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martedì 14 giugno 2016

Il terrorista di Orlando collegato alla CIA?


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Omar Mateen era legato all’ex-guardia del corpo dell’agente della CIA shayq Umar Abdurahman
Kurt Nimmo, Infowars 12 giugno 2016 - Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
Omar Mateen era un seguace di Marcus Dwayne Robertson, ex-marine degli Stati Uniti e guardia del corpo dello “sceicco cieco” Umar Abdurahman.
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Fox News riferisce: “L’uomo che ha ucciso almeno 50 persone in una discoteca della Florida era un seguace di un controverso capo di rapinatori di banche (Marcus Dwayne Robertson) rilasciato dal carcere lo scorso anno nonostante gli avvertimenti dei procuratori che avrebbe reclutato persone per azioni violente, secondo le fonti di FoxNews.com. Abdurahman era un capo spirituale dei mujahidin appoggiati dalla CIA in Afghanistan. Negli anni ’80 “fu arruolato da funzionari dell’intelligence pakistana e statunitense che orchestravano la guerra in Afghanistan. Una sessantina di ufficiali delle Forze speciali e della CIA lo consideravano una ‘risorsa preziosa’, secondo uno di loro, trascurandone il messaggio anti-occidentale e l’incitamento alla guerra santa perché lo volevano aiutare ad unificare i gruppi dei mujahidin“, secondo The Atlantic Monthly. Dopo che il mentore di Usama bin Ladin, Abdullah Azam, fu assassinato nel 1989, la CIA collaborò strettamente con Abdurahman. L’agenzia lo portò negli Stati Uniti in numerose occasioni, nonostante fosse sulla lista di sospetti terroristi. Fu anche pagato dalla CIA per visitare Londra, dove radicalizzò i musulmani reclutandoli per la guerra contro i sovietici in Afghanistan (vedi Sean O’Neill, La fabbrica del suicidio, Abu Hamza e la moschea di Finsbury Park). A New York, secondo un “funzionario egiziano di grado molto elevato“, Abdurahman continuò a lavorare con la CIA. Abdurahman fu implicato nell’assassinio del rabbino sionista radicale Meir Kahane, ma la CIA bloccò l’indagine. “E’ un caso che lo sceicco ebbe il visto ed sia ancora nel Paese. È qui sotto le bandiere di Sicurezza nazionale, dipartimento di Stato, NSA e CIA“, disse un agente dell’FBI secondo The Village Voice. La CIA avrebbe poi bloccato le indagini sul coinvolgimento di Abdurahman nel complotto per bombardare il WTC e altre sedi nel 1993. Alla fine fu arrestato e accusato. Un documento della CIA concluse che l’agenzia era “parzialmente colpevole” per l’attentato del 1993 al World Trade Center, perché contribuì ad addestrare e supportare alcuni degli attentatori.
Marcus Dwayne Robertson, alias Abu Taubah, era un marine e membro di una banda di New York che lavorava con la CIA. “Anche se questa affermazione può sembrare fantastica, un memorandum sulla condanna emessa dai suoi avvocati, a fine aprile, afferma che il governo confermò una serie di affermazioni di Robertson sulle passate attività clandestine condotte per conto del governo“, scrive Murtaza Hussain per Intercept. Robertson, che fu anche informatore dell’FBI per 15 anni, venne arrestato, imprigionato e accusato di possesso di arma da fuoco di un criminale, e condannato nel 2011. Era l’imam del Seminario della Conoscenza Fondamentale Islamica di Orlando, al momento. Nei primi anni ’90 fu la guardia del corpo dello sceicco Umar Abdurahman. “Bill Warner, investigatore privato di Sarasota in Florida e attivista anti-islamista, che seguiva Marcus Robertson dal 2009, sostiene che oltre agli ultimi crimini Robertson ha ‘legami con al-Qaida risalenti almeno al 1993, a New York City, e in precedenza era legato ad Umar Abdurahman, il cosiddetto ‘sceicco cieco’ il cui gruppo estremista fu accusato del primo attentato al World Trade Center del 1993. Abdurahman, condannato per cospirazione sediziosa con altri nove, sconta l’ergastolo al Butner Federal Correctional Institution nel North Carolina“, riferiva Fox News a marzo. Fox News e gli altri media corporativi evitano l’ovvio. Abdul-Rahman, Robertson e si può ragionevolmente presumere Omar Mateen erano controllati della CIA e, probabilmente, dall’FBI. Questo, naturalmente, va contro la storia su Mateen lupo solitario ispirato dallo Stato Islamico, a sua volta variante di al-Qaida cresciuta sulla scia della guerra in Afghanistan contro i sovietici negli anni ’80 (i taliban anche derivano dai resti dei mujahidin).
Umar Abdurahman
Umar Abdurahman
Il padre di Omar Mateen aveva appena visito Congresso e dipartimento di Stato degli USA
Jack Phillips, Epoch Times,13 giugno 2016
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Il padre di Omar Mateen, il 29enne che ha compiuto la peggiore strage nella storia degli USA, è un attivista politico che concorre alle presidenziali dell’Afghanistan. Seddique Mateen, cittadino afghano, era stato a Washington DC di recente, cercando supporto presso dipartimento di Stato e Congresso, secondo The Independent Journal. Ha pubblicato le ultime immagini di se stesso su Facebook presso il dipartimento di Stato e gli uffici dei democratici del comitato dei servizi esteri. “Abbiamo il dovere di dire al mondo che il Pakistan uccide il popolo afghano“, ha scritto in un post, secondo The Journal. In un altro post ha parlato di incontri con il Comitato per le Relazioni Estere e della partecipazione a un’audizione sulla sicurezza in Afghanistan. Ha anche incontrato i deputati repubblicani Charlie Rangel, Dana Rohrabacher ed Ed Royce, secondo i suoi post su Facebook. Epoch Times ha contattato Seddique Mateen su Facebookper un commento. Il Washington Post ha riferito che cercava di concorrere alle presidenziali dell’Afghanistan. “Il video più recente sul canale youtube di Mateen lo mostra dichiarare la candidatura alla presidenza afghana. La tempistica del video è strana, avvenendo un anno dopo le elezioni presidenziali in Afghanistan“, riferisce il Post. Mateen ha anche inviato messaggi all’amministrazione Obama, tra cui una foto di lui con uno striscione che dice: “I taliban sono AFGHANI al 100%. Nessuno li controlla e vogliono distruggere la Linea Durand“. In un altro post ha scritto: “Oh Presidente Obama, il Pakistan è la capitale del terrorismo“, e un altro dice: “L’ISI del Pakistan uccide soldati statunitensi e afgani“. Parlando con la NBC News, Mateen ha detto che l’attacco di suo figlio “non ha nulla a che fare con la religione“. “Chiediamo scusa per l’incidente. Non sapevamo delle azioni che ha preso. Siamo scioccati, come tutto il Paese“, ha detto l’emittente.
I funzionari dicono che almeno 50 persone sono state uccise ed altre 53 ferite nella sparatoria nella discoteca, avvenuta il 12 giugno di prima mattina. Il sospettato di New York, Omar Mateen, veniva ucciso dalla polizia circa 3 ore dopo l’incidente. Ron Hopper, capo dell’FBI di Orlando, ha detto che il suo ufficio seguiva Omar nel 2013, quando fece dei “commenti infiammati” ai colleghi su possibili “legami terroristici”, secondo al-Jazeera. Nel 2014, i funzionari l’indagarono per “possibili legami” col kamikaze statunitense Moner Mohammad Abusalha. Il contatto di Omar con Abusalha era “minimo e non costituiva un rapporto sostanziale o una minaccia all’epoca“, ha detto Hopper all’emittente. Omar aveva legalmente acquistato le due armi che si ritiene abbia utilizzato nella sparatoria, pochi “giorni prima”, ha detto Trevor Velinor, portavoce del Bureau of Alcohol, Tabacco, and Firearms(ATF). Hopper rispose alle domande su come Omar abbia ottenuto le armi pur essendo indagato dall’FBI dicendo: “non c’era nulla per poter continuare le indagini“. Quando i giornalisti glielo chiesero ancora, rispose: “Ancora una volta, l’indagine è stata chiusa“.
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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora


domenica 12 giugno 2016

False flag: usano terroristi per ucciderci sotto falsa bandiera



Da sempre il potere proclama dei valori, attraverso i quali si legittima, ma li nega con una parte delle sue azioni, con le quali si rafforza. È una questione che si ripropone nel corso del tempo. Niccolò Machiavelli affermava del Principe che «è molto più sicuro essere temuto che amato, quando si abbia a mancare dell’uno de’ dua». Parlava di un potere che all’occorrenza non esitava a mostrare senza maschera la sua faccia più crudele, e guai ai vinti. Nella variante moderna il potere vuol farsi amare dal popolo promettendo la democrazia, ossia il potere del popolo, ma usa ugualmente la paura come strumento di governo, solo che ha bisogno di attribuire ad altri l’intento di causarla, attraverso atti spesso eclatanti. Ecco dunque le “false flag”, aggressioni ricevute sotto falsa bandiera, attentati terroristici da addossare a nemici veri o inventati, contro i quali scatenare l’isteria dei propri media, che a sua volta trascina interi popoli. Le false flag aiutano il nucleo più interno del potere a conquistare sufficiente consenso per imporre la disciplina dettata dalla paura. Gli diventa più facile restringere le libertà, neutralizzare e disperdere il dissenso, pur esibendo ancora agli occhi dei popoli i simulacri delle vecchie costituzioni.
Come diceva il maiale Napoleone nella “Fattoria degli animali” di Orwell: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri». E oggi i governanti sembrano dirci: «Tutte le libertà sono in vigore, ma alcune sono meno vigenti delle altre». Enrica PerucchiettiIl prezzo da pagare può essere altissimo. Il preavviso passa attraverso i secoli e ci viene da uno dei padri costituenti degli Stati Uniti d’America, Benjamin Franklin: «Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza». Il libro che avete in mano ricostruisce una serie impressionante di vicende diverse, attribuibili a differenti Stati e legate a circostanze storiche non sempre connesse direttamente fra di loro, ma accomunate da un metodo che sembra essere uno strumento essenziale della moderna “arte di governo”. Enrica Perucchietti entra in dettaglio sui misteri e le scoperte che rivelano da un’altra prospettiva decine di incidenti militari, attentati, azioni terroristiche: di fronte a tanti gialli politici per i quali i governi forniscono su due piedi spiegazioni piatte, sprovviste di profondità, riduttive, banali, riferite a killer solitari e a gruppi isolati che non godrebbero di indecenti connivenze dentro gli apparati dello Stato fra chi potrebbe bloccarli, l’autrice del saggio fa invece affiorare indizi, prove, collegamenti clamorosi, fino a raccontare le storie che la censura di tipo moderno aveva eclissato in mezzo alla sua immensa produzione di notizie inutili.
Perciò viene citato regolarmente il saggista statunitense Webster Tarpley, che ha coniato un concetto efficacissimo per descrivere questo sistema, ossia «terrorismo sintetico», che altro non è che «il mezzo con cui le oligarchie scatenano contro i popoli guerre segrete, che sarebbe impossibile fare apertamente. L’oligarchia, a sua volta, ha sempre lo stesso programma politico […] Il programma dell’oligarchia è di perpetuare l’oligarchia». In tante pagine il vostro sguardo potrà posarsi su un secolo intero di vicende storiche innescate o favorite dalle flase flag, fino a notare come queste diventino sempre più numerose. Episodi più lontani nel tempo, come l’affondamento del Lusitania, l’incendio del Reichstag, l’incidente del Tonchino, diventano – decennio dopo decennio – una prassi rodata e frequente, che si moltiplica nel corso degli ultimi 15 anni. E cosa ha inaugurato quest’ultimo periodo? Esattamente la più spettacolare e visionaria delle false flag, lo scenario apocalittico dell’11 settembre 2001. Quel che è venuto dopo – ossia la “guerra infinita”, la “guerra al terrorismo”, lo spionaggio totalitario coperto dal Patriot Act e altre leggi liberticide – una volta illuminato dalla luce terribile dell’11/9, si è avvalso di una sorta di “terapia di mantenimento” a base di Webster Tarpleyattentati piccoli e grandi, perpetrati da gruppi di terroristi presso i quali sono sempre riconoscibili l’ombra e l’impronta dei servizi segreti.
I servizi segreti sono il grande convitato di pietra, sempre più ingombrante eppure ancora sottovalutato nelle analisi politiche, storiche e giornalistiche. Anche se gli apparati di intelligence sono formalmente subordinati al potere politico ed esecutivo, hanno risorse enormi in grado di sfuggire ai deboli criteri di trasparenza che possono mettere in campo le eventuali commissioni parlamentari di controllo. Pertanto sono capaci di costruire reti di interessi che in tutta autonomia possono condizionare sia l’agenda politica sia l’agenda dei media. Settori interi di questi servizi giocano partite autosufficienti grazie a budget incontrollabili ed enormi, in grado di mettere in campo forze pervasive. All’interno di quello che certi politologi definiscono “lo Stato profondo” esistono settori ombra del governo, dotati di proprie catene di comando presso le forze armate, di budget non rendicontabili che uniscono risorse pubbliche e autofinanziamento in simbiosi con le attività criminali delle mafie, provvisti di idee proprie in merito al modo di intendere l’interesse nazionale, portati a costruire ogni tipo di rapporto con gruppi terroristici che poi manovrano con “leve lunghe” e irriconoscibili.
Le attività sono organizzate e adempiute mascherando ogni responsabilità riconducibile ai governi, tanto che immense risorse sono spese per depistare e neutralizzare le eventuali scoperte con il noto principio della «plausible deniability», ossia la smentita plausibile. Ove rimanesse ancora una notizia impossibile da smentire, la si potrà disinnescare grazie all’immenso arbitrio in mano ai dirigenti dei media più importanti, che hanno mille intrecci con il mondo dei servizi. Il giornalista tedesco Udo Ulfkotte, che ha a lungo lavorato per la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, uno dei principali quotidiani tedeschi, ha scritto un saggio bestseller, “Gekaufte Journalisten” (giornalisti venduti), in cui rivela che per molti anni la Cia lo aveva pagato per manipolare le notizie, e che questa è la consuetudine ancora attuale nei media germanici. Tutto fa pensare che la consuetudine sia identica Udo Ulfkotteanche altrove. Di certo non leggerete su “La Repubblica” una recensione sul libro di Ulfkotte, mentre leggerete le geremiadi dei suoi editorialisti su dove andremo a finire con questi complottisti, signora mia…
Come spiegarsi altrimenti il silenzio che circonda certe notizie, che vengono pur date per salvarsi la coscienza, ma non hanno un prosieguo, una campagna di inchieste, nessun impegno? Eppure perfino Human Rights Watch (Hrw) ha denunciato: «L’agenzia Fbi pagava dei musulmani per compiere attentati». Secondo un’indagine su 27 processi e 215 interviste, l’agenzia di intelligence interna americana «ha creato dei terroristi sollecitando i loro obiettivi ad agire e compiere atti di terrorismo». Notare bene: “creato dei terroristi”. In che modo? «In molti casi il governo, usando i suoi informatori, ha sviluppato falsi complotti terroristici, persuadendo e in alcuni casi facendo pressione su individui, per farli partecipare e fornire risorse per attentati», scrive Hrw. Per l’organizzazione, metà dei casi esaminati fa parte di operazioni portate avanti con l’inganno e nel 30% dei casi un agente sotto copertura ha giocato un ruolo attivo nel complotto. «Agli americani è stato detto che il loro governo veglia sulla loro sicurezza prevenendo e perseguendo il terrorismo all’interno degli Stati Uniti», ha detto Andrea Prasow, vice direttore di Hrw a Washington. «Ma se si osserva da vicino si scopre che molte di queste persone non avrebbero mai commesso crimini se non fossero state incoraggiate da agenti federali, a volte anche pagate». La notizia, se non la vogliamo ignorare, è semplice e terribile: gran parte degli attentati terroristici sul suolo Usa sono indotti dalla stessa organizzazione che li dovrebbe combattere, cioè l’Fbi.
Gli organi di informazione che hanno lasciato appesa al nulla questa notizia impressionante, sono gli stessi che per anni – ad ogni attentato avvenuto o sventato – avevano ripetuto i comunicati dell’Fbi senza chiedere spiegazioni. Queste veline diventavano titoli urlati in prima pagina, notizie di apertura dei telegiornali. Quando la verità emerge, spesso molti anni dopo, non gode certo degli stessi spazi, rimanendo confinata in qualche insignificante pagina interna, in taglio basso. Chi aveva voluto raggiungere un certo effetto con i titoli cubitali, lo aveva già ottenuto. Resta viceversa la prima impressione dell’allarme, quando l’annuncio strillato e falso si deposita nella coscienza di lettori e spettatori. Ed è per responsabilità di questa informazione – che si è curata solo di aizzare (quando gli è stato comandato), o di “sopire e troncare” (quando era comodo) – che ogni giorno ci è stato depredato un pezzo di libertà, di sovranità, e infine imposto lo spionaggio totalitario della Nsa, l’agenzia che perfino di ciascun lettore di questo libro, in nome della sicurezza, possiede tutte le tracce delle sue comunicazioni, tutte le e-Edward Snowdenmail, i suoi orientamenti, i segreti personali. Ed è naturalmente in grado di ricattare ogni politico-maggiordomo occidentale, esposto al tempismo di qualche scandalo che lo potrebbe colpire e affondare se dovesse ribellarsi ai padroni dei segreti.
Enrica Perucchietti ricompone un vasto mosaico di “false flag” che nell’insieme disegnano un allarme sicurezza permanente che ha fatto da base giuridica e premessa politica delle guerre di aggressione intraprese dal 2001 in poi, nonché delle leggi che hanno consentito lo spionaggio di massa indiscriminato oltre ad aver reintrodotto gli arresti extralegali assieme alla tortura. In questo quadro emerge chiaramente che il terrorismo sintetico è un’interminabile catena di azioni in cui gli attori hanno sempre il fiato sul collo dell’intelligence, che li manipola per i propri fini. Quel che nel senso comune si chiama terrorismo è in prevalenza una forma di manipolazione di massa, coperta da entità statali e usata con l’accordo dei pochi proprietari della quasi totalità dei media mainstream, i quali sono adibiti a organizzare a comando gli isterismi collettivi e a rinfrescare la paura, ricordando certe vittime innocenti e dimenticandone altre.
Nel saggio si sottolinea ad esempio come ci sia una notevole compartecipazione tra servizi segreti e gruppi islamisti, compresa l’Isis/Daesh. Enrica Perucchietti pone la domanda che nella maggior parte dei nostri media è tabù: «Spuntando dal nulla nel giro di pochi mesi, l’Isis si è assicurata un gran numero di risorse, armi, attrezzature multimediali high-tech e specialisti in propaganda. Da dove provengono i soldi e le tecniche di guerriglia?». L’Isis, cioè lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Siria), è uno stato-non-stato che nel costituire per definizione un’entità terrorista si prende il “diritto” di non attenersi ad alcuna legalità, come se fossero i corsari dei giorni nostri. Nell’epoca dei paradossi, gli Usa – con buone ragioni – definiscono l’Isis e altre organizzazioni della galassia jihadista come “organizzazioni terroriste”; ma quando sentiamo vecchi astri della politica imperiale statunitense come Zbigniew Brzezinski e John McCain definire i jihadisti come «i nostri asset», sembra quasi che definirli terroristi implichi proprio il diritto-dovere di essere terroristi. Catalogarli così somiglia quasi a una “lettera di corsa” da Zbigniew Brzezinskiparte della superpotenza nordamericana, simile a quelle autorizzazioni con cui le potenze di un tempo abilitavano i corsari ad attaccare e razziare navi di altre potenze.
Mentre i soldati “normali” sarebbero in una certa misura esposti al dovere di rispettare le Convenzioni di Ginevra e altri elementi del diritto internazionale, i terroristi/corsari, viceversa, costituiscono una legione che infrange questi limiti nascondendo la catena delle responsabilità. Quelli dell’Isis condividono valori oscurantisti e l’uso delle decapitazioni con la dinastia saudita che li appoggia e foraggia. Ma siccome l’Arabia Saudita è «un’Isis che ce l’ha fatta», come dice il “New York Times”: il ruolo della canaglia rimane comodamente attaccato solo alla manovalanza di assassini che si rifà al jihadismo, senza estendersi ai mandanti occulti. Ma poi è arrivato l’intervento in Siria dell’aeronautica russa. Gli aerei di Mosca hanno distrutto quasi tutte le migliaia di autobotti con cui il petrolio razziato dai nuovi corsari veniva smerciato in un paese Nato, la Turchia, proprio con il consenso di Ankara (altro grande sponsor dell’Isis). La mossa strategica di Mosca ha perciò aperto una nuova fase che spinge molti paesi a porsi un semplice problema: che rapporto devo avere adesso con la Russia di Vladimir Putin, ora che i miei alibi sono stati bruciati? Non è un caso che dopo l’intervento russo gli attentati jihadisti, con tutto il loro tipico fumo di false flag, si stiano intensificando drammaticamente, aumentando la pressione e il ricatto sui sistemi politici di mezzo mondo e mostrandosi come una presenza ormai permanente della scacchiera internazionale. Una scacchiera che possono demolire.
Sarebbe il momento giusto per fare chiarezza, ma le istituzioni si chiudono a riccio, come nel caso dell’inchiesta sulla strage di Charlie Hebdo: mentre emergevano particolari inquietanti su quell’attentato e i suoi torbidi contorni, il ministro degli interni francese, Cazeneuve, ha deciso che l’inchiesta doveva essere subito insabbiata. Perché? “Segreto militare”. Il che implica – come il lettore vedrà poi in dettaglio in questo saggio – che l’evento terroristico, ancora una volta, andava oltre l’attentato “islamico”, perché erano coinvolti organi di Stato che agivano da complici, se non da pianificatori dell’atto, corresponsabili quindi di un delitto che sacrificava propri cittadini. Le nuove norme eccezionali approvate in Francia si presentano come l’annuncio di una Pino Cabrastendenza generale, e già ci sono le avvisaglie del fatto che queste norme saranno usate per restringere le libertà e i diritti, ad esempio di lavoratori o cittadini che manifestino per rivendicare migliori condizioni di vita.
Gran parte degli intellettuali – freschi reduci di un’indigestione retorica di “Je suis Charlie” – non leva una sola voce contro le restrizioni della libertà, nemmeno quando toccano in modo massiccio un paese Nato come la Turchia, che ha praticamente schiacciato un’intera generazione di giornalisti che osavano indagare sulle complicità del governo con il terrorismo. Per colmo, accusandoli di terrorismo. Occorre un risveglio intellettuale e morale che accompagni un rinnovamento politico, occorre spostare il pendolo del potere dalle istituzioni modellate dall’«eccezione» e dalla paura verso le istituzioni ispirate alla sovranità popolare e alla corretta informazione. Smascherare il sistema fondato sulle false flag non è una condizione sufficiente per questo risveglio (che ha bisogno anche di coraggio e partecipazione di massa). Ma rivelare ai molti cittadini obnubilati dalla bolla mediatica dominante la verità sugli inganni che hanno subito è una condizione necessaria per difendere e ampliare le proprie libertà. Questo è un buon punto di partenza.
(Pino Cabras, prefazione al libro “False flag. Sotto falsa bandiera”, di Enrica Perucchietti, pubblicata sul blog di Cabras. Il libro: Enrica Perucchietti, “False flag. Sotto falsa bandiera”, Arianna Editrice, 256 pagine, euro 12,50).

Fonte: libreidee.org 

sabato 7 maggio 2016

11 Settembre: l’uomo che condannò Moro accusa Israele

Accusa i neocon con nomi e  cognomi: Paul Wolfowitz allora viceministro al Pentagono, l’israelo-americano Michael Chertoff, il rabbino Dov Zakheim (numero 3 al Pentagono) di essersi infiltrati nel governo Bush jr. e di aver organizzato, “su istigazione di Israele”, il mega-attentato dell’11 Settembre 2001. E non è un complottista marginale: è stato un alto funzionario del Dipartimento di Stato, da Nixon a Carter a Bush-padre, esperto in guerra psicologica,  attore in operazioni coperte (come l’uccisione di Moro) per conto degli Stati Uniti. Membro fino al 2012 del Council on Foreign Relations, quindi dell’élite dell’establisment. Né lo si può accusare di avere come motivazione l’antisemitismo: i suoi genitori erano ebrei russo-polacchi fuggiti alla Shoah, lui ha scritto persino una biografia di sua “mamma yiddish”, Teodora. E’ Steve Pieczenik. Una vecchia conoscenza anche per l’Italia, come vedremo. Steve Pieczenik ha detto tutto il 21 aprile 2016, intervistato da Alex Jones, creatore del sito “InfoWars”.
La video-intervista, di 47 minuti, è stata diffusa, probabilmente non a caso, nel pieno della campagna americana per incolpare la monarchia saudita del mega-attentato dell’11 Settembre, con la minaccia di pubblicare le 28 pagine del  rapporto della Steve PieczenikCommissione Senatoriale sul 9/11, secretate da Bush jr. proprio perché mostrerebbero il coinvolgimento dei sauditi ai più alti livelli. Steve Pieczenik corregge: sì, c’è stata la cooperazione di “agenti sauditi”, ma il mandante principale è Israele, insiste nell’intervista.  Egli si dichiara disposto a testimoniare sotto giuramento davanti a un tribunale federale e rivelare lì le sue fonti, fra cui (dice) “un generale”. L’importanza del testimone non può essere sottovalutata. Il dottor Pieczenik (è psichiatra) fu in Italia nel marzo del 1978  e per tutti i 55 giorni del sequestro di Aldo Moro da parte delle Br; speditovi dall’allora segretario di Stato Cyrus Vance, si inserì nel Comitato di Crisi allestito da Cossiga, allora ministro dell’interno (a fianco del criminologo Franco Ferracuti, l’esperto in difesa e sicurezza Stefano Silvestri, una grafologa e il magistrato Renato Squillante) ufficialmente per dare la sua esperta assistenza al salvataggio del politico italiano e negoziare con le Brigate Rosse. In realtà, come ha rivelato in un libro nel 2008, per assicurarsi che Moro non ne uscisse vivo: gli Usa avevano deciso che Moro doveva essere “sacrificato” per garantire “la stabilità dell’Italia” (nella Nato).

mercoledì 11 marzo 2015

Obama: "Il Venezuela è una minaccia alla sicurezza nazionale". Golpe in vista?

Il presidente Obama dichiara il Venezuela "una minaccia alla sicurezza nazionale", cerca il cambio di regime...

Eric Zuesse - Global Research 
Traduzione di Sa Defenza

L'amministrazione del "nero" [*] Obama, che nel 2009 ha fornito l'assistenza fondamentale che ha consentito al presidente democratico dell'Honduras di essere rovesciato e ha sostenuto una giunta di oligarchi per sostituirlo, nel 2014 ha perpetrato unsanguinoso colpo di stato che ha sostituito il corrotto ma democraticamente eletto presidente ucraino Viktor Yanukovich , sostituendolo con  un governo anti-russo di uomini ugualmente corrotti, e, quindi, la guerra civile scatenata in Ucraina control'est dell'Ucraina, che aveva votato al 90% per Yanukovich, e ora di nuovo cercano di rovesciare il presidente democraticamente eletto del Venezuela, Nicolas Maduro.

Reuters Lunedi 
9 marzo ha titolato " Gli USA dichiarano il Venezuela una minaccia per la sicurezza nazionale, sanzioni agli alti funzionari",  il loro rapporto fornisce in chiusura, sostegno a un politico dell'opposizione, che  Obama sostiene e dice: "Non è un problema con il Venezuela o con venezuelani; è un problema per i più corrotti "(cioè, Maduro e il suo governo).

In altre parole, ancora una volta, l'idea che  Obama sta spingendo è: stiamo solo cercando di sostituire un 'corrotto' capo di Stato eletto.
 La Casa Bianca spiega il suo ordine esecutivo del 9 marzo, dicendo: "Il presidente Obama ha rilasciato oggi un nuovo Ordine Esecutivo (OE) dichiara una emergenza nazionale per quanto riguarda la minaccia inusuale e straordinaria alla sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti posta dalla situazione in Venezuela. ... In particolare, l'OE rivolge  di concerto con il Dipartimento di Stato, a cui chiede di volgersi in ... azioni o politiche che minano i processi o le istituzioni democratiche. "

domenica 8 marzo 2015

Consiglieri militari di USA e Israele accusati di aiutare l’ISIS: arrestati!


Consiglieri militari americani e israeliani sono stati arrestati mentre davano assistenza ai terroristi dello Stato Islamico in Iraq.
Le forze antiterrorismo irachene hanno arrestato quattro consiglieri militari stranieri provenienti da Stati Uniti e Israele che stavano aiutando lo Stato islamico, riferisce l’agenzia iraniana Tasnim News.
Tre dei consiglieri militari arrestati hanno doppia cittadinanza statunitense e israeliana, mentre il quarto consigliere è di un paese del Golfo Persico, ha affermato l’agenzia irachena Sarma News.
I consiglieri militari stranieri sono stati catturati presso un quartier generale, da cui lo Stato islamico ha organizzato le operazioni militari nella provincia settentrionale irachena di Ninive.

lunedì 2 marzo 2015

L'uccisione di Boris Nemtsov a Mosca. Una false flag?

Boris NemtsovBoris Nemtsov è stato ucciso a Mosca. Era uno dei leader più carismatici dell’ opposizione “liberale”, “democratica ” e “non di sistema ” in Russia (si prega di capire che nel contesto russo “liberale ” e “democratico”, significa pro-USA o addirittura a conduzione CIA , mentre per “non – sistema”, invece vuol dire un partito troppo piccolo per ottenere anche un solo deputato alla Duma) .
Gli hanno sparato solo pochi giorni prima di una manifestazione annunciata dalla stessa opposizione liberale” o “democratici” “non di sistema” in programma per il 1° marzo.
Come ho già spiegato molte volte su questo blog, l’opposizione “liberale”, “democratica”, “non di sistema” in Russia ha un sostegno popolare con una percentuale di circa il 5% (max). In altre parole, è politicamente inesistente (per una spiegazione dettagliata, si prega di leggere “Da Napoleone a Adolf Hitler a Conchita Wurst” qui). Nella speranza di portare un maggior numero di persone in piazza, l’opposizione “non-sistema”, “liberale” e “democratica” si è alleata con gli ultra-nazionalisti (di solito utili idioti della CIA) e con gli attivisti omosessuali (anche’essi utili idioti della CIA). A quanto pare, però questo non è stato sufficiente.

domenica 1 marzo 2015

Isis, archeologo conferma: "statue distrutte erano copie in gesso"

Sono delle copie in gesso alcune delle antiche statue distrutte dai jihadisti dello Stato islamico nel nord dell’Iraq, come si vede nel video diffuso nelle ultime ore dall’Isis.

Lo ha detto Daniele Morandi Bonacossi, docente di archeologia e storia dell’arte del Vicino Oriente Antico all’Università di Udine e direttore della missione archeologica “Terra di Ninive” che lo stesso ateneo friulano gestisce nel nord dell’Iraq.
La distruzione da parte dei jihadisti di numerose statue antichissime nel museo di Mosul e sul sito di Ninive «era nell’aria», tanto che gli archeologi e gli addetti ai lavori temevano «da tempo» che la barbarie jihadista potesse abbattersi su questi due luoghi, fino a pochi giorni fa risparmiati dalla devastazione che ha invece raggiunto le biblioteche storiche della città.
Università di Udine in difesa dei monumenti assiri

sabato 14 febbraio 2015

Il False Flag che Scatenerà la Guerra dell’”Occidente” Contro la Russia



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(basta una mano di vernice rossa)
Si tratta dell’uso dell’aviazione “russa” nella guerra civile Ukraina.
L’ex Ambasciatore USA in Ucraina ha dichiarato che la linea rossa e’ l’uso dell’aviazione russa nel Donbass.
da Moon of Alabama (ve lo consiglio…)
In an interview this morning a former U.S. ambassador to Ukraine made a completely speculative statement on Russian air attack plans against Ukrainian forces reportedthe Ukrainian propaganda outletCensor.net:

lunedì 9 febbraio 2015

Charlie Hebdo, la giornalista: "il terrorista aveva gli occhi azzurri"

Charlie Hebdo, la giornalista: "il terrorista aveva gli occhi azzurri" - ma i fratelli li hanno marroni! Chi erano i terroristi incappucciati?

VIDEO ESTRATTO DA UNA TV FRANCESE

Una giornalista presente nella redazione di Charlie Hebdo durante il blitz omicida dei terroristi è stata graziata. I terroristi le hanno intimato di recitare il Corano per avere salva la vita, e lei lo ha fatto. Ha guardato i terroristi negli occhi, ad una distanza di meno di un metro, ed è SICURA che l'uomo avesse gli occhi BLU! Ma i due fratelli non hanno gli occhi blu... (e pochi arabi li hanno...)

Faranno passare la ragazza quale "vittima di stress post-traumatico", le diranno che si è sbagliata, e forse riusciranno pure a convincerla di aver preso un abbaglio. Ma la ragazza si dice convintissima di quello che ha visto con i suoi occhi, che le sono rimasti particolarmente impressi: "erano occhi bellissimi"... Chi erano realmente gli incappucciati che hanno assaltato Charlie Hebdo?


Staff nocensura.com




Tratto da: nocensura.com


domenica 8 febbraio 2015

ISIS: lo avevamo detto subito che Obama non li avrebbe colpiti (seriamente)


#ISIS: quando iniziò il teatrino - ovvero quando i media iniziarono a parlarne, a causa delle barbarie commesse contro cristiani, yazidi e musulmani sciiti - poche settimane dopo la pantomima della proclamazione a Califfo di Al Baghdadi (interrompendo un silenzio generale durato 2 anni che ha permesso agli jihadisti di assumere il controllo di metà Iraq e Siria) Obama prometteva di "colpire il califfato", e questo indusse molte persone e anche blogger di contro-informazione a credere che gli USA intendessero sfruttare la situazione per dichiarare una nuova guerra; ma l'intento non poteva essere quello, visto che gli USA avevano abbandonato l'Iraq da pochi mesi, lasciando il paese nelle mani di un traballante governo fantoccio, che non è riuscito a fronteggiare le aggressioni di poche migliaia di islamisti, ritirandosi e lasciando nelle loro mani armi e soldi.

Obama ciarlava di "creare una coalizione" e di "colpire duramente i terroristi" e noi, in controtendenza anche rispetto agli altri blogger, affermammo che GLI USA NON AVREBBERO COLPITO, o meglio si sarebbero limitati a operazioni di facciata.

"Gli attacchi USA ai terroristi ISIS? Operazione di facciata!"
http://www.nocensura.com/2014/08/gli-attacchi-usa-ai-terroristi-isis.html  - del 9 Agosto 2014

Sin dai primi di Giugno 2014 Obama affermava di "valutare azioni militari contro ISIS" http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/iraq-gli-aerei-usa-potrebbero-colpire-in-meno-di-24-ore-PN_20140613_00089.shtml - sembravano pronti a colpire da un momento all'altro, invece hanno consentito agli jihadisti di conquistare a suon di barbarie importanti città irachene come Mosul, nella quale hanno svaligiato anche la Banca Centrale, impossessandosi di MILIARDI di dollari in oro, preziosi, valuta di varie nazioni.

Gli USA colpiranno il califfato degli orrori ISIS?
http://www.nocensura.com/2014/08/gli-usa-colpiranno-il-califfato-degli.html

Altro che l'ISIS... gli Usa avrebbero voluto colpire Assad, e se lo avessero fatto oggi la situazione sarebbe molto più grave!
http://www.nocensura.com/2014/08/isis-se-gli-usa-avessero-attaccato.html - Gli hanno attribuito anche l'impiego di armi chimiche, per avere la scusa per colpire la Siria; per fortuna la Russia è intervenuta dimostrando che ad usare gli aggressivi chimici furono i "ribelli moderati" armati e finanziati dall'occidente... (che probabilmente gli ha fornito anche le armi chimiche per mettere in scena la 'false flag'...)

Staff nocensura.com


LEGGI ANCHE:

"La falsa guerra all'ISIS (che dilaga) e quella vera in Palestina"
http://www.nocensura.com/2015/02/la-falsa-guerra-allisis-che-dilaga-e.html (vedi approfondimenti allegati all'articolo)

Fonte: nocensura





Clamorose testimonianze: I fratelli Kouachi sono morti in Siria nell'ottobre 2014


In una notizia clamorosa, che in pochi minuti ha fatto il giro del mondo, pubblica in esclusiva dal sito francese WikiStrike, secondo il giornalista Ghisham Doyle sono moltissime le testimonianze dei soldati dell'esercito libero siriano,


che confermano che i fratelli Kouachi presumibilmente responsabili degli attacchi del 7 gennaio 2015 a Charlie Hebdo, sono stati uccisi nel mese di ottobre 2014 in Siria durante un attacco da parte della coalizione.

Il sito WikiStrike assicura che seguirà le tracce che ha su Coulibaly, il terzo jihadista che ha fatto l'attentato nel negozio per ebrei a Parigi, e che ha fatto una fine simile a quella dei fratelli Kouachi, e quindi un destino un pò misterioso.

Il sito Bladibella.com è stato uno dei primi siti in Italia a dubitare della strage di Parigi, descrivendola come un complotto internazionale, e questa testimonianza dei soldati dell'esercito libero siriano non fa altro che confermare la nostra tese.

Per coloro che dubitano della testimonianza dei soldati siriani, consigliamo di vedere questo video, andato in diretta sul secondo canale francese l'8 gennaio, ovvero il giorno dopo la strage di Parigi. E' ora che vi svegliate! Buona visione. 



http://youtu.be/MDzawlZu7h8

Fonte: bladibella.com 


domenica 25 gennaio 2015

Conseguenze dopo Charlie Hebdo? Dall' UE nasce il "Database Passeggeri"


Dopo ogni evento "terroristico" che si rispetti, come da formula passiamo alla Reazione e successivamente alle possibilità para-soluzioni applicate. Il caso Francese ha ,fin da subito, mostrato dove le soluzioni sarebbero andate a parare. Avrebbero infatti colpito Internet. Sondaggi, frasi ripetute in stile mantra: " Sono supportati da internet, internet" - " Servono datebase precisi ", e cosi via.
La prima risposta dell' Europa è il "Passenger Name Record" o PNR.

 
Sarà la scheda individuale di ogni passeggero che le compagnie aeree dovranno mettere a disposizione delle forze dell'ordine.
Una normativa europea che entrerà con ogni probabilità in vigore entro il 2015. Una svolta storica per quanto riguarda la questione della privacy nel vecchio continente, una cessione di sovranità in nome della lotta al terrorismo.
Ed ancora una volta, semmai i popoli europei non se ne sono accorti, NON sono mai stati interpellati, essendo l'Europa un organismo sovranazionale gestito da uomini che non vengono eletti dal popolo.

venerdì 23 gennaio 2015

CHARLIE HEBDO: IL MISTERIOSO 'SUICIDIO' DI HELRIC FREDOU

Della vicenda del poliziotto che indagava su 'Charlie Hebdo' trovato morto nei giorni seguenti alla strage ne avevamo parlato con l'articolo Francia: si suicida poliziotto che indaga su 'Charlie Hebdo' - di seguito l'intervista rilasciata dalla sorella -


FATTI SCIOCCANTI SUL MISTERIOSO SUICIDIO DI HELRIC FREDOU: INTERVISTA CON LA SORELLA

Di Vanessa Beeley 

I primi collegamenti intorno al suicidio di Helric Fredou sono stati messi in relazione dal giornale locale della regione di Limoges, dove io vivo.... Le populaire.

Comunque, sia i media nazionali che i mainstram non ne hanno parlato per parecchi giorni dopo l'attacco a Charlie Hebdo, nonostante il forte collegamento che - da quanto abbiamo appreso - avesse Helric Fredou con il  più grande attacco terroristico nel cuore di Parigi, di tutta la sua storia. Visto che Fredou era appena stato incaricato di redigere una relazione sui fatti.

Parigi

Dopo l'uscita di questo articolo su le Populaire, che entrava nei dettagli del suo apparente "suicidio" dovuto alla sua depressione, ho deciso di iniziare a scavare più a fondo  su come era arrivato a Limoges. Attraverso vari contatti con i media e con i blog locali, parlando con diverse fonti, ho messo insieme questi fatti.

1. Helric Fredou stava lavorando sul caso Charlie Hebdo e si è suicidato all'UNA  del mattino tra Mercoledì e Giovedi dopo aver appena finito di scrivere la sua relazione.

lunedì 19 gennaio 2015

Rivelazioni choc ex agente Fbi: la Cia impedì di prevenire l'11 settembre!

I dettagli di un'informazione preziosa che venne zittita

Un ex agente speciale dell'Fbi, parlando con un giornalista di Newsweek, ha raccontato i dettagli di come l’agenzia di intelligence degli Stati Uniti, la Cia, avrebbe impedito a lui e ad un altro agente di prevenire gli attacchi dell'11 settembre.

Mark Rossini e Doug Miller hanno riferito di avere scoperto che uno dei futuri autori dell'attacco, Khalid al-Mihdhar, aveva visti di ingresso multiplo degli Stati Uniti nel passaporto saudita, ma quando Miller preparò una relazione per l'FBI, un membro dell'unità top secret della Cia gli avrebbe detto di aspettare. Insomma Miller e Rossini si videro obbligati a stare zitti.

Durante tutti questi anni, Rossini si è pentito di aver obbedito, come ha rivelato a Newsweek. "È un dolore che non se ne va, che mi perseguita ogni singolo giorno della mia vita", dice Rossini.

Rapporti governativi sugli attentati attribuiscono l'attacco terroristico ad un "fallimento dell'intelligence". Tuttavia, non è chiaro il motivo per cui un agente della Cia, Michael Anne Casey, ordinò al compagno di Rossini, Miller, di non informare l'Fbi su al-Mihdhar, o perché altri capi della Cia non hanno allertato l'FBI o altre agenzie di sicurezza sull'arrivo di un altro futuro terrorista, Nawaf al-Hazmi, che l'agenzia aveva seguito.

lunedì 12 gennaio 2015

CHIESA A LA7 "ATTENTATI DI PARIGI FALSE FLAG COME L'11 SETTEMBRE"


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venerdì 9 gennaio 2015

Charlie Hebdo: tutto quello che c’è da sapere sul video choc



Dopo gli articoli "scettici" sulla vicenda di Parigi:
per completezza di informazione proponiamo anche la seguente analisi di Andrea Lombardi per ilprimatonazionale.it 

Redazione informatitalia
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Charlie Hebdo: tutto quello che c’è da sapere sul video choc
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Di Andrea Lombardi

Parigi, 9 gen – L’attentato al Charlie Hebdo ha scatenato istantaneamente, come ovvio nel Web 2.0, la consueta ridda di polemiche, e, su Facebook particolarmente, l’usuale esplosione di commenti di utenti che si scoprono tutto d’un tratto criminologi provetti, geopolitici di vaglia e esperti di balistica terminale di fama internazionale, aizzati da verosimili o presunti punti oscuri nella tragica vicenda. In particolare, nell’“analisi” del video dell’uccisione del poliziotto francese d’origine algerinaAhmed Merabet, la combinazione fra anni di film di Tarantino con sangue a pioggia e perizie balistiche fatte su filmati con il cellulare da venti metri da chi fino a ieri pensava che il 5,45 e il 7,62 fossero le ultime versioni di Adobe Acrobat e Android rispettivamente si è dimostrata particolarmente letale, colpendo anche commentatori della stampa specializzata solitamente più cauti.
Il video viene appunto smontato in diversi elementi “controversi”, poi ferocemente dibattuti a colpi di post e like; essi sono:
  • la presunta non professionalità del team di terroristi
  • l’assenza di sangue versato dalle ferite del poliziotto, particolarmente quella fatale alla testa
  • la mancanza di rinculo dell’arma
  • le “armi da guerra”, segno dell’intervento di “servizi segreti deviati”
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