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domenica 1 maggio 2016

Marò uccisi in agguato in Libia? Roma smentisce. Tutto previsto.

Convoglio militare italo-britannico cade in agguato in Libia
Lo ha affermato il sito ebraico DEBKA, notoriamente vicino al Mossad.
Rapida traduzione:
“Il convoglio di Marines italiani,  con le forze speciali britanniche e le truppe libiche era in viaggio dalla città nord-occidentale di Misurata verso la roccaforte ISIS di Sirte, che si trova 273 chilometri a sud-est, quando è caduto in un’imboscata e duramente colpito dalle forze ISIS.
“Ci sono stati uccisi e feriti fra le  truppe italiane, mentre  mancano informazioni se ci sono state vittime inglesi. Alcuni rapporti dicono che membri delle forze occidentali sono stati fatti prigionieri da ISIS, ma devono ancora essere identificati.
E ‘possibile che eventuali ostaggi  siano in mano alle  “Forze Armate libiche”, una milizia comandata dal generale Khalifa Belqasim Haftar, un libico che ha la cittadinanza americana”.
 [vero che Haftar è americano.  La frase di DEBKA è ambigua, vuole incolparlo.  Può avere i suoi motivi. Nota di Blondet]
“Secondo le informazioni delle fonti di DEBKAfile,  veicoli imbottiti di esplosivo  si sono affiancati al convoglio che trasportava  le truppe italiane e britanniche e si sono fatti esplodere. Poi kamikaze hanno attaccato  il gruppo ed altri combattenti ISIS il convoglio,   tempestandolo di colpi di mortaio e di mitragliatrice pesante. Le forze occidentali sono riuscite a svincolarsi solo dopo l’intervento di aerei ed elicotteri italiani ed inglesi.

mercoledì 15 aprile 2015

Nel 2014 la spesa militare mondiale ha raggiunto i 1776 miliardi di dollari: il massimo storico

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Un bilancio della Giornata globale di azione contro le spese militari (GDAMS – Global Day of Action against Military Spending)

Comunicato di Rete italiana per il Disarmo

Celebrata la giornata di azione mondiale contro le spese militari, che nel 2014 sono arrivate a sfiorare la cifra complessiva di 1800 miliardi di dollari. Anche le organizzazioni della Rete italiana per il Disarmo si mobilitano per una campagna informativa.


Lunedì in tutto il mondo si è celebrata, da parte di centinaia di associazioni della società civile, la Giornata globale di azione contro le spese militari (GDAMS – Global Day of Action against Military Spending). Un evento promosso in particolare dall’International Peace Bureau, organismo vincitore del premio Nobel per la pace nel 1910, che prevede diversi modi per declinare l’opposizione alle spese militari.
 
In Italia è stata la Rete italiana per il Disarmo a cercare di porre attenzione sul tema diffondendo informazioni e dati sulla spesa militare. L’obiettivo? Continuare a ribadire la prospettiva presente da sempre nell’azione della Rete: la necessità di ridurre lo spreco dei fondi pubblici assegnati ad armi ed eserciti per investire invece in ambiti realmente più importanti ed utili per i cittadini.

lunedì 6 aprile 2015

Insabbiato il rapporto dell’OMS sui crimini statunitensi in Iraq. Come può uno scienziato tollerare tali mostruosità?


“Molti medici iracheni, da anni stanno cercando di allertare la comunità internazionale per ottenere aiuto, attraverso figure di spicco a livello internazionale. Invano. A seguito del blocco del rapporto dell’OMS, 58 esperti del mondo scientifico, intellettuali, operatori sanitari e difensori dei diritti umani hanno scritto nel maggio 2013 all’OMS e al ministero della sanità iracheno per chiedere la pubblicazione immediata del rapporto. Nessuna reazione a questo appello firmato da studiosi provenienti da tutto il mondo, tra cui Noam Chomsky, Ken Loach, John Tirman, la dottoressa Mozhgan Savabieasfahani e organizzazioni come Human Rights Now Giappone, Health Alliance International e molte altre persone eminenti del mondo scientifico e intellettuale. Davanti questo deliberato ostruzionismo, Hans von Sponeck, ex vice segretario generale delle Nazioni Unite e membro del Tribunale BRussels ha dichiarato: “Il governo degli Stati Uniti ha fatto di tutto per evitare che l’OMS indagasse nelle zone del sud dell’Irak, dove è stato utilizzato l’uranio impoverito che ha causato gravi danni alla salute e rischi ambientali”.
Le autorità statunitensi ammettono di aver utilizzato 320 tonnellate di uranio impoverito, cifre contestate dalla fondazione LAKA di Amsterdam che stima la quantità reale più vicina alle 800 tonnellate, lanciate in Irak durante la guerra del 1991, e 1.200 tonnellate durante l’invasione del 2003. Nel 1991, l’esercito statunitense ha lanciato quasi un milione di ordigni all’uranio impoverito in tre giorni su migliaia di profughi e soldati iracheni in ritirata sulla strada per Bassora. Molto rapidamente, alcune zone del sud dell’Irak hanno visto un incremento annuo del 350% dei casi di leucemia, deficienze immunitarie, cataratta e disfunzioni renali. Le statistiche ufficiali del governo iracheno mostrano che prima dello scoppio della prima guerra del Golfo, nel 1991, il tasso dei casi di cancro era di 40 su 100.000. Nel 1995 era salito a 800 su 100.000, e nel 2005 era raddoppiato ad almeno 1.600 persone su 100.000.

mercoledì 11 marzo 2015

Il laser militare USA che “taglia” come burro il furgone da quasi due km di distanza VIDEO



Ecco il video, pubblicato dal Corriere, del super laser Usa.



Il laser che “taglia” come burro il furgone da quasi due km di distanza
Si chiama «Athnea» ed è la nuova arma in possesso dell’esercito Usa, prodotto dal colosso statunitense dell’industria aerospaziale Lockheed Martin

Leggi l'articolo su Corriere.it


domenica 8 marzo 2015

Consiglieri militari di USA e Israele accusati di aiutare l’ISIS: arrestati!


Consiglieri militari americani e israeliani sono stati arrestati mentre davano assistenza ai terroristi dello Stato Islamico in Iraq.
Le forze antiterrorismo irachene hanno arrestato quattro consiglieri militari stranieri provenienti da Stati Uniti e Israele che stavano aiutando lo Stato islamico, riferisce l’agenzia iraniana Tasnim News.
Tre dei consiglieri militari arrestati hanno doppia cittadinanza statunitense e israeliana, mentre il quarto consigliere è di un paese del Golfo Persico, ha affermato l’agenzia irachena Sarma News.
I consiglieri militari stranieri sono stati catturati presso un quartier generale, da cui lo Stato islamico ha organizzato le operazioni militari nella provincia settentrionale irachena di Ninive.

venerdì 13 febbraio 2015

Gli incredibili cani-robot militari di ultima generazione VIDEO

http://youtu.be/M8YjvHYbZ9w

Il robot di Google darà la caccia agli umani 'non cooperativi'?

di Paul Joseph Watson. - Un nuovo robot progettato da Google per l'esercito americano risponde ai criteri di una richiesta del Pentagono del 2008 per lo sviluppo di un sistema in grado di individuare e localizzare esseri umani "non cooperativi" in contesti da "guardie e ladri".

Spot è l'ultimo robot militare sviluppato dalla Boston Dynamics, acquistato da Google lo scorso anno. Il robot è molto più agile del suo più ingombrante predecessore, Big Dog, e può correre ad alta velocità sia in luoghi esterni che interni.

Il video del nuovo robot mostra la sua capacità di recupero dopo essere stato preso a calci, anche su superfici ghiacciate.

Il fatto che Spot possa operare in ambienti chiusi è un po' inquietante, alla luce della richiesta del 2008 del Pentagono per gli incaricati di costruirlo: «Un pacchetto di software e sensori per consentire a un gruppo di robot di cercare e individuare la presenza umana in un ambiente interno.»

La proposta ha richiesto lo sviluppo di robot «per cercare e individuare un soggetto umano non cooperativo» in «contesti da guardie e ladri», precisando che devono avere una capacità di «ricerca intelligente e autonoma».

martedì 10 febbraio 2015

COME E PERCHE' SIAMO ARRIVATI ALLE SOGLIE DELLA TERZA GUERRA MONDIALE

1CB924450Di Michele Imperio - lanotteonline.com

Le grandi elite finanziarie anglo americane ci stanno portando lentamente alla terza guerra mondiale pur di coltivare il loro folle progetto di dominare totalmente il mondo nonostante i 18.000 miliardi di dollari di debito degli Stati Uniti e nonostante la loro ormai acclarata inferiorità economica rispetto alle altre due grandi potenze del pianeta la Russia e la Cina contro le quali hanno intrapreso una guerra commerciale assurda.

Esse  pensano a un nuovo ordine mondiale o a una Nato economica che comporterebbe la nascita di un unico governo mondiale per ora della parte occidentale del pianeta ogni regione della quale dovrebbe finanche sacrificare i suoi interessi e accettare il ruolo di colonia pur di conservare alle elite anglo americane il primato economico e militare  nel mondo. E questa costruzione di questo nuovo ordine mondiale ormai non sta soltanto nelle pagine di Internet ma comincia ad avanzare anche nella vita reale di tutti i giorni e a essere avvertito anche dalla nostra epidermide.
Il 12 marzo 2013 quindi non più tardi di due anni fa la Commissione europea capeggiata da Barroso, ha deciso di chiedere luce verde agli Stati membri per condurre in porto alcune trattative con gli USA. Dal sito dell’Unione Europea, si viene a sapere che un Consiglio economico transatlantico, incaricato di porre le condizioni di un vero partenariato fra Unione Europea e Stati Uniti  era già stato convocato nel 2007, ma poi fu rinviato per lo  scoppio della bolla speculativa del 2008. La “NATO economica” o il nuovo ordine mondiale è la prospettiva di un’unione commerciale e finanziaria tra Unione Europea e Stati Uniti e si configura – secondo i suoi detrattori – come una  annessione coloniale dell’Europa ai dettami commerciali e finanziari degli Stati Uniti e dei suoi alleati Gran Bretagna e Israele e come un tentativo di escludere dal mercato europeo e  da quello nordafricano e mediorientale ogni entità politica o estranea al continente europeo (Russia e Cina)o non perfettamente allineata con le direttive politiche anglo-americane.

venerdì 6 febbraio 2015

L'esercito UK arruola migliaia di 'Facebook Warriors' per disinformare

Dopo gli influencer arruolati dall'UE per contrastare gli euroscettici, anche l'esercito inglese sta preparando un "battaglione virtuale" di 1.500 uomini per influenzare le opinioni sui social network. 

Come mai se ne occupano i militari e non una normale agenzia di comunicazione e marketing? Viene da chiedersi. Ebbene con i militari possono imporre il "segreto" sulle attività svolte, forti di una legge che punisce duramente chi rivela questioni segretate. Utilizzando personale civile invece sarebbe difficile, o meglio impossibile evitare fughe di notizie: e questo deve fare riflettere sulla natura di questo gruppo...


Staff nocensura.com
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di Michael Krieger

Ecco il 77° Battaglione: l'esercito britannico sta mobilitando 1500 'Facebook Warriors' per diffondere la disinformazione Tornerà in vita una delle più discusse unità delle forze speciali inglesi della seconda guerra mondiale.
L'esercito britannico farà rivivere una delle più controverse unità delle forze speciali della seconda guerra mondiale, i Chindits, sotto forma di una nuova generazione di "guerrieri di Facebook" che scateneranno complesse e segrete campagne sovversive di (dis)informazione.

Preparatevi: i social media stanno per diventare molto più pericolosi di quanto sono già. Fate molta attenzione nel saltare a conclusioni, pensate sempre con la vostra testa e usate il vostro miglior buon senso. Le operazioni psicologiche (psy ops) del governo stanno per intensificarsi.

Il blog tecnologico Gizmodo ha riportato quanto segue:

domenica 25 gennaio 2015

Un operatore USA di droni senza pilota si autoaccusa: ho ucciso 1.600 persone

La guerra è sempre più "asettica": chi preme il pulsante che lancia un missile non si rende conto fino in fondo delle conseguenze che avrà quel gesto. La coscienza è "anestetizzata" dall'aver eseguito un ordine imposto dai propri superiori e dal fatto che chi lancia un missile o sgancia una bomba da un jet non vedrà mai la distruzione e la morte provocata.

Negli ultimi anni sono entrati in scena i droni, per operazioni di spionaggio ma anche incursioni aeree prive di pilota,  ed i robot esploratori di terra, che vengono mandati in avanscoperta dai reparti di fanteria che operano sul territorio nemico.

Chi gestisce e pilota queste tecnologie, comandate a distanza, ha l'impressione di giocare ad un videogames. Le telecamere del drone inquadrano il terreno sottostante e gli "obiettivi" da colpire, che l'operatore abbatte schiacciando un pulsante, proprio come in un videogames. E proprio come un videogames gli operatori si felicitano a distanza per essere riusciti a colpire il bersaglio, come se avessero fatto "centro" al tiro al bersaglio di un luna park.

E così succede che un militare americano, operatore di drone, dopo aver ucciso oltre 1.600 persone mediante un drone, improvvisamente ha un rimorso di coscienza: razionalizza che non ha giocato ad un videogames, ma ha sparato razzi e proiettili veri, provocando una strage: che pur "autorizzata" e "comandata" dall'alto, è pur sempre tale. 

Per lui non ci saranno processi, ma medaglie al valore e promozioni. Ma in cuor suo, sa bene di avere tolto la vita a moltissime persone, buona parte delle quali magari innocenti, "danni collaterali", come dicono i militari. Grazie al suo "impegno", 1.600 famiglie piangono un loro caro, e sicuramente qualche "famiglia" è stata cancellata dai bombardamenti...


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Brandon Ryant, un ex operatore addetto ai droni delle Forze Armate Statunitensi, ha chiesto scusa alle famiglie delle vittime degli attacchi aerei degli USA provocati dalle operazioni a cui egli stesso aveva partecipato. Con una lista di più di 1.600 morti sulle sue spalle, Bryant riconosce che gli attacchi si realizzavano “con una completa incertezza”.
“Mi dispiace che questo errore sia avvenuto. Sto facendo tutto il possibile per evitare che si producano più errori (…….) Non lo potrei sopportare”, afferma Brandon Bryant, il quale ha lasciato il suo lavoro nel 2011 dopo di aver lavorato per cinque anni nelle missioni di droni statunitensi per bombardare obiettivi in Pakistan ed in Iraq, in una intervista rilasciata ad RT.
Inoltre Bryant riconosce che “gli operatori erano carenti di visibilità e non erano sicuri della identità degli obiettivi su cui sparavano”. “Noi scorgevamo soltanto una sagoma, ombre di persone e uccidevamo le ombre. Non c’era nessun tipo di supervisione (…..) ed il programma era marcio da dentro”, confessa.
L’ex operatore statunitense di aerei non pilotati ha già ammesso che lui vive un rimorso di coscienza per la sua partecipazione a questi attacchi e sempre si ricorderà come aveva visto, sul suo schermo, morire dissanguate alcune delle sue prime vittime.

venerdì 19 dicembre 2014

E L’Italia va in guerra: a gennaio 2015 partiranno 750 soldati (e 160 milioni di euro)


Missione Internazionale in Afghanistan a cui parteciperanno anche le forze armate italiane. Si chiama ‘Resolute support” ed impiegherà circa 750 militari per costo approsimativo di 160 milioni di euro. A dichiararlo il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, spiegando che i militari italiani saranno impiegati in attività di addestramento delle forze di sicurezza afgane nella parte occidentale del Paese, in particolare nell’area di Herat. In tutto saranno circa 12mila i militari della Nato e dei “paesi partner” schierati tra Kabul, Mazar -e Sharif , Herat , Kandahar e Jalalabad.


Fonte: direttanews.it


martedì 2 dicembre 2014

Ex maresciallo dell'aeronautica scrive un libro sulla geoingegneria!


MARESCIALLO DOMENICO AZZONE PRESENTAZIONE DEL SUO NUOVO LIBRO SULLE SCIE CHIMICHE


E' on line il nuovo libro dell'ex maresciallo dell'aereonautica militare
Domenico Azzone, dopo vari mesi di lavorazione , ve lo proponiamo.
Questo libro vi spiegherà in 450 pagine la geoingegneria atmosferica,
climatica e toccherà vari argomenti , riguardanti: la modificazione del clima, la
meteorologia, le irrorazioni artificiose, la disinformazioni e guerra
ambientale, la pubblicità subliminale, il controllo sull'informazione e
sulla popolazione e con uno studio di Milton Leitenberg.




http://www.misteriesciechimiche.org/files/libro_di_geo-ingegneria_atmosferica_-_mi.pdf


Fonte: ilnuovorinascimentoitaliano.blogspot.it


venerdì 1 novembre 2013

La Marina affonda sull'amianto. Già morti in 150: chiesto il giudizio

Quattordici tra comandanti di navi e direttori rischiano il processo per la morte e le malattie incurabili da esposizione all'inquinante che hanno colpito oltre 500 tra militari e civili in servizio a bordo.

La crociata contro la presenza sulla navi da guerra dello Stato Maggiore nel periodo arriva ad un punto cruciale: a marzo il Gup di Padova deciderà sulla richiesta di rinvio a Giudizio. Molti dei deceduti era di Roma e di Latina. Ancora oggi la bonifica non è stata completata e lo ha ammesso la stessa Marina Militare: “L’amianto è stato rimosso completamente solo sul 29% e parzialmente sul 54% delle 148 navi contaminate”.

di Valentina Renzopaoli

Centocinquanta morti e almeno cinquecento casi di asbesto: la malattia terribile causata dall'amianto. Una bufera si sta per abbattere sulla Marina Militare Italiana. Se il Gup di Padova il prossimo 25 marzo accoglierà la richiesta del piemme Sergio Dini, 24 tra comandanti di navi e direttori andranno a giudizio. In servizio tra il 1984 e il 2001, sono accusati di aver causato la morte o l’insorgere di malattie incurabili in centinaia di marinai, costretti a vivere e lavorare accanto all'amianto.

E a scatenare la bufera è stato un avvocato romano: Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale sull'amianto. Secondo l’accusa l’amianto a bordo delle navi della Marina Militare, ancora oggi in molti casi contaminate, avrebbe avuto un ruolo decisivo nell’insorgere delle malattie. Antonio Bocchieri, Francesco Chianura, Guido Cicciniello, Agostino Di Donna, Mario Di Martino, Umberto Guarnieri, Angelo Mariani, Elvio Melorio, Luciano Monego, Sergio Natalicchio, Mario Porta, Filippo Ruggiero, Rodolfo Stornelli, Guido Venturoni dovranno rispondere di omicidio colposo. Secondo gli atti avrebbero omesso di informare il personale sui rischi per la salute derivanti dalla presenza del materiale killer a bordo delle navi, di sottoporre i militari ai controlli sanitari, di adottare misure idonee a ridurre o impedire il diffondersi delle polveri di amianto prodotte dalle lavorazioni o dall’uso delle stesse dotazioni di bordo.
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