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lunedì 18 aprile 2016

Pecoraro Scanio: "astensione è vittoria di Pirro. Italia è NoTriv"

L'ex ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio commenta così l'esito del referendum:

"Le multinazionali hanno capito la lezione e dovranno lasciare  mari e campagne italiane - lo dichiara Alfonso Pecoraro Scanio già ministro dell' Ambiente e impegnato per il referendum NoTriv, che aggiunge " gli oltre 13 milioni di Si sul quesito meno importante e nonostante boicottaggio e campagna astensionista di governo e principali media dimostrano che l'Italia è NOTRIV e filo rinnovabili. Tutti possono ora immaginare quali opposizioni popolari e istituzionali troveranno eventuali nuovi assalti al territorio ".
"Quando un governo deve ricorrere all'astensione per evitare il voto popolare ha già perso e del resto il 32% alle urne vuol dire che tutta l'azione mediatica di Renzi ha convinto molto meno della metà dei votanti delle ultime europee ( allora57%) a disertare le urne .
Le regioni e i comitati ha invece ottenuto la marcia indietro del governo su 5 dei 6 quesiti e oltre 13 milioni di Si."
"Ora governo abbandoni ubriacatura fossile e ritorni seriamene a investire sulle rinnovabili sostenibili finora elogiate a chiacchiere e ostacolate nella realtà . Si riparta dalle politiche e
 2007 su 20/20/20 e la terza rivoluzione industriale proposta da Rifkin "
"Un ultimo suggerimento: il governo faccia smantellare le piattaforme ormai con concessioni scadute o troppo obsolete prima che lo decida la magistratura . La campagna referendaria e il film- documentario Italian Offshore hanno rivelato troppe magagne per far finta di nulla "


Dalla pagina FB di Alfonso Pecoraro Scanio





venerdì 8 aprile 2016

INDIANI D'AMERICA IN LOTTA CONTRO PROGETTO PETROLIFERO



North Dakota: Nativi Americani occupano i terreni destinati a un progetto di oleodotto.

Diverse centinaia di nativi americani appartenenti alla Standing Rock Nation dei Sioux, insieme con altre nazioni indiane del nord degli Stati Uniti, hanno protestato contro la costruzione di un nuovo oleodotto, il Dakota Access Pipeline.

Il progetto, su cui non esiste alcuno studio di impatto ambientale,  prevede l'attraversamento della riserva Dakota e il passaggio sotto il fiume Missouri, unica fonte di acqua potabile per tutta la riserva. Oltretutto, all'interno della riserva si prevede il passaggio su di un cimitero della linea che trasporterà 450 mila barili di petrolio al giorno. 

Questo fatto la dice lunga sull'atteggiamento, MAI cambiato, del governo USA 
nei confronti dei Nativi Americani.

mercoledì 30 marzo 2016

No Triv: perché votare SI al referendum del 17 aprile.

Riportiamo di seguito quanto scritto dal comitato No Triv, circa le motivazioni per cui votare SI il 17 aprile al referendum abrogativo che consente le trivellazioni in mare. Il quesito del referendum è: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Se vincerà il Sì verrà abrogato l’articolo 6 comma 17.
Diciamo anche noi #STOPTRIVELLE, e votiamo SI il 17 aprile:
1) CON I QUESITI REFERENDARI ABBIAMO GIA’ OTTENUTO RISULTATI IMPORTANTI, ADESSO FACCIAMO UN ALTRO PASSO
L’esecutivo del governo Renzi per mesi ha fatto di tutto (a livello lecito e sottobanco, mettendo in campo un mix di strumenti normativi e di ricatti basati su logiche di scambio) per evitare ad ogni costo che si potesse giungere a questo importante appuntamento referendario. La determinazione con cui l’attuale compagine governativa, in maniera a volte subdola e/o sfacciatamente vergognosa, ha finora perseguito la finalità di ostacolare l’idea stessa che milioni di italiani potessero dire la loro in materia di perforazioni per la prospezione, ricerca, coltivazione di idrocarburi, ha infatti aspetti davvero grotteschi, come il ricorso alla Legge di Stabilità per eludere principi e prassi decisorie che fino a poco tempo fa sembravano inderogabili pilastri del cosiddetto “Sblocca Italia”.

martedì 31 marzo 2015

Dieci buone ragioni per non trivellare in Italia

Un articolo di Giuliano Garavini
Il decreto legge chiamato “sblocca Italia”, tra le altre cose, è anche un decreto “sblocca trivelle”.  Le decine di migliaia di cittadini che vi sono opposti in tutta Italia sono stati definiti con disprezzo “comitatini”.
Ecco dieci buone ragioni per interrompere da subito esplorazioni e trivellazioni sia in Adriatico che sulla terraferma.
1. Oggi l’offerta mondiale di petrolio è maggiore della domanda. Il prezzo del Brent si aggira sui 55 dollari al barile, meno della metà della sua quotazione a giugno del 2014. In queste circostanze lasciare il petrolio sottoterra è il modo migliore per valorizzarlo. Estrarlo è invece il modo migliore per sperperare una ricchezza non rinnovabile che in futuro varrà di più.

mercoledì 11 marzo 2015

Obama: "Il Venezuela è una minaccia alla sicurezza nazionale". Golpe in vista?

Il presidente Obama dichiara il Venezuela "una minaccia alla sicurezza nazionale", cerca il cambio di regime...

Eric Zuesse - Global Research 
Traduzione di Sa Defenza

L'amministrazione del "nero" [*] Obama, che nel 2009 ha fornito l'assistenza fondamentale che ha consentito al presidente democratico dell'Honduras di essere rovesciato e ha sostenuto una giunta di oligarchi per sostituirlo, nel 2014 ha perpetrato unsanguinoso colpo di stato che ha sostituito il corrotto ma democraticamente eletto presidente ucraino Viktor Yanukovich , sostituendolo con  un governo anti-russo di uomini ugualmente corrotti, e, quindi, la guerra civile scatenata in Ucraina control'est dell'Ucraina, che aveva votato al 90% per Yanukovich, e ora di nuovo cercano di rovesciare il presidente democraticamente eletto del Venezuela, Nicolas Maduro.

Reuters Lunedi 
9 marzo ha titolato " Gli USA dichiarano il Venezuela una minaccia per la sicurezza nazionale, sanzioni agli alti funzionari",  il loro rapporto fornisce in chiusura, sostegno a un politico dell'opposizione, che  Obama sostiene e dice: "Non è un problema con il Venezuela o con venezuelani; è un problema per i più corrotti "(cioè, Maduro e il suo governo).

In altre parole, ancora una volta, l'idea che  Obama sta spingendo è: stiamo solo cercando di sostituire un 'corrotto' capo di Stato eletto.
 La Casa Bianca spiega il suo ordine esecutivo del 9 marzo, dicendo: "Il presidente Obama ha rilasciato oggi un nuovo Ordine Esecutivo (OE) dichiara una emergenza nazionale per quanto riguarda la minaccia inusuale e straordinaria alla sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti posta dalla situazione in Venezuela. ... In particolare, l'OE rivolge  di concerto con il Dipartimento di Stato, a cui chiede di volgersi in ... azioni o politiche che minano i processi o le istituzioni democratiche. "

sabato 7 marzo 2015

Sai il VERO motivo per cui la canapa è illegale? Nuoce agli interessi di potenti lobbie! Ecco quali

1162Ci fanno credere che la canapa è illegale perchè è una droga, ma la verità è che la legalizzazione potrebbe nuocere alle tasche di potenti lobbie, QUELLE DEL PETROLIO. Ecco perchè...
Si sente spesso parlare rigaurdo la salvaguardia ambientale , ma una volta che vi è la possibilità di sostituire il petrolio con una materia prima naturale ed ecosostenibile, nessuno dice niente o per lo meno nessuno VUOLE dire niente!Va contro gli interessi…
Immaginiamo un mondo senza petrolio. Un mondo senza plastica, asfalto, gasolio, benzina e tutti gli altri prodotti ottenuti mediante la raffinazione del petrolio. Un mondo basato sulle soluzioni, ecologiche, basato su menti ed intelletti nuovi, basato sulla libertà di pensiero.Vivremmo tutti in un ambiente più sano, pulito, privo di inquinamento e libero da tonnellate di rifiuti, molti dei quali tossici. Vivremmo in un Paese non costretto a deforestare per produrre carta.
E se vi dicessi che una soluzione chiara e concreta esiste già? E se vi dicessi che la soluzione si chiama: CANAPA ??!!
Forse non tutti sanno che la Canapa è una grande ed economica risorsa che potrebbe:
  • produrre numerosi tipi di tessuti
  • fabbricare combustibili da biomassa, vernici ecocompatibili e materie plastiche. Sostituendo in questo modo il dannoso petrolio
  • Contribuire a salvare ogni anno milioni di alberi e produrre carta ecocompatibile
  • Sfamare i paesi in via di sviluppo, con l’ausilio dei suoi semi
  • Salvare l’ambiente
  • Produrre materiali per l’edilizia, come tavole
  • Produrre olio naturale biologico
  • Salvare la nostra economia, generando nuovi posti di lavoro e permettendo allo Stato di avere delle nuove entrate e non dipendere più dal riformimento di combustibili dall’estero.
  • Tanto altro ancora

lunedì 2 marzo 2015

Siamo in guerra e nessuno ve lo dice, Venerdi scorso sono partite le forze speciali per la Libia, obiettivo: le piattaforme ENI!

guerraL’allarme è scattato giovedì sera. Venerdì dal porto della Spezia sulla nave San Marco e forse da un altro porto italiano hanno cominciato a imbarcarsi mezzi e forze speciali italiane, un paio di distaccamenti del gruppo operativo Incursori e una compagnia di fucilieri di Marina, dirette verso le piattaforme petrolifere dell’Eni in Libia, davanti alla Tripolitania. I militari avranno il compito di proteggere ed eventualmente evacuare il personale che lo richieda. Inoltre c’è sempre la stazione di compressione di Greenstream dell’Eni a Mellitah, sulla costa libica, vigilato da guardie private, che poco potrebbero fare di fronte a un commando dell’Isis che minacciasse di far saltare tutto a meno di non ricevere un congruo riscatto. Evidentemente il governo italiano, bruciato forse da passate esperienze, ha realizzato che qualche gruppo fondamentalista potrebbe pensare a rapire nostri concittadini in Libia per poi chiederci qualche decina di milioni di euro di riscatto. Visto il pregresso, sarà meglio prevenire, hanno pensato i nostri governanti.

giovedì 26 febbraio 2015

Il Re saudita distribuisce al popolo 32 mld di dollari


Principe ereditario Salman Abdul Aziz al SaudTra i provvedimenti del nuovo leader due stipendi di bonus agli statali. Ma anche investimenti in associazioni. Benefici per 6 milioni di cittadini.
Mentre gli europei sono alle prese con le tanto odiate misure di austerity, la popolazione saudita sta vivendo un periodo d’oro. E questo grazie al nuovo monarca, l'ottantenne principe ereditario Salman Abdul Aziz al Saud, asceso al trono in seguito alla morte del fratello Abdullah (avvenuta lo scorso 23 gennaio).
Re Salman sta infatti elargendo miliardi di dollari alla popolazione saudita sotto forma di investimenti in associazioni, scuole, ma anche bonus. Secondo alcuni economisti, la post-incoronazione costerà al re Salman qualcosa come 32 miliardi, in pratica un intero bilancio annuale della Nigeria, la più grande economia africana.
Nel complesso si calcola che siano circa 6 milioni i cittadini sauditi che beneficeranno di un bonus stipendio, offerto dal nuovo re dell'Arabia Saudita, Salman, a tutti i dipendenti pubblici. Anche compagnie private presenti nel Paese hanno deciso di seguire la stessa strada, concedendo gratifiche (stimate in centinaia e centinaia di milioni di dollari) in seguito al provvedimento annunciato lo scorso venerdì dal sovrano, il quale ha ordinato che gli statali ricevano una cifra pari a due mesi di stipendio.

giovedì 19 febbraio 2015

DISASTRO LIBIA HA RISVOLTI TREMENDI PER L'ITALIA


DISASTRO LIBIA HA RISVOLTI TREMENDI PER L'ITALIA: FORNITURE DI PETROLIO E GAS AD ALTISSIMO RISCHIO (CATASTROFE ENERGIA)

Le riserve di greggio della Libia, secondo una stima del gennaio 2014, ammontano a 48 miliardi di barili: il quantitativo maggiore di tutta l'Africa, pari al 38 per cento delle riserve dell'intero continente, il che pone il paese al nono posto al mondo come potenziale produttore di petrolio.

I bacini sedimentari principali sono sei: Sirte, Murzuk, Ghadames, la Cirenaica e Kufra. Il primo, Sirte, e' il piu' vasto e da solo custodisce l'80 per cento del greggio estraibile, salvo nuove scoperte.

Bastano queste cifre per far capire perche' la crisi libica sia oggetto di preoccupazione per i paesi europei, e in particolare l'Italia, che sono i maggiori destinatari delle esportazioni energetiche della Libia.

E si capisce perche' la notizia dell'inizio dell'invasione della Sirte da parte dei terroristi dello Stato islamico abbia improvvisamente resa concreta la prospettiva di un intervento militare per la pacificazione del paese, ipotesi che in precedenza veniva considerata come l'estrema possibilita', esaurito ogni tipo di dialogo.

domenica 28 dicembre 2014

Il petrolio come arma geopolitica di distruzione di massa

Il petrolio come arma geopolitica di distruzione di massa

Il prezzo del petrolio è di nuovo sceso al di sotto del livello minimo storico. Stando agli esperti il suo prezzo toccherà ben presto il fondo per iniziare poi una risalita.

Martedì il prezzo del petrolio Brent del Mare del Nord è calato a meno di 60 dollari al barile. Secondo l’opinione di una serie di analisti, i prezzi sono caduti più di quanto lo richiedessero i principi di mercato. Tale stato delle cose è dovuto come minimo a due motivi, rileva Rustam Tankaev, esperto dell’Unione dei petrolieri della Russia:
In questo caso operano, purtroppo, fattori difficilmente controllabili dall’esterno. Il primo fattore è lo Stato islamico che immette sul mercato mondiale petrolio a prezzi stracciati. I guerriglieri vendono il petrolio per comprarsi armi e munizioni. Anche se è vero che poi il petrolio viene fatto passare attraverso alcune mani per nascondere le tracce del contrabbando. Ma arriva lo stesso sul mercato ad un prezzo inferiore a 60 dollari al barile. Il secondo fattore è la guerra dei prezzi condotta dall’Arabia Saudita contro il petrolio da scisti prodotto negli USA. Sono questi processi a determinare il basso livello dei prezzi. Per quanto riguarda lo Stato islamico, gli americani devono porre fine al contrabbando del petrolio dalle zone occupate dai guerriglieri. Mentre i sauditi non riusciranno a mantenere i prezzi ad un livello basso. È da aspettarsi prossimamente un aumento dei prezzi. Tanto più che con i prezzi bassi del petrolio ne cresce il consumo, il che incide sul rapporto tra domanda e offerta.

sabato 6 dicembre 2014

"L'UE ha sconfitto Putin" dicono i media... IDIOZIE! Vediamo perché...

DI PEPE ESCOBAR
rt.com

Quindi l’UE “ha sconfitto” Putin forzandolo a cancellare il gasdotto South Stream. Così hanno affermato i media occidentali. Idiozie. I fatti concreti parlano diversamente.

Lo stratagemma del “Gasdottistan” continuerà a mandare scosse geopolitiche di grande entità attraverso l’Eurasia per un buon lasso di tempo. In parole povere, alcuni anni fa la Russia aveva ipotizzato di bypassare l’Ucraina, in quanto paese inaffidabile per il transito del gas, attraverso il North Stream – già perfettamente funzionante – e il South Stream – ancora un progetto. Ora la Russia ha intavolato un nuovo accordo con la Turchia per bypassare l’approccio “non costruttivo” (parole di Putin) della Commissione Europea. 

È essenziale un passo indietro per capire il gioco di oggi. Cinque anni fa stavo seguendo nel dettaglio l’ultimo atto della scena del Gasdottistan – la guerra tra i gasdotti rivali South Stream e Nabucco. Nabucco alla fine è stato fatto a brandelli. South Strem potrebbe resuscitare, ma solo se la Commissione Europea ritornasse sana di mente.
Il gasdotto South Stream, lungo 3.600Km, dovrebbe venir ultimato entro il 2016, arrivando fino all’Austria e alla zona dei Balcani/Italia. La Gazprom è proprietaria del 50% - insieme all’ENI (20%), l’EDF francese (15%) e la tedesca Wintershall, una sussidiaria della BASF (15%). Per come stanno le cose, questi colossi europei dell’energia non stanno facendo i salti di gioia – per essere riduttivi. Per mesi la Gazprom e la CE hanno trattato per giungere ad una soluzione.

Alla fine Bruxelles si è fatta fuori da sola.
La Russia riuscirà comunque a costruire un gasdotto sotto il Mar Nero – ma ora lo dirigerà verso la Turchia e, punto fondamentale, movimentando la stessa mole di gas che sarebbe passata attraverso South Stream. In aggiunta la Russia riuscirà a costruire un nuovo hub per il GLN (gas liquefatto naturale) nel Mediterraneo. Quindi la Gazprom non ha speso 5 miliardi di dollari invano (costi finanziari ed ingegneristici). La deviazione ha perfettamente senso anche dal punto di vista del business. La Turchia è il secondo cliente della Gazprom dopo la Germania, molto più grande di Bulgaria, Ungheria e Austria messe assieme.

lunedì 1 dicembre 2014

Carburante: crolla il prezzo del petrolio, ma quello della benzina aumenta. Ecco perché

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IL PREZZO DEL PETROLIO CROLLA, MA QUELLO DELLA BENZINA RIMANE STABILE. DAL 2015 PREVISTO UN’ULTERIORE AUMENTO. ECCO PERCHÉ.
Mentre prezzi del petrolio continuano a scendere in maniera inesorabile, quelli della benzina rimangono invariati.
La crisi del settore petrolifero non accenna ad arrestarsi, la domanda scende e l’offerta sale. La «colpa» è degli Stati Uniti che spingono sulle trivellazioni, ma anche dell’Opec che, al momento, ha deciso di non reagire e di non applicare quel taglio alla produzione che alcuni speravano.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il prezzo del petrolio è calato ai minimi da 5 anni: i future sul Light crude scendono di 2,09 dollari a 64,06 dollari, dopo aver toccato un minimo dal luglio 2009 di 63,72 dollari mentre quelli sul Brent cedono 2,20 dollari a 67,96 dollari, dopo aver sfiorato anch’essi un minimo da ottobre 2009 di 67,82 dollari.
A questo punto, a rigor di logica, anche il prezzo della benzina dovrebbe subire un ribasso e comportare un bel risparmio per i cittadini. Ma così non è e il prezzo medio si mantiene stabile a quota 1,7 euro al litro a fronte degli 1,2 euro di 5 anni fa, il 29% in più. Secondo i calcoli di Federconsumatori sarebbero 12 i centesimi di troppo sul prezzo attuale della benzina e addirittura 17 su quello del gasolio

sabato 22 novembre 2014

L’America attacca la Russia con il prezzo del greggio

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Di redazione Stato e Potenza 
Basta dare uno sguardo ai soli titoli di testate e siti-web di economia internazionale, nelle sezioni dedicate alle commodities, per rendersi conto che il prezzo del barile di petrolio che alcuni anni fa veleggiava su livelli record dando argomenti a profeti catastrofisti e complottardi del ‘Peak Oil’ (che vengono fuori come le termiti dalle travi a intervalli regolari, salvo ritornarvi quando la realtà dei fatti non si degna di venire incontro ai loro ‘Al Lupo, Al Lupo!’) abbia preso una tendenza al ribasso rispetto ai costi già molto diminuiti dall’inizio della Crisi con la conseguente recessione di molte economie occidentali.
Il barile di greggio a Novembre 2014 costa qualche spicciolo meno di 79 dollari Usa, contro i 105 $ di giugno scorso, i 111 di febbraio 2012 e i 116 di aprile 2011 (ed era al record storico di 145 dollari a febbraio 2008); un crollo di oltre 25 dollari nel giro di quattro mesi è ragguardevole, certo, non sono i sedici dollari (16 USD per barile) toccati nel Natale 1998, ma è sicuramente una diminuzione degna di nota.
Ma cosa l’ha causata? Diminuita domanda internazionale? Scoperta di nuovi enormi giacimenti? La ‘bolla’ dello Shale Oil? Tutte queste cause hanno contribuito, ma il motivo principale è molto più semplice e molto legato alla geopolitica dei recenti avvenimenti internazionali: Arabia Saudita e regni ed emirati assortiti della parte sunnita del Golfo Persico, tutti regimi conservatori più o meno fortemente legati agli Usa e ai loro interessi strategici, hanno cominciato a ‘lanciare’ sul mercato enormi quantità di petrolio, facendone precipitare (come è ovvio) il prezzo medio.

domenica 9 novembre 2014

La grande bufala del gas made in Usa promosso da Obama

Da quando è esplosa la crisi ucraina Obama ha spinto l’Europa a mettere sotto embargo la Russia e poi ha cercato di vendergli il gas Usa. Ma non può farlo. Ecco perché.

di Franco Fracassi - popoffquotidiano.it
fuck-fracking-stop-fracking
Shell e British Petroleum hanno deciso di iniziare a disinvestire «perché non conviene ecnomicamente». Super petroliere adatte al trasporto di gas non sono disponibili, come non esistono porti attrezzati per ospitarle. Il costo di estrazione è elevatissimo. Nel dicembre 2013 parte dell’Ucraina si è ribellata all’ordine costituito e ai legami economici e politici che legavano il Paese a Mosca. Gli Stati Uniti e l’Occidente si sono schierati subito dalla parte dei ribelli. Nonostante la reazione russa non sia stata veemente (come si si sarebbe aspettato) il presidente statunitense Barak Obama ha chiesto (e ottenuto) all’Europa di mettere sotto embargo la Russia. Sempre la Casa Bianca ha, poi, insistito perché l’Europa sostituisse le forniture di gas russo con quelle provenienti dagli Stati Uniti via nave. «È il futuro», ha dichiarato. «Noi diventeremo presto i maggiori produttori di gas del pianeta. E per di più a basso prezzo», ha aggiunto. La realtà è molto distante dalla propaganda di Washington. Ecco quello che ha scoperto Popoff.
Nel sottosuolo statunitense non ci sono quelle immense nuvole di gas che si trovano in Russia, in Medio Oriente o in Estremo Oriente. Il gas made in Usa viene estratto dall’argilla. Si chiama gas scisto, perché si ottiene dalla fratturazione idraulica della roccia sfruttando la pressione dell’acqua, che crea e propaga una frattura in uno strato roccioso spingendo il gas a fuoriuscire.
Nel giro di pochi anni, su immense distese di campi coltivati o adibiti a pascolo sono sbucati i tipici tralicci che caratterizzano i pozzi petroliferi. L’economia e la vita di milioni di persone in Texas, Pennsylvania, Colorado e Kansas si è trasformata in meno di un lustro.
L'estrazione del gas scisto provoca la distruzione delle falde acquifere sotterranee. Anche per questo motivo negli Usa il movimento contro l'estrazione del gas è divenuto molto popolare, specialmente nelle zone rurali.L’ESTRAZIONE DEL GAS SCISTO PROVOCA LA DISTRUZIONE DELLE FALDE ACQUIFERE SOTTERRANEE. ANCHE PER QUESTO MOTIVO NEGLI USA IL MOVIMENTO CONTRO L’ESTRAZIONE DEL GAS È DIVENUTO MOLTO POPOLARE, SPECIALMENTE NELLE ZONE RURALI.
Obama e la sua Amministrazione hanno puntato molto sul gas scisto a basso costo. Il risultato è stato un mini boom dell’industria manifatturiera, che ha aiutato non poco gli Stati Uniti a rimettersi in piedi.
Come ha rivelato il “Washington Post”, Obama è così convinto della bontà di ciò che sta promuovendo che ha fatto pressioni perché nel negoziato Ttip tra Europa e Usa venisse data priorità al tema dell’energia. «Quando avremo un accordo commerciale in vigore, le licenze all’esportazione inerenti a progetti destinati in Europa riguardanti gas naturale liquefatto (gnl) saranno molto più semplici, e ciò è chiaramente molto importante alla luce della situazione geopolitica odierna», ha dichiarato il presidente statunitense.

domenica 26 ottobre 2014

Disastro Basilicata: è la nuova Terra dei fuochi (CENSURATA)

SOTTO IL LAGO PERTUSILLO IL PIÙ GRANDE GIACIMENTO DI IDROCARBURI D’EUROPA. ENI E SHELL TRIVELLANO SENZA SOSTA. I PESCI MUOIONO E LE COLTIVAZIONI MARCISCONO.

Di Edoardo Bettella - popoffquotidiano.it

Ogni giorno 2.658.861 uomini, donne, bambini bevono l’acqua proveniente dal lago Pertusillo. La popolazione delle province di Bari, Taranto e Lecce. Con la stessa acqua, vengono irrigati i campi della Basilicata che producono alcune tra le eccellenze dell’agricoltura italiana: vino doc e biologico, olio, fagioli, peperoni, frutta.Accade che, nel 2011, il lago inizia a puzzare. La brina del mattino, segno di una notte che se ne va e di un nuovo giorno che nasce, brucia le piante su cui si poggia, appena viene toccata dai primi raggi del mattino. È acida. Accade che l’uva, quando la si mette in bocca, sa di petrolio. Anzi, in molti nemmeno riescono ad assaggiarla: è già tanto se si riesce ad arrivare al raccolto. Accade che la pera campanella, peculiarità lucana, non riesce più a maturare sull’albero, come dovrebbe, perché cade prima. E accade che le carpe, pesci che vanno a cercare il cibo tra i sedimenti del fondale, muoiono.
L’area in cui si trova il Pertusillo, la Val d’Agri, si trova nella Basilicata occidentale, e ospita anche il più grande giacimento di idrocarburi in terraferma d’Europa. E, da anni, l’Eni e la Shell trivellano senza sosta. I pozzi si trovano proprio in prossimità del lago e dei fiumi immissari. Secondo le autorità competenti, però, non c’è rischio di inquinamento: «Se in Basilicata c’è un problema di inquinamento da polveri sottili è in centro a Potenza e non certo in Val d’Agri», dichiarò nel 2012 l’ex presidente Pd della Regione Basilicata Vito De Filippo, ora sottosegretario alla Salute nel governo Renzi.
L’Eni, tramite Enrico Cingolani, vice presidente esecutivo per la regione Europa meridionale e orientale, ha sostenuto, sempre nel 2012: «Un sistema di controllo puntuale ed efficiente è la migliore assicurazione sui nostri investimenti, la nostra forma di tutela più forte. Stiamo per consegnare alla Regione le chiavi di una rete di monitoraggio unica in Italia e probabilmente in Europa, capace di verificare non solo la qualità dell’aria, ma anche dell’acqua e degli ecosistemi, che verifica la soglia del rumore e quella del cattivo odore, vigilando anche su eventuali rischi».

giovedì 23 ottobre 2014

Incidente aereo del presidente della Total: inquietanti coincidenze

La morte del CEO della Total, Christophe de Margerie, in un incidente aereo suscita molti dubbi. Qualcuno ha accostato la sua morte a quella di Enrico Mattei, altri hanno ricordato il recente suicidio del manager di "Tata motors" che voleva produrre l'auto ad aria... 

Ecco i misfatti che meritano di essere conosciuti. A fine articolo alcuni casi simili...

Redazione informatitalia
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La Francia ha il suo Mattei: de Margerie
Chiediamo al Signor Occidente parafrasando l'intervista di Scalfari ad Andreotti: "E' un caso che Lei sia stato tirato in ballo in tutti gli scandali del mondo moderno? Delle due l'una, o lei è il più grande scaltro criminale del mondo perché l'ha sempre fatta franca oppure è il più grande perseguitato della storia. Allora Le chiediamo, tutte queste coincidenze sono frutto del caso o della volontà di Dio?".

Di Sebastiano Caputo

Vi ricordate l’aereo precipitato pochi mesi fa in Ucraina? La stampa occidentale non ne ha più parlato, eppure il governo russo aveva fornito le prove satellitari che dimostravano l’innocenza dei resistenti del Donbass. Silenzio. La linea che separa la realtà dalla realtà mediatizzata non deve essere tracciata. Su questo pilastro si regge tutto il sistema propagandistico e la manipolazione dell’informazione. Per ogni strage iper-mediatizzata o sotto-mediatizzata c’è sempre un mandante. Nel 2014 nulla può e deve accadere per caso.

E’ un caso che ieri l’aereo privato a bordo del quale viaggiava Christophe De Margerie, 63 anni, alla guida di Total dal 2007, si è scontrato in fase di decollo contro uno spazzaneve guidato da un uomo ubriaco? E’ un caso che tornava da Mosca dove era stato ospitato dal governo russo – colpito da sanzioni Usa ed Ue per la crisi ucraina – per un evento di investitori stranieri a Gorki? E’ un caso che De Margerie era tra i più strenui difensori della Russia e della sua politica energetica anche dopo lo scoppio della crisi ucraina (a luglio aveva detto che l’Ue dovrebbe smetterla di pensare a tagliare i legami energetici con Mosca e concentrarsi anzi sul renderli piu’ sicuri)? E’ un caso che il numero uno di Total aveva sottolineato come le tensioni con l’Occidente stessero spingendo sempre più la Russia verso la Cina (come dimostrava la maxi intesa da 400 miliardi di dollari raggiunta a maggio per la fornitura di gas per 30 anni a Pechino)? E’ un caso che poco prima di morire De Margerie aveva incontrato il primo ministro russo Dmitry Medvedev, nella sua residenza privata? E’ un caso che il presidente francese François Hollande abbia lanciato un semplice comunicato stampa dell’Eliseo senza averne fatto un caso nazionale e iper-mediatizzato?

Chiediamo al Signor Occidente parafrasando l’intervista di Scalfari ad Andreotti: “E’ un caso che Lei sia stato tirato in ballo in tutti gli scandali del mondo moderno? Delle due l’una, o lei è il più grande scaltro criminale del mondo perché l’ha sempre fatta franca oppure è il più grande perseguitato della storia. Allora Le chiediamo, tutte queste coincidenze sono frutto del caso o della volontà di Dio?”. Di una cosa però siamo certi: ora anche la Francia ha il suo Enrico Mattei.

Fonte: lintellettualedissidente.it
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Il CEO “anti-petrodollaro” della Total muore in un incidente aereo
Tre mesi fa l’amministratore delegato della Total, Christophe de Margerie, aveva osato pronunciare una frase mai sentita nel mondo dei petrodollari, “Non vi è alcun motivo di pagare il petrolio in dollari“, come abbiamo visto qui. Oggi, RT riporta la terribile notizia che è stato ucciso nell’incidente del proprio aviogetto a Vnukovo, Mosca, dopo che l’aereo in fase di decollo aveva colpito un spazzaneve. L’aeroporto ha rilasciato una dichiarazione confermando che “una indagine è stata aperta sulla violazione delle norme di sicurezza”, aggiungendo che insieme a 3 membri dell’equipaggio dell’aereo, anche l’autista dello spazzaneve è stato ucciso. De Margerie, 63 anni, entrò alla Total nel 1974, dopo la laurea presso l’École Supérieure de Commerce di Parigi. Occupò diverse posizioni nelle divisioni Finanza ed Esplorazione & Produzione. Nel 1995, divenne presidente di Total Medio Oriente, prima di entrare nel Comitato esecutivo della Total come presidente della divisione Esplorazione & Produzione nel maggio 1999. Nel maggio 2006 fu nominato membro del Consiglio di Amministrazione, e poi Presidente e Amministratore Delegato della Total, il 21 maggio 2010.
Come riporta RT, “Secondo i dati preliminari, l’aereo ha urtato uno spazzaneve in fase di decollo, ha detto alla RIA una fonte all’aeroporto della capitale. Il velivolo aveva inviato un allarme mentre decollava, segnalando un incendio a bordo e danni a un motore, secondo LIFEnews. Schiantatosi sulla pista, il velivolo è stato avvolto dalle fiamme uccidendo tutti a bordo. Mentre i rapporti iniziali suggerivano che quattro persone erano morte nella tragedia, i funzionari riferiscono che cinque corpi sono stati trovati sul luogo dello schianto, indicando l’autista del veicolo spazzaneve. L’aeroporto di Vnukovo ha temporaneamente sospeso tutti i voli dopo l’incidente. Un’indagine è stata aperta sulla violazione delle norme di sicurezza nell’incidente a Vnukovo“, ha detto la funzionaria dei trasporti Tatjana Morozova. Un gruppo investigativo lavora sul luogo dello schianto, ha aggiunto Morozova. Oltre alle persone a bordo dell’aereo, ha detto, anche l’autista dello spazzaneve è stato ucciso. I resti del velivolo erano sparsi fino a 200 metri dal luogo dell’incidente, secondo i soccorsi. Il motore è stato trovato a circa 50 metri dal luogo dell’incidente, mentre uno dei carrelli staccato è stato trovato a 200 metri dalla principale massa di relitti.
L’aereo…
falcon-50__2Naturalmente questo potrebbe semplicemente essere un triste incidente… a parte tale recente coincidenza… Christophe de Margerie, amministratore delegato della Total (13° produttore petrolifero al mondo e 2° d’Europa), riteneva che “Non vi sia alcun motivo di pagare il petrolio in dollari“, Chiaramente, con tale commento, superiamo il picco del petrodollaro.
Come riporta Reuters, “l’amministratore delegato della Total aveva detto che l’euro dovrebbe avere un ruolo più importante nel commercio internazionale, anche se non è possibile fare a meno del dollaro statunitense. Christophe de Margerie rispondeva a domande sugli appelli dei politici francesi per trovare modi, a livello UE, per sostenere l’uso dell’euro nel commercio internazionale dopo la multa record degli USA alla BNP. … “Non vi è alcun motivo per pagare il petrolio in dollari”, ha detto. Ha detto che il fatto che i prezzi del petrolio siano quotati in dollari non significava che i pagamenti debbano effettivamente essere fatti in tale valuta”. Quindi, anche uno dei principali beneficiari dello status quo sembrava intravedere la fine del petrodollaro. Inoltre, nonostante le sanzioni occidentali alla Russia che vietano finanziamento e trasferimento di tecnologia occidentali per alcuni progetti energetici russi, laTotal continua a perseguire il progetto sul gas naturale Jamal, una joint venture con la Novatek russa e la CNPC cinese. “Possiamo vivere senza gas russo in Europa? La risposta è no. Ci sono ragioni per vivere senza di esso? Penso, e non difendo gli interessi della Total in Russia, di no“, aveva detto il boss della Total a Reuters, la scorsa estate.
Naturalmente, doveva accadere in Russia!
0Putin: la Russia ha perso un amico, con la morte del presidente della Total
RBTH 21/10/2014
392483_le-pdg-de-total-christophe-de-margerie-g-au-cote-de-l-ancien-chancelier-allemand-gerhard-schroeder-le-31-aout-2012-lors-des-universites-d-ete-du-medef-a-jouy-en-josas-pres-de-parisIl presidente russo Vladimir Putin ha detto che il suo Paese ha perso un “vero amico”, con la morte del presidente della compagnia petrolifera francese Total Christophe de Margerie in un incidente aereo a mezzanotte, nell’aeroporto di Mosca Vnukovo. Lo ha detto il capo del Cremlino in un telegramma di cordoglio inviato al suo omologo francese, Francois Hollande. “Sono scioccato dalla notizia dell’incidente che ha ucciso il presidente del consorzio Total, Christophe de Margerie, e i membri dell’equipaggio di volo”, ha detto Putin. Il presidente russo ha invitato Hollande a trasmettere le sue sincere condoglianze alla famiglia e agli amici di De Margerie. Putin ha sottolineato che il presidente di Total è stato un “uomo d’affari francese di primo piano, fautore di molti grandi progetti comuni che hanno gettato le basi per la lunga e fruttuosa cooperazione tra Russia e Francia nel settore dell’energia. Nella persona di Christophe de Margerie abbiamo perso un vero amico del nostro Paese. Il suo ricordo rimarrà con noi”. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha detto che Putin “conosceva da tempo De Margerie e aveva stretti contatti di lavoro“.
L’aereo del presidente del consorzio, un Dassault Falcon 50, s’era schiantato mentre si preparava a decollare, dopo la collisione con uno spazzaneve il cui conducente era ubriaco. È stato stabilito che il conducente dello spazzaneve fosse ubriaco, ha detto il portavoce del comitato investigativo russo Vladimir Markin. Nell’incidente, i tre membri dell’equipaggio del Falcon, i due piloti e un assistente di volo sono stati uccisi. La portavoce di Vnukovo, Elena Krilova, ha detto alla stampa locale che l’aereo del presidente della Total non è riuscito a decollare e ha preso fuoco dopo la collisione con lo spazzaneve, che era sulla pista. Inizialmente è stato riferito che il conducente dello spazzaneve era morto, ma in seguito l’ufficio stampa dell’aeroporto ha riferito che era uscito illeso dall’incidente. “Preferisco astenermi dal commentare“, ha detto il ministro dei Trasporti della Russia Maksim Sokolov, alle domande se aveva informazioni sulle cause dell’incidente.
Areva: Luc Oursel si dimette per motivi di salute
Il governo dovrebbe annunciare presto decisioni sulla governance del gruppo nucleare
Les Echos 20/10/2014
Deplacement du ministre de l'industrie sur le site d'AREVA a Chalon Saint MarcelMentre discussioni aperte si svolgono sul governo di Areva, l’annuncio ha colto tutti di sorpresa. Luc Oursel, attuale amministratore delegato del gruppo nucleare, ha detto di dimettersi per motivi di salute. “In molto difficili circostanze personali, nonostante il mio forte attaccamento ad Areva, ho dovuto rassegnare le dimissioni non potendo continuare i miei doveri a capo della società, cessando il lavoro per motivi di salute“, ha detto in una dichiarazione. Una decisione a sorpresa, annunciata questo fine settimana dal governo che sembra pronunciarsi presto sul futuro di Areva. A margine di una visita alla mostra sul cibo, il primo ministro Manuel Valls garantiva che decisioni saranno prese “nelle prossime ore“. “Ci sarà continuità nella successione alla leadership di questa grande impresa che è Areva“, ha detto non senza aver salutato il coraggio di Luc Oursel “funzionario molto professionale”. Il presidente del Consiglio di Sorveglianza Pierre Blayau, entrato a far parte del Consiglio di Sorveglianza e del Comitato esecutivo, ha anche pubblicato un comunicato “pregando che Luc Oursel si riprenda il più rapidamente possibile“, e annunciando che il Consiglio di Sorveglianza il 22 ottobre “adotterà i procedimenti necessari“.
Difficoltà finanziarie
La dipartita a sorpresa di Luc Oursel potrebbe quindi accelerare le decisioni attese sul governo del gruppo nucleare. Lo Stato, che detiene direttamente o tramite soggetti pubblici l’87% di Areva, ha deciso di trasformare la società, che ora ha un consiglio di gestione e uno di sorveglianza, in società con consiglio di amministrazione. Obiettivo, rafforzare il controllo statale dopo le delusioni per la costruzione dell’EPR in Finlandia e l’acquisizione del gruppo minerario Uramin. Tale cambio deve essere approvato da una riunione generale prevista per il 9 dicembre. La questione della nomina di al psoto di Luc Oursel a Direttore Generale è chiaramente posta, mentre il nome di Philippe Knoche, viceamministratore delegato del gruppo, viene regolarmente citato come possibile sostituto. Luc Oursel è stato nominato Presidente del CdA il 30 maggio 2011, in sostituzione di Anne Lauvergeon, per un periodo di cinque anni. Dopo diversi mesi s’è indebolito per le difficoltà del gruppo nucleare, che aveva declassato ai primi di agosto tutti gli obiettivi per il 2014. Non solo il mercato nucleare mondiale rimane chiuso per l’effetto combinato del disastro di Fukushima, della crisi e del gas di scisto degli USA, limitando i nuovi ordini di reattori. Ma Areva fatica anche a controllare costi e tempi di realizzazione dei progetti. Il gruppo ha annunciato, un paio di settimane fa, la riduzione degli investimenti, nuove vendite di asset ed emissione di titoli ibridi per rafforzare il proprio capitale. Vi sono varie questioni strategiche, dalla rilevanza del modello integrato al riavvicinamento ad EDF, cui il nuovo capo del gruppo nucleare dovrà rispondere.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora


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sabato 11 ottobre 2014

Furono le trivellazioni a scatenare il terremoto in Emilia!

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Discutibile ricerca del governo e dell’Eni sulla relazione tra sisma e trivellazioni. Polemiche tra conflitti d’interesse e terzietà della scienza. M5S, un’interrogazione parlamentare.

di Massimo Lauria - popoffquotidiano.it
La verità sui terremoti in Emilia del maggio 2012 potrebbe trovarsi nei buchi delle trivellazioni. Le attività di estrazione potrebbero, infatti, aver causato insoliti movimenti del sottosuolo, generando di fatto il sisma. A dirlo è una ricerca della commissione internazionale Ichese – per lungo tempo tenuta nascosta -, che non esclude una relazione di causa fra le trivellazioni e il terremoto. Ora quello studio viene messo in discussione per far posto a una seconda ricerca, condotta da un team di sei accademici statunitensi, che nega tale rapporto e sulla quale però gravano pesanti dubbi di scarsa trasparenza.
Qui la storia si complica. Ad alimentare il clima di sospetto ci si mettono le accuse di conflitto d’interesse ai vertici dell’Ignv, il prestigioso Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. In due note del 24 giugno e del 14 luglio scorso, infatti, il collegio dei Revisori del prestigioso ente avrebbe “ravvisato incompatibilità in capo alla quasi totalità dei componenti del Cda”.

martedì 10 giugno 2014

L'auto in fibra vegetale che fa 3.000 Km con un 1 Litro di Benzina!

Eco Marathon: arriva l’auto che fa 3mila chilometri con un litro di benzina Eco Marathon: arriva l’auto che fa 3mila chilometri con un litro di benzina

E’ un prototipo realizzato da un gruppo di studenti francesi. Intanto avanzano anche i giovani italiani: è pronta l’ibrida studiata al Politecnico di Torino. Pesa appena 200 chili, con carrozzeria in fibra vegetale.
ECO MARATHON 2014 -  All’ultima edizione dell’Eco Marathon appena conclusa a  Rotterdam, la gara ecologica per studenti di tutto il mondo che premia nuovi prototipi di vetture non sprecone,in prima fila ci sono stati gli italiani.
ALL’ECO MARATHON L’AUTO ITALIANA CON CARROZZERIA IN FIBRA VEGETALE - In particolare da un gruppo di 70 giovani del Politecnico di Milano è stata presentata l’ultima versione della city car ibrida XAM. Un piccolo gioiello di tecnologia: l’auto è leggerissima (pesa appena 200 chili), con una carrozzeria in fibra vegetale e con un design realizzato attraverso i migliori suggerimenti raccolti sul web. Inoltre sul cruscotto ha una piccola strumentazione che, collegata al cellulare, consente di ottenere tute le informazioni suo consumi in tempo reale. L’obiettivo del Politecnico di Torino è quello di riuscire a produrre l’auto con i primi 1000 esemplari da vendere alle amministrazioni locali a un prezzo non superiore ai 10.000 euro, per poi andare sul mercato.

Fonte: nonsprecare.it


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