15 SEGNALI INDICANO CHE L’ATTACCO A CHARLIE HEBDO E’STATA UN’OPERAZIONE FALSE FLAG
- DI BRANDON TURBERVILLE –
Probabilmente l’articolo più importante pubblicato fino da oggi sull’attentato a Charlie Hebdo.
Un’impressionante ricostruzione degli eventi, delle persone e della cronologia che hanno portato ai fatti di Parigi.
Dopo il massacro di Charlie Hebdo e a mano a mano che vengono alla luce maggiori informazioni sugli attacchi e sui legami tra i responsabili, i gruppi e le agenzie d’intelligence collegati alla NATO, si dimostra sempre più valida di ora in ora l’idea che la natura degli attacchi erano, in realtà dietro una false flag. (1)
Come è prevedibile, la destra xenofoba e pro-bellica sta usando l’attacco per dimostrare che tutti i musulmani sono terroristi e che l’unica soluzione è il loro totale annientamento e l’attuazione di adeguate misure di stato di polizia.
Dall’altro lato, c’è il patetico tentativo della sinistra di incolpare la vittima per istigazione e di concentrarsi sulla necessità di essere più politicamente corretti, di applicare un’auto-censura e di essere “minimal” linguisticamente parlando.
Tuttavia, la stragrande maggioranza del centro considera valida la versione dominante degli eventi prodotta dai grandi mezzi d’informazione e già scalpitano per la prossima forma di intrattenimento mediatico che i loro “creatori di cultura” presto gli propineranno senza pensarci due volte.
Tuttavia, come spesso succede, c’è molto di più dietro la storia che ci viene raccontata dai canali di informazione dominanti. Ci sono diversi dettagli discutibili sull’attacco a Charlie Hebdo e sul controllo aperto sui gruppi terroristici e jihadisti Islamici da parte degli apparati d’intelligence Francesi, Statunitensi e della NATO.
Mentre possono certamente accadere degli atti di violenza casuali – alcuni motivati dall’estremismo religioso ed altri no – è importante esaminare tutti i fatti che circondano questi eventi prima di giungere ad una conclusione sulla loro natura. Non possiamo semplicemente lasciarci andare a reazioni impulsive etichettando ogni atto di violenza come “sotto falsa bandiera”, tuttavia non possiamo ignorare la cronologia di tali atti e la prevalenza delle false bandiere negli ultimi tempi.