode del tutto apertamente il nazismo, cioè quel che le istituzioni europee, i governi, il giornalismo occidentale, la maggior parte dei politici e degli intellettuali, tappandosi occhi e orecchie e forse anche il naso, non avevano voluto percepire come elemento costitutivo dell'indigesto pasticcio ucraino. Oggi non ci sono più scuse, nel momento che i dirigenti ucraini fanno a gara per esprimere dichiarazioni di giubilo e commenti del tipo "se lo è meritato" (come riferisce oggi la Repubblica a pag. 19).

giovedì 6 novembre 2014

Eurogendfor, la Gestapo europea non risponde ai giudici

I Paesi Bassi sono il luogo dove l’Italia ha cambiato la propria storia negli ultimi 25 anni, non solo legandosi al Trattato di Maastricht, con la cessione della sovranità monetaria e legislativa, ma per poter definitivamente abbandonare la veste di Stato sovrano era necessario rinunciare all’esclusività delle funzioni delle forze armate sul proprio territorio, con l’istituzione di una milizia sovranazionale. Questo passaggio è avvenuto nel 2007 a Velsen, piccola municipalità dei Paesi Bassi, dove è stato firmato un trattato congiuntamente a Francia, Spagna, Paesi Bassi e Portogallo che istituisce la gendarmeria europea, l’Eurogendfor, che andrà ad esautorare le forze dell’ordine nella gestione dell’ordine pubblico. Uno scenario irrealistico, ma che è stato messo nero su bianco con la legge di ratifica numero 84 del 14 maggio 2010, votata dal Parlamento con 443 voti favorevoli su 444 presenti, solamente un astenuto. L’Eurogendfor sarà la milizia che si incaricherà della gestione delle crisi (scioperi, manifestazioni) sul territorio italiano, e non risponderà più direttamente alle istituzioni parlamentari.
La nuova super-polizia, scrive Cesare Sacchetti su “L’Antidioplomatico”, non risponderà più neppure al presidente della Repubblica, che è il comandante in capo delle forze armate secondo la Costituzione italiana. Eurogendfor obbedirà solo agli Addio all'Arma dei carabinieri?ordini del Cimin, l’alto comando interministeriale composto dai rappresentanti dei ministeri delle parti firmatarie, che ha il compito di governare la gendarmeria europea. «Nelle democrazie costituzionali il controllo delle forze armate deve rispondere a criteri di trasparenza e sono previsti precisi meccanismi di controllo sul loro operato», ricorda Sacchetti. Eurogendfor, invece, «si colloca gerarchicamente al di sopra delle forze di polizia italiane, indirizzandone le attività ordinarie e persino d’intelligence». Potrà infatti «condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico, monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi compresa l’attività d’indagine penale». Inoltre potrà assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence. «I servizi segreti italiani potranno trovarsi tagliati fuori nella gestione dell’intelligence, con gravi rischi per la sicurezza nazionale».

martedì 28 ottobre 2014

Storia censurata: i campi di concentramento USA nella 2° guerra mondiale


Di Salvatore Santoru


La 2 guerra mondiale fu una tremenda carneficina, con tremendi crimini  da parte di tutte le fazioni coinvolte.
Purtroppo, nella versione ufficiale che ci viene inculcata sin da bambini, ci viene raccontata solo una minima parte degli avvenimenti, o meglio una parte molto parziale: la propaganda dei vincitori.

Solitamente si parla di essa come una "guerra buona", come se esistessero guerre buone.

Nella realtà, le cose sono molto più complesse rispetto alle limitanti convinzioni che abbiamo imparato a introiettare su questa delicata tematica storica.

Pensiamo all'orrenda politica dei campi di concentramento.


Ciò che purtroppo poche persone sanno è che questa pratica brutale non fu inventata negli anni 40, ma risale a molto prima e, come riporta anche Wikipedia, precisamente al 1896, e fu praticata dagli spagnoli contro la popolazione cubana, seguiti nel 1899 dagli statunitensi contro i filippini, e nel 1900 dagli inglesi contro i boeri ( su quest'ultimo è famoso il campo di Krugersdorp, in cui i boeri venivano concentrati in tende, e molti di essi morirono di fame e malattie).




Un pò più noti sono i campi di concentramento (gulag) fondati nel 1918 in URSS sotto il regime di Lenin, per internare qualunque persona era dissidente o presunto tale del bolscevismo, e quindi etichettato come "reazionario", "borghese" o "controrivoluzionario" per ciò era considerato meritevole di essere schiavizzato e sterminato.



Sull'URSS, è anche utile ricordare il tremendo sterminio di massa che i contadini ucraini subirono tra il 1932 e il 1933, a causa delle politiche staliniane, noto come "Holodomor", l'Olocausto ucraino, in cui si stima che morirono 7 milioni di persone, ma di cui si è sempre parlato relativamente poco.




Ma oltre ai gulag sovietici, di cui negli ultimi tempi si è parlato e si parla sempre di più, vi erano anche dei campi di concentramento costruiti dagli USA durante e dopo la guerra, di cui non si parla mai e la cui stessa esistenza non è nota alla maggioranza della popolazione.

Nei campi di concentramento statunitensi vennero internati bambini,donne e uomini giapponesi, tedeschi e italiani, per il solo fatto di essere tali.


Per i giapponesi, tutto iniziò nel 1941, quando vennero internati 110.000 nippo-americani che vivevano lungo la costa del Pacifico degli Stati Uniti, e tale fatto fu giustificato come rappresaglia per l'attacco di Pearl Harbor ( che tra l'altro poteva pure essere evitato ).

Il presidente Roosevelt autorizzò l'internamento con l' Ordine Esecutivo 9066 il 19 febbraio 1942,  che come riporta Wikipedia, permetteva "ai locali comandanti militari di stabilire all'interno delle "aree militari" delle "zone di esclusione", in cui "persone possano essere in tutto o in parte isolati".



La politica di internamento durò sino al 1944, e coinvolse per la maggior parte (62%) cittadini statunitensi di origine giapponese.

Come riporta ancora Wikipedia, "quelli che vivevano sulla costa occidentale degli Stati Uniti sono stati tutti internati, mentre nelle Hawaii, dove gli americani di origine giapponese erano oltre 150.000, e formavano quindi più di un terzo della popolazione, solo tra i 1.200 e i 1.800 furono internati".

La politica di internamento di giapponesi, tedeschi e italo-americani fu gestita dall'ente governativo "War Relocation Authority", costituito il 18 marzo 1942 da Roosevelt con l'Ordine Esecutivo 9102.



Oltre ai giapponesi, anche gli italiani vennero internati dal 1941 al 1944, e a differenza dei primi, non hanno nemmeno ricevuto risarcimenti.

 Solo nel 2010 è stata approvata una risoluzione da parte della legislatura della California con cui si è chiesta scusa per i maltrattamenti subiti dai residenti di origini italiane.

La loro unica colpa erano le loro origini etniche, per le quali erano considerati "enemy aliens" ("nemici stranieri").



Photo of alien registraton card

Oltre gli USA, molti italiani furono internati anche nei campi di concentramento francesi e inglesi, difatti questa criminale politica durante quel periodo era una "norma".

Nella Francia, uno dei più noti campi di concentramento era quello di Le Vernet d'Ariège.




La più dura fu la situazione dei tedeschi.
Negli States, la politica di internamento verso cittadini statunitensi "colpevoli" di essere di origine tedesca, incominciò nel 1939 e finì nel 1946, e venne giustificata in quanto essi, al pari degli italiani, erano visti come "enemy aliens".

Non hanno mai ricevuto nè scuse, nè risarcimenti per questo.

Quella di seguito è la mappa dei luoghi dove sono stati internati.


Molto più duro fu però il trattamento che molti tedeschi subirono nei campi di prigionia istituti dagli USA in Germania nel 1945.

Difatti, come riportato da un articolo di Repubblica del 23 febbraio 1992, all'incirca un milione di tedeschi morirono nei campi di prigionia istituiti dagli USA in Germania nel solo 1945.

L'articolo riporta anche le affermazioni del capitano francese Julien del 3° Reggimento Fucilieri Algerino, che il 27 luglio 1945  a Dietersheim visitò uno dei campi di concentramento USA per prigionieri tedeschi ( visto che cinque campi di prigionia erano stati "passati" dagli USA ai francesi), secondo cui tale campo era popolato da scheletri viventi, e ricordava "Buchenwald e Dachau".

Furono molti i campi di concentramento per prigionieri tedeschi nella stessa Germania ma anche in Francia, in Gran Bretagna e negli stessi USA ( nella foto campo di Remagen ).


Alcuni di tali prigionieri erano soldati ma sopratutto vi erano cittadini comuni, compresi molti bambini.





Come riportato anche in un bell'articolo dell'Huffington Post, tali fatti storici sono stati portati alla ribalta nell'opinione pubblica dallo storico canadese James Bacque, grazie alla pubblicazione del libro "Other Losses" nel 1989 (pubblicato in Italia da Mursia col titolo Gli altri Lager nel 1993).



Bacque, aiutato dallo storico militare Ernest Fisher Jr., avvalendosi di numerose testimonianze orali e archivistiche, giunse alla conclusione che le morti dei prigionieri tedeschi nei campi di concentramento statunitensi e francesi ( per fame o malattie ) non furono inevitabili, perché in Europa vi erano allora sufficienti scorte per garantire la sopravvivenza di essi.

Inoltre, c'è anche da ricordare che sempre nel 45 statunitensi e inglesi si adoperano in una feroce repressione contro i cosiddetti "Werwolf", un'organizzazione di guerriglieri volontari, composta da molte donne e sopratutto da giovani, anche ragazzini al di sotto di tredici anni.


Come riporta Wikipedia, "anche ragazzi di 12 anni subirono processi e condanne all’ergastolo da parte delle corti marziali statunitensi. Due membri di 16 e 17 anni furono condannati a morte alla fine del marzo del 1945 e giustiziati il 5 di giugno.




 A Budeburg vicino al Wesel l’8 aprile del 1945 uomini della 116 Divisione Corazzata furono fucilati, senza processo, dai soldati dell’esercito americano a seguito della scoperta di volantini del Werwolf che invitavano alla resistenza".


Le forze angloamericane avevano stabilito, come riporta ancora Wikipedia, che :  "ogni combattente Werwolf catturato dovesse essere fucilato sul posto. Furono infatti considerati, per il diritto internazionale, non come membri di una milizia partigiana, ma come spie (anche perché non agivano in divisa), e quindi passibili di fucilazione immediata".


Come già scritto, ci furono molte tremende esecuzioni, ed inoltre molte ragazze che venivano catturate, finivano per essere torturate e stuprate prima di venire assassinate dagli occupanti angloamericani.


Su questa come su molte altre vicende ci sarebbe ancora da scrivere e approfondire, perchè ciò che più conta è la verità, e non una parziale visione dei fatti come ci viene promossa oggi per questa, come per altre, questioni.


Fonte: informazioneconsapevole.blogspot.it


Leggi anche: Le "marocchinate", la parte censurata della nostra "liberazione"



lunedì 20 ottobre 2014

La storia segreta dei rapporti fra Wall Street e la Germania nazista

naziDi Yuri Rubtsov - strategic-culture.org

Molti media paragonano l’odierna situazione europea a quella dei giorni immediatamente precedenti la 2a Guerra Mondiale. Vorrei apportare, però, un’importante correzione.
In questo momento l’Occidente sta sì favorendo un altro regime nazista (rappresentato dalla giunta di Kiev), ma tutto questo fa ricordare la seconda metà del 1930 (e non, quindi, i giorni precedenti la 2a Guerra Mondiale, ndt), quando l’Occidente fece esattamente la stessa cosa, collaborando con una Germania che si sarebbe presto trasformata in uno stato fascista.

L'Ucraina di oggi, per quanto ne sappiamo, non può essere paragonata alla Germania di Hitler. Ma, come recita il proverbio, “chi ben comincia è a metà dell’opera”. Non dimentichiamo che la folle corsa del nazismo ebbe inizio da uno sconosciuto caporale che predicava xenofobia e vendetta.
E' un “segreto di pulcinella” il fatto che Adolf Hitler sia stato sostenuto dagli Stati Uniti. La penetrazione commerciale e finanziaria statunitense, ed in particolare la cooperazione con l'industria bellica tedesca, è stata fin dall’inizio molto significativa. Nel 1933 gli Stati Uniti controllavano alcuni settori-chiave dell'economia tedesca, ma anche diverse grandi banche, come ad esempio la Deutsche Bank, la Dresdner Bank, etc.
Le grandi imprese cominciarono a fidarsi di Hitler. Quelli erano giorni di benessere per il “Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi”, e molti fondi esteri cominciarono ad affluire in quel paese.
Grazie alle donazioni del gruppo di Fritz Thyssen (che comprendeva la “Vereinigte Stahlwerke AG”, la “Interessen-Gemeinschaft Farbenindustrie AG”, etc.), e del magnate dell'industria mineraria Emil Kirdorf, il “Partito Nazista” fu votato da 6,4 milioni di persone, diventando il secondo Partito del Reichstag (Parlamento).
Hjalmar Schacht (1877 – 1970), economista, banchiere e politico liberale, co-fondatore nel 1918 del “Partito Democratico Tedesco”, diventò il collegamento fra l'industria tedesca e gli investitori stranieri.
Anche il mondo commerciale e bancario britannico cominciò a canalizzare importanti donazioni verso il “Partito Nazista”.
Il 4 Gennaio del 1932 Montague Norman (Governatore della Banca d'Inghilterra dal 1920 al 1944), incontrò Hitler ed il Cancelliere tedesco Franz von Papen, per stringere un accordo segreto volto al finanziamento di quel Partito.
loading...
loading...