Visualizzazione post con etichetta ambiente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ambiente. Mostra tutti i post

lunedì 20 giugno 2016

FUKUSHIMA: PEGGIO DI UN DISASTRO



DI ROBERT HUNZIKER
counterpunch.org


I disastri possono essere bonificati.
Naohiro Masuda, capo della commissione TEPCO per lo smantellamento dell’impianto nucleare di Fukushima Diiachi, ha finalmente annunciato in pubblico e “ufficialmente” che 600 tonnellate di nocciolo fuso o corium , risultano mancanti dal sito. (Operatore dell’impianto di Fukushima afferma che 600 tn di nocciolo fuso sono sparite, Epoch Times, May 24, 2016).
Come la mettiamo adesso?

Secondo Gregory Jackzo, ex capo della Commissione normativa per il nucleare USA (NRC), non è verosimile che il combustibile venga mai recuperato. “Nessuno a questo punto sa veramente dove si trovi il combustibile, e questo combustibile è ancora radioattivo e lo sarà per molto tempo”.
Gran parte del problema è che nessuno ha esperienza con un tipo di fusione del nocciolo come quello di Fukushima, che appare ora essere fuso al 100%, e probabilmente è sprofondato nel sottosuolo, ma nessuno lo sa con certezza.

Quello che succederà è come un viaggio in una zona d’ombra.
“La fissione del tutto incontrollabile dell’insieme del nucleo fuso di combustibile prosegue da qualche parte sotto i resti dell’impianto. “E’ fondamentale recuperarla quanto prima”, ha riconosciuto Masuda, ammettendo che il Giappone non possiede ancora la tecnologia per estrarre il combustibile fuso.” (Il responsabile della bonifica rivela di 600 tonnellate di combustibile fuso di Fukushima non ancora recuperate RT 24 maggio 2016).

La fissione nucleare si ha quando gli atomi vengono scissi in componenti più piccole. Negli ordigni nucleari, la fissione avviene in un tempo rapidissimo, innescando una potente esplosione, mentre in un reattore nucleare, la fissione avviene in modo graduale, per produrre calore, il quale viene convogliato per riscaldare dell’acqua che muove delle turbine al fine di produrre elettricità.
Alla fine, uno può far bollire dell’acqua sfregando due bastoncini, ma la nostra società oggi non ha pazienza, il che implica l’accettare i rischi di un balzo in avanti. Benvenuti in un mondo alterato.
Anche se il team di di bonifica guidato da Masuda trovasse le 600 tonnellate mancanti, esse sarebbero così altamente radioattive che i lavoratori non potrebbero avvicinarsi abbastanza da ispezionare le aree vicine; occorrerebbe quindi costruire nei paraggi la tecnologia necessaria per estrarle… e dopo? Solo ipotesi. E’ ciò a cui la società contemporanea ci ha ridotto..ipotesi. Buttiamo via i bastoncini da sfregare e costruiamo un colosso mostruoso che costa miliardi, e quando va male, indoviniamo cosa succederà. Cosa c’è che non va in questa rappresentazione? Beh per cominciare, nessuno sa cosa fare quando tutta questa roba verrà fuori.
Essi non hanno la tecnologia per estrarlo!
Nel 1986, un team di tecnici russi ha individuato il nucleo fuso del reattore dell’impianto nucleare di Chernobyl nel piano più basso dell’impianto. Nonostante abbiano sacrificato 30 lavoratori nell’opera, essi sono riuscito a contenere il nocciolo abbastanza da non contaminare il terreno, forse.
Durante il lavoro di contenimento a Chernobyl, una camera robot improvvisata è stata utilizzata per fotografare il mostro, il nocciolo fuso, soprannominato “il piede d’elefante”. Trenta anni dopo questo fatto, il “piede d’elefante” è ancora letale.
Paragonando Chernobyl a Fukushima, abbiamo radiazioni straordinariamente alte e robot distrutti al primo colpo dopo essere stati mandati nella chiglia di contenimento di Fukushima. Come i Dalek in Doctor Who.
Mentre a Chernobyl, trent’anni dopo l’incidente, è stata trovata una soluzione per la minaccia sociale del “piede d’elefante”, riguardo a Fukushima, vanno prima di tutto localizzate le 600 tonnellate di materiale radioattivo. Potrebbe essere un compito impossibile. Allora ?
“Trent’anni dopo l’incidente nucleare di Chernobyl, c’è ancora una minaccia significativa di radiazioni dai resti pericolanti del Reattore 4. Ma è stata costruita una super struttura innovativa da 1,5 miliardi di dollari per prevenire ulteriori fughe, dando così una ricercata soluzione ingegneristica a uno dei peggiori disastri della storia” Claire Corkhill, PhD, Università di Sheffield, Un nuovo sarcofago renderà sicuro il sito di Chernobyl per i prossimi 100 anni, Phys.Org , 22 Aprile, 2016.
E’ successo che il vecchio e pericolante sarcofago di chernobyl è stato sostituito da uno scudo d’acciaio nuovo di zecca. “grazie al sarcofago, l’80% del materiale radioattivo originale lasciato dopo la fusione resta nel reattore. Se fosse crollato, parte del nocciolo fuso, un materiale simile alla lava chiamatocorium , sarebbe stato spinto fuori nell’area circostante in una nuvola di polvere, in un mix di vapore e altamente radioattivo e di particelle fini disperse nel vento. Le sostanze critiche in questo mix sono lo iodio-131, correlato al cancro alla tiroide, e il cesio-137, che può essere assorbito dal corpo, con effetti che vanno dalla sindrome da radiazione alla morte a seconda della quantità inalata o ingerita.” Ibid.
“Il piede d’elefante potrebbe essere il rifiuto tossico più pericoloso al mondo” (Il caos caldo di Chernobyl, “il piede d’elefante” è ancora letale, Nautilus, Science Connect, 4 Dicembre 2013). E’ una massa informe altamente radioattiva, che non morirà o decadrà. Questa potrebbe essere una tipica sceneggiatura da Doctor Who! Là stanno il ventre molle, la vulnerabilità ed i rischi connessi all’utilizzo dell’energia nucleare per gli usi quotidiani, oppure si potrebbero utilizzare il vento ed il sole. Essi non sono radioattivi e sono sempre più veloci dello sfregare i bastoncini.
Fukushima è grande tre volte Chernobyl, forse più, tuttavia, in questo caso c’è la netta possibilità che il suo nocciolo incandescente abbia cominciato a sprofondare sottoterra. Dopo, lasciate correre la vostra immaginazione perché nessuno ha un’idea di come andrà a finire, se mai finirà!
Ma Einstein sapeva. Qui una sua famosa citazione: “ La forza liberata dall’atomo ha cambiato ogni cosa eccetto il nostro modo di pensare, e perciò andiamo alla deriva verso catastrofi senza pari.”
Alla fine ci siamo arrivati!
Gregory Jackzo, ex capo della NRC, riflette sulla sicurezza dell’energia nucleare: “Dovete ora accettare il fatto che in tutti gli impianti nucleari, ovunque siano nel mondo…che questo tipo di incidenti catastrofici possono accadere, e può essere rilasciata una quantità significativa di radiazioni tale da avere a che fare con un’opera di bonifica lunga decenni” (Epoch Times).
Guardando ad un futuro vicino, la questione rimane: Dove sarà il nocciolo incandescente quando ci saranno le olimpiadi di Tokyo nel 2020?
Nessuno lo sa!
Ancora, il Primo Ministro Abe ha dichiarato al comitato olimpico di selezione che Fukushima era “sotto controllo”.
“Questo dibattito lo ha perseguitato fin dal discorso del 7 Settembre al comitato olimpico internazionale, quando disse che il disastro nucleare era “sotto controllo”. Il giorno seguente, Tokyo si è aggiudicata la candidatura per i giochi olimpici del 2020” (Tsuyoshi inajima e Yuriy Humber, Il discorso olimpico di Abe su Fukushima contraddice il progetto per l’impianto nuceare, Bloomberg, 23 Ottobre, 2013).
“Le autorità francesi indagano su una transazione da 2 milioni di dollari ad una compagnia legata al figlio dell’ex capo dell’atletica mondiale Lamine Diack che si sospetta essere legata al successo giapponese nella candidatura ai giochi Olimpici del 2020” (Le olimpiadi di Tokyo messe in discussione mentre l’accusa indaga su transazione da 2 milioni, 12 Maggio 2016).
Il Giappone si è aggiudicato le Olimpiadi del 2020 con un budget di 5 miliardi, che risulta sorprendentemente basso, visti i precedenti. Per la cronaca, il budget della rivale Istanbul era di circa 20 Miliardi di dollari, un impegno più realistico per un evento mondiale di importanza tale.
Perciò, con tutto questo in ballo, uno deve chiedersi se scatterà la famigerata legge sulla secretazione del primo ministro Abe; in altre parole: ci sarà un qualche tipo di ostacolo alle indagini ? Dopo tutto la legge consente ad ogni politico giapponese di far incarcerare per 10 anni un eventuale trasgressore per diffusione di segreti di stato: essi sono (in modo imbarazzante) qualunque cosa l’accusa ritenga essere “riservata”. Dopo tutto, ad un primo sguardo, tra le Olimpiadi e Fukushima, ci sarebbe un sacco di materiale riservato dietro le quinte.
La legge giapponese n° 108 del 2013 sulla protezione di stato di “segreti specificamente designati” (SDS) è passata sulla scia dei fatti di Fukushima, e risulta molto simile alla durissima legge sull’ordine pubblico della Seconda Guerra Mondiale (veramente bizzarro). Secondo l’atto n° 108, la “fuga di notizie in sé” è abbastanza grave da essere perseguita, senza distinzione di oggetto, causa o altro.
Il presidente della federazione giapponese degli avvocati, Susumu Murakoshi, dissente: “La legge andrebbe abolita in quanto mette a repentaglio la democrazia e il diritto della gente ad essere informata”, (La legge sul segreto di stato di Abe indebolisce la democrazia giapponese, The Japan Times, 3 dicembre 2014).
Il Japan Times ha bisogno di verificare la definizione di democrazia.



Fonte: counterpunch.org


Fonte: comedonchisciotte.org

mercoledì 15 giugno 2016

Ttip, pubblicati i documenti: salute e ambiente a rischio




Redazione InformaSalus.it
Greenpeace Olanda ha pubblicato oggi sul sito www.ttip-leaks.org parte dei testi negoziali del TTIP per garantire la necessaria trasparenza e promuovere un dibattito informato su un trattato di cui troppo poco si discute in Italia e che interessa quasi un miliardo di persone, nell’Unione Europea e negli USA. I negoziati per il trattato di libero scambio fra Stati Uniti e Unione europea (Ttip) sono in corso da oltre tre anni e  si è da poco concluso il 12mo round negoziale a New York.
Greenpeace ha deciso di pubblicare i documenti per  garantire la necessaria trasparenza e promuovere un dibattito informato su un trattato di cui troppo poco si discute in Italia e che interessa quasi un miliardo di persone, nell’Unione Europea e negli USA. Se andrà in porto, infatti, il Ttip creerà la più grande area di libero scambio del pianeta, sommando due economie che insieme, rappresentando oltre 800 milioni di persone, ammontano già oggi al oltre il 46% del Pil dell'intero pianeta. Un trattato in cui il commercio sarebbe solo la parte minore e le cui conseguenze sarebbero gigantesche e inciderebbero radicalmente sulla vita di entrambi i continenti.
“È ora di far luce sul TTIP. Con questi negoziati segreti rischiamo di perdere i progressi acquisiti con grandi sacrifici nella tutela ambientale e nella salute pubblica”, ha dichiarato Federica Ferrario di Greenpeace Italia. “Questi documenti svelano che la società civile aveva ragione a essere preoccupata. Fermiamo i negoziati e cominciamo a discuterne pubblicamente. Sapevamo che la posizione dell’UE non era bella, ora possiamo vedere che la posizione degli Stati Uniti è addirittura peggio. Un compromesso tra i due sarebbe inaccettabile”, continua la Ferraio.
Dal punto di vista della protezione dell’ambiente e dei consumatori, quattro aspetti sono seriamente preoccupanti.
Con il TTIP innanzitutto, potrebbero sparire per sempre le conquiste fatte nell’ambito della tutela ambientale. Nessuno dei capitoli al momento visionabili fa infatti alcun riferimento alla regola delle Eccezioni Generali (General Exceptions). Questa regola, stabilita quasi 70 anni fa, compresa negli accordi GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) della World Trade Organisation (WTO – in italiano anche Organizzazione Mondiale per il Commercio, OMC) permette agli Stati di regolare il commercio “per proteggere la vita o la salute umana, animale o delle piante” o per “la conservazione delle risorse naturali esauribili”. L’omissione di questa regola suggerisce che entrambe le parti stiano creando un regime che antepone il profitto alla vita e alla salute umana, degli animali e delle piante.
Anche la protezione del clima rischia di diventare più difficile. Gli Accordi sul Clima di Parigi chiariscono che è necessario mantenere l’aumento delle temperature sotto 1,5 gradi centigradi per evitare una crisi climatica che colpirà milioni di persone in tutto il mondo. Il commercio non dovrebbe essere escluso dalle azioni sul clima. Eppure nei testi ottenuti non c’è alcun riferimento alla protezione del clima.
I capitoli del TTIP dedicati alla “Cooperazione Regolamentare”, non menzionano in nessun modo il cosiddetto “principio di precauzione”, ossia l’obbligo da parte del legislatore di definire misure preventive rispetto a sostanze controverse, come le sostanze chimiche con note interferenze sul sistema endocrino.
Porte aperte, infine, all’ingerenza dell’industria e delle multinazionali: con il TTIP le grandi aziende ottengono garanzie sulla possibilità di partecipare ai processi decisionali, fin dalle prime fasi. Su questo punto Greenpeace fan che se la società civile ha avuto ben poco accesso ai negoziati, i documenti diffusi mostrano che l’industria ha avuto invece una voce privilegiata su decisioni importanti.
“Chi ha cura delle questioni ambientali, del benessere degli animali, dei diritti dei lavoratori o della privacy su internet dovrebbe essere preoccupato per quel che c’è in questi documenti”, continua Ferrario. “Si confermano le forti obiezioni della società civile e di milioni di persone che in tutto il mondo hanno protestato contro il TTIP, che non è altro che un grande trasferimento di poteri democratici dai cittadini al grande business. Chiediamo a tutti i rappresentanti eletti, alla società civile, ai cittadini di leggere questi documenti e di impegnarsi in un dibattito approfondito”.
Per fermare il TTIP, tutelare i diritti e i beni comuni e costruire un altro modello sociale ed economico, equo e democratico, Greenpeace, invita tutti a all’appuntamento nazionale di sabato 7 maggio 2016 a Roma, durante il quale la coalizione italiana #StopTTIP darà voce alla società civile finora esclusa dai negoziati.


Redazione InformaSalus.it

Fonte: disinformazione.it

martedì 31 maggio 2016

Perché indebitarsi? Ho costruito la mia Casa con 180 euro. Guarda le Foto


x
Mutui, affitti, prestiti, conti in banca prosciugati..il tutto per cosa? Avere un tetto sopra le spalle, un posto dove dormire tranquillamente. Si sa che per avere una Casa propria ci vogliono Sacrificio e Denaro…tanto Denaro!
Michael Buck, un inglese di 59 anni, non è della stessa opinione ed ha dimostrato che per costruire una  Casa non c’è bisogno di avere tanti soldi o indebitarsi fino al collo con banche o altro. Quest’uomo è riuscito a costruire una casa soltanto con 150 sterline, più o meno 180 euro.
Vi starete chiedendo: ma come ha fatto a costruire un’intera casa con così pochi spiccioli? Avrà rubato? Sarà il solito parente di un politico italiano?
Il signor Buck è un ex insegnante d’arte, ha così sfruttato la sua originalità e creatività utilizzando soltanto materiale trovato nei cassonetti e prodotti donati da Madre Natura senza alcun costo. Per riuscire nel progetto l’uomo ha utilizzato una tecnica di costruzione molto antica, ormai quasi dimenticata.
La Cob House (che tradotto letteralmente vuol dire “casa pannocchia”, è in realtà un termine usato in Inghilterra per le case costruite con materiali naturali) si trova nel giardino del signor Buck in una campagna dell’Oxfordshire ed è già stata affittata. L’attuale inquilino è un operaio di una fattoria li vicino e paga l’affitto con il latte.
casa-economica
La casa è fatta anche di scarti trovati nella spazzatura.
casa-economica-1
Per creare molte delle finestre della casa sono state usate delle assi del pavimento abbandonate, e il parabrezza preso da un vecchio autocarro.
casa-economica-2
Pur non avendo l’elettricità la casa ha comunque l’acqua corrente grazie ad una sorgente vicina, le pareti sono tinte con del gesso e una resina vegetale.
casa-economica-3
Il letto a castello per ottimizzare lo spazio.
Il metodo usato per la costruzione è antichissimo, risale alla Preistoria dove veniva usata soltanto argilla, paglia e terra.

Fonte: blog.saltoquantico.org

domenica 29 maggio 2016

Sardegna, riemerge sommergibile inglese dalla II guerra mondiale




“Sono state emozioni fortissime, perché non pensavamo più di riuscirci!”, descrive così le sue sensazioni il sub genovese Massimo Domenico Bondone dopo il ritrovamento del sommergibile inglese P311, rimasto sul fondo del mare sardo per 73 anni.

Davanti all'isola Tavolara nel pieno della II Guerra mondiale è affondato il sommergibile inglese con a bordo 71 marinai, di cui dal 1943 non c'erano più notizie… fino a qualche giorno fa. Il sub Bondone con il supporto tecnico dell'Orso Diving Club dopo diversi tentativi, quasi rassegnatosi, ha finalmente ritrovato a 100 metri di profondità il relitto, praticamente intatto.
Gli echi della II guerra mondiale arrivano fino ai giorni nostri. Tuttora vengono ritrovati, su quelli che erano all'epoca i campi di battaglia, resti delle vittime o dei semplici elmetti, degli oggetti come a ricordarci quei momenti di immane tragedia.
Il sommergibile della Royal Navy era in missione per mettere fuori uso gli incrociatori Trieste e Gorizia, il destino ha fatto sì che dopo 73 anni proprio un italiano abbia ritrovato il relitto, un vero cimitero di guerra. Il cerchio si è chiuso, le famiglie dei marinai inglesi, che ora sanno dove giacciono i loro parenti deceduti in guerra, hanno già espresso la loro gratitudine per quest'importante scoperta al sub italiano. Sputnik Italia ha raggiunto per una testimonianza il protagonista del ritrovamento, Massimo Domenico Bondone.

Passa il giro d'Italia, si 'fermano' anche i pesticidi





«Vista la presenza di turisti e tv anche dall’elicottero 
per il Giro d’Italia, si ricorda di non effettuare trattamenti 
fra le 14 e le 17 di oggi».


Articolo di Mirko Busto

È questo il testo del sms ricevuto dai frutticoltori soci di cooperative consorziate con Melinda, invitati a non accendere gli atomizzatori nelle ore riservate al passaggio del Giro. Il passaggio dei corridori in Val di Non non poteva evidentemente avvenire in una valle «annebbiata» dai pesticidi... che immagine avrebbe trasmesso???

E' incredibile che così tanta premura venga riservata a sportivi, giornalisti e tv mentre da anni tantissime persone chiedono di vivere in un ambiente più sano e vengono totalmente ignorate. 

Proprio in queste ore è stato pubblicato su Jama Neurology, uno studio americano secondo cui l'esposizione ai pesticidi e ad altre sostanze chimiche aumenterebbe il rischio di SLA, sclerosi laterale amiotrofica, una malattia degenerativa fatale. 

Questo oltre alle tante altre malattie già correlate a queste sostanze.

Se fa male al Giro, fa male a tutti! 


Fonte: ilnuovomondodanielereale.blogspot.com


sabato 28 maggio 2016

Svezia, la prima strada elettrica per camion al mondo!



LA PRIMA STRADA ELETTRICA AL MONDO: INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ AL SERVIZIO DEL TRASPORTO SU GOMMA.


SARÀ PRESTO ULTIMATA E TESTATA DA TRATTORI SCANIA LA PRIMA STRADA ELETTRICA AL MONDO, PROGETTO CHE CONCRETIZZA IL SOGNO DI UNA CIRCOLAZIONE A BASSO IMPATTO AMBIENTALE E CHE GUARDA ALLA PROFITTABILITÀ DI CHI LA UTILIZZA, GARANTENDO LA MASSIMA SICUREZZA STRADALE.
Sull’autostrada E16 che affianca la città di Gävle nella Svezia centrale, è quasi ultimata la messa in funzione di una strada elettrica per operazioni di trasporto effettuate da mezzi pesanti. Una volta posizionate le linee dell’alta tensione lungo i due chilometri di strada elettrica, tutto sarà pronto per il primo percorso di prova degli autocarri Scania. Questa tecnologia, conosciuta con il nome di trasmissione elettrica conduttiva, è stata sviluppata da Siemens, la quale, in collaborazione con Scania, ha condotto, fin dal 2013, intense attività di ricerca oltre a sperimentazioni su autocarri elettrici a Berlino. 

giovedì 19 maggio 2016

I monaci tibetani piantano alberi contro la deforestazione


Di RUDI BRESSA
 
15 mila nuovi alberi piantati per ripristinare una zona prima ricca di foreste. Dagli anni '80 intere colline sono state rase al suolo.
La descrivono come una zona incontaminata, un vero paradiso terrestre i tibetani che lì ci vivevano. Ma dopo l’occupazione non è più così. Alberi e legname sono stati sfruttati per anni, tanto da far sparire intere foreste. Però, dallo scorso 18 aprile, i monaci del monastero Dzogchen nella regione dello Sichaun, insieme alla comunità tibetana, hanno iniziato a piantare migliaia di nuovi alberi, per riforestare le colline attorno al luogo di preghiera.

monaci
I monaci durante la piantumazione.

Nuovi alberi per proteggere l’ambiente


Avviata dal lama Tenzin Lungtok Rinpoche la campagna di riforestazione prevede di piantare almeno 15 mila alberi “per combattere il cambiamento climatico e proteggere l’ambiente”, riporta una fonte anonima sentita da Rfa(Radio free asia). La zona boschiva infatti è stata pesantemente deturpata fin dagli anni ’60. Interi declivi oggi sono brulli, deserti, non più in grado di trattenere l’acqua e termoregolare l’ambiente circostante.

lunedì 9 maggio 2016

Combustibili dalla Canapa: alternative sostenibili ai carburanti fossili


È innegabile che lo sfruttamento dei combustibili fossili come fonte di energia ha permesso all’uomo di progredire e svilupparsi in maniera esponenziale nell’ultimo secolo.
Dr. Matteo M. Melosini
Ci si può spostare in tempi sempre più ridotti, facendone beneficio in primis i trasporti e le comunicazioni: due elementi chiave nelle società moderna. Abbiamo energia elettrica, gas e acqua calda nelle nostre confortevoli case; possiamo viaggiare comodamente in tutto il mondo usando aerei a kerosene e macchine a benzina; ma tutto questo a che prezzo?
Come risultato della nostra “civilizzazione” e del grande progresso tecnologico degli ultimi decenni l’effetto serra è cresciuto a livello globale; con il conseguente aumento delle temperature i ghiacci polari si sciolgono ad una velocità mai vista; i mari e gli oceani, sempre più sporchi e inquinati, salgono di livello mettendo a rischio intere popolazioni ed ecosistemi.
È questo il prezzo per le nostre comodità? No di certo, o in un ipotetico futuro ultra-tecnologico avremmo magari trovato il modo per avere macchine volanti come nei film di fantascienza, ma voleremo sopra ad un pianeta grigio e prosciugato dalle sue risorse, non più verde e rigoglioso come una volta.

mercoledì 27 aprile 2016

IL MONDO VISTO DALL’ALTO, 25 FOTO SPETTACOLARI CHE DOVRAI VEDERE DUE VOLTE

Non sempre possiamo volare, comunque, possiamo sempre sognare certi paesaggi… O ammirare queste foto e tornare con i piedi per terra.
Le foto sono state scattate da aerei, elicotteri, mongolfiere e alcuni dei fotografi sono Yann Arthus-Bertrand, Klaus Leidorf, e Gray Malin.
  campi di riso a bali, indonesia
CAMPI DI RISO A BALI, INDONESIA
la costa adriatica tra ravenna e rimini
LA COSTA ADRIATICA TRA RAVENNA E RIMINI
il contrasto neve-natura
IL CONTRASTO NEVE-NATURA

ECOVILLAGGI: LE COMUNITA’ DEL FUTURO (si moltiplicano a vista d’occhio)

Si stanno moltiplicando a vista d’occhio e sembrano essere una valida alternativa alla concezione tradizionale di comunità.
Stiamo parlando degli ecovillaggi, comunità basate prevalentemente sulla sostenibilità ambientale e, secondo l’ecologo ed agronomo australiano David Holmgren,caratterizzate dall’adesione volontaria dei partecipanti e da nuclei abitativi progettati per ridurre al minimo l’impatto ambientale, dall’uso di energie rinnovabili e dall’autosufficienza alimentare, basata sulla permacultura o altre forme di agricoltura biologica.
Il sistema si sta moltiplicando in tutta Europa: in Italia, in particolare, sta raccogliendo numerose adesioni, tanto da creare una vera e propria Rete italiana villaggi ecologici (RIVE), un’associazione costituita da comunità, ecovillaggi e progetti di comunità.nel 1996 con lo scopo di far conoscere le esperienze comunitarie dove è possibile vivere l’utopia di una società basata sulla solidarietà, la cooperazione e l’ecologia, la RIVE è composta da esperienze differenti tra loro per orientamento filosofico e organizzazione, ma tutte comunque ispirate a un modello di vita sostenibile dal punto di vista ecologico, spirituale, socioculturale ed economico. La diversità tra i membri della RIVE è un tratto caratterizzante dell’associazione stessa, che ispira a molteplici stili di vita, uniti però dalla convinzione che la sostenibilità sia l’attitudine di un gruppo a soddisfare i propri bisogni senza ridurre, ma anzi migliorando, le prospettive ambientali presenti e delle future generazioni.

domenica 24 aprile 2016

L’elettrosmog e le geopatie - Dossier

IL PROBLEMA
L’Elettrosmog, cioè l’inquinamento ambientale artificiale derivante da campi elettrici e magnetici prodotti dall’Uomo (elettrodotti, telefonia mobile, strumentazioni elettriche e elettroniche) e le Geopatie, cioè gli inquinamenti ambientali elettromagnetici di origine naturale, costituiscono uno dei campi più misconosciuti della Medicina.
Ho condotto dal punto di vista medico una ricerca sull’argomento iniziata nei primi anni 90, indagando con metodiche adeguate nel mio studio un numero sempre maggiore di persone che dichiaravano di sentirsi genericamente stressate e svogliate.
In quegli anni si assisteva, come del resto è avvenuto sino ad oggi, in modo quasi esponenziale, a una diffusione e un’intensità sempre maggiore delle attività umane fondate sull’impiego della elettricità e dell’elettronica, in particolare nei seguenti settori:
  • Informatica, con completa computerizzazione della società
  • Telefonia mobile, sempre più capillare e sempre più integrata con l’informatica
  • Urbanizzazione, con passaggio di elettrodotti sempre più vicini ai centri abitati e nei centri abitati stessi, con diffusione capillare di ripetitori e cablaggio di ogni abitazione almeno nelle metropoli, ma con tendenza a un’estensione su tutto il territorio
  • Elettrificazione e elettronizzazione sempre maggiore dei luoghi di lavoro, delle abitazioni e delle scuole; persino molti bambini dell’asilo sono collegati alla mamma con il cordone ombelicale del cellulare; i bambini delle elementari, oltre che alla telefonia mobile, accedono anche a Internet, eseguono videogiochi elettronici dal mattino alla sera, guardano la televisione o il computer per diverse ore al giorno.

lunedì 18 aprile 2016

Pecoraro Scanio: "astensione è vittoria di Pirro. Italia è NoTriv"

L'ex ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio commenta così l'esito del referendum:

"Le multinazionali hanno capito la lezione e dovranno lasciare  mari e campagne italiane - lo dichiara Alfonso Pecoraro Scanio già ministro dell' Ambiente e impegnato per il referendum NoTriv, che aggiunge " gli oltre 13 milioni di Si sul quesito meno importante e nonostante boicottaggio e campagna astensionista di governo e principali media dimostrano che l'Italia è NOTRIV e filo rinnovabili. Tutti possono ora immaginare quali opposizioni popolari e istituzionali troveranno eventuali nuovi assalti al territorio ".
"Quando un governo deve ricorrere all'astensione per evitare il voto popolare ha già perso e del resto il 32% alle urne vuol dire che tutta l'azione mediatica di Renzi ha convinto molto meno della metà dei votanti delle ultime europee ( allora57%) a disertare le urne .
Le regioni e i comitati ha invece ottenuto la marcia indietro del governo su 5 dei 6 quesiti e oltre 13 milioni di Si."
"Ora governo abbandoni ubriacatura fossile e ritorni seriamene a investire sulle rinnovabili sostenibili finora elogiate a chiacchiere e ostacolate nella realtà . Si riparta dalle politiche e
 2007 su 20/20/20 e la terza rivoluzione industriale proposta da Rifkin "
"Un ultimo suggerimento: il governo faccia smantellare le piattaforme ormai con concessioni scadute o troppo obsolete prima che lo decida la magistratura . La campagna referendaria e il film- documentario Italian Offshore hanno rivelato troppe magagne per far finta di nulla "


Dalla pagina FB di Alfonso Pecoraro Scanio





sabato 16 aprile 2016

Le 44 aree d’Italia più inquinate e a rischio tumori

44 aree del Paese inquinate oltre ogni limite di legge. Nelle aree più contaminate i tumori sono aumentati anche del 90% in soli dieci anni. Si attende dal 1996 una bonifica che non arriva, mentre aumenta la mortalità a causa del crescente inquinamento industriale. 6 milioni di persone esposte a rischio malattie e sono sempre maggiori i casi di cancro alla tiroide e tumore alla mammella che possono essere innescati appunto da metalli pesanti e ioni radioattivi. Ecco il dossier del giornalista Gianni Lannes sulla questione.
penisola22
Emarese (Aosta)
Comune di Emarese.
«Il decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: miniera, amianto e discariche. Mortalità per tutte le cause e malattie del sistema circolatorio. L’esiguità numerica della popolazione residente non ha consentito una completa valutazione della mortalità nel periodo studiato».
Pieve Vergonte (Verbania, Cusio, Ossola)
Comuni di Piedimulera, Pieve Vergonte e Vogogna.
«Il Decreto di perimetrazione di questo SIN elenca la presenza di impianti chimici e di discariche (RSU, rifiuti spe- ciali non pericolosi, rifiuti da metallurgia Pb, Zn, Cu, cavi elettrici plastificati). Il profilo di mortalità nel SIN di Pieve Vergonte mostra un eccesso tra gli uomini e le donne per tutte le cause, tutti i tumori e per le malattie circolatorie. Si osserva un eccesso per il tumore del colon-retto tra le donne e per il tumore dello stomaco in entrambi i generi, seppure con stime imprecise».

venerdì 8 aprile 2016

INDIANI D'AMERICA IN LOTTA CONTRO PROGETTO PETROLIFERO



North Dakota: Nativi Americani occupano i terreni destinati a un progetto di oleodotto.

Diverse centinaia di nativi americani appartenenti alla Standing Rock Nation dei Sioux, insieme con altre nazioni indiane del nord degli Stati Uniti, hanno protestato contro la costruzione di un nuovo oleodotto, il Dakota Access Pipeline.

Il progetto, su cui non esiste alcuno studio di impatto ambientale,  prevede l'attraversamento della riserva Dakota e il passaggio sotto il fiume Missouri, unica fonte di acqua potabile per tutta la riserva. Oltretutto, all'interno della riserva si prevede il passaggio su di un cimitero della linea che trasporterà 450 mila barili di petrolio al giorno. 

Questo fatto la dice lunga sull'atteggiamento, MAI cambiato, del governo USA 
nei confronti dei Nativi Americani.

mercoledì 30 marzo 2016

No Triv: perché votare SI al referendum del 17 aprile.

Riportiamo di seguito quanto scritto dal comitato No Triv, circa le motivazioni per cui votare SI il 17 aprile al referendum abrogativo che consente le trivellazioni in mare. Il quesito del referendum è: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Se vincerà il Sì verrà abrogato l’articolo 6 comma 17.
Diciamo anche noi #STOPTRIVELLE, e votiamo SI il 17 aprile:
1) CON I QUESITI REFERENDARI ABBIAMO GIA’ OTTENUTO RISULTATI IMPORTANTI, ADESSO FACCIAMO UN ALTRO PASSO
L’esecutivo del governo Renzi per mesi ha fatto di tutto (a livello lecito e sottobanco, mettendo in campo un mix di strumenti normativi e di ricatti basati su logiche di scambio) per evitare ad ogni costo che si potesse giungere a questo importante appuntamento referendario. La determinazione con cui l’attuale compagine governativa, in maniera a volte subdola e/o sfacciatamente vergognosa, ha finora perseguito la finalità di ostacolare l’idea stessa che milioni di italiani potessero dire la loro in materia di perforazioni per la prospezione, ricerca, coltivazione di idrocarburi, ha infatti aspetti davvero grotteschi, come il ricorso alla Legge di Stabilità per eludere principi e prassi decisorie che fino a poco tempo fa sembravano inderogabili pilastri del cosiddetto “Sblocca Italia”.

mercoledì 8 aprile 2015

ABBASSAMENTO DELLE TEMPERATURE TERRESTRI: ORA E′ MORIA DI PINI


(foto Infophoto)
I cambiamenti climatici globali (indotti) stanno mettendo a dura prova flora e fauna erischiano di modificare
profondamente la biodiversità del nostro pianeta. Per questo, un gruppo di ricercatori del Cnr ha messo a punto un metodo innovativo per poter prevedere la capacità di adattamento delle specie allo stress ambientale che propone un’integrazione dei modelli predittivi già in campo, inserendo informazioni sulle componenti genetico-evolutive della specie studiata. Lo studio è stato condotto dall’Istituto di bioscienze e biorisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibbr-Cnr) di Sesto Fiorentino, in collaborazione con gruppi di ricerca spagnoli, messicani, francesi e svizzeri.
La ricerca è stata condotta sul pino marittimo (Pinus pinaster) ed è stata pubblicata sulla rivista Genetics. "Il pino marittimo - spiega Giovanni Vendramin, direttore Ibbr-Cnr e coautore del lavoro- è caratterizzato da un’ampia variabilità genetica e ha un importante valore economico ed ecologico. È considerato, inoltre, una specie a rischio a causa dei continui cambiamenti climatici, quali aumenti della temperatura, eventi estremi e diminuzione delle precipitazioni, che colpiscono gli ambienti mediterranei nei quali anche questo pino vegeta".

lunedì 6 aprile 2015

PROTEGGERSI DALLE ONDE ELETTROMAGNETICHE: Rimedi naturali

Le Onde Elettromagnetiche sono dappertutto. L’evoluzione della tecnologia sembra abbia puntato tutto sulla comodità d’utilizzo.
Computer, cellulari, tablet, connessioni ad internet che sfruttano la tecnologia wi-fi, tenendo poco in considerazione il problema relativo alle onde elettromagnetiche.
L’inquinamento elettromagnetico che deriva dall’emissione di onde elettromagnetiche è in realtà parecchio legato alla generazione di campi elettrici prodotti da queste tipologie di dispositivi e gli effetti dell’esposizione su lungo periodo possono essere molto dannosi per la salute ed il benessere psico fisico.


Esistono, sul nostro pianeta innumerevoli campi magnetici ed elettrici che risultano essere innocui per l’uomo, ma per lo più si tratta di una produzione di onde derivante da fonti naturali.

Ciò che invece dovrebbe allarmare è l’esposizione a questo tipo di inquinamento prodotto dall’uomo e i Danni delle Onde Elettromagnetiche.

Rimedi naturali contro le onde elettromagnetiche
Fin da quando si è incominciato a parlare di possibili danni derivanti dall’esposizione alle onde elettromagnetiche, una serie di ricerche su scala internazionale, hanno evidenziato quali potessero essere i potenziali rimedi naturali da apporre al problema.

martedì 31 marzo 2015

Il generale accusa: 'Abbiamo scoperto Terra dei fuochi. Ora lo Stato ci vuole smantellare'

Riportiamo di seguito uno stralcio dell'intervista al Generale Sergio Costa su Corriere.it: 
Sergio Costa, generale, comandante regionale del Corpo forestale dello Stato. Ci sarà oggi a Roma per manifestare contro lo smantellamento della «sua» polizia?

«Purtroppo no».

Perché?

«Questa mattina abbiamo una riunione per decidere quali terreni della Terra dei fuochi vincolare e quali liberare. Non posso andare in piazza, ho l'obbligo etico di dare una risposta al Governo. Quello, per intenderci, che vuole cancellarmi».

Altrimenti che faceva, protestava pure lei?

«Certo. È una manifestazione nazionale che unisce tutti, un sit in cui parteciperanno i sindacati del Corpo forestale, Greenpeace, Wwf, Legambiente, Lipu, Libera». 

Dieci buone ragioni per non trivellare in Italia

Un articolo di Giuliano Garavini
Il decreto legge chiamato “sblocca Italia”, tra le altre cose, è anche un decreto “sblocca trivelle”.  Le decine di migliaia di cittadini che vi sono opposti in tutta Italia sono stati definiti con disprezzo “comitatini”.
Ecco dieci buone ragioni per interrompere da subito esplorazioni e trivellazioni sia in Adriatico che sulla terraferma.
1. Oggi l’offerta mondiale di petrolio è maggiore della domanda. Il prezzo del Brent si aggira sui 55 dollari al barile, meno della metà della sua quotazione a giugno del 2014. In queste circostanze lasciare il petrolio sottoterra è il modo migliore per valorizzarlo. Estrarlo è invece il modo migliore per sperperare una ricchezza non rinnovabile che in futuro varrà di più.
loading...
loading...