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martedì 17 marzo 2015
La Faz: "In Germania 10 milioni di lavoratori part time senza futuro"
ALTRO CHE ''CRESCITA DELL'OCCUPAZIONE IN GERMANIA'' SCRIVE LA FAZ: ''10 MILIONI DI PART TIME SENZA PROSPETTIVE DI VITA''
BERLINO - La ripresa del mercato del lavoro tedesco e' soprattutto una ripresa del lavoro part-time, scrive il quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung". E questo sta a significare che la vera crescita degli occupati non c'è.
Nel solo periodo 2004-2013 il numero dei lavoratori impiegati meno di 35 ore alla settimana e' cresciuto di 2,4 milioni passando a un totale di oltre 10,7 milioni. Piu' di tre quarti dei posti di lavoro generati in questo periodo, quindi, sono attivita' part-time, la cui quota e' passata in questo lasso di tempo dal 24 al 28 per cento del totale. E gli stipendi di questi lavoratori non consentono loro nè di acquistare una casa, nè di mantenere dei figli. Si tratta di stipendi per la maggior parte inferiori ai 1.000 euro al mese, e per la rimanente parte inferiori a 600 euro al mese. Addirittura sotto la soglia di povertà.
Particolarmente interessante è il dato sulla diffusione dei cosiddetti part-time di lunga data: nel 2013, quasi 2,6 milioni di donne avevano una settimana lavorativa tra le 25 e le 35 ore: un aumento di piu' di un milione, o piu' del 50 per cento, rispetto al 2004.
domenica 7 dicembre 2014
"Jobs act" è una bufala: parola dell'agenzia di rating che ci ha declassato
STANDARD & POOR'S DECLASSA L'ITALIA E SPIEGA PERCHE': L'UNICA ''RIFORMA'' FATTA NON CREA LAVORO E IL DEBITO E' ALLE STELLE
Schiaffo di Standard & Poor's all'Italia. Ed e' uno schiaffo che fa male, perche' il downgrade deciso dall'agenzia finanziaria statunitense porta il rating del nostro Paese quasi al livello "spazzatura": BBB- da BBB. Solo un gradino piu' in alto del livello 'junk'. L'outlook sulle prospettive economiche e' invece "stabile".
Un colpo duro da incassare per Renzi, che ha sparso ai quattro venti l'idea che invece le riforme a partire dal Jobs Act avrebbero fatto riguadagnare all'Italia la fiducia del mondo.
"Non e' una bocciatura del Jobs Act", si appresta a commentare Palazzo Chigi: "Ci dicono che le riforme vanno bene, ma che bisogna andare piu' veloci", che ci sono "elementi buoni nelle riforme ma non tali da compensare il debito e risvegliare a breve l'economia".
Ma al di la' delle reazioni ufficiali, chi ha avuto modo di sentire Matteo Renzi dopo che la scure di S&P si e' abbattuta sul nostro Paese parla di un premier amareggiato, che non avrebbe nascosto la sua delusione per il trattamento inflitto a un'Italia che sta tentando in tutti i modi di imboccare con decisione la strada del cambiamento, scondo lui.
"Lo spread e' sceso sotto i 120 - aveva detto il premier in giornata - ma essendo buona notizia, non va oltre i trafiletti. Solo per ricordare: eravamo a 200 nove mesi fa. Duecento". Peccato che Renzi ne capisca poco di economia, altrimenti saprebbe che al tavolo da poker dello spread è la Bce a dare le carte e Draghi ha fatto di tutto per darle buone all'Italia, dicendo ogni qualvolta sorgevano dubbi che "avrebbe fatto qualsiasi cosa per impedire speculazioni nell'eurozona". Vedremo se reggerà all'urto dei mercati, lunedì.
Schiaffo di Standard & Poor's all'Italia. Ed e' uno schiaffo che fa male, perche' il downgrade deciso dall'agenzia finanziaria statunitense porta il rating del nostro Paese quasi al livello "spazzatura": BBB- da BBB. Solo un gradino piu' in alto del livello 'junk'. L'outlook sulle prospettive economiche e' invece "stabile".
Un colpo duro da incassare per Renzi, che ha sparso ai quattro venti l'idea che invece le riforme a partire dal Jobs Act avrebbero fatto riguadagnare all'Italia la fiducia del mondo.
"Non e' una bocciatura del Jobs Act", si appresta a commentare Palazzo Chigi: "Ci dicono che le riforme vanno bene, ma che bisogna andare piu' veloci", che ci sono "elementi buoni nelle riforme ma non tali da compensare il debito e risvegliare a breve l'economia".
Ma al di la' delle reazioni ufficiali, chi ha avuto modo di sentire Matteo Renzi dopo che la scure di S&P si e' abbattuta sul nostro Paese parla di un premier amareggiato, che non avrebbe nascosto la sua delusione per il trattamento inflitto a un'Italia che sta tentando in tutti i modi di imboccare con decisione la strada del cambiamento, scondo lui.
"Lo spread e' sceso sotto i 120 - aveva detto il premier in giornata - ma essendo buona notizia, non va oltre i trafiletti. Solo per ricordare: eravamo a 200 nove mesi fa. Duecento". Peccato che Renzi ne capisca poco di economia, altrimenti saprebbe che al tavolo da poker dello spread è la Bce a dare le carte e Draghi ha fatto di tutto per darle buone all'Italia, dicendo ogni qualvolta sorgevano dubbi che "avrebbe fatto qualsiasi cosa per impedire speculazioni nell'eurozona". Vedremo se reggerà all'urto dei mercati, lunedì.
venerdì 7 novembre 2014
Disastro Italia: per un posto di lavoro, 1.415 candidati! VIDEO
http://youtu.be/c7zt_NaTErE
Video di Edoardo Laporta
Per un posto da commesso si sono presentati 1.415 candidati! Questo fa capire quale sia la situazione del paese, dove fare il commesso - non certo un lavoro elitario e particolarmente remunerato - diventa un sogno, un miraggio, ed essere assunti in un contesto così non è questione di titoli di studio, ma quasi di fortuna, una vera e propria lotteria.
Contendersi in 1.415 per un posto di lavoro non è una "selezione", ma una lotteria.
Le possibilità di essere scelti è una su 1.415, praticamente azzeccare un ambo a lotto è più probabile.
Eccoli qua molti giovani italiani, pronti a tutto pur di trovare un impiego, il paese vero è questo, altro che ministri che definiscono "choosy" i giovani, o peggio ancora "bamboccioni" perché vivono con i genitori, come se potessero permettersi di vivere da soli, in un paese dove la casa è un lusso.
Molti giovani stanno migrando all'estero, e c'è da capirli. In molti partono felici, attratti dalla nuova avventura, sognando un futuro migliore in modo non molto diverso da quello dei migranti che dal terzo mondo sbarcano in Italia. La realtà è questa.
La maggioranza degli italiani che emigrano all'estero parlano con entusiasmo della loro scelta, molti dicono che "non c'è nemmeno paragone con l'Italia", e altro. Ma emigrare è sempre una scelta difficile, specialmente nel lungo periodo. I primi tempi il fascino dell'avventura, del nuovo stile di vita, il vedere posti nuovi prevale sulla nostalgia, ma la "luna di miele" finisce, e vedere poco i propri genitori, parenti, amici inizia a pesare. Vivere vedendo poco i propri cari è davvero brutto, anche se molti non si soffermano su questa cosa, visto che la società impone una mentalità materialista dove tutto si basa su scelte economiche.
Staff nocensura.com
Video di Edoardo Laporta
Per un posto da commesso si sono presentati 1.415 candidati! Questo fa capire quale sia la situazione del paese, dove fare il commesso - non certo un lavoro elitario e particolarmente remunerato - diventa un sogno, un miraggio, ed essere assunti in un contesto così non è questione di titoli di studio, ma quasi di fortuna, una vera e propria lotteria.
Contendersi in 1.415 per un posto di lavoro non è una "selezione", ma una lotteria.
Le possibilità di essere scelti è una su 1.415, praticamente azzeccare un ambo a lotto è più probabile.
Eccoli qua molti giovani italiani, pronti a tutto pur di trovare un impiego, il paese vero è questo, altro che ministri che definiscono "choosy" i giovani, o peggio ancora "bamboccioni" perché vivono con i genitori, come se potessero permettersi di vivere da soli, in un paese dove la casa è un lusso.
Molti giovani stanno migrando all'estero, e c'è da capirli. In molti partono felici, attratti dalla nuova avventura, sognando un futuro migliore in modo non molto diverso da quello dei migranti che dal terzo mondo sbarcano in Italia. La realtà è questa.
La maggioranza degli italiani che emigrano all'estero parlano con entusiasmo della loro scelta, molti dicono che "non c'è nemmeno paragone con l'Italia", e altro. Ma emigrare è sempre una scelta difficile, specialmente nel lungo periodo. I primi tempi il fascino dell'avventura, del nuovo stile di vita, il vedere posti nuovi prevale sulla nostalgia, ma la "luna di miele" finisce, e vedere poco i propri genitori, parenti, amici inizia a pesare. Vivere vedendo poco i propri cari è davvero brutto, anche se molti non si soffermano su questa cosa, visto che la società impone una mentalità materialista dove tutto si basa su scelte economiche.
Staff nocensura.com
giovedì 30 ottobre 2014
Altro che 80€: Renzi taglierà gli stipendi!
Ascoltate l'intervento del deputato M5s Endrizzi: "Renzi taglierà gli stipendi del 10%" altro che 80€!!!
mercoledì 29 ottobre 2014
Roma: botte da orbi agli operai, cronaca di una giornata assurda
CRONACA DI UNA GIORNATA ''ANNI SETTANTA'' A ROMA: BOTTE DA ORBI DELLA POLIZIA A OPERAI IN SCIOPERO (STILE SCELBA)
"Dal presidio dei lavoratori della Ast a Roma presso l'ambasciata tedesca, dopo un comunicato insignificante diramato dell'ambasciata è partito un corteo pacifico, con in testa Bentivogli (Fim), Ghini (Uilm), Landini (Fiom), diretto verso il Ministero dello Sviluppo Economico, a cui la polizia ha risposto con una carica assolutamente ingiustificata in cui sono rimasti feriti quattro lavoratori dell'AST e alcuni dirigenti sindacali". E' quanto riferisce il Segretario nazionale Fim Cisl Marco Bentivogli in una nota.
"Continuiamo a sostenere quello che da tempo diciamo - prosegue Bentivogli - e cioè, che il governo non si occupi solo in televisione delle drammatiche vertenze industriali del nostro paese e la smetta di incoraggiare un confronto senza partire da un suo ruolo attivo per dare risposta alla disperazione di migliaia di famiglie. È inaccettabile che il nostro paese a partire dai suoi lavoratori non sia fatto rispettare come merita dalle più alte cariche istituzionali dello Stato".
Si e' concluso il presidio dei manifestanti della Ast di Terni di fronte al ministero dello Sviluppo economico. I dimostranti sono defluiti per via San Basilio, diretti verso i pullman, e seguiti da un contingente della guardia di finanza, senza il verificarsi di ulteriori incidenti. A quanto si apprende da fonti sindacali, il bilancio dei feriti tra i manifestanti e' salito a cinque. Ci sarebbero inoltre dieci contusi. Lo stesso segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, avrebbe preso una botta durante la carica.
domenica 26 ottobre 2014
Complici del massacro sociale, e ora contestano Renzi?
Da almeno trent’anni, il copione è sempre o stesso: per revocare diritti e conquiste sociali è necessaria la piena complicità di quella sinistra che nel dopoguerra aveva lottato per il welfare, cioè per l’estensione orizzontale del benessere. Il grande capitale finanziario e oligarchico utilizza partiti e sindacati di cui la gente è abitutata a fidarsi – chi meglio di loro? Dunque non devono più combattere contro le riforme strutturali, destinate a demolire la struttura dell’economia sociale. E in più devono collaborare pienamente all’erosione della società dei diritti, che oggi culmina con l’attacco storico alla Costituzione democratica. Attraverso il famigerato memorandum di Lewis Powell, la destra economica statunitense aveva dettato la linea già all’inizio degli anni ‘70: radere al suolo in tutto l’Occidente la sinistra radicale e addomesticare la sinistra riformista, letteralmente “comprando” i suoi leader per ottenere la smobilitazione di partiti e sindacati. Detto fatto. E quindi che senso ha, oggi, protestare contro Renzi dopo essersi piegati per decenni ai peggiori diktat?
E’ stato il centrosinistra guidato dai tecnocrati a consegnare gli italiani all’euro-sistema, massima espressione della fine dei diritti, condannando il paese alla crisi: non c’è più “benzina” per le politiche sociali, perché Maastricht –
revocando la sovranità monetaria – ha prosciugato le casse dello Stato, costretto a svendere prima i servizi pubblici e poi il sistema-paese, le aziende e le tecnologie, i risparmi, i giovani talenti. Tutto travolto dal taglio della spesa pubblica, che fa crollare anche l’economia privata fondata sui consumi. Dov’èra, Susanna Camusso, mentre tutto questo accadeva? Se lo domanda Giorgio Cremaschi, già leader della Fiom, di fronte al tardivo soprassalto di orgoglio esibito dalla Cgil dopo la rottamazione forzata della repubblica dei lavoratori, il Jobs Act renziano. «In questi decenni – scrive Cremaschi su “Micromega” – il principale sindacato italiano da un lato è stato l’attore sociale della sinistra, perfettamente collaterale al Pd, dall’altro ha ripetutamente tentato un patto dei produttori con l’impresa, per agire di concerto con essa rispetto al potere politico. Entrambi questi capisaldi della strategia della Cgil ora franano clamorosamente e il suo gruppo dirigente non sa letteralmente che fare».
Nessuna mobilitazione di piazza, dice Cremaschi, riuscirà a chiarire dove si sta andando, «perché la rivoluzione reazionaria di Renzi si combatte non solo rompendo con le sue manifestazioni estreme, ma anche con le ragioni e con il percorso che ad essa ci hanno portato». Il governo Renzi? «Lo potremmo chiamare il governo Renzi-Marchionne, almeno per quel che riguarda il lavoro». Rappresenta «l’ultimo e più intelligente tentativo delle classi dirigenti italiane ed europee di imporre da noi le politiche liberiste che hanno distrutto la Grecia». Intelligente, certo, «perché si è capito che la pura brutalità dei diktat della Troika alla lunga non paga: per questo le politiche liberiste oggi devono essere accompagnate o addirittura precedute da cambiamenti politici e culturali che rendano accettabile o persino condivisibile l’accentuazione delle già così esplosive diseguaglianze sociali». Niente di nuovo: «Per fare questo non basta la destra tradizionale, bisogna occupare il campo della sinistra e portare la parte più grande di essa a sostenere politiche più a destra della destra tradizionale». Questo è il renzismo, dice Cremaschi. Ma è anche – alla lettera – l’applicazione della dottrina di Lewis Powell contro i lavoratori.
lunedì 20 ottobre 2014
Ecco come Putin tutela dei lavoratori: Renzi lo farebbe mai?!?
Renzi e il PD spesso criticano Putin, viene definito un "dittatore"... ecco un aneddoto che fa capire come mai il popolo russo lo sostenga a spada tratta... Putin tutela con fermezza i lavoratori russi, mentre Renzi si è preoccupato di rendere licenziabili quelli italiani... secondo voi Renzi farebbe mai qualcosa di simile a questo?
Redazione Informatitalia
Redazione Informatitalia
Vladimir #Putin viene messo a conoscenza del fatto che migliaia di operai, che non ricevevano stipendio da mesi, stanno per essere licenziati e la loro fabbrica chiusa da quegli stessi dirigenti che ne avevano tratto profitti milionari. (*le happy merchant*)
Il Presidente russo saputo della cosa va ad occuparsi personalmente della faccenda: convoca immediatamente Padroni e Oligarchi responsabili dell’ondata di licenziamenti, che con la loro avidità ed incompetenza, stavano per mandare in mezzo ad una strada migliaia di famiglie e li affronta uno per uno, facendogli un cazziatone memorabile! Esigendo le loro dimissioni immediate e concludendo il discorso con la frase: “Il termine ultimo per il pagamento degli stipendi arretrati, È OGGI !”.
Nelle successive 4 ore vengono pagati 40 milioni di dollari di stipendi arretrati e gli unici licenziamenti sono quelli dei padroni.
Fonte: Vladimir Putin Italian Fan Club (FB)
domenica 19 ottobre 2014
Cosa si nasconde dietro i vestiti di H&M? La blogger 17enne svela il segreto
Da Caffeina Magazine
Si chiama Sweat Shop, ed è un docu-reality realizzato dal quotidiano norvegese Aftenposten nato per raccontare come e dove vengono prodotti gli abiti venduti da una delle più grandi catene di negozi di abbigliamento “low cost”, il colosso svedese H&M. Tre giovani fashion blogger norvegesi sono state inviate in Cambogia – uno dei paesi dove l’azienda produce la maggior parte dei capi – e per un mese hanno vissuto a stretto contatto con i lavoratori dei laboratori tessili dove vengono realizzati gli abiti, vivendo nelle loro stesse condizioni, tra alloggi fatiscenti e turni di lavoro massacranti. Lo scopo dell’iniziativa di Aftenposten era quello di raccontare ai giovani norvegesi da dove viene la maggior parte dei vestiti che indossano ogni giorno, prodotti nei laboratori tessili dei paesi in via di sviluppo, diventati ormai da decenni “terreno di conquista” per i grandi brand della moda che delocalizzano la produzione dei capi di abbigliamento nei paesi del sud-est asiatico, dove milioni di persone lavorano anche per 16-18 ore al giorno con uno stipendio molto al di sotto di quello che considereremmo “salario minimo”, in condizioni igienico-sanitarie spesso molto precarie e senza tutela alcuna.
Si chiama Sweat Shop, ed è un docu-reality realizzato dal quotidiano norvegese Aftenposten nato per raccontare come e dove vengono prodotti gli abiti venduti da una delle più grandi catene di negozi di abbigliamento “low cost”, il colosso svedese H&M. Tre giovani fashion blogger norvegesi sono state inviate in Cambogia – uno dei paesi dove l’azienda produce la maggior parte dei capi – e per un mese hanno vissuto a stretto contatto con i lavoratori dei laboratori tessili dove vengono realizzati gli abiti, vivendo nelle loro stesse condizioni, tra alloggi fatiscenti e turni di lavoro massacranti. Lo scopo dell’iniziativa di Aftenposten era quello di raccontare ai giovani norvegesi da dove viene la maggior parte dei vestiti che indossano ogni giorno, prodotti nei laboratori tessili dei paesi in via di sviluppo, diventati ormai da decenni “terreno di conquista” per i grandi brand della moda che delocalizzano la produzione dei capi di abbigliamento nei paesi del sud-est asiatico, dove milioni di persone lavorano anche per 16-18 ore al giorno con uno stipendio molto al di sotto di quello che considereremmo “salario minimo”, in condizioni igienico-sanitarie spesso molto precarie e senza tutela alcuna.
Eppure, il pesante velo di omertà che copre questo scenario non si squarcia nemmeno grazie al lavoro dei tre blogger norvegesi di Sweat Shop cui è stato chiesto, o per meglio dire imposto, di non raccontare parte di ciò che avevano visto e vissuto durante la loro esperienza nei laboratori tessili della Cambogia. Per questo motivo, la giovanissima Anniken Jørgensen, una delle tre blogger che ha partecipato al reality, ha deciso di raccontare la verità, intraprendendo da sola una campagna per far sapere al mondo le reali condizioni dei lavoratori tessili cambogiani e fare in modo che la propria esperienza non restasse solo “un pugno di video” pubblicati sul web.
venerdì 10 ottobre 2014
Petrocelli (M5s) difende i lavoratori e viene espulso da Grasso: VIDEO
"Sono stato buttato fuori dall'Aula per aver esposto in Senato un foglio bianco. Per aver detto che quel foglio è bianco come la delega che il governo riceve per maltrattare e cancellare i diritti di tutti i lavoratori. Per questo è stato buttato fuori il capogruppo del M5S che io oggi rappresento. Il foglio rappresenta la delega in bianco che il governo vuole farci firmare con la fiducia sul Jobs Act. Per la prima volta un capogruppo viene espulso dal Senato per aver mostrato un cartello perfettamente bianco, rasentiamo l'assurdo"
Vito Petrocelli, capogruppo M5S Senato
lunedì 22 settembre 2014
Se sei istruito e vieni dal Sud (e donna) allora farai la fame
Sono giovani del Sud, precari: avvocati schiavi, architetti saltuari, camionisti senza salario, pubblicisti pagati una miseria. Crescono in incertezza e povertà.
Di Mario Conforto - popoffquotidiano.it
Non sono le tradizionali tute blu dei metalmeccanici che affollano le sale delle assemblee dei sindacati. Sono giovani archeologi, interpreti, architetti, traduttori, avvocati, bibliotecari, promotori finanziari. Donne e uomini che tentano di aprirsi un varco nella giungla spesso sbarrata degli ordini professionali e che vengono incasellati sotto la categoria dei professionisti, accanto ad affermati baroni delle diverse specialità. Si tratta di quattro milioni e trecentomila professionisti con pochi diritti e tutele e un reddito mensile medio pari a settecentocinquanta euro. E le donne, prevalenti tra le tute bianche, percepiscono redditi inferiori: in media seimila euro in meno all’anno tra le partite Iva. Tra le donne parasubordinate quelle nella fascia d’età tra quaranta e cinquantanove anni hanno un taglio di tredicimila euro di compenso annuo rispetto ai maschi. I ragazzi di cui abbiamo raccolto le testimonianze hanno chiesto di restare in anonimato. Descrivono la loro condizione di incertezza dopo tanti anni di studi.
Antonella vive a Napoli. Ha trent’anni ed è tirocinante nella sede centrale dell’Agenzia delle Entrate di Napoli. La sera a servire in un pub al centro storico; sabato e domenica, invece, in un bar. Bilancio di fine mese: ottocento euro e zero tempo libero. Vive in un monolocale con angolo cottura nei quartieri spagnoli. L’arredo è composto da un minimo indispensabile per contenere gli abiti e le scarpe. «Non mi posso permettere tanto». È stata lasciata dal fidanzato tre mesi fa. «Non riuscirò a comprare mai una casa; non potrò mai permettermi di avere una famiglia e avere dei figli; se continua così con tutta probabilità non possiederò mai neppure un’automobile. Laurea triennale specialistica e master in economia. Inizio la mia carriera con un fantastico tirocinio. Svolgo il lavoro di funzionari strapagati incapaci di aprire un foglio Excel. Percepisco il rimborso di soli duecento euro al mese. Se ti ammali ti vengono scalati dal salario i giorni di assenza. Contemporaneamente alla mia attività di stagista a tempo pieno faccio la cameriera in un pub di Napoli; tre ore al giorno per sei euro l’ora. Sabato e domenica mattina, dalle sei alla quindici, svolgo la barista in periferia: sette euro l’ora. In totale riesco a racimolare circa ottocento euro. L’affitto è di trecentocinquanta per una camera singola. Poi è arrivato il primo contratto: a progetto, tre mesi, per mille euro; ma non si può abbandonare il pub e la caffetteria perché non si sa se ti confermano. Dopo tre mesi, un nuovo contratto a progetto per altri tre mesi. La stanchezza inizia a farsi sentire. Grazie al cielo ho il pub e la caffetteria. Il tempo passa, le cose non cambiano: tra panini, lavori a progetto e cappuccini non posso altro che sognare di viaggiare: la mia passione».
domenica 1 giugno 2014
Cosa prevede il Jobs act di Renzi
Il 12 marzo il consiglio dei ministri ha approvato la prima parte del Jobs act, la riforma del lavoro illustrata per la prima volta l’8 gennaio da Matteo Renzi. La prima mossa del governo è stata l’approvazione di un decreto legge per il rilancio dell’occupazione.
Ecco cosa prevede il decreto proposto dallo stesso Renzi e dal ministro del lavoro Giuliano Poletti:
- Viene alzata da 12 a 36 mesi la durata dei contratti a tempo determinato senza causale, cioè quelli per cui non è obbligatorio specificare il motivo dell’assunzione. La forza lavoro assunta con questo tipo di contratto non potrà essere più del 20 per cento del totale degli assunti.
- I contratti a tempo determinato si potranno rinnovare fino a un massimo di otto volte in tre anni, sempre che ci siano ragioni oggettive e si faccia riferimento alla stessa attività lavorativa.
- Salta l’obbligo di pausa tra un contratto e l’altro.
- I contratti di apprendistato avranno meno vincoli. Per esempio per assumere nuovi apprendisti non sarà obbligatorio confermare i precedenti apprendisti alla fine del percorso formativo. La busta paga base degli apprendisti sarà pari al 35 per cento della retribuzione del livello contrattuale di inquadramento.
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