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lunedì 6 giugno 2016

CHI CONTROLLA I MEDIA ?



DI MICHAEL SNYDER
theeconomiccollapseblog.com



Sei aziende enormi controllano i media. Ogni americano consuma circa 10 ore di programmazione al giorno
Se si consente a qualcuno di bombardare la propria mente con ore ed ore di “programmi” ogni giorno, è inevitabile che ciò andrà ad influire sulla propria visione del mondo. Oggi negli USA il cittadino medio consuma all’incirca 10 ore al giorno tra informazione, news ed intrattenimento, e ci sono 6 enormi aziende di media che controllano in modo schiacciante il mercato. Si stima infatti che all’incirca il 90% della programmazione che colpisce quotidianamente la nostra mente provenga da esse, che sono certamente controllate dall’elite mondiale. Può esserci dunque qualche speranza per il nostro paese fino a quando la stragrande maggioranza della popolazione resta connessa di continuo in questa enorme “matrix della propaganda”?


Pensiamo solamente al nostro comportamento. Anche mentre uno legge quest’articolo potrebbe tenere la televisione accesa in sottofondo oppure ascoltare della musica. Molti di noi sono letteralmente diventati dipendenti dai media. Infatti vi sono persone là fuori che provano disagio fisico se tengono tutto spento e si trovano in un silenzio perfetto.
Si dice che se assimili spazzatura, emetterai spazzatura. Sono le cose che facciamo regolarmente che definiscono chi siamo, e così se uno nutre la propria mente ogni giorno con ore ed ore di “programmazione” dalle grandi corporations dei media, questo avrà un effetto plateale su chi diventerà alla fine.
Queste corporation monolitiche influenzano realmente l’agenda delle cose su cui si concentra la nostra attenzione. Per esempio, quando uno parla con la propria famiglia, con i propri amici o colleghi, di cosa parla di preciso? Se uno è come la maggior parte delle persone, uno potrebbe parlare di ciò che accade e che sente nelle news, di un programma televisivo visto la sera prima, o di qualche evento sportivo in corso.
Tutte queste news e programmi sono in teoria controllate dall’elite in virtù dei proprietari di queste gigantesche aziende di media.
Voglio condividere con voi alcune cifre alle quali pare difficile credere. Sono tratte dal Total Audience Report della Nielsen e ci mostrano quante news e programmi vengono fruiti ogni giorno dall’ americano medio…
Guardare la televisione: 4h, 32m
Guardare eventi televisivi in differita : 30 m
Ascoltare la radio: 2h, 44m
Usare uno smartphone: 1h, 33m
Usare internet o un computer: 1h, 6m
Se uno mette insieme questi numeri, viene fuori un totale di più di 10 ore.
E bisogna tenere presente che andare al cinema, usare videogiochi e leggere libri sono comportamenti che non sono nella lista.
Cosa mai stiamo facendo a noi stessi?
La combinazione tra il guardare la televisione, e guardare programmi in differita, ammonta da sola a più di 5 ore.
Se uno espone la propria mente a cinque ore di programmi tv giorno dopo giorno, questi gli cambieranno la mente. Ciò è fuori discussione. Uno può anche pensare di essere abbastanza forte per resistere a questo bombardamento, ma la realtà è che ciò incide su tutti noi in modi impercettibili che non sempre possiamo comprendere.
Come ho accennato sopra, ci sono solo sei enormi aziende che contano per quasi tutta la programmazione che riceviamo attraverso la televisione. Sotto c’è un elenco di queste sei aziende con una campionatura dei diversi media che esse posseggono…
Comcast
NBC
Telemundo
Universal Pictures
Focus Features
USA Network
Bravo
CNBC
The Weather Channel
MSNBC
Syfy
NBCSN
Golf Channel
Esquire Network
E!
Cloo
Chiller
Universal HD
Comcast SportsNet
Universal Parks & Resorts
Universal Studio Home Video

The Walt Disney Company
ABC Television Network
ESPN
The Disney Channel
A&E
Lifetime
Marvel Entertainment
Lucasfilm
Walt Disney Pictures
Pixar Animation Studios
Disney Mobile
Disney Consumer Products
Interactive Media
Disney Theme Parks
Disney Records
Hollywood Records
Miramax Films
Touchstone Pictures

News Corporation
Fox Broadcasting Company
Fox News Channel
Fox Business Network
Fox Sports 1
Fox Sports 2
National Geographic
Nat Geo Wild
FX
FXX
FX Movie Channel
Fox Sports Networks
The Wall Street Journal
The New York Post
Barron’s
SmartMoney
HarperCollins
20th Century Fox
Fox Searchlight Pictures
Blue Sky Studios
Beliefnet
Zondervan

Time Warner
CNN
The CW
HBO
Cinemax
Cartoon Network
HLN
NBA TV
TBS
TNT
TruTV
Turner Classic Movies
Warner Bros.
Castle Rock
DC Comics
Warner Bros. Interactive Entertainment
New Line Cinema
Sports Illustrated
Fortune
Marie Claire
People Magazine

Viacom
MTV
Nickelodeon
VH1
BET
Comedy Central
Paramount Pictures
Paramount Home Entertainment
Country Music Television (CMT)
Spike TV
The Movie Channel
TV Land

CBS Corporation
CBS Television Network
The CW (along with Time Warner)
CBS Sports Network
Showtime
TVGN
CBS Radio, Inc.
CBS Television Studios
Simon & Schuster
Infinity Broadcasting
Westwood One Radio Network

Per fortuna questi enormi conglomerati non hanno la stessa presa su internet, ma si inizia ad intravedere un massiccio processo di consolidamento anche nel mondo del web. Controllate solo questi numeri …
Complessivamente, i 10 più grandi editori – che possiedono assieme circa 60 siti di news – comprendono circa il 47% del traffico di news nell’ultimo anno, ed altri 140 editori online compongono l’ultima metà, secondo SimilarWeb.
Il più grande editore di news online per il pubblico Usa era MSN, proprietario di MSN.com, con circa 27 miliardi di pagine visibili tra pc e mobile, seguito da Disney Media Networks, proprietario di ESPN ed ABC News, ocn 25.9 miliardi.
La battaglia per il futuro di questa nazione è una battaglia per i cuori e le menti degli individui.
Ed è difficile credere che le cose possano andare diversamente fino a quando molti di noi alimenteranno volontariamente i propri cuori e le proprie menti con ore ed ore di “programmi” controllati dall’elite ogni giorno.
La buona notizia è che vi sono segnali di risveglio. Più americani che mai stanno diventando critici verso i media mainstream, e questo si può vedere negli ultimi sondaggi. Qui un esempio…
La fiducia nelle notizie dei media viene erosa dalla percezione di inaccuratezza e faziosità, in parte alimentata dallo scetticismo degli americani riguardo a ciò che leggono sui social media.
Solo il 6% delle persone dice di avere molta fiducia nei media, ponendo la fabbrica delle notizie sullo stesso piano del Congresso e e ben al di sotto della fiducia accreditata ad altre istituzioni.
Mentre gli americani ( ed anche le persone in tutto il mondo) hanno perso la loro fiducia nei media mainstream, essi si sono messi alla ricerca di fonti alternative di informazione ed intrattenimento. Ciò ha spinto enormemente la crescita dei media alternativi, e le dozzine di siti su tutto il web nei quali verrà pubblicato questo articolo sono un esempio di questa esplosione.
Tu puoi rendere schiave le persone a lungo. Ma alla fine, esse vorranno rompere le catene che le tengono imprigionate e vorranno trovare la verità.
In questi giorni ed in quest’epoca è un imperativo assoluto che tutti imparino a pensare per se stessi. Se voi pensate di essere ancora dipendenti dalla “programmazione” che i giganti dei media vi propinano, vi inviterei a cominciare a disconnettervi più spesso da questa matrix .
Alla fine sarete contenti di averlo fatto.

Michael Snyder
Fonte: http://theeconomiccollapseblog.com/
Link: http://theeconomiccollapseblog.com/archives/6-giant-corporations-control-the-media-and-americans-consume-10-hours-of-programming-a-day
26.05.20216
Traduzione per comedonchisciotte.org a cura di VALENTINO FANCELLO 


domenica 24 aprile 2016

O la Rai ci svela i contenuti della riunione della Trilaterale o la portiamo in Tribunale.

#monicaraccontaci
Le oligarchie finanziarie si sentono vicine al trionfo. Dopo il vergognoso inchino di Mattarella al Quirinale (clicca qui per il video) la Commissione Trilaterale si sente superiore a leggi ed ovviamente alla democrazia.
La pubblica informazione tace ovviamente ed anzi Monica Maggioni, Presidente Rai, è stata invitata alla riunione di questa associazione eversiva che predica da anni la teoria dello shock economico al fine di imporre ai popoli le volontà di ristretti gruppi di tecnocrati illuminati.
Ecco la mia lettera alla Rai a cui seguirà una causa al fine di ottenere le informazioni che l’obbligo di imparzialità e completezza dell’informazione pubblica impongono. La lettera sarà inviata nella giornata odierna anche alla Procura della Repubblica di Roma che ha il dovere di indagare su questi fatti.

venerdì 8 aprile 2016

Don Luigi Ciotti: "Il figlio di Riina da Vespa ha usato codici mafiosi"

Don Luigi Ciotti:
«Il servizio pubblico può affrontare  tutto ma il punto sta nel modo in cui lo fa e nelle riflessioni del giorno dopo ci sono molte cose che ritengo insopportabili: dall’inizio alla fine Salvo Riina ha dato una intervista da mafioso». Lo afferma,  ascoltata dalla commissione Antimafia, la presidente della Rai Monica  Maggioni, precisando subito però che «la Rai non è ’appiattibile' su  un personaggio. La Rai è un’azienda che ogni giorno si dà da fare  nella lotta alla mafia e nessuno delle 13mila persone che lavorano in  questa azienda ha un atteggiamento incerto rispetto a questo».
«Inquietante perchè lui usa dei codici mafiosi»: cosi il presidente di Libera, Don Luigi Ciotti, ha commentato l’intervista a Salvo Riina andata in onda ieri sera a «Porta a Porta» riferendosi alla parte in cui il figlio di Totò parla dei collaboratori di giustizia e specificando di non aver visto la puntata ma di averne letto i contenuti su alcuni quotidiani. «Per me - ha detto Don Ciotti a margine di un incontro a Bologna con gli studenti universitari - è molto importante alzare il tono della voce perchè a Libera aderiscono alcune migliaia di familiari delle vittime innocenti delle mafie a cui sono stati strappati i loro affetti. Il 70 per cento di queste persone non conosce la verità. C’è bisogno di verità non di creare enfasi su storie che hanno fatto soffrire il nostro Paese».

mercoledì 15 aprile 2015

La Warren contro l’élite? Il mainstream la fa già a pezzi

Ricordate quel fortunato motivetto che concludeva un famoso spot pubblicitario con la frase “dove c’è Barilla, c’è casa”? Mi è tornato in mente ragionando sugli eventi che stanno scuotendo la Turchia, regno di Recep Tayyip Erdoğan, già affiliato presso la famigerata Ur-Lodge Hathor Pentalpha di George H. W. Bush e Dick Cheney. Allo stesso modo, sulla scia della strage francese riguardante l’eccidio dei giornalisti in forza al giornale satirico “Charlie Hebdo”, è tornato guarda caso prepotentemente sulla scena politica transalpina il marito di Bruni Carlà, ovvero Nicolas Sarkozy, anch’egli affiliato al pari di Erdoğan all’interno della già menzionata superloggia “del sangue e della vendetta”. L’esempio fornito dagli attentati compiuti l’11 settembre del 2001, voluti e pianificati da membri apicali della loggia fondata da Bush padre, ha fatto scuola, incoraggiando evidentemente le gesta di molti emulatori e tardi epigoni. Quindi, parafrasando la frasetta ricordata in apertura di articolo, verrebbe voglia di canticchiare adesso a reti unificate“dove c’è Hathor, c’è strage”.
Lo schema, già applicato con successo anche in Italia negli anni in cui imperava la P2 (filiale della ben più potente loggia “Three Eyes” di Kissinger e Rockefeller), è sempre uguale: problema-reazione-soluzione. E se il problema non c’è, qualcuno Elizabeth Warren, candidata di sinistra alle primarie per la Casa Biancadovrà pur sobbarcarsi l’ingrato compito di crearne uno alla bisogna, non vi pare? Da quando Jeb Bush, fratello dell’ex presidente George W. Bush, ha annunciato la sua discesa in campo in vista delle presidenziali americane del 2016 il mondo è diventato d’incanto un luogo meno sicuro. Ci penserà poi Jeb, una volta arrivato malauguratamente al potere, a rimettere le cose a posto “a modo suo”. Problema-reazione-soluzione. Quale politico democratico sfiderà il prossimo anno l’uomo della Hathor Pentalpha per contendergli la conquista della Casa Bianca? I giornali di regime, quelli che fomentano perlopiù il terrorismo economico (“oddio lo spread!”), tifano chiaramente per Hillary Clinton, moglie di Bill, ex presidente rimasto famoso per via della nota passione per il “blowjob” e la “deregulation finanziaria”.

lunedì 9 marzo 2015

Come ha fatto Homer ad indovinare l’equazione del Bosone di Higgs 14 anni prima della sua scoperta?

Secondo Simon Singh, scrittore che si occupa di scienza e fisica, in una puntata del 1998 dei Simpsons, Homer avrebbe predetto la massa del Bosone di Higgs. Nell’episodio, intitolato “In The Wizard of Evergreen Terrace”, Homer si trova davanti a una lavagna e sta risolvendo un’equazione, la stessa equazione che quattordici anni dopo portò gli scienziati a scoprirne la massa della “particelle di Dio”!

Chi è stato lo scopritore del bosone di Higgs? Secondo Simon Singh, autore del libro “The Simpsons and their Mathematical Secrets” (I Simpson e i loro segreti matematici), non è stato ne Peter Higgs né gli scienziati del CERN di Ginevra, ma Homer Simpson.
Secondo quanto riporta il Telegraph, l’autore è convinto che in un episodio della serie ideata da Matt Groening trasmesso nel 1998, Homer sia riuscito da predire la massa della famosa “particella di Dio”, ben quattordici anni prima che il Large Hadron Collider riuscisse a rilevare l’ormai famoso bosone a cui si deve la massa delle particelle elementari.
La puntata in questione è intitolata “The Wizard of Evergreen Terrace” (L’inventore di Springfield), il secondo episodio della decima stagione de I Simpson. Homer, in piena crisi di mezza età, ascolta il consiglio della figlioletta Lisa e decide di provare a creare un’invenzione in grado di rivoluzionare il mondo: ovviamente non ci riuscirà e anzi, tenterà addirittura di distruggere le invenzioni di Edison prima e quelle di Leonardo Da Vinci poi.

venerdì 6 marzo 2015

La grande rete Echelon: il controllo globale delle masse - DOSSIER

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“L’apatia e la tolleranza sono le ultime virtù di una società morente”. Aristotele Come disse il grande Tortora: “Dove eravamo rimasti?” Chi non si è mai posto almeno 5 delle seguenti domande:
  1. Perché Facebook e tutti gli altri Social Networks sono gratuiti?
  1. Perché WhatsApp costa meno di un dollaro l’anno?
  1. Perché Zuckerberg ha comprato WhatsApp a 19 miliardi di dollari?
  1. Perché l’ADSL è economicamente alla portata di tutti?
  1. Perché il costo globale della telefonia mobile è calato sensibilmente?
  1. Perché apps e software sono in continuo aggiornamento?
  1. Perché il famoso “Muletto” non è più perseguitato come un tempo?
  1. Perché i nostri 2 Giga mensili ostentati dalle offerte internet wireless si esauriscono presto?
  1. Perché riempiamo il nostro portafoglio di tessere sconti e carte fedeltà?
  1. Perché cresce la gratuità di Carte di Credito, Bancomat e Carte Servizi varie?
  1. Perché i nostri PC diventano sempre più lenti e affaticati, malgrado potenza e prestazioni sempre crescenti?
  1. Perché i virus informatici non sono più distruttivi come quelli ante terzo millennio?

giovedì 5 marzo 2015

Spunta un video attribuito ad Anonumous (?) a favore di Bossetti


Di seguito il video sul caso della piccola Yara divulgato sul web e attribuito al gruppo Anonymous. NON possiamo confermare che sia stato veramente divulgato dal celebre gruppo, ma in ogni caso riteniamo che esprima diversi concetti condivisibili; pur senza voler entrare nel merito della vicenda, che dovrebbe essere studiata nelle giuste sedi, e non nei talk show televisivi, come ormai accade quotidianamente, una specie di macabra "telenovela" che manca di rispetto alle vittime, ai presunti colpevoli e alle famiglie interessate. 

Nel caso di Bossetti, non possiamo nascondere che abbiamo l'impressione che dopo lunghe e costose indagini, ci sia la volontà di dare un nome al colpevole, giungere ad una condanna anche se qui a noi sembra che si sia ben lontani da quel "oltre ogni ragionevole dubbio" che dovrebbe sancire una condanna. OGNUNO SI FACCIA LA PROPRIA IDEA...

Staff nocensura.com

- - -

YARA, SPUNTA UNO STRANO VIDEO DI ANONYMOUS. "BOSSETTI COLPEVOLE, MA PER CHI?"
È giallo su un profilo Twitter dal nome 'Giustizia Yara' e su un video finito in rete dove compare un uomo con la celebre maschera di Guy Fawkes, nel film 'V per vendetta', che solleva dubbi sulla colpevolezza di Massimo Bossetti. 
Il video attribuito ad Anonymous sottolinea le anomalie nella rappresentazione mediatica del caso Yara e dell'inchiesta. 'Bossetti colpevole per chi?' è Il titolo del video che dura poco meno di due minuti. Mistero sull'identità del personaggio.


Fonte: Leggo

Tratto da: nocensura


mercoledì 25 febbraio 2015

L’ex uomo Cia: giornalisti, vi bevete proprio tutte le bufale

Giornalisti, ma perché ve le bevete proprio tutte, le bufale che vi propina il potere? La notizia è che a domandarlo non è un reporter d’inchiesta, ma un ex dirigente della Cia, Raymond McGovern, per anni a capo del “National Intelligence Estimates”, uno dei massimi organismi dell’agenzia di Langley. Marcello Foa lo ha incontrato in un recente dibattito pubblico a Firenze. Oggi, McGovern «è uno dei più arcigni difensori delle libertà civili e implacabile critico delle politiche della Casa Bianca, sia di George W. Bush sia di Barack Obama». Foa condivide al 100% la sua analisi: «Oggi la stampa non svolge il proprio ruolo di cane da guardia della democrazia, semmai è vero il contrario: troppo compiacente, troppo schierata, troppo pavida nei momenti in cui bisognerebbe essere coraggiosi. Si beve tutte le bufale degli spin doctor». Ovvio che l’opinione pubblica sia sempre più indifesa: non viene solo disinformata, viene anche puntualmente depistata non appena il Palazzo teme che qualche verità scomoda possa venire a galla.
Viviamo immersi in un mare di notizie false, di mezze notizie manipolate, di notizie taciute. Nel suo blog sul “Giornale”, Foa ricorda come la Troika abbia appena «piegato la Grecia anche grazie alle sottili pressioni di Sarkozy». L’ex presidenteRaymond McGovernfrancese, avendo avuto accesso alla lista dei clienti “Hsbc” trafugata a Ginevra da Hervé Falciani, sapeva che la madre dell’allora premier Papandreu, socialista, possedeva un conto non dichiarato da 500 milioni di euro. «Diciamola tutta: fu un complotto, di cui naturalmente nessuno era a conoscenza». L’ex ministro del Tesoro americano, Tim Geithner, ha ammesso che nel 2011 Berlusconi fu disarcionato in seguito a una cospirazione. In Ucraina, continua Foa, un anno fa la verità sulla cosiddetta rivolta di Piazza Maidan «è stata ampiamente aggiustata a fini mediatici, oltre che ovviamente politici, presentando quello che di fatto era un golpe sotto le sembianze molto più confortevoli della commovente e pacifica rivoluzione di piazza e tacendo sul pesante, decisivo coinvolgimento di forze paramilitari neonaziste».

venerdì 30 gennaio 2015

INDIGESTIONE DI SERIE TV, LA DEPRESSIONE È DIETRO L’ANGOLO

Binge_watchingSolitudine e televisione. Nella semplicità del pensiero ‘comune’ i due termini sono stati spesso accostati e oggi, questo ‘sentire’ popolare, trova il suo fondamento scientifico in una ricerca statunitense presentata alla 65esima conferenza annuale dell’International Communication Association di San Juan di Puerto Rico.

Lo studio della University of Texas di Austin ha dimostrato, osservando un campione di 316 persone di età compresa tra i 18 e i 29 anni, che c’è una stretta connessione tra depressione, solitudine e indigestione di Tv, o meglio di serie televisive.
Quando cioè, una puntata tira l’altra e non ci si riesce a ‘staccare’ dallo schermo, vuol dire che qualcosa non va, un ‘sintomo’ vero e proprio campanello di allarme per la nostra salute mentale. I ricercatori, diretti da Yoon Sung Hi, autore dello studio, dopo aver analizzato i sentimenti di solitudine, la conseguente depressione e la loro frequenza di ritorno, ma anche la capacità di autocontrollo e gestione di tali situazioni da parte dei giovani, oggetto della ricerca, si sono concentrati sulla quantità di televisione ‘consumata’. Da qui la scoperta: chi guarda molta Tv è maggiormente depresso e solitario. I programmi Tv aiutano ad allontanare i sentimenti negativi e, nei soggetti con basso autocontrollo, l’auto soddisfazione è talmente alta da impedire l’allontanamento dalla trasmissione. Tale fenomeno ha oggi anche un nome che risponde a ‘Binge-watching’.

domenica 25 gennaio 2015

Spegnete la tv, non comprate i giornali di regime e informatevi sui siti alternativi

sabato 24 gennaio 2015

Facebook, arriva la CENSURA della controinformazione spacciata per lotta alle bufale?


Presto il più importante social network renderà disponibile una funzione per "segnalare le bufale": ovvero i post contrassegnati come tali da un non meglio definito numero di utenti, otterranno meno visibilità, e saranno accompagnati da un avviso per mettere in guardia i lettori.

Che i social network da un anno e poco più a questa parte siano INVASI di siti che propagano BUFALE è una realtà: siti che divulgano notizie false, talvolta in modo da renderle "verosimili", con lo scopo di CONFONDERE LE IDEE agli utenti, che a un certo punto dubiteranno anche della vericidità degli articoli "veri", e parallelamente sono spuntati come funghi pseudo siti anti-bufala, che insieme alle VERE bufale, relegano come tali tutti gli articoli SCOMODI, che propongono teorie o versioni dei fatti in contrasto con le versioni "ufficiali".

Un eminente scienziato come il dr Stefano Montanari, a seguito di uno studio scientifico e di ricerche sostiene che i vaccini sono pericolosi? La questione è CONFERMATA da decine e decine di studi effettuati in tutto il pianeta, ma ovviamente i media non ne parlano, e per contrastare i siti di "contro-informazione" ci sono loro: gli pseudo siti antibufala pronti a rassicurare: "i vaccini non fanno male, è una bufala"...

Secondo questi siti è vero solo ciò che viene scritto sui mass media main stream, che sono controllati ed eterodiretti dagli stessi poteri forti che hanno interessi nell'occultare certe questioni... (vedi il DOSSIER: chi controlla la stampa nel mondo)

Su facebook le pagine di "libera informazione" sono numerose e hanno un seguito di milioni di persone: ed ecco che arriva il "tutore virtuale", che potrà essere orientato facilmente da un ristretto gruppo di "segnalatori", magari provvisto di un nutrito parco di profili falsi.

CI AUGURIAMO CHE FACEBOOK CI RIPENSI, MA SIAMO PRONTI, NEL CASO CHE QUESTO AVVERRA', A CREARE UN GRUPPO PER SEGNALARE IN MASSA COME "BUFALE" LE MENZOGNE DELLE TESTATE GIORNALISTICHE...

CERTAMENTE NON RESTEREMO IMMOBILI DINNANZI QUESTA MANOVRA CENSORIA (perché i post segnalati avranno poca visibilità) E DENIGRATORIA.

Se questa funzione invece dovesse valere SOLO PER LE VERE BUFALE - falsi decessi di VIP, oppure vip trovati con la cocaina e altre FANDONIE, saremmo favorevoli. Ma siamo pronti a scommettere che nel tritacarne ci finiranno le teorie alternative... chissà perché abbiamo questo sospetto, condiviso anche da Massimo Mazzucco di luogocomune.net di cui di seguito pubblichiamo l'articolo, insieme a quello di Maxomagazine:

Staff nocensura.com

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Facebook dichiara guerra alle bufale

Facebook dichiara guerra alle notizie falseFacebook potrebbe cambiare in modo radicale nelle prossime settimane. La società di Menlo Park ha annunciato un’importante novità nella gestione delle news. Tra le opzioni offerte agli utenti per “segnalare” un contenuto sgradito, sarà aggiunta anche quella riservata alle notizie false.
Obiettivo di Mark Zuckerberg e soci è limitare il proliferare di notizie fasulle, perché più volte una notizia sarà segnalata come “non vera” e meno rilevanza avrà sull’homepage. I post, inoltre, saranno marcati per mettere in guardia a loro volta altri utenti e nella parte alta della notizia sarà aggiunta la frase “Secondo molte persone su Facebook questa storia contiene informazioni false”. A fine agosto Facebook aveva deciso di penalizzare in termini di visibilità i “click bait”, cioè quei post con titoli esca che puntavano ad articoli che non davano informazioni.

mercoledì 21 gennaio 2015

Lecce, giornale satirico nel mirino: recapitata una busta con oltre 300 proiettili


Una notizia inquietante, quella che arriva da Lecce, soprattutto dopo i fatti di Parigi, che hanno visto protagonista il giornale satirico Charlie Hebdo. Questa volta, nel mirino, è finito il giornale satirico più amato dai leccesi e dal Salento tutto. È un giornale illustrato, con vignette, dal taglio ironico ma mai esagerato, con cui vengono raccontati gli episodi riguardanti Lecce e il mondo della politica locale.
Il giornale in questione si chiama “La Carrozza”. Alla redazione del giornale sono stati recapitati oltre trecento proiettili di calibro 22, in una busta, assieme ad un opuscolo religioso. Il ritrovamento inquietante è stato fatto dallo stesso direttore del semestrale, Ruggero Vantaggiato, il quale non ha esitato a denunciare i fatti alla Questura di Lecce.

lunedì 19 gennaio 2015

NOHAM CHOMSKY – ECCO A VOI 10 MODI PER CAPIRE COME CI PRENDONO IN GIRO



NOHAM CHOMSKY PADRE DELLA CREATIVITA’ DEL LINGUAGGIO, definito dal New York Times “il più grande intellettuale vivente”, spiega attraverso dieci regole come sia possibile mistificare la realtà.La necessaria premessa è che i più grandi mezzi di comunicazione sono nelle mani dei grandi potentati economico-finanziari, interessati a filtrare solo determinati messaggi.

1) La strategia della distrazione, fondamentale, per le grandi lobby di potere, al fine di mantenere l’attenzione del pubblico concentrata su argomenti poco importanti, così da portare il comune cittadino ad interessarsi a fatti in realtà insignificanti. Per esempio, l’esasperata concentrazione su alcuni fatti di cronaca (Bruno Vespa é un maestro).

2) Il principio del problema-soluzione-problema: si inventa a tavolino un problema, per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Un esempio? Mettere in ansia la popolazione dando risalto all’esistenza di epidemie, come la febbre aviaria creando ingiustificato allarmismo, con l’obiettivo di vendere farmaci che altrimenti resterebbero inutilizzati.

3) La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

martedì 13 gennaio 2015

Giornalisti, propaganda e guerra mediatica. E' ora che la gente sappia la verità

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by John Pilger, giornalsta free lance, " serve un giornalismo che monitori, smonti e controbatta la propaganda e che insegni ai giovani ad essere agenti per la gente, non per il potere".
 
Traduco nel seguito un illuminante pezzo "riassuntivo", di questo giornalista australiano (che negli anni '60 ha tentato anche una avventura free lance in Italia) su dove siamo e siamo andati nella informazione in Occidente, ovvero sul suo ruolo preminente come "propaganda del potere"  e quindi... sulla falsità e faziosità del giornalismo mainstream, votato non alla verità e all'informazione ma a servire le agende del potere. Questo anche in relazioni alle grandi guerre...come quella che stanno preparando. 
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Perché così tanto giornalismo si è arreso alla propaganda? Perché censura e distorsione sono diventate una pratica standard? Perché la BBC è cosi spesso portavoce di un potere rapace? Perché il New York Times e il Washington Post ingannano i loro lettori? Perché ai giovani giornalisti non viene insegnato a comprendere le finalità dei media e a sfidare le affermazioni eclatanti e le basse intenzioni di una oggettività fasulla?
E perché a loro non si insegna che l’essenza di gran parte di ciò che definiamo media mainstream non è informazione, ma potere?
Queste sono domande urgenti. Il mondo si trova di fronte all'eventualità di una grande guerra, forse addirittura nucleare - con gli Stati Uniti chiaramente determinati ad isolare e provocare la Russia e poi la Cina. Questa verità viene capovolta e messa sottosopra dai giornalisti, inclusi quelli che promossero le menzogne che portarono al bagno di sangue in Iraq nel 2003.
I tempi in cui viviamo sono così pericolosi e distorti nella pubblica percezione, che la propaganda non è più, come Edward Bernays la definì, un "governo invisibile", ma è il governo stesso, che governa direttamente senza timore di essere contraddetto; il suo scopo principale è conquistare noi, il nostro senso del mondo, la nostra capacità di separare la verità dalle menzogne.

L'era dell'informazione è in realtà un'era mediatica. Abbiamo guerre mediatiche; censura mediatica; demonizzazione mediatica; punizione mediatica; deviazioni mediatiche: una surreale linea di assemblaggio di obbedienti luoghi comuni e false supposizioni.

lunedì 12 gennaio 2015

Ebola, già spenti i riflettori dei media sull’epidemia africana


Sono bastati tre giorni, e già l’emergenza ebola trova posto solo in trafiletti che annunciano una conferenza virtuale dell’Oms in programma per  fare il punto sui vaccini contro questo terribile virus. Ma i riflettori, quelli di prima pagina, si sono spenti di colpo dopo il sollievo per la guarigione del medico italiano di Emergency. Sarebbe pero’ a questo punto utile una piccola riflessione sul ruolo che gli organi di informazione hanno avuto su tutta la vicenda ebola fin dall’inizio e sulla scelta delle notizie da diffondere.
Fermo restando che l’interesse per cio’ che accade all’estero e’ inversamente proporzionale alla distanza (piu’ e’ lontano da noi meno ci interessa, eccezion fatta per gi stati uniti), sappiamo da tempo che le vicende africane,dai massacri, alle malattie, sono una eco lontana che arriva da un luogo dove tutto sembra primitivo, arcaico, lontanissimo dalla nostra quotidianità’. Uno spazio che non conosciamo e che spaventa per la sua crudezza e la vicinanza con la vita essenziale , quella che ha a che fare con la mera sopravvivenza.
Non sempre  pero’ si considera che parlare di Africa significa parlare di una  grande quantita’ di realta’ diverse. L’emergenza sanitaria ebola, ad esempio,  quella vera, riguarda tre paesi sui 17 che compongono l’Africa occidentale e i 54 che formano l’intero continente: Sierra Leone, Liberia e Guinea. Alcuni casi in Mali e Nigeria.

mercoledì 24 dicembre 2014

L’ingegneria del consenso


L’arma principale di cui dispone la propaganda è, senza ombra di dubbio, la persuasione, la più ingenua e la più scoperta fra le tecniche impiegate per distruggere le opinioni.
La massima espressione della persuasione è costituita dalla pubblicità, la forma di persuasione “tecnologicamente” più avanzata ed al cui modello stanno conformandosi tutte le forme di comunicazione [1].
In ”In Trust Us We’re Experts”, Stauber e Ramptonhanno raccolto alcuni dati convincenti che descrivono la scienza della creazione dell’opinione pubblica in America, facendo risalire la moderna influenza del pubblico all’inizio del secolo scorso e mettendo in rilievo il lavoro di tipi come Edward L. Bernays, da molti considerato il “padre della persuasione” e che ha influenzato anche Josef Goebbels, Ministro per la propaganda di Adolf Hitler.

igegneriadelconsenso1.1

L’ingegneria del consenso
All’inizio del XX secolo come teorizzato da Sigmund Freud, comincia ad emergere che la mente consta in larga misura di un inconscio il quale, molto probabilmente, alimenta il conscio con ciò che diverrà pensiero.
Si tratta della teoria del subconscio che Edward L. Bernays decide di sfruttare.
Egli definisce il suo approccio ”ingegneria del consenso”, basandosi sul lavoro dello stesso Freud (tra l’altro suo zio) e quindi attribuendo alle sue tecniche il termine scientifiche.

lunedì 22 dicembre 2014

Report, Gucci nel mirino della Gabanelli

Giannini: 'Toscana da culla della pelletteria a zona franca del lusso'


Report, Gucci nel mirino della Gabanelli

Un artigiano afferma di essere pagato 24 € per produrre una borsa Gucciche viene venduta a 830€ nei negozi, un’altro racconta che “sta lavorando per pagare le spese“. E un’artigiana afferma che “basterebbero quei due o tre euro per risollevarci“. È questa la situazione dei fornitori di Gucciraccontata nel corso dell’ultima puntata di Report, il programma condotto da Milena Gabanelli. E non è tutto, perché Sabrina Giannini, che ha realizzato il servizio, spiega: “Il sistema, che manda a casa i dipendenti italiani sostituendoli con quelli di nazionalità cinese, che sono assunti part-time ma lavorano il doppio, a volte il triplo delle ore. Un’evasione che alleggerisce il costo della manodopera che grava sulle imprese del manifatturiero“.

Report, Giannini: “Toscana da culla della pelletteria a zona franca del lusso”

sabato 20 dicembre 2014

Mafia capitale, infiltrazioni alla Rai e nessuno ne parla! Omertà mediatica!

Mafia capitale, infiltrazioni alla Rai e nessuno ne parla. Omertà mediatica

Nell’inchiesta Mafia Capitale, malgrado compaia al numero 8 dell’ordinanza di custodia cautelare, c’è un personaggio stranamente ignorato da tutti i media. Si chiama Giuseppe Ietto, ha 56 anni ed è il titolare della “Unibar”, la società che da 11 anni gestisce il bar all’ottavo piano della Rai a viale Mazzini e da 5 anche quello del Centro Sportivo di Tor di Quinto.

Uno dei personaggi chiave di Mafia Capitale è stranamente ignorato dai media; si tratta  Giuseppe Ietto 56 anni , titolare della Unibar la società che da 11 anni gestisce il bar all'ottavo piano della Rai a Viale Mazzini e da 5 anche del bar del centro Sportivo di Tor di Quinto. Ietto non è un personaggio di secondo piano; se aveva bisogno si denaro Carminati glielo prestava e lui, per sdebitarsi, gli assumeva la sorella MIchela come pr dell'azienda.
Eppure su questa figura è calato il silenzio: i media fanno finta di niente, magari per non dispiacere i vertici della Rai e, quindi, diventa un tabù parlare di infiltrazioni mafiose alla Rai e di strani prolungamenti di contratto e se in Viale Mazzini arriva la Guardia di Finanza e mette sotto sequestro il bar, procedendo anche alla nomina di un custode giudiziario nessuno ne parla perché dall’interno della Rai, c'è qualcuno che chiama i media, pregando gli amici di evitare l’argomento, assicurando che si tratta di “una cosa trascurabile”.

mercoledì 17 dicembre 2014

Ecco il video che ha smascherato Barbara D'Urso: è tutta una finzione!


Il finto giornalismo di Barbara D’Urso: GUARDATE IL FUORI ONDA, È TUTTO PREPARATO!

E' il programma Mediaset Striscia la notizia a mostrare un "fuori onda" che mostra inequivocabilmente ciò comunque sapevamo tutti (salvo qualche ingenuo anziano) ovvero, che il programma di Barbara D'Urso - come molti altri - è minuziosamente preparato a tavolino, tanto che il "casuale" incontro dell'inviata con il cacciatore che ha scoperto il corpo del piccolo Loris, in realtà non è affatto casuale. E' un siparietto studiato per fare audience.

Anche un caso di cronaca così triste, diventa occasione per un montaggio televisivo. 


lunedì 15 dicembre 2014

AMAZON – DIPENDENTI ALLA FRUSTA REPORTAGE DELLA BBC

AMAZON - Dipendenti alla frusta reportage della BBC
UN GIORNALISTA DELLA BBC INFILTRATO IN UN MAGAZZINO AMAZON PER UN MESE documenta con la telecamera le condizioni di lavoro: 33 secondi per trovare ciascun pacco e un allarme che suona a ogni minimo sbaglio. Turni massacranti con 17,7 chilometri di camminate all’affannosa ricerca degli oggetti ordinati dai clienti, che devono essere gestiti con la frequenza di uno ogni 33 secondi. E non si può barare: ciascun dipendente ha uno scanner in tasca che consente ai dirigenti di controllare la sua attività. Per Adam Littler, un giornalista della BBC che si è infiltrato con una telecamera nascosta in un magazzino di Amazon nel Regno Unito, è stato un incubo durato solo un mese. Ma per i dipendenti ordinari è una routine così stressante da mettere a rischio la salute fisica e mentale, almeno secondo l’opinione di Michael Marmot, uno dei maggiori esperti britannici di stress sul posto di lavoro.Il reportage di Littler è a tratti scioccante, perché fa capire il prezzo umano della comodità di ricevere entro il giorno successivo la merce che abbiamo ordinato. Tutti apprezziamo le consegne lampo, ma pochi si sono soffermato a chiedersi cosa comporti per gli altri.
Adam Littler
Adam Littler

QUELLO CHE SCRIVE LITTLER CI IMPEDISCE DI IGNORARLO. Il giornalista racconta di essere stato equipaggiato con un mini computer e un trolley in cui raccogliere i prodotti che era incaricato di recuperare. Doveva trovarli entro lo scadere di un conto alla rovescia, e se sbagliava il computer (con tanto di identificativo associato a ciascun operaio) iniziava a suonare. Se le prestazioni di un dipendente risultano scarse, è passibile di azioni disciplinari. 33 secondi per trovare ciascun prodotto disseminato su una superficie di 74.322 metri quadrati, uno dopo l’altro, per turni di notte della durata media di 10 ore e mezzo, pagati 8,25 sterline l’ora – poco meno di 10 euro (un lusso rispetto alle 6,50 sterline dei turni diurni).”Eravamo come macchine, come robot: niente a che fare con degli esseri umani. Usavamo lo scanner di codici a barre sui prodotti, ma potevamo benissimo usarlo su noi stessi. Non eravamo assunti per pensare autonomamente, forse credono che non siamo in grado di farlo perché siamo solo esseri umani… non so” scrive Littler. Il professor Marmot spiega che “sono sempre esistiti ed esisteranno sempre i lavori umili, ma possono essere svolti bene o male, a seconda di come viene bilanciata l’efficienza con il benessere del lavoratore. L’inchiesta della BBC rivela come Amazon abbia imposto – in una volta sola – tutti i peggiori metodi di lavoro. E questo comporta un alto rischio di malattie sia mentali che fisiche”.
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