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mercoledì 4 maggio 2016

Armi biologiche? Sotto il controllo di nessuno

L’impiego di armi chimiche da parte del Daesh dimostra la disponibilità di un arsenale in mano ai terroristi. Si tratta di un pericolo limitato alle regioni sotto controllo del Daesh o rappresenta una minaccia globale?

Le notizie riguardanti attacchi chimici a firma dei tagliagole non possono che incutere terrore fra l'opinione pubblica e assumere toni eclatanti nei media, ma quanto è probabile un attacco terroristico di tipo chimico in Europa? Secondo il professore Trifirò non si tratterebbe di un pericolo globale, bensì limitato a determinate regioni in mano ai terroristi.
"Le armi chimiche sono sotto controllo dell'OPAC, mentre le armi biologiche non sono sotto il controllo di nessuno, come quelle nucleari. Lì ci vedo un grande pericolo",
sottolinea in un'intervista rilasciata a Sputnik Italia il chimico Ferruccio Trifirò, professore emerito all'Università di Bologna, unico esperto italiano nel Comitato scientifico dell'Organizzazione per la proibizione di armi chimiche, l'OPAC.
— Professore Trifirò, le armi chimiche a suo avviso oggi sono una vera minaccia per il mondo?
— No, non credo che siano una minaccia. Innanzitutto la gran parte delle armi chimiche, un 90%, è già stato distrutto. Per i terroristi fare armi chimiche non è così facile, quindi non la vedo come una grande minaccia in questo momento. Le industrie chimiche devono essere sotto controllo come lo sono oggi.
— I terroristi del Daesh però sono in possesso di armi chimiche. C'è chi non esclude il rischio di attacchi chimici anche in Europa. Secondo lei non è un rischio reale?

venerdì 29 aprile 2016

Le armi chimiche dell'ISIS minacciano l’Europa?

I terroristi del Daesh potrebbero colpire l’Europa con le armi chimiche. Stando alle fonti dell’intelligence marocchina, si tratterebbe di una minaccia sempre più concreta.


Il 29 aprile 1997 veniva fondata l'OPAC, l'organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, che per il suo grande contributo nella distruzione di tali armi, è stata insignita nel 2003 del Nobel per la pace.
"Distruggere le armi chimiche non vuol dire eliminare tutto ciò che può diventarlo", sottolinea l'esperta Maria Rita Gismondo e "il pericolo di utilizzo di sostanze biologiche o chimiche esiste comunque e dovunque".
Come dimostra un recente attacco ai Peshmerga curdi nel nord dell'Iraq, il Daesh è in possesso di armi chimiche e secondo diversi analisti non è da escludere il rischio di un attacco biologico anche in Europa. Dopo l'allarme lanciato dagli 007 marocchini, l'accoppiata Daesh e armi chimiche rappresenta un pericolo importante a livello mondiale. Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Maria Rita Gismondo, direttrice del laboratorio di Microbiologica clinica, Virologia e bio-emergenza dell'Ospedale Sacco di Milano.

— L'OPAC è stata fondata il 29 aprile del 1997. Oggi come oggi le armi chimiche sono una minaccia per il mondo?
— Nel mondo sarà sempre possibile usare armi chimiche ed armi biologiche. Non è possibile eliminare ogni sostanza chimica o ogni microbo. Tutto dipende dalle intenzioni. Distruggere le "armi" chimiche non vuol dire eliminare tutto ciò che può diventarlo. Le stesse sostanze che si utilizzano a fini pacifici, industriali, possono essere utilizzate come armi chimiche. La ricerca, quasi per intero, può essere usata per il benessere, ma anche per la distruzione.

domenica 25 gennaio 2015

Non in Iraq o in Siria, ma “armi di distruzione di massa” (Nato) in Lombardia e Friuli, trasportabili sugli F35


IL FISICO LUIGI MOSCA: “NEL 2012 IL PARLAMENTO ITALIANO AVEVA VOTATO PER L’ELIMINAZIONE DEGLI ORDIGNI ATOMICI, MA OGGI SONO PRESENTI 70 O 90 BOMBE NUCLEARI NELLE BASI AMERICANE DI GHEDI ED AVIANO”

Di Francesca Morandi

Non in Siria o Iraq, ma in Lombardia e Friuli sono stoccate armi di distruzione di massa. Da oltre un anno le nuove bombe nucleari americane B61 sono in fase di ammodernamento nelle basi militari USA di Ghedi (BS) e Aviano (PN), dove si lavora anche per renderle trasportabili sui cacciabombardieri F35 entro il 2020. L’aggiornamento delle testate nucleari B61 è parallelo alla decisione del governo italiano di proseguire, come confermato dal ministro della Difesa Roberta Pinotti, con l’acquisto di 90 aerei militari F35, prodotti dall’azienda statunitense Lockheed Martin, per un costo di 53 miliardi di euro. Una spesa enorme per le casse del nostro Paese, in profonda crisi economica, e criticata
da numerosi esperti militari per l’inutilità strategica degli F35 nel contrasto al terrorismo islamista, oggi la vera minaccia per l’Occidente.
“Quello che sta avvenendo in Italia nel settore nucleare militare si iscrive nella strategia globale della NATO, che è sopravvissuta alla fine della Guerra Fredda nonostante lo scioglimento del Patto di Varsavia”, afferma  Luigi Mosca, fisico italiano naturalizzato francese, già direttore del “Laboratoire Souterrain de Modane” (uno dei più qualificati laboratori per lo studio della fisica delle particelle, ndr), e oggi attivista per il disarmo nucleare attraverso l’associazione “Armes Nucléaires Stop”, convegni e contributi scientifici resi a libri come l’ultimo lavoro di Stephane Hessel, “Esigete! Un disarmo nucleare totale” (edizioni Ediesse – 2014).

venerdì 31 ottobre 2014

ONU denuncia le scie degli aerei:”Composti chimici finiscono in aria, acqua e suolo”



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Rosalind Peterson alla 60° conferenza sul Cambiamento Climatico tenutasi presso la sede centrale delle Nazioni Unite a New York denuncia la grave minaccia che si sta abbattendo sulle nazioni.
Rosalind, tecnologa agricola, ha lavorato per il Dipartimento dell’Agricoltura americano fondando nel 2006 la Coalizione per la Difesa dell’Agricoltura (Agriculture Defense Coalition),  è stata invitata ad affrontare questa conferenza a causa del suo lavoro di ricerca nel settore agricolo in materia di cambiamento climatico, oscuramento globale, e sugli effetti delle nuvole artificiali e dei programmi sperimentali di modificazione del clima in materia di agricoltura.
Il video dell’intervento di 17 minuti, sottotitolato in italiano, mostra in maniera chiara quello che sta accadendo sopra le nostre teste, gli interessi economici delle multinazionali, dei pericoli per la salute dell’uomo, degli animali e delle piante, i risultati sull’inquinamento dell’acqua e del suolo.
Fonte: dionidream.com 


lunedì 14 luglio 2014

Palestina attaccata con "Bombe Dime", progettate per mutilare

Da Gaza, un medico norvegese: «Sono bombe fatte per mutilare, lanciate da droni con obiettivi precisi». L’arma è ideata dai laboratori Usa del Pentagono.

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Da una settima l’esercito israeliano starebbe lanciando sulla popolazione di Gaza bombe Dime (Dense Inert Metal Explosive), pensate per colpire le persone con conseguenze fisiche irreparabili. È l’allarme lanciato da un medico norvegese, Erik Fosse, che da venerdì scorso opera nell’ospedale al-Shifa di Gaza. «Queste bombe sono fatte per mutilare. Poche persone sopravvivono dopo essere state colpite», dice al quotidiano francese l’Humanité. Non è la prima volta che Israele usa questo tipo di bomba. l’aviazione di Tel Aviv l’aveva sperimentata già nel 2008/2009, durante i massicci bombardamenti nell’operazione “Piombo Fuso”.
Secondo l’Ocha (il Coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite), il diluvio di fuoco che Israele sta facendo cadere sulla Striscia di Gaza, ha già provocato oltre 170 morti e 1300 feriti in una settimana. Una carneficina aggravata dall’uso di armi a “stretto raggio”, come il Dime, ideate per uccidere in modo mirato, senza provocare danni all’ambiente circostante. La bomba Dime, lanciata da droni, colpisce in un’area di quattro metri. Se l’obiettivo non viene centrato in pieno e sopravvive, le ferite provocate «sono quasi sempre incurabili».

lunedì 9 giugno 2014

1000 tonnellate di armi chimiche

di Maria Ferdinanda Piva 
I segnali convergono: le armi chimiche siriane - oltre mille tonnellate di sostanze tossiche utili per fabbricare fra l'altro i gas nervini - dovrebbero arrivare a giorni nel porto di Gioia Tauro, dove verranno spostate dalla nave da carico Ark Futura alla nave laboratorio statunitense Cape Ray (foto). Quest'ultima a sua volta le porterà al largo di Creta e le tratterà per renderle successivamente smaltibili. Gioia Tauro ha più volte - ed invano - protestato per essere stata scelta come sede del trasbordo delle armi chimiche siriane: fra l'altro i vigili del fuoco non hanno neanche l'attrezzatura per intervenire in caso di incidente.
L'anno scorso, in seguito ad un accordo fra Usa e Russia, il Governo siriano ha accettato di porre il suo arsenale chimico sotto il controllo della comunità internazionale. Obiettivo: smantellare tutto entro la fine di questo mese di giugno. Piano d'azione: imbarcare il materiale su una nave da carico in un porto siriano e poi trasferirlo sulla nave laboratorio Cape Ray. Serviva un porto per il trasbordo: ed il Governo italiano ha messo a disposizione quello di Gioia Tauro.
Il trasbordo delle armi chimiche siriane a Gioia Tauro era attesoprima a febbraio e poi a maggio, ma è stato rinviato perchè il Governo siriano non controlla l'intero territorio nazionale e non riesce a garantire l'arrivo dell'ultima "rata" di sostanze tossiche a Damasco e poi al porto di Latakia, dove è in attesa la nave da carico Ark Futura. L'arsenale chimico siriano ammonta a 1300 tonnellate di sostanze; manca ancora all'appello il 7,2%.

domenica 16 marzo 2014

Vietnam: i figli dell’”Agente arancio” (fotogallery shock)

di Valentino Tocci
A distanza di 50 anni le conseguenze della guerra in Vietnam continuano ad affliggere la popolazione, specie nella sue fasce più deboli. A farne ancor oggi le conseguenze sono infatti perlopiù i bambini, vittime dei danni provocati dal famigerato “Agente arancio” prodotto dalla Monsanto e usato in dosi massicce dalle forze di invasione statunitensi fra il 1962 e il 1971. L’operazione di defoliazione era chiamata in codice “Ranch hand”.
L’”Agente arancio” era allora un espediente utilizzato per disboscare rapidamente le zone di giungla in cui si nascondevano i guerriglieri comunisti, spesso inafferrabili per i Marines americani. Tale composto è stato rilasciato in forma liquida da centinaia di aerei in vastissime zone del sud del paese.
Miscuglio 1:1 di 2,4-D (acido-2,4-diclorofenossiacetico) e 2,4,5-T (acido-2,4,5-triclorofenossiacetico), si calcola che oltre un milione di persone, fra cui 150,000 bambini, sia o sia stato affetto da problematiche legate alla esposizione a questo allucinante cocktail. Compresi molti soldati americani in zona d’operazione.
Le patologie derivanti sono tante e tutte agghiaccianti. Cecità, mutismo, sordità, cancro, mancanza di arti, deformazioni, disturbi della psiche. Gli Stati Uniti si sono sempre trincerati dietro l’assunto per cui all’epoca non si prevedevano le conseguenze sul piano medico-sanitario, l’intento sarebbe stato solo quello di disboscare per individuare il nemico. Anche se già alla fine dell’intervento in Vietnam, tra i G.I. iniziavano a girare voci sugli effetti del defoliante.

domenica 2 marzo 2014

ARMI CHIMICHE / La Siria ferma il trasbordo a Gioia Tauro: “Pericoloso”.

porto gioia tauroARMI CHIMICHE / La Siria ferma il trasbordo a Gioia Tauro: “Pericoloso”. Il governo italiano aveva detto che non c’erano rischi!
Di Lucilla Parlato
Stop al trasbordo di armi chimiche presso il Porto di Gioia Tauro. Secondo quanto riferiscono fonti siriane, i container che avrebbero dovuto trasportare le armi chimiche, merci pericolose appartenenti alla classe 6.1 (materie tossiche), non avevano i parametri di sicurezza previsti a livello internazionale.
Secondo le stesse fonti, in Siria si stanno quindi costruendo i contanier adatti, in modo da garantire la sicurezza del trasporto, con la supervisione di esperti internazionali. Una soluzione, questa, che è causa di un oggettivo ritardo e fa dunque slittare le operazioni di trasbordo dei 60 container in transito nel territorio italiano che si svolgeranno nel Porto di Gioia Tauro, tra la nave danese Ark Futura e il laboratorio galleggiante Cape Ray inviato dagli Stati Uniti.

domenica 26 gennaio 2014

Gioia Tauro, il dossier degli scienziati: «Distruzione letale per l’ecosistema»


Una rela­zione shock, che sbu­giarda i nostri gover­nanti. Un’informativa che getta un’ombra ancor più fosca sull’arsenale siriano che farà rotta verso il porto di Gioia Tauro tra qual­che giorno. È Pino Romeo, urba­ni­sta, coor­di­na­tore del tavolo tec­nico di tutela ambien­tale della Piana, tra i fon­da­tori del comi­tato con­tro il rigas­si­fi­ca­tore di San Fer­di­nando, a con­se­gnarla al mani­fe­sto dopo averla espo­sta suc­cin­ta­mente nell’infuocata assem­blea di lunedì sera, alla pre­senza dei sin­daci in par­tenza per Roma. Dove ieri “l’operazione Gioia Tauro” ha avuto il via libera del governo. Un atto d’imperio, un sopruso. Con­tro la popo­la­zione. In spre­gio alla legge ita­liana e alla Con­ven­zione di Aarhus, rati­fi­cata dall’Italia con la legge 108 del 2001, che mette al cen­tro di ogni pro­cesso deci­sio­nale la par­te­ci­pa­zione. E lo sce­na­rio è alquanto tetro, secondo quanto emerge dalle carte in nostro pos­sesso. «Siamo entrati in con­tatto con gli alti espo­nenti della comu­nità scien­ti­fica di Demo­cri­tos (gli omo­lo­ghi del Cnr, ndr) di Atene e del Poli­tec­nico di Creta, che par­lano di com­pleta distru­zione dell’ecosistema che gra­vita intorno al Medi­ter­ra­neo cau­sato dalla distru­zione delle ogive» spiega Romeo. La neu­tra­liz­za­zione delle armi siriane, insomma, avrà effetti letali, a due passi da noi. Per­chè, una volta scelto Gioia Tauro, come porto su cui effet­tuare il tra­sbordo, la que­stione ancora irri­solta, su cui Bonino, Lupi, Mauro, Orlando e Letta prima o poi dovranno dar conto, riguarda il luogo dove verrà distrutto l’arsenale mediante idro­lisi. E gli studi degli scien­ziati greci ras­si­cu­rano ben poco. «L’armamento sarà distrutto nella zona di mare ad ovest di Creta, con la con­ni­venza delle auto­rità gre­che, ita­liane e mal­tesi» ha detto a chiare let­tere il col­la­bo­ra­tore scien­ti­fico di Demo­cri­tos, ed ex pre­si­dente dell’Unione dei chi­mici greci, Nikos Katsa­ros. «Se tale neu­tra­liz­za­zione sarà effet­tuata tra­mite il pro­cesso di idro­lisi, non c’è da stare tran­quilli. Si tratta di un metodo estre­ma­mente peri­co­loso, con con­se­guenze impre­ve­di­bili per l’ambiente medi­ter­ra­neo e i popoli vicini». Gli effetti saranno la necrosi com­pleta dell’ambiente inte­res­sato e l’inquinamento marino tra il mar Libico ed il mar di Creta. Il pesce sarà avve­le­nato dalla con­ta­mi­na­zione, al pari della popo­la­zione che lo con­su­merà. Di seri rischi parla il pro­fes­sor Evan­ge­los Gida­ra­kos, del Poli­tec­nico di Creta, che ha lan­ciato l’allarme alle auto­rità gre­che, che per ora pre­fe­ri­scono tacere. «Que­ste sostanze chi­mi­che sono miscele di agenti peri­co­losi e tos­sici» sot­to­li­nea.

ARMI CHIMICHE NEL PORTO DI BARI (VIDEO)

Questo è l'episodio dell'iprite affondata nel porto di Bari alla fine della II Guerra Mondiale, di cui Lannes parla nel suo articolo: OBAMA DECRETA LA MORTE DEL MEDITERRANEO CON L'AFFONDAMENTO DELLE ARMI CHIMICHE


(Visto su Luogocomune.net)

mercoledì 22 gennaio 2014

Gioia Tauro, militarizzazione ed evacuazioni di massa. La Calabria in rivolta: no al transito delle armi chimiche

Di Gabriele Bonafede
Si invierebbero circa 600 soldati e l’area del porto di Gioia Tauro sarebbe delimitata con una zona off-limits per un raggio di un km. È quanto emerge,  non ancora confermato da fonti competenti, dalla riunione dei Sindaci calabresi a San Ferdinando per discutere dell’emergenza-armi chimiche siriane.Area Gioia Tauro
Ciò comporterebbe, se vero, che l’intero centro di San Ferdinando (4.000 abitanti) sia evacuato e ciò senza alcuna informazione preventiva alla popolazione finora. Si profilerebbe anche, vista la cartina geografica, un’evacuazione di gran parte di Gioia Tauro (20.000 abitanti) e forse anche di una parte di Rosarno, così come di altri Comuni e frazioni entro un raggio di un chilometro dall’area portuale che è particolarmente grande e molto vicina alle aree abitate.
Un nuovo elemento, dunque, che fuga ogni dubbio a chi ne avesse sulla straordinarietà dell’operazione. Si tratta di una vera e propria imposizione, secondo cittadini e amministratori calabresi, da parte del governo: indicare Gioia Tauro, senza consultazione, quale porto per il trasferimento dei materiali tossici da una nave all’altra è di per se inammissibile in democrazia e anche nel campo del buon senso. L’assemblea ha riunito, oltre ai Sindaci della Piana di Gioia Tauro, rappresentanti di Provincia, associazioni, cittadini comuni, Confindustria, e qualche parlamentare calabrese.  Ed ha mostrato quella compattezza, relativa calma e lucida determinazione degne dei momenti gravi.

OBAMA DECRETA LA MORTE DEL MEDITERRANEO CON L'AFFONDAMENTO DELLE ARMI CHIMICHE

Di Gianni Lannes
Finalmente una bella notizia. Le armi chimiche siriane saranno trattate con l'idrolisi e poi affondate tra Malta, Grecia e Italia. Prima però saranno stoccate in Calabria, l'area a maggior rischio sismico e idrogeologico d'Italia che trema quotidianamente sotto i colpi del bombardamento chimico (chemtrails) e delle iniezioni ionosferiche di onde Elf nella parte superficiale della crosta terrestre. 

Tranquilli: l'approdo dell'arsenale bellico sarà a Gioia Tauro, area di pertinenza esclusiva della 'Ndrangheta, la più pericolosa organizzazione criminale italiana al soldo spesso dello Stato tricolore per il lavoro sporco commissionato dai nostrani servizi segreti, come ha rivelato qualche anno fa un generale dei carabinieri (operativo nel servizio di intelligence), durante un'audizione sottoposta ovviamente a segreto di Stato.

Dunque, una miriade di ordigni tossici estremamente pericolosi per l'ambiente, minaccia la salute pubblica e l'economia delle nazioni mediterranee. 

L'arsenale chimico della Siria inizialmente era destinato a essere neutralizzato in Albania ma, dopo le forti proteste pubbliche il governo di Tirana è stato costretto - suo malgrado rinunciando ad un cospicuo gruzzoletto in dollaroni dello zio Sam - a declinare l'offerta, e così questo arsenale proibito dalle convenzioni internazionali, delle normative nazionali nonché del buon senso biologico, sarà affondato nella zona di mare ad ovest di Creta, con la connivenza criminale delle autorità di Grecia, Italia e Malta. Tra l'altro in Europa è in vigore la Convenzione di Aarhus (ratificata in Italia con legge 108 nel 2001) che sulla carta - se fatta valere in punta di diritto - dovrebbe consentire alle popolazioni interessate di arrestare questa pericolosa manovra degli Stati Uniti d'America.
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