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venerdì 18 novembre 2016

L’Isis proibisce ai suoi terroristi di attaccare aerei della Coalizione Usa





MOSUL – Nella città irachena di Bakhdida, Ninive, liberata dai terroristi, è stato trovato un documento che conferma il divieto del Daesh di attaccare qualsiasi tipo di aerei della Coalizione Usa nei cieli di Mosul e dei suoi sobborghi.
Il documento è stato scoperto dai soldati delle Unità di protezione della pianura di Ninive. Nel centro di una città a sud-est di Mosul, vicino al cosidetto “centro di arruolamento”, è stato trovato su una bacheca questo decreto per tutti i militanti del Daesh:
“E’ categoricamente proibito di abbattere con ogni tipo di arma qualsiasi aereo in volo, a prescindere dall’altezza del volo, anche se un aereo atterra sui tetti di case”. Il documento è sottoscritto da uno dei capi locali del Daesh, battezzato Abu Muawia. I centri di arruolamento erano stati organizzati dai terroristi per addestrare i futuri terroristi.
“Va messo in rilievo che la competenza di effettuare raid aerei contro il Daesh a Ninive appartiene [rigorosamente] alla Coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, che è stata più volte accusata di attacchi aerei contro le “Milizie popolari” e l’esercito iracheno, nonché di aver fornito aiuti umanitari puntualmente finiti nelle mani dei terroristi”.

Documento dell'ISIS
Documento dell’ISIS

Iran: reagiremo con forza ai piani per dividere l’Iraq
TEHERAN – L’Iran reagirà “con forza” a qualsiasi piano che mira a dividere l’Iraq, Paese vicino e confinante con la Repubblica Islamica, dove sciiti, sunniti e curdi hanno sempre convissuto in pace per secoli.
Così Ali Akbar Velayati, ex ministro degli Esteri iraniano, oggi a capo del Centro di Ricerche strategiche dell’ente che individua gli interessi strategici del paese, come riporta l’agenzia di stampa ufficiale “Irna”.
Commentando le dichiarazioni del comando Usa in Iraq sulla possibile divisione del Paese arabo in tre parti, come scrive Irna, Velayati ha detto che il suo Paese “contrasta nelle parole e nei fatti lo smembramento degli Stati della regione da parte di potenze straniere”, aggiungendo che “sciiti, sunniti e curdi hanno vissuto insieme fianco a fianco per secoli in Iraq” e affronterà con forza a qualsiasi genere di queste misure che causano danni alla regione”.

Iraq mappa divisione
Iraq mappa divisione

Per l’ex capo della diplomazia di Teheran, “se non ci fosse stato l’aiuto dell’Iran le probabilità che Baghdad venisse conquistata dall’Isis sarebbero stata molto alta”.
Fonte: Pars Today
Nota: Da svariato  tempo, noi ed altri analisti, avvisavamo che   le azioni degli USA e della loro coalizione in Iraq erano dirette al principale obiettivo di fare leva sulle divisioni confessionali ed etniche del paese arabo per arrivare ad uno smembramento dell’Iraq  e creare delle enclave (sunnita, sciita, curda, ecc..) autonome. In particolare Washington mirava a ridimensionare il potere della maggioranza della popolazione sciita e metterla in contrasto con la parte sunnita e quella curda del paese in modo da evitare che il paese subisca l’influenza  dell’Iran, considerato il vero nemico ed antagonista dell’egemonia di USA e di Israele nella regione. La creazione dell’ISIS è stata funzionale per il piano USA ed ha consentito l’intervento della coalizione diretta da Washington  ed ha dato il pretesto per potere proporre e spingere le varie fazioni verso una secessione separatista. Questo spiega gli aiuti militari forniti all’ISIS e la passività della coalizione che ha ritardato l’intervento e lasciato correre il traffico di armi e petrolio attraverso la Turchia.

Fonte: controinformazione.info


martedì 4 ottobre 2016

La Russia sta preparando enormi rifugi di fronte alla possibilità di una guerra termo nucleare con gli USA




In Russia si stanno realizzando enormi bunkers antinucleari a Mosca, capaci di ospitare fino a 12 milioni di persone, mentre Putin si prepara ad una possibile guerra nucleare con gli USA.
I giganteschi rifugi, la cui costruzione è stata rivelata il venerdì dai funzionari russi, sono una risposta alla recente escalation di tensioni ed accuse tra Mosca e Washington per causa del conflitto in Siria, come ha riferito oggi il giornale britannico Express.
In concreto, entrambi i paesi si sono scambiati accuse sul fallimento della tregua che era stata proclamata per una settimana in Siria. Secondo Washington, Mosca non aveva preso le misure adeguate per far cessare l’offensiva dell’Esercito siriano contro i terroristi in Aleppo, mentre la Russia denuncia che gli statunitensi non sono stati capaci di separare i terroristi dall’opposizione.
“La cooperazione in Siria è stato l’ultimo e migliore colpo dell’Amministrazione Obama per prevenire la spirale discendente delle relazioni bilaterali con la Russia”, ha stimato un vecchio esperto della Casa Bianca,  Andrew Wiess S..
Tuttavia il canale TV russo Zvezda ha avvisato i suoi cittadini che “gli schizofrenici dell’America stanno affilando le armi nucleari contro Mosca”, ha aggiunto il giornale britannico.

Il giornale commenta che il presidente della Russia, Vladimir Putin, avrebbe ordinato lo scorso mese la costruzione di una installazione di 400.000 miglia quadrate in una regione appartata dei Monti Urali, considerati la frontiera naturale tra l’Europa e l’Asia, da dove potrebbe dirigere il conflitto nucleare.
Putin ha firmato il Lunedì un decreto con cui ha sospeso il trattato sulla riconversione del plutonio militare in combustibile nucleare di uso pacifico nel considerare che Washington minaccia la stabilità strategica tra le due potenze e non ha intenzione di adempiere agli accordi precedenti.
Una guerra tra gli USA e la Russia potrebbe provocare una catastrofe, visto che la Russia mantiene nei suoi arsenali più armi nucleari che non gli USA, con 8.400 testate nucleari, di fronte alle 7.500 di cui dispongono gli USA.
Nota: Naturalmente una eventuale guerra USA- Russia coinvolgerebbe pesantemente l’Europa ed in particolare tutti i paesi dove vi sono numerose basi militari USA-NATO, in particolare i paesi dell’Est, la Romania, il Kosowo, la Bulgaria ed i paesi baltici, oltre alla Germania,  all’Italia, alla Francia ed alla Gran Bretagna, tutti paesi inclusi nell’alleanza NATO di cui gli USA si servono come proprio braccio militare per attuare le proprie politiche e finalità geopolitiche estese in varie regioni del mondo, dal Medio Oriente all’Afghanistan.
Il problema dell’appartenenza alla NATO e dei rischi che questo comporta non viene minimamente dibattuto nei paesi europei, visto che tutti i governi europei sono totalmente asserviti alle politiche dettate dagli USA e neanche le forze di (apparente) opposizione sono sensibilizzate al problema di una alleanza che, da difensiva (ai tempi della guerra fredda ed dell’URSS) ogi è divenuta strumento di espansionismo di una politica aggressiva degli USA, come dimostrato dalle ultime guerre volute da Washington in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, ecc…
Tutte guerre combattute con il pretesto della lotta al terrorismo che hanno ottenuto il risultato opposto: massima espnsione dei gruppi terorristi e destabilizzazione e caos portato in tutti i paesi dove vi è stato un intervento occidentale.
Traduzione, sintesi e nota: Luciano Lago

Da controinformazione.info

domenica 31 luglio 2016

Perchè gli Usa non sono più in grado di imporre le loro condizioni al mondo?




LONDRA (Pars Today Italian) – Gli Stati Uniti non hanno le risorse economiche e militari per dettare le loro condizioni alla comunità mondiale, le autorità statunitensi dovrebbero passare dalla prassi di “distribuzione dei comandi” alla pianificazione strategica della politica internazionale, scrive la rivista americana “The National Interest”.
Nel XXI secolo la natura e la portata delle sfide sono cambiate: la maggior parte dei conflitti e delle crisi si verifica all’interno degli Stati, non tra i Paesi come accadeva in passato, si afferma nell’articolo. Il terrorismo e le guerre civili sono il problema più sensibile degli obiettivi militari tradizionali. Per i governi diventa sempre più difficile prendere decisioni, dal momento che la situazione politica ed economica si sono complicate.
Gli Stati Uniti continuano ad essere una grande potenza, senza cui è impossibile risolvere i problemi globali, ma “abbiamo bisogno di leader che sappiano guidarci e capaci di sviluppare una strategia”, si afferma nell’articolo. E’ ovvio che da soli gli Stati Uniti non possono affrontare tutti i problemi, pertanto l’America ha bisogno di cercare alleati e di negoziare tenendo conto degli interessi dei partner. Per quanto riguarda la Russia, gli Stati Uniti dovrebbero usare la propria forza per costruire un nuovo rapporto. E’ ovvio che né le sanzioni né la pressione militare occidentale faranno recedere Mosca dalle sue posizioni.
Il nuovo accordo tra la Russia e gli Stati Uniti potrebbe essere vantaggioso per entrambe le parti: l’America riconosce lo status della Russia come “grande potenza”, collaborerà con con Mosca in Siria e in Iraq, così come contribuirà a ripristinare i legami economici con l’Occidente, a condizione che i Paesi Baltici e l’Ucraina non sentano più la minaccia da est, sostiene l’autore dell’articolo.
La Cina resta ancora una sfida per gli Stati Uniti, dal momento che l’influenza di Pechino in Asia è molto più forte rispetto a quella americana. Pechino è superiore ai suoi vicini in termini economici e il contenimento delle sue ambizioni politiche è ancora una sfida importante per Washington. “La triste verità è che è impossibile da non notare: non siamo capaci di usare le nostre capacità per affrontare efficacemente le ardue sfide del mondo moderno” — riassume “The National Interest”.
Fonte: Pars Today

Fonte: controinformazione.info

venerdì 17 giugno 2016

Il Pakistan denuncia gli USA all’ONU: ” Basta con i vostri droni, state massacrando la nostra popolazione




Il Pakistan ha denunciato gli attacchi sistematici dei droni statunitensi contro il proprio territorio con il pretesto della lotta contro il terrorismo
La rappresentante permanente del Pakistan davanti all’Organizzazione delle Nazioni unite, Tehmina Yanyua,ha accusato il silenzio dei media occidentali e degli organismi internazionali davanti al massacro di civili che è stato causato dalle incursioni dei droni senza pilota.
Il comunicato della Cancelleria Pakistana ha richiesto una risposta dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU davanti alle violazioni dei diritti umani e la perdita di vite preziose causate dagli attacchi dei droni.
L’ambasciatrice ha esortato la comunità internazionale ed il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU a seguire da vicino le violazioni dei diritti umani che si producono  come risultato degli attacchi aerei illegali.
La diplomatica ha aggiunto che i sistematici attacchi di aerei senza pilota degli USA violano anche la carta dell’ONU ed il diritto internazionale.
Dall’invasione dell’Afghanistan avvenuta nel 2001, il Pentagono realizza, su ordine diretto di Obama (premio Nobel per la Pace), bombardamenti contro presunte posizioni del gruppo terrorista dei Talebani nel territorio pakistano, cosa che ha provocato le critiche delle autorità del paese ed il forte risentimento contro gli statunitensi   delle popolazioni colpite .
Islamabad ha qualificato come una violazione della sua sovranità territoriale i voli dei droni statunitensi nel suo spazio aereo, operazioni che hanno causato la morte di centinaia di civili inermi ed una forte reazione di odio da parte della popolazione delle aree interessate che hanno manifestato la loro rabbia e la loro condanna.
Proteste contro attacchi dei droni USA
Proteste contro attacchi dei droni USA
Proteste contro attacchi dei droni USA

I droni USA colpiscono indiscriminatamente qualsiasi assembramento di persone, come ad esempio feste di matrimonio o gruppi di bambini che giocano all’aperto. Come sostenuto anche da varie organizzazioni internazionali , queste azioni sono considerate veri e propri crimini di guerra la cui responsabilità ricade sulle autorità statunitensi ed in paticolare sul Presidente Obama (premio Nobel per la Pace) che ha autorizzato queste operazioni omicide.
Le operazioni dei droni USA vengono realizzate non solo in Pakistan ma anche in altri paesi come la Somalia, il Sudan, lo Yemen, la Siria, l’Iraq ed altri. Alcune di queste operazioni vengono dirette e partono da basi americane in Sicilia (Sigonella).
Fonte: Al Mayadeen
Traduzione esintesi: Luciano Lago

Fonte: controinformazione.info

John Kerry conferma la richiesta di bombardare il Governo siriano



Il segretario  di Stato USA  ha qualificato come “importante”  la lettera con cui 50 funzionari di alto livello del Pentagono hanno richiesto di rovesciare militarmente il presidente Basharal-Assad.
Traduzione e sintesi: Luciano Lago - controinformazione.info

Il Governo degli   Stati Uniti ha confermato questo Venerdì l’esistenza di una lettera, firmata da 50 diplomatici che lavorano per il Dipartimento di Stato USA, con cui  viene richiesto di  effettuare bombardamenti sul governo legittimo del presidente della Siria Bashar al-Assad. I funzionari diplomatici che, secondo RT, sono  i responsabili della politica estera di Washington, hanno spiegato nel memorandum interno che un cambio di Governo in Siria per via militare sarebbe l’unico modo (secondo loro) di  sgominare il gruppo terrorista autoproclamato dello Stato Islamico o Daesh.
L’esistenza del documento è stata confermata dall’agenzia di notizie A.P. ed ha segnalato che coloro che hanno  sottoscritto il documento  sono funzionari  che occupano incarichi fra il medio e l’alto livello del Dipartimento di Stato USA.
“Il ragionamento morale  per implementare misure che terminano con la morte e la soffernza della Siria dopo 5 anni di una guerra brutale è evidente ed inquestionabile”,  ha sostenuto il giornale newyorchese, citando il documento del Dipartimento di Stato. “La situazione in Siria continuerà a presentare tratti umanitari e diplomatici  e di terrorismo non soltanto gravi ma disastrosi “.
John Kerry contro al Assad
John Kerry contro al Assad

Gli Stati Uniti e la loro politica di ingerenza globale
Nel documento si esprime presumibilmente la frustrazione e l’impotenza per intervenire in una guerra civile (?) – che Washington stesso è stato accusato di aver provocato e finanziato – in Siria che ha provocato circa mezzo milione di morti e una crisi mondiale  di rifugiati,  secondo vari media statunitensi.
Di recente un funzionario molto vicino al Presidente Bashar al-Assad ha detto che, se gli Stati Uniti ed i loro alleati fossero stati  realmente impegnati a combattere contro il terrorismo, Palmira (la città romana nel deserto siriano) non sarebbe mai caduta nelle mani del Daesh.
Sia il “New York Times” sia il “The Wall Street Journal” hanno entrambi citato il documento affermando che erano stati  loro ad ottenere copia di tale  documento.
Secondo il NYT nel documento si accenna al fatto che la politica degli USA  sarebbe stata sopraffatta dalla violenza persistente in Siria.
Gli USA trasformano i paesi arabi in focolai di terrorismo
Il presidente Barack Obama ha richiesto apertamente ed in varie occasioni un cambio del Governo in Siria.
Rispetto al documento, Kerry in un  primo momento ha dichiarato di non saperne niente e successivamente lo ha confermato e lo ha descritto come “un documento importante”ed “io rispetto molto questo processo.  Quando ritornerò a Washington coglierò l’opportunità per riunirmi con della gente”, ha dichiarato alla  Reuters in Danimarca dove si trovava.
La Russia avvisa gli USA sulle conseguenze di un  loro intervento diretto contro il Governo di Damasco
A seguito del documento presentato dai 50 funzionari del Pentagono, la Russia questo Venerdì ha avvisato sulle conseguenze che deriverebbero di un eventuale bombardamento USA contro il Governo di Damasco, visto che questa azione, a  giudizio di Mosca, potrebbe far scivolare tutta la regione nel caos.
Questa è stata la reazione del portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, dopo l’avvenuta ufficializzazione del documento in cui, da parte dei funzionari del Pentagono, si richiede di bombardare le posizioni delle forze siriane per anticipare l’uscita del capo di Stato siriano Bashar al-Assad.
“La liquidazione di uno o di un altro regime non è azione che possa contribuire alla efficacia della lotta contro il terrorismo”, ha sottolineato Peskov, dopo aver sottolineato che la Russia non prenderà sul serio le richieste di rovesciare il governo di un altro paese in quanto non conforme agli interessi USA nella regione.
Si è registrata anche la reazione della portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zarajova, la quale ha sottolineato l’opposizione russa ad una soluzione militare in Siria.
La stessa Zarajova ha sottolineato come le azioni della coalizione diretta dagli USA in Siria contro il terrorismo sono apparse inefficaci e non avevano arrestato l’espansione dello Stato Islamico, al contrario dell’intervento russo nel paese arabo che ha di fatto sbaragliato e messo in rotta le forze dell’ISIS e degli altri gruppi terroristi.
Fonti:    Telesur   HispanTv
Traduzione e sintesi: Luciano Lago


giovedì 9 giugno 2016

La storia del capo Sioux "cavallo pazzo" ucciso vigliaccamente



Hoka hey, oggi è un buon giorno per morire!

Sono finiti i tempi del cerbiatto e del bisonte.E’ finito anche il tempo dell’onore. La Nazione muore, ed io con lei. Le mie verdi praterie non vedrò più, il cielo terso e le grandi montagne all’orizzonte, dove sono? L’acqua fresca del fiume che scorre sulla pelle mai più io sentirò. Il galoppo dei cavalli, il muggire del bisonte, l’odore del sangue bevuto dal suo collo, il profumo e il caldo della donna nella tenda, l’odore delle pelli stese al sole spariranno per sempre dietro quelle mura.
Grande Spirito dove sei? Sei morto anche tu con gli ultimi  bisonti? Ascolta il dolore del del tuo Popolo.
Io Cavallo pazzo condottiero dei Sioux  Oglala, sono qui incatenato su di un carro, cammino scortato da quattro giacche azzurre verso la prigione. Guardato con disprezzo e con paura. Hanno paura i bianchi, hanno paura persino di guardarmi gli occhi, anche adesso che sono incatenato. Ma che nemico è? Sussultano spaventati ad ogni mia mossa.
Mi sembra ancora ieri, quando sulle Colline Nere, sulle sponde del Little bigHorn, cavalcavo alla testa dei guerrieri. Quel giorno il Grande Spirito era con noi. Capelli Gialli perse il senno e venne a sfidarci sino al villaggio e a morire.
Il sudore dei cavalli, le grida di morte, finalmente li circondammo, gli stolti si erano divisi, e con un grande assalto, fui io che strappai il cuore all’ultimo soldato, Le urla di vittoria riecheggiarono a lungo in tutta la valle, sino al villaggio. Tutti gli scalpi furono stesi ad essiccare. I nostri vecchi a lungo hanno celebrato cantando la vittoria. Tutti li uccidemmo, non si arresero, anche il guerriero bianco quando vuole, sa morire con onore, o forse è  solo la morte che ci rende onore e ci fa diventare tutti uguali.
Ma il tempo passa in fretta, e l’uomo bianco dalle locuste ha preso anche il numero e se ne uccidi cento, ritorneranno in mille. Ci hanno inseguito sempre, per un intero anno. Ho visto morire  di stenti  le nostre donne  i vecchi e i bambini.
Che triste questo giorno, seduto su di un carro, incatenato come una bestia. L’uomo bianco la chiama civiltà, ma non conosce onore. Inganno è il suo vero nome e una pietra gialla ha messo al posto del suo cuore. Ci ha ucciso mille volte spezzando il nostro orgoglio con la forza del cannone e con l’inganno del serpente. Le locusta è madre della sua razza.
Ma profetizzo, chi con la terra mercanteggia no, non andrà lontano, ma a me, Cavallo Pazzo, capo dei Sioux non resta che una scelta : Hoka hey, Oggi è un buon giorno per morire!
Cavallo Pazzo morì  poco prima della mezzanotte del 5 settembre 1877, ferito a morte con una baionetta, alla presumibile età di trentasette anni.

Fonte: ercole57.wordpress.com

martedì 7 giugno 2016

Un senatore americano (legalmente) in Siria



Il senatore della Virginia Richard Black è fin dall’inizio della crisi siriana uno dei pochissimi politici americani a parlare in difesa della Siria e del suo popolo contro l’aggressione che questa nazione del Medio Oriente sta subendo da quasi sei anni.
Pochi giorni fa ci ha concesso una video intervista di cui qui riportiamo una sintesi.
Il senatore Black ha raggiunto la Siria attraverso il Libano in un suo recente viaggio ed ha incontrato personalità politiche e militari di entrambi i Paesi nel corso di una serie di incontri informali ma non per questo meno importanti. E’ opinione del senatore che sia tempo che il popolo americano sappia che sono stati gli Stati Uniti ad aver iniziato questa guerra di cui in Occidente si conosce solo la versione ufficiale. Non si è trattato di una insurrezione spontanea come i grandi media cercano di farci credere ma di una operazione segreta e codarda lanciata dal governo Americano per sovvertirne un altro, quello siriano, che non era nemico degli Stati Uniti.
E’ rischioso affermare questa ed altre verità connesse, come testimoniano gli strani ma mortali incidenti capitati in Turchia ad alcuni giornalisti coraggiosi o l’incarcerazione di altri più fortunati, ma è una cosa che deve essere fatta.
Riguardo Palmira, che Black ha visitato accompagnato dai militari siriani,  il senatore è stato chiaro: la cosiddetta “coalizione” occidentale non ha fatto nulla per impedire la presa dell’antica città né ha fatto qualcosa dopo per liberarla o difenderla. Così, uno dei più grandi tesori della civiltà umana ha rischiato di essere cancellato via dalla follia distruttiva delle milizie islamiste. Parole molto dure sono state dette dal senatore nei riguardi della Turchia, definita una vera e propria cleptocrazia [presente nel video al min. 5:30] essendo la Turchia ed il governo del dittatore Erdogan[presente nel video al min. 5:50] coinvolti non solo nella guerra ma anche nel furto continuo del petrolio siriano, dei tesori archeologici della Siria e nel traffico di organi umani.
Parole commoventi sono invece state riservate per il soldato russo Alexander Prokhorenko che si è sacrificato durante un’azione militare e per Khaleed al-Asaad, il vecchio archeologo di Palmira che è stato decapitato dagli islamisti dopo un mese di prigionia. E’ stato un grande onore per Richard Black poter stringere la mano al figlio di quest’uomo.
Tra le personalità incontrate dal senatore Black nel corso del suo viaggio, ci sono il generale libanese Aoun, futuro presidente del Libano, ma soprattutto il presidente Assad e sua moglie Asma: una donna incantevole ed amabile, a tratti perfino timida.  L’impressione che Black si è fatto di entrambi è che siano più vicini all’Occidente di quanto si pensi, in totale contrasto con altre coppie presidenziali di quell’area. E’ facile demonizzare qualcuno prima di conoscerlo, difficile dopo averne fatto la conoscenza.
L’intervento russo ha cambiato le carte in tavola, riconosce Black, e lo ha fatto in meglio, per esempio distruggendo tutte le cisterne con le quali i miliziani trasportavano in Turchia il petrolio rubato ai siriani. Non esiste più l’Unione Sovietica con il suo comunismo e quindi l’atteggiamento Occidentale nei confronti della Russia deve cambiare: la NATO, che in origine è stata un’alleanza ammirevole, ora è diventata uno dei più grandi pericoli per la pace [presente nel video al min. 19:00]. La cosiddetta “coalizione”, continua Black, si coordina con l’Arabia Saudita che è uno dei più grandi sponsor sulla Terra del terrorismo internazionale e con la Turchia il cui presidente ha detto di volere il potere di Adolf Hitler [presente nel video al min. 19:35].
Il senatore Black non si capacita di tutto questo: ironicamente, la Russia è diventata il difensore della civiltà umana e dei valori Occidentali. Di più, Assad must not go dice il senatore perché altrimenti in Siria si scatenerà il caos, come in Libia. La Turchia è poi il principale ostacolo ad ogni processo di pace per questa crisi ed il principale sostenitore dei gruppi terroristi. Non ci sono, continua Black, “ribelli moderati”: sono tutti jihadisti viscidi e violenti.
Con le prossime elezioni presidenziali americane vi è la possibilità di un nuovo inizio per gli Stati Uniti e quindi la possibilità di correggere le scelte passate. Ma di certo non con Hillary Clinton alla presidenza: per il senatore Black, la signora Clinton è una dei leader più assetati di sangue che l’America abbia mai avuto [presente nel video al min. 32:30]. Richard Black ricorda il comportamento di Hillary Clinton all’aeroporto di Tripoli, poco dopo la morte di Gheddafi:  “We came, we saw, he died”  e poi è scoppiata a ridere come fosse una strega [presente nel video al min. 33:00].
Gheddafi è stato un problema per l’America, molti anni fa, ma negli ultimi tempi era un buon amico del governo statunitense. Abbatterlo è stato più che un errore e lo stesso sarebbe con il presidente siriano Assad.
La scelta politica obbligatoria per Richard Black sembra quindi essere Donald Trump nella cui agenda trova spazio la normalizzazione dei rapporti tra Occidente, Russia e  Medio Oriente.
L’ultima domanda non poteva che essere sulla Turchia ed il suo presidente, Recep Tayyip Erdoğan che secondo Black è uno degli uomini più pericolosi della Terra, l’uomo che vuole far risorgere l’impero Ottomano, da sempre nemico dell’Europa e della sua cultura.
Vogliamo concludere con una nota personale: l’intervista dura circa quaranta minuti. Non sono pochi e tuttavia pensiamo meriti di essere vista per intero. Riteniamo che essa non sia solo un insieme di suoni ed immagini ma un documento, storico benché recente, di chi poteva tacere di fronte ad una ingiustizia e non lo ha fatto, di chi poteva voltarsi dall’altra parte ed invece ha preferito guardare ed assumersi delle responsabilità.

Video su YouTube: https://youtu.be/wRRB5TKYZJA
Costantino Ceoldo – Pravda freelance


Eva Golinger denuncia in Russia le manovre golpiste degli USA



(Prensa Latina) L’investigatrice e giornalista Eva Golinger ha denunciato oggi, nel corso del Forum internazionale sul giornalismo, organizzato da Rossiya Segodnya, le manovre portate a compimento dagli Stati Uniti per sovvertire l’ordine istituzionale ed abbattere i governi progressisti in America Latina, con l’esempio del Brasile, Ecuador e Venezuela.

In qualità di conferenziera durante la sessione inaugurale del Forum, la Golinger ha esposto nei dettagli la tecnologia usata da Washington con l’appoggio della grande stampa statunitense e mezzi locali per abbattere in primo luogo lo scomparso presidente venezuelano, Hugo Chavez nel 2002.
La Golinger ha Indicato senza indugio i milioni di dollari stanziati dal governo nordamericano, attraverso l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (Usaid), al fine di finanziare le nuove tecnologie dell’informazione per le reti sociali (social media) ed esercitare la sua influenza direttamente sui gruppi giovanili, in questione.
Nel caso del Venezuela, secondo Golinger, gli USA hanno sborsato più di tre milioni di dollari per fomentare movimenti antigovernativi attraverso le reti sociali con fini di sobillazione, di destabilizzare la situazione sociale e di provocare un golpe .
L’esperta ha ricordato che questa stessa tecnologia era stata usata contro Chavez nel 2002, era stata messa alla prova contro il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, con un tentativo di golpe di Stato attraverso Twitter in tempo reale, ma non aveva funzionato grazie all’unità di tutti gli alleati nel continente che avevano vigilato per evitare questo complotto.
La Golinger ha detto con sicurezza che il giudizio politico intavolato contro la presidentessa del Brasile, Dilma Rousseff, è stato incoraggiato dall’estero con appoggio dei grandi media privati (come Rete Globo) che rappresentano gli interessi dell’oligarchia locale.
Gli Stati Uniti dedicano circa 50 milioni di dollari del budget per la guerra propagandistica, compreso l’aggressione contro la Russia, oltre ai programmi di sovversione interna che continuano vigenti come quelli diretti contro Cuba, ha affermato.
Ha sottolineato la Golinger il ruolo del canale multinazionale latinoamericano Telesur che si distingue in questi scenari di lotta per la verità e per un giornalismo obiettivo e di impegno in America Latina e nei Caraibi, così come 57 anni fa è stata concepita l’Agenzia Latinoamericana Prensa Latina, come mezzo alternativo di fronte al monopolio nordamericano utilizzato per le campagne di disinformazione.
L’esperta conviene , infine, nella necessità di difendere un giornalismo di qualità, tollerante e responsabile col riflesso della realtà.
Al rispetto è stato unanime tra i conferenzieri durante la prima giornata del Forum la necessità di un equilibrio tra la professionalità e la responsabilità etica dei giornalisti e comunicatori, soprattutto quando sono in gioco la vita ed il destino di popoli e di milioni di persone.
*Eva Golinger è un avvocato, giornalista di investigazione, statunitense ma nazionalizzata in Venezuela, risiede a New York. Si è dedicata all’nvestigazione sull’ingerenza degli USA in America Latina ed in particolare in America Latina, in Venezuela ed in Ecuador. Autrice  d ” El código Chávez” (2005) e ” Bush vs. Chávez: la guerra de Washington contra Venezuela”, i suoi libri sono stati tradotti  in  inglese, francése, tedesco e italiano.


Fonte: controinformazione.info

domenica 5 giugno 2016

Un boss disonesto: Obama, il peggior presidente della storia



Bush è stato orribile, come presidente. A quel tempo pensavo che fosse il peggiore presidente della storia americana. Ma poi è arrivato Obama e ha stabilito un sacco di record… Per esempio, l’amministrazione Obama: ha fatto perseguire legalmente più informatori (“whistleblower”, come Edward Snowden) di tutti gli altri presidenti messi assieme. Ha fatto condannare questi informatori a un numero di anni di galera 31 volte superiore a quello di tutti gli altri presidenti messi assieme. Ha perseguito meno reati finanziari di quanto abbiano fatto Reagan, Clinton, ed entrambi i presidenti Bush (per quanto pessima fosse l’amministrazione Bush, almeno ha fatto processare i vertici di Enron, Worldcom, e un po’ di altri truffatori tra i colletti bianchi; al contrario, Obama non ha fatto processare nemmeno uno degli alti dirigenti di Wall Street.) È il presidente meno trasparente di sempre. È più ostile alla stampa di qualsiasi altro presidente nella storia.
Obama rivendica il potere di sospendere le libertà degli americani in un modo in cui nessun altro presidente si era permesso… e in cui nemmeno Re Giorgio d’Inghilterra si era permesso. In effetti Obama ci ha fatto retrocedere, in termini di alcune libertà, ai Obamatempi dell’emanazione della Magna Carta, nel 1215 in Inghilterra. Ha reso l’America il paese in cui i cittadini sono i più spiati nellastoria dell’umanità. Si può ritenere che abbia centralizzato il potere in misura maggiore che qualsiasi altro presidente. Ha concesso la grazia ai condannati meno volte di qualsiasi altro presidente dopo Garfield, che però governò per soli 200 giorni prima di essere assassinato nel 1881. Potrebbe rivelarsi l’unico presidente della storia Usa durante il cui mandato non si è visto nemmeno un anno di crescita economica al 3% (in termini reali, cioè al netto dell’inflazione).
Oltre a questo, durante la presidenza Obama si è visto: il maggiore tasso di disuguaglianza rispetto a qualsiasi altra presidenza; la prima volta nella storiache l’America viene vista come il maggiore pericolo mondiale dai cittadini del resto del mondo; uno dei maggiori aumenti del debito pubblico (in termini netti) della storia americana; forse il governo più corrotto dell’intera storia statunitense. E, come ha notato il “New York Times” questa settimana, Obama come presidente è stato in guerra più a lungo di qualsiasi altro presidente nellastoria. Il peggior presidente di sempre!
(Zero Hedge, “Obama è il peggior presidente della storia americana”, post ripreso da “Voci dall’Estero” il 17 maggio 2016).

Fonte: libreidee.org

venerdì 3 giugno 2016

Acqua privatizzata? I cittadini battono la Nestlè in Oregon







In un paesino dell'Oregon la Nestlé voleva imbottigliare e commercializzare l'acqua di un fiume locale e prometteva di portare molti posti di lavoro e ricchezza. I cittadini di Cascade Locks però non se la sono bevuta e sono divenuti protagonisti di una vittoria storica contro la privatizzazione e vendita dell'acqua.

Davide contro Golia. A scanso di equivoci: il “gigante” sono i cittadini quando prendono coscienza del loro potere e si uniscono, non di certo le multinazionali e gli interessi di pochi, anzi pochissimi! Italia Che Cambia ne è più che cosciente ed ecco perché questa volta abbiamo deciso di fare uno strappo alla regola raccontandovi quanto succede fuori dal nostro “Bel paese”, poiché quanto è stato realizzato in Oregon pochi giorni fa, costituisce davvero un bel precedente per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche.

Succede il 17 maggio scorso a Cascade Locks in un paesino di un migliaio di persone a 70 km da Portland, capitale dell’Oregon, dove la nota multinazionale svizzera Nestlé, aveva in progetto di accaparrarsi 500 milioni di litri d’acqua all’anno dal fiume locale. La più grande multinazionale al mondo di cibi e bevande (proprietaria di ben 24 marche diverse di acque minerali, tra cui Acqua Panna, Vera, S. Pellegrino e Levissima, che ha già attirato numerose volte in passato l’attenzione delle Ong ed è stata oggetto di boicottaggio, tra le altre cose, per l’impiego di schiavitù e manodopera minorile e per aver venduto latte inquinato in Italia) prometteva di rifocillare le casse comunali della piccola cittadina e di offrire 50 nuovi posti di lavoro.



A Cascade Locks la Nestlé aveva in progetto di accaparrarsi 500 milioni di litri d’acqua all’anno dal fiume locale

Ma gli abitanti di Cascade Locks non se la sono bevuta e si sono uniti in comitati locali, hanno organizzato eventi per la sensibilizzazione dei concittadini, hanno creato un blog e tappezzato il paese di cartelli informativi, ma soprattutto hanno proposto il “provvedimento 14-55” contro la privatizzazione e vendita dell’acqua, che è stato approvato dalla stragrande maggioranza dei cittadini, ovvero dal 69% degli aventi diritto.

Come scrive Maria Rita D’Orsogna “è considerata una vittoria monumentale: numeri così alti raramente si vedono negli Usa, e soprattutto è un messaggio chiaro e forte: l’acqua è della gente e non della Nestlé. Cascade Locks è la prima cittadina, e Hood River County la prima contea americana, a vietare l’imbottigliamento di acqua locale a livello industriale. Daranno l’esempio e coraggio a molte altre città.”

In tutto il mondo è chiaro: i cittadini pretendono di vedere riconosciuto il diritto all’acqua pubblica, mentre dei governi sempre più sordi ai bisogni della popolazione, ma molto sensibili a quelli delle multinazionali, vorrebbero privatizzarla a tutti i costi. In molti casi si arriva addirittura al paradosso, come in quello dell’Italia, in cui 27 milioni di Italiani nel noto Referendum del 2011 si espressero contro la privatizzazione dell’acqua.




In quel caso gli Italiani parlarono forte e chiaro. Ciononostante il Governo ha recentementedeciso arbitrariamente che la gestione pubblica dell’acqua non è obbligatoria. Come a ricordarci che il gigante non si deve mai assopire.

Lo sanno bene i cittadini di Arezzo che in migliaia stanno portando avanti una campagna giustamente definita di “obbedienza civile” in cui si impegnano a detrarre dalla bolletta dell’acqua le cosiddette spese di “profitto” per rispettare il volere popolare di almeno uno dei famosi quesiti del referendum.

Sembra proprio che Golia debba stare sempre allerta: la lotta deve andare avanti, almeno finché l’acqua non verrà davvero riconosciuta a tutti gli effetti come bene pubblico.


Per saperne di più:

Leggete il risultato del nostro tavolo di lavoro “visione 2040 agricoltura e acqua 

Per un’approfondimento esaustivo sulla questione dei beni comuni si legga invece il saggio a cura di Paolo Cacciari, “La società dei beni comuni – una rassegna” 


Per approfondire la posizione della Nestlé riguardo l’acqua invece, leggete l’articolo di Andrea Degl’ Innocentisu una storica ed eloquente intervista rilasciata dal presidente della Nestlé, in cui dice chiaramente di essere convinto del fatto che l’acqua non sia un diritto, bensì una merce.

Fonte: italiachecambia.org



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