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domenica 1 maggio 2016

Marò uccisi in agguato in Libia? Roma smentisce. Tutto previsto.

Convoglio militare italo-britannico cade in agguato in Libia
Lo ha affermato il sito ebraico DEBKA, notoriamente vicino al Mossad.
Rapida traduzione:
“Il convoglio di Marines italiani,  con le forze speciali britanniche e le truppe libiche era in viaggio dalla città nord-occidentale di Misurata verso la roccaforte ISIS di Sirte, che si trova 273 chilometri a sud-est, quando è caduto in un’imboscata e duramente colpito dalle forze ISIS.
“Ci sono stati uccisi e feriti fra le  truppe italiane, mentre  mancano informazioni se ci sono state vittime inglesi. Alcuni rapporti dicono che membri delle forze occidentali sono stati fatti prigionieri da ISIS, ma devono ancora essere identificati.
E ‘possibile che eventuali ostaggi  siano in mano alle  “Forze Armate libiche”, una milizia comandata dal generale Khalifa Belqasim Haftar, un libico che ha la cittadinanza americana”.
 [vero che Haftar è americano.  La frase di DEBKA è ambigua, vuole incolparlo.  Può avere i suoi motivi. Nota di Blondet]
“Secondo le informazioni delle fonti di DEBKAfile,  veicoli imbottiti di esplosivo  si sono affiancati al convoglio che trasportava  le truppe italiane e britanniche e si sono fatti esplodere. Poi kamikaze hanno attaccato  il gruppo ed altri combattenti ISIS il convoglio,   tempestandolo di colpi di mortaio e di mitragliatrice pesante. Le forze occidentali sono riuscite a svincolarsi solo dopo l’intervento di aerei ed elicotteri italiani ed inglesi.

giovedì 19 febbraio 2015

DISASTRO LIBIA HA RISVOLTI TREMENDI PER L'ITALIA


DISASTRO LIBIA HA RISVOLTI TREMENDI PER L'ITALIA: FORNITURE DI PETROLIO E GAS AD ALTISSIMO RISCHIO (CATASTROFE ENERGIA)

Le riserve di greggio della Libia, secondo una stima del gennaio 2014, ammontano a 48 miliardi di barili: il quantitativo maggiore di tutta l'Africa, pari al 38 per cento delle riserve dell'intero continente, il che pone il paese al nono posto al mondo come potenziale produttore di petrolio.

I bacini sedimentari principali sono sei: Sirte, Murzuk, Ghadames, la Cirenaica e Kufra. Il primo, Sirte, e' il piu' vasto e da solo custodisce l'80 per cento del greggio estraibile, salvo nuove scoperte.

Bastano queste cifre per far capire perche' la crisi libica sia oggetto di preoccupazione per i paesi europei, e in particolare l'Italia, che sono i maggiori destinatari delle esportazioni energetiche della Libia.

E si capisce perche' la notizia dell'inizio dell'invasione della Sirte da parte dei terroristi dello Stato islamico abbia improvvisamente resa concreta la prospettiva di un intervento militare per la pacificazione del paese, ipotesi che in precedenza veniva considerata come l'estrema possibilita', esaurito ogni tipo di dialogo.

lunedì 16 febbraio 2015

Gheddafi: "La scelta è tra me e gli islamisti. Avrete la jihad alle porte"

“LA SCELTA E’ TRA ME E AL-QAIDA: AVRETE LA JIHAD SULLE VOSTE COSTE”. LA PROFEZIA DI GHEDDAFI DEL 2011 CHE SI REALIZZA ?


Il governo Renzi della post-democrazia ci annuncia un intervento militare per mezzo stampa, scavalcando il Parlamento

Il ministro degli esteri Gentiloni e il ministro della difesa Pinotti ormai parlano apertamente di intervento in Libia. "L'Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell'area, europei e dell'Africa del Nord, per fermare l'avanzata del Califfato che è arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste. Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5mila uomini, in un paese come la Libia che ci riguarda molto più da vicino e in cui il rischio di deterioramento è molto più preoccupante per l'Italia, la nostra missione può essere significativa e impegnativa, anche numericamente", ha dichiarato la Pinotti in un'intervista al Messaggero. A Sky Tg 24 il ministro degli esteri aveva dichiarato: “L’Italia è pronta a combattere”. Quindi il governo Renzi ci sta annunciando l'entrata in guerra del nostro paese per mezzo stampa e senza passare per il Parlamento. Ma, del resto, nella post-democrazia di Renzi dichiarare guerra sarà più facile. Come vi avevamo scritto:
 
In Italia sarà più facile dichiarare lo stato di guerra con la riforma del Senato. L’allarme è stato lanciato dalla Rete Italiana per il Disarmo che evidenzia come la riforma istituzionale voluta dal governo Renzi, contenga anche la modifica dell’articolo 78 della Costituzione che recita: “Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari”.
La revisione dell’articolo 78 si rende necessaria per effetto della trasformazione dell’attuale Senato in Camera delle autonomie, un’assemblea non elettiva. Con tale modifica anche consiglieri regionali e sindaci avrebbero ottenuto  il potere di decidere dello stato di guerra del Paese e si è quindi deciso di escludere il Senato dalla deliberazione prevista dall’art. 78. Il risultato è che la decisione dello stato di guerra viene attribuita alla sola maggioranza semplice.

domenica 8 febbraio 2015

ISIS: lo avevamo detto subito che Obama non li avrebbe colpiti (seriamente)


#ISIS: quando iniziò il teatrino - ovvero quando i media iniziarono a parlarne, a causa delle barbarie commesse contro cristiani, yazidi e musulmani sciiti - poche settimane dopo la pantomima della proclamazione a Califfo di Al Baghdadi (interrompendo un silenzio generale durato 2 anni che ha permesso agli jihadisti di assumere il controllo di metà Iraq e Siria) Obama prometteva di "colpire il califfato", e questo indusse molte persone e anche blogger di contro-informazione a credere che gli USA intendessero sfruttare la situazione per dichiarare una nuova guerra; ma l'intento non poteva essere quello, visto che gli USA avevano abbandonato l'Iraq da pochi mesi, lasciando il paese nelle mani di un traballante governo fantoccio, che non è riuscito a fronteggiare le aggressioni di poche migliaia di islamisti, ritirandosi e lasciando nelle loro mani armi e soldi.

Obama ciarlava di "creare una coalizione" e di "colpire duramente i terroristi" e noi, in controtendenza anche rispetto agli altri blogger, affermammo che GLI USA NON AVREBBERO COLPITO, o meglio si sarebbero limitati a operazioni di facciata.

"Gli attacchi USA ai terroristi ISIS? Operazione di facciata!"
http://www.nocensura.com/2014/08/gli-attacchi-usa-ai-terroristi-isis.html  - del 9 Agosto 2014

Sin dai primi di Giugno 2014 Obama affermava di "valutare azioni militari contro ISIS" http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/iraq-gli-aerei-usa-potrebbero-colpire-in-meno-di-24-ore-PN_20140613_00089.shtml - sembravano pronti a colpire da un momento all'altro, invece hanno consentito agli jihadisti di conquistare a suon di barbarie importanti città irachene come Mosul, nella quale hanno svaligiato anche la Banca Centrale, impossessandosi di MILIARDI di dollari in oro, preziosi, valuta di varie nazioni.

Gli USA colpiranno il califfato degli orrori ISIS?
http://www.nocensura.com/2014/08/gli-usa-colpiranno-il-califfato-degli.html

Altro che l'ISIS... gli Usa avrebbero voluto colpire Assad, e se lo avessero fatto oggi la situazione sarebbe molto più grave!
http://www.nocensura.com/2014/08/isis-se-gli-usa-avessero-attaccato.html - Gli hanno attribuito anche l'impiego di armi chimiche, per avere la scusa per colpire la Siria; per fortuna la Russia è intervenuta dimostrando che ad usare gli aggressivi chimici furono i "ribelli moderati" armati e finanziati dall'occidente... (che probabilmente gli ha fornito anche le armi chimiche per mettere in scena la 'false flag'...)

Staff nocensura.com


LEGGI ANCHE:

"La falsa guerra all'ISIS (che dilaga) e quella vera in Palestina"
http://www.nocensura.com/2015/02/la-falsa-guerra-allisis-che-dilaga-e.html (vedi approfondimenti allegati all'articolo)

Fonte: nocensura





Dopo Siria e Iraq ISIS sta conquistando la Libia: sono alle porte dell'Italia


L'ISIS CONQUISTA META' LIBIA, SETTE CITTA' IN MANO AI TAGLIAGOLE, L'AMBASCIATORE: ATTACCHERANNO EUROPA E ITALIA

Il gruppo jihadista dello Stato islamico sta pericolosamente guadagnando terreno in Libia. L'avvertimento è stato rilanciato dall'ambasciatore libico in Arabia Saudita, Aref Ali Nayed, che ha chiesto alla comunità internazionale di tenere nel dovuto conto questa minaccia crescente.

"Lo Stato islamico sta avanzando in Libia in modo esponenziale, l'Isis commette atrocità ogni giorno", ha spiegato Nayed, che è anche consigliere del premier libico Abdullah al-Thani. "Non è possibile combattere l'Isis in Iraq senza tenere conto della componente libica", ha aggiunto.

Nayed è stato in visita a Washington e New York questa settimana proprio per spiegare alle autorità americane la consistenza delle nuove minacce per la sicurezza in Libia. A suo parere lo Stato islamico ha già il controllo di 7 città della Libia e sta cercando di conquistare almeno una decina di altre località del Paese nord-africano.

L'ambasciatore ha anche sottolineato l'importanza dell'afflusso in Libia di combattenti stranieri reclutati dall'Isis, provenienti dallo Yemen, dalla Tunisia, dall'Algeria e dalla Cecenia.

sabato 29 novembre 2014

L'intervista che costò la vita a Gheddafi


Gheddafi sognava di creare una banca centrale Africana sganciata dall'occidente e dalla morsa del debito verso banchieri privati; era un nemico del "petrodollaro", e pur con prudenza - sapeva che se esagerava sarebbe stato fatto fuori - cercava di contrastare i piani mondialisti degli USA, che Gheddafi conosceva molto bene. In più occasioni ha dichiarato a chiare lettere che gli attentati dell'11 Settembre sono un false flag. Questa intervista è stata registrata poco prima che gli occidentali decidessero di "esportare la democrazia" (abbandonando al caos la Libia...)

Informatitalia

http://youtu.be/4zD4vo7QS1Y


LEGGI ANCHE: La contro-storia di Saddam e Gheddafi


lunedì 10 novembre 2014

Libia, situazione sempre più fuori controllo nel silenzio generale

Lo Stato Islamico può ora vantare il suo primo alleato fuori dall’Iraq e dalla Siria
Lo Stato Islamico può ora vantare il suo primo alleato fuori dall’Iraq e dalla Siria
Si tratta di Derna, città sulla costa orientale della Libia, che ha giurato fedeltà al Califfo Ibrahim

Mentre il conflitto in Medio Oriente si intensifica, l'influenza dello Stato islamico cresce con esso. Ora, lo Stato Islamico può vantare il suo primo alleato fuori dall’Iraq e dalla Siria: si tratta di Derna, città libica sulla costa orientale al confine con l’Egitto nota per essere un rifugio per i jihadisti.
Nel corso di una riunione, tenutasi a fine ottobre, la città ha dichiarato la sua fedeltà all’organizzazione terroristica e il suo legame con il califfato. Subito si sono iniziati a vedere gli effetti: i tribunali religiosi hanno ordinato esecuzioni pubbliche, frustate per le persone accusate di violare la legge islamica, la separazione tra studenti e studentesse.
La città, che si trova a 1.600 chilometri più vicino territorio controllato dallo Stato islamico, ora è controllata da un emiro, identificato come Mohammed Abdullah, un attivista yemenita inviato dalla Siria, noto anche come Abu al-Bara il Azdi.
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