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venerdì 18 novembre 2016

L’Isis proibisce ai suoi terroristi di attaccare aerei della Coalizione Usa





MOSUL – Nella città irachena di Bakhdida, Ninive, liberata dai terroristi, è stato trovato un documento che conferma il divieto del Daesh di attaccare qualsiasi tipo di aerei della Coalizione Usa nei cieli di Mosul e dei suoi sobborghi.
Il documento è stato scoperto dai soldati delle Unità di protezione della pianura di Ninive. Nel centro di una città a sud-est di Mosul, vicino al cosidetto “centro di arruolamento”, è stato trovato su una bacheca questo decreto per tutti i militanti del Daesh:
“E’ categoricamente proibito di abbattere con ogni tipo di arma qualsiasi aereo in volo, a prescindere dall’altezza del volo, anche se un aereo atterra sui tetti di case”. Il documento è sottoscritto da uno dei capi locali del Daesh, battezzato Abu Muawia. I centri di arruolamento erano stati organizzati dai terroristi per addestrare i futuri terroristi.
“Va messo in rilievo che la competenza di effettuare raid aerei contro il Daesh a Ninive appartiene [rigorosamente] alla Coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, che è stata più volte accusata di attacchi aerei contro le “Milizie popolari” e l’esercito iracheno, nonché di aver fornito aiuti umanitari puntualmente finiti nelle mani dei terroristi”.

Documento dell'ISIS
Documento dell’ISIS

Iran: reagiremo con forza ai piani per dividere l’Iraq
TEHERAN – L’Iran reagirà “con forza” a qualsiasi piano che mira a dividere l’Iraq, Paese vicino e confinante con la Repubblica Islamica, dove sciiti, sunniti e curdi hanno sempre convissuto in pace per secoli.
Così Ali Akbar Velayati, ex ministro degli Esteri iraniano, oggi a capo del Centro di Ricerche strategiche dell’ente che individua gli interessi strategici del paese, come riporta l’agenzia di stampa ufficiale “Irna”.
Commentando le dichiarazioni del comando Usa in Iraq sulla possibile divisione del Paese arabo in tre parti, come scrive Irna, Velayati ha detto che il suo Paese “contrasta nelle parole e nei fatti lo smembramento degli Stati della regione da parte di potenze straniere”, aggiungendo che “sciiti, sunniti e curdi hanno vissuto insieme fianco a fianco per secoli in Iraq” e affronterà con forza a qualsiasi genere di queste misure che causano danni alla regione”.

Iraq mappa divisione
Iraq mappa divisione

Per l’ex capo della diplomazia di Teheran, “se non ci fosse stato l’aiuto dell’Iran le probabilità che Baghdad venisse conquistata dall’Isis sarebbero stata molto alta”.
Fonte: Pars Today
Nota: Da svariato  tempo, noi ed altri analisti, avvisavamo che   le azioni degli USA e della loro coalizione in Iraq erano dirette al principale obiettivo di fare leva sulle divisioni confessionali ed etniche del paese arabo per arrivare ad uno smembramento dell’Iraq  e creare delle enclave (sunnita, sciita, curda, ecc..) autonome. In particolare Washington mirava a ridimensionare il potere della maggioranza della popolazione sciita e metterla in contrasto con la parte sunnita e quella curda del paese in modo da evitare che il paese subisca l’influenza  dell’Iran, considerato il vero nemico ed antagonista dell’egemonia di USA e di Israele nella regione. La creazione dell’ISIS è stata funzionale per il piano USA ed ha consentito l’intervento della coalizione diretta da Washington  ed ha dato il pretesto per potere proporre e spingere le varie fazioni verso una secessione separatista. Questo spiega gli aiuti militari forniti all’ISIS e la passività della coalizione che ha ritardato l’intervento e lasciato correre il traffico di armi e petrolio attraverso la Turchia.

Fonte: controinformazione.info


lunedì 11 luglio 2016

Il vice di Tony Blair: "La guerra in Iraq era illegale e deve chiedere scusa"



Il veterano del partito laburista britannico, John Leslie Prescott, ha ricevuto "con grande tristezza e indignazione", il rapporto Chilcot sull'invasione britannica dell'Iraq del 2003.


John Prescott, Vice Primo Ministro del Regno Unito e vice presidente del partito laburista durante il mandato di Tony Blair, ha definito "illegale" la guerra in Iraq iniziata nel 2003 con il suo allora capo dell'alleanza George W. Bush. Prescott ha rilasciato questa dichiarazione al quotidiano 'Sunday Mirror' dopo essere venuto a conoscenza in dettaglio del rapporto Chilcot.

"Nel 2004, il segretario generale Kofi Annan ha detto che posto che il cambio di regime è stato l'obiettivo primario della guerra in Iraq, questa fu illegale, ha ricordato. Con grande tristezza e indignazione, penso che ora aveva ragione" .
Prescott ha anche aggiunto che dopo il primo tentativo fallito di rovesciare Saddam Hussein dopo l'invasione del Kuwait, i leader degli Stati Uniti pensavano tutto il tempo a riprendere la questione. "John, questo è un lavoro incompiuto", disse a Prescott un senatore durante i colloqui sulla politica di Londra e Washington in Medio Oriente.

Prescott si è detto soddisfatto per il fatto che l'attuale leader del partito laburista, Jeremy Corbyn, ha offerto le scuse a nome del partito ai parenti di coloro che sono morti e sono stati feriti nella guerra in Iraq.


domenica 10 luglio 2016

Dopo l'invasione dell'Iraq, "il mondo è migliore", si difende Blair, nonostante migliaia di morti



Anche dopo la pubblicazione del rapporto Chilcot sulla decisione dell'ex Primo Ministro britannico di impegnare militarmente il suo paese in Iraq negli anni 2003-2009, decisione "evitabile" secondo il rapporto, Tony Blair continua a sostenere di aver preso una buona decisione.

 
"Abbiamo preso la decisione giusta. Il mondo è migliore e più sicuro senza Saddam Hussein ", ha detto il primo ministro britannico, Tony Blair, nel corso di una conferenza stampa tenuta dopo la pubblicazione del Rapporto Chilcot, la cui elaborazione ha richiesto più di sette anni . 
 
"Se il dittatore iracheno Saddam Hussein fosse rimasto al potere nel 2003, avrebbe continuato a rappresentare una minaccia per la pace nel mondo", ha aggiunto, respingendo l'accusa che l'intervento in Iraq ha aumentato la minaccia terrorista.

Anche se i 12 volumi del rapporto condannano la decisione di invadere l
Iraq militarmente, Tony Blair continua a giustificare la guerra in Iraq che ha ucciso decine di migliaia di iracheni e 179 soldati britannici.
 
"E 'stata la decisione più difficile che abbia mai preso [....] E l'ho presa in buona fede pensando al migliore interesse del Paese. Me ne assumo la piena responsabilità. Ho più dolore, rimorso e rimpianto di quanto possiate sapere o immaginare" 
 
"Accetto il fatto che specialmente con il senno di poi avremmo dovuto affrontare la situazione in modo diverso" ha detto l'ex leader laburista. Ma ha aggiunto: "non ci sono state menzogne, il parlamento e il governo non sono stati fuorviati, non c'è stato un impegno segreto per la guerra. L'intelligence non è stata falsificata e la decisione è stata presa in buona fede". 



martedì 7 giugno 2016

Si rifiutano di fare sesso con i jihadisti, 19 yazide bruciate vive a Mosul



Bruciate vive per non essersi concesse ai jihadisti. E’ questa l’atroce ‘punizione’ inflitta dallo Stato islamico (Is) a 19 ragazze yazide per essersi rifiutate di avere rapporti sessuali con i miliziani nella provincia irachena di Mosul, che quasi due anni fa è stata occupata dall’Is.
Le vittime, che erano state rapite per essere usate come schiave sessuali dai jihadisti, sarebbero state rinchiuse in gabbie di ferro e bruciate nel centro di Mosul di fronte a centinaia di persone. “Sono state punite per essersi rifiutate di fare sesso con i militanti”, ha detto al sito di notizie siriano ‘Aranews’ l’attivista locale Abdullah al-Malla. “Le 19 ragazze sono state arse vive, mentre centinaia di persone guardavano. Nessuno ha potuto fare nulla per salvarle”, ha dichiarato ad ‘Aranews’ un altro testimone a Mosul.
Nell’agosto 2014 l’Is ha preso il controllo della regione di Sinjar, nel nord dell’Iraq, abitata prevalentemente da yazidi, causando un esodo di massa di circa 400mila persone verso Duhok ed Erbil, nel Kurdistan iracheno. Decine di migliaia di yazidi sono però rimasti intrappolati sul Monte Sinjar, dove si è assistito a esecuzioni di massa, rapimenti e stupri. Più di tremila ragazze yazide sono state sequestrate e fatte schiave. adnkronos

Un senatore americano (legalmente) in Siria



Il senatore della Virginia Richard Black è fin dall’inizio della crisi siriana uno dei pochissimi politici americani a parlare in difesa della Siria e del suo popolo contro l’aggressione che questa nazione del Medio Oriente sta subendo da quasi sei anni.
Pochi giorni fa ci ha concesso una video intervista di cui qui riportiamo una sintesi.
Il senatore Black ha raggiunto la Siria attraverso il Libano in un suo recente viaggio ed ha incontrato personalità politiche e militari di entrambi i Paesi nel corso di una serie di incontri informali ma non per questo meno importanti. E’ opinione del senatore che sia tempo che il popolo americano sappia che sono stati gli Stati Uniti ad aver iniziato questa guerra di cui in Occidente si conosce solo la versione ufficiale. Non si è trattato di una insurrezione spontanea come i grandi media cercano di farci credere ma di una operazione segreta e codarda lanciata dal governo Americano per sovvertirne un altro, quello siriano, che non era nemico degli Stati Uniti.
E’ rischioso affermare questa ed altre verità connesse, come testimoniano gli strani ma mortali incidenti capitati in Turchia ad alcuni giornalisti coraggiosi o l’incarcerazione di altri più fortunati, ma è una cosa che deve essere fatta.
Riguardo Palmira, che Black ha visitato accompagnato dai militari siriani,  il senatore è stato chiaro: la cosiddetta “coalizione” occidentale non ha fatto nulla per impedire la presa dell’antica città né ha fatto qualcosa dopo per liberarla o difenderla. Così, uno dei più grandi tesori della civiltà umana ha rischiato di essere cancellato via dalla follia distruttiva delle milizie islamiste. Parole molto dure sono state dette dal senatore nei riguardi della Turchia, definita una vera e propria cleptocrazia [presente nel video al min. 5:30] essendo la Turchia ed il governo del dittatore Erdogan[presente nel video al min. 5:50] coinvolti non solo nella guerra ma anche nel furto continuo del petrolio siriano, dei tesori archeologici della Siria e nel traffico di organi umani.
Parole commoventi sono invece state riservate per il soldato russo Alexander Prokhorenko che si è sacrificato durante un’azione militare e per Khaleed al-Asaad, il vecchio archeologo di Palmira che è stato decapitato dagli islamisti dopo un mese di prigionia. E’ stato un grande onore per Richard Black poter stringere la mano al figlio di quest’uomo.
Tra le personalità incontrate dal senatore Black nel corso del suo viaggio, ci sono il generale libanese Aoun, futuro presidente del Libano, ma soprattutto il presidente Assad e sua moglie Asma: una donna incantevole ed amabile, a tratti perfino timida.  L’impressione che Black si è fatto di entrambi è che siano più vicini all’Occidente di quanto si pensi, in totale contrasto con altre coppie presidenziali di quell’area. E’ facile demonizzare qualcuno prima di conoscerlo, difficile dopo averne fatto la conoscenza.
L’intervento russo ha cambiato le carte in tavola, riconosce Black, e lo ha fatto in meglio, per esempio distruggendo tutte le cisterne con le quali i miliziani trasportavano in Turchia il petrolio rubato ai siriani. Non esiste più l’Unione Sovietica con il suo comunismo e quindi l’atteggiamento Occidentale nei confronti della Russia deve cambiare: la NATO, che in origine è stata un’alleanza ammirevole, ora è diventata uno dei più grandi pericoli per la pace [presente nel video al min. 19:00]. La cosiddetta “coalizione”, continua Black, si coordina con l’Arabia Saudita che è uno dei più grandi sponsor sulla Terra del terrorismo internazionale e con la Turchia il cui presidente ha detto di volere il potere di Adolf Hitler [presente nel video al min. 19:35].
Il senatore Black non si capacita di tutto questo: ironicamente, la Russia è diventata il difensore della civiltà umana e dei valori Occidentali. Di più, Assad must not go dice il senatore perché altrimenti in Siria si scatenerà il caos, come in Libia. La Turchia è poi il principale ostacolo ad ogni processo di pace per questa crisi ed il principale sostenitore dei gruppi terroristi. Non ci sono, continua Black, “ribelli moderati”: sono tutti jihadisti viscidi e violenti.
Con le prossime elezioni presidenziali americane vi è la possibilità di un nuovo inizio per gli Stati Uniti e quindi la possibilità di correggere le scelte passate. Ma di certo non con Hillary Clinton alla presidenza: per il senatore Black, la signora Clinton è una dei leader più assetati di sangue che l’America abbia mai avuto [presente nel video al min. 32:30]. Richard Black ricorda il comportamento di Hillary Clinton all’aeroporto di Tripoli, poco dopo la morte di Gheddafi:  “We came, we saw, he died”  e poi è scoppiata a ridere come fosse una strega [presente nel video al min. 33:00].
Gheddafi è stato un problema per l’America, molti anni fa, ma negli ultimi tempi era un buon amico del governo statunitense. Abbatterlo è stato più che un errore e lo stesso sarebbe con il presidente siriano Assad.
La scelta politica obbligatoria per Richard Black sembra quindi essere Donald Trump nella cui agenda trova spazio la normalizzazione dei rapporti tra Occidente, Russia e  Medio Oriente.
L’ultima domanda non poteva che essere sulla Turchia ed il suo presidente, Recep Tayyip Erdoğan che secondo Black è uno degli uomini più pericolosi della Terra, l’uomo che vuole far risorgere l’impero Ottomano, da sempre nemico dell’Europa e della sua cultura.
Vogliamo concludere con una nota personale: l’intervista dura circa quaranta minuti. Non sono pochi e tuttavia pensiamo meriti di essere vista per intero. Riteniamo che essa non sia solo un insieme di suoni ed immagini ma un documento, storico benché recente, di chi poteva tacere di fronte ad una ingiustizia e non lo ha fatto, di chi poteva voltarsi dall’altra parte ed invece ha preferito guardare ed assumersi delle responsabilità.

Video su YouTube: https://youtu.be/wRRB5TKYZJA
Costantino Ceoldo – Pravda freelance


mercoledì 4 maggio 2016

Armi biologiche? Sotto il controllo di nessuno

L’impiego di armi chimiche da parte del Daesh dimostra la disponibilità di un arsenale in mano ai terroristi. Si tratta di un pericolo limitato alle regioni sotto controllo del Daesh o rappresenta una minaccia globale?

Le notizie riguardanti attacchi chimici a firma dei tagliagole non possono che incutere terrore fra l'opinione pubblica e assumere toni eclatanti nei media, ma quanto è probabile un attacco terroristico di tipo chimico in Europa? Secondo il professore Trifirò non si tratterebbe di un pericolo globale, bensì limitato a determinate regioni in mano ai terroristi.
"Le armi chimiche sono sotto controllo dell'OPAC, mentre le armi biologiche non sono sotto il controllo di nessuno, come quelle nucleari. Lì ci vedo un grande pericolo",
sottolinea in un'intervista rilasciata a Sputnik Italia il chimico Ferruccio Trifirò, professore emerito all'Università di Bologna, unico esperto italiano nel Comitato scientifico dell'Organizzazione per la proibizione di armi chimiche, l'OPAC.
— Professore Trifirò, le armi chimiche a suo avviso oggi sono una vera minaccia per il mondo?
— No, non credo che siano una minaccia. Innanzitutto la gran parte delle armi chimiche, un 90%, è già stato distrutto. Per i terroristi fare armi chimiche non è così facile, quindi non la vedo come una grande minaccia in questo momento. Le industrie chimiche devono essere sotto controllo come lo sono oggi.
— I terroristi del Daesh però sono in possesso di armi chimiche. C'è chi non esclude il rischio di attacchi chimici anche in Europa. Secondo lei non è un rischio reale?

venerdì 29 aprile 2016

Le armi chimiche dell'ISIS minacciano l’Europa?

I terroristi del Daesh potrebbero colpire l’Europa con le armi chimiche. Stando alle fonti dell’intelligence marocchina, si tratterebbe di una minaccia sempre più concreta.


Il 29 aprile 1997 veniva fondata l'OPAC, l'organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, che per il suo grande contributo nella distruzione di tali armi, è stata insignita nel 2003 del Nobel per la pace.
"Distruggere le armi chimiche non vuol dire eliminare tutto ciò che può diventarlo", sottolinea l'esperta Maria Rita Gismondo e "il pericolo di utilizzo di sostanze biologiche o chimiche esiste comunque e dovunque".
Come dimostra un recente attacco ai Peshmerga curdi nel nord dell'Iraq, il Daesh è in possesso di armi chimiche e secondo diversi analisti non è da escludere il rischio di un attacco biologico anche in Europa. Dopo l'allarme lanciato dagli 007 marocchini, l'accoppiata Daesh e armi chimiche rappresenta un pericolo importante a livello mondiale. Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Maria Rita Gismondo, direttrice del laboratorio di Microbiologica clinica, Virologia e bio-emergenza dell'Ospedale Sacco di Milano.

— L'OPAC è stata fondata il 29 aprile del 1997. Oggi come oggi le armi chimiche sono una minaccia per il mondo?
— Nel mondo sarà sempre possibile usare armi chimiche ed armi biologiche. Non è possibile eliminare ogni sostanza chimica o ogni microbo. Tutto dipende dalle intenzioni. Distruggere le "armi" chimiche non vuol dire eliminare tutto ciò che può diventarlo. Le stesse sostanze che si utilizzano a fini pacifici, industriali, possono essere utilizzate come armi chimiche. La ricerca, quasi per intero, può essere usata per il benessere, ma anche per la distruzione.

mercoledì 6 aprile 2016

Il re della Giordania Abdullah II accusa la Turchia di sostenere l'Isis: “Esporta terroristi in Europa”

Di Salvatore Santoru
La Turchia è stata più volte accusata di esercitare un ruolo "doppiogiochista" nella lotta contro l'Isis e ciò è stato sostenuto specialmente da parte dei guerriglieri curdi e della Russia, notoriamente aventi pessimi rapporti con Ankara.
Recentemente, alle ipotesi avanzate da curdi e russi si sono aggiunte quelle avanzate dal re della Giordania Abd Allah II.
  Secondo quanto è stato riportato da Middle East Eye(1), in un meeting segreto tra il re giordano e i membri del Congresso Usa dell’11 gennaio il re giordano avrebbe dichiarato che la Turchia starebbe dietro l'avanzata dell'islamismo radicale in Medio Oriente e la proliferazione del terrorismo islamista in Europa.
Come riportato in un articolo su "Wall Street Italia"(2), re Abdullah ha dichiarato che :

giovedì 31 marzo 2016

Perchè sono rimasti muti Obama e Cameron dopo la peggiore sconfitta del Daesh (Isis) a Palmira?


Perchè sono rimasti muti Obama e Cameron dopo la peggiore sconfitta subita dallo Stato Islamico a Palmira? Se lo chiedono “The Independent” e molti cittadini britannici.

Con l'appoggio dell'aviazione russa, l'Esercito siriano è riuscito a riprendere il controllo della città di Palmira,una dura sconfitta per lo Stato Islamico (ISIS) su cui non si sono pronunciati i leaders degli Stati Uniti e del Regno Unito, lo scrive "The Independent".
"Lo Stato Islamico ha appena subito la sua peggiore sconfitta in più di due anni, tuttavia ne il presidente degli USA Obama, nè il primo ministro del Regno Unito Davis Cameron, hanno detto una sola parola su questo avvenimento", scrive Robert Fisk, corrispondente del giornale britannico "The Independent".
Palmira
Il personale tecnico nella base aerea Hmeimim in Siria dove si trovano gli aerei russi.
© SPUTNIK. ESCLUSIVA, DMITRIY VINOGRADOV
Meno di una settimana dopo che le "anime perse" del "Califfato islamico" avevano distrutto le vite di più di 33 innocenti a Bruxelles, dovremmo tutti applaudire il rovescio più schiacciante subito dall'ISIS nella sua Storia, la perdita dell'antica città storica romanica di Palmira, dichiarata patrimonio culturale dell'Umanità dall'Unesco. Tuttavia, non appena i maestri neri delle esecuzioni capitali sono fuggiti da Palmira, Cameron e Obama "sono rimasti tanto muti come la tomba a cui l'ISIS ha inviato tante delle sue vittime", scrive Fisk.
Colui il quale ha dato l'ordine di ammainare la nostra bandiera nazionale in onore del re dell'Arabia Saudita (sto parlando di Cameron naturalmente) non ha pronunciato una sola parola.
Sono stati l'Esercito siriano, Hezbollah e gli iraniani , appoggiati dai bombardamenti russi, quelli "che hanno buttato fuori gli assassini dell'ISIS da Palmira", mentre gli USA affermano di aver lanciato soltanto due attacchi aerei contro l'ISIS nelle vicinanze di Palmira, nei giorni precedenti alla sua riconquista. Secondo il giornalista inglese, questo atteggiamento " fa capire tutto quello che occorreva sapere circa la guerra contro il terrore degli USA: hanno voluto distruggere l'ISIS ma neppure tanto".
Come era solito dire il mio defunto vecchio collega nel Sundaty Express, John Gordon, fatti sentire un poco, no? Qui ci sta l'Esercito siriano, appoggiato naturalmente da Vladimir Putin e dai russi, che sono riusciti ad annientare e gettare fuori dall'antica città i sinistri pagliacci dell'ISIS e noi britannici non ci azzardiamo a pronunciare una sola parola per dire che è stata una cosa ben fatta.
Quando Palmira era caduta nelle mani dell'ISIS, l'anno scorso, avevamo predetto la prossima caduta di Al- Assad.
L'esercito siriano riconquista Palmira
© SPUTNIK. VITALY PODVITSKY
L'esercito siriano riconquista Palmira
Abbiamo ignorato e siamo rimasti in silenzio di fronte alla insistente domanda dell'Esercito siriano: perchè, se gli americani odiano tanto l'ISIS, non hanno bombardato i convogli dei terroristi, che avevano visto avanzare nel deserto, quando questi hanno rotto le linee dell'Esercito siriano? Perchè loro non attaccano l'ISIS?Questa domanda me la aveva fatta un generale dell'Esercito siriano dopo che i suoi soldati erano stati sconfitti e suo figlio era morto difendendo Homs. I suoi uomini erano stati catturati ed erano stati uccisi con la testa mozzata in mezzo alle rovine di Palmira.
Noi allora siamo rimasti in silenzio.
© AP PHOTO/ JACQUES BRINON
Ho scritto molte volte che l'Esercito siriano sarà quello che deciderà il futuro della Siria. Se riuscirà a conquistare anche Raqqa y Deir el-Zour, dove il Fronte Al Nusra (sostenuto dai sauditi) ha distrutto la Chiesa del genocidio armeno del 1915 ed ha gettato le ossa dei morti del genocidio dei cristiani per le strade, prometto che staremmo zitti un'altra volta.
La parte storica di Palmira liberata dai terorristi
© SPUTNIK. MIKHAIL VOSKRESENSKIY
Si presuppone che noi dovremmo distruggere l'ISIS? Dimenticalo. Questo è un lavoro di Putin e di Assad.
La gente deve solo pregare per la pace. Non è forse così?
E Ginevra dove si trova esattamente?..
Nota: Tanto meno si è sentita una parola in proposito, per rallegrarsi della  riconquista di Palmira, da parte del premier italiano Matteo Renzi e neppure dal suo ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, lo stesso che, "preoccupato" per l'intervento russo in Siria, quando questo iniziò in Settembre, ebbe ad affermare: " se Mosca "avesse l'illusione di risolvere mano armata la situazione sarebbe una complicazione del quadro, uno sviluppo negativo"…
Originariamente pubblicato sul sito controinformazione.info


Leggi tutto: http://it.sputniknews.com/opinioni/20160331/2384097/daesh-palmira-sconfitta.html#ixzz44VRIU8XO


CICLONE ASSAD: “REGNO UNITO, FRANCIA E TURCHIA SOSTENGONO IL TERRORISMO”

l presidente siriano, intervistato dal russo Sputnik: "La fase di transizione deve prevedere un governo composto da varie forze politiche"

“Il terrorismo è il vero problema. E’ sostenuto direttamente dalla Turchia. E’ sostenuto direttamente dalla famiglia reale dell’Arabia Saudita e da un certo numero di Stati occidentali, in particolare dalla Francia e dal Regno Unito”. L’accusa arriva da Bashar al Assad, intervistato da Sputnik, quotidiano vicino al Cremlino.
Il rais ha poi parlato fase di transizione in Siria che, secondo lui, deve avvenire “nel quadro dell’attuale costituzione” e deve prevedere “un governo di unità nazionale” che comprenda “varie forze politiche”. Tale esecutivo dovrà essere composto da membri “dell’opposizione, indipendenti, dell’attuale governo e altri”. Il suo obiettivo primario dovrebbe essere quello di “lavorare alla nuova costituzione e farla votare dal popolo siriano”, solo dopo la transizione alla nuova costituzione “può avere luogo”.
Assad si è detto poi certo che molti “Paesi che erano contro la Siria, voglio dire prima di tutti i Paesi occidentali, cercheranno di portare le loro aziende a partecipare a questo processo. Per noi, in Siria, non c’è assolutamente alcun dubbio che chiederemo, prima di tutto, ai nostri Stati amici, principalmente dalla Russia. Penso – ha concluso – che le aziende russe avranno un ampio spazio per contribuire alla ricostruzione della Siria”






Le ultime parole del soldato russo Prokhorenko, eroe anti ISIS


Stanno commuovendo il mondo, con attestati di stima provenienti da tutte le forze armate del pianeta, le ultime parole di Alexander Prokhorenko, 25 anni, lo specnaz che ha diretto su di sé gli aerei russi per evitare di farsi catturare dalle forze nemiche dello Stato islamico che lo avevano ormai circondato.

© Photo:  twitter/@AlphaSpecnaz
© Photo: twitter/@AlphaSpecnaz
Ecco la trascrizione degli ultimi istanti di vita di Alexander Prokhorenko diramate dal Ministero della Difesa russo.
Prokhorenko: “Non posso lasciare la mia posizione. Mi hanno circondato e si avvicinano. Vi prego sbrigatevi”.
Comandante: “Procedi verso la linea di estrazione, ripeto linea verde, linea verde. Vai nella zona sicura”.
Prokhorenko: “Negativo, non posso. Sono ovunque, è la fine. E’ la fine. E’ la fine…richiedo attacco aereo sulla mia posizione. Dite alla mia famiglia che li amo e che sono morto combattendo per la mia patria. Eseguite l’attacco, vi prego”.
Comandante: “Negativo, ripiega sulla linea verde, questo è un ordine”.
Prokhorenko: “Non posso. Comandante, sono circondato. Sono ovunque, non voglio che mi prendano, faranno di me ogni cosa. Vi prego fatemi morire con dignità e che possa portarmi dietro tutti questi bastardi. Vi prego è la mia ultima volontà, io sono già morto. Vi prego, non posso resistere a lungo”.
Comandante: ”… Alexander …conferma la tua richiesta”.
Ufficiale: “Mi hanno ormai raggiunto, non ho più munizioni. Grazie comandante, dite alla mia famiglia che li amo, che ho lottato fino alla fine. Vi prego, prendetevi cura della mia famiglia, vendicate la mia morte, vendicatemi. Addio comandante, dite alla mia famiglia che li ho sempre amati.”
Comandante: “….”
Le forze speciali russe non sono autorizzate a farsi catturare vive dal nemico. Il presidente Vladimir Putin presenzierà personalmente sia ai funerali di Stato, consegnando all’eroe la più alta onorificenza del Paese che alla solenne cerimonia privata riservata esclusivamente agli specnaz in un luogo segreto. (il Giornale)

domenica 19 aprile 2015

Senatore della Virginia: perché stiamo dalla parte dei barbari contro la Siria?

The Saker intervista il senatore della Virginia che contesta la politica di Obama di sostegno ai terroristi in Siria ed è stato dichiarato “nemico pubblico”dai terroristi dello Stato Islamico.
Nota: la politica di Saker è sempre stata quella di dare voce agli interventi interessanti, intelligenti e che possano offrire una prospettiva diversa rispetto a quella convenzionale trasmessa dal frame mediatico. L’intervista al Senatore dello Stato di Virginia Richard Hayden, “Dick” Black, che vi proponiamo lo è senza dubbio. Questo ovviamente non significa che noi concordiamo con tutto quello che l’intervistato ha fatto e detto nella sua carriera.
Anche se alcune sue opinioni espresse in passato su questioni interne sono piuttosto eccentriche e discutibili sulle questioni medio orientali il Senatore parla come uomo di pace, da soldato che ha sperimentato la guerra, e non vogliamo privarvi del suo interessante parere. Vi segnaliamo che il senatore era già intervenuto a sostegno della Siria nello scorso dicembre e ancora prima, nell’aprile 2014, aveva scritto una lettera al Presidente Assad per ringraziarlo della sua difesa dei cristiani di Siria. Vedi: English.pravda.ru

I resoconti quotidiani che ci giungono dalla Siria dimostrano come sia lungi dall’essere conclusa la Guerra contro le varie formazioni terroriste che operano sul territorio di questa antica Nazione. Non passa giorno che non vengano commessi atti la cui atrocità non ha nulla a che vedere con la legge della guerra, già spietata di suo. Uccisioni brutali, sparizioni, perfino la distruzione di monumenti antichi e considerati dal resto del mondo come tesori dell’Umanità. In Occidente pochi uomini politici hanno il coraggio di denunciare apertamente quanto accade in Siria per mano delle falangi terroriste. Tra questi pochi, vi è l’Onorevole Senatore Richard Black, del Senato statale della Virginia.

domenica 15 marzo 2015

ISIS. ex jihadista rivela: "ecco perché gli ostaggi sono così calmi prima di morire"


Avete mai fatto caso con quanta "dignità" muoiono i condannati a morte dell'Isis? Insomma, non è certo una morte facile e poco dolorosa. C'è chi viene arso vivo, chi decapitato. Molti si sono stupiti di tutto il "contegno" tenuto dalle vittime nei video diffusi dall'organizzazione, nei quali nessuna delle vittime si ribella o prova a interrompere o a rovinare la macabra sceneggiata. La spiegazione del fenomeno sembra abbastanza semplice e confermata da diverse testimonianze, tra le quali anche quella di un jihadista pentito che ha lasciato l’organizzazione, intervistato da Sky News. Ecco il video.



Secondo queste testimonianze le vittime non danno segno di ribellione perché non sanno che stanno per essere uccise.

mercoledì 11 marzo 2015

Kosovo: offerti anche 30mila euro a chi si unisce ai jihadisti dell’Isis




Il segretario della comunità islamica in Kosovo, Resul Rexhepi, ha dichiarato che alcuni emissari-reclutatori del califfato offrono ai giovani disoccupati kosovari cifre tra i 20.000€ ed i 30.000€ per recarsi a combattere la jihad in Siria e Iraq.

Secondo Rexhepi la povertà e la precarietà sono fattori determinanti che contribuiscono alla radicalizzazione dei giovani. Il salario medio in Kosovo non supera i 200 euro mensili e la disoccupazione è superiore al 50%




domenica 8 marzo 2015

Consiglieri militari di USA e Israele accusati di aiutare l’ISIS: arrestati!


Consiglieri militari americani e israeliani sono stati arrestati mentre davano assistenza ai terroristi dello Stato Islamico in Iraq.
Le forze antiterrorismo irachene hanno arrestato quattro consiglieri militari stranieri provenienti da Stati Uniti e Israele che stavano aiutando lo Stato islamico, riferisce l’agenzia iraniana Tasnim News.
Tre dei consiglieri militari arrestati hanno doppia cittadinanza statunitense e israeliana, mentre il quarto consigliere è di un paese del Golfo Persico, ha affermato l’agenzia irachena Sarma News.
I consiglieri militari stranieri sono stati catturati presso un quartier generale, da cui lo Stato islamico ha organizzato le operazioni militari nella provincia settentrionale irachena di Ninive.

domenica 1 marzo 2015

Isis, archeologo conferma: "statue distrutte erano copie in gesso"

Sono delle copie in gesso alcune delle antiche statue distrutte dai jihadisti dello Stato islamico nel nord dell’Iraq, come si vede nel video diffuso nelle ultime ore dall’Isis.

Lo ha detto Daniele Morandi Bonacossi, docente di archeologia e storia dell’arte del Vicino Oriente Antico all’Università di Udine e direttore della missione archeologica “Terra di Ninive” che lo stesso ateneo friulano gestisce nel nord dell’Iraq.
La distruzione da parte dei jihadisti di numerose statue antichissime nel museo di Mosul e sul sito di Ninive «era nell’aria», tanto che gli archeologi e gli addetti ai lavori temevano «da tempo» che la barbarie jihadista potesse abbattersi su questi due luoghi, fino a pochi giorni fa risparmiati dalla devastazione che ha invece raggiunto le biblioteche storiche della città.
Università di Udine in difesa dei monumenti assiri

sabato 28 febbraio 2015

Dall’abbattimento di un aereo britannico in Iraq , viene allo scoperto il “doppio gioco” delle forze anglo Americane in Iraq ed in Siria


Dall’abbattimento di un aereo britannico in Iraq , viene allo scoperto il “doppio gioco” delle forze anglo Americane in Iraq ed in Siria

Forze irachene hanno comunicato di aver abbattuto  due aerei britannici che rifornivano di armi il gruppo terrorista dello Stato Islamico (ISIS). Lo ha annunciato il Lunedì il parlamentare iracheno Hakem al-Zameli.
L’abbattimento dei due aerei britannici ha avuto luogo  Lunedì scorso nella provincia occidentale di Al.Anbar, una  zona che gli USA preferiscono mantenere come un cortile secondario del conflitto nelle vicinanze della capitale irachena, Bagdad.
L’esponente parlamentare iracheno ha dichiarato da questa zona, che è caratterizzata  da  ampi spazi aperti, arrivano informazioni ogni giorno dalla popolazione locale che ha denunciato il sorvolo di aerei del Regno Unito e degli USA che portano armamento destinato ai gruppi dello Stato Islamico..
Lo stesso A-Zameli ha anche assicurato che la sua commissione parlamentare dispone di immagini di questi aerei britannici abbattuti ed ha richiesto alle autorità di Londra spiegazioni in merito.
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