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giovedì 2 aprile 2015

Bambini palestinesi in gabbia come animali: FATE VEDERE AL MONDO QUESTA FOTO!

Bambini palestinesi accusati di reati “minori” chiusi dentro a gabbie all’aperto in pieno inverno

Arretsurinfo.ch. Il Comitato israeliano contro la tortura ha appena rivelato un nuovo scandalo, dopo aver scoperto che  i bambini palestinesi vengono chiusi in recinti o in gabbie all’aperto, durante l’inverno.
Il Comitato ha pubblicato un rapporto che prova il fatto che alcuni bambini, sospettati di reati non gravi, sono stati ingabbiati in pubblico all’aperto, minacciati continuamente di atti di violenza o sessuali. Pratica che può durare mesi.
Occorre precisare che si tratta esclusivamente di bambini palestinesi. Infatti nessun bambino israeliano è mai stato soggetto, come lo sono invece sistematicamente i bambini palestinesi, ai tribunali militari israeliani quali che siano i fatti a loro contestati, e questo senza alcuna assistenza legale.
L’ufficio del Difensore pubblico (AOP) ha recentemente pubblicato alcuni dettagli di una visita particolarmente scioccante effettuata dai suoi avvocati presso una prigione israeliana:

mercoledì 25 marzo 2015

Gli sfollati palestinesi costretti a rifugiarsi nelle grotte!

Le forze di occupazione israeliane costringono i Palestinesi ad abbandonare le proprie case e le coltivazioni per spianare la strada all’espansione delle colonie ebraiche di Israele.
Molti Palestinesi, nella periferia di Al-Khalil (Hebron), nella Cisgiordania occupata, hanno trasformato le grotte di montagna in abitazioni in quanto l’occupazione israeliana continua ad impedire loro la costruzione di case nei territori palestinesi destinati soltanto alle colonie ebraiche.
“Abbiamo cercato di costruire case con mattoni e cemento, ma le autorità di occupazione israeliane hanno ripetutamente demolito quel che cercavamo di costruire con la scusa che le strutture erano state edificate illegalmente”, ha detto a The Anadolu Agency Noaman Hamamda, 57 anni.

Hamamda e la sua famiglia composta da 13 persone, vivono attualmente in una grotta non più grande di 30 metri quadri senza i servizi essenziali.
Tuttavia, lui ed altri Palestinesi della zona affermano che sopportano condizioni di vita dura nelle grotte piuttosto che abbandonare la loro terra ancestrale per lasciarla ai progetti coloniali di Israele.
“L’occupazione cerca ancora di cacciarci, ma noi rifiutiamo di lasciar loro la terra”, ha detto Hamamda mentre sua moglie Rasmiya preparava il tè con utensili primitivi.

sabato 3 gennaio 2015

Israele utilizza Gaza come un laboratorio per testare nuove armi

Il segretario generale dell’Iniziativa Nazionale di Palestina, Mustafa Barghouti, ha lanciato una grave accusa, la scorsa Domenica, contro Israele che utilizzerebbe i residenti della Striscia di Gaza come cavie per testare le sue nuove armi.

“Nel corso dell’ultima offensiva (dall’Inizio di Luglio fino alla fine di Agosto), il regime di Tel Aviv ha utilizzato armi proibite e di distruzione di massa contro i civili di questa regione assediata”, ha annunciato l’esponente palestinese nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Ramala, nella zona occupata della Cisgiordania.

Dopo aver sottolineato che il regime israeliano è uno dei maggiori produttori di armi del mondo, il dirigente palestinese ha assicurato che ci sono documenti e prove che attestano l’impiego di armi proibite da parte del governo di Tel Aviv contro i palestinesi.


“Nel corso degli ultimi anni, il regime di occupazione israeliano ha scatenato 4 guerre in cui ha utilizzato armi proibite, oltre ad utilizzare barili di esplosivo e bombe a grappolo”, ha affermato Barghouti.
“L’anno 2014 è stato il più sanguinoso per i palestinesi nel corso del quale il regime di Tel Aviv ha ucciso per lo meno 2.270 palestinesi mediante attacchi e bombardamenti che sono durati 51 giorni, oltre ad aver commesso crimini a Al-Quds e nella zona occupata dell Cisgiordania”.

Da ultimo, ha specificato che, nella sua offensiva contro Gaza, le forze israeliane hanno bombardato dalla terra, dal mare e dall’aria questa zona costiera utilizzando 21.000 tonnellate di materiali esplosivi il che equivale all’utilizzo di 2 bombe atomiche.

mercoledì 10 dicembre 2014

ORRORE IN CISGIORDANIA: ISRAELE AMMAZZA MINISTRO PALESTINESE. ECCO LE IMMAGINI CHE STANNO FACENDO IL GIRO DEL WEB

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Cisgiordania, ministro palestinese Ziad Abu Ein muore dopo scontri con esercito israeliano
Il ministro palestinese Ziad Abu Ein è morto oggi nell’ospedale di Ramallah, dove è stato portato a seguito degli scontri con l’esercito israeliano scoppiati durante una manifestazione nel villaggio di Turmusiya, vicino Ramallah. Secondo i sanitari, non sarebbero ancora chiare le cause del decesso. Ziad Abu Ein, 55 anni, è stato ministro dei prigionieri e ora ricopriva il ruolo di responsabile del dicastero che monitora l’occupazione; era capo della commissione dell’Anp contro il muro di separazione e gli insediamenti.
Per ora ci sono diversi ipotesi. Secondo alcune fonti sanitarie, Ziad Abu Ein avrebbe inalato gas lacrimogeni lanciati dall’esercito israeliano durante gli scontri. Altre testimonianze parlano di un colpo al petto con l’elmetto, o ancora di un colpo inferto con la canna di un fucile. Nel video che pubblichiamo qui sotto si vede il ministro palestinese seduto per terra, in uno stato di evidente malessere. Abu Ein si tocca ripetutamente il petto, prima di reclinare la testa e accasciarsi al suolo.

lunedì 22 settembre 2014

Si spengono i riflettori e aumenta la ferocia di Israele contro i palestinesi

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Di Stefania Rizzo - L’occupazione continua, feroce più che mai. Questa volta nel silenzio assordante dell’opinione pubblica mondiale. E’ il processo di normalizzazione che tanto piace a Israele che, lontano dalle bombe e dalla luce dei riflettori, può continuare indisturbato nella sua politica di oppressione e distruzione del popolo palestinese.
Nel giorno in cui è arrivata la notizia secondo cui il numero di abitanti ebrei residenti nel territorio della Cisgiordania è ulteriormente aumentato, raggiungendo quota 7500 persone, un decreto delle autorità israeliane ha vietato ai contadini di irrigare le loro terre nei cosiddetti gradini in Atov, nella parte orientale della città di Tubas.
Chi contravverrà al divieto di coltivare la terra, sarà arrestato. Come se non bastasse, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa palestinese Safa, “le forze di occupazione hanno distrutto il sistema di acqua e i contadini della zona sono stati costretti ad abbandonare le loro terre”. In questo modo Israele continua a privare la zona di Atov di tutti i tipi di infrastrutture.

giovedì 14 agosto 2014

Israele vuole consegnare la Palestina all'ISIS?

Un articolo che merita di essere letto e divulgato!
Militanti yemeniti dell'ISIS mostrano la bandiera palestinese 

Ad Aprile - quindi oltre due mesi prima dell'inizio delle operazioni israeliane - a Gaza gli uomini di Hamas hanno disperso una manifestazione dei simpatizzanti palestinesi dell'ISIS, che sventolando la bandiera nera dell'ISIS protestavano contro Israele, invocando una linea più dura da parte dei palestinesi nei confronti dello Stato ebraico. I fondamentalisti simpatizzanti del califfato islamico (che ad Aprile non era stato ancora ufficialmente proclamato da Al Baghdadi) contestavano anche le politiche di Hamas, giudicate "troppo morbide", e accusate di non avere ottenuto risultati per il popolo palestinese.

Ad Aprile (non so oggi, perché le cose potrebbero essere cambiate) i palestinesi che simpatizzavano per ISIS erano pochi, qualche centinaio di individui su una popolazione di 1.800.000 persone.

Ora le cose potrebbero essere cambiate: sia perché i raid israeliani di queste settimane - i più violenti dalla fine dell'intifada a oggi, hanno prodotto un numero di morti e di feriti senza precedenti, di gran lunga superiore alle precedenti operazioni - alimentano senza dubbio rancore e odio nelle persone che hanno visto morire o restare gravemente ferito, in molti casi con danni permanenti (mutilati o invalidi) amici e/o parenti, oppure hanno visto radere al suolo, senza motivo, la loro abitazione; ma non possono che generare odio anche i bombardamenti effettuati contro scuole, ospedali, edifici ONU, nonché i soprusi subiti da parte dei coloni, il fatto che sia impedito loro di coltivare i pochi terreni non strappati dagli insediamenti dei coloni, l'impedimento a pescare nelle acque territoriali palestinesi, l'isolamento - l'apartheid - a cui è relegata la popolazione palestinese, l'assistere alle scene di festeggiamento per i bombardamenti ed i morti palestinesi che si sono viste sulla famigerata collina di Sderot e nelle piazze israeliane, dove ci sono stati cori infami come "Niente scuola a Gaza, non ci sono più bambini" e tutte le altre note vicende che evito di menzionare perché potrei scrivere per ore.

Inoltre, la proclamazione del "califfato" di Al Baghdadi, e il fatto che ISIS abbia mostrato una certa forza, anche grazie alla visibilità mediatica ottenuta in tutto il mondo dal gruppo jihadista più estremista e dalla figura del leader autoproclamatosi califfo, Al Baghdadi, ha aumentato incredibilmente il numero dei simpatizzanti, facendo più che raddoppiare, in poco più di un mese, il numero dei miliziani a disposizione del gruppo. ISIS gode della simpatia, in particolare, di molti giovani musulmani, anche di quelli cresciuti in famiglie moderate che vivono in occidente, sui quali la propaganda del califfo riesce a fare presa.

Alcune settimane fa, l'ex capo del Mossad, Efraim Halevy, ha affermato che qualora dovesse cadere Hamas, salirebbero probabilmente al potere gruppi ben peggiori, come l'ISIS: 

venerdì 8 agosto 2014

L’incubo di Gaza, di Noam Chomsky


L’incubo di Gaza, di Noam ChomskyLo scopo di tutti gli orrori a cui stiamo assistendo durante l'ultima offensiva israeliana contro Gaza è semplice: tornare alla normalità.

Per la Cisgiordania, la normalità è che Israele continui a costruire insediamenti e infrastrutture illegali per inglobare nel suo territorio tutto quello che ha un minimo di valore, lasciando ai palestinesi i luoghi meno vivibili e sottoponendoli a repressioni e violenze. Per Gaza, la normalità è tornare a una vita insopportabile sotto un assedio crudele e devastante che non consente nulla di più della mera sopravvivenza.
La scintilla che ha provocato l'ultimo attacco israeliano è stato il brutale assassinio di tre ragazzi di un insediamento della Cisgiordania occupata. Un mese prima, a Ramallah erano stati uccisi due ragazzi palestinesi, ma la loro morte aveva fatto poco scalpore. Cosa comprensibile, visto che è la norma. "Il disinteresse istituzionalizzato di tutto l'occidente non solo ci aiuta a capire perché i palestinesi ricorrono alla violenza", dice l'esperto di questioni mediorientali Mouin Rabbani, "ma spiega anche l'ultimo attacco di Israele contro la Striscia di Gaza".
L'attivista per i diritti umani Raji Sourani, che vive a Gaza da anni nonostante l'atmosfera di terrore e i continui episodi di violenza, ha dichiarato in un'intervista: "Quando si comincia a parlare di cessate il fuoco, la frase che sento dire più spesso è: 'Per noi è meglio morire che tornare alla situazione in cui eravamo prima di questa guerra. Non vogliamo che sia di nuovo così. Non abbiamo più né dignità né orgoglio, siamo bersagli facili, la nostra vita non vale nulla. O la situazione migliora sul serio o preferiamo morire'. E sto parlando di intellettuali, accademici, persone comuni. Tutti dicono la stessa cosa".

martedì 5 agosto 2014

CORO INFAME: "A GAZA NIENTE SCUOLA, NON CI SONO PIU' BAMBINI" - VIDEO



Ci auguriamo che le Comunità Ebraiche e non solo loro, condannino fermamente questo coro disumano: “Gaza è un cimitero, domani niente lezioni perché non ci sono più bambini” - parole che non vorremmo mai sentire, ma che non purtroppo possiamo derubricare a "gesto isolateo e sconsiderato di pochi cretini",  poiché di episodi simili, in queste settimane, ne abbiamo visti numerosi. Ci auguriamo che giunga una ferma condanna di questi episodi, che fino ad oggi non ci risulta sia arrivata.

Cosa dire anche del cosiddetto "Cinema di Sderot", dove molti israeliani si ritrovano per assistere, festanti, ai bombardamenti su Gaza, e dove una giornalista della CNN (poi trasferita) ha testimoniato di essere stata minacciata "se non stava attenta alle parole che pronunciava" 






Staff nocensura.com

Fonte: nocensura.com

domenica 3 agosto 2014

Unicef, almeno 300 bambini palestinesi uccisi dalle truppe israeliane a Gaza


Alla data di ieri, Sabato 2 Agosto, sono almeno 296 i bambini ed i teenagers palestinesi rimasti uccisi da quando l'esercito israelianoha lanciato la sua offensiva contro Hamas nella Striscia di Gaza.

Lo ha reso noto l'Onu. Secondo l'Unicef, l'agenzia dell'Onu per l'Infanzia, i minori costituiscono il 30% delle vittime civili. Delle quasi 300 vittime, almeno 203 avevano meno di 12 anni


Informatitalia

sabato 26 luglio 2014

Resoconto di viaggio in Palestina dal 26/06 al 06/07 2014

Arrivo a Gerusalemme alle 23.00 dopo una giornata passata tra aeroporti e voli e trovo una città deserta. Negozi chiusi e solo un ristorante tra la Porta di Giaffa e la Porta Nuova è aperto. Gerusalemme Est è già off limits. Pattuglie di soldati e della sicurezza israeliana si muovono per le strade. Ho davanti una decina di giorni da passare in Palestina. Da Nablus mi dicono che la situazione è molto difficile, gli spostamenti da Gerusalemme sono lunghi e difficili. Il giorno dopo il mio arrivo parto per Erez per entrare nella prigione più grande al mondo: la Striscia di Gaza. Dal 12 giugno, giorno della sparizione dei tre coloni, si sono intensificati i bombardamenti sulla Striscia di Gaza mentre la Cisgiordania è sotto rastrellamento. L’accesso alla prigione di Gaza è come al solito sotto l’attento controllo israeliano. Sembra una giornata tranquilla, calda e umida, ma tranquilla. Arrivo alla solita sistemazione messa a disposizione da uno dei nostri partner a Gaza, l’associazione Medical Relief. Nelle prime ore del pomeriggio del mio primo giorno a Gaza, sento un forte boato: hanno assassinato due resistenti, Osama e Mohammed, mentre erano in macchina e attraversavano il campo profughi di Shati. Un drone, con grande precisione, ha colpito la macchina senza lasciare scampo ai due ragazzi. Vado sul posto e trovo tanti palestinesi attorno a quello che è rimasto della macchina; i corpi martoriati sono già stati portati all’obitorio dello Shifa Hospital. Con un passaggio di fortuna, mi sposto allo Shifa dove incontro i padri e fratelli dei due ragazzi assassinati; è qui che grazie all’aiuto di un amico palestinese che fa da traduttore, parlo con i parenti di Osama e Mohammed. Sono stanca di pubblicare e far girare foto di martiri, corpi di bambini e donne straziati, chiedo che si faccia conoscere il volto dei ragazzi in un momento di vita, anche se sono consapevole che quei corpi martoriati dentro la cella sono l’immagine della loro quotidianità.
Questa è una foto che li ritrae tutt’e due vivi:
Mentre a Gaza si colpiscono i resistenti, in Cisgiordania continuano i rastrellamenti con il pretesto di cercare i tre coloni spariti. L’esercito israeliano, con l’aiuto della sicurezza palestinese, predispone le perquisizioni nelle case; durante le operazioni vengono distrutti beni personali, rubati materiali e documenti e i palestinesi vengono prelevati dalle loro case senza motivo (detenzione amministrativa). Sono oramai più di 500 i palestinesi arrestati in queste settimane e tre di loro assassinati dopo essere stati sequestrati.

giovedì 24 luglio 2014

67 secondi: il tempo per una famiglia palestinese prima che la sua casa venga distrutta

Sono più di 10.000 le case di famiglie palestinesi rase al suolo dall'inizio delle operazioni. L'esercito israeliano "avvisa" le famiglie lanciando un colpo di avvertimento sul tetto (pratica definita "roof knocking", o "bussare sul tetto") o in alcuni casi telefonicamente, poco prima di procedere con il bombardamento. Un ministro israeliano durante un'intervista, pochi giorni dopo l'avvio delle operazioni di genocidio ha dichiarato che l'esercito "concede tutto il tempo necessario per evacuare, almeno 5 minuti", ma in realtà come ampiamente documentato, questo lasso di tempo difficilmente supera i 90 secondi. Su Facebook circola un video dove si vede come tra l'avvertimento e la demolizione passano appena 50 secondi.

Staff informatitalia

 



martedì 22 luglio 2014

Gaza: raso al suolo l'asilo della cooperazione italiana

Le ruspe dell'esercito israeliano hanno raso al suolo la struttura “La terra dei Bambini” della ong “Vento di Terra”. Il presidente, Massimo Rossi, «chiediamo l'intervento del Ministero degli Esteri Italiano, dell'Unione Europea e della Conferenza Episcopale Italiana, principali finanziatori del progetto»



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L'esercito israeliano, nell'ambito della sua offensiva militare nella Striscia di Gaza, ha raso al suolo il Centro per l'infanzia di Um al Nasser “La Terra dei Bambini”, struttura finanziata dalla Cooperazione italiana. Lo conferma la ong Vento di Terra che gestisce il progetto nella Striscia di Gaza. Il centro per l'infanzia ospitava un asilo con 130 bambini e un ambulatorio pediatrico. Oltre al Centro, prosegue la nota dell'Ong, è stata demolita la nuova mensa comunitaria, inaugurata solo due mesi fa, che forniva pasti ai bambini e alle famiglie povere del villaggio.
Nella comunicazione della ong si legge che «la fanteria e i blindati israeliani hanno occupato il villaggio di Um Al Nasser nella notte del 17 luglio, obbligando l’intera comunità a lasciare le case. Una lunga fila di civili, in prevalenza a piedi, si è diretta sotto un intenso bombardamento verso il campo profughi di Jabalia. Sono ora ospitati principalmente nelle scuole dell’UNRWA: mancano medicinali, cibo, generi di prima necessità e acqua potabile. 

venerdì 18 luglio 2014

Una regista israeliana: «Mi vergogno e vi chiedo perdono»

Così come molti americani si oppongono alle guerre volute e combattute dal governo USA, a molti cittadini israeliani piange il cuore nel vedere cosa combina il loro governo in Palestina, dove dall'inizio delle operazioni hanno perso la vita più di 230 civili, di cui circa 50 sono bambini, mentre il numero dei feriti ha superato quota 1.600. Nell'ordine delle migliaia di unità anche le abitazioni distrutte, famiglie che hanno perduto la propria casa, un bilancio destinato ad aggravarsi con l'offensiva di terra che ha avuto inizio nella serata di giovedì 17 Luglio.

Nei giorni scorsi a New York migliaia di ebrei sono scesi in piazza contro le bombe su Gaza; e la regista israeliana Naomi Levari ha affidato ai social network un video di solidarietà al popolo palestinese e di ferma condanna del suo governo, al quale dedica parole durissime.

Di seguito vi proponiamo il video e la traduzione delle parole pronunciate.

Prima di lasciarvi al video, ci teniamo a sottolineare come il governo israeliano oltre a preoccuparsi della propaganda "esterna", rivolta al "resto del mondo", coadiuvato dai mass media di tutto l'occidente, che spacciano i razzi artigianali palestinesi per "missili", e parlano più dei razzi di Hamas che delle bombe e dei missili - quelli veri - di Israele, opera per convincere i propri cittadini della necessità di intervenire duramente contro i "terroristi", ovvero il popolo palestinese.

Nonostante Israele disponga di un sistema anti-missili capace di non far passare nemmeno uno spillo, il celebre "Iron dome", nelle città israeliane da quando sono iniziate le operazioni sono suonate in continuazione le sirene di allarme anti-aereo, seminando comprensibilmente il panico tra la popolazione. Non importa se la situazione di pericolo sia reale o meno: la cosa importante è imprimere nella gente la sensazione di paura: e ci riescono benissimo, a "colpi di sirene". In questo modo riescono a portare dalla loro parte buona parte dell'opinione pubblica...


Staff nocensura.com

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Naomi Levari è regista e produttrice teatrale e cinematografica. Diremmo che è israeliana se lei non preferisse dire che vive in Israele. Tre giorni fa, di fronte alla tragedia di Gaza, si mette davanti alla videocamera del computer e parla. Poi posta il tutto su Facebook e Youtube. Abbiamo tradotto il suo messaggio che è intraducibile senza il corpo che lo pronuncia, il suo respiro, le sue pause. Come Naomi, anche noi non possiamo – in ultima istanza – far niente per questa tragedia. Possiamo solo esserci col nostro corpo e col nostro respiro. Il video fa vedere che questo – che sembra niente – non è niente: è la sola cosa che può salvare noi e il mondo.

14 luglio 2014

Cara gente di Gaza,
Qualsiasi cosa stia per dire sembrerà priva di senso di fronte a ciò che state attraversando. Però al momento è l’unico strumento che ho – le mie parole. Mi chiamo Naomi Levari e vivo in Israele. Mi vergogno e vi chiedo perdono. Mi preoccupo per voi, piango per voi e soffro per le vostre perdite.
Questi sono giorni bui e so che questo non può consolarvi in alcun modo. Ma qualcuno di noi sta facendo tutto quello che può – che non è molto – per mettere fine a tutto questo: dimostrazioni, momenti pubblici, e nei nostri cuori stiamo chiedendo che le nostre preghiere siano ascoltate nel cielo al di sopra delle nostre anime. A voi non è più rimasta alcuna parola.
E io spero che tutto questo cambi presto. Mi appello ai governanti di Israele perché si comportino come persone responsabili, come leader, e che pongano immediatamente fine a questo spargimento di sangue. Ricordo al popolo di Israele che questo non è un videogame, che non ci sono vincitori e vinti, punteggi e classifiche: ci sono solo sconfitti. La gente continua a essere uccisa, le case ad essere distrutte, i sogni ad essere seppelliti. La società israeliana sta perdendo la sua tolleranza e sta diventando una banda di delinquenti.
L’unica cosa che possiamo fare è – ancora una volta – chiedervi perdono e usare tutti gli strumenti che abbiamo per fermare tutto questo. State al sicuro.



Fonte: bergamopost.it

Tratto da: nocensura.com

giovedì 17 luglio 2014

Gaza, bombardata la spiaggia: il video che le TV non mostreranno mai



Di Informatitalia

Ieri l'esercito israeliano ha bombardato una spiaggia. Quattro bambini tra i 9 e gli 11 anni hanno perso la vita mentre erano nei pressi del porto. Il video mostra l'arrivo dei soccorsi, poco dopo le esplosioni.

Scene che fanno venire la pelle d'oca... qualcuno ha il coraggio di sostenere che la spiaggia era un "obiettivo militare" ?!? Forse i guerriglieri di Hamas erano li a prendere il sole?

Nei giorni scorsi hanno bombardato le barche, che i palestinesi utilizzano per pescare, per mangiare...

ECCO LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI: 

 
Di Rosa Schiano

Ricostruzione grazie alle immagini. Un primo missile israeliano ha colpito il porto di Gaza city. I bambini che si trovavano nelle vicinanze del porto hanno iniziato a scappare sulla spiaggia. Ma un secondo missile li ha centrati ed uccisi.
I bambini stavano scappando. Un aereo o una nave israeliana li ha puntati e li ha uccisi.
Da un drone o da una nave i militari israeliani possono vedere chiaramente che si tratta di bambini.
Non è un errore. Se non basta questo a fermare questo massacro, non so più cosa possa farlo.

Ahed, Montaser, Ismail, Mohammed, tra i 9 e gli 11 anni, erano tutti della famiglia Baker.



Informatitalia

martedì 15 luglio 2014

La guerra su Gaza è un successo del Made in Italy

M346L’Italia è oggi il maggiore fornitore di sistemi militari dell’Ue verso Israele. Tutto ciò, denuncia la Rete Disarmo, avviene in violazione della legge. La ministra degli Esteri potrebbe fermare lo scempio ma non lo farà

di Checchino Antonini


160 morti in 6 giorni 1.100 feriti, il 70% sono civili. Bilancio parziale e destinato ad aggravarsi della guerra di Israele alla gente di Palestina. E’ un successo indiscutibile dell’industria italiana, del Sistema Italia, come amano chiamarlo i media “normali”, i partiti “normali” e gli imprenditori.
«L’Italia è oggi il maggiore fornitore di sistemi militari dell’Unione europea verso Israele e proprio nei giorni scorsi, durante i raid aerei israeliani su Gaza, Alenia Aermacchi del gruppo Finmeccanica, ha inviato i primi due aerei addestratori M-346 (su 30 dell’intera commessa) alla Forza Aerea israeliana», scrive la Rete Italiana per il Disarmo lanciando l’ennesimo inutile appello perché il governo italiano sospenda l’invio di armi e sistemi militari a Israele e si faccia promotore di una simile misura presso l’Unione europea durante il semestre di presidenza Renzi. La Rete Italiana per il Disarmo raggruppa le principali organizzazioni italiane impegnate sui temi del disarmo e del controllo degli armamenti.
I nuovi velivoli addestratori M346 hanno il principale scopo di favorire addestramento e “transizione” a caccia di nuova generazione e possono anche essere armati e utilizzati per bombardamenti, grazie alla loro maneggevolezza, specie in aree urbane e di conflitti a basso dispiegamento di forze armate e di contraerea.

lunedì 14 luglio 2014

Palestina attaccata con "Bombe Dime", progettate per mutilare

Da Gaza, un medico norvegese: «Sono bombe fatte per mutilare, lanciate da droni con obiettivi precisi». L’arma è ideata dai laboratori Usa del Pentagono.

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Da una settima l’esercito israeliano starebbe lanciando sulla popolazione di Gaza bombe Dime (Dense Inert Metal Explosive), pensate per colpire le persone con conseguenze fisiche irreparabili. È l’allarme lanciato da un medico norvegese, Erik Fosse, che da venerdì scorso opera nell’ospedale al-Shifa di Gaza. «Queste bombe sono fatte per mutilare. Poche persone sopravvivono dopo essere state colpite», dice al quotidiano francese l’Humanité. Non è la prima volta che Israele usa questo tipo di bomba. l’aviazione di Tel Aviv l’aveva sperimentata già nel 2008/2009, durante i massicci bombardamenti nell’operazione “Piombo Fuso”.
Secondo l’Ocha (il Coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite), il diluvio di fuoco che Israele sta facendo cadere sulla Striscia di Gaza, ha già provocato oltre 170 morti e 1300 feriti in una settimana. Una carneficina aggravata dall’uso di armi a “stretto raggio”, come il Dime, ideate per uccidere in modo mirato, senza provocare danni all’ambiente circostante. La bomba Dime, lanciata da droni, colpisce in un’area di quattro metri. Se l’obiettivo non viene centrato in pieno e sopravvive, le ferite provocate «sono quasi sempre incurabili».

venerdì 11 luglio 2014

Calcio, bimbi e video virali: la propaganda bellica 2.0 israeliana


Alcuni bimbi, un pallone infangato, una partita serale. Rigore: il portiere con la maglia di Messi è pronto a parare. La camera inquadra con costanza il logo dell’Unicef stampato nella maglia blaugrana. I cuori battono, tutto è pronto. Ma non sapremo mai se la palla supererà le spalline gracili del portiere: sta suonando l’allarme, stanno per arrivare i razzi palestinesi.

Ecco cosa succede agli israeliani, spiega il Ministero degli Esteri con un video virale in cui ci sono tutti gli elementi del webmarketing di successo: personaggi che suscitano forte empatia (bambini), un evento esterno da cavalcare nella comunicazione del brand (i mondiali di calcio), il coinvolgimento “inconsapevole” di brand popolari (Barcellona f.c., Unicef, etc.), un video breve ben girato e assai funzionale ai social network.

“Dal 12 giugno almeno 386 razzi sono stati lanciati da Gaza verso il Sud d’Israele puntando deliberatamente target civili”, si legge nel sito del Ministero degli Esteri israeliano a corredo del video. Il lancio dei razzi, deplorevole, ha ucciso finora zero israeliani, tra civili e militari. L’operazione “Margine protettivo”, lanciata lunedì, ha finora (10.30 del 10 luglio, dati Ha’aretz) ucciso 70 gazawi, di cui almeno 13 bambini (proprio come quelli del video). La propaganda 2.0 necessita di 61 secondi filmati per essere sprigionata.


Fonte: frontierenews.it

PS: il numero dei morti provocati dai raid in Palestina è salito ad oltre sessanta, con oltre 500 feriti

giovedì 27 febbraio 2014

Soldati israeliani scattano foto mentre abusano di bambino palestinese ferito



Le forze israeliane di stanza nella parte orientale occupata di Gerusalemme al-Eizariya appaiono in un video in posa mentre sottomettono un bambino palestinese ferito.


Questo video inquietante registrato da Rami Alarya e pubblicato dalla Independent Media Center (IMC) è accompagnato da questa descrizione e analisi, secondo il sito The Electronic Intifada:
“I soldati hanno aggredito il ragazzo durante gli scontri nella città [al-Eizariya], a est di Gerusalemme Est occupata”. “Uno dei soldati ha cercato di allontanare i cameraman, Alarya, e il suo collega, Amin Alawya, spingendoli lontano dalla scena, mentre gridava loro:” Basta, basta. Fuggite!. Cosa vuoi? “. “Fonti mediche hanno detto che i soldati hanno sparato al 13enne Yassin al-Karaki con un proiettile di metallo rivestito in gomma colpendolo alla gamba. Dopo la sua caduta, i soldati hanno cominciato ad aggredirlo e abusare di lui. “ “I soldati si sono scattati foto con il bambino ferito, un soldato ha raccolto una molotov da terra, mentre il bambino urlava in ebraico “non è mio, non è mio”, e un soldato ha risposto, “è tuo , va bene, è tuo”. “Uno dei soldati teneva il bambino con una morsa deridendolo mentre imitava mosse di lotta, mentre altri soldati hanno scattato fotografie, ma il ragazzo riusciva a malapena a respirare.”

Fonte: Voci dalla Strada - Tratto da informarexresistere.fr

mercoledì 12 febbraio 2014

Israele ammette abusi su bambini palestinesi

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Un documentario australiano racconta le violazioni dei diritti dell’infanzia da parte dei soldati israeliani. Maltrattamenti “inaccettabili”, secondo il portavoce del ministero degli Esteri israeliano. E le sue dichiarazioni fanno polemica 
di Sonia Grieco
Roma, 10 febbraio 2014, Nena News – Hanno destato polemiche, e una certa dose di stupore, le dichiarazioni del portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Yigal Palmor, che in un documentario andato in onda sulla tv australiana, dal titolo ‘Stone Cold Justice’, ha ammesso gli abusi dei militari israeliani sui minorenni palestinesi in Cisgiordania.
Palmor ha definito “intollerabili” le violazioni dei diritti dei bambini e degli adolescenti palestinesi descritte in un recente rapporto dell’Unicef e riprese dai reporter autori del documentario. Il video, infatti, parla degli arresti di minorenni durante i blitz notturni dell’esercito israeliano nei Territori occupati, delle confessioni estorte con le minacce, fisiche e psicologiche, di ragazzini messi in isolamento, intimiditi e maltrattati nelle caserme e nelle carceri israeliane per raccogliere informazioni su attivisti e presunti “terroristi”. Una violazione dei diritti dell’infanzia che l’Unicef ritiene sia “diffusa, sistematica e istituzionalizzata” e che ha portato i giornalisti australiani a concludere che ai minorenni palestinesi è applicata la legge marziale, mentre per gli israeliani vige quella civile.

lunedì 3 giugno 2013

Israele, l'orrore del lager per minorenni palestinesi. Le testimonianze dal "The Guardian"


Al Jalame è diventata famosa come la prigione israeliana per bambini con la sua infame “Cella 36”, di cui tanti bambini hanno testimoniato.
All’interno del carcere Al Jalame, in profondità a tre piani sotto la superficie è localizzata la cella per bambini piccoli, buchi neri, dove i bambini palestinesi, anche a soli 12 anni sono tenuti in isolamento, alcuni per 65 giorni.
In un’intervista del Guardian due bambini hanno descritto la cella 36:
“la cella è lunga 2m e larga 1m, grande come un materasso. Si mette giù il materasso e nella parte anteriore c’è un WC… Non non c’è nessuna finestra… manca l’aria, si soffoca”.
La stanza è appena più ampia rispetto al materasso sporco sottile che copre il pavimento. Il materasso è molto sottile, solo 5cm di spessore. Una luce gialla è tenuta accesa 24 ore al giorno per impedire di dormire, mentre le pareti presentano sporgenze taglienti impedendo al bambino di stare appoggiato.
La consegna del cibo avviene attraverso uno sportello ancorato alla porta, è l’unico modo per contare i giorni, dividendo il giorno dalla notte. La colazione è servita alle 4 del mattino attraverso lo sportello della porta situato a 30cm dal pavimento. Se il vassoio della colazione non è preso in tempo il cibo si rovescia sul pavimento, il bambino è punito se non riesce a mangiare tutto.
Dove finisce il materasso c’è un basso muro di cemento dietro c’è la toilette: un buco nel pavimento.
La puzza dal gabinetto invade la stanza senza finestre.
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