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venerdì 18 novembre 2016

Come fregare Mosca. La Polonia si prepara a un disastro ambientale nel Baltico





Per dimostrare ancora una volta la sua indipendenza da Mosca, Varsavia si prepara a riversare acqua di mare in una baia di acqua dolce che condivide con la Russia. Sarà una rivincita veramente piccola, visto che sia i pesci della costa russa, sia quelli della costa polacca moriranno.
Jaroslaw Kaczynski, leader in Polonia dallo scorso anno con il partito "Diritto e giustizia", era già abbastanza ambiguo da tutti i punti di vista, per le riforme che il suo partito stava mettendo in atto nella politica polacca. Ora vuole anche mettersi al posto della natura. Come riferiscono i media, Kaczynski ha annunciato che entro il 2020, al massimo entro il 2022, la Polonia scaverà un canale attraverso la striscia di terra baltica, che in Polonia chiamano Vislinskoj. Questa stretta striscia di terra separa dal mar Baltico per alcune decine di chilometri la baia di Kaliningrad. Kaczynski ha dichiarato che non presterà alcuna attenzione alle obiezioni russe. La baia, questa stretta striscia di terra, è divisa in parti quasi uguali tra la Russia e la Polonia. Ed è ovvio che la Russia farà le sue obiezioni. Il fatto è che Kaliningrad si trova in una baia naturale, dove l'acqua è dolce perché in essa sfociano le acque dei fiumi. Grazie ai fiumi, il livello dell'acqua nel golfo è più alto che in mare. Pertanto, essendo la baia situata più a nord rispetto al golfo del Baltico, l'acqua che vi si riversa è quella dolce mentre quella salata entra solo in piccole quantità. Vivono nel golfo decine di specie di pesci, piante e animali che per molti secoli si sono adattate a quel tipo di acqua. Non è difficile intuire cosa accadrà se un canale immetterà acqua salata: le alghe e i pesci moriranno. I pescatori e gli abitanti delle città polacche della costa meridionale della baia stanno già protestando,  perché saranno loro, dopo l'attuazione del progetto, a dover raccogliere le carcasse dei pesci morti sulla sabbia, loro a dover sentire la puzza delle alghe in decomposizione. Per Varsavia invece questa è una questione di principio. Perché la Polonia sarà in grado di dimostrare la sua piena indipendenza dalla Russia in questo modo. Perché per ora il passaggio nello stretto è controllato dalla Russia. Alla domanda come scavalcare la Russia il partito Diritto e Giustizia ha trovato una soluzione ed ecco, il canale è pronto! Quello che forse Varsavia ha in mente è di creare nella parte polacca della baia un porto militare per correre al tribunale della NATO e chiedere: la baia è adatta per le grandi navi, quelle basse e larghe? Oppure si tratta solo "uccidere" la baia, esclusivamente per fare dispetto alla Russia. I problemi locali, della popolazione polacca e delle sue proteste, ai politici polacchi non interessano, le ignorano, e non prevedono di rendere pubblico il dibattito sulla questione della costruzione del canale. Secondo le prime stime, il bilancio deve essere di circa un quarto di miliardo di euro. E le conseguenze previste sono il disastro ambientale che russi e polacchi dovranno dividere a metà. Perché non solo i pesci dei polacchi, ma anche quelli dei loro vicini russi, moriranno. Che piccola consolazione.

Fonte: sputniknews.com


sabato 16 aprile 2016

Le 44 aree d’Italia più inquinate e a rischio tumori

44 aree del Paese inquinate oltre ogni limite di legge. Nelle aree più contaminate i tumori sono aumentati anche del 90% in soli dieci anni. Si attende dal 1996 una bonifica che non arriva, mentre aumenta la mortalità a causa del crescente inquinamento industriale. 6 milioni di persone esposte a rischio malattie e sono sempre maggiori i casi di cancro alla tiroide e tumore alla mammella che possono essere innescati appunto da metalli pesanti e ioni radioattivi. Ecco il dossier del giornalista Gianni Lannes sulla questione.
penisola22
Emarese (Aosta)
Comune di Emarese.
«Il decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: miniera, amianto e discariche. Mortalità per tutte le cause e malattie del sistema circolatorio. L’esiguità numerica della popolazione residente non ha consentito una completa valutazione della mortalità nel periodo studiato».
Pieve Vergonte (Verbania, Cusio, Ossola)
Comuni di Piedimulera, Pieve Vergonte e Vogogna.
«Il Decreto di perimetrazione di questo SIN elenca la presenza di impianti chimici e di discariche (RSU, rifiuti spe- ciali non pericolosi, rifiuti da metallurgia Pb, Zn, Cu, cavi elettrici plastificati). Il profilo di mortalità nel SIN di Pieve Vergonte mostra un eccesso tra gli uomini e le donne per tutte le cause, tutti i tumori e per le malattie circolatorie. Si osserva un eccesso per il tumore del colon-retto tra le donne e per il tumore dello stomaco in entrambi i generi, seppure con stime imprecise».

martedì 31 marzo 2015

Martedì 31 Marzo : in piazza per difendere corpo forestale


Pecoraro Scanio: " Nessun Regalo ad Eco ed AgroMafie"

"Domattina alle 9,30 sarò di fronte palazzo Madama e alle 14,30 in piazza Montecitorio al fianco dei forestali che protestano contro l'assurda proposta di scoglierli per accorparli in altri corpi di polizia.
Una scelta insensata e pericolosa.


Economisti autorevoli hanno dimostrato che comporterebbe un aggravio di spesa e tutti siamo convinti che indebolirebbe la già inadeguata azione ci contrasto ad eco e agroreati proprio mentre ,dopo decenni, si cerca di approvare finalmente ,seppure con qualche ombra, una normativa contro gli Ecoreati ".


"Nel 2001 l'allora ministro della funzione pubblica aveva già firmato il decreto di smembramento del corpo forestale tra le regioni in base ad un'assurda legge delega.


Eravamo nelle fase dell'ubriacatura federalista . Come ministro dell'agricoltura riuscii a bloccare quella follia dopo un lungo scontro. Oggi ci risiamo ,una legge delega proposta della funzione pubblica che ,in nome di un ideologia "taglista" e di un presunto risparmio di spesa che invece non esiste , chiede la delegare sciogliere il CfS in altri corpi che giustamente hanno altre emergenze e priorità ( lotta al terrorismo e a varie criminalità ) e non potrebbero certo investire sui temi agroambientali ."

mercoledì 11 marzo 2015

Radiazioni a Fukushima punte di contaminazione dell'acqua del 7.000% continuano a riversarsi nell'oceano

Le squadre di pulizia che cercano di mitigare l'infinita crisi radioattiva di Fukushima in Giappone pone molti problemi, di recente dopo che i sensori di monitoraggio di uno sgrondo di scarico ha rilevato un enorme picco dei livelli di radiazione nelle acque di scarico versate nell'Oceano Pacifico. 


La Tokyo Electric Power Company, dice che i livelli di radiazione erano  da 70 volte, fino al 7.000 percento, superiore al normale, inducendo un arresto immediato delle pompe di drenaggio. Le prime letture sono  avvenute intorno alle 10:00 ora locale del 22 febbraio, scatenando allarmi non una ma più volte, per i livelli di radiazione di livelli estremamente elevati.  
"I livelli di emissione dei raggi emettono principi beta, come lo stronzio-90, hanno misurato tra 5.050 e 7.230 becquerel per litro di acqua 10:20-10:50 ", ha riferito The Japan Times . "TEPCO ritiene che i livelli di radioattività di falda dello stabilimento scaricati a mare siano al di sotto del 5 becquerel."

TEPCO ha tamponato la fuoriuscita dell'acqua radioattiva che durava da tutto il giorno

Lo sgrondo d'acqua è stato subito tamponato per evitare ulteriori emissioni di radiazioni, ma le perdite come riferito sono continuate per tutta la giornata, con livelli di radiazione si aggirano tra 10 e 20volte superiore al normale.

sabato 7 marzo 2015

Dissesto idrogeologico e smog: 42 mila monumenti a rischio in Italia


Il patrimonio artistico italiano è in pericolo a causa dell’esposizione allo smog e al rischio idrogeologico. A rivelare le principali minacce all’integrità dei monumenti italiani è l’ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, in uno studio durato 15 anni e realizzato in collaborazione con l’ISCR, l’Istituto superiore per la conservazione e il restauro.

L’analisi condotta sui beni culturali archeologici e architettonici presenti in Italia ha rivelato che ben 42 mila monumenti sono esposti al rischio di frane, alluvioni e all’azione corrosiva dello smog.
La situazione appare particolarmente critica nella Capitale dove 2.205 monumenti si trovano in aree con un rischio idraulico elevato. Tra questi luoghi simbolo di Roma come Piazza Navona, Piazza del Popolo e il Pantheon. Secondo gli esperti, in caso di alluvione decine di monumenti potrebbero subire danni irreparabili.
In Italia complessivamente sono 28.483 monumenti i monumenti a rischio alluvioni. Il rischio di alluvioni rare interessa un numero ancora maggiore di monumenti, circa 39 mila. A Firenze il rischio idraulico minaccia 1.145 monumenti. Tra questi figurano la Basilica di Santa Croce, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, la Biblioteca Nazionale e il Battistero. Il rischio idraulico non è però l’unica minaccia per i monumenti italiani. L’ISPRA e l’ISCR hanno condotto analisi sullo stato di conservazione del patrimonio monumentale romano, rivelando che ogni anno i monumenti in marmo perdono una superficie di 5,2-5,9 micron a causa dell’azione corrosiva degli agenti inquinanti. I monumenti in bronzo perdono invece ogni anno una superficie compresa tra 0,30 e 0,35 micron. I monumenti in serio pericolo a causa dello smog a Roma sono 3.660.

mercoledì 4 marzo 2015

Terra dei fuochi, dichiarazione shock di un finanziere: ”Colleghi pagati per insabbiare le inchieste”

Giuseppe Carione, maresciallo in pensione, racconta gli sversamenti di rifiuti nei campi in provincia di Caserta. “Ora lì crescono le fragole, nessuno ha mai scavato: se i pm me lo chiedono, li accompagno sul posto”. Colpa della camorra,
certo. E anche di certa imprenditoria senza scrupoli. Ma se per anni è stato possibile sversare nei campi della Terra dei Fuochi qualsiasi genere di veleno, questo è avvenuto anche grazie al silenzio di pezzi dello Stato, che dovevano controllare i luoghi e perseguire i criminali. Ma qualcuno non ha fatto il suo dovere. Lo afferma un maresciallo in pensione della Guardia di Finanza, che ha raccontato ai magistrati di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) una storia che fa venire i brividi. Si chiama Giuseppe Carione e per quindici anni, dal 1989 al 2004, è stato in servizio presso la compagnia di Aversa con il grado di maresciallo capo e la qualifica di verificatore fiscale. Carione dice di aver visto sotterrare schifezze di ogni tipo nei campi tra Aversa, Lusciano e Parete, nella provincia casertana. Dice che alcuni colleghi finanzieri, tra i quali colonnelli e generali, sapevano tutto, ma hanno chiuso un occhio e non hanno indagato. Dice che su quei terreni ora ci fanno crescere le fragole. “Se i magistrati me lo chiedono, li porterò nei luoghi precisi dove scavare.

ALLARME OLIO DI PALMA: LO ASSUMIAMO TUTTI, ECCO LA LISTA SI TROVA IN MOLTISSIMI PRODOTTI



E’ allarme olio di palma: “Italia letteralmente invasa”. Rabbia Coldiretti: “L’importazione è aumentata del 19%. Nel 2014 acquistati 1,7 miliardi di chili”. L’accusa: “L’Unione europea decide di intervenire per far aumentare le importazioni di un prodotto di dubbia qualità”


“Aumentano del 19 per cento le importazioni di olio di palma in Italia per un quantitativo record che ha superato addirittura 1,7 miliardi di chili nel 2014, un primato negativo mai raggiunto prima”. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti che lancia l’allarme “sull’invasione di un prodotto sotto accusa dal punto di vista nutrizionale e ambientale, proprio nella patria dell’olio extravergine di oliva e della dieta mediterranea”.
DOVE SI TROVA – Sottolinea la Coldiretti: “L’olio di palma per il basso costo e la scarsa informazione tende a sostituire grassi più pregiati praticamente ovunque ed anche in alimenti per bambini come biscotti, merendine, torte e addirittura nel latte per neonati, con quantitativi importati in Italia che sono aumentati di dieci volte negli ultimi 15 anni, ma che ora si possono riconoscere dall’etichetta”.
I RISCHI – “Alle preoccupazioni per l’impatto sulla salute a causa dell’elevato contenuto di acidi grassi saturi si aggiungono peraltro quelle dal punto di vista ambientale perché l’enorme sviluppo del mercato dell’olio di palma sta portando al disboscamento selvaggio di vaste foreste senza dimenticare l’inquinamento provocato dal trasporto a migliaia di chilometri di distanza dal luogo di produzione”.
L’ACCUSA – La Coldiretti denuncia: “In altre parole l’Unione europea decide di intervenire per far aumentare le importazioni di un prodotto di dubbia qualità che peraltro fa concorrenza sleale al burro e all’olio extravergine di oliva europei sostituendoli nei dolci, nelle pizze, nella panetteria, industriale ed artigianale.

domenica 15 febbraio 2015

La Pianura Padana una discarica nucleare e chimica come il sud


Se credete che il fenomeno dei rifiuti interrati riguarda solo il Sud, vi sbagliate di grosso, infatti dalle risaie del Vercellese a Pordenone, il terreno della Valpadana è risultato altamente inquinato a causa di rifiuti tossici, scorie radioattive ed ex terreni industriali in attesa di bonifica. Anche il Nord è fortemente

compromesso e le sue terre bruciano come al sud. Quelle pubblicità come la Pomì, che esaltano la provenienza padana dei suoi pomodori come garanzia, hanno torto marcio. Tra le risaie del Vercellese, è presente una delle più grandi discariche di rifiuti nucleari italiani, scarti di quelle centrali atomiche chiuse nel 1987, ma che continuano ad inquinare l’aria, la terra e l’acqua. In quelle zone sono presenti oltre il 90% delle scorie radioattive prodotte in Italia, e le mura in cemento che dovrebbero contenere questi scarti nucleari altamente pericolosi, dopo tanti anni, sono irrimediabilmente danneggiate rilasciando continuamente liquami radioattivi nelle acque del fiume Dora e nel Po. Nei terreni circostanti ai depositi nucleari, viene coltivato il riso tra il più venduto nel mondo. Anche in Veneto non se la passano bene. Infatti Porto Marghera è una delle terre più contaminate d’Europa, la zona è completamente disseminata di impianti, oramai quasi totalmente dismessi, con scarti e scorie di lavorazione ancora da bonificare.

venerdì 16 gennaio 2015

PERCHÈ STANNO MORENDO COSÌ TANTI ANIMALI? UN FENOMENO DI SCALA GLOBALE!!!

Secondo i ricercatori, le morti di massa sono oggi più frequenti che mai rispetto alla storia del pianeta. Anche se non sono letali come un'estinzione, le morie di massa possono uccidere fino al 90% degli individui di una specie. Ma perché accadono? Tra le cause le modificazioni climatiche e territoriali dovute all'uomo; nei casi più gravi possono essere implicate molteplici cause.


Negli ultimi settant’anni, le morti di massa animali sono aumentante in frequenza esponenzialmente.
A rilevarlo è uno studio condotto in collaborazione da tre istituti statunitensi (l’Università di San Diego, l’Università di Yale e l’Università della California, Berkley) e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.
La ricerca ha sottolienato come tali eventi siano decisamente in aumento tra gli uccelli, i pesci e gli invertebrati marini, con il rischio di uccidere fino al 90% degli individui di una specie.
I ricercatori hanno esaminato i casi di morie animali di massa documentati nella letteratura scientifica. Anche se esistono sporadici studi che risalgono al 1800, l’analisi degli studiosi si è concentrata sul periodo a partire dal 1940 ad oggi.
Ma cos’è una “moria di massa”? Il termine indica l’evento che si verifica in una specie quando muore una grande percentuale dei suoi individui in un breve lasso di tempo. Sebbene si trattava, fino a poco tempo fa, di eventi rari, essi sono in grado di decimare una specie fino all’estinzione.
Lo studio, infatti, indica che l’enigmatico fenomeno è drammaticamente aumentato in frequenza negli ultimi decenni. Le ragioni che possono innescare una moria sono diverse e concatenate fra loro, come la devastazione ambientale dovuta all’uomo, la quale però rappresenta solo una parte del problema.
Nel complesso, si è notato che la malattia sembra essere il principale colpevole, rappresentando il 26 per cento delle cause di morie di massa. Gli effetti diretti legati all’attività umana, come la contaminazione ambientale, è causa, invece, del 19 per cento delle morie.
La biotossicità innescata da eventi come la proliferazione di alghe rappresenta una quota significativa di morie, così come i processi legati direttamente ai cambiamenti climatici, come condizioni meteorologiche estreme, stress termico, carenza di ossigeno e fame, fattori che aggregati raggiungono il 25 per cento delle cause.
“Lo studio rappresenta il primo tentativo di quantificare i modelli nella frequenza, nell’ampiezza e le cause di tali eventi di morie di massa”, spiega la dottoressa Stephanie Carlson, docente associata presso il Dipartimento di Scienze Ambientali della UC Barkeley e autrice dello studio. “La natura catastrofica delle improvvise morie animali di massa è in grado di catturare l’attenzione umana”.
Lo studio ha rivelato che il numero di eventi di morte di massa è aumentato di circa un evento all’anno negli ultimi 70 anni.
“Anche se potrebbe sembrare poco, l’aggiunta di un evento di mortalità di massa all’anno per oltre 70 anni si traduce in un notevole aumento del numero di eventi”, spiega il dottor Adam Siepielski, assistente alla cattedra di biologia dell’Università di San Diego e coautore dello studio.
Al di là delle statistiche, lo studio suggerisce che il nostro pianeta sta subendo cambiamenti drammatici nella sua ecologia, in parte determinati dall’avidità dell’uomo rispetto alle risorse naturali, in parte determinata da eventi che non sono ancora stati compresi fino in fondo.

Fonte: ilnavigatorecurioso.it 



mercoledì 14 gennaio 2015

Pesticidi. Contaminato il 56,9% delle acque di superficie e il 31% di quelle sotterranee.


Pesticidi. Contaminato il 56,9% delle acque di superficie e il 31% di quelle sotterranee. "Un cocktail di sostanze dagli effetti sconosciuti"

Rilevate 175 sostanze diverse. Presenza più diffusa nella pianura “padonoveneta”, ma anche perché c’è più monitoraggio. Molise e Calabria non hanno inviato i dati. L’Ispra: “L’Uomo, gli altri organismi e l’Ambiente sono esposti a un 'cocktail' di sostanze chimiche di cui non si conoscono adeguatamente gli effetti, per l’assenza di dati sperimentali”. IL RAPPORTO ISPRA 2014


Sono 175 le sostanze trovate nelle acque superficiali e sotterranee italiane nel 2012. In cima alla lista, gli erbicidi: il loro utilizzo diretto sul suolo, spesso concomitante con le intense precipitazioni meteoriche di inizio primavera, ne facilita la migrazione nei corpi idrici. Rispetto al passato è aumentata, però, significativamente anche la presenza di fungicidi e insetticidi.
 
Queste informazioni sono contenute nell’edizione 2014 del Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque dell'Ispra (Istituto superiore per la prevenzione e la ricerca ambientale). L’Istituto realizza il Rapporto sulla base dei dati forniti da Regioni e Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, con l’obiettivo di individuare eventuali effetti negativi non previsti nella fase di autorizzazione di queste sostanze.
 
Nel biennio 2011-2012 sono stati esaminati 27.995 campioni per un totale di 1.208.671 misure analitiche. Le informazioni provengono da 19 regioni e province autonome, con una copertura del territorio nazionale incompleta, soprattutto per quanto riguarda le regioni centro-meridionali, e in maniera più accentuata per le acque sotterranee.


Le concentrazioni misurate sono spesso basse, ma la diffusione della contaminazione è molto ampia. Nel 2012, in particolare, sono stati trovati pesticidi nel 56,9% dei 1.355 punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 31,0% dei 2.145 punti di quelle sotterranee.

3 Oli vegetali dannosi: scatta l’obbligo di dichiararli in etichetta!

Tutti i prodotti confezionati che acquistiamo presentano al loro interno molti ingredienti, tra questi anche  oli vegetali dannosi.
Vediamoli nel dettaglio.

3 oli vegetali dannosi

1- Olio di palma

L’olio di palma è un ingrediente troppo usato e troppo poco conosciuto. Spendiamo alcune parole in più per questo olio rispetto agli altri perchè i risvolti negativi del suo impiego sono davvero tanti.
E’ tra gli ingredienti più usati in molti settori dell’industria alimentare, dal bakery alle margarine, lo mangiamo la mattina a colazione con i biscotti e la sera se usiamo una margarina.
olio di palma_
Non proviene da coltivazioni geneticamente modificate come l’olio di colza, mafa bene o male alla nostra salute e all’ambiente?
La risposta è: male e per capire perché facciamo un passo indietro e riassumiamo un attimo la sua storia.
L’olio di palma arrivò in Europa grazie agli stessi mercanti che arrivavano in Africa seguendo la via delle spezie, ma dato che non era affatto caro, ne tanto meno difficile da trovare, non fu commercializzato con particolare interesse, d’altronde, saggezza antica, perché usare un olio vegetale di bassa qualità in un paese dove era facilmente reperibile l’olio d’oliva? Se consideriamo infatti che i mercanti erano solitamente spagnoli, italiani o portoghesi è ben comprensibile che l’olio di palma non abbia destato in loro un particolare interesse.
Proprio come accadde per l’olio di colza, però, entrò in Europa per usi industriali ben lontani da quelli alimentari. Furono gli inglesi, nella seconda metà dell’ottocento, a decidere di sfruttare la sua grande disponibilità a basso costo e di utilizzarlo come lubrificante per le macchine della crescente industria britannica e in seguito come materia prima nei saponifici.

giovedì 8 gennaio 2015

Sparito il 99% della plastica nei mari: è stata mangiata dai pesci?

Sparito il 99% della plastica e dei rifiuti nei mari: è stata mangiata dai pesci?

Il 99% dei rifiuti di plastica nei mari è sparito, che fine ha fatto?

La plastica e i rifiuti che ogni anno finiscono nei mari, negli oceani, è a dir poco impressionante: si stima che siano intorno alle 300.000 tonnellate l’anno, vale a dire lo 0,1% circa dei rifiuti totali di plastica che produciamo ogni anno nel mondo, che sono ben 300 milioni di tonnellate. E questo a partire dal 1970.
La plastica più diffusa nei mari? Il polietilene e polipropilene, cioè quella che usiamo tutti i giorni come contenitore per bevande e cibo, e quella dei giocattoli.
Questo perchè i rifiuti vengono trasportati dai fiumi o dalle alluvioni che spazzano le coste, o perchè gettati in acqua dal personale delle navi.
polietilene e polipropileneMa quello che lascia veramente esterefatti è che, stando ai campionamenti effettuati in varie parti del globo, si stima che nei mari di tutto il mondo galleggino circa40.000 tonnellate di plastica.
E il dato non torna. No, perchè, a conti fatti, sulla base di quanto detto prima, nei mari di tutto il mondo oggi dovrebbero esserci almeno un milione di tonnellate di plastica, e non circa 40.000 come stimato.

domenica 28 dicembre 2014

Ecco a quali preoccupanti livelli è arrivato l’inquinamento in Cina..e nel Mondo!

Con una crescita economica che sfiora il 10% all’anno, nella gigantesca Cina il problema ambientale è stato nascosto in un remoto cassetto dell’élite al comando. La nazione più popolata al Mondo “vanta” anche altri tristi primati, come il maggior numero di nascite con malformazioni fisiche e il Paese con l’aria più inquinata al mondo.
Di fronte a questa gigantesca catastrofe ambientale, e all’opinione pubblica sempre più spaventata per la propria salute e del futuro, i leader mondiali accennano una piccola deviatura verso le energie cosiddette “pulite” e rinnovabili. Comunque briciole di fronte ad un’emergenza di tali proporzioni, per molti si è di fronte ad un punto di non ritorno. A dimostrazione di queste affermazioni ecco 32 immagini che mostrano la drammatica situazione ambientale in Cina.
inquinamento cina 1
inquinamento cina 2
inquinamento cina 3

venerdì 26 dicembre 2014

Pripjat: 45 foto della città fantasma

Entrare a Pryp’jat’ (o Pripjat) è come entrare sul set di un film dell’orrore, sembra tutto così “strano”, lontano da tutto, silenzioso, immobile. eppure questa città era piena di vita una volta. Si prima che un reattore nucleare esplodesse e distrusse tutto.

Oggi la città di Pripjat è abbandonata, passeggiare per le sue strade, ancora accessibili anche se ogni tanto un albero ha osato spuntare tra le crepe del cemento, è come passeggiare in una bolla, i sensi si annullano, una desolazione devastante annebbia i sensi e la tristezza e la paura fanno capolino, si insinuano nelle ossa.
La città fantasma
Era l’una e 23 minuti del 26 Aprile 1986 quando il reattore numero 4 di Chernobyl fu portato al limite per un test di “sicurezza”. La sicurezza però non fu rispettata e l’aumento della potenza portò alla rottura delle barre di raffreddamento provocando un’esplosione paurosa che scoperchiò il reattore.
La città di Pripjat, costruita nel 1970 per ospitare i lavoratori della centrale nucleare, fu colpita da una densa nube radioattiva, il Luna Park ancora oggi è la zona con la più alta concentrazione di radioattività. La foresta investita per prima dalla nube morì nel giro di pochi giorni, gli alberi divennero rossi e gli abitanti raccontano che nel sottobosco nacquero degli strani funghi.
La città fu evacuata dopo 36 ore dal disastro che colpì tutto il mondo, la nube con le particelle radioattive arrivò anche in Italia, colpì tutta l’Europa e si spinse fino nel Nord America.
Sono 45.000 le persone che vennero portate via subito e 130.000 abbandonarono le proprie case fino ad un raggio di 30 Km dalla centrale.
La luce del reattore attirò molte persone per ammirarla, nessuno immaginava il potenziale di quell’esplosione, subito si contarono 65 morti, salirono a 4.000 negli anni, leucemie e tumori, un mostro che uccide lentamente. Le stime di assorbimento delle radiazioni è 48mila anni. Pripjat potrà tornare a vivere fra 600 anni se le condizioni rimangono le stesse, ma il nocciolo del reattore non è stabile, il suo sarcofago si sta deteriorando.

Pripjat: la città fantasma

Sono passati quasi 30 anni da quando la città fu abbandonata e quello che rimane è lo specchio dell’orrore, la natura si è impadronita delle mura e delle strade, si riappropria di quello che le è stato strappato e coperto da metri cubi di cemento, una natura selvaggia, velenosa, arrabbiata. Eppure era una città moderna, costruita in stile comunista, con molto cemento e strutture cubiche ma era anche funzionale, ospitava ben due ospedali, di cui uno pediatrico, un centro commerciale, due hotel, numerosi bar e ristoranti, cinema, teatro, un centro polifunzionale che dominava la piazza centrale oltre alla piscina coperta, quest’ultima lasciata incredibilmente attiva fino al 2000 al servizio del personale che continuava a lavorare presso la centrale. Era piena di aiuole fiorite, giardini e aree verdi.

martedì 23 dicembre 2014

Video – L’esercito mostra i segreti della Terra dei Fuochi

esercitoterrafuoch
Nella Terra dei Fuochi, 200 km quadrati tra le province di Napoli e Caserta, le telecamere dell’ANSA sono uscite in un pattugliamento con l’esercito che, nell’ambito dell’operazione ‘Strade Sicure’ ha ricevuto un rinforzo di cento uomini e mezzi per controllare ventiquattro ore su ventiquattro, un territorio in cui si alternano piccoli comuni, discariche, campi rom, stradoni deserti, viadotti, campi dove spesso vengono appiccati roghi. Quasi un territorio di guerra, per questo l’esercito qui non stona e per questo motivo le 24 pattuglie, composte da tre militari ognuna che girano in 4 turni continuativamente, attirano lo sguardo dei cittadini.
“Destiamo curiosità”, racconta il caporalmaggiore Federica Capasso. I cento uomini e donne destinati all’operazione sono quasi tutti campani, si tratta di una squadra che era già tecnicamente pronta quando è arrivata la richiesta delle Procure di Napoli e Caserta. Un valore aggiunto per districarsi tra le zone di periferie dove non si può chiedere troppo alla segnaletica stradale. I militari, Ipad alla mano, hanno una mappa precisa da seguire fitta di indicatori, sono i luoghi segnalati dal 2009 al 2013 da tutte le forze dell’ordine che hanno segnato dove si trovano discariche abusive, dove sono avvenuti e avvengono gli sversamenti di materiali inquinanti nel terreno, dove ci sono stati dei roghi. Ogni giorno, i militari dell’esercito ne aggiungono qualcuno: 45 in 5 giorni – spiega il capitano Raffaele Califano ma l’azione non si ferma alla mappatura. L’esercito fa rilievi nelle discariche, controlla le macchine sospette, interviene in flagranza di reato, quando riceve segnalazioni.

lunedì 22 dicembre 2014

Botti e fuochi d’artificio: la lista delle sostanze velenose che disperdono nell’aria

fuochi-d'artificio
Tra pochi giorni tutto il mondo scenderà in piazza per la consueta festa di fine anno. E la tradizione vuole che la notte del 31 dicembre sia spesso illuminata dai tradizionali botti e fuochi pirotecnici.
Questi spettacoli, che per consuetudine accompagnano anche sagre, matrimoni ed eventi di ogni genere, hanno raggiunto un grado di perfezione e bellezza particolari, tanto che qualcuno li vorrebbe promuovere come una nuova forma di architettura. Accompagnando gli spettacoli con della musica sincronizzata, si è anche coniato il termine piromusicale, che comunque è sinonimo di altissimo costo, perchè la corretta realizzazione scenografica necessita di ore ed ore di studio e preparazione.
Tutti questi aspetti sono innegabili, ma come spesso accade c’è sempre un rovescio della medaglia, che molto spesso non è conosciuto, oppure e sottovalutato: l’eccezionale inquinamento atmosferico.
botti-capodanno
Il processo di fabbricazione dei fuochi d’artificio prevede l’utilizzo di centinaia di composti, che poi vengono rilasciati nell’aria e nel territorio. Nel Web è rintracciabile copiosa documentazione sui componenti di fabbricazione, ed anche i più sprovveduti in chimica elementare possono intuire la verità: e cioè che si fa uso di troppe sostanze velenose ed inquinanti.

giovedì 18 dicembre 2014

La plastica nel Mediterraneo è aumentata di 50 volte in 3 anni!

Cinquemila miliardi di frammenti di plastica per una massa complessiva di oltre 260.000 tonnellate sono dispersi nei mari e negli oceani di tutto il mondo. Anche se un terzo di questa enorme quantità si concentra nel Pacifico settentrionale,
i frammenti più piccoli arrivano addirittura nei mari polari e il Mediterraneo, con le sue 25.000 tonnellate, non è affatto messo bene.

È la stima di un gruppo internazionale di ricercatori, pubblicata  su “PLoS ONE”, basata sull’estrapolazione di dati ottenuti da 24 spedizioni di ricerca condotte fra il 2007 e il 2013.

Di queste 269.000 tonnellate, oltre 96.000 si trovano nell’Oceano Pacifico settentrionale, che in questa triste classifica è seguito dall’Oceano Indiano (59.000 tonnellate) e dall’Atlantico settentrionale (56.000 tonnellate). Con oltre 23.000 tonnellate il Mediterraneo è il quarto della lista, un dato sconfortante se si pensa che in questo piccolo bacino c’è più materiale plastico di quello che si trova in tutto il Pacifico meridionale (21.000 tonnellate circa) e nell’Atlantico meridionale (poco meno di 13.000 tonnellate). La situazione è peggiorata esponenzialmente: nel 2011 c’erano “solo” 500 tonnellate nel Mediterraneo (50 volte meno!!)

I frammenti di maggiori dimensioni sono particolarmente abbondanti in prossimità delle coste, mentre quelli di dimensioni intermedie arrivano facilmente fino ai cosiddetti giri (grandi correnti ad andamento approssimativamente circolare) subtropicali. Particelle più minute sono state invece trovate addirittura nelle regioni più remote, come i giri subpolari.

Nel 2009 Chris Jordan ha deciso di denunciare la gravità del fenomeno realizzando un reportage fotografico molto forte che ritrae le condizioni in cui versano questi animali, sia da vivi e agonizzanti, che da morti. In particolare le foto che vedrete testimoniano lo scioccante contenuto dello stomaco di questi uccelli che – ricordiamo – vivono in uno dei santuari marini più remoti del pianeta.

Cinquemila miliardi di frammenti di plastica per una massa complessiva di oltre 260.000 tonnellate sono dispersi nei mari e negli oceani di tutto il mondo. Anche se un terzo di questa enorme quantità si concentra nel Pacifico settentrionale, i frammenti più piccoli arrivano addirittura nei mari polari e il Mediterraneo, con le sue 25.000 tonnellate, non è affatto messo bene.

mercoledì 26 novembre 2014

Peru': 500 leoni marini trovati morti lungo le coste. E' mistero!

La polizia ecologica peruviana sta indagando sulla morte di 500 leoni marini, trovati in massa senza vita lungo una spiaggia della costa nord del Perù. Il Governatore di Samanco, dove sono stati ritrovati gli animali, ha denunciato il fatto alla polizia

accusando i maricoltori, allevatori e pescatori di capesante, di aver avvelenato i mammiferi.I leoni marini si avvicinano alla costa per cibarsi di frutti di mare e molluschi, specialmente capesante, costituendo quindi dei rivali naturali per i pescatori. La polizia, riporta l'agenzia peruviana Andina, sta indagando su anche su altre possibili cause di morte, tra cui malattie o l'ingestione di rifiuti in plastica. I corpi degli animali, rimossi per timore del diffondersi di possibili infezioni, appartenevano ad esemplari sia giovani che vecchi. Queste morti si sommano a quelle avvenute nella prima settimana di novembre, quando erano stati ritrovati 187 corpi di leoni marini, quattro delfini, quattro tartarughe e oltre cinquanta pellicani. Le autorità del Servizio nazionale per la fauna hanno dichiarato che sono in corso indagini minuziose, ma per il momento non hanno raggiunto alcun risultato. 

Fonte: Tgcom

Tratto da: terrarealtime 



7 modi segreti con cui ci stanno avvelenando


Articolo tradotto da Ivan Ingrillì
7 Secret Ways We Are Being Poisoned
Activist Post
L'oggettività del metodo scientifico sembra essere stata dirottata dalle corporazioni che spesso pagano gli scienziati e i ricercatori per supportare i loro prodotti, così come i politici che si muovono attraverso la porta girevole tra il settore pubblico e privato. Ancor peggio quando alcune agenzie per la protezione del consumatore sono complici. La fiducia dei consumatori negli studi scientifici e nella supervisione federale è stata violata a favore del profitto in maniera che i prodotti vengano introdotti sul mercato con uno standard di sicurezza molto ridotto. Le sostanze chimiche di sintesi che troviamo quotidianamente nei nostri alimenti, nell'acqua e nel nostro ambiente circostante stanno aumentando dimostrandosi disastrose alla nostra salute mentale e fisica. Potrebbero essere scritti interi volumi - quindi sono stati scritti - sia dagli esperti della medicina ufficiale che alternativa che documentano i giochi di prestigio che hanno raggirato i consumatori e compromesso la nostra salute. Le categorie sottostanti sono da considerare come una approfondita investigazione che vale come esempio per cosa dobbiamo affrontare come specie continuamente bombardata da queste sostanze chimiche.
ALIMENTI GENETICAMENTE MODIFICATI
La Monsanto esordì come l'industria chimica che portò nel mondo un veleno come l'"Agent Orange" e il "Roundup". Questi agenti chimici sono oggi meglio conosciuti per il loro utilizzo nella coltivazione degli alimenti geneticamente modificati possedendo quasi il 90% dei prodotti modificati come il mais, la soia e il cotone.
Uno studio indipendente sui "Frankenfood" li ha associati al collasso degli organi interni e un recente studio condotto in Russia ha riscontrato la quasi totale sterilità nei criceti di terza generazione alimentati con soia OGM. Nonostante questi e molti altri allarmi sui rischi riguardanti la salute riteniamo molto difficile che l'FDA (controllata dalla Monsanto) terrà a freno la produzione degli OGM fino a che gli studi condotti dall'USDA sulla gestione dei rischi avrà 3 milioni di $ a sua disposizione. Naturalmente gli studi condotti dagli industriali mostrano che gli effetti degli OGM sulla salute umana sono "trascurabili".

domenica 23 novembre 2014

I mille usi della canapa: dalla carrozzeria per auto ai panini alla canapa

Il primo fu Henry Ford aprogettare la carrozzeria in fibra di canapa. Poi la moderna tecnologia ci sta regalando dalla biocalce ai mattoni di canapa. Fino ad arrivare al dentifricio e ai saponi

I mille usi della canapa: dalla carrozzeria per auto ai panini alla canapa

Di Stilenaturale.com


Ormai è dato per assodato che la parola cannabis richiama alla mente qualcosa di trasgressivo e punito dalla legge. In realtà la pianta che porta questo nome è stata usata da secoli in maniera proficua ed utile alla società e lo è ancora oggi. L’urgenza di avviare un sviluppo sostenibile e il crescente bisogno di stili di vita alternativi hanno permesso di riscoprire l’utilizzo di questa pianta in cucina, nel campo dell’industria tessile o nell’edilizia  ma anche in ambiti del tutto inediti. Ad esempio la canapa oggi può essere usata nella cosmesi naturale, in campo farmaceutico oppure come biocarburante. Si utilizza così dalla fibra, all’olio di canapa, ai semi di canapa per i prodotti più disparati. Guardiamo quali

LA PRIMA MACCHINA FATTA DI  CANAPA

Nella prima metà del novecento il primo a realizzare un carburante a base di cannabis fu proprio Henry Ford. Il padre delle moderne automobili aveva pensato a un distillato alla canapa per alimentare la sua Hemp Body car, un’auto con la carrozzeria in fibra di canapa totalmente a impatto zero. Il prototipo realizzato nel 1941 quando ancora l’inquinamento non era un problema non entrò mai in produzione: l’idea di Ford era bella ma non in linea con il suo tempo; infatti i potentissimi trust del petrolio e dell’acciaio che fecero naufragare l’idea di utilizzare la canapa come risorsa nell’industria automobilistica.
In epoca recente la canapa si sta rilanciando come sinonimo di benessere e stile di vita naturale. Essa è stata definita come la risorsa ecologica perfetta perché la sua coltivazione non richiede pesticidi e altri fertilizzanti ma è essa stessa a lasciare il terreno più fertile di come l’ha trovato. Inoltre la canapa è ricca di proprietà che la rendono utile ad esempio nella bioedilizia e un ingrediente particolarmente nutriente e sano in cucina.

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