L’impiego di armi chimiche da parte del Daesh dimostra la disponibilità di un arsenale in mano ai terroristi. Si tratta di un pericolo limitato alle regioni sotto controllo del Daesh o rappresenta una minaccia globale?
Le notizie riguardanti attacchi chimici a firma dei tagliagole non possono che incutere terrore fra l'opinione pubblica e assumere toni eclatanti nei media, ma quanto è probabile un attacco terroristico di tipo chimico in Europa? Secondo il professore Trifirò non si tratterebbe di un pericolo globale, bensì limitato a determinate regioni in mano ai terroristi.
"Le armi chimiche sono sotto controllo dell'OPAC, mentre le armi biologiche non sono sotto il controllo di nessuno, come quelle nucleari. Lì ci vedo un grande pericolo",
sottolinea in un'intervista rilasciata a Sputnik Italia il chimico Ferruccio Trifirò, professore emerito all'Università di Bologna, unico esperto italiano nel Comitato scientifico dell'Organizzazione per la proibizione di armi chimiche, l'OPAC.
— Professore Trifirò, le armi chimiche a suo avviso oggi sono una vera minaccia per il mondo?
— No, non credo che siano una minaccia. Innanzitutto la gran parte delle armi chimiche, un 90%, è già stato distrutto. Per i terroristi fare armi chimiche non è così facile, quindi non la vedo come una grande minaccia in questo momento. Le industrie chimiche devono essere sotto controllo come lo sono oggi.
— I terroristi del Daesh però sono in possesso di armi chimiche. C'è chi non esclude il rischio di attacchi chimici anche in Europa. Secondo lei non è un rischio reale?



