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domenica 1 maggio 2016

Marò uccisi in agguato in Libia? Roma smentisce. Tutto previsto.

Convoglio militare italo-britannico cade in agguato in Libia
Lo ha affermato il sito ebraico DEBKA, notoriamente vicino al Mossad.
Rapida traduzione:
“Il convoglio di Marines italiani,  con le forze speciali britanniche e le truppe libiche era in viaggio dalla città nord-occidentale di Misurata verso la roccaforte ISIS di Sirte, che si trova 273 chilometri a sud-est, quando è caduto in un’imboscata e duramente colpito dalle forze ISIS.
“Ci sono stati uccisi e feriti fra le  truppe italiane, mentre  mancano informazioni se ci sono state vittime inglesi. Alcuni rapporti dicono che membri delle forze occidentali sono stati fatti prigionieri da ISIS, ma devono ancora essere identificati.
E ‘possibile che eventuali ostaggi  siano in mano alle  “Forze Armate libiche”, una milizia comandata dal generale Khalifa Belqasim Haftar, un libico che ha la cittadinanza americana”.
 [vero che Haftar è americano.  La frase di DEBKA è ambigua, vuole incolparlo.  Può avere i suoi motivi. Nota di Blondet]
“Secondo le informazioni delle fonti di DEBKAfile,  veicoli imbottiti di esplosivo  si sono affiancati al convoglio che trasportava  le truppe italiane e britanniche e si sono fatti esplodere. Poi kamikaze hanno attaccato  il gruppo ed altri combattenti ISIS il convoglio,   tempestandolo di colpi di mortaio e di mitragliatrice pesante. Le forze occidentali sono riuscite a svincolarsi solo dopo l’intervento di aerei ed elicotteri italiani ed inglesi.

sabato 18 aprile 2015

Un pentito: “Andreotti ordinò l’assassinio di Falcone”

E’ stato eletto capomafia a Messina dal boss palermitano Salvatore Lo Piccolo. Oggi è stato il suo giorno. Ha parlato tanto, tantissimo, il pentito di mafia Carmelo d’Amico deponendo al processo per la trattativa Stato-mafia che si celebra davanti alla Corte d’assise di Palermo. Il collaboratore di giustizia è stato ascoltato per quasi quattro ore dai pm Roberto Tartaglia e Nino Di Matteo. Da Berlusconi, ad Andreotti, passando per Falcone e la trattativa. “Oggi Forza Italia andrà a morire perché non ha più l’appoggio di Cosa nostra”, ha puntualizzato D’Amico. Che sull’ex ministro Dc, Calogero Mannino, ha spiegato: “Aveva l’accordo con Cosa nostra. Non meritava di essere assolto, faceva parte di Cosa nostra”.

giovedì 29 gennaio 2015

Con la scusa dell'ISIS vogliono dichiarare guerra ai BITCOIN?

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A cura di nocensura.com


E' uscita in questi giorni la notizia che i terroristi dell'ISIS utilizzerebbero i BITCOIN, e avrebbero rivolto appelli ai loro sostenitori affinché effettuino donazioni tramite la moneta virtuale, per alimentare l'espansione della jihad.

Tenuto conto che ISIS è in qualche modo una creatura degli USA - che hanno finanziato e armato i cosiddetti "ribelli moderati" in Siria per defenestrare Assad, e che in larga parte sono entrati nelle file dell'ISIS -  e sapendo che i bitcoin sono l'unica moneta / forma di pagamento svincolato dal controllo delle banche centrali, e che negli ultimi anni nonostante la censura ha attirato notevole interesse e investimenti, rappresentando un potenziale nemico per il sistema bancario mondiale (qualora i bitcoin dovessero prendere campo i banchieri perderebbero, almeno parzialmente, il controllo del denaro) la notizia non può che alimentare il sospetto che ci sia la volontà di colpire i bitcoin e gli utilizzatori di questa moneta. Vediamo perché:

1) NON sono certo le offerte il primo canale di finanziamento degli jihadisti: che hanno saccheggiato banconote di varia valuta, lingotti d'oro e preziosi dai forzieri delle banche - tra cui l'importante Banca Centrale di Mosul - nei territori iracheni e siriani finiti sotto il loro controllo;

2) ISIS ha ricevuto cospicui finanziamenti dai governi, dai servizi segreti e da ricchi finanziatori di Arabia Saudita, Qatar, Turchia e altri paesi: una pioggia di milioni di euro e talvolta di armi che di sicuro non è stata pagata con i bitcoin.

3) Secondo quanto emerso dalle indagini dell'intelligence (vedi su Popoff quotidiano) i principali circuiti bancari utilizzati dagli uomini dell'ISIS sono UBS e HSBC. Gli jihadisti utilizzerebbero migliaia di conti correnti nelle banche svizzere in questione sin dal 2008. E nonostante ciò fosse noto da anni, e lo stesso Barack Obama ne fosse informato, gli USA e la comunità internazionale non hanno assunto alcun provvedimento.

4) I Bitcoin possono costituire un metodo di pagamento efficace e anonimo, tuttavia almeno attualmente non sono certo un metodo di pagamento di facile impiego.

Il sospetto è che lo spettro dell'ISIS possa essere impiegato come excusatio per dichiarare guerra ai Bitcoin, anche per scoraggiarne la diffusione. Staremo a vedere. Certamente a minacciare il mondo NON sono i Bitcoin, bensì la politica estera della NATO.

Se oggi i terroristi oggi imperversano nell'Iraq ed in Libia è grazie a coloro che hanno voluto dichiarare guerra a Saddam Hussein e Muammar Gheddafi, lasciando il paese nel caos ed in balia dei gruppi islamisti e terroristi. Non paghi, da quasi 4 anno stanno facendo tutto il possibile per rovesciare anche il governo di Bashar Assad, e grazie all'aiuto occidentale gruppi "qaedisti" e dell'ISIS sono riusciti ad assumere il controllo di buona parte del territorio siriano, stabilendo la loro capitale a Raqqa. In una recente intervista Assad ha rivelato come l'aviazione israeliana sia più volte intervenuta in favore degli jihadisti nel territorio del Golan.

Nonostante oggi sia chiaro che spodestare Assad significhi consegnare definitivamente la Siria al terrorismo, le potenze occidentali continuano a sostenere i terroristi, che in questo caso vengono elevati al rango di "ribelli moderati"...


Staff nocensura.com


Per approfondire le questioni sopracitate vedi i precedenti articoli con tag:  -  - 

Fonte: nocensura


martedì 27 gennaio 2015

Quella lettera a Gheddafi che imbarazza Tony Blair e i servizi segreti inglesi

Di Giampaolo Rossi

È il 26 aprile del 2007 quando l’allora premier britannico Tony Blair, prende carta e penna e, su carta intestata “Downing Street”, scrive una lettera:“Caro Mu’ammar, spero che tu e la tua famiglia stiate bene…” Mu’ammar è il colonnello Gheddafi.
Nella lettera, Blair si rammarica del fatto che un tribunale britannico si sia opposto ad un caso di estradizione a Tripoli e spera che questa decisione non comprometta “l’efficace cooperazione bilaterale che si è sviluppata tra Regno Unito e Libia negli anni recenti”, soprattutto “nel settore cruciale della lotta al terrorismo”. Blair si riferisce a due esponenti del LIFG, il Gruppo dei Combattenti Islamici Libici (organizzazione legata ad Al Qaeda) detenuti in Inghilterra, per i quali la Corte si opponeva al trasferimento forzato in Libia per il pericolo che potessero essere torturati dalla polizia segreta di Gheddafi.

DOCUMENTI CHE IMBARAZZANO

La lettera, pubblicata dal quotidiano inglese The Guardian, è stata ritrovata negli archivi governativi di Tripoli dopo la caduta del regime libico nel 2011; essa è parte di un centinaio di documenti che un pool di avvocati londinesi sta raccogliendo e mettendo agli atti in un processo di risarcimento danni contro il governo di Sua Maestà intentato da dodici dissidenti (tra cui sei cittadini britannici di origine libica), arrestati, deportati con le loro famiglie in Libia e lì torturati attraverso l’azione coordinata dell’intelligence dei due paesi.
Ciò che emerge è che i legami tra l’MI5 e l’MI6, i servizi segreti britannici, e quelli libici sono stati molto più ampi di quanto s’immaginava; addirittura, agenti segreti libici sono stati autorizzati ad operare sul suolo britannico per individuare, identificare e intimidire avversari del regime di Gheddafi a cui la Gran Bretagna aveva concesso asilo politico. Questa almeno è l’accusa. In realtà molti di questi erano legati a gruppi jihadisti ai quali lo stesso Gheddafi dava la caccia.

mercoledì 26 novembre 2014

Carabiniere ternano trovato morto in caserma, su Fb aveva scritto: ”Sono Kadmon. Mi chiuderanno la bocca”

Luis Miguel Chiasso
Vedi aggiornamento a fine articolo

Di ternioggi.it

Ha scritto su Facebook di essere Adam Kadmon, di lavorare per i servizi segreti italiani ed internazionali aggiungendo: “Mi resta poco da vivere, so già che stanno arrivando per chiudere la mia bocca per sempre”. Due ore dopo è stato trovato morto in una caserma di Roma dove prestava servizio. Si tratta di un carabiniere trentenne originario della provincia di Terni: Luis Miguel Chiasso.
Si tratta di un dramma, di una tragedia e di un vero e proprio giallo. Il militare è stato trovato morto ieri sera alle ore 22,30 nella sua stanza della caserma ‘Salvo D’Acquisto’, nella zona nord della Capitale. Apparentemente ucciso da un colpo di pistola al petto.
Secondo quanto si è appreso, poco prima di morire ha chiamato il 112 in stato confusionale. A dare l’allarme è stato il militare che ha risposto alla chiamata. Alcuni colleghi sono andati a controllare nella sua stanza e, dopo aver forzato la porta che era chiusa a chiave dall’interno, lo hanno trovato morto. Sulla vicenda indagano i carabinieri del Nucleo investigativo. Le prime ipotesi parlano di possibile suicidio: si sarebbe sparato con l’arma di ordinanza.

giovedì 23 ottobre 2014

Incidente aereo del presidente della Total: inquietanti coincidenze

La morte del CEO della Total, Christophe de Margerie, in un incidente aereo suscita molti dubbi. Qualcuno ha accostato la sua morte a quella di Enrico Mattei, altri hanno ricordato il recente suicidio del manager di "Tata motors" che voleva produrre l'auto ad aria... 

Ecco i misfatti che meritano di essere conosciuti. A fine articolo alcuni casi simili...

Redazione informatitalia
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La Francia ha il suo Mattei: de Margerie
Chiediamo al Signor Occidente parafrasando l'intervista di Scalfari ad Andreotti: "E' un caso che Lei sia stato tirato in ballo in tutti gli scandali del mondo moderno? Delle due l'una, o lei è il più grande scaltro criminale del mondo perché l'ha sempre fatta franca oppure è il più grande perseguitato della storia. Allora Le chiediamo, tutte queste coincidenze sono frutto del caso o della volontà di Dio?".

Di Sebastiano Caputo

Vi ricordate l’aereo precipitato pochi mesi fa in Ucraina? La stampa occidentale non ne ha più parlato, eppure il governo russo aveva fornito le prove satellitari che dimostravano l’innocenza dei resistenti del Donbass. Silenzio. La linea che separa la realtà dalla realtà mediatizzata non deve essere tracciata. Su questo pilastro si regge tutto il sistema propagandistico e la manipolazione dell’informazione. Per ogni strage iper-mediatizzata o sotto-mediatizzata c’è sempre un mandante. Nel 2014 nulla può e deve accadere per caso.

E’ un caso che ieri l’aereo privato a bordo del quale viaggiava Christophe De Margerie, 63 anni, alla guida di Total dal 2007, si è scontrato in fase di decollo contro uno spazzaneve guidato da un uomo ubriaco? E’ un caso che tornava da Mosca dove era stato ospitato dal governo russo – colpito da sanzioni Usa ed Ue per la crisi ucraina – per un evento di investitori stranieri a Gorki? E’ un caso che De Margerie era tra i più strenui difensori della Russia e della sua politica energetica anche dopo lo scoppio della crisi ucraina (a luglio aveva detto che l’Ue dovrebbe smetterla di pensare a tagliare i legami energetici con Mosca e concentrarsi anzi sul renderli piu’ sicuri)? E’ un caso che il numero uno di Total aveva sottolineato come le tensioni con l’Occidente stessero spingendo sempre più la Russia verso la Cina (come dimostrava la maxi intesa da 400 miliardi di dollari raggiunta a maggio per la fornitura di gas per 30 anni a Pechino)? E’ un caso che poco prima di morire De Margerie aveva incontrato il primo ministro russo Dmitry Medvedev, nella sua residenza privata? E’ un caso che il presidente francese François Hollande abbia lanciato un semplice comunicato stampa dell’Eliseo senza averne fatto un caso nazionale e iper-mediatizzato?

Chiediamo al Signor Occidente parafrasando l’intervista di Scalfari ad Andreotti: “E’ un caso che Lei sia stato tirato in ballo in tutti gli scandali del mondo moderno? Delle due l’una, o lei è il più grande scaltro criminale del mondo perché l’ha sempre fatta franca oppure è il più grande perseguitato della storia. Allora Le chiediamo, tutte queste coincidenze sono frutto del caso o della volontà di Dio?”. Di una cosa però siamo certi: ora anche la Francia ha il suo Enrico Mattei.

Fonte: lintellettualedissidente.it
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Il CEO “anti-petrodollaro” della Total muore in un incidente aereo
Tre mesi fa l’amministratore delegato della Total, Christophe de Margerie, aveva osato pronunciare una frase mai sentita nel mondo dei petrodollari, “Non vi è alcun motivo di pagare il petrolio in dollari“, come abbiamo visto qui. Oggi, RT riporta la terribile notizia che è stato ucciso nell’incidente del proprio aviogetto a Vnukovo, Mosca, dopo che l’aereo in fase di decollo aveva colpito un spazzaneve. L’aeroporto ha rilasciato una dichiarazione confermando che “una indagine è stata aperta sulla violazione delle norme di sicurezza”, aggiungendo che insieme a 3 membri dell’equipaggio dell’aereo, anche l’autista dello spazzaneve è stato ucciso. De Margerie, 63 anni, entrò alla Total nel 1974, dopo la laurea presso l’École Supérieure de Commerce di Parigi. Occupò diverse posizioni nelle divisioni Finanza ed Esplorazione & Produzione. Nel 1995, divenne presidente di Total Medio Oriente, prima di entrare nel Comitato esecutivo della Total come presidente della divisione Esplorazione & Produzione nel maggio 1999. Nel maggio 2006 fu nominato membro del Consiglio di Amministrazione, e poi Presidente e Amministratore Delegato della Total, il 21 maggio 2010.
Come riporta RT, “Secondo i dati preliminari, l’aereo ha urtato uno spazzaneve in fase di decollo, ha detto alla RIA una fonte all’aeroporto della capitale. Il velivolo aveva inviato un allarme mentre decollava, segnalando un incendio a bordo e danni a un motore, secondo LIFEnews. Schiantatosi sulla pista, il velivolo è stato avvolto dalle fiamme uccidendo tutti a bordo. Mentre i rapporti iniziali suggerivano che quattro persone erano morte nella tragedia, i funzionari riferiscono che cinque corpi sono stati trovati sul luogo dello schianto, indicando l’autista del veicolo spazzaneve. L’aeroporto di Vnukovo ha temporaneamente sospeso tutti i voli dopo l’incidente. Un’indagine è stata aperta sulla violazione delle norme di sicurezza nell’incidente a Vnukovo“, ha detto la funzionaria dei trasporti Tatjana Morozova. Un gruppo investigativo lavora sul luogo dello schianto, ha aggiunto Morozova. Oltre alle persone a bordo dell’aereo, ha detto, anche l’autista dello spazzaneve è stato ucciso. I resti del velivolo erano sparsi fino a 200 metri dal luogo dell’incidente, secondo i soccorsi. Il motore è stato trovato a circa 50 metri dal luogo dell’incidente, mentre uno dei carrelli staccato è stato trovato a 200 metri dalla principale massa di relitti.
L’aereo…
falcon-50__2Naturalmente questo potrebbe semplicemente essere un triste incidente… a parte tale recente coincidenza… Christophe de Margerie, amministratore delegato della Total (13° produttore petrolifero al mondo e 2° d’Europa), riteneva che “Non vi sia alcun motivo di pagare il petrolio in dollari“, Chiaramente, con tale commento, superiamo il picco del petrodollaro.
Come riporta Reuters, “l’amministratore delegato della Total aveva detto che l’euro dovrebbe avere un ruolo più importante nel commercio internazionale, anche se non è possibile fare a meno del dollaro statunitense. Christophe de Margerie rispondeva a domande sugli appelli dei politici francesi per trovare modi, a livello UE, per sostenere l’uso dell’euro nel commercio internazionale dopo la multa record degli USA alla BNP. … “Non vi è alcun motivo per pagare il petrolio in dollari”, ha detto. Ha detto che il fatto che i prezzi del petrolio siano quotati in dollari non significava che i pagamenti debbano effettivamente essere fatti in tale valuta”. Quindi, anche uno dei principali beneficiari dello status quo sembrava intravedere la fine del petrodollaro. Inoltre, nonostante le sanzioni occidentali alla Russia che vietano finanziamento e trasferimento di tecnologia occidentali per alcuni progetti energetici russi, laTotal continua a perseguire il progetto sul gas naturale Jamal, una joint venture con la Novatek russa e la CNPC cinese. “Possiamo vivere senza gas russo in Europa? La risposta è no. Ci sono ragioni per vivere senza di esso? Penso, e non difendo gli interessi della Total in Russia, di no“, aveva detto il boss della Total a Reuters, la scorsa estate.
Naturalmente, doveva accadere in Russia!
0Putin: la Russia ha perso un amico, con la morte del presidente della Total
RBTH 21/10/2014
392483_le-pdg-de-total-christophe-de-margerie-g-au-cote-de-l-ancien-chancelier-allemand-gerhard-schroeder-le-31-aout-2012-lors-des-universites-d-ete-du-medef-a-jouy-en-josas-pres-de-parisIl presidente russo Vladimir Putin ha detto che il suo Paese ha perso un “vero amico”, con la morte del presidente della compagnia petrolifera francese Total Christophe de Margerie in un incidente aereo a mezzanotte, nell’aeroporto di Mosca Vnukovo. Lo ha detto il capo del Cremlino in un telegramma di cordoglio inviato al suo omologo francese, Francois Hollande. “Sono scioccato dalla notizia dell’incidente che ha ucciso il presidente del consorzio Total, Christophe de Margerie, e i membri dell’equipaggio di volo”, ha detto Putin. Il presidente russo ha invitato Hollande a trasmettere le sue sincere condoglianze alla famiglia e agli amici di De Margerie. Putin ha sottolineato che il presidente di Total è stato un “uomo d’affari francese di primo piano, fautore di molti grandi progetti comuni che hanno gettato le basi per la lunga e fruttuosa cooperazione tra Russia e Francia nel settore dell’energia. Nella persona di Christophe de Margerie abbiamo perso un vero amico del nostro Paese. Il suo ricordo rimarrà con noi”. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha detto che Putin “conosceva da tempo De Margerie e aveva stretti contatti di lavoro“.
L’aereo del presidente del consorzio, un Dassault Falcon 50, s’era schiantato mentre si preparava a decollare, dopo la collisione con uno spazzaneve il cui conducente era ubriaco. È stato stabilito che il conducente dello spazzaneve fosse ubriaco, ha detto il portavoce del comitato investigativo russo Vladimir Markin. Nell’incidente, i tre membri dell’equipaggio del Falcon, i due piloti e un assistente di volo sono stati uccisi. La portavoce di Vnukovo, Elena Krilova, ha detto alla stampa locale che l’aereo del presidente della Total non è riuscito a decollare e ha preso fuoco dopo la collisione con lo spazzaneve, che era sulla pista. Inizialmente è stato riferito che il conducente dello spazzaneve era morto, ma in seguito l’ufficio stampa dell’aeroporto ha riferito che era uscito illeso dall’incidente. “Preferisco astenermi dal commentare“, ha detto il ministro dei Trasporti della Russia Maksim Sokolov, alle domande se aveva informazioni sulle cause dell’incidente.
Areva: Luc Oursel si dimette per motivi di salute
Il governo dovrebbe annunciare presto decisioni sulla governance del gruppo nucleare
Les Echos 20/10/2014
Deplacement du ministre de l'industrie sur le site d'AREVA a Chalon Saint MarcelMentre discussioni aperte si svolgono sul governo di Areva, l’annuncio ha colto tutti di sorpresa. Luc Oursel, attuale amministratore delegato del gruppo nucleare, ha detto di dimettersi per motivi di salute. “In molto difficili circostanze personali, nonostante il mio forte attaccamento ad Areva, ho dovuto rassegnare le dimissioni non potendo continuare i miei doveri a capo della società, cessando il lavoro per motivi di salute“, ha detto in una dichiarazione. Una decisione a sorpresa, annunciata questo fine settimana dal governo che sembra pronunciarsi presto sul futuro di Areva. A margine di una visita alla mostra sul cibo, il primo ministro Manuel Valls garantiva che decisioni saranno prese “nelle prossime ore“. “Ci sarà continuità nella successione alla leadership di questa grande impresa che è Areva“, ha detto non senza aver salutato il coraggio di Luc Oursel “funzionario molto professionale”. Il presidente del Consiglio di Sorveglianza Pierre Blayau, entrato a far parte del Consiglio di Sorveglianza e del Comitato esecutivo, ha anche pubblicato un comunicato “pregando che Luc Oursel si riprenda il più rapidamente possibile“, e annunciando che il Consiglio di Sorveglianza il 22 ottobre “adotterà i procedimenti necessari“.
Difficoltà finanziarie
La dipartita a sorpresa di Luc Oursel potrebbe quindi accelerare le decisioni attese sul governo del gruppo nucleare. Lo Stato, che detiene direttamente o tramite soggetti pubblici l’87% di Areva, ha deciso di trasformare la società, che ora ha un consiglio di gestione e uno di sorveglianza, in società con consiglio di amministrazione. Obiettivo, rafforzare il controllo statale dopo le delusioni per la costruzione dell’EPR in Finlandia e l’acquisizione del gruppo minerario Uramin. Tale cambio deve essere approvato da una riunione generale prevista per il 9 dicembre. La questione della nomina di al psoto di Luc Oursel a Direttore Generale è chiaramente posta, mentre il nome di Philippe Knoche, viceamministratore delegato del gruppo, viene regolarmente citato come possibile sostituto. Luc Oursel è stato nominato Presidente del CdA il 30 maggio 2011, in sostituzione di Anne Lauvergeon, per un periodo di cinque anni. Dopo diversi mesi s’è indebolito per le difficoltà del gruppo nucleare, che aveva declassato ai primi di agosto tutti gli obiettivi per il 2014. Non solo il mercato nucleare mondiale rimane chiuso per l’effetto combinato del disastro di Fukushima, della crisi e del gas di scisto degli USA, limitando i nuovi ordini di reattori. Ma Areva fatica anche a controllare costi e tempi di realizzazione dei progetti. Il gruppo ha annunciato, un paio di settimane fa, la riduzione degli investimenti, nuove vendite di asset ed emissione di titoli ibridi per rafforzare il proprio capitale. Vi sono varie questioni strategiche, dalla rilevanza del modello integrato al riavvicinamento ad EDF, cui il nuovo capo del gruppo nucleare dovrà rispondere.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora


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mercoledì 22 ottobre 2014

MH17: ECCO IL RAPPORTO DEI SERVIZI SEGRETI TEDESCHI

Di Alexander Mercouris - vineyardsaker.blogspot.it

Sembra che l'agenzia di intelligence tedesca BND abbia consegnato al Bundestag un rapporto in cui si attribuisce ancora una volta l'abbattimento del MH17 alle forze della NAF - Novorossiya Armed Forces -
Il rapporto non è stato pubblicato, ma per me la cosa più interessante è che, a quanto pare, finalmentesi demolisce la teoria che Il MH17 sia stato abbattuto da un sistema BUK segretamente fornitodai russi alla NAF. Siamo tornati, sembra, alla teoria che la NAF abbia abbattuto il MH17 con un sistema di missiliBUK, dopo averlo catturato agli ucraini.

Su questo argomento ci sono un sacco di cose da dire:

1. Nel momento in cui il MH17 fu abbattuto, tutti i media occidentali si sono schierati additando i russi come responsabili. Sono circolate storie di ogni tipo su come un missile del sistema BUK potrebbe essere stato segretamente contrabbandato dalla Russia attraverso il confine e consegnato ai NAF e che poi i NAF lo abbiamo utilizzato per sparare e abbattere il MH17. Queste storie hanno svolto un ruolo chiave nell'influenzare l'opinione pubblicaoccidentale contro la Russia ed i tedeschi hanno costretto altri stati dell'Unione Europea ad imporre altre sanzioni contro la Russia, per essere stataresponsabile di questa tragedia, avendo passato le armi ai NAF. 

Le storie sul sistema missilistico BUK segretamente contrabbandato avanti e indietro lungo il confine (e i film che forse sono stati scelti dai social media, proprio per dimostrare questa teoria) hanno senza dubbio giocato un ruolo nel dare credito a queste supposizioni. La BND ora ha confermato che i russinon sono stati coinvolti nell'abbattimento del MH17 e che il MH17 non è stato abbattuto da un sistema missilistico BUK. Si scopre quindi che tutti quegli affari che sono serviti a far concentrare tanta attenzione e che hanno tanto danneggiato l'immagine della Russia erano tutte false. Mi chiedose si sarebbe deciso di mettere altre sanzioni alla Russia se si fosse saputo allora che tutte quelle storie erano false.

giovedì 7 agosto 2014

Boeing, la Russia dimostra che sono false le immagini dei servizi segreti ucraini

Boeing, la Russia dimostra che sono false le immagini dei servizi segreti ucraini

Le fotografie della zona dove è precipitato il Boeing Malese fornite dall’ Ucraina sono state scattate molto dopo quelle russe e non potevano essere state fatte da satelliti ucraini, i quali al momento del fatto non erano in volo sul luogo dello schianto, comunica il Ministro della Difesa della Federazione Russa. Il dicastero russo ha pubblicato i risultati dell’analisi delle riprese satellitari pubblicate dai servizi segreti ucraini in internet il 30 luglio del 2014 (http://mil.ru/analytics.htm) Vi presentiamo la traduzione dell’intero testo del documento. Le scritte presenti sulle foto sono quelle originali, pubblicate dalla parte ucraina.


La prima cosa che si vuole dire è che per portare avanti le accuse, tanto meno per trarre conclusioni, sono necessari i fatti. E' noto che l' esatto legame delle immagini satellitari locali nel sistema di coordinate geografiche e il tempo di registrazione sono attributi essenziali di materiali reali e veritieri.
Questo è necessario per determinare l'esatta composizione del gruppo satellitare che si trova in un intervallo di tempo predefinito sopra una zona, capendo le caratteristiche e le capacità di satelliti specifici che si muovono nell'orbita terrestre su una traiettoria nota.
Per rispondere a questa domanda, possiamo affermare inequivocabilmente che, secondo il sistema di controllo dello spazio della Federazione Russa, tra le 10.00 e 13.00 dell'orario di Mosca ( 8. 00- 11. 00 in Italia ) il 12, 16, 17, e 18 luglio i satellit i ucraini "Sich-1" e "Sich-2" non hanno sorvolato questa zona.
Come indicato nel l'orario delle immagini, sopra la zona del disastro si trovava il satellite di ricognizione elettro-ottico statunitense "KeyHole". Pertanto sull a fonte delle immagini per le successive manipolazioni dell'SBU non ci dovrebbero essere dubbi.
Per quanto riguarda le immagini stesse, la loro analisi dettagliata ha fatto emergere quanto segue.

martedì 25 marzo 2014

Caso Moro, rivelazione clamorosa di ex poliziotto: “Servizi segreti scortarono le Br”

Aldo Moro, rivelazione clamorosa di un ex poliziotto: “Servizi Segreti scortarono le Br”
Enrico Rossi, ispettore di polizia in pensione, riapre il caso della strage di via Fani e il sequestro dello statista Dc del 16 marzo 1978: “Sulla moto che quel giorno bloccò il traffico c’erano due agenti dei servizi”
 
Aldo Moro, rivelazione clamorosa di un ex poliziotto: “Servizi segreti scortarono le Br”
E’ il 16 marzo del 1978. Siamo a Roma, in via Fani. Un giorno destinato a rimanere scolpito nella storia e nella memoria degli italiani. Le Brigate Rosse sequestrano il leader della Dc Aldo Moro e uccidono gli agenti della scorta. A 36 anni di distanza, il caso Moro si riapre, grazie alle rivelazioni di Enrico Rossi, ispettore di polizia in pensione. Ecco il suo racconto all’Ansa:
“I servizi segreti scortavano le Br il giorno del rapimento di Aldo Moro. Sul posto c’era anche una moto con a bordo due persone. Dipendevano dal colonnello del Sismi Camillo Guglielmi, che era in via Fani quella mattina. Dovevano proteggere le Br da ogni disturbo”
LA LETTERA ANINIMA - Rossi parla di una lettera scritta da uno degli uomini che il 16 marzo ’78 si trovava a bordo della moto Honda che bloccò il traffico tra via Stresa e via Fani durante il rapimento. La lettera fu inviata a un quotidiano nell’ottobre 2009. L’anonimo forniva elementi per rintracciare il guidatore della Honda: il nome di una donna e di un negozio di Torino. “Tanto io posso dire, sta a voi decidere se saperne di più”. Il quotidiano all’epoca passò alla Questura la lettera per i dovuti riscontri, ma della missiva non si seppe più nulla. A Rossi, che ha sempre lavorato nell’antiterrorismo, la lettera arriva sul tavolo nel febbraio 2011 in modo casuale. Non è protocollata e non sono stati fatti accertamenti, ma ci vuole poco a identificare il presunto guidatore della Honda di via Fani che secondo un testimone ritenuto molto credibile era a volto scoperto e aveva tratti del viso che ricordavano Eduardo De Filippo.
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