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martedì 3 gennaio 2017

Grecia: i pazienti muoiono, ma lo Stato non ha soldi. Grazie austerity!



La Grecia è ormai al collasso e la permanenza nell’Euro sta portando la nazione sull’orlo del baratro. Mancano i soldi anche per le analisi del sangue e i pazienti muoiono per interventi di routine.

L’austerity ha ormai messo in ginocchio la Grecia, che da anni arranca e cerca di non cadere nel baratro di disperazione da cui non riesce ad uscire. La crisi non accenna a rallentare e le finanze pubbliche sono ormai ridotte all’osso.
Dopo sette anni di politiche di austerity anche gli ospedali arrivano al collasso e le strutture sanitarie non hanno più soldi.
L’inchiesta svolta del The Guardian mostra chiaramente come la Grecia sia ormai alla disperazione, causata da politiche economiche errate. Le strategie di austerità non hanno infatti funzionato, portando invece il paese a dover sopportare una crisi profonda.
Crisi che adesso intacca anche il sistema sanitario e potrebbe portare a tremende ripercussioni per il Paese: l’aumento della mortalità.
La situazione sembra infatti ad un punto di non ritorno e le strutture sanitarie non sembrano avere i mezzi, né finanziari né di altro genere, dal momento che nelle strutture si cominciano ad avere carenze di personale, macchinari e attrezzatura.
Una situazione che sta portando la Grecia a diventare più vicina ad un paese del terzo mondo, invece che ad un Paese europeo. Nel caso in cui non si riuscisse a trovare una soluzione le ripercussioni potrebbero essere pesanti e a farne le spese sarebbero solo i cittadini.
Ecco cosa emerge dalle ricerche svolte dal The Guardian, che ci mostra uno spaccato inquietante.

L’austerità in Grecia non conosce tregua

Nel 3.200 a.C. in Grecia sorge il primo insediamento civilizzato nella storia europea, si cominciano a sviluppare le prime tipologie di arte e codificazione della cultura. Nel 3.200 a.C. insieme alla Grecia nasceva la cultura e l’umanità si cominciava ad innalzare dal suo stato bestiale, divenendo così uomo.
Nel 2017 la Grecia è invece un Paese sottosviluppato, dove le persone muoiono perché i soldi per la spesa sanitaria sono stati tagliati. L’Euro e le politiche di austerità sono riuscite in ciò che nessun altro popolo barbaro è riuscito ad attuare: distruggere la culla della cultura antica e moderna.
I dati che emergono sulla sanità in Grecia sono infatti agghiaccianti e ci mostrano un paese distrutto dalla crisi. La spesa sanitaria negli ultimi anni è stata diminuita a tal punto che ora è 1/3 per abitante, rispetto all’inizio della crisi.
In Grecia si muore per l’austerity e non è un modo di dire, ma una dichiarazione che arriva da Michalis Giannakos, direttore della Panhellenic Federation of Public Hospital Employees.
Giannakos afferma che ormai negli ospedali della Grecia si muore (dice testualmente al The Guardian, “Our hospitals have become danger zones”.), perché non ci sono i mezzi per curare chi si ammala.
I pazienti potrebbero essere curati, ma mancando il personale, le attrezzature e i medicinali non si può fare nulla.
Le condizioni igenico sanitarie cominciano così a risentire della situazione e i dati dell’European Centre for Disease Prevention and Control mostrano uno sfacelo senza precedenti:
  • 10% dei pazienti negli ospedali greci rischia di contratte infezioni;
  • le morti per infezioni di questo tipo si stima abbiano ucciso 3.000 pazienti nell’ultimo periodo.
Un disastro che viene confermato anche da Giannakos,che riporta una situazione al limite dell’assurdo. Ogni 40 pazienti c’è un infermiere, i reparti di terapia intensiva continuano a perdere letti, arrivando a tagli 150 posti rispetto al 2011.
In Grecia si comincia così a morire per gli interventi di routine.
Giannakos, alle colonne del The Guardian, spiega come la settimana precedente una donna sia morta dopo un semplice intervento ad una gamba. L’infezione contratta in ospedale è stata infatti la causa del decesso.

Sulla sanità greca pesa la crisi e l’austerity

Le infezioni sono ormai all’ordine del giorno, mostrando una situazione che non si riscontra neanche negli ospedali da campo. Nelle strutture manca spesso il sapone antisettico, quindi i medici non possono lavarsi prima dell’intervento, ma anche se ci fosse il carico di lavoro non lo permetterebbe.
I pochi medici hanno infatti così tanti impegni che non hanno il tempo per lavarsi e spesso iniziano le operazioni senza averlo fatto.
Lo stesso avviene per la preparazione delle camere, dove più pazienti passano per lo stesso letto, senza che vengano cambiate le lenzuola. Una situazione che porta a contrarre infezioni e all’aumento del tasso di mortalità.
Nessun paese in Europa ha subito una pressione fiscale e una stretta alle finanze pubbliche come quella che è avvenuta in Grecia. Per i 300 miliardi che sono arrivati dal fondo salva stati le ripercussioni sono state tremende:
  • taglio della produzione del 25%;
  • corrosivi tagli alla spesa pubblica;
  • 25.000 licenziamenti solo nella sanità pubblica;
  • spesa sanitaria che passa dal 9.9% del Pil all’attuale 4.7%.
Oltre 2.5 milioni di Greci si trova così senza assistenza sanitaria e a doversi rivolgere alle strutture private per le più semplici analisi. Molti ospedali non effettuano più le analisi del sangue, dal momento che i testi di laboratorio sono troppo costosi. 
La maggior parte delle macchine per le radiografiche e le tac non hanno i pezzi di ricambio e non possono esser quindi utilizzate.
La sanità pubblica, dice Yiannis Papadatos, dottore intervistato dal The Guardian, si regge in piedi grazie alle donazioni. La maggior parte delle macchine sono infatti state donate, il personale lavora spesso senza essere pagato per le sue ore di straordinario e la sanità pubblica procede, sebbene con molti problemi, grazie ai soldi di benefattori e privati.

Sistema sanitario greco: il peggio deve ancora venire

La crisi peggiore sembra però ancora da affrontare, dal momento che a breve mancheranno gli specialisti. Il paese non ha opportunità per i giovani medici, che si trovano costretti ad emigrare, andando in Gran Bretagna o in Germania.
I giovani laureati non hanno prospettive di crescita né nel settore pubblico né nel privato e così emigrano. Ciò negli anni porta ad un impoverimento senza precedenti, ad una mancanza estrema di risorse e nuovi studenti.
Il sistema sanitario della Grecia potrebbe quindi ben presto arrivare al collasso totale, non solo per la carenza di mezzi.
Fonte: forexinfo.it

lunedì 11 luglio 2016

LA GERMANIA CONTINUA A SACCHEGGIARE LA GRECIA



Quello che nessuno Vi dice: Il saccheggio alla Grecia continua in silenzio, la Germania si prende isole ed aeroporti a prezzi da fame…


La Germania diventa sempre più potente,sembra di assistere agli albori del nazismo quando cominciò ad annettere territori con l’invasione militare, ora con quella finanziaria invadono la Grecia.
Un tempo invasero territori militarmente per espandersi approfittando della debolezza militare di questi ultimi, oggi invece li invadono finanziariamente approfittando del crollo finanziario (da loro volutamente creato).Cosa è cambiato da allora?
L’unica differenza è che non c’è guerra ne razzismo ai danni di ebrei, ne tanto meno spargimenti di sangue, per il resto la Germania sta realizzando il sogno voluto un tempo da Hitler: conquistare l’intera Europa. Lo sta facendo in un modo “pulito” quindi, senza invadere, ma costringendo al fallimento una nazione con l’austerity per poi comprare i punti nevralgici della sua economia a prezzi bassissimi.
Questo è quello che è capitato alla Grecia, la quale è stata costretta a vendere isole ed aeroporti del paese.
I 14 aeroporti che rendono, se il prende una ditta tedesca, Fraport. Quelli che   perdono, se li tiene lo stato greco. Persino la tv tedesca s e ne è indignata. Ha intervistato Kostas Nikolouzos, il sindaco di Corfù (120 mila abitanti, 1 milione di turisti l’anno) che lamenta: “Il nostro aeroporo rende parecchio, perché lo dovremmo cedere? E’ vero o no che siamo in crisi? Se ci privano dei mezzi per produrre ricchezza per rilanciare l’eonomia di questo paese, dopo, che cosa faremo?”.
La tedesca Fraport, oltre Corfù, si impadronisce degli aeroporti di Mikonos, Santorini, Kos…insomma tutti quelli che rendono. Paga, per tutti i 14,   poco più di un miliardo (1,23) più una tassa annua di 22 milioni. Tutti soldi che del resto nemmeno toccheranno la Grecia: vanno a rimborsare il debito.
L’affare della Fraport è vistoso: il traffico aereo  nei suoi nuovi acquisti è in crescita, è aumentato del 13,8 per cento in un anno, i passeggeri sono cresciuti del 19 per cento. Se andate in Grecia da turisti per aiutare i greci, sappiate che aiutate la Fraport. 
E poi, si tratta davvero di una privatizzazione? La Fraport è una società privata? Sì:  a parte che  le sueazioni sono detenute in maggioranza dal comune di Francoforte e dalla regione di Hesse.Infatti la sigla sta per Frankfuurt Airports.
Insomma, come ha detto alla tv tedesca il profesor Rudolf Hickel dell’università di Brema: “La proprietà dello stato greco diventa proprietà dello stato tedesco. E i profitti prodotti dai 14 aeroporti e dai lavoratori greci finanzieranno i servizi pubblici tedeschi”.
Alla faccia della solidarietà pubblica europea!


mercoledì 8 giugno 2016

E' UFFICIALE: Grecia, i contanti verranno vietati!



Di Daniela Chicca - wallstreetitalia.com

ATENE (WSI) – In cambio del piano di salvataggio dei creditori della Troika che scongiura uno scenario di Grexit, che sul breve sarebbe catastrofico, il governo greco ha dovuto varare un nuovo pacchetto di riforme economiche molto austere. Sfortunatamente per i cittadini greci, questo significa dover accettare una serie di cambiamenti anche sconvenienti.
Innanzitutto sono stati imposti controlli di capitale e nello specifico è stato imposto un nuovo limite alle transazioni di denaro. Prima aziende e consumatori potevano spendere anche 1.500 euro in contanti. Ora quella cifra è stata divisa per tre, a 500 euro.
Si tratta di una riduzione importante ma non una misura sorprendente, dal momento che la maggior parte degli altri paesi mondiali ha iniziato a imporre limiti al contante simili. Inoltre le transazioni superiori a 500 euro dovranno essere pagate obbligatoriamente con una carta di credito, in modo da tracciare i movimenti di denaro.
Per molti questa misura può avere anche senso, sicuramente lo ha per i banchieri. Le banche greche hanno un notorio problema a generare flussi di cassa e da tempo ormai i clienti in Grecia non possono prelevare daglisportelli del bancomat grandi somme di banconote alla volta.
Il sistema dei bonifici facilita la vita delle banche e permette loro di incassare i soldi delle commissioni. E poi è molto più semplice condurre i trasferimenti di denaro in questo modo e gli istituti di credito hanno qualche giorno in più tra un pagamento e l’altro, ossia da quando un bonifico viene ordinato a quando effettivamente i soldi passano da un conto all’altro.
I cambiamenti maggiori riguardano un altro aspetto, tuttavia. Dopo i controlli di capitale imposti su 3 milioni di pensionati e dipendenti della Pubblica Amministrazione, ai clienti delle banche verrà chiesto di dimostrare con una documentazione addizionale come è stato effettuato il 10% delle loro speseannuali.
Delle fatture dei bonifici non viene tenuto conto nei calcoli, il che vuol dire che i consumatori saranno spinti a usare ancora di più la carta di credito per non dover tenere da parte tutti gli scontrini come prova di questo o di quell’acquisto in contanti.
Le monete digitali o cryptocurrency potrebbero alleviare molto delle preoccupazioni dei cittadini greci che temono di perdere i risparmi di una vita a causa del possibile fallimento della propria banca, in un paese come la Grecia che è ancora in una crisi profonda, da cui non si sa bene se e quando riuscirà a uscire.
Ma il Bitcoin, per esempio, non può fare nulla contro il metodo appena introdotto che obbliga a dare una prova fiscale delle proprie spese. Il governo greco ha preso di mira i pagamenti in contanti e nei prossimi mesi potrebbero esserci altre insolite novità.
Fonte: wallstreetitalia.com 

martedì 7 giugno 2016

SACCHEGGIO DELLO STATO GRECO: LA COMMISSIONE EUROPEA PRETENDE L’IMMUNITÀ PER GLI ESECUTORI




Ecco come avviene il “risanamento” delle finanze dei paesi periferici: gli edifici governativi vengono svenduti ai privati, con l’obbligo per il governo di riprenderli in affitto, che va pagato anche se non vengono utilizzati. E cosa avviene ai funzionari UE che hanno imposto queste truffe ai danni dello Stato greco, sotto la minaccia dei “memorandum”? Assolutamente nulla, perché la UE pretende la loro immunità, pena la mancata erogazione dei “fondi di salvataggio”. Si tratta, come previsto, di una riedizione della Treuhandanstalt, ossia del più grande scempio di patrimonio pubblico della storia, avvenuto dopo l’unificazione a spese dei beni comuni dei cittadini della Germania Est.

Da Keep Talking Greece, 3 giugno 2016

La Commissione Europea si è direttamente intromessa nel funzionamento della magistratura greca, chiedendo che i tecnocrati UE che lavorano per il Fondo per la Privatizzazione Greca abbiano l’”immunità”. La Commissione Europea è intervenuta due giorni dopo che i magistrati anticorruzione di Atene hanno sollevato accuse nei confronti di 3 greci e 3 cittadini UE appartenenti all’HRADF (Hellenic Republic Asset Development Fund ndVdE) per una vendita di asset pubblici che ha provocato una perdita di parecchi milioni di euro ai danni dello Stato.
Venerdì, il protavoce UE Margaritis Schinas ha dichiarato ai giornalisti a Bruxelles che gli esperti UE che lavorano in Grecia per il “programma greco”, dovrebbero essere coperti da una forma di “garanzia”.
“Secondo noi, a tutti gli esperti UE che aiutano la Grecia a migliorare la sua economia e a ritornare alla crescita (coi bellissimi risultati che abbiamo visto ndVdE) dovrebbero vedersi garantiti ampi margini di manovra.” Ha dichiaratoSchinas. Contemporaneamente, ha sottolineato che “abbiamo pieno rispetto delle procedure giudiziarie” in corso contro 6 membri del vecchio Fondo di Privatizzazione. Ma il suo intervento non è stato chiaro.
Schinas non si è soffermato sulla richiesta dell’Eurogruppo di un’immunità per i tecnocrati che lavoreranno al nuovo Fondo di Privatizzazione Greco.
L’intervento della Commissione è avvenuto subito dopo che i magistrati dell’accusa hanno accusato 6 membri dell’HRADF per la vendita di 28 asset pubblici. Tre membri sono greci, gli altri tre vengono dall’Italia, la Spagna e la Repubblica Slovacca, nominati dall’Eurogruppo. Le accuse si riferiscono al periodo 2013-2014 e sono stati convocati per testimoniare di fronte al magistrato anti corruzione Costas Sargiotis.
Sono sospettati di “reato di slealtà” e di “utilizzo improprio” delle 28 proprietà statali.
Secondo l’agenzia di stampa AthensNewsAgency, un funzionario UE ha spiegato che Bruxelles teme che se non viene garantita questa immunità, nessun membro delle istituzioni europee vorrà essere assegnato al lavoro da svolgere in Grecia e questo metterebbe a rischio il successo del nuovo Fondo di Privatizzazione.
(Che sarebbe come dire che il boia si rifiuta obbedire agli ordini, se non ha la garanzia di non essere poi accusato di omicidio… NdVdE).
Pertanto l’Eurogruppo ha chiesto al Governo Greco di cambiare opportunamente le leggi, in modo che simili accuse non possano ripetersi in futuro, ha dichiarato il funzionario.
I sei membri e il HRADF: vendere gli asset per poi prenderli in affitto
Le accuse nei confronti dei sei membri dell’HRADF riguardano la vendita e riaffitto di 28 proprietà statali.
Secondo l’accusa, lo Stato Greco ha sofferto perdite per 575 milioni di euro.
Il caso riguarda due aste vinte da due società private. Le aste valevano 2 miliardi e 611 milioni di euro complessivi. I relativi contratti sono stati firmati nel maggio 2014, con lo Stato Greco che si impegnava a riaffittare le proprietà per 20 anni per soddisfare le esigenze di spazi dei servizi pubblici. Il costo di affitto per lo stato greco era di 25,6 milioni di euro per il solo primo anno. Lo Stato è obbligato a pagare anche per gli edifici rimasti vuoti o parzialmente vuoti, perdendoci 6,6 milioni di euro.
Esempi tipici sono l’edificio Keranis e l’edificio del Ministero della Salute.
L’accusa sottolinea anche che in alcuni casi, il “congruo valore della proprietà” è stato sottostimato, riducendo così la somma che lo Stato ha ricevuto e che “il valore della terra non è stato preso in considerazione, così come altri fattori del mercato immobiliare”. (fonti: euro2day.gr, huffingtonpost.gr).
AGGIORNAMENTO: dopo la testimonianza resa ai magistrati, i sei sono stati rilasciati. Hanno respinto le accuse, sostenendo che il loro compito era soltanto di dare una consulenza ma il loro parere non era vincolante per il consiglio dell’HRADF che doveva prendere la decisione finale.
Uno degli accusati è il presidente spagnolo dell’agenzia delle proprietà immobiliari del Governo Spagnolo, un altro è la sua controparte italiana e l’ultimo il presidente della Borsa slovacca. Tutti e tre hanno partecipato al Consiglio degli Esperti che ha raccomandato la vendita degli asset pubblici al consiglio dell’HTADF.
Le proprietà in questione sono: 5 edifici del Ministero della Cultura, dell’Interno, della Giustizia, della Salute e Istruzione, 13 uffici dell’agenzia esattoriale e 5 edifici della Polizia greca. (ProtoThema)
L’assurdità del programma Vendi e Ri-Affitta per gli edifici statali nel contesto del programma di privatizzazioni era già stata discussa quando l’accordo del HRADF era stato siglato e una parte di esso era trapelato alla stampa. Gli scandalosi dettagli dell’accordo sono tornati recentemente alla ribalta, quando è venuto fuori che lo Stato pagava220 mila euro al mese per un edificio vuoto.
Vediamo un po’: qual era esattamente lo scopo del programma HRADF di Privatizzare e Ri-Affittare le proprietà pubbliche? Che lo Stato greco vendesse gli immobili, ricevesse un ammontare X di denaro per ripagare i creditori, e riaffittasse le proprietà vendute pagando una somma XX ai nuovi proprietari?
Alla fine dei giochi, la Commissione Europea dirà alla Grecia che l’”immunità per i tecnocrati UE” è una selle “azioni prioritarie” che il paese deve intraprendere nei confronti dei creditori per poter ricevere la prossima tranche di “aiuti”…
Ma forse il signor Schinas ha ragione! Che ingrati questi greci che non apprezzano il lavoro degli esperti europeipresso il Fondo per la Privatizzazione, specialmente dal momento che quest’ultimo aiuta la Grecia a migliorare la propria economia e a ritrovare il sentiero della crescita.
PS e ora tutti al supermercato ad accaparrarsi un po’ di crescita, con la nuova IVA al 24%.


giovedì 2 giugno 2016

Sapete perché le statue greche hanno il pene piccolo?





Ecco perché le statue greche hanno il pene piccolo. La ragione è più seria di quanto possa sembrare



Gli scultori dell'antica Grecia preferivano adornare le statue maschili con un pene piuttosto piccolo non certo per pudore o per paura di imbarazzare chi avrebbe ammirato l'opera d'arte. La ragione delle scarse dimensioni è molto più seria e si riferisce all'immagine simbolica dei giovani guerrieri: un pene grande poteva significare uno scarso controllo degli impulsi e l'incapacità di agire con moderazione.
"I greci associavano il pene piccolo e non eretto alla moderazione, una delle virtù principali del loro ideale di mascolinità", spiega al sito Quartz il professore di antichità classiche Andrew Lear, docente ad Harvard, Columbia e New York University e ora specializzato in storia dell'omosessualità.
"C'è un contrasto tra i genitali minuscoli senza erezione degli uomini ideali (eroi, dèi, atleti e così via) e il pene eretto e grosso dei Satiri (esseri mitici mezzi uomini e mezzi capra, ubriaconi e dediti alla lussuria selvaggia) e altri tipi di uomini non ideali. Le statue degli uomini molto anziani e decrepiti presentano spesso peni grandi".
Quartz cita un'altra esperta dell'antica Grecia che corrobora la teoria: "L'uomo ideale in Grecia era razionale, autorevole e intellettuale", ha scritto la storica Ellen Oredsson. "Poteva certamente fare molto sesso, ma questo non era colegato alla grandezza del suo pene. Le sue piccole dimensioni, invece, gli consentivano di rimanere freddo e razionale".


giovedì 5 maggio 2016

Tsipras chiude i conti bancari dei greci che non pagano le tasse


di Alessandra Caparello
ATENE (WSI) – La Grecia dichiara guerra agli evasori fiscali e per chi non paga le tasse il governo di Tspiras ha deciso di congelare il conto corrente inbanca.
Continua a persistere per Atene il problema della liquidità, aumentato visto l’empasse con i creditori internazionali a cui si aggiunge, secondo quanto dice il Wall Street Journal, la mancanza di risorse per pagare a giugno stipendi e pensioni: da qui l’altra strada che il governo Tspiras ha deciso di intraprendere per far cassa già dallo scorso autunno. A pagare sono direttamente gli evasori, coloro che non pagano le tasse, un numero sempre maggiore vista l’attuale situazione di austerity in Grecia. Solo nell’ultimo anno infatti gli arretrati dei cittadini ellenici con il fisco sono cresciuti a 87 miliardi di euro.
I motivi sono semplici: da una parte ovviamente il clima di crisi e l’austerity che hanno fatto crollare il potere d’acquisto delle famiglie, la crescentedisoccupazione che ora arriva a toccare il 24% a cui si aggiunge il fatto che e circa il 52% delle famiglie greche ha come unica fonte di reddito una pensione.

martedì 31 marzo 2015

LA FINE DELLA GRECIA: COME L'ARGENTINA E CIPRO ?

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DI VALENTI KATASONOV
strategic-culture.org
Gli eventi greci potrebbero ricalcare lo scenario argentino o quello di Cipro
Si potrebbe descrivere la posizione del governo Greco riguardo al futuro di questo paese con le parole “né guerra né pace”. E’possibile se a guerra sostituiamo uscita dall’Eurozona e per pace presenza continuativa in essa.
Una uscita dalla dure raccomandazioni dei creditori è comunque possibile, a prescindere dalla posizione della Grecia nei confronti dell’UE.


Che questa alternativa esista è suggerito dalla nuova legge sulla crisi umanitaria introdotta dal nuovo governo Greco, che ha stanziato un totale di 200 milioni di euro in vari interventi sociali. La legge offre buoni per il cibo ed elettricità gratuita agli indigenti, ma il fatto più notevole è che la legge è stata approvata senza chiedere il consenso dei creditori esteri.
La legge ha scatenato violente reazioni a Bruxelles (Commissione Europea), Francoforte (Banca centrale Europea) e Washington (Fondo monetario internazionale), mentre il giornale tedesco  Bild ha definito la legge: “Una dichiarazione di guerra ai creditori Europei”.
Si può congetturare che nei prossimi giorni avvenga nei prossimi giorni (nel giro di una settimana): o Atene verrà costretta a ritirare la legge sulla crisi umanitaria, o la “grande Troika” (CE, BCE, FMI) passerà ad azioni punitive contro la Grecia. Il costo della legge, 200 milioni di euro annui, non è di per sé una cifra impressionante, ma resta comunque un precedente capace di ispirare alla Grecia stessa, o ad altri debitori della Troika, ulteriori atti di disobbedienza.
E’stato difficile per Atene salvaguardare i propri interessi contro la “grande Troika”, tuttavia la speranza esiste, per almeno due buone ragioni.

martedì 24 marzo 2015

Toscano: se gli euro-delinquenti temono persino la Grecia

In Europa esistono fondamentalmente due posizioni nei confronti del governo guidato da Tsipras. Da una parte ci sono gli europeisti ordo-liberisti alla Jean-Claude Juncker che cercano di salvaguardare le politiche di austerità insieme all’unità della zona euro; dall’altra ci sono gli ordo-liberisti a trazione più spiccatamente neonazista come Wolfang Schaeuble che spingono la Grecia fuori dall’euro pur di non mettere minimamente in discussione le politiche in voga nel resto d’Europa. Draghi, affiliato presso la Ur-Lodge “Der Ring”, officina massonica che esprime proprio l’attuale ministro delle finanze tedesco nella qualità di “maestro venerabile”, è schierato dalla parte degli “intransigenti”. Domanda: come mai due figuri nefasti del calibro di Schaeuble e Draghi, architetti che sovraintendono la distruzione della civiltà occidentale, stanno facendo di tutto per rompere nei fatti il tabù riguardante la presunta irreversibilità della moneta unica? Forse perché a loro dell’euro, quale momento prodromico per la successiva realizzazione degli Stati Uniti d’Europa, non gliene frega nulla?
Lo volete capire o no che, al di là delle tecnicalità maniacali che albergano nella mente di qualche aspirante intellettuale, è la politica che muove e cesella la realtà usando alla bisogna i diversi strumenti di cui dispone?  L’euro è solo uno strumento, usato Draghi e Schaeublefino ad oggi come arma contundente per bastonare contemporaneamente e su larga scala. Ma l’euro, proprio perché potenzialmente in grado di coprire un campo vasto, potrebbe in teoria rimediare ai danni compiuti con la stessa rapidità con la quale sono stati creati. Se Draghi, anziché iniettare i soliti miliardi nel corpo putrido di un sistema finanziario autoreferenziale, usasse la liquidità di cui dispone per offrire a tutti i governi dell’area euro la copertura di un programma per la piena occupazione, valido cioè dal Portogallo alla Lettonia, la crisi non finirebbe in un batter di ciglia? E perché Draghi non considera neppure una opzione di questo tipo? Forse perché tale scelta risulterebbe incompatibile con il rispetto dello Statuto o dei Trattati, così per come vanno ripetendo i soliti tromboni?

domenica 22 marzo 2015

Ecco come l’Europa cancellò il debito della Germania

Da keynesblog
Gli accordi sul debito di Londra (1953) dimostrano che i governi europei sanno come risolvere una crisi da debito coniugando giustizia e ripresa economica. Ecco quattro lezioni esemplari, utili nell’attuale crisi del debito greco.
 Il 27 febbraio 1953 fu siglato a Londra un accordo che cancellava la metà del debito della Germania (all’epoca la Germania Ovest). 15 miliardi su un totale di 30 miliardi di Deutschmarks*.
Fra i paesi che accordarono la cancellazione c’erano gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Francia, assieme a Grecia, Spagna e Pakistan (paesi che sono oggi fra i più importanti debitori). L’accordo copriva anche il debito di privati e società. Dopo il 1953, altri paesi firmarono l’accordo per cancellare il debito tedesco: l’Egitto, l’Argentina, il Congo Belga (oggi Repubblica Democratica del Congo), la Cambogia, il Cameroun, la Nuova Guinea, la Federazione di Rodesia e il Nyasaland (oggi Malawi, Zambia e Zimbabwe). (1)
Il debito Tedesco risaliva a due periodi storici: gli anni precedenti la prima guerra mondiale e quelli immediatamente successivi alla seconda. Circa la metà derivava da prestiti che la Germania aveva contratto durante gli anni ’20 e i primi anni ’30 (prima dell’ascesa dei nazisti al potere), e che furono usati per pagare i danni di guerra imposti nel 1919 dal trattato di Versailles. Si trattava del lascito delle colossali riparazioni dei danni di guerra imposte al paese dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale.
L’altra metà del debito era legata alle spese di ricostruzione dopo il secondo conflitto mondiale.

domenica 15 marzo 2015

RICHIESTA CHOC DELL’UE ALLA GRECIA: “NON PAGATE STIPENDI E PENSIONI PER DUE MESI”



È sempre alta tensione tra Grecia e Germania. Il duello sul piano di salvataggio di Atene prosegue e potrebbe riservare amare sorprese per i greci.
Der Spiegel, afferma che uno scenario Grexit, ovvero un’uscita della Grecia dall’euro, potrebbe essere “l’inizio della fine”. Di fatto, ha aggiunto, “se un paese lasciasse l’Unione, i mercati inizierebbero a chiedersi quale sarebbe il prossimo. E questo potrebbe essere l’inizio della fine” per la moneta unica.
Tsipras ha intanto informato il membro del partito Syriza Manolis Glezos sui progressi del suo esecutivo. Glezos ha ammesso a tal proposito che ci sono state diverse opinioni su alcune questioni, ma ha mostrato di avere speranza sulla possibilità che si arrivi a un accordo. In tutto questo, oltre all’avvertimento lanciato dal ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, l’Europa avrebbe proposto ad Atene di congelare i pagamenti degli stipendi e delle pensioni per un periodo che va da uno a due mesi.

sabato 14 marzo 2015

L'ex cancelliere tedesco Schmidt ammette: "Le Grecia non doveva entrare neppure nell'UE"


L'EX CANCELLIERE TEDESCO SCHMIDT: ''LA GRECIA DEVE USCIRE DALL'EURO, E NON DOVEVA ENTRARE NEPPURE NELL'UNIONE EUROPEA''

LONDRA - Dopo Valery Giscard d'Estaing un altro europeista di peso si e' dichiarato a favore della fuoriuscita della Grecia dalla moneta unica.

In un'intervista rilasciata al tabloid Bild l'ex cancelliere socialdemocratico Helmut Schmidt ha dichiarato che la fuoriuscita della Grecia dall'euro non costerebbe nulla ai contribuenti tedeschi visto che i crediti miliardari finora accordati ad Atene "sono debiti sulla carta, che verrebbero cancellati sulla carta".

"Dai bilanci pubblici tedeschi finora non è stato pagato un centesimo", ha spiegato l'ex cancelliere, "abbiamo sottoscritto garanzie e fideiussioni" quindi se Atene non saldasse i propri debiti la Bundesbank dovrebbe registrare "forti perdite nei bilanci ma ciò non avrebbe conseguenze dirette sui contribuenti tedeschi".

A rischio, indiretto, sarebbe invece il sistema bancario, se la cosiddetta "Grexit" fosse gestita male visto che in quel caso anche rinomate banche potrebbero finire in seria difficoltà".

giovedì 12 marzo 2015

Debito di guerra tedesco con la Grecia: Tsipras torna alla carica!

Negli ultimi anni, con l'aggravarsi della crisi in Grecia, il famoso debito di guerra tedesco è tornato a più riprese di attualità. I greci non hanno mai ricevuto infatti il risarcimento stabilito in sede internazionale per danni di guerra patiti.  E ora Tsipras torna alla carica, minacciando la confisca dei beni tedeschi in Grecia!

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GOVERNO GRECO: ''DANNI DI GUERRA TEDESCHI VANNO PAGATI, SE NON ACCADRA' CONFISCHEREMO PROPRIETA' TEDESCHE IN GRECIA''

ATENE - Per il nuovo governo greco la questione delle riparazioni dovute dalla Germania per i danni causati nella Seconda guerra mondiale non e' risolta. Ieri il premier Alexis Tsipras ha riferito che ad occuparsi del caso sara' una apposita commissione parlamentare: "Dopo la riunificazione della Germania nel 1990 si sono create le condizioni giuridiche e politiche per chiarire la vicenda, ma da quel momento i governi tedeschi hanno reagito con il silenzio, con espedienti giuridici e con ritardi", ha accusato il premier greco durante un dibattito parlamentare ad Atene.

"E io mi chiedo - dato che in questi giorni vengo spesso interpellato sulle questioni morali: questo comportamento e' morale? Con le riparazioni si onorerebbe la memoria di tutte le vittime della seconda guerra mondiale e del nazismo, cosi' come quella della resistenza greca", ha concluso Tsipras, il quale riconosce che "anche il popolo tedesco ha sofferto sotto il nazionalsocialismo" e che la Germania dopo la seconda guerra mondiale e' stata "a ragione" aiutata a rialzarsi, sfuggendo pero' alle proprie responsabilita'.

martedì 10 marzo 2015

I lobbysti tedeschi delle armi corrompevano i greci mentre la Troika imponeva diktat


INCHIESTA ESPLOSIVA / IL SISTEMA MILITARE INDUSTRIALE TEDESCO HA CORROTTO LA GRECIA MENTRE LA TROIKA IMPONEVA I DIKTAT

Berna, e cioè la giustizia svizzera, ha sequestrato 35 milioni di franchi svizzeri in conti bancari nel vasto scandalo di corruzione e riciclaggio di denaro relativi a contratti di difesa in Grecia. Vicenda che comunque ha già fatto "guadagnare" 20 anni di carcere a un ex ministro greco.

Ricordiamo che sono state pagate tangenti per facilitare la sottoscrizione di contratti di vendita di armi alla Grecia alla fine del 1990 e primi anni 2000.

"Circa quattro milioni di franchi sono già stati restituiti al governo greco lo scorso anno", ha detto da parte sua il portavoce del pubblico ministero della Confederazione (MPC), Jeanette Balmer, confermando informazioni pubblicate nel quotidiano "NZZ am Sonntag ".

In questa occasione, Jeanette Balmer ha voluto ricordare che le tangenti erano state pagate a politici e funzionari greci, quando la Grecia acquistò (ma ne aveva la necessità? No)  missili anti-aerei, carri armati e sottomarini. "Il denaro è stato poi trasferito la piazza finanziaria svizzera " ha continuato la portavoce del pubblico ministero.

Circa 20 milioni di franchi sfuggiti alle autorità fiscali greche è "atterrato in Svizzera", in particolare attraverso le cosiddette operazioni di compensazione. "Questi importi, tuttavia, sono stati prodotti attraverso un meccanismo complesso. Si è scoperto che le imprese di armamento coinvolte nel caso pagavano delle tangenti, presentate come spese di consulenza, sui conti che fondazioni greche avevano in Svizzera.

martedì 24 febbraio 2015

Grecia: il sogno Tsipras è già finito


Chi si aspettava grandi cambiamenti e la fine della crisi in Grecia è rimasto deluso. Il sogno #Tsipras è durato poco. Ha confermato di essere ciò che noi "soliti complottisti" avevamo previsto: DISSENSO CONTROLLATO, per catalizzare il malcontento in un binario morto...

Alla Grecia hanno tolto molto, moltissimo, quasi tutto.
Ora gli restituiranno qualche nocciolina, un contentino, per esempio Tsipras probabilmente garantirà un piatto di minestra ai tanti disperati che si sono ritrovati senzatetto. E potrà cantare vittoria, dire di aver fatto qualcosa di buono.

Gli 80€ di Renzi in salsa greca: solo che Renzi li ha erogati al suo elettorato tipico, persone che hanno una busta paga, magari nell'apparato pubblico. Renzi per chi ha perso tutto non ha fatto NIENTE. Tsipras invece qualcosa farà, possiamo scommetterci.

MA L'USCITA DALLA CRISI è BEN ALTRA COSA!!!

E PER USCIRE DALLA CRISI, LA RICETTA è UNA SOLA: TORNARE SOVRANI DELLA PROPRIA MONETA! Che deve essere emessa a CREDITO, non a DEBITO! Deve essere "accreditata" e non "addebitata". E sopratutto, deve essere di proprietà del popolo, alias dello Stato. E NON DI BANCHIERI PRIVATI, CHE IN QUESTO MODO GESTISCONO IL MONDO!

“Datemi il potere di emettere e gestire la moneta di una nazione e me ne infischio di chi fa le leggi”. Mayer Anselm Rotschild.


Staff Nocensura.com - Cose che nessuno ti dirà di nocensura.com​


Fonte: nocensura


lunedì 23 febbraio 2015

Nino Galloni: "il Problema della Grecia non e’ il Debito!"

A dx il prof. Nino Galloni; a Sx il dott. Maurizio Sarlo
Da una parte il dramma del popolo greco che trova in Syriza il suo paladino; dall’altra, la farsa tra quest’ultimo e i vertici UE, che passa dal serio al fuori controllo, per il diletto di osservatori e mezzi di informazione.

Sullo sfondo, il tema del debito, in realtà dei creditori, preoccupati dall’evoluzione della cosa.
Problema anche dei Greci, ma solo se le soluzioni dovessero – come per il passato – ricadere sulle spalle della popolazione; fenomeno non più scontato se qualcuno si assume il compito di fare cose ragionevoli.
Ma per capire la situazione, facciamo un’ipotesi: debito greco cancellato, problemi esauriti? Certamente no!

sabato 21 febbraio 2015

L'Eurogruppo cede alla Grecia con un compromesso!


L'EUROGRUPPO FINISCE UFFICIALMENTE CON UN ''COMPROMESSO'' TRA GRECIA E UE, MA LA SOSTANZA E' UN'ALTRA: LA GRECIA HA VINTO.

BRUXELLES - L'Eurogruppo speciale sulla Grecia ha raggiunto stasera a Bruxelles "un accordo di processo e non di contenuto", come l'ha definito il ministro italiano dell'Economia Pier Carlo Padoan, sull'estensione per quattro mesi dell'accordo di prestito dell'Eurozona alla Grecia.

Il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha spiegato alla fine della riunione che se il governo greco vuol adottare delle misure diverse da quelle che prevedeva l'accordo con il governo precedente, in particolare a carattere sociale, dovrà ottenere "l'accordo delle istituzioni", che sarà possibile se Atene dimostreraà che quelle misure non mettono a rischio "la ripresa economica, la sostenibilità di bilancio e la stabilità finanziaria", ovvero che sono "pienamente finanziate". Questa, secondo Dijsselbloem, è la "flessibilità" prevista nell'attuale di cui si farà "pieno uso".

"Non abbiamo firmato nessun Memorandum d'intesa, e' l'inizio di una fase senza questo". Cosi' il ministro delle finanze Yanis Varoufakis. "Saremo co-autori della nostra lista di riforme, non seguiremo piu' uno script datoci da agenzie esterne, bisogna avere veramente la vista corta per pensare che abbiamo firmato il vecchio accordo".

lunedì 9 febbraio 2015

Le autorità di Patrasso (Grecia) hanno rimosso la bandiera della UE dall'edificio del comune

Si tratta di un'azione contro l'Unione Europea, come "reazione all’unione transnazionale che rimane ostile nei confronti del popolo", ha detto il Sindaco di Patrasso. 
ATENE, 7 febbraio – RIA Novosti, Gennadij Mel’nik. La bandiera dell'Unione Europea tolta dal balcone del municipio della città di Patrasso nel Peloponneso, per decisione delle autorità comunali, riferisce l’agenzia di stampa di Atene
Generalmente sugli edifici pubblici e le istituzioni pubbliche dei paesi membri dell’Unione europea vengono esposte due bandiere – quella nazionale e quella dell'Unione Europea.
La bandiera è stata tolta dall'entrata in carica dell'attuale amministrazione comunale. Si tratta di un'azione contro l'Unione Europea, come "reazione all’unione transnazionale che rimane ostile nei confronti del popolo", ha detto il responsabile del municipio per i rapporti sociali Andreas Antonopoulos.

sabato 7 febbraio 2015

Iniziano i RICATTI dell’UE alla Grecia di Tsipras: un gioco sporco per impaurire la democrazia! LEGGI

Grecia
Certo è, che quando il gioco si fa duro…INIZIANO I RICATTI!
E’ quello che la BCE assieme all’ Europa impaurita stanno facendo nei confronti della Grecia.
Si mostrano pieni di se e duri nelle loro finte “buone intenzioni”, in realtà hanno solo il timore che questa scelta Greca possa essere il passo d’ inizio ad una fase Anti-Europeista. Dunque, poveri di ogni argomentazione possibile, la loro unica via di fuga, altro non è che IL RICATTO!
E se più di un paese rifiutasse la sua dittatura? Come si comporterebbero se restasse a lottare sola contro tutti?
Il problema è che molti dormono un sonno profondo che non permette loro di svegliarsi da questo incubo il quale sta affossando intere famiglie, distruggendo migliaia di imprese!!

Ma tornando alla Grecia, be, qui L’Europa non sa davvero che pesci prendere e allora cosa fa? RICATTA…

giovedì 5 febbraio 2015

“Il nuovo governo greco potrebbe essere assassinato". Parola di Paul Craig Roberts

Cosa ne pensate? a noi sembra tanto una "sparata" per dare ad intendere che Tsipras si oppone davvero al sistema, che c'è tensione... (vedi la manovra della BCE contro la Grecia) in realtà il premier greco ha già detto che non farà niente di "unilaterale"... quindi si genufletterà alla troika, che alla fine concederà qualcosa per placare gli animi, magari uno sconto di qualche miliardo all'anno da riversare nel sociale, ma che non farà certo la differenza. Sarà solo una boccata di ossigeno...

Staff nocensura.com

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Il “nuovo governo greco potrebbe essere assassinato perchè la posta in palio è troppo alta“. Le dichiarazioni scioccanti sono dell’ex consulente economico dell’amministrazione Reagan, Paul Craig Roberts. L’opinionista di Wall Street Journal e Business Week ritiene che “ci siano troppi interessi in gioco, non solo quelli di un gruppo di banche creditrici, che vogliono essere ripagate 100 centesimi su 100“. “Ci sono altri interessi molto forti: gli interessi di un governo centralizzato nell’Unione Europea e di una Banca Centrale onnipotente che prenda decisioni per tutti i paesi membri“. “Stanno usando la crisi greca per stabilire tale nuova struttura di potere“.

Il contesto descritto sopra rende molto difficile trovare un accordo sul debito greco che migliori le condizioni imposte al popolo ellenico, secondo l’ex funzionario del Tesoro americano. L’inflessibilità mostrata dalle autorità europee dà alla Grecia una sola possibilità: di non partecipare al gioco e dettare le regole di un altro tipo di gioco.

mercoledì 4 febbraio 2015

Joseph Stiglitz: “Il problema è la Germania, non la Grecia”

“Anche se è stato un esperimento per unire, niente ha diviso l’Europa tanto quanto l’euro”. L’Economista premio Nobel Joseph Stiglitz ha detto alla CNBC che la zona euro dovrebbe rimanere unita, ma se dovesse iniziare a frammentarsi, sarebbe meglio per la Germania e non per la Grecia abbandonarla.
Il rischio di un default sovrano in Grecia è aumentato dopo che il partito Syriza ha vinto le elezioni del 25 gennaio, sollevando preoccupazioni per la possibile uscita della Grecia dalla zona euro.
“La Grecia non è l’unica economia in difficoltà sotto l’euro e per questo è necessario un nuovo approccio”, ha detto Stiglitz “Le politiche che l’Europa ha rifilato alla Grecia non hanno funzionato e questo è vero anche per la Spagna e altri paesi.”
Il professore della Columbia University è uno dei 18 economisti di spicco co-autore di una lettera nella quale si sostiene che l’Europa trarrebbe beneficio dal dare alla Grecia un nuovo inizio attraverso la riduzione del debito.
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