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giovedì 31 marzo 2016

L'ondata neoliberista travolge l'Argentina: aumentano fino al 500% le tariffe di acqua, trasporti, elettricità e telefonia

In pochi mesi il governo Macri ha effettuato forti aumenti nei principali servizi pubblici del paese e realizzato licenziamenti di massa


L'ondata neoliberista travolge l'Argentina: aumentano fino al 500% le tariffe di acqua, trasporti, elettricità e telefonia



di Fabrizio Verde

La parola d'ordine è «normalizzare l'economia», dove il termine normalizzare significa riportare indietro le lancette della storia, tornare alla «larga noche neoliberal» che drammi inenarrabili ha prodotto a queste latitudini. 

Il mese di aprile non inizierà sotto un buon segno per gli argentini, infatti, il governo neoliberista di Mauricio Macri ha decretato aumenti fino al 500% delle tariffe dei principali servizi pubblici. Vale a dire acqua, elettricità, carburante e trasporti in Argentina.

Il quotidiano Pagina 12 informa che le tariffe relative al servizio idrico subiranno un aumento del 500%, quelle del gas incrementeranno del 300%, mentre i trasporti del 150%. 

Nel caso dell'acqua l'aumento è richiesto dall'azienda statale Agua y Saneamientos Argentinos (Aysa), che già in varie occasioni durante il mandato della presidente Cristina Fernández de Kirchner aveva insistito per ottenere un sostanzioso incremento.

Una richiesta sempre respinta dal governo kirchnerista che aveva come obiettivo primario quello di proteggere il popolo argentino.

Il Ministro dell'Energia, Juan José Aranguren, ha confermato che gli aumenti del gas saranno del 300%. Forti incrementi si segnalano anche nel settore dei carburanti: Luis Malchiodi presidente della Federación de Entidades de Combustible de Argentina ha annunciato che la nafta aumenterà di pari passo con l'inflazione. 

Stangata in arrivo anche per la telefonia fissa: le autorità hanno concordato con le compagnie telefoniche aumenti del 186%, come informa TeleSur. «Si tratta del primo aumento accordato dal Potere Esecutivo dopo 14 anni di tariffe congelate». Questo il commento del quotidiano Pagina 12.

Queste misure vanno a sommarsi ai licenziamenti di massa e alla stretta repressiva imposta dal regime neoliberista di Mauricio Macri. 






martedì 31 marzo 2015

LA FINE DELLA GRECIA: COME L'ARGENTINA E CIPRO ?

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DI VALENTI KATASONOV
strategic-culture.org
Gli eventi greci potrebbero ricalcare lo scenario argentino o quello di Cipro
Si potrebbe descrivere la posizione del governo Greco riguardo al futuro di questo paese con le parole “né guerra né pace”. E’possibile se a guerra sostituiamo uscita dall’Eurozona e per pace presenza continuativa in essa.
Una uscita dalla dure raccomandazioni dei creditori è comunque possibile, a prescindere dalla posizione della Grecia nei confronti dell’UE.


Che questa alternativa esista è suggerito dalla nuova legge sulla crisi umanitaria introdotta dal nuovo governo Greco, che ha stanziato un totale di 200 milioni di euro in vari interventi sociali. La legge offre buoni per il cibo ed elettricità gratuita agli indigenti, ma il fatto più notevole è che la legge è stata approvata senza chiedere il consenso dei creditori esteri.
La legge ha scatenato violente reazioni a Bruxelles (Commissione Europea), Francoforte (Banca centrale Europea) e Washington (Fondo monetario internazionale), mentre il giornale tedesco  Bild ha definito la legge: “Una dichiarazione di guerra ai creditori Europei”.
Si può congetturare che nei prossimi giorni avvenga nei prossimi giorni (nel giro di una settimana): o Atene verrà costretta a ritirare la legge sulla crisi umanitaria, o la “grande Troika” (CE, BCE, FMI) passerà ad azioni punitive contro la Grecia. Il costo della legge, 200 milioni di euro annui, non è di per sé una cifra impressionante, ma resta comunque un precedente capace di ispirare alla Grecia stessa, o ad altri debitori della Troika, ulteriori atti di disobbedienza.
E’stato difficile per Atene salvaguardare i propri interessi contro la “grande Troika”, tuttavia la speranza esiste, per almeno due buone ragioni.

giovedì 6 novembre 2014

CIA: esperimenti di cancro con i presidenti dell'America Latina?

Dal Venezuela al Paraguay, passando per il Brasile e l’Argentina. Uno spettro si aggira fra i leader latinoamericani, e non si tratta del ritorno della “revolucion”, ma della
drammatica sfida che molti di loro hanno dovuto affrontare, talora perdendola, contro il cancro: a volte anche durante il loro mandato. 

VENEZUELA: Lungo il calvario, terminato con la morte, del presidente venezuelano Hugo Chavez. Una lotta che per mesi è stata avvolta nel mistero da quando, nel giugno del 2011, il leader bolivariano ha annunciato da Cuba che era stato operato pochi giorni prima per un «ascesso tumorale», senza precisare né la natura né l’organo raggiunto dalla malattia. Da allora, il governo di Caracas ha smentito le varie speculazioni pubblicate dalla stampa internazionale dove si è parlato principalmente di un cancro al colon - senza però chiarire la faccenda. Dopo i rumor, le versioni ufficiali. Quindi nuovi ricoveri fino alla notizia dell’addio. 

COLOMBIA: È il 2 ottobre dello scorso anno quando il presidente colombiano Juan Manuel Santos, 61 anni, appare in tv insieme al suo medico e alla moglie, per informare i suoi concittadini della sua malattia e dell’operazione che dovrà affrontare: «Starò in clinica pochi giorni. Avrò alcune limitazioni fisiche, ma continuerò ad esercitare le mie funzioni di presidente della Repubblica», spiega durante il breve messaggio. 

ARGENTINA: La sua omologa argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, (58 anni) è stata più fortunata: nel dicembre del 2011 poche settimane dopo la sua rielezione, ha annunciato che sarebbe stata operata di un sospetto carcinoma alla tiroide, ma durante l’operazione alla quale si è sottoposta lo scorso 4 gennaio 2012 i medici hanno scoperto solamente la presenza di noduli nella ghiandola, senza nessuna cellula tumorale. 

BRASILE: La brasiliana Dilma Rousseff (64 anni) era ancora in corsa per la presidenza quando, nell’aprile del 2009, ha informato che le era stato estirpato un tumore linfatico e si sarebbe sottoposta a una chemioterapia per combattere la malattia. Mesi dopo, e ormai eletta, ha dichiarato che il problema era stato risolto, anche se continua ad effettuare controlli oncologici ogni sei mesi. Se Roussef ha scoperto la sua malattia prima di essere eletta, il suo predecessore e compagno di partito, Luis Inacio Lula Da Silva (66 anni), ha annunciato che soffriva di un tumore alla laringe (è stato un grande fumatore) nell’ottobre del 2011. Dopo una serie di trattamenti nel celebre Ospedale Siro Libanese di San Paolo, dove è stata seguita anche Rousseff, nel dicembre scorso ha annunciato che il tumore si era ridotto del 75%, e che avrebbe dovuto affrontare una nuova terapia radiologica. 

PARAGUAY: L’ex presidente paraguayano Fernando Lugo (60 anni) infine, estromesso nel giugno 2012 dopo un impeachment denunciato come «golpe parlamentare» dalla maggior parte dei Paesi latinoamericani, nell’agosto del 2010 ha scoperto di soffrire di un linfoma di Hodgkin, presente nell’inguine e nel torace, per cui ha dovuto affrontare una chemioterapia, ricorrendo anche lui all’Ospedale Siro Libanese di San Paolo, dove continua a presentarsi per controlli semestrali, anche se ha detto di considerarsi «assolutamente guarito».

http://www.lastampa.it

 CIA: esperimenti di cancro con i presidenti dell'America Latina?
 In occasione della morte di Chavez pubblichiamo questo articolo di Comedonchisciotte del febbraio 2012.

di Nil Nikandrov (Fonte: strategic-culture.org / comedonchisciotte)

In una serie di suoi discorsi pubblici Hugo Chavez ha definito come "epidemia" i casi di cancro che stanno colpendo molti presidenti latino-americano, definendo tutto ciò un fenomeno strano ed allarmante. Il cancro ha colpito Chavez in primis, il presidente paraguayano Fernando Lugo, Dilma Rouseff e Lula da Silva (Brasile), Crisitina Fernandez (Argentina). Tutti loro sono conosciuti come politici di centro-sinistra che lottano per accelerare il processo di integrazione dell'America Latina e per liberarsi del dominio degli Stati Uniti nell'emisfero occidentale. Chavez ha parlato di imperi che sono pronti a tutto pur di raggiungere i loro obiettivi.

La risposta di Washington non si è fatta attendere. Victoria Nuland, portavoce ufficiale del Dipartimento di Stato americano, ha definito le parole di Chavez "orribili e riprovevoli". Cioè esse sono state percepite dall'amministrazione Obama come una accusa di utilizzo di particolari tecnologie biologiche per causare il cancro tra i leader latino-americani colpevoli di non perseguire una politica amichevole nei confronti degli Stati Uniti.
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