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lunedì 19 settembre 2016

Secondo il Dr. Leonard Coldwell “Qualsiasi tipo di Cancro può essere curato.”




Il Dr. Leonard Coldwell sostiene che qualsiasi tipo di cancro può essere curato in solo 2-6 settimane. 

HAI MAI SENTITO PARLARE DEL DR. LEONARD COLDWELL?

“Mia nonna è morta di cancro quando avevo solo 12 anni. Questa esperienza ha cambiato completamente la mia visione della vita. Ha scoperto il suo tumore per caso, ma da quel giorno ho visto mia nonna avvicinarsi sempre di più alla morte. Moltissimi di voi avranno già vissuto un’esperienza simile – un amico, un membro della famiglia, un figlio, un genitore – quindi saprete che è un’esperienza davvero molto dolorosa e purtroppo la lista va avanti e avanti. Non si sa quando sarà la prossima vittima di cancro.”
Il Dr. Leonard Coldwell ha curato più di 35.000 pazienti. Come potrai vedere facendo delle ricerche, il suo sito web è stato bloccato dal governo federale, a causa del suo enorme successo nel trattamento del cancro!
“Senza chemioterapia e nessun contatto con le radiazioni, ovviamente, il cancro può essere curato nella maggior parte dei pazienti. So che posso guarire un paziente in poche settimane, forse in alcuni mesi. Ma a causa delle multinazionali, delle persone che traggono profitto dai pazienti affetti dal cancro e a causa della legge, legalmente non sono autorizzato a dire a nessuno cosa fare o cosa non fare”.
La situazione attuale come sottolinea il Dr. Coldwell:
“L’assistenza sanitaria e l’industria farmaceutica guadagna milioni e milioni di dollari attraverso l’industria del cancro. Questa situazione rende i legislatori autorizzati a fare leggi che ci uccideranno, e anziché proteggerci impediranno un giusto trattamento per questa malattia mortale. Essi non solo vi faranno del male, ma renderanno la malattia ancora più lunga e dolorosa con continui trattamenti “medici” velenosi. La nostra esperienza dimostra che qualsiasi tipo di cancro può essere trattato in 2-16 settimane, ma ci sono tipi di cancro che possono essere trattati anche in alcuni minuti.
Qualsiasi medico in tutto il mondo, con almeno 20 anni di pratica, è stato testimone di casi di guarigione spontanea – c’è anche un libro a riguardo: Spontaneous Healing. Dal momento che questo è possibile, bisogna solo trovare un modo per raggiungere questo obiettivo. Molto spesso le persone religiose vanno in qualche luogo sacro per ottenere la guarigione, ma il posto in sé non guarisce, la speranza e l’atteggiamento positivo fanno la guarigione.
In primo luogo, abbiamo bisogno di trattare l’acidità e la tossicità del corpo. Un corpo deve essere ricco di ossigeno, e questo è il motivo principale per cui è fondamentale consumare verdure, vale a dire la clorofilla, cosicché il corpo sia ricco di ossigeno e abbia abbastanza calcio. Inoltre, un’alimentazione corretta con l’integrazione di supplementi alimentari che contengono microelementi può aiutare ad alcalinizzare il corpo. Non appena il corpo si alcalinizza, l’avanzamento del cancro si arresta.
Il corpo deve raggiungere un livello pH di guarigione. Il livello di pH varia da 0 a 14. Il settimo livello è il neutro, e il corpo deve diventare alcalino fino a raggiungere quel livello. 7.36 è un buon livello, ma durante il trattamento, il corpo dovrebbe raggiungere un рН di 7.5 e ancora più alto.
Il Dottor Martin, un mio caro amico tedesco, offre la terapia a più fasi di ossigeno – prende il sangue, lo arricchisce con l’ossigeno ionizzato e lo re-inietta nel corpo, 12 volte; l’effetto finale è che il corpo avrà un sangue completamente nuovo – come il sangue di un neonato. In questo modo viene eliminata l’ipossia, quando il sangue viene estratto dal corpo è quasi di colore nero, ma quando viene re-iniettato è quasi rosa, è come un doping naturale; quando un uomo ha sangue ossigenato nel corpo, si riempie di energia e forza vitale.
L’iniezione “endovenosa” di vitamina C è molto utile. 100 cc ogni giorno, 3 volte a settimana darà risultati sorprendenti. Molto spesso, che ci crediate o no, il tumore scompare in pochi giorni dopo l’iniezione di vitamina C. Dal momento che la vitamina C è molto efficace, questo tipo di iniezione endovenosa viene definita miracolosa.
La vitamina E aiuta principalmente nei casi di problemi legati alla pressione sanguigna – quando è trattata rapidamente ed efficacemente in qualsiasi forma, la vitamina E si è dimostrata in grado di produrre dei risultati sbalorditivi. Ma, la migliore fonte di vitamina E dovrebbe essere una fonte naturale, e non introdotta artificialmente. Secondo uno studio, l’introduzione artificiale di vitamina E si è dimostrata inefficace.
I prodotti chimici non ti aiuteranno con il cancro. La natura è colei che porta tutte queste malattie e la natura di nuovo verrà in soccorso. Sappiamo tutti che il cancro non esisteva 100 anni fa e non ci sono ragioni che esista ora. Abbiamo causato questo grave problema da soli. Come abbiamo detto prima, il miglior modo efficace per sbarazzarsi del cancro è quello di consumare ortaggi biologici freschi e altri cibi crudi freschi. Il mio amico, che è un cuoco, ha scritto un libro su come preparare degli ottimi cibi crudi e sani. Così, basta guardare su internet o in libreria per trovare spunto su ricette e consigli alimentari.
Vorrei sottolineare che, insieme al consumo di cibo crudo, si dovrebbero bere ogni giorno 4 litri di acqua (tranne nei casi in cui il paziente soffre di malattie renali rare), con ½ cucchiaino di sale marino – il sale è necessario per tutte le funzioni del corpo, compresi gli impulsi elettrici, e questo avviene solo con una quantità sufficiente di sale nel corpo. Una carenza di sale crea problemi nel sistema sanguigno. Alcuni dicono che non si deve consumare molto sale in caso di alta pressione sanguigna, ma è esattamente il contrario.
Il problema è il tipo di sale – molto spesso il comune sale da tavola è composto da un terzo di vetro, un terzo di sabbia e un terzo di sale. Il vetro e la sabbia irritano le arterie causando un sanguinamento. Pertanto, il colesterolo si accumula sulle arterie al fine di fermare l’emorragia, in modo che il corpo non muoia per emorragia interna.
Questo è il motivo per cui si dice che il colesterolo provoca la pressione alta ed è il motivo per cui si verifica un restringimento delle arterie. Si tratta di un processo assurdo, dato che non possiamo morire per eccesso di colesterolo, ma da una carenza di colesterolo. Alcune persone hanno 60 di colesterolo, tuttavia sono completamente sane e non hanno mai avuto una malattia nella loro vita.
Molti medici sanno che solo il colesterolo può produrre nuove cellule sane molto velocemente; circa l’87% delle cellule del nostro corpo sono costruite dal colesterolo; nel caso in cui il livello del colesterolo sia basso, il nostro corpo non può produrre nuove cellule.
Si parla di colesterolo cattivo e buono – “HDL” e “LDL”: questo non è il colesterolo – le proteine sono portatrici di colesterolo. Ora iniziamo a capire le parole del Dr. Gary Neal e altri, quando dicono che secondo le statistiche i medici hanno una durata di vita più breve – vivono in media 56 anni, soffrono di alcolismo, fanno uso di droghe, e si registra il più alto tasso di suicidi – è superiore soltanto per gli psichiatri. Tuttavia andiamo a chiedere proprio ai medici come vivere più a lungo una vita più felice e sana. Forse dovremmo cambiare la nostra opinione e incominciare a prenderci cura di noi stessi partendo dalla Natura.
Gli alimenti ricchi di vitamina C: peperoncino, cavoli, broccoli, papaia, fragole, cavolfiore, ananas, kiwi, arancia e limone.
“Che il tuo cibo sia la tua medicina e la tua medicina sia il tuo cibo”. – Ippocrate, Il padre della medicina moderna.
Il Miracolo del PH Alcalino

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martedì 19 luglio 2016

L’intervento shock di Gino Strada. La sanità Italiana era una delle migliori e l’hanno distrutta per interessi, sprechi, corruzione e fatturato, altro che tutelare la salute. Insomma, hanno cancellato la Costituzione!





Secondo Gino Strada la sanità è un’azienda dove l’interesse non è più la salute delle persone ma il fatturato,ciò è dimostrato dall’introduzione del “rimborso a prestazione” (ogni medico viene sovvenzionato in base alle prestazioni svolte).Qual’è allora la differenza tra ospedali e medici pubblici e privati?Nessuna.Il rimborso a prestazione spinge secondo Strada i medici alla delinquenza portandoli a fare sempre più interventi, anche se non sempre necessari, in modo da aumentare il fatturato.In questo modo curare definitivamente un paziente non rientra nel loro interesse.
 Senza tale rimborso invece il discorso è ben diverso in quanto, essendo pagati sempre allo stesso modo, ai medici conviene curare definitivamente un paziente in modo da lavorare sempre di meno per prendere lo stesso stipendio.


Gino Strada descrive la Sanità italiana oggi. Gli interessi economici sono sempre più forti. Quanti sprechi evitabili?Quanto denaro rubato? Una proposta coraggiosa viene illustrata alla fine del video

Fonte: http://curiosity2015.altervista.org




martedì 12 luglio 2016

Camminare nei boschi fa bene al cervello



Una nuova ricerca ha dimostrato che il contatto con la natura inibisce la formazione di pensieri negativi che possono sfociare in gravi patologie come la depressione.

Camminare nei boschi fa bene, è una verità talmente elementare che sembrerebbe superfluo ricordarlo. Quando siamo tra gli alberi il battito cardiaco rallenta, la pressione si abbassa e l’umore migliora così rapidamente che medicine, terapie e analisi sembrano miseri palliativi al confronto.
Non sempre però verità che ci sembrano limpide vengono riconosciute dalla scienza ufficiale, impegnata a scindere il mondo in unità distinte da analizzare separatamente, perdendo di vista l’insieme. Una nuova ricerca ha confermato che passeggiare a contatto con la natura ha un effetto rigenerante sul cervello e aumenta i livelli di attenzione.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, è stato condotto da Gregory Bratman, dottorando in biologia all’Università di Stanford.
Il ricercatore ha radunato 38 persone che vivono in zone urbane, le ha divise in due gruppi e le ha invitate a camminare per 90 minuti. Metà gruppo ha passeggiato in un parco vicino al campus di Stanford, mentre gli altri hanno camminato lungo una strada trafficata nel centro di Palo Alto, California.
Prima e dopo la passeggiata ai partecipanti è stato sottoposto un questionario volto a misurare la loro tendenza alla formulazione di pensieri negativiautoreferenziali che aumentano il rischio di depressione.
I volontari sono inoltre stati sottoposti a scansioni cerebrali focalizzate su una regione del cervello chiamata corteccia prefrontale subgenuale, area collegata all’autostima che risulta particolarmente attiva mentre si fanno pensieri negativi su se stessi.
I risultati hanno evidenziato che le persone che hanno camminato nel parco hanno mostrato una diminuzione dei pensieri negativi. Le risposte al questionario sono state differenti dopo la passeggiata e l’attività cerebrale ha confermato il cambiamento di umore.
“Stare a contatto con la natura, anche per breve tempo, aiuta a ridurre i modelli di pensiero associati in alcuni casi a patologie come la depressione”, ha dichiarato l’autore principale dello studio.
La ricerca dovrà essere approfondita ed estesa ad un campione maggiore di soggetti, rappresenta comunque la prova scientifica dei benefici sul nostro organismo derivanti dall’esposizione alla natura.
“Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”, scriveva Henry David Thoreau nel libro “Walden ovvero vita nei boschi”.
di LORENZO BRENNA


lunedì 11 luglio 2016

Acqua piovana, scatta l'allarme: +800% di alluminio e 100% di bario



Allarme sull'acqua piovana. Nell'acqua piovana, nell’arco di pochi mesi, i livelli di alluminio, bario, stronzio e titanio sono cresciuti in modo esponenziale



Allarme sull'acqua piovana. Come segnalato da Condividilo.org, sono state di recente compiute in Francia. Nell'acqua piovana, nell’arco di pochi mesi, i livelli di alluminio, bario, stronzio e titanio sono cresciuti in modo esponenziale. Tutto è nato da un'analisi condotta dal laboratorio Qualio di Besançon. L’analisi dell’acqua piovana raccolta nell’arco di otto mesi nello stesso luogo ed in condizioni analoghe. Gli esiti delle analisi suscitano grande preoccupazione in quanto attestano un aumento paril all’ 800% dei livelli di alluminio, un incremento del 100% del tasso di bario, stronzio e titanio. Al lavoro gli analisti per capire motivi e conseguenze. Nel frattempo è in corso un iter istituzionale che potrebbe aprire un caso nazionale.
Fonte:www.essere-informati.it

domenica 10 luglio 2016

«Lasciano a terra le nostre ciliegie e ci invadono di prodotti stranieri»


L'intervento della Coldiretti che attacca la grande distribuzione che rifiuta l'ortofrutta pugliese per mancanza di certificazione



“Grande scelta di prodotti ortofrutticoli comunitari ed extracomunitari sui banchi degli ipermercati pugliesi. Stamani abbiamo acquistato uva indiana, pesche, insalate e nespole spagnole, clementine e fagiolini del Marocco. Ci chiediamo se siano più fidati in termini di sicurezza alimentare ed eticità dei rapporti di lavoro i prodotti indiani e marocchini che quelli pugliesi".
E’ il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, ad elencare i prodotti stranieri venduti sui banchi delgli ipermercati pugliesi, proprio nelle ore in cui si stanno rifiutando di ritirare ciliegie pugliesi in mancanza dell’adesione volontaria alla 'Rete del Lavoro agricolo di qualità’.
"Nella settimana dall’11 al 17 aprile - insiste - il fatturato della GDO è tornato a scendere soprattutto al Sud, con il tonfo dell’1,89% segnato anche in Puglia secondo i dati Nielsen. Evidentemente le politiche esterofile attuate sinora non sono riuscite a stimolare adeguatamente i consumi, nonostante le ‘offerte’ di prodotti civetta. L’enorme quantitativo di prodotto proveniente dall’estero ha trovato molto spazio sui banchi delle catene della grande distribuzione organizzata ed essendo ormai gli ipermercati il veicolo maggiore di commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli, sono determinanti nella formazione del prezzo del prodotto agricolo dal campo alla tavola”. 
Crollo dei consumi, forbice dei prezzi dal campo alla tavola letteralmente dilatata, invasione di prodotti dall’estero. Sono in sintesi gli elementi che hanno contribuito a determinare una drastica battuta d’arresto delle vendite dell’ortofrutta pugliese.
“Gli ipermercati lasciano a terra le ciliegie pugliesi con la scusa che i produttori non hanno la certificazione etica che è su base volontaria – incalza Angelo Corsetti, Direttore di Coldiretti Puglia – e acquistano prodotto da Paesi extracomunitari, che nulla possono garantire in termini proprio di eticità nei rapporti di lavoro. Aspettiamo che il Prefetto di Bari ci convochi per sollecitare la sburocratizzazione della richiesta di adesione e approfondire al contempo i meccanismi speculativi che sono evidentemente alla base dei mancati ritiri di ciliegie proprio nei giorni in cui sta partendo la campagna. Chiederemo al Prefetto che controlli che sotto l’algido scudo della lotta al caporalato non si celino bieche manovre per allungare i tempi e far partire le quotazioni ad avvio dei contratti con la grande distribuzione il 29 aprile prossimo”. 
www.bisceglielive.it/news/Cronaca

lunedì 4 luglio 2016

Pesticidi e Parkinson: nuova ricerca trova la cura



I ricercatori hanno rilevato che il largo uso che viene fatto di pesticidi causa spesso l'insorgere della malattia di Parkinson, aumentando le concentrazioni di un tipo di proteina nel cervello.

Il recente studio condotto in California suggerisce che concentrandosi su questa proteina si potrebbero aiutare i pazienti le cui condizioni non sono correlate all'esposizione ai pesticidi.
Come riportano i ricercatori dell'Università di Los Angeles della California, il pesticida incriminato è il fungicida Ziram della Bayer, ampiamente utilizzato in agricoltura, sembrerebbe legato ai casi di Parkinson che non si spiegano però con la genetica, ma con nuove evidenze emerse dalle sue conseguenze nell'aumentare i livelli della proteina alfa-sinucleina che potrebbe aiutare nel trattamento dei pazienti affetti da questo male. Lo Ziram fa parte di un gruppo di pesticidi chiamati ditiocarbammati che sono da tempo correlati all'insorgenza del Parkinson, una malattia progressiva del sistema nervoso causato dalla morte dei neuroni che producono dopamina nel cervello.
Agglomerati di questa proteina, l' α-sinucleina, arrestano il funzionamento dei neuroni contribuendo così ai problemi di movimento tipici dei pazienti con questa malattia.
Compiendo degli esperimenti su un pesce tropicale, lo zebrafish, i ricercatori sono riusciti a prevenire l'aumento della comparsa di α-sinucleina nel loro cervello, impendendo l'insorgenza dei problemi di nuoto nonostante fossero stati esposti a Ziram.
I ricercatori pensano che la scoperta potrebbe essere significativa in quanto oltre il 70 per cento dei casi di malattia di Parkinson non sono causati da mutazione genetica.
"Questo risultato è importante - stabilisce che le tossine ambientali lavorano sullo stesso percorso che è in gioco nella predisposizione genetica al Parkinson," ha affermato in una nota stampa il Dr Jeff Bronstein, professore di neurologia e direttore della ricerca sui disturbi del movimento presso l'Università della California di Los Angeles. "Il segnale più importante è che, possiamo usare d'ora in poi i farmaci in fase di sviluppo nei pazienti che hanno riscontrato il morbo di Parkinson a causa dell'esposizione a Ziram."
Lo studio
Per lo studio, pubblicato sul The Journal Environmental Health Perspectives, i ricercatori hanno sviluppato il modello di Parkinson nello zebrafish, esponendo loro allo Ziram al fine di causare la perdita di dopamina comune nei malati di Parkinson. Il pesce così non riusciva a nuotare correttamente, e i ricercatori l'hanno considerato la prova della condizione.
Successivamente hanno colpito geneticamente la proteina α-sinucleina ed esposto di nuovo il pesce allo ziram, che nonostante l'esposizione ha continuato a nuotare correttamente,suggerendo quindi che la mancanza della proteina l'ha protetto dalla malattia.Per verificare ulteriormente la teoria, i ricercatori hanno trattato i pesci con un farmaco chiamato CLR01 che rompe i grumi di proteine ​​come quelli trovati nei pazienti con morbo di Parkinson, rilevando che dopo il trattamento il pesce continua a nuotare correttamente.
I ricercatori sostengono che maggiori ricerche sono necessarie per sapere se altri pesticidi o sostanze chimiche causano gli stessi effetti devastanti per l'uomo come è avvenuto con il Parkinson.
"Questi risultati aggiungono alla crescente letteratura che collega l'esposizione ai pesticidi e lo sviluppo della malattia di Parkinson, offrendo importanti informazioni sui meccanismi di tossicità dello ziram", ha detto Bronstein. "Una migliore comprensione della patogenesi della malattia di Parkinson porterà a nuovi trattamenti e, infine, una cura."


L’attività cognitiva è influenzata dalla flora batterica intestinale alterata da diete ricche di zuccheri o di grassi



GRASSI E DOLCI DANNEGGIANO LA FLORA BATTERICA INTESTINALE E, DI CONSEGUENZA, È DANNEGGIATA LA FUNZIONE COGNITIVA. 



L’attività cognitiva è influenzata negativamente dalle diete ricche di grassi e/o di zucceri, che alternano la flora batterica intestinale. Uno studio condotto presso l’Università dello Stato dell’Oregon indica che sia le diete ricche di zucchero che quelle ricche di grassi, rispetto a una dieta normale, causano mutazioni nella flora batterica intestinale che sembrano connesse con una perdita significativa di “flessibilità cognitiva”, vale a dire della capacità di adattarsi al cambiamento di situazioni. Le più dannose sembrano essere le diete ad alto contenuto di zucchero, che danneggiano anche l’apprendimento giovanile per compromissione della memoria, sia a breve che a lungo termine.
La ricerca è stata condotta in Laboratorio sui topi che vennero nutriti in modo diverso e poi sottoposti a una serie di test, come quello del labirinto acquatico,  per monitorare i cambiamenti delle loro funzioni mentali e fisiche, e associati all’impatto su vari tipi di batteri. Le scoperte sono state pubblicate nella rivista Neuroscience.
Kathy Magnusson, professore presso l’OSU College of Veterinary Medicine and e ricercatore principale del Linus Pauling Institute, ha detto: “è sempre più chiaro che i batteri che vivono nel nostro intestino, o microbiota, possono comunicare con il cervello umano. I batteri possono rilasciare delle sostanze che agiscono come neurotrasmettitori, stimolare i nervi sensoriali o il sistema immunitario e influenzare un’ampia gamma di di funzioni biologiche. Non siamo certi di quali messaggi vengono inviati, ma stiamo rintracciando i percorsi e gli effetti.”
I topi si stanno rivelando assai utili come modello per studi rilevanti per gli umani – ha detto Magnusson – su temi come l’invecchiamento, l’obesità, la memoria spaziale e altro ancora.
Nella presente ricerca, dopo solo quattro settimane di dieta ricca di grassi o di zuccheri, la performance dei topi in vari tests su funzioni fisiche o mentali incominciò a decadere, rispetto agli animali a dieta normale. Il cambiamento più significativo si è avuto in quella che i ricercatori chiamano “flessibilità cognitiva”.
Magnusson ha commentato così: “ il decadimento della flessibilità cognitive in questo studio è stato forte.” Questo vuol dire che di fronte a un problema inatteso – anche piccolo – non si è in grado di trovare soluzioni efficaci a risolverlo.
Questo studio è stato condotto su animali giovani – ha detto Magnusson, i quali normalmente hanno un sistema biologico più integro e perciò più capace di resistere alle influenze patologiche del loro microbiota. Se ne può dedurre che i risultati dello studio sarebbero stati ancora più severi se lo studio fosse stato condotto su una popolazione anziana.
Quella che viene indicata come “dieta occidentale”, ricca di grassi e zuccheri semplici è stata messa in relazione con una varietà di malattie croniche negli Stati Uniti, includenti l’obesità sempre più diffusa e un’aumentata incidenza di malattia di Alzheimer. (Science daily, June 22, 2015)



mercoledì 15 giugno 2016

Ttip, pubblicati i documenti: salute e ambiente a rischio




Redazione InformaSalus.it
Greenpeace Olanda ha pubblicato oggi sul sito www.ttip-leaks.org parte dei testi negoziali del TTIP per garantire la necessaria trasparenza e promuovere un dibattito informato su un trattato di cui troppo poco si discute in Italia e che interessa quasi un miliardo di persone, nell’Unione Europea e negli USA. I negoziati per il trattato di libero scambio fra Stati Uniti e Unione europea (Ttip) sono in corso da oltre tre anni e  si è da poco concluso il 12mo round negoziale a New York.
Greenpeace ha deciso di pubblicare i documenti per  garantire la necessaria trasparenza e promuovere un dibattito informato su un trattato di cui troppo poco si discute in Italia e che interessa quasi un miliardo di persone, nell’Unione Europea e negli USA. Se andrà in porto, infatti, il Ttip creerà la più grande area di libero scambio del pianeta, sommando due economie che insieme, rappresentando oltre 800 milioni di persone, ammontano già oggi al oltre il 46% del Pil dell'intero pianeta. Un trattato in cui il commercio sarebbe solo la parte minore e le cui conseguenze sarebbero gigantesche e inciderebbero radicalmente sulla vita di entrambi i continenti.
“È ora di far luce sul TTIP. Con questi negoziati segreti rischiamo di perdere i progressi acquisiti con grandi sacrifici nella tutela ambientale e nella salute pubblica”, ha dichiarato Federica Ferrario di Greenpeace Italia. “Questi documenti svelano che la società civile aveva ragione a essere preoccupata. Fermiamo i negoziati e cominciamo a discuterne pubblicamente. Sapevamo che la posizione dell’UE non era bella, ora possiamo vedere che la posizione degli Stati Uniti è addirittura peggio. Un compromesso tra i due sarebbe inaccettabile”, continua la Ferraio.
Dal punto di vista della protezione dell’ambiente e dei consumatori, quattro aspetti sono seriamente preoccupanti.
Con il TTIP innanzitutto, potrebbero sparire per sempre le conquiste fatte nell’ambito della tutela ambientale. Nessuno dei capitoli al momento visionabili fa infatti alcun riferimento alla regola delle Eccezioni Generali (General Exceptions). Questa regola, stabilita quasi 70 anni fa, compresa negli accordi GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) della World Trade Organisation (WTO – in italiano anche Organizzazione Mondiale per il Commercio, OMC) permette agli Stati di regolare il commercio “per proteggere la vita o la salute umana, animale o delle piante” o per “la conservazione delle risorse naturali esauribili”. L’omissione di questa regola suggerisce che entrambe le parti stiano creando un regime che antepone il profitto alla vita e alla salute umana, degli animali e delle piante.
Anche la protezione del clima rischia di diventare più difficile. Gli Accordi sul Clima di Parigi chiariscono che è necessario mantenere l’aumento delle temperature sotto 1,5 gradi centigradi per evitare una crisi climatica che colpirà milioni di persone in tutto il mondo. Il commercio non dovrebbe essere escluso dalle azioni sul clima. Eppure nei testi ottenuti non c’è alcun riferimento alla protezione del clima.
I capitoli del TTIP dedicati alla “Cooperazione Regolamentare”, non menzionano in nessun modo il cosiddetto “principio di precauzione”, ossia l’obbligo da parte del legislatore di definire misure preventive rispetto a sostanze controverse, come le sostanze chimiche con note interferenze sul sistema endocrino.
Porte aperte, infine, all’ingerenza dell’industria e delle multinazionali: con il TTIP le grandi aziende ottengono garanzie sulla possibilità di partecipare ai processi decisionali, fin dalle prime fasi. Su questo punto Greenpeace fan che se la società civile ha avuto ben poco accesso ai negoziati, i documenti diffusi mostrano che l’industria ha avuto invece una voce privilegiata su decisioni importanti.
“Chi ha cura delle questioni ambientali, del benessere degli animali, dei diritti dei lavoratori o della privacy su internet dovrebbe essere preoccupato per quel che c’è in questi documenti”, continua Ferrario. “Si confermano le forti obiezioni della società civile e di milioni di persone che in tutto il mondo hanno protestato contro il TTIP, che non è altro che un grande trasferimento di poteri democratici dai cittadini al grande business. Chiediamo a tutti i rappresentanti eletti, alla società civile, ai cittadini di leggere questi documenti e di impegnarsi in un dibattito approfondito”.
Per fermare il TTIP, tutelare i diritti e i beni comuni e costruire un altro modello sociale ed economico, equo e democratico, Greenpeace, invita tutti a all’appuntamento nazionale di sabato 7 maggio 2016 a Roma, durante il quale la coalizione italiana #StopTTIP darà voce alla società civile finora esclusa dai negoziati.


Redazione InformaSalus.it

Fonte: disinformazione.it

Marcatori tumorali... e creazione di malati



Tratto dal libro di Marcello Pamio: "La Fabbrica dei malati", www.macrolibrarsi.it/libri/__la-fabbrica-dei-malati-libro.php  


Nell’ultimo libro “La fabbrica dei malati” mi sono occupato della più importante strategia di marketing (“Disease mongering”) messa in atto dall’industria del farmaco. Una strategia diabolica in grado di trasformare milioni di persone sane in malati. Com’è possibile tutto ciò? Attraverso un sistema geniale che va dall’abbassamento dei cosiddetti valori di “normalità”, alla diagnosi precoce per giungere creazione vera e propria di nuove malattie. Per non parlare del grossissimo problema della sovradiagnosi e degli incidentalomi.
I markers tumorali, se usati non correttamente, rientrano in tutto ciò...
Cosa sono i markersLa presenza di un tumore può essere rivelata attraverso il dosaggio di particolari sostanze dette appunto marcatori presenti nel sangue. Per lo più si tratta di proteine, ma possono essere anche ormoni o enzimi.
Il dogma della medicina vuole che queste proteine vengano prodotte in quantità superiore alla norma dalle cellule tumorali per cui il loro dosaggio nel sangue serve proprio per cercare e individuare il tumore osservandone le evoluzioni.
Non tutti sanno però che tali markers vengono prodotti anche da cellule in condizioni totalmente diverse dai tumori e perfino in salute…
Vediamo quali sono i marcatori più utilizzati.
PSA, Antigene Prostatico Specifico: per il tumore alla prostata, livelli normali < 4 ng/dL.
Aumenta in caso di neoplasia prostatica, ma anche nella ipertrofia prostatica benigna, prostatite, esplorazione rettale, cistoscopia, agobiopsia prostatica e resezione prostatica trans-uretrale.
CA 125: per il tumore all’ovaio, livelli normali < 35 U/ml. Aumenta in caso di cancro ovarico, polmonare, linfomi non-Hodgkin (40% dei casi) e affezioni benigne quali endometriosi, cisti ovariche, mastopatia fibrocistica, cirrosi epatica, pancreatite acuta  e addirittura in gravidanza. Valori falsamente positivi si possono trovare anche in presenza di versamento pleurico.
CA 15-3: per il tumore alla mammella, livelli normali < 25 U/ml. Aumenta in caso di carcinoma mammario, cancro ovarico, colorettale, polmonare, patologie benigne del seno, malattie epatobiliari e malattie autoimmunitarie. Valori falsamente positivi possono essere causati da patologie reumatiche.
CA 19-9: per i tumori del colon-retto oppure del pancreas, livelli normali < 37 U/ml. Aumenta in caso di cancro pancreatico, gastrico, colorettale, melanoma e patologie benigne (malattie epatobiliari e polmonari). Circa l’1% dei soggetti normali ha un CA 19-9 costituzionalmente elevato, per motivi genetici.
CEA, Antigene Carcino Embrionale: per i tumori del tratto gastro-intestinale e polmonari, livelli normali < 5 ng/ml.
Aumenta in caso di cancro colorettale, mammella, polmone, stomaco, pancreas, fegato, malattie infiammatorie intestinali, epatobiliari e lesioni polmonari benigne. Anche il fumo di sigaretta può farlo aumentare!
TPA (Antigene Polipeptidico Tessutale), TPS e Cyfra 21.1: sono citocheratine utilizzate come marcatori tumorali, la loro concentrazione è proporzionale alla massa del tumore e alla sua aggressività.
PAP, Fosfatasi acida prostatica: per i tumori alla prostata, livelli normali < 3,7 μg/l.
E’ una glicoproteina secreta dalle ghiandole prostatiche, presente nel liquido seminale. Aumenta in caso di carcinoma prostatico in fase metastatica (85% dei casi) ma anche negli adenomi benigni della prostata, prostatite, ritenzione urinaria e raramente carcinoma vescicale invasivo con infiltrazione prostatica. Anche la manipolazione della prostata attraverso massaggi, biopsie o esami rettali può incrementarne i livelli.
AFP, Alfa-FetoProteina: per i tumori al fegato, del testicolo e dell’ovaio, livelli normali < 25 mcg/L. Aumenta in caso di carcinoma epatocellulare (80% dei casi), cancro testicolare di tipo non-seminoma (60% dei casi), tumori ovarici, dello stomaco e del colon. I suoi valori sono elevati anche in gravidanza, sofferenza fetale, difetti di chiusura del tubo neurale, cirrosi epatica, epatite virale e morbo di Crohn.
HCG, Gonadotropina Corionica: è un ormone correlato all’inizio della gravidanza e viene dosato per i tumori germinali del testicolo e dell’ovaio.
TG, Tireoglobulina: marcatore per il tumore alla tiroide, livelli normali < 10 ng/ml. Aumenta in caso di cancro tiroideo e patologie benigne della tiroide (tiroidite, gozzo, morbo di Basedow).
CT, Calcitonina: per il tumore midollare alla tiroide, livelli normali < 0.1 ng/ml. E’ un ormone polipeptidico prodotto dalle cellule C della tiroide. Aumenta in caso di carcinoma midollare della tiroide e raramente anche con altri tipi di tumore.
NSE: per il microcitoma polmonare e neuroblastoma, livelli normali < 12 mcg/l. Aumenta in caso di neoplasie di origine neuroendocrina, microcitoma polmonare e neuroblastoma.
A caccia del marker specificoLa ricerca medica da sempre è a caccia del marcatore tumorale specifico al 100%.
Il valore che garantisca la diagnosi tumorale certa rappresenta il sogno per molti ricercatori e medici. Sogno però diventato un incubo perché i marker non sono né sensibili, né specifici!
Nessuno dei marcatori tumorali che oggi la medicina conosce e utilizza è una prerogativa specifica del tumore in quanto sono tutte sostanze presenti anche in altre condizioni, perfino nell’assoluta normalità.
Quindi il marcatore tumorale qualitativo, cioè presente solo nel tumore NON esiste!
Storia dei markers tumoraliLa storia dei marcatori inizia nel 1965 quando due ricercatori americani scoprirono nelle cellule di alcuni tumori del colon una sostanza CEA che si dimostrava correlata con la malattia.
Questo antigene era presente nel tessuto tumorale e anche nel sangue dei malati con il tumore al colon. Sembrava la scoperta del secolo: una proteina poteva indicare la presenza o meno di un tumore. Successivamente si scoprì che questo antigene veniva prodotto in piccole quantità anche da tessuti sani e si riscontrava in presenza di altre e completamente diverse neoplasie (mammella, polmone, apparato urinario, pancreas e stomaco).
Crollato il mito della specificità del CEA, la batosta più grossa arrivò quando i ricercatori scoprirono che l’antigene è prodotto in alte dosi anche in malattie non tumorali come le infiammazioni acute e croniche del fegato.
Sensibilità e specificità dei markersPer valutare correttamente l’adeguatezza di un marcatore tumorale è necessario conoscerne la sensibilità e specificità.
Per sensibilità s’intende la capacità di rilevare la presenza di tumore. Per esempio se un marker ha una sensibilità del 70% significa che è capace di rilevare la presenza del tumore nel 70% dei pazienti affetti, ma questo significa che 30 pazienti su 100 avranno valori normali del marker in presenza di un tumore (“falsi negativi”).
La specificità è invece la capacità del marker di essere elevato solo in caso di neoplasia e assente in altre malattie. Se un marker ha una specificità del 70% sarà positivo nel 70% dei casi per una specifica neoplasia, ma questo significa che 30 pazienti su 100 avranno livelli elevati del marker in presenza di un diverso tipo di tumore o di una patologia benigna (“falsi positivi”). 
La conseguenza è che i markers tumorali non hanno mai una sensibilità e una specificità del 100%. Questi sono alcuni dei motivi per cui i markers tumorali non vanno usati per la diagnostica oncologica ma per verificare l’andamento della terapia nel follow-up: l’abbassarsi o l’elevarsi dei livelli riflette l’andamento clinico della neoplasia.
Andamento clinico della neoplasiaLa medicina allopatica ha una visione estremamente riduttiva della Vita e della malattia perché considera quasi esclusivamente “la progressione del tumore”. Non importa minimamente tutta la storia della persona, la complessità del suo mondo psichico, energetico, relazionale, ambientale (compresa naturalmente l’alimentazione) e anche la sua realtà spirituale.
Quello che conta è un numero che sale e scende.
Questa visione limitante e deviante si chiama “riduzionismo scientifico”.
L’essere umano con tutta la sua complessità è stato ridotto ad un ammasso di cellule, ormoni: a un numero, il marcatore…
Falsi positivi e negativiOgni esame diagnostico in quanto tale ha sempre una percentuale di falsi positivi e falsi negativi.
La definizione della soglia di normalità del marcatore tumorale non esclude la possibilità di commettere gravissimi errori di classificazione e diagnosi.
Valore negativo di un marcatore tumorale (per la medicina assenza di malattia) non esclude infatti la presenza di un tumore, ma può essere dovuto per esempio a un tumore piccolo o a un tumore molto grosso poco vascolarizzato o alla prevalenza nel tumore di cellule che non rilasciano il marcatore. Questi sono i falsi negativi: il tumore c’è ma l’esame non lo vede.
Valori positivi di un marcatore tumorale (per la medicina presenza di malattia) può essere dovuto a cause diverse dai tumori come: patologie benigne acute o croniche di tipo infiammatorio, stili di vita errati come fumo o alcool, sport estremi, manovre diagnostiche, interventi chirurgici, ecc.
Questi sono i falsi positivi: il marcatore è alto ma il problema non è un tumore e spesso non c’è nessuna patologia!
I falsi positivi e negativi vanno tenuti in seria considerazione quando si eseguono esami diagnostici.
Esempio di marker contradditorioDue semplici esempi potranno spiegare come un marcatore oncologico se interpretato in maniera non corretta può trasformarsi in uno strumento molto pericoloso.
Nel sito www.cancerquest.org della Emory University è stato pubblicato un intero capitolo sul marcatore CA 125.
Come detto si tratta di una glicoproteina prodotta dall’utero, dalla cervice uterina, dalle tube di Falloppio e dalle cellule che rivestono gli organi delle vie respiratorie e dell’addome.
Quando uno di questi tessuti è danneggiato o semplicemente infiammato si possono trovare quantità di questa proteina nel sangue.
A livello internazionale quando i livelli del marker superano 35 U/mL si è in presenza di tumore.
Il problema sta proprio nell’interpretare correttamente il CA 125 perché un alto valore NON è sempre correlato al cancro. Livelli alti si possono avere in gravidanza, durante il ciclo mestruale, con una patologia epatica oppure una endometriosi.
Non a caso la maggior parte delle donne che presentano valori alti di CA 125 non sono assolutamente affette da patologie tumorali.
Infine va tenuto conto che meno della metà dei casi di cancro ovarico in stadio precoce inducono un diretto aumento del livello di CA 125 nel sangue. Questo significa che nel 50% delle donne con cancro ovarico il livello del marcatore non cresce e quindi non è riscontrabile (falso negativo).
L’utilità di un’analisi che confonde molto facilmente un tumore allo stato precoce con altri eventi naturali è assai discutibile e pericolosa.
La conclusione dei ricercatori della Emory University è che “attualmente il test del CA 125 non è un’analisi raccomandata per uno screening a larga scala per il cancro delle ovaie”.
Marker & paura…La paura è un meccanismo perfetto previsto dalla natura. Ogni animale selvatico e un po’ anche quelli addomesticati ne è provvisto. Questa emozione gioca un ruolo fondamentale: tenere l’essere umano sul “chi va là” per sopravvivere ai pericoli che lo circondano.
In natura tutto è straordinariamente semplice: se si sta attenti si sopravvive, altrimenti si muore (1).
Poiché la paura ci avverte di un pericolo, se il pericolo non c’è, la paura non si manifesta.
Queste conoscenze sono molto note al Potere che ci manipola, il quale proprio per mantenere il controllo sulla popolazione ha sviluppato numerose tecniche mediatiche per tenere sempre viva e accesa la fiamma che nutre la paura (terrorismo, attentati, guerre, pestilenze, malattie, surriscaldamento globale, scioglimento dei ghiacciai, ecc.). Basta accendere la tivù per capacitarsene.
Vi è anche un aspetto più sottile relativo alla paura che è tipico dell’essere umano.
La paura per esistere ha bisogno della controparte, cioè il pericolo.
Se abbiamo paura di qualcosa è possibile creare noi stessi il pericolo (la controparte) così da giustificare il timore.
Lo scopo del presente è di spiegare che i marker aumentano anche in totale assenza di tumore. Mentre a livello generale il mantra ufficiale che ci hanno inculcato per bene fin dentro l’inconscio è esattamente il contrario: i marker aumentano in presenza di tumore.
Se è vero che la paura per esistere ha bisogno della controparte pericolo, è logico dedurre che se si ha paura di vedere i marker aumentare, ciò potrebbe accadere realmente…
Tutte le filosofie del mondo sanno che il pensiero crea e interagisce con la materia stessa. La fisica quantistica, che oggi sta avendo sempre più riconoscimenti dalla comunità scientifica, lo dice dall’inizio del secolo scorso: l’osservatore è in grado di influenzare il comportamento della particella osservata!
ConclusioneLa conclusione è semplice e scontata: il dosaggio dei marcatori non deve essere fatto in ambito diagnostico. Anche se questa cosa puntualmente viene eseguita.
La totale mancanza di informazioni precise e consolidate circa il significato dell’incremento di un marcatore fa sì che in realtà essi vengano frequentemente utilizzati per decisioni cliniche in maniera soggettiva e spesse volte molto arbitraria.
I marcatori possono essere utili semmai per verificare l’efficacia delle terapie intraprese e seguire l’andamento della malattia e NON per diagnosticare una patologia!
D’altra parte vi è l’assoluto interesse economico e lobbistico da parte dell’industria chimico-farmaceutica affinché i marcatori vengano invece sempre più utilizzati nell’ambito degli screening, cioè per fare diagnosi, perché così facendo si creano sempre più malati.
La medicina non tenendo conto della complessa realtà della persona va riducendo tutto, vita compresa a un valore numerico (marcatore). Il resto lo fa la PAURA…

(...)
Tratto dal libro di Marcello Pamio: “La fabbrica dei malati”, rEvoluzione edizioni



Pillole taroccate: un affare per il mercato criminale




di Adelaide Conti
E’ attorno al malato e alle sue cure che il mercato criminale fiuta oggi l’affare. Dati alla mano, le nuove frontiere del business sono i farmaci taroccati. A rendere appetibile questo genere di mercato sono i costi astronomici di alcune categorie di pillole. E se prima il mercato criminale puntava unicamente su pillole blu e integratori, oggi l’attenzione si è spostata sui farmaci essenziali: medicine antitumorali, cardiovascolari, contro le malattie psichiatriche o le leucemie. I cosiddetti farmaci salvavita hanno un listino prezzi da capogiro e chi non può farne a meno non ha scelta. Un esempio fra tutti, il Sofosbuvir utilizzato per sradicare il virus dell’epatite C è a carico del Ssn solo per i malati in condizioni già gravissime. Tutti gli altri per evitare l’aggravarsi della malattia dovrebbero pagare qualcosa come 74mila euro. E non è finita qui. In America sono già in commercio i nuovi potenti anti-tumorali che agiscono puntando sul nostro sistema immunitario. Costo di un solo ciclo di terapia 100mila dollari. In Italia si tarda a farli arrivare per evitare che il nostro sistema sanitario crolli. Per non parlare dei farmaci oncologici grazie ai quali alcune case farmaceutiche, veri e propri colossi multinazionali, hanno messo il turbo facendo lievitare la spesa farmaceutica mondiale di 100miliardi di dollari.
Pillole taroccate: un affare per il mercato criminale
Il costo elevatissimo di questi farmaci ha inevitabilmente reso appetibile questo mercato attirando le organizzazioni criminali che stanno facendo affari d’oro smerciando pillole false. Secondo i dati Ocse, il mercato nero dei farmaci muove oramai qualcosa come 200 miliardi di dollari l’anno. Un traffico che viaggia soprattutto on-line. Come dimostrano i numeri resi noti dall’Aifa (Agenzia del farmaco italiana). Su 40 mila farmacie in rete il 99,4% è illegale e un medicinale su due venduto sul web è falso. Una contraffazione che sta prendendo piede anche in Italia. A questo proposito Domenico Di Giorgio, dirigente dell’Unità contraffazione dell’Aifa avverte: “Oggi siamo sicuramente sopra il 3% di persone che dichiarano di acquistare on line i farmaci, quindi almeno due milioni di persone sono esposte a pericolo” – ed aggiunge – “Oggi cominciamo ad avere un problema con i prodotti di nuova generazione, che sono molto costosi e così li ritroviamo su internet. Un business facile perché magari basta piazzare una sola scatola, visto che arrivano a costare 200 mila euro”.
Ma a quali rischi va incontro chi decide di acquistare le pillole taroccate? Vediamo di capire cosa contengono questi farmaci. Nel 32% troviamo acqua fresca, nel 21% un principio sbagliato, nel 20% una quantità non corretta e nell’8,5% dei casi impurità e contaminazioni. E sono proprio questi due ultimi elementi a destare preoccupazione come dimostrato dalla denuncia  dei produttori italiani dei principi attivi: almeno un prodotto su dieci è contaminato. Si tratta di farmaci prodotti dalle grandi industrie, che hanno ricevuto le autorizzazioni dalle autorità competenti ma che contengono principi attivi “impuri”, acquistati a basso costo da Paesi in prevalenza asiatici, dove il massimo del controllo previsto sono le autocertificazioni di chi li produce. «Il mercato europeo è invaso per circa il 70% da principi attivi che provengono da Paesi come Cina ed India dove gli impianti, in gran parte, non sono ispezionati da autorità europee o americane e non è azzardato ritenere che oltre il 10% dei prodotti in circolazione sia composto da sostanze non conformi alle norma di buona fabbricazione europee e non perfettamente rispondenti alle specifiche e al profilo delle impurezze richieste», denuncia Gian Mario Baccalini, Presidente di Aschimfarma (Federchimica, che associa i produttori di principi attivi).
«Di norma – spiega – un principio attivo è puro al 95 per cento mentre circolano confezioni con sostanza pure solo al 70% e che hanno un rischio tossicologico elevato».
Uno scenario decisamente inquietante che aggiunge altre preoccupazioni a chi deve far fronte ai tanti problemi, non ultimi quelli di natura economica, legati ad una condizione di salute precaria.


domenica 5 giugno 2016

Gli studi che danno ragione a Di Bella




Di Gioia Locati - blog.ilgiornale.it

La Fondazione di Bella ha finanziato una ricerca sulle cellule staminali che documenta l’effetto differenziante – e dunque potenzialmente antitumorale – di due sostanze della terapia Di Bella: l’acido retinoico e la melatonina. Sono entrambe molecole particolari, tossiche per le cellule tumorali e vitali per quelle sane.
Il lavoro, appena pubblicato su Stem Cells International, è stato realizzato dai dipartimenti di Scienze biomediche dell’università di Sassari e di Biotecnologia dell’Università di Vienna, dal laboratorio di Biologia molecolare di Bologna, dalla Medicina rigenerativa della Fondazione Rinaldi Fontani e dall’Istituto per la guarigione dei tessuti di Lugo, Ravenna. Cliccate qui.
Cellule mesenchimali staminali della polpa dentale – sotto l’effetto combinato di melatonina, acido retinoico, acido ialuronico e acido butirrico – sono diventate osso. (Si sta parlando di cellule sane e di come riescano a cambiare la loro natura attraverso alcune sostanze).
I ricercatori hanno mostrato come le staminali della polpa dentale si possano isolare facilmente e che il loro potenziale di crescita non si esaurisce in campo ortopedico e odontoiatrico. Si legge nello studio che “nel ratto colpito da infarto miocardico i tessuti cardiovascolari si sono autoriparati”.
Soddisfatto anche Giuseppe Di Bella, presidente dell’omonima Fondazione che ha finanziato la ricerca: “Si è avuta un’ulteriore conferma che l’acido retinoico esercita le più elevate proprietà differenzianti e che la melatonina ne amplifica l’effetto. È la piena conferma dell’intuizione di mio padre, che oltre 20  anni fa – in assenza di tecniche di biologia molecolare in grado di evidenziare i recettori nucleari dei retinoidi e della melatonina – ne aveva previsto non solo l’esistenza ma anche l’interazione, come documentato oggi”.
Prosegue Di Bella: “Le altre due sostanze, l’acido ialuronico e l’acido butirrico, sono state scelte per la loro funzione di supporto: il primo (che ha recettori diffusamente espressi nelle cellule tumorali) veicola l’acido retinoico e la melatonina all’interno della cellula, mentre l’acido butirrico agisce come ‘decompattatore’ del DNA consentendo agli agenti differenzianti (acido retinoico e melatonina) di interagire con le sequenze del DNA di cui regolano l’espressione genica”.
Di Bella ha precisato che si tratta di un “lavoro apripista”: “Si cerca di capire come si possono condizionare le staminali, come si può entrare nelle cellule e cambiarne il destino. Occorre poi individuare la quantità di agenti differenzianti utile di volta in volta a rigenerare un organo”.
Quindi, ci saranno altre ricerche?
“Sì. La prossima sarà specifica sulle staminali del cancro. L’obbiettivo – tanto ambizioso quanto necessario – è riuscire a bloccare le cellule che danno metastasi e le staminali tumorali responsabili delle recidive sia locali che a distanza”.
È vero che il DNA emette suoni?
“Ho potuto apprezzare le immagini che i ricercatori mi hanno mostrato: sotto l’effetto dell’acido retinoico il filamento del DNA cambia forma, diventa un’omega. Le basi dell’omega, i filamenti più vicini, emettono vibrazioni. È uno sviluppo emozionante della ricerca: ci si accosta ai codici della vita. Le cellule trasmettono in tempo reale, mentre l’iter di un segnale chimico è molto più lento. Conoscendo lunghezza d’onda e frequenza di questi segnali si potrà in un futuro non lontano sostituire la chimica con la fisica e, perchè no, usare meno farmaci”.

Di Gioia Locati

Fonte: blog.ilgiornale.it
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