venerdì 20 giugno 2014

Che fine ha fatto il vaccino contro l’Aids? Storia dell’ennesimo scandalo all’italiana

vaccino aidsSono passati sedici anni da quando i giornali annunciarono in pompa magna che in Italia era stato scoperto il vaccino contro l’aids, che sarebbe stato in grado non solo di curare i sieropositivi, ma anche di impedire di contrarre il virus alle persone sane. La notizia suscitò grandi speranze, tanto che l’allora ministro della Sanità, Rosy Bindi, parlò di uno “straordinario successo della nostra ricerca pubblica”. Dopo anni di silenzio è ora un’inchiesta a far luce sulla storia del vaccino alla malattia del secolo, scoprendo che in questi anni sono già stati spesi 49 milioni di euro di fondi pubblici, e quel poco che si è scoperto è passato in mano ai privati. Non solo, a venire a galla è anche un torbido intreccio di interessi privati, che fa presagire un nuovo, ennesimo, scandalo all’italiana.
L’INIZIO DELLA STORIA. A guidare il Centro nazionale Aids in seno all’Istituto superiore di sanità (Iss) che nel 1998 annuncia la scoperta è Barbara Ensoli, la quale affermava che il suo team di ricerca aveva scoperto come ottenere un vaccino sia preventivo che terapeutico tramite una proteina virale, la Tat. Tra a la fine del 2003 e l’inizio del 2004 prende quindi avvio la fase di sperimentazione, che coinvolge il Policlinico Umberto I di Roma, l’Istituto Spallanzani di Roma e il San Raffaele di Milano. Mentre a verificare i risultati è l’Istituto San Gallicano di Roma, la cui guida viene affidata poco dopo a Fabrizio Ensoli, fratello di Barbara. Non esattamente una garanzia di indipendenza.
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