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giovedì 14 aprile 2016

14 anni dopo il colpo di stato dell'opposizione 'democratica' venezuelana contro Hugo Chávez


Una troupe irlandese si trovava in Venezuela per girare un documentario sul governo Chávez ed ebbe così la possibilità di documentare in presa diretta il golpe e la successiva rivolta popolare che riportò il legittimo presidente al suo posto

di Fabrizio Verde

Oggi, 13 di aprile, si ricordano i 14 anni dalla rivolta popolare che mise fine al colpo di stato con cui l'oligarchia voleva abbattere il governo democratico guidato dal Comandante Hugo Chávez. Un colpo di stato appoggiato dal governo nordamericano di George W. Bush, , da quello spagnolo di Aznar, dal gruppo editoriale spagnolo Prisa e materialmente attuato dall'opposizione golpista venezuelana che si autodefinisce 'democratica'. Allora come oggi. Basta dare un rapido sguardo ai personaggi coinvolti e vediamo che sono praticamente tutti ancora in campo: da Capriles a Lopez, passando per Maria Corina Machado.

mercoledì 11 marzo 2015

Obama: "Il Venezuela è una minaccia alla sicurezza nazionale". Golpe in vista?

Il presidente Obama dichiara il Venezuela "una minaccia alla sicurezza nazionale", cerca il cambio di regime...

Eric Zuesse - Global Research 
Traduzione di Sa Defenza

L'amministrazione del "nero" [*] Obama, che nel 2009 ha fornito l'assistenza fondamentale che ha consentito al presidente democratico dell'Honduras di essere rovesciato e ha sostenuto una giunta di oligarchi per sostituirlo, nel 2014 ha perpetrato unsanguinoso colpo di stato che ha sostituito il corrotto ma democraticamente eletto presidente ucraino Viktor Yanukovich , sostituendolo con  un governo anti-russo di uomini ugualmente corrotti, e, quindi, la guerra civile scatenata in Ucraina control'est dell'Ucraina, che aveva votato al 90% per Yanukovich, e ora di nuovo cercano di rovesciare il presidente democraticamente eletto del Venezuela, Nicolas Maduro.

Reuters Lunedi 
9 marzo ha titolato " Gli USA dichiarano il Venezuela una minaccia per la sicurezza nazionale, sanzioni agli alti funzionari",  il loro rapporto fornisce in chiusura, sostegno a un politico dell'opposizione, che  Obama sostiene e dice: "Non è un problema con il Venezuela o con venezuelani; è un problema per i più corrotti "(cioè, Maduro e il suo governo).

In altre parole, ancora una volta, l'idea che  Obama sta spingendo è: stiamo solo cercando di sostituire un 'corrotto' capo di Stato eletto.
 La Casa Bianca spiega il suo ordine esecutivo del 9 marzo, dicendo: "Il presidente Obama ha rilasciato oggi un nuovo Ordine Esecutivo (OE) dichiara una emergenza nazionale per quanto riguarda la minaccia inusuale e straordinaria alla sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti posta dalla situazione in Venezuela. ... In particolare, l'OE rivolge  di concerto con il Dipartimento di Stato, a cui chiede di volgersi in ... azioni o politiche che minano i processi o le istituzioni democratiche. "

giovedì 6 novembre 2014

CIA: esperimenti di cancro con i presidenti dell'America Latina?

Dal Venezuela al Paraguay, passando per il Brasile e l’Argentina. Uno spettro si aggira fra i leader latinoamericani, e non si tratta del ritorno della “revolucion”, ma della
drammatica sfida che molti di loro hanno dovuto affrontare, talora perdendola, contro il cancro: a volte anche durante il loro mandato. 

VENEZUELA: Lungo il calvario, terminato con la morte, del presidente venezuelano Hugo Chavez. Una lotta che per mesi è stata avvolta nel mistero da quando, nel giugno del 2011, il leader bolivariano ha annunciato da Cuba che era stato operato pochi giorni prima per un «ascesso tumorale», senza precisare né la natura né l’organo raggiunto dalla malattia. Da allora, il governo di Caracas ha smentito le varie speculazioni pubblicate dalla stampa internazionale dove si è parlato principalmente di un cancro al colon - senza però chiarire la faccenda. Dopo i rumor, le versioni ufficiali. Quindi nuovi ricoveri fino alla notizia dell’addio. 

COLOMBIA: È il 2 ottobre dello scorso anno quando il presidente colombiano Juan Manuel Santos, 61 anni, appare in tv insieme al suo medico e alla moglie, per informare i suoi concittadini della sua malattia e dell’operazione che dovrà affrontare: «Starò in clinica pochi giorni. Avrò alcune limitazioni fisiche, ma continuerò ad esercitare le mie funzioni di presidente della Repubblica», spiega durante il breve messaggio. 

ARGENTINA: La sua omologa argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, (58 anni) è stata più fortunata: nel dicembre del 2011 poche settimane dopo la sua rielezione, ha annunciato che sarebbe stata operata di un sospetto carcinoma alla tiroide, ma durante l’operazione alla quale si è sottoposta lo scorso 4 gennaio 2012 i medici hanno scoperto solamente la presenza di noduli nella ghiandola, senza nessuna cellula tumorale. 

BRASILE: La brasiliana Dilma Rousseff (64 anni) era ancora in corsa per la presidenza quando, nell’aprile del 2009, ha informato che le era stato estirpato un tumore linfatico e si sarebbe sottoposta a una chemioterapia per combattere la malattia. Mesi dopo, e ormai eletta, ha dichiarato che il problema era stato risolto, anche se continua ad effettuare controlli oncologici ogni sei mesi. Se Roussef ha scoperto la sua malattia prima di essere eletta, il suo predecessore e compagno di partito, Luis Inacio Lula Da Silva (66 anni), ha annunciato che soffriva di un tumore alla laringe (è stato un grande fumatore) nell’ottobre del 2011. Dopo una serie di trattamenti nel celebre Ospedale Siro Libanese di San Paolo, dove è stata seguita anche Rousseff, nel dicembre scorso ha annunciato che il tumore si era ridotto del 75%, e che avrebbe dovuto affrontare una nuova terapia radiologica. 

PARAGUAY: L’ex presidente paraguayano Fernando Lugo (60 anni) infine, estromesso nel giugno 2012 dopo un impeachment denunciato come «golpe parlamentare» dalla maggior parte dei Paesi latinoamericani, nell’agosto del 2010 ha scoperto di soffrire di un linfoma di Hodgkin, presente nell’inguine e nel torace, per cui ha dovuto affrontare una chemioterapia, ricorrendo anche lui all’Ospedale Siro Libanese di San Paolo, dove continua a presentarsi per controlli semestrali, anche se ha detto di considerarsi «assolutamente guarito».

http://www.lastampa.it

 CIA: esperimenti di cancro con i presidenti dell'America Latina?
 In occasione della morte di Chavez pubblichiamo questo articolo di Comedonchisciotte del febbraio 2012.

di Nil Nikandrov (Fonte: strategic-culture.org / comedonchisciotte)

In una serie di suoi discorsi pubblici Hugo Chavez ha definito come "epidemia" i casi di cancro che stanno colpendo molti presidenti latino-americano, definendo tutto ciò un fenomeno strano ed allarmante. Il cancro ha colpito Chavez in primis, il presidente paraguayano Fernando Lugo, Dilma Rouseff e Lula da Silva (Brasile), Crisitina Fernandez (Argentina). Tutti loro sono conosciuti come politici di centro-sinistra che lottano per accelerare il processo di integrazione dell'America Latina e per liberarsi del dominio degli Stati Uniti nell'emisfero occidentale. Chavez ha parlato di imperi che sono pronti a tutto pur di raggiungere i loro obiettivi.

La risposta di Washington non si è fatta attendere. Victoria Nuland, portavoce ufficiale del Dipartimento di Stato americano, ha definito le parole di Chavez "orribili e riprovevoli". Cioè esse sono state percepite dall'amministrazione Obama come una accusa di utilizzo di particolari tecnologie biologiche per causare il cancro tra i leader latino-americani colpevoli di non perseguire una politica amichevole nei confronti degli Stati Uniti.

venerdì 21 febbraio 2014

IL VENEZUELA DI NUOVO SOTTO ATTACCO

- DI MARIA PAEZ VICTOR -
Ancora una volta è in corso un attacco molto ben organizzato contro il governo democratico popolare del Venezuela. Un attacco fatto di manipolazioni monetarie, sabotaggio economico, campagna mediatica internazionale avversa all’economia del paese, nonostante gli ottimi indicatori economici e diffamazione della società petrolifera statale. I disordini dell’ultima settimana hanno causato 3 morti e 66 feriti.
La tattica è la stessa adottata dall’opposizione non-democratica negli ultimi 15 anni dalla prima elezione del presidente Hugo Chavez. Stessa identica tattica usata nelle cosiddette Rivoluzioni Arcobaleno nell’Europa dell’Est, in Libia, in Siria, in Egitto e ora in Ucraina. Lo scopo è quello di creare una parvenza di caos, di provocare le forze di polizia, di screditare il governo attraverso i principali media internazionali per favorire disordini civili, o anche una guerra civile (come è avvenuto con successo in Siria); e, infine, promuovere le giuste condizioni per un intervento o un’occupazione internazionale.
Tuttavia, il Venezuela non è in Medio né nel Vicino Oriente e il suo governo è una democrazia partecipativa che gode di una maggioranza molto solida, del sostegno di tutte le istituzioni chiave in uno stato di diritto e dell’appoggio dei suoi paesi confinanti. Inoltre, la popolazione è organizzata in comunità molto coese, non è una massa amorfa.
La posta in gioco è alta perché il paese ha le più grandi riserve di petrolio conosciute e sono a un tiro di schioppo da Washington.
Non essendoci più in giro Hugo Chavez l’opposizione considera Nicolas Maduro una facile preda; sottovaluta quest’uomo la cui popolarità è molto aumentata sia all’interno che all’esterno del paese.[i]
L’attacco al Venezuela, l’obiettivo di creare il malcontento popolare, si è concretizzato in questo modo:
Guerra monetaria.  iniziata con un assalto alla valuta, con la manipolazione del mercato nero del dollaro, con l’ottenimento, da parte del Governo, di dollari a prezzo di favore dietro false motivazioni.  Maduro non ha esitato: ha regolamentato i prezzi e cambiato le regole di scambio monetario e il 70 % della popolazione ha approvato questa sua misura .[ii]
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