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venerdì 3 giugno 2016

Acqua privatizzata? I cittadini battono la Nestlè in Oregon







In un paesino dell'Oregon la Nestlé voleva imbottigliare e commercializzare l'acqua di un fiume locale e prometteva di portare molti posti di lavoro e ricchezza. I cittadini di Cascade Locks però non se la sono bevuta e sono divenuti protagonisti di una vittoria storica contro la privatizzazione e vendita dell'acqua.

Davide contro Golia. A scanso di equivoci: il “gigante” sono i cittadini quando prendono coscienza del loro potere e si uniscono, non di certo le multinazionali e gli interessi di pochi, anzi pochissimi! Italia Che Cambia ne è più che cosciente ed ecco perché questa volta abbiamo deciso di fare uno strappo alla regola raccontandovi quanto succede fuori dal nostro “Bel paese”, poiché quanto è stato realizzato in Oregon pochi giorni fa, costituisce davvero un bel precedente per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche.

Succede il 17 maggio scorso a Cascade Locks in un paesino di un migliaio di persone a 70 km da Portland, capitale dell’Oregon, dove la nota multinazionale svizzera Nestlé, aveva in progetto di accaparrarsi 500 milioni di litri d’acqua all’anno dal fiume locale. La più grande multinazionale al mondo di cibi e bevande (proprietaria di ben 24 marche diverse di acque minerali, tra cui Acqua Panna, Vera, S. Pellegrino e Levissima, che ha già attirato numerose volte in passato l’attenzione delle Ong ed è stata oggetto di boicottaggio, tra le altre cose, per l’impiego di schiavitù e manodopera minorile e per aver venduto latte inquinato in Italia) prometteva di rifocillare le casse comunali della piccola cittadina e di offrire 50 nuovi posti di lavoro.



A Cascade Locks la Nestlé aveva in progetto di accaparrarsi 500 milioni di litri d’acqua all’anno dal fiume locale

Ma gli abitanti di Cascade Locks non se la sono bevuta e si sono uniti in comitati locali, hanno organizzato eventi per la sensibilizzazione dei concittadini, hanno creato un blog e tappezzato il paese di cartelli informativi, ma soprattutto hanno proposto il “provvedimento 14-55” contro la privatizzazione e vendita dell’acqua, che è stato approvato dalla stragrande maggioranza dei cittadini, ovvero dal 69% degli aventi diritto.

Come scrive Maria Rita D’Orsogna “è considerata una vittoria monumentale: numeri così alti raramente si vedono negli Usa, e soprattutto è un messaggio chiaro e forte: l’acqua è della gente e non della Nestlé. Cascade Locks è la prima cittadina, e Hood River County la prima contea americana, a vietare l’imbottigliamento di acqua locale a livello industriale. Daranno l’esempio e coraggio a molte altre città.”

In tutto il mondo è chiaro: i cittadini pretendono di vedere riconosciuto il diritto all’acqua pubblica, mentre dei governi sempre più sordi ai bisogni della popolazione, ma molto sensibili a quelli delle multinazionali, vorrebbero privatizzarla a tutti i costi. In molti casi si arriva addirittura al paradosso, come in quello dell’Italia, in cui 27 milioni di Italiani nel noto Referendum del 2011 si espressero contro la privatizzazione dell’acqua.




In quel caso gli Italiani parlarono forte e chiaro. Ciononostante il Governo ha recentementedeciso arbitrariamente che la gestione pubblica dell’acqua non è obbligatoria. Come a ricordarci che il gigante non si deve mai assopire.

Lo sanno bene i cittadini di Arezzo che in migliaia stanno portando avanti una campagna giustamente definita di “obbedienza civile” in cui si impegnano a detrarre dalla bolletta dell’acqua le cosiddette spese di “profitto” per rispettare il volere popolare di almeno uno dei famosi quesiti del referendum.

Sembra proprio che Golia debba stare sempre allerta: la lotta deve andare avanti, almeno finché l’acqua non verrà davvero riconosciuta a tutti gli effetti come bene pubblico.


Per saperne di più:

Leggete il risultato del nostro tavolo di lavoro “visione 2040 agricoltura e acqua 

Per un’approfondimento esaustivo sulla questione dei beni comuni si legga invece il saggio a cura di Paolo Cacciari, “La società dei beni comuni – una rassegna” 


Per approfondire la posizione della Nestlé riguardo l’acqua invece, leggete l’articolo di Andrea Degl’ Innocentisu una storica ed eloquente intervista rilasciata dal presidente della Nestlé, in cui dice chiaramente di essere convinto del fatto che l’acqua non sia un diritto, bensì una merce.

Fonte: italiachecambia.org



giovedì 21 aprile 2016

Equitalia, ecco quando non dovete assolutamente pagare


“E’ compito di Equitalia dimostrare che la cartella esattoriale è stata correttamente notificata e non del contribuente“. A deciderlo è stata la Cassazione con la sentenza n° 6887 dell’8 aprile 2016, secondo la quale spetterebbe ad Equitalia, anche trascorsi cinque anni, provare in causa a dimostrare la corretta notificazione della cartella esattoriale.
Per notificare una cartella esattoriale, Equitalia può avvalersi di messi comunali, di agenti della polizia municipale o mediante invio di lettera raccomandata, con avviso di ricevimento, e non tramite l’estratto di ruolo in cui si indica che la cartella è stata notificata in una certa data o tramite il tracking online della posta raccomandata. La corretta notificazione della cartella esattoriale può essere dimostrata solamente mediante la relazione di notifica o anche con l’originale della cartolina di ritorno della raccomandata a/r, quella che comunemente chiamiamo “avviso di ritorno”.

venerdì 3 aprile 2015

Le "bacchettate" sulle mani a scuola erano un valido metodo educativo?



A cura di Alessandro Raffa per nocensura.com

Ho pubblicato il video riportato sopra sul mio profilo Facebook, con il seguente commento: "Cosa fa con quella bacchetta e con fare minaccioso il professore??? Se la cacci dove non batte il sole! Per quanto mi riguarda, sto con lo studente." scatenando un putiferio di commenti e polemiche.

Mi è passato dinnanzi sulla home, e lo ho condiviso con 'leggerezza', senza pensare che ne sarebbe derivato un acceso dibattito, ma visto l'interesse suscitato dall'argomento, ho deciso di scrivere alcune riflessioni. Se volete leggere i commenti al post, o partecipare alla discussione su Facebook, cliccate qui. Dite la vostra.

Come ho scritto nei commenti al post, probabilmente ho sbagliato a dire che ha ragione lo studente;  e con questa affermazione non intendo fare 'marcia indietro' o rimangiarmi il commento, scritto emotivamente, dopo aver guardato il video. Assolutamente. Tuttavia riflettendoci riconosco che, come hanno osservato alcuni commentatori, non ha ragione ne il docente, ne l'alunno che risponde spintonandolo. Mi spiego meglio di seguito.

Personalmente ritengo sbagliato e inaccettabile che un docente si rivolga in quel modo ad un alunno, con la bacchetta a mo' di bastone, con fare minaccioso, e cercando lo scontro fisico, visto che si avvicina a lui. "gli va sul muso" come si dice in Toscana.

L'alunno non colpisce per primo, l'alunno si difende e allontana il docente, che non contento, torna alla carica.

L'educazione non si insegna a bacchettate. Ci sono le classiche 'note da far leggere ai genitori', i 'rapporti sul registro di classe', poi le sospensioni e la bocciatura.
Ripetere un anno fa più male di una bacchettata... che è inammissibile. La violenza non insegna niente. NIENTE!

Punire con pene corporali uno studente, significa sdoganare il concetto che chi sbaglia può essere percosso.

Ma scherziamo? Nel passato quando venivano usati questi "metodi educativi" infatti c'erano più risse, i genitori frequentemente picchiavano i figli, i quali "imparavano" che gli errori si pagano a suon di botte, con tutto quello che questo comporta anche a livello di società. Oltre al fatto che se la maggioranza dei genitori si limitavano nel percuotere, c'era una minoranza che eccedeva, traumatizzando il ragazzo. Anche per questo è giusto che le botte non siano considerate un metodo educativo.

Una ragazza ha commentato con le seguenti parole, che rappresentano il pensiero di molti:
quella bacchetta ha tirato su generazioni e generazioni di ragazzi educati e rispettosi, se si continuasse ad usarla le cose continuerebbero ad andare bene , invece...vediamo in che mondo viviamo. io sto col prof.
a questa riflessione, personalmente ho risposto così:
sicuramente prima c'era maggiore educazione, ma certo non dipende dalle bacchettate. Anzi sdoganare la violenza quale metodo educativo o punitivo ha generato dei MOSTRI. Le mani stiano in tasca. Un docente e un genitore hanno altri metodi a disposizione. Poi se ci sono situazioni particolari... ma non questa. Quel professore con quell'atteggiamento non insegna ne educa un bel niente.
E' vero che dalle "bacchettate sulle mani" dei decenni scorsi, oggi il sistema educativo è diventato 'eccessivo' nella direzione opposta, con i docenti che devono stare fin troppo attenti anche nel "pesare" le parole che pronunciano.

E' verissimo anche il fatto che i genitori di oggi sono troppo indulgenti con i propri figli, e spesso ne assumono le difese anche quando sbagliano, educandolo nel peggiore dei modi. Ma la soluzione non sono certo le bacchettate e le pene corporali.


La società negli ultimi decenni è profondamente cambiata, e da molti punti di vista c'è stato un peggioramento.

Tra i giovani è aumentato l'uso di droghe; a livello sessuale dall'emancipazione siamo arrivati al punto che fare sesso con il primo che capita è diventato "normale", etc. le cose sono profondamente cambiate, e pensare che i problemi educativi di oggi derivino dall'abolizione delle pene corporali è assurdo e destituito di fondamento. 

Ormai, per fortuna, certi metodi educativi sono relegati al terzo mondo: solo in questi paesi vengono ancora utilizzate pene corporali. In occidente almeno su questo, c'è stato progresso. E ci sono stati effetti positivi sulla società.

Si parla tanto di "bullismo", ma in realtà questo fenomeno è diminuito sensibilmente. Prima non se ne parlava affatto. E anche le risse fra giovani, sono diminuite rispetto al passato.

Personalmente, ho iniziato il percorso scolastico nel 1986 (o nel 1987, non ricordo a memoria, ma non è rilevante ai fini del ragionamento che voglio proporre) in quegli anni, i nuovi alunni venivano accolti, in particolare alle scuole medie, con la "pattonata" (dalle mie parti si dice così) ovvero uno "scapaccione" inferto sulla nuca o sulla testa, utilizzando uno o più diari scolastici. Inoltre ai "primaioli" alle medie veniva imposto di pagare il panino.

Normalmente era una goliardata, ma non mancava mai il bullo che esagerava, utilizzava 3-4 diari sovrapposti per dare il "pattone" e percuoteva piuttosto forte, facendo piangere qualche ragazzino. L'anno successivo coloro che avevano subito la "pattonata" l'anno precedente, la imponevano ai nuovi studenti, e così via.

Nelle scuole gli episodi di bullismo, più o meno gravi, o di studenti che arrivano alle mani, fino alle "risse", erano sicuramente molto più frequenti. E ovviamente non solo a scuola: anche fuori, nei luoghi di aggregazione, nelle discoteche. Negli anni 90' erano molto frequenti le risse, spesso tra gruppi di paesi vicini, tra i quali c'era rivalità. Anche il "campanilismo" era più accentuato.

Ricordo che negli anni '90 i ragazzi più grandi mi raccontavano che negli anni '80, quando erano ragazzini loro, le risse erano più frequenti rispetto a quel periodo, metà anni 90. E oggi sono meno rispetto agli anni 90, anche se questo trend positivo di diminuzione delle risse, si sta interrompendo, ma c'è da dire che spesso le risse di oggi coinvolgono stranieri, provenienti da paesi culturalmente meno evoluti del nostro. Dove i sistemi educativi prevedono anche le pene corporali...


Alessandro Raffa per nocensura.com


http://www.nocensura.com/2015/04/le-bacchettate-sulle-mani-scuola-erano.html



sabato 28 marzo 2015

Le grandi aziende della moda sfruttano manodopera da 50 cent l'ora. Anche bambini!

MODA SCHIAVISTA – “GAP”, “H&M”, “ADIDAS”: TUTTI MARCHI CHE SI FANNO CUCIRE I VESTITI IN CAMBOGIA PER 50 CENTESIMI L’ORA, DA OPERAI CHE SVENGONO IN MASSA E BAMBINI DI 12 ANNI TRATTATI AL PARI DEGLI ADULTI
Usare la toilette una o due volte nelle dieci ore di lavoro, fa molto arrabbiare i capi. Le donne incinte vengono licenziate. Dal 2011, ogni anno, sono svenuti dai 1.500 ai 2.000 operai, spesso a gruppi di 100, per mancanza di aria, cibo e riposo…
Patrick Winn per “Global Post” - da dagospia.com 
 Nessuno si aspetta un paradiso dentro una fabbrica cambogiana che sfrutta i lavoratori ma il nuovo rapporto del “Human Rights Watch” rivela che le condizioni non sono solo pessime, ma violente in modo criminale. Gli Stati Uniti sono la destinazione top dei vestiti “Made in Cambodia”, cuciti per marchi come “Gap”, “Marks & Spencer” e “Adidas”. Catene come “H&M” possono vendere le felpe a 25 dollari perché le donne cambogiane cuciono per 50 centesimi all’ora.
 Le fabbriche cambogiane sono notoriamente sgradevoli, calde e rumorose. Dal 2011, ogni anno, sono svenuti dai 1.500 ai 2.000 operai, spesso a gruppi di 100. Le cause sono la mancanza di aria e di ventilazione, i fumi tossici, la poca alimentazione e l’assenza di riposo. E quando hanno fatto sciopero per chiedere un aumento, la polizia ha sparato (12 morti solo l’anno scorso).

martedì 20 gennaio 2015

La sentenza: insultare gli insegnanti è oltraggio a pubblico ufficiale

professore
Da corriereuniv.it

Insultare gli insegnanti? E’ un vero e proprio oltraggio ad un pubblico ufficiale. E’ questa la sentenza emessa dalla quinta sezione penale della Cassazione, che ha riaperto il processo a carico di una mamma toscana, accusata di ingiuria ai danni di una docente di scuola media, insegnante di sua figlia.
In un primo momento il giudice di pace di Cecina aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti della mamma, ma il procuratore generale di Firenze ha presentato ricorso in Cassazione, spostando la questione dall’ingiuria all’oltraggio a pubblico ufficiale, e dunque spostando la competenza dal giudice di pace al tribunale.
La Suprema Corte ha ritenuto fondato il ricorso, annullando la decisione del giudice di pace. Gli atti, poi, sono stati trasmessi alla Procura di Livorno: “Sussistono tutti gli elementi”, si legge in una sentenza depositata oggi, del reato “di oltraggio a pubblico ufficiale”, caratterizzato dalla “offesa all’onore e al prestigio del pubblico ufficiale” che “deve avvenire alla presenza di più persone”, “essere realizzata in luogo pubblico o aperto al pubblico” e “avvenire in un momento nel quale il pubblico ufficiale compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni”.

sabato 27 dicembre 2014

Contratti di lavoro, ecco le cinque novità che potrebbero riguardare tutti

Come cambia il lavoro con l'approvazione del Jobs Act? Ecco in cinque punti le principali modifiche apportate dal Governo con questa riforma:
1- Per i nuovi assunti, contratto a tutele crescenti ma niente reintegro
Le tutele crescenti sono l'ossatura del nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato. Quando il decreto legislativo sarà in vigore, tra un mese, chi verrà assunto (per la prima volta o perché cambia lavoro) con il contratto a tutele crescenti non avrà più le protezioni sui licenziamenti previste dall'articolo 18 dello Statuto. Il diritto al reintegro nel posto di lavoro scatterà solo per i licenziamenti discriminatori e per quelli disciplinari, se il giudice accerterà che il fatto contestato non sussiste. Altrimenti ci sarà un indennizzo da 4 a 24 mensilità.
2- Oltre i 15 addetti, salta l'articolo 18
Il nuovo contratto a tutele crescenti vale per tutte le assunzioni. Non ci saranno quindi più differenze in base alle dimensioni dell'azienda (ora le regole cambiano superata la sogli dei 15 dipendenti). Anzi, le imprese che supereranno il limite dei 15 grazie ai lavoratori a tutele crescenti, non saranno più soggette ad applicare l’articolo 18 dello Statuto (né sui vecchi né sui nuovi assunti). Le aziende saranno pertanto incentivate a crescere (anche perché oltrepassando la soglia dei 15, potranno in certi casi veder scendere l’indennizzo cui hanno diritto i licenziati).

sabato 20 dicembre 2014

Depenalizzati 112 reati: ecco quali e come stanno le cose

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Di Valeria Bonora - eticamente.net

E’ stata approvata la depenalizzazione dei reati minori attraverso il Decreto legislativo di attuazione della Legge delega 67/2014 varato dal Consiglio dei Ministri; cosa comporterà questo? Un aumento dei criminali a piede libero.
Sono in tutto 112 i reati che non faranno più andare in carcere chi li commette:

- Abbandono di persone minori o incapaci – art.591 c.p. co.1
- Abusivo esercizio di una professione – art348
- Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina – art.571 c.p.
- Abuso d’ufficio – art.323 c.p.
- Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico – art.615 ter
- Arbitraria invasione e occupazione di aziende agricole o industriali. Sabotaggio – art.508 c.p.
- Adulterazione o contraffazione di cose in danno della pubblica salute – art.441 c.p.
- Appropriazione indebita – art.646 c.p.
- Arresto illegale – art.606 c.p.
- Assistenza agli associati (anche mafiosi) – art.418 co.1 c.p.
- Attentato a impianti di pubblica utilità – art.420 c.p.
- Attentati alla sicurezza dei trasporti – art.432 c.p.
- Atti osceni – art.527 c.p.
- Atti persecutori (stalking) – art.612 bis co.1
- Commercio o somministrazione di medicinali guasti – art.443 c.p.
- Commercio di sostanze alimentari nocive – art.444 c.p.
- Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari – art.517 quater
- Corruzione di minorenne – art.609 quinquies co.1 c.p.
- Crollo di costruzioni o altri disastri dolosi – art.434 co.1 c.p.
- Corruzione – art-318 c.p.
- Danneggiamento – art.635 c.p.

martedì 16 dicembre 2014

"Licenziata per il cancro; chiedo di tornare a lavorare"



Accogliendo l'invito di un lettore, segnaliamo la seguente toccante petizione su change:

"Il mio nome è Patrizia e sono stata licenziata da una società chimica americana che produce polipropilene e opera all'interno del petrolchimico dell'area industriale di Brindisi..." 

Leggi tutto su change


PS: Con l'eliminazione dell'articolo 18, licenziamenti arbitrari potranno divenire la normalità!


martedì 9 dicembre 2014

AnnoUno censura la Quintavalle. Perché?

Aggiornamento: FIRMA E DIVULGA LA NOSTRA PETIZIONE PER ESIGERE CHIARIMENTI PUBBLICI A GIULIA INNOCENZI E LA REDAZIONE DI ANNO UNO!


Tra gli ospiti fissi della nuova nuova edizione del programma TV "Anno Uno" condotto dalla "Santorina" Giulia Innocenzi, o almeno per 6 puntate, doveva essere presente in studio Micaela Quintavalle, soprannominata "la pasionaria" dell'ATAC per il suo fervente impegno per la causa.

Micaela Quintavalle, che da 7 anni lavora per ATAC e sta portanto avanti gli studi universitari per diventare medico, è una sindacalista molto combattiva, che insieme ad un gruppo di colleghi sempre più ben nutrito ha dato vita a un sindacato autonomo, "Cambia-Menti M410" evidentemente non soddisfatti della rappresentanza affidata alle altre sigle sindacali.

La Quintavalle non guarda in faccia a nessuno: non è la classica sindacalista che cerca di accontentare e placare gli animi dei lavoratori ma poi va a braccetto con l'azienda. Lei parla chiaro, dice quello che deve dire, e per questo sta ottenendo sempre più sostegno sia all'interno dell'azienda dove lavora, che fuori.

Dopo l'ultimo duro intervento in trasmissione, rivolto al sindaco di Roma Ignazio Marino, per Micaela adesso non c'è più posto.

Come mai? 

Come mai prima gli hanno fatto firmare un contratto per 6 puntate e poi l'hanno liquidata così?!?

QUALCUNO VUOLE PENSARE CHE SIA UN CASO?!?

Noi crediamo che qualcuno abbia telefonato alla Santorina.... certo, non abbiamo nessuna prova a sostegno di questa ipotesi, che è e resta un nostro pensiero... 

FORSE QUALCUNO TEMEVA CHE IL FRONTE DELLA PROTESTA VERA - QUELLA NON PILOTATA - SI ALLARGASSE TROPPO, MAGARI USCENDO DAI CONFINI DI ATAC???

Ai posteri l'ardua sentenza!

AR per nocensura.com

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AnnoUno censura la Quintavalle. Perché?
Di roma.ilquotidianoitaliano.it




«Tu sei la nostra autista ufficiale», aveva detto con fierezza Giulia Innocenzi, durante la famosa puntata di AnnoUno del 20 novembre, quella della bordata al Sindaco Marino. Ma ora le cose sono cambiate e per lei,Micaela Quintavalle, glorificata in pubblico, non c’è più spazio. Così, all’improvviso. Perché? Forse ha ragione quando dice che «in Italia quando dici la verità vieni silenziato»?
«È ufficiale. Fino a giovedì scorso – scrive sulla pagina Facebook – potevano essere pensieri oggi sono certezze. Questo il mio ultimo intervento a La7 con il sindaco», e pubblica il nostro articolo (e noi la ringraziamo). «Numerose visualizzazioni in poche ore – aggiunge -, ma la trasmissione decide di non farmi più andare». Una doccia fredda.

Tra i sostenitori della pasionaria di Atac SpA, nonché presidente del movimento Cambia-Menti M410, si fa sempre più forte l’ipotesi di un complotto ordito per zittirla. «Siccome Micaela dice la verità in faccia al sindaco – commenta Daniela P. – è giusto e necessario farla tacere. Chiedo solo a Micaela di non smettere mai di combattere questa battaglia, perché con lei siamo tanti».

domenica 30 novembre 2014

Da Ferguson all’Eternit, la nostra rabbia non li preoccupa

Ferguson come l’Eternit, come Stefano Cucchi e le elezioni in Emilia Romagna. Non è una forzatura. Sono molti i fili che legano quattro episodi lontani tra loro geograficamente, socialmente, per poteri statuali interessati. Il primo, il più evidente, è la logica sostanziale della giustizia, che riguarda i primi tre. Non è una novità che gli industriali vengano assolti per i reati commessi all’interno della propria “attività imprenditoriale”, così come non lo è la salvezza garantita ai poliziotti che ammazzano senza alcun motivo. La novità sta nella dimensione della strage. La sentenza Eternit arriva a cancellare responsabilità per oltre 2.000 morti accertati finora e per le migliaia che si verificheranno nei prossimi anni. E non dovrebbe esistere differenza, in sede giudiziaria, tra un omicidio commesso con un’arma da fuoco o da taglio e uno (un numero indefinibile, in questo caso) realizzato esponendo consapevolmente un’intera popolazione all’azione cancerogena dell’amianto. Un veleno è un veleno; non c’è differenza tra il metterlo nella minestra o sulla catena di montaggio. Cambia solo la dimensione.
Ferguson e Cucchi sono molto più simili. Non c’è differenza tra un bianco e un nero, tra Italia e Usa. Lì come qui, i poliziotti che uccidono ritengono di “aver semplimente fatto il nostro lavoro”, o perlomeno si giustificano con questa frasetta usata da Proteste negli Usa per l'omicidio di Fergusontutti i nazisti di seconda schiera (e che non venne accolta nel processo di Norimberga, giustamente). E pretendono l’impunità, minacciando. La novità sta nel ritorno prepotente al passato remoto, all’impunità dichiarata per il potere economico e i suoi guardiani armati. La novità sta dunque nella cancellazione totale delle culture sorte dalla grande sommossa globale degli anni ‘60 e ‘70, che avevano – tra l’altro – spinto decisamente per inverare il principio giuridico astratto “la legge è uguale per tutti”. Processando i criminali economici e militari nelle piazze e spesso anche nei tribunali, portando il barlume della coscienza critica anche tra alcuni magistrati, e persino tra alcuni poliziotti.
Sarebbe facile concluderne che si tratta solo della solita “giustizia di classe”, quindi di una riscoperta dell’acqua calda. La definizione è giusta, naturalmente, ma se ripetuta in modo atemporale, per eventi distanti migliaia di chilomentri o alcune decine di anni, diventa uno slogan già sentito, che spiega poco. Che disarma, invece di mobilitare. Intanto: di quale classe? E con quali metodi? Parlare di “borghesia” quando si analizzano le imprese multinazionali o i consigli di amministrazione delle banche d’affari globali restringe la possibilità di capire. Stiamo parlando di un’evoluzione della specie che fa apparire i “padroni” del Novecento come una scimmia a confronto con l’uomo. Non a caso i nostrani “padroncini” italiani si comportano esattamente come residui di un modo di “fare impresa” che era arretrato anche cinquant’anni fa: evasione fiscale, bilanci truccati, appalti pubblici, mazzette, bassi salari e zero diritti, dipendenza dal sistema bancario, familismo amorale.

domenica 26 ottobre 2014

Complici del massacro sociale, e ora contestano Renzi?

Da almeno trent’anni, il copione è sempre o stesso: per revocare diritti e conquiste sociali è necessaria la piena complicità di quella sinistra che nel dopoguerra aveva lottato per il welfare, cioè per l’estensione orizzontale del benessere. Il grande capitale finanziario e oligarchico utilizza partiti e sindacati di cui la gente è abitutata a fidarsi – chi meglio di loro? Dunque non devono più combattere contro le riforme strutturali, destinate a demolire la struttura dell’economia sociale. E in più devono collaborare pienamente all’erosione della società dei diritti, che oggi culmina con l’attacco storico alla Costituzione democratica. Attraverso il famigerato memorandum di Lewis Powell, la destra economica statunitense aveva dettato la linea già all’inizio degli anni ‘70: radere al suolo in tutto l’Occidente la sinistra radicale e addomesticare la sinistra riformista, letteralmente “comprando” i suoi leader per ottenere la smobilitazione di partiti e sindacati. Detto fatto. E quindi che senso ha, oggi, protestare contro Renzi dopo essersi piegati per decenni ai peggiori diktat?
E’ stato il centrosinistra guidato dai tecnocrati a consegnare gli italiani all’euro-sistema, massima espressione della fine dei diritti, condannando il paese alla crisi: non c’è più “benzina” per le politiche sociali, perché Maastricht –Camusso e Bersanirevocando la sovranità monetaria – ha prosciugato le casse dello Stato, costretto a svendere prima i servizi pubblici e poi il sistema-paese, le aziende e le tecnologie, i risparmi, i giovani talenti. Tutto travolto dal taglio della spesa pubblica, che fa crollare anche l’economia privata fondata sui consumi. Dov’èra, Susanna Camusso, mentre tutto questo accadeva? Se lo domanda Giorgio Cremaschi, già leader della Fiom, di fronte al tardivo soprassalto di orgoglio esibito dalla Cgil dopo la rottamazione forzata della repubblica dei lavoratori, il Jobs Act renziano. «In questi decenni – scrive Cremaschi su “Micromega” – il principale sindacato italiano da un lato è stato l’attore sociale della sinistra, perfettamente collaterale al Pd, dall’altro ha ripetutamente tentato un patto dei produttori con l’impresa, per agire di concerto con essa rispetto al potere politico. Entrambi questi capisaldi della strategia della Cgil ora franano clamorosamente e il suo gruppo dirigente non sa letteralmente che fare».
Nessuna mobilitazione di piazza, dice Cremaschi, riuscirà a chiarire dove si sta andando, «perché la rivoluzione reazionaria di Renzi si combatte non solo rompendo con le sue manifestazioni estreme, ma anche con le ragioni e con il percorso che ad essa ci hanno portato». Il governo Renzi? «Lo potremmo chiamare il governo Renzi-Marchionne, almeno per quel che riguarda il lavoro». Rappresenta «l’ultimo e più intelligente tentativo delle classi dirigenti italiane ed europee di imporre da noi le politiche liberiste che hanno distrutto la Grecia». Intelligente, certo, «perché si è capito che la pura brutalità dei diktat della Troika alla lunga non paga: per questo le politiche liberiste oggi devono essere accompagnate o addirittura precedute da cambiamenti politici e culturali che rendano accettabile o persino condivisibile l’accentuazione delle già così esplosive diseguaglianze sociali». Niente di nuovo: «Per fare questo non basta la destra tradizionale, bisogna occupare il campo della sinistra e portare la parte più grande di essa a sostenere politiche più a destra della destra tradizionale». Questo è il renzismo, dice Cremaschi. Ma è anche – alla lettera – l’applicazione della dottrina di Lewis Powell contro i lavoratori.

lunedì 22 settembre 2014

Se sei istruito e vieni dal Sud (e donna) allora farai la fame

precari

Sono giovani del Sud, precari: avvocati schiavi, architetti saltuari, camionisti senza salario, pubblicisti pagati una miseria. Crescono in incertezza e povertà.

Di Mario Conforto - popoffquotidiano.it

Non sono le tradizionali tute blu dei metalmeccanici che affollano le sale delle assemblee dei sindacati. Sono giovani archeologi, interpreti, architetti, traduttori, avvocati, bibliotecari, promotori finanziari. Donne e uomini che tentano di aprirsi un varco nella giungla spesso sbarrata degli ordini professionali e che vengono incasellati sotto la categoria dei professionisti, accanto ad affermati baroni delle diverse specialità. Si tratta di quattro milioni e trecentomila professionisti con pochi diritti e tutele e un reddito mensile medio pari a settecentocinquanta euro. E le donne, prevalenti tra le tute bianche, percepiscono redditi inferiori: in media seimila euro in meno all’anno tra le partite Iva. Tra le donne parasubordinate quelle nella fascia d’età tra quaranta e cinquantanove anni hanno un taglio di tredicimila euro di compenso annuo rispetto ai maschi. I ragazzi di cui abbiamo raccolto le testimonianze hanno chiesto di restare in anonimato. Descrivono la loro condizione di incertezza dopo tanti anni di studi.
Antonella vive a Napoli. Ha trent’anni ed è tirocinante nella sede centrale dell’Agenzia delle Entrate di Napoli. La sera a servire in un pub al centro storico; sabato e domenica, invece, in un bar. Bilancio di fine mese: ottocento euro e zero tempo libero. Vive in un monolocale con angolo cottura nei quartieri spagnoli. L’arredo è composto da un minimo indispensabile per contenere gli abiti e le scarpe. «Non mi posso permettere tanto». È stata lasciata dal fidanzato tre mesi fa. «Non riuscirò a comprare mai una casa; non potrò mai permettermi di avere una famiglia e avere dei figli; se continua così con tutta probabilità non possiederò mai neppure un’automobile. Laurea triennale specialistica e master in economia. Inizio la mia carriera con un fantastico tirocinio. Svolgo il lavoro di funzionari strapagati incapaci di aprire un foglio Excel. Percepisco il rimborso di soli duecento euro al mese. Se ti ammali ti vengono scalati dal salario i giorni di assenza. Contemporaneamente alla mia attività di stagista a tempo pieno faccio la cameriera in un pub di Napoli; tre ore al giorno per sei euro l’ora. Sabato e domenica mattina, dalle sei alla quindici, svolgo la barista in periferia: sette euro l’ora. In totale riesco a racimolare circa ottocento euro. L’affitto è di trecentocinquanta per una camera singola. Poi è arrivato il primo contratto: a progetto, tre mesi, per mille euro; ma non si può abbandonare il pub e la caffetteria perché non si sa se ti confermano. Dopo tre mesi, un nuovo contratto a progetto per altri tre mesi. La stanchezza inizia a farsi sentire. Grazie al cielo ho il pub e la caffetteria. Il tempo passa, le cose non cambiano: tra panini, lavori a progetto e cappuccini non posso altro che sognare di viaggiare: la mia passione».

Si spengono i riflettori e aumenta la ferocia di Israele contro i palestinesi

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Di Stefania Rizzo - L’occupazione continua, feroce più che mai. Questa volta nel silenzio assordante dell’opinione pubblica mondiale. E’ il processo di normalizzazione che tanto piace a Israele che, lontano dalle bombe e dalla luce dei riflettori, può continuare indisturbato nella sua politica di oppressione e distruzione del popolo palestinese.
Nel giorno in cui è arrivata la notizia secondo cui il numero di abitanti ebrei residenti nel territorio della Cisgiordania è ulteriormente aumentato, raggiungendo quota 7500 persone, un decreto delle autorità israeliane ha vietato ai contadini di irrigare le loro terre nei cosiddetti gradini in Atov, nella parte orientale della città di Tubas.
Chi contravverrà al divieto di coltivare la terra, sarà arrestato. Come se non bastasse, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa palestinese Safa, “le forze di occupazione hanno distrutto il sistema di acqua e i contadini della zona sono stati costretti ad abbandonare le loro terre”. In questo modo Israele continua a privare la zona di Atov di tutti i tipi di infrastrutture.

giovedì 17 luglio 2014

Blackout Wind: solo chi ha presentato reclamo sarà rimborsato!

Il 13 Giugno i clienti della Wind sono rimasti senza linea telefonica,  sia sulle linee fisse che quelle di telefonia mobile.

Ieri AGCOM - l'autority garante delle comunicazioni - ha incontrato Wind e le associazioni di consumatori per discutere di un indennizzo per i clienti.

In particolare chi utilizza il telefono per lavorare, ha avuto delle perdite; per esempio un mio conoscente titolare di una pizzeria, che riceve telefonicamente la maggioranza delle ordinazioni per le pizze da asporto, quel giorno ha perso ordini per almeno 40-50 pizze. Per prevenire l'eventualità di guasti alla linea telefonica la pizzeria in questione ha reso noto anche un numero di cellulare, ma quel giorno erano entrambi fuori uso.

Ebbene il rimborso ci sarà: ma solo per chi ha presentato formale reclamo, quindi sicuramente una esigua minoranza degli utenti. Vediamo cosa è stato deciso...

Staff nocensura.com
 
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Di seguito l'articolo di hwupgrade.it:

Blackout Wind del 13 giugno: il rimborso ci sarà, ma non per tutti
Lo scorso 13 giugno Wind e Infostrada riportavano un grosso disservizio diffuso a macchina di Leopardo in tutta Italia. Sull'argomento hanno contrattato le società coinvolte insieme alle organizzazioni dei consumatori, pattuendo un rimborso per gli utenti colpiti. Il rimborso, tuttavia, sarà solo per chi ha effettuato un reclamo formale


Ci sarà un rimborso per gli utenti Wind coinvolti nel grosso blackout dello scorso 13 giugno, ma sarà destinato solo a chi ha inviato un reclamo formale sia per le vie ufficiali, che attraverso i moduli offerti dalle organizzazioni per i consumatori. A riportare la novità è uno di questi, Altroconsumo, che specifica le norme del piano di rimborso approvato dall'operatore telefonico.
Durante il blackout, una grossa maggioranza degli utenti Wind e Infostrada non riuscivano in alcun modo ad accedere alle reti. Anche Hardware Upgrade aveva sofferto del disservizio, così come molti altri siti, servizi web e un gran numero di utenti italiani. La società è apparsa sin da subito tempestiva nel tentativo di cercare di spiegare quanto stesse accadendo, senza tuttavia addentrarsi in spiegazioni tecniche riguardo alle cause.

mercoledì 9 luglio 2014

COLPO DI MANO DI RENZUSCONI: CI TOLGONO ANCHE I REFERENDUM

renzusconi2
Gravissimo strappo democratico. Per promuovere un referendum abrogativo serviranno un milione di firme e non più le attuali 500 mila. Rendendo de facto impossibile ai cittadini l’esecuzione di un diritto costituzionale.

Lo prevede un emendamento dei relatori alle riforme che abbassa però il quorum: servirà solo il 50% più uno dei votanti alle ultime elezioni politiche della Camera, mentre ora occorre la metà più uno degli aventi diritto al voto.

L’emendamento introduce anche un giudizio preventivo della Corte costituzionale sulla ammissibilità del quesito, quando saranno raccolte almeno 500 mila firme.

mercoledì 18 giugno 2014

Lo Stato paga buoni per baby-sitter e asilo e nessuno lo sa

Ebbene si: non si tratta di una bufala. Le mamme italiane hanno DIRITTO ad un buono di 300 euro mensili, una somma che di questi tempi farebbe comodo a tante famiglie, ma quasi nessuno ha usufruito della somma perché le famiglie non sanno di avere questo diritto e non lo hanno esercitato! Per questi sussidi - che sono stati introdotti dalla Fornero - il governo ha stanziato 20 milioni di euro, che sono rimasti nelle casse dello stato...

Se conoscete qualcuno che possiede i requisiti, fategli presente questa importante possibilità!
ECCO CHI HA DIRITTO AL BONUS:
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I buoni lavoro sono stati introdotti l'anno scorso con la legge Fornero: stanziati 20 milioni di euro ma senza pubblicità è stato un flop
Buoni lavoro definiti fantasma perché nessuno conosce. La tanto chiacchierata legge Fornero l’anno scorso aveva introdotto un buono mensile del valore di 300 euro per correre in soccorso alle neomamme italiane. Si sa, i nonni sono quegli ammortizzatori sociali che spesso e volentieri danno una grossa mano in famiglia, ma chi non dispone di questa enorme risorsa e fortuna? Ecco appunto il bonus.
Troppo bello per essere vero? Così pare. Il bonus dell’anno scorso infatti è stato un flop. Non servono molti giri di parole e dati alla mano è davvero innegabile: le domande per ricevere il voucher sono state 3.762. La legge Fornero numero 92 del 2013, prevedeva un aiuto alle neomamme che sceglievano di tornare presto al lavoro: rinunciando all’assegno dell’Inps, tornando sul luogo di lavoro, potevano ricevere dei buoni lavoro per pagare l’asilo o la baby-sitter del valore di 300 euro al mese per sei mesi.
1.800 euro insomma che, non solo di questi tempi, sono una buona cifra. Si pensi che erano stati stanziati 20 milioni di euro e le richieste ne hanno consumato poco più del 37%. Fin qui davvero qualcosa non quadra: insomma una mamma che torna al lavoro, ha anche la possibilità di avere un aiuto economico e non lo sfrutta? Dov’è l’intoppo? Una parola che fa rabbrividire: burocrazia. L’iter per approdare alla richiesta questa volta pare davvero tragicomica.

venerdì 13 giugno 2014

Ticket sanitario 2014, esenzione: dal 1 luglio nuovo sistema, autocertificazione non più valida

Fate girare questa immagine per spargere voce:
Su Facebook la trovate QUI: condividetela
 *** ATTENZIONE: CAMBIA IL SISTEMA PER L'ESENZIONE DEI TICKET: NON LO SA QUASI NESSUNO, E SE GLI INTERESSATI NON PROVVEDONO ENTRO IL 30 GIUGNO A REGOLARIZZARE LA PROPRIA POSIZIONE SI TROVERANNO A PAGARE !!!! FATE GIRARE LA NOTIZIA IN MODO CHE LA NOTIZIA GIUNGA A TUTTI GLI INTERESSATI***

Redazione Informatitalia

Di Marco Franco - finanza.excite.it

Un nuovo sistema entrerà in vigore a partire dal 1 luglio 2014 per il pagamento del ticket sanitario, in tutte le regioni italiane.
 
In seguito all’approvazione della riforma in materia di certificazione dei redditi e di esenzioni a favore delle famiglie rientranti nelle fasce più basse, entro e non oltre il 30 giugno 2014 tutti gli interessati dovranno regolarizzare la propria posizione rispetto al sistema Tessera Sanitaria, qualora la categoria assegnata non corrisponda a quella effettiva e vi siano incongurenze da segnalare, pena l’assegnazione alla fascia più alta.
Se fino al 2013 era richiesta o l’autocertificazione al momento della prenotazione o in alternativa l’attestazione del medico prescrittore, d’ora in poi sarà la ricetta ad includere automaticamente i dati relativi alla condizione reddituale dell’assistito, facendo fede ai fini dell’eventuale pagamento del ticket.
Nel caso in cui dall’anagrafe TS non compaiano gli estremi del soggetto richiedente, scatterà l’assegnazione allo scalino più alto con la conseguenza dell’obbligo di versare la cifra intera dei ticket ad ogni esame o prestazione nell’anno in corso. Presso gli sportelli Cup delle Asl/Usl o tramite posta elettronica certificata e Fax dell’azienda sanitaria del territorio, a tal fine, sarà possibile provvedere all’autocertificazione del reddito per attestare, con un modulo ad hoc, il diritto all’esenzione totale o parziale.

martedì 10 giugno 2014

HAI VERSATO 19 ANNI DI CONTRIBUTI ALL’INPS? LI HAI PERDUTI !!!

L'articolo è del 2012, ma è ancora attuale, visto che la situazione non è cambiata e anzi, è destinata a PEGGIORARE, visto che il bilancio dell'INPS sta per COLLASSARE...

Redazione Informatitalia
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INPS, IL “FURTO ” SILENTE
Migliaia di lavoratori versano i contributi senza poter arrivare alla pensione. Soldi regalati all’ente 

di Salvatore Cannavò – “Il Fatto Quotidiano”
Sono tantissimi ma l’Inps non li quantifica o per lo meno si rifiuta di farlo. Parliamo delle Posizioni silenti, cioè quelle posizioni iscritte all’Inps che hanno versato contributi senza raggiungere i requisiti minimi previsti dalla legge per andare in pensione. Per la pensione di vecchiaia, infatti, legata all’età anagrafica (66 e 67 anni con la riforma Fornero) servono almeno 20 anni di contributi versati nella medesima cassa previdenziale (all’Inps, all’Inpdap, all’Inpgi, etc.). Il problema dei contributi silenti si pone quando un contribuente non raggiunge quel requisito dando origine a quella che sindacati ed esperti previdenziali definiscono senza giri di parole una truffa, un furto.
Mettiamo il caso, infatti, di chi abbia potuto versare contributi solo per 18 o 19 anni: senza raggiungere il requisito minimo di 20, quegli anni non daranno vita ad alcuna pensione. In realtà, si tratta di un caso limite perché essendo molto ridotto il margine di differenza è possibile colmare il vuoto ricorrendo alla contribuzione volontaria cui si può accedere con un minimo di 5 anni di contribuzione versata. Questa si calcola sulla base dell’ultima retribuzione percepita e quindi sale in relazione a quella. Stiamo comunque parlando di cifre consistenti: su uno stipendio di 1300 euro si versa fino a 8000 euro all’anno. Se gli anni da colmare, quindi, ammontano – come nella maggior parte dei casi – a 7, 9 o anche di più si pagano cifre impossibili.

domenica 1 giugno 2014

Cosa prevede il Jobs act di Renzi

Matteo Renzi a Berlino, il 17 marzo 2014. (Sean Gallup, Getty Images)
Il 12 marzo il consiglio dei ministri ha approvato la prima parte del Jobs act, la riforma del lavoro illustrata per la prima volta l’8 gennaio da Matteo Renzi. La prima mossa del governo è stata l’approvazione di un decreto legge per il rilancio dell’occupazione.
Ecco cosa prevede il decreto proposto dallo stesso Renzi e dal ministro del lavoro Giuliano Poletti:
  • Viene alzata da 12 a 36 mesi la durata dei contratti a tempo determinato senza causale, cioè quelli per cui non è obbligatorio specificare il motivo dell’assunzione. La forza lavoro assunta con questo tipo di contratto non potrà essere più del 20 per cento del totale degli assunti.
  • I contratti a tempo determinato si potranno rinnovare fino a un massimo di otto volte in tre anni, sempre che ci siano ragioni oggettive e si faccia riferimento alla stessa attività lavorativa.
  • Salta l’obbligo di pausa tra un contratto e l’altro.
  • I contratti di apprendistato avranno meno vincoli. Per esempio per assumere nuovi apprendisti non sarà obbligatorio confermare i precedenti apprendisti alla fine del percorso formativo. La busta paga base degli apprendisti sarà pari al 35 per cento della retribuzione del livello contrattuale di inquadramento.

L'estate si avvicina, e con essa gli abbandoni. Ci vogliono leggi più dure!

Immagine da NonSoloAnimali
L'estate si avvicina, e come ogni anno migliaia di animali saranno abbandonati una vera e propria BARBARIE. 
 
SE NOTATE CHE IL CANE DI UN VOSTRO VICINO DI CASA "SCOMPARE" MISTERIOSAMENTE POCHI GIORNI PRIMA DELLE VACANZE, O ANCHE SE NOTATE CHE AL RITORNO DELLE VACANZE I VICINI NON HANNO IL CANE, PRESENTATE UN ESPOSTO ALLE FORZE DELL'ORDINE.

CI VORREBBERO INOLTRE LEGGI PIU' DURE sia per chi abbandona che per chi maltratta gli animali; chi li abbandona oltretutto METTE A RISCHIO ANCHE LE PERSONE, se il cane va in mezzo alla strada può provocare incidenti.
 

In Italia non va in prigione nemmeno chi UCCIDE IN MODO BARBARO i cani, come i mascalzoni che hanno legato un cane alla macchina e lo hanno trascinato per km, con atroci sofferenze fino alla morte (vicenda avvenuta alcuni mesi fa in Sardegna e documentato dalle Iene: 
guarda il video) RISCHIANO SOLO UNA MULTA, E NEMMENO PARTICOLARMENTE SALATA!


 

 Redazione Informati

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