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sabato 27 dicembre 2014

Contratti di lavoro, ecco le cinque novità che potrebbero riguardare tutti

Come cambia il lavoro con l'approvazione del Jobs Act? Ecco in cinque punti le principali modifiche apportate dal Governo con questa riforma:
1- Per i nuovi assunti, contratto a tutele crescenti ma niente reintegro
Le tutele crescenti sono l'ossatura del nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato. Quando il decreto legislativo sarà in vigore, tra un mese, chi verrà assunto (per la prima volta o perché cambia lavoro) con il contratto a tutele crescenti non avrà più le protezioni sui licenziamenti previste dall'articolo 18 dello Statuto. Il diritto al reintegro nel posto di lavoro scatterà solo per i licenziamenti discriminatori e per quelli disciplinari, se il giudice accerterà che il fatto contestato non sussiste. Altrimenti ci sarà un indennizzo da 4 a 24 mensilità.
2- Oltre i 15 addetti, salta l'articolo 18
Il nuovo contratto a tutele crescenti vale per tutte le assunzioni. Non ci saranno quindi più differenze in base alle dimensioni dell'azienda (ora le regole cambiano superata la sogli dei 15 dipendenti). Anzi, le imprese che supereranno il limite dei 15 grazie ai lavoratori a tutele crescenti, non saranno più soggette ad applicare l’articolo 18 dello Statuto (né sui vecchi né sui nuovi assunti). Le aziende saranno pertanto incentivate a crescere (anche perché oltrepassando la soglia dei 15, potranno in certi casi veder scendere l’indennizzo cui hanno diritto i licenziati).

martedì 16 dicembre 2014

Giulia Innocenzi per favore ci rispondi?

Giulia Innocenzi e Michele Santoro 
A cura di nocensura.com

Sono passati 7 giorni da quando abbiamo chiesto a Giulia Innocenzi e alla redazione di Anno Uno di spiegare pubblicamente per quale motivo hanno liquidato la combattiva sindacalista dell'ATAC (l'azienda dei trasporti di Roma) che avrebbe dovuto partecipare ad altre 6 puntate della trasmissione. 

Micaela Quintavalle è la leader di un sindacato autonomo, denominato "Cambia Menti M410" organizzato da lavoratori, al di fuori delle sigle sindacali confederali e gli altri sindacati "tradizionali", che un numero crescente di lavoratori considerano troppo subalterni al governo e alle aziende (questo in tutti i settori, non nello specifico di ATAC)

Il sindacato di Micaela Quintavalle ha rapidamente conquistato e sta conquistando sempre più consensi, sia tra i lavoratori di ATAC che tra i cittadini che usano il trasporto pubblico, e in decine di città italiane i lavoratori del trasporto pubblico vogliono replicare questo modello. C'è anche chi vorrebbe che il sindacato estendesse il proprio raggio d'azione a tutte le categorie, cosa di cui ci sarebbe un gran bisogno.

OVVIAMENTE questo fa paura a tutti:

  • Hanno paura i sindacati tradizionali, le cui belle parole e slogan inconcludenti ormai fanno breccia su un numero sempre più esiguo di lavoratori; l'ascesa del sindacato Cambia Menti rischia di oscurare e "ridurre a icona" i sindacati che da sempre dominano la scena, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
    Ovviamente i sindacati non hanno responsabilità dirette della cattiva gestione dell'azienda, che ha debiti per oltre 1 miliardo di euro, e che rischia il fallimento, oltre al fatto che il servizio offerto è inadeguato per una città come Roma e ci sono molti altri problemi. Ma anche i sindacati hanno responsabilità indirette, non essendosi opposti in modo determinato come avrebbero potuto fare.
  • Ha paura l'azienda: che si trova alle prese con un sindacato più combattivo e intransigente degli altri interlocutori. Un sindacato condotto da persone determinate, ma sopratutto autonome, slegato dalle dinamiche politiche, quindi pronte a non fare sconti a nessuno.
  • Ha paura la politica, che fino ad oggi ha gestito ATAC portando l'azienda al dissesto mentre qualcuno si arricchiva; ricordiamo le varie "parentopoli"... inoltre il Comune si trova a dover fare i conti con un sindacato determinato a tutelare lavoratori e cittadini che usufruiscono del servizio di trasporto pubblico, e che troppo spesso a Roma sono "umiliati", come ripete sempre il blog anti-degrado Roma fa schifo.
  • Ha paura chi ha LUCRATO con il malaffare, mentre l'azienda sprofondava nei debiti: ricordiamo lo scandalo dei biglietti emessi a nero, i cui proventi finivano nelle tasche di un "cerchio magico"... inizialmente sembrava l'ammanco fosse di 70 milioni di euro - cifra di tutto rispetto - ma in seguito, NONOSTANTE I MEDIA ABBIANO CONFERITO POCO RISALTO ALLA QUESTIONE, SEMBRA CHE SIANO STATI SOTTRATTI ADDIRITTURA 80 MILIONI ALL'ANNO, CIFRE DA CAPOGIRO!!! Se poi consideriamo che le ruberie avvenivano anche in altri modi, per esempio facendo acquistare all'azienda le pastiglie dei freni delle metropolitane a più di 6.000€ ciascuno, quando il valore di mercato è di 4 volte inferiore, e chissà cos'altro, si capisce bene la natura del debito aziendale... oltretutto il servizio di trasporto pubblico è inadeguato alle necessità di una città come Roma; ci sono solo 2 linee di metro (più la Linea C che sta partendo, anche se la tratta è limitata e non sono attive fermate fondamentali come San Giovanni e Colosseo) e questo spinge i romani a muoversi in auto, congestionando il traffico e inquinando la città. UN SINDACATO COMBATTIVO FA PAURA ANCHE AL MALAFFARE!
L'immagine su Facebook la trovi QUI

TORNANDO ALL'ESCLUSIONE DI MICAELA QUINTAVALLE DA ANNO UNO, del caso ne avevamo parlato una settimana fa con questo articolo; abbiamo anche lanciato una petizione, che in questo momento ha raccolto più di 580 firme, che non sono pochissime e che ci auguriamo possano aumentare: firmate per favore, aiutateci a sollevare il caso e ad ottenere spiegazioni dalla redazione di Anno Uno.

Bastano pochi secondi per firmare, fatelo! http://www.change.org/p/anno-uno-giulia-innocenzi-chiarimenti-pubblici-sulla-censura-della-sindacalista-micaela-quintavalle questa petizione non propone niente di utopico o irrealizzabile, e ci auguriamo che Giulia Innocenzi ci risponda.

Se ignorerà questa petizione e non fornirà una spiegazione, che in casi come questo è un atto dovuto, un gesto di rispetto nei confronti della Quintavalle, dei sostenitori del sindacato Cambia Menti, dei telespettatori di Anno Uno e di tutti gli italiani.

In un contesto come quello sopra descritto, considerando la posizione dell'Italia nella classifica della libertà dei media, l'esclusione immotivata di Micaela Quintavalle, fa pensare alla CENSURA. 

Micaela solleva questioni importanti, scomode, che non riguardano solo i quasi 12.000 dipendenti di ATAC (11.882 secondo Wikipedia) e le loro famiglie, ma anche tutti i cittadini che ogni giorno usufruiscono del trasporto pubblico romano, e indirettamente tutti i romani e tutta Italia. Oltretutto è una Donna molto carina - oltre che intelligente - e questo per i mass media, come sappiamo per i media è un aspetto molto importante.

Ecco il video dell'intervento di Micaela Quintavalle ad Announo, rivolto al sindaco di Roma Ignazio Marino, presente in studio. "Sono molto arrabbiata con il sindaco, era un anno che tentavo di parlare con Lei, finalmente (...)"


http://youtu.be/DjSschzUR5o

Nota: Nel video Giulia Innocenzi si rivolge a Micaela con tono confidenziale: "ormai sei la nostra autista ufficiale", e se la "santorina" aveva preventivato di ospitare Micaela Quintavalle in trasmissione per ulteriori 6 puntate oltre a quella del video sopra, evidentemente la riteneva idonea, e che avesse dei validi argomenti. Come mai improvvisamente ha deciso di escluderla? Ha subito pressioni? Qualcuno le ha "consigliato" di escluderla? Qualcuno temeva che dare visibilità ad un sindacato VERO e combattivo avrebbe "scaldato" gli animi e la voglia di farsi sentire dei lavoratori italiani? E magari che il sindacato Cambia Menti si rinforzi grazie alla visibilità mediatica?

Anche gli SMS che una collaboratrice di Anno Uno ha inviato a Micaela (vedi il post di facebook incorporato alla fine dell'articolo) da una parte evidenziano affetto nei confronti di Micaela, e dall'altra non forniscono alcuna spiegazione in merito alla sua esclusione.

Giulia, per favore, chiarisci pubblicamente i motivi che hanno portato all'esclusione di Micaela... la tua trasmissione pur non parlando di temi come il signoraggio bancario, la natura del debito pubblico e del sistema monetario - come del resto tutte le trasmissioni televisive - spesso affronta temi interessanti, come il dibattito sulla legalizzazione della cannabis - per citarne uno - il dibattito, pur incentrato sul dualismo destra-sinistra, potrebbe essere molto interessante, se desse spazio a persone come Micaela Quintavalle, che rappresenta l'Italia "quella vera", i lavoratori.


Staff nocensura.com


PS: AIUTATECI AD OTTENERE SPIEGAZIONI! AIUTATECI, DATECI UNA MANO FIRMANDO LA PETIZIONE SU CHANGE E CHIEDENDO A GIULIA INNOCENZI, TRAMITE LA SUA PAGINA FACEBOOK DI RISPONDERCI! Grazie di cuore!






Fonte: nocensura.com



martedì 9 dicembre 2014

AnnoUno censura la Quintavalle. Perché?

Aggiornamento: FIRMA E DIVULGA LA NOSTRA PETIZIONE PER ESIGERE CHIARIMENTI PUBBLICI A GIULIA INNOCENZI E LA REDAZIONE DI ANNO UNO!


Tra gli ospiti fissi della nuova nuova edizione del programma TV "Anno Uno" condotto dalla "Santorina" Giulia Innocenzi, o almeno per 6 puntate, doveva essere presente in studio Micaela Quintavalle, soprannominata "la pasionaria" dell'ATAC per il suo fervente impegno per la causa.

Micaela Quintavalle, che da 7 anni lavora per ATAC e sta portanto avanti gli studi universitari per diventare medico, è una sindacalista molto combattiva, che insieme ad un gruppo di colleghi sempre più ben nutrito ha dato vita a un sindacato autonomo, "Cambia-Menti M410" evidentemente non soddisfatti della rappresentanza affidata alle altre sigle sindacali.

La Quintavalle non guarda in faccia a nessuno: non è la classica sindacalista che cerca di accontentare e placare gli animi dei lavoratori ma poi va a braccetto con l'azienda. Lei parla chiaro, dice quello che deve dire, e per questo sta ottenendo sempre più sostegno sia all'interno dell'azienda dove lavora, che fuori.

Dopo l'ultimo duro intervento in trasmissione, rivolto al sindaco di Roma Ignazio Marino, per Micaela adesso non c'è più posto.

Come mai? 

Come mai prima gli hanno fatto firmare un contratto per 6 puntate e poi l'hanno liquidata così?!?

QUALCUNO VUOLE PENSARE CHE SIA UN CASO?!?

Noi crediamo che qualcuno abbia telefonato alla Santorina.... certo, non abbiamo nessuna prova a sostegno di questa ipotesi, che è e resta un nostro pensiero... 

FORSE QUALCUNO TEMEVA CHE IL FRONTE DELLA PROTESTA VERA - QUELLA NON PILOTATA - SI ALLARGASSE TROPPO, MAGARI USCENDO DAI CONFINI DI ATAC???

Ai posteri l'ardua sentenza!

AR per nocensura.com

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AnnoUno censura la Quintavalle. Perché?
Di roma.ilquotidianoitaliano.it




«Tu sei la nostra autista ufficiale», aveva detto con fierezza Giulia Innocenzi, durante la famosa puntata di AnnoUno del 20 novembre, quella della bordata al Sindaco Marino. Ma ora le cose sono cambiate e per lei,Micaela Quintavalle, glorificata in pubblico, non c’è più spazio. Così, all’improvviso. Perché? Forse ha ragione quando dice che «in Italia quando dici la verità vieni silenziato»?
«È ufficiale. Fino a giovedì scorso – scrive sulla pagina Facebook – potevano essere pensieri oggi sono certezze. Questo il mio ultimo intervento a La7 con il sindaco», e pubblica il nostro articolo (e noi la ringraziamo). «Numerose visualizzazioni in poche ore – aggiunge -, ma la trasmissione decide di non farmi più andare». Una doccia fredda.

Tra i sostenitori della pasionaria di Atac SpA, nonché presidente del movimento Cambia-Menti M410, si fa sempre più forte l’ipotesi di un complotto ordito per zittirla. «Siccome Micaela dice la verità in faccia al sindaco – commenta Daniela P. – è giusto e necessario farla tacere. Chiedo solo a Micaela di non smettere mai di combattere questa battaglia, perché con lei siamo tanti».

mercoledì 29 ottobre 2014

Bonanni, super stipendio e pensione d’oro: guadagnava più di Barack Obama

BONANNI

29 ottobre  – Sindacalista d’oro, lo dicono le cifre. Il Fatto quotidiano pubblica il contenuto di un dossier su Raffaele Bonanni. Ha una pensione super (8.593 euro lordi al mese), e inoltre nella sua carriera da segretario della Cisl – dal 2006 fino a pochi mesi fa – il suo stipendio è aumentato vertiginosamente: da 118.186 euro a 336mila euro.
“Nel 2007″, scrive il Fatto, “la retribuzione complessiva dichiarata all’Inps è di 171.652 euro lordi annui. Che aumenta ancora nel 2008: 201.681 annui”, per poi viaggiare verso i “255.579 (+26%), nel 2010 sale “di poco” a 267.436 (+4%) mentre nel 2011 schizza a 336.260″.
Per dare un’idea, nel suo ultimo anno da segretario Bonanni guadagnava più del presidente americano Barack Obama (che ha uno stipendio di circa 275mila euro).

domenica 26 ottobre 2014

Complici del massacro sociale, e ora contestano Renzi?

Da almeno trent’anni, il copione è sempre o stesso: per revocare diritti e conquiste sociali è necessaria la piena complicità di quella sinistra che nel dopoguerra aveva lottato per il welfare, cioè per l’estensione orizzontale del benessere. Il grande capitale finanziario e oligarchico utilizza partiti e sindacati di cui la gente è abitutata a fidarsi – chi meglio di loro? Dunque non devono più combattere contro le riforme strutturali, destinate a demolire la struttura dell’economia sociale. E in più devono collaborare pienamente all’erosione della società dei diritti, che oggi culmina con l’attacco storico alla Costituzione democratica. Attraverso il famigerato memorandum di Lewis Powell, la destra economica statunitense aveva dettato la linea già all’inizio degli anni ‘70: radere al suolo in tutto l’Occidente la sinistra radicale e addomesticare la sinistra riformista, letteralmente “comprando” i suoi leader per ottenere la smobilitazione di partiti e sindacati. Detto fatto. E quindi che senso ha, oggi, protestare contro Renzi dopo essersi piegati per decenni ai peggiori diktat?
E’ stato il centrosinistra guidato dai tecnocrati a consegnare gli italiani all’euro-sistema, massima espressione della fine dei diritti, condannando il paese alla crisi: non c’è più “benzina” per le politiche sociali, perché Maastricht –Camusso e Bersanirevocando la sovranità monetaria – ha prosciugato le casse dello Stato, costretto a svendere prima i servizi pubblici e poi il sistema-paese, le aziende e le tecnologie, i risparmi, i giovani talenti. Tutto travolto dal taglio della spesa pubblica, che fa crollare anche l’economia privata fondata sui consumi. Dov’èra, Susanna Camusso, mentre tutto questo accadeva? Se lo domanda Giorgio Cremaschi, già leader della Fiom, di fronte al tardivo soprassalto di orgoglio esibito dalla Cgil dopo la rottamazione forzata della repubblica dei lavoratori, il Jobs Act renziano. «In questi decenni – scrive Cremaschi su “Micromega” – il principale sindacato italiano da un lato è stato l’attore sociale della sinistra, perfettamente collaterale al Pd, dall’altro ha ripetutamente tentato un patto dei produttori con l’impresa, per agire di concerto con essa rispetto al potere politico. Entrambi questi capisaldi della strategia della Cgil ora franano clamorosamente e il suo gruppo dirigente non sa letteralmente che fare».
Nessuna mobilitazione di piazza, dice Cremaschi, riuscirà a chiarire dove si sta andando, «perché la rivoluzione reazionaria di Renzi si combatte non solo rompendo con le sue manifestazioni estreme, ma anche con le ragioni e con il percorso che ad essa ci hanno portato». Il governo Renzi? «Lo potremmo chiamare il governo Renzi-Marchionne, almeno per quel che riguarda il lavoro». Rappresenta «l’ultimo e più intelligente tentativo delle classi dirigenti italiane ed europee di imporre da noi le politiche liberiste che hanno distrutto la Grecia». Intelligente, certo, «perché si è capito che la pura brutalità dei diktat della Troika alla lunga non paga: per questo le politiche liberiste oggi devono essere accompagnate o addirittura precedute da cambiamenti politici e culturali che rendano accettabile o persino condivisibile l’accentuazione delle già così esplosive diseguaglianze sociali». Niente di nuovo: «Per fare questo non basta la destra tradizionale, bisogna occupare il campo della sinistra e portare la parte più grande di essa a sostenere politiche più a destra della destra tradizionale». Questo è il renzismo, dice Cremaschi. Ma è anche – alla lettera – l’applicazione della dottrina di Lewis Powell contro i lavoratori.

sabato 18 ottobre 2014

Lo scandalo ignobile delle pensioni d'oro dei sindacalisti: FATE GIRARE!


Guarda i due servizi delle Iene sul sito di Mediaset: primo servizio del 17/09/2014 e secondo servizio del 01/10/2014

Quanto scoperto e divulgato dalle Iene è sconcertante: e il fatto che NESSUN GIORNALISTA E/O POLITICO avesse mai osato sollevare la scandalosa questione, lo è ancora di più, e dimostra il livello di collusione generale.

Mentre milioni di pensionati con la "minima" fanno la fame, sono costretti a rubare nei supermercati o frugare nei cassonetti della spazzatura, c'è chi si permette lussi e benessere, e magari poi lascia in eredità la mega-pensione con la reversibilità, costando allo stato cifre folli, decine e decine di volte superiori ai contributi versati.

QUESTO SCANDALO NON DEVE FINIRE NEL DIMENTICATOIO: la magistratura e l'INPS devono indagare, verificare se ci sono state TRUFFE e intervenire, sia per il futuro che retroattivamente!

CONDIVIDIAMO IN MASSA PER SOLLEVARE LA QUESTIONE!


Staff nocensura.com

Fonte: http://www.nocensura.com/2014/10/lo-scandalo-ignobile-delle-pensioni.html

lunedì 20 gennaio 2014

Confindustria e sindacati scaricano Letta: "è un incapace"

CONFINDUSTRIA: L'ECONOMIA E' A PEZZI, LETTA E' UN INCAPACE. SINDACATI: DISOCCUPAZIONE ALLE STELLE, LETTA E' UN INCAPACE.

"Segnali di inversione di tendenza ci sono, ma sono debolissimi". Lo ha detto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, commentando i dati di Bankitalia sul Pil 2014, che ridimensionano clamorosamente i falsi ottimismi di Letta e Saccomanni: crescita a zero e disoccupazione ancora altissima nel 2014 e addirittura in crescita nel 2015. Quanto alle fibrillazioni sul governo, Squinzi ha sottolineato che "noi chiediamo stabilità e capacità di governare", mentre "siamo delusi, da quello che è uscito dalla legge di stabilità perché a fronte di alcune nostre visioni non c'è stato un recepimento da parte del Governo. Aspettiamo di vedere nei prossimi mesi''.

E mentre il numero uno di Confindustria di fatto dà dell'incapace a Letta e al suo governo, anche la Cgil scende in campo con dati drammatici sull'occupazione.

Oltre 515 mila lavoratori relegati per l'intero 2013 in cassa integrazione a zero ore, in ragione di 1.075 milioni di ore di cig, richieste e autorizzate lo scorso anno, ovvero il terzo peggior risultato degli ultimi quattro. Una mole tale che porta il totale di ore messe a segno nei passati sei anni di crisi economica, a partire cioe' dal 2008, a piu' di 5,4 miliardi.
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