
Quattordici tra comandanti di navi e direttori rischiano il processo per la morte e le malattie incurabili da esposizione all'inquinante che hanno colpito oltre 500 tra militari e civili in servizio a bordo.
La crociata contro la presenza sulla navi da guerra dello Stato Maggiore nel periodo arriva ad un punto cruciale: a marzo il Gup di Padova deciderà sulla richiesta di rinvio a Giudizio. Molti dei deceduti era di Roma e di Latina. Ancora oggi la bonifica non è stata completata e lo ha ammesso la stessa Marina Militare: “L’amianto è stato rimosso completamente solo sul 29% e parzialmente sul 54% delle 148 navi contaminate”.
di Valentina RenzopaoliCentocinquanta morti e almeno cinquecento casi di asbesto: la malattia terribile causata dall'amianto. Una bufera si sta per abbattere sulla Marina Militare Italiana. Se il Gup di Padova il prossimo 25 marzo accoglierà la richiesta del piemme Sergio Dini, 24 tra comandanti di navi e direttori andranno a giudizio. In servizio tra il 1984 e il 2001, sono accusati di aver causato la morte o l’insorgere di malattie incurabili in centinaia di marinai, costretti a vivere e lavorare accanto all'amianto.
E a scatenare la bufera è stato un avvocato romano: Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale sull'amianto. Secondo l’accusa l’amianto a bordo delle navi della Marina Militare, ancora oggi in molti casi contaminate, avrebbe avuto un ruolo decisivo nell’insorgere delle malattie. Antonio Bocchieri, Francesco Chianura, Guido Cicciniello, Agostino Di Donna, Mario Di Martino, Umberto Guarnieri, Angelo Mariani, Elvio Melorio, Luciano Monego, Sergio Natalicchio, Mario Porta, Filippo Ruggiero, Rodolfo Stornelli, Guido Venturoni dovranno rispondere di omicidio colposo. Secondo gli atti avrebbero omesso di informare il personale sui rischi per la salute derivanti dalla presenza del materiale killer a bordo delle navi, di sottoporre i militari ai controlli sanitari, di adottare misure idonee a ridurre o impedire il diffondersi delle polveri di amianto prodotte dalle lavorazioni o dall’uso delle stesse dotazioni di bordo.