Visualizzazione post con etichetta ricerca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ricerca. Mostra tutti i post

venerdì 3 giugno 2016

ALZHEIMER – Confermato il legame tra benzodiazepine e la malattia





Uno studio francese pubblicato nell’ultimo numero del British Medical Journal lo conferma: l’uso regolare di benzodiazepine per un periodo superiore a tre mesi aumenta notevolmente il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.
Cosa sono le benzodiazepine?
Le benzodiazepine sono una classe di farmaci psicotropi , vale a dire, che agiscono sul sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale)  modificando alcuni processi chimici naturali (fisiologici).
Porta a cambiamenti di coscienza, umore,  percezione e comportamento.
Provoca un effetto ansiolitico (contro l’ansia), miorilassante (rilassante muscolare), ipnotico (induce il sonno), antiepilettico (contro l’epilessia) e amnesico (causando problemi di memoria).Tra i principi attivi e i nomi commerciali citiamo Alprazolam, Bromazepam , Bromiden, Diazepam, Valium e Xanax
Questi farmaci sono comunemente utilizzati per il trattamento di disturbi come ansia, spasmi, insonnia, convulsioni, o agitazione durante l’astinenza da alcol.
L’uso a lungo termine di benzodiazepine è pericoloso?
E’ noto da molti anni che l’uso di benzodiazepine per oltre un mese porta ad assuefazione (necessità di dosi maggiori per ottenere lo stesso effetto), dipendenza (difficoltà o impossibilità di interromperne l’assunzione), e la sospensione può causare sintomi di astinenza (recidiva dei sintomi, più tipicamente la potenziale caduta della pressione arteriosa, allucinazioni, psicosi, allucinazioni, convulsioni, malessere).
Lo studio di Sophie Billioti Gagee, colleghi dell’istituto INSERM, dimostra come le benzodiazepine aumentino significativamente il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer – la più nota malattia neurodegenerativa, che in Italia colpisce centinaia di migliaia di persone ogni anno.
Lo studio Inserm
Lo studio ha preso in considerazione quasi 9.000 persone di età superiore a 66 anni, seguiti per 6-10 anni, dimostrando come l’assunzione giornaliera di psicofarmaci per diversi mesi aumenti il rischio di sviluppare una malattia neurodegenerativa :
  • una volta al giorno per 3 – 6 mesi aumenta il rischio di malattia di Alzheimer del 30%
  • una volta al giorno per più di sei mesi aumenta il rischio di Alzheimer del 60-80%.
Preoccupazione in Francia
La Francia detiene il triste record di campione del mondo nel consumo di sostanze psicotrope (nel 2012, quasi 12 milioni di transalpini ne avrebbero fatto uso almeno una volta).
In particolare, le benzodiazepine sono spesso prescritte per trattare stress, ansia e disturbi del sonno: tutti sintomi che possono essere curati con metodi alternativi (fitoterapia, omeopatia, agopuntura).
Inoltre, l’approccio farmacologico “cancella” i sintomi ma non risolve il problema, sicché questi sintomi tendono a ripresentarsi dopo l’interruzione del trattamento. Questo porta spesso a prolungare la cura oltre le raccomandazioni delle autorità sanitarie (non più di 12 settimane): molti pazienti continuano ad assumerne per anni.
I pazienti, nel frattempo, devono essere consapevoli dei rischi connessi con tali trattamenti prolungati e cercare metodi di cura alternativi.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda di informarsi attentamente, di non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, ma richiedere accurate analisi mediche.
Fonte: http://www.cuneooggi.it/dett_news.asp?id=59207
Qui lo studio pubblicato dal British Medical Journal: http://www.bmj.com/content/349/bmj.g5205
Qui lo studio pubblicato dall’Istitut National del la Santé et de la Recherche Medical: http://presse.inserm.fr/en/benzodiazepines-and-alzheimers-disease-the-risk-increases-with-duration-of-exposure/15346/
La Dieta Anti Alzheimer
Come Prevenire la Perdita di Memoria e l'Alzheimer
eBook - Musicoterapia e Alzheimer
Therapeutic Alzheimer Music Voto medio su 2 recensioni: Da non perdere


giovedì 21 aprile 2016

Il ricercatore italiano Ercole Cavalieri scopre le sostanze anti-cancro


Si chiamano resveratrolo e N-acetilcisteina le due sostanze che possono prevenire l’insorgenza di diverse forme di cancro. Lo ha scoperto il professor Ercole Cavalieri , ricercatore di fama internazionale, originario di Campagnola - dove ha famigliari e amici – ma negli Usa dal 1968. Cavalieri ha condotto le sue ricerche all’University of Nebraska Medical Center, dove lavora dal 1971.
 Il ricercatore italiano Ercole Cavalieri scopre le sostanze anti cancroProfessor Cavalieri, le sue ricerche hanno portato alla conclusione che i tumori più diffusi (al seno, alla prostata, il linfoma non-Hodgkin, etc. ) sono innescati da un’alterazione del metabolismo degli estrogeni. Può spiegarci oggi come funziona questo meccanismo perverso?
Il corpo umano ha tantissime molecole e macromolecole, come il Dna (la catena genetica contenuta in ogni cellula), Rna e le proteine. Dal punto di vista chimico moltissime molecole sono alifatiche e eteroaromatiche . Invece sono soltanto due le molecole  aromatiche , che al loro interno contengono un anello benzenico: gli ormoni estrogeni e la dopammina , un neurotrasmettitore molto importante per il funzionamento del nostro cervello.
Io e la dottoressa Eleanor Rogan, che collabora con me da 35 anni, abbiamo scoperto che gli estrogeni, molto utili all’organismo, possono diventare cangerogeni se perdono il bilanciamento nel loro metabolismo. In questo caso il metabolismo va verso un’ossidazione più spinta ( stress ossidativo ) e  produce dei metaboliti chiamati catecoli-chinoni degli estrogeni in quantità abbondante. Quando se ne formano troppi, questi catecoli-chinoni reagiscono con il nostro Dna e c’è la possibilità che inneschino il meccanismo del cancro. I tumori più diffusi nascono così: dopo decenni di ricerche condotte da me e dalla Eleanor Rogan, oggi ne abbiamo la certezza scientifica.
Solo alcuni tumori?
Molti tumori. Il cancro al seno, alla prostata, il linfoma non-Hodgkin e altri ancora. Non è ancora dimostrato invece, che questo meccanismo sia alla base di tutti i tipi di tumori. Gli studi sono ancora in corso.

domenica 15 febbraio 2015

Ricerca: Il colluttorio può aumentare il rischio di infarti e ictus!

Di  Dioni aka Riccardo Lautizi - dionidream.com
Il collutorio è un prodotto utilizzato per l’igiene orale con proprietà antisettiche e in genere rinfrescante per la bocca rimuovendo i batteri che causano l’alito cattivo. Ma i collutori oggi sostengono di combattere la placca, rafforzare i denti e prevenire la carie.
Accade infatti che il marketing si spinga un po’ troppo oltre. All’inizio del 2009  c’era una pubblicità in cui il collutorio Listerine veniva rappresentato di fronte ad un filo interdentale e diceva: “Listerine  è clinicamente dimostrato  essere efficace come il filo interdentale per ridurre la placca tra i denti e gengive.” Un giudice federale statunitense ha stabilito che questo era falso, fuorviante e costituiva un rischio per la salute pubblica.
Secondo un nuovo studio le persone che utilizzano collutori per l’igiene della bocca sono a maggior rischio attacco di cuore o ictus.Secondo lo studio della Queen Mary University of London, pubblicato sulla rivista Free Radical Biology And Medicine, il liquido antibatterico uccide sia i batteri ‘buoni’ che quelli ‘cattivi’, proprio come un antibiotico. Ma ciò è molto pericoloso per l’organismo: i batteri ‘buoni’ servono a ‘rilassare’ i vasi sanguigni e, se eliminati, si può verificare un’aumento della pressione sanguigna con probabile attacco di cuore e ictus. Gli studiosi hanno preso in esame 19 persone sane e le hanno obbligate ad utilizzare un noto colluttorio antibatterico per due volte al giorno. Dopo una misurazione, la pressione sanguigna variava tra le 2 e le 3,5 unità: per ogni aumento di 2 punti della pressione sanguigna, il rischio di morire di malattie cardiache aumenta del 7%, mentre il rischio di morire di ictus aumenta del 10%.

lunedì 19 gennaio 2015

Uno studio dell'Università di Harvard afferma: Il latte pastorizzato è legato al cancro


Uno studio dell’Università di Harvard afferma che il latte pastorizzato prodotto a livello industriale è associato nel causare tumori ormoni-dipendenti a causa della mungitura della mucca per tutta la sua gravidanza.

Molti non ci hanno mai pensato ma la mucca produce latte solo dopo aver partorito il vitello, ovvero quel latte serve a nutrire il piccolo animale nel periodo dello svezzamento dopo il quale la mucca smette di produrre latte perché non è più necessario.

Non appena una mucca ha raggiunto la maturità sessuale, circa all’età di due anni, una mucca “da latte” viene inseminata artificialmente per la prima volta. Una mucca ha un periodo di gestazione di nove mesi. Poco dopo la nascita il vitello al solito viene separato dalla mamma ed allevato in un box. Sia la mamma che il vitello possono mostrare un comportamento turbato anche a distanza di giorni dalla separazione. A decorrere dalla nascita del primo vitello la mucca viene munta due o anche tre volte al giorno. Ma non è il vitello a ricevere il latte, bensì l’umano. Perché la mucca possa “produrre” latte deve partorire un vitello all’anno. Si punta ad avere un vitello l’anno, una lattazione di 305 giorni con una fase di “asciutta” di 60 giorni circa. Mucche “da latte” si trovano pertanto in uno stato di permanente gravidanza quasi tutta la vita.

Più avanzata in gravidanza è una mucca, più ormoni appaiono nel suo latte. Il latte di una mucca in fase tardiva nella gravidanza contiene fino a 33 volte in più un composto di estrogeni (solfato di estrone) rispetto al latte di una mucca dopo la gravidanza, così come livelli molto più elevati di altri ormoni.

mercoledì 31 dicembre 2014

Ricerca svizzera: il cancro può autoguarirsi. Diagnosi precoci e chemioterapia sono il vero problema

luigi de marchi
Durante l’8° Congresso nazionale di medicina omeopatica di Verona (1), tenutosi nel novembre 2008, sono stati presentati i risultati di autopsie eseguite in Svizzera su cadaveri di persone morte non per malattia – per esempio, in un incidente stradale – e il loro esito ha comprovato che molte di loro avevano uno o più tumori, ma non sapevano di averli. In questa specifica indagine è risultato qualcosa di sconvolgente:
Il 38% delle donne (tra i 40 e 50 anni) presentavano un tumore (in situ) al seno;
Il 48% degli uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla prostata;
Il 100% delle donne e uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla tiroide.
Con tumore in situ s’intende un tumore chiuso, chiuso nella sua capsula, non invasivo che può rimanere in questo stadio per molto tempo e anche regredire.
Che di tumore si può anche non morire, lo conferma anche lo psicologo clinico e sociale Luigi De Marchi, autore di numerosi saggi conosciuti a livello internazionale: «Non è una rarità che, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute, ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo: era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale».

sabato 27 dicembre 2014

Studio inglese: si può morire per amore: il cuore non regge e cede

Che non si muore per amore è una gran bella verità. Le parole di Lucio Battisti forse ce le possiamo dimenticare o continuare ad ascoltarle illudendoci che abbia ragione.
Già, perché studi inglesi ad hoc dimostrano il contrario: il dolore di un amore che finisce può essere letale.
La ricerca ha preso in considerazione le condizioni di salute di 110mila inglesi tra i 60 e gli 89 anni, che sono stati seguiti per sette anni. In questo lungo periodo di osservazione circa un terzo delle persone del campione (se non è morto) è rimasto vedovo. E qualcuno di questi vedovi non ha retto al dolore, morendo nel giro di un mese dal decesso del proprio coniuge.

venerdì 26 dicembre 2014

Quercetina, l'incredibile molecola che blocca il cancro!

Secondo un studio del CNR può migliorare l’efficacia dei farmaci antitumorali nella cura della leucemia

La quercetina è un potente antiossidante che si trova in numerosi cibi, tra cui il cappero, l’uva rossa e il vino rosso, la cipolla rossa, il tè verde, il mirtillo, la mela e il sedano. Assumendola si possono risolvere vari problemi come i disturbi cardiaci e vascolari, le infezioni della prostata e le allergie. La quercetina, inoltre, previene i danni del colesterolo, riduce la pressione sanguigna nelle persone che hanno l’ipertensione e alcuni studi sembrano confermare la sua importanza nella prevenzione del cancro. Secondo uno studio del Cnr di Avellino pubblicato on line sulla rivista Leukemia, la quercetina può migliorare l’efficacia dei farmaci antitumorali nella cura della leucemia:
Mele, cipolle, tè e vino rosso: sono alimenti o farmaci? Alimenti con effetti salutistici potrebbe essere la risposta e, questo, grazie alla presenza di una piccola molecola ad attività antiossidante, laquercetina, che secondo uno studio dei ricercatori dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa) del Consiglio nazionale delle ricerche di Avellino potrebbe essere utilizzata nella terapia delle leucemie.

Marijuana, “La cannabis distrugge le cellule del tumore”: studio tedesco

Marijuana, "La cannabis distrugge le cellule del tumore": studio tedesco
Burkhard Hinz dell'Università di Rostock (Epa-Ansa)

La ricerca è stata pubblicata sul numero che uscirà a gennaio 2015 della rivista "Biochemical Pharmacology". La pubblicazione è firmata da Robert Ramer e Burkhard Hinz, con il titolo "New Insights into Antimetastatic and Antiangiogenic Effects of Cannabinoids".
ROSTOCK, GERMANIA – Marijuana news: nella cannabis ci sono componenti che possono distruggere le cellule tumorali. È la conclusione di uno studio dell’Istituto di Tossicologia e Farmacologia dell’Università di Rostock, guidato dal professorBurkhard Hinz. Il suo gruppo di ricerca sta sperimentando gli effetti dei cannabinoidi sulle cellule tumorali.
In particolare il tetraidrocannabinolo (noto come THC o Delta-9-Tetraidrocannabinolo) e il cannabidiolo, rispettivamente un principio attivo e un metabolita della cannabis, contribuiscono alla distruzione delle cellule tumorali stimolando la formazione di una proteina specifica, la ICAM-1, che agendo sulla superficie delle cellule aggredite dal tumore fa “legare” fra di loro le cellule killer del sistema immunitario, facendole scoppiare. I cannabinoidi così impediscono alle cellule killer di formare dei vasi sanguigni, quelli che fanno crescere il tumore.

martedì 16 dicembre 2014

Trovata la cura per l'Epatite C, ma solo per chi paga 45.000€ !!! FATE GIRARE

http://youtu.be/nDRM0_jOgpU

Hanno trovato la cura per l'epatite C, una malattia mortale che conduce alla morte tra atroci sofferenze. Ma per il farmaco la casa farmaceutica vuole 45.000€: dopotutto è una questione di vita o di morte, se poi non ce li hai, affari tuoi! 

I MEDIA OVVIAMENTE TACCIONO... FATE GIRARE IL VIDEO

A parlare è il dr. Alessandro Lanzani, medico chirurgo specializzato in ortopedia e medicina dello sport. Un anno fa aveva realizzato un Passaparola per il blog di Beppe Grillo parlando di sistema sanitario e big pharma: un altro video che merita di essere visto e diffuso.


http://youtu.be/xbfn4Xt2JCw

Il dottor Lanzani è molto attivo, sia "dal vivo" che "virtualmente" su tematiche sociali; gestisce un Canale Youtube e la pagina Facebook Frastornante


Staff nocensura.com

venerdì 28 novembre 2014

Vaccini: il progetto oscuro – manipolazione genetica e sterminio controllato

vaccini 7Vediamo insieme che cosa scrive la Dott.ssa Guylaine Lanctot, dottoressa canadese dotata di grande coraggio.
Per 25 anni ha praticato la sua professione collaborando con le industrie farmaceutiche.
Ad un certo punto della sua carriera si è resa conto dei giochi di potere, degli enormi interessi economici e delle macchinazioni fatte ai danni del malato.
Nel suo libro spiega quali sono queste “macchinazioni” ed indica anche i gravi danni a breve, medio e lungo termine causati appositamente da queste industrie farmaceutiche all’Umanità per renderla sempre più malata per l’ignobile ragione del solo profitto economico ossia dell’equazione più-malati = più-guadagni. Ha deciso di raccontare al mondo quali sono queste “macchinazioni” ed i gravissimi danni causati dalle vaccinazioni. Per questo la dottoressa Lanctot è stata citata più volte in tribunale dalle industrie chimico-farmaceutiche.
Nel capitolo “LA TRILOGIA DELLA MENZOGNA” del suo libro leggiamo: …
  1.  La vaccinazione decima le popolazioni.
    In maniera acuta nei paesi del Terzo Mondo e in maniera cronica in quelli industrializzati
    .
    A questo proposito, ascoltiamo Robert Mc Namara, ex presidente della Banca Mondiale, ex segretario di Stato degli Stati Uniti che ordinò i bombardamenti massicci sul Vietnam e uno degli istigatori del programma mondiale di vaccinazione; non ha esitato a dichiarare: “Bisogna prendere misure drastiche di riduzione demografica, contro la volontà delle popolazioni.
    Ridurre il tasso di natalità si è rivelato impossibile o insufficiente; bisogna quindi aumentare il tasso di mortalità. Come? Con mezzi naturali: la carestia e la malattia” (J’ai tout compris, N. 2, febbraio 1989, Ed. Machiavel).
  2.  La vaccinazione consente la selezione delle popolazioni da decimare, facilita cioè il genocidio mirato. Permette di uccidere persone di una determinata razza o nazione, lasciando indenni gli altri… chiaramente nel nome della salute e del benessere di tutti.

martedì 11 novembre 2014

Verso la fine della libertà di cura e di ricerca scientifica

A cura del dottor Giuseppe Di Bella - 10 novembre 2014

Joseph Pulitzer “Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri. “

Oggi, più che in passato, chi è colpito dal tumore ricerca spesso notizie su sit internet, portali e banche dati cliniche e medico scientifiche. Consultando i massimi portali scientifici come www.pubmed.gov, e clinici come www.cancer.gov emergono i limiti delle attuali potenzialità terapeutiche del cancro, assolutamente difformi dal rassicurante quadro di “terapie di provata efficacia” continuamente e generosamente profuso dall’informazione. Verificando lo “ stato dell’arte” sul portale del National Cancer Institute e accedendo ahttp://www.nci.nih.gov/cancertopics/pdq/adulttreatment, si può scorrere l'elenco alfabetico relativo ad ogni tipo di neoplasia. Per ogni tipo di tumore e per ogni stadio, il sito del NCI illustra chiaramente l'aspettativa di vita con chirurgia, chemio, radio, terapie biologiche variamente associate. Da questa rassegna emerge il dato che nel tumore inoperabile la chemio è impotente e i tempi di sopravvivenza in queste condizioni sono generalmente limitati ad 1 anno, raramente a 2 anni, e solo difficilmente superano questo limite. La sopravvivenza dei casi oncologici viene presentata come effetto della chemio, mentre non esiste in tutta la letteratura un solo tumore solido guarito unicamente per effetto della sola chemio, senza chirurgia. La controprova sta nella semplice constatazione che i tumori inoperabili non hanno alcuna possibilità di guarire. La conclusione di questa ricerca: nei tumori solidi ( non comprendono le leucemie-linfomi, stretta minoranza delle neoplasie) non ci può essere guarigione senza l’asportazione chirurgica del tumore, oggi pertanto la terapia medica non è in grado di guarire alcun tumore. I protocolli oncologici possono, in certi casi, rallentare il decorso della malattia, ma non portano a guarigione nessun tumore solido. Lentamente, ma progressivamente, si stanno diffondendo questi dati, qualche giornale all’estero sta informando la gente, significativo l’articolo di tre pagine sulla chemioterapia dello Spiegel, uno dei giornali più letti in Germania.

lunedì 3 novembre 2014

Tumori: scoperta l’arma per colpire le cellule malate e salvare quelle sane

scienziatiSfruttare le differenze genetiche fra le cellule tumorali e quelle sane per cure anticancro ‘super-intelligenti’, che abbiano il massimo effetto sui tessuti malati risparmiando quelli sani. E’ il principio della ‘letalità sintetica’, un approccio innovativo al quale è dedicato un articolo pubblicato sul ‘Nejm’, firmato da Alan F. List, presidente e amministratore delegato del Moffitt Cancer Center americano.
La letalità sintetica – spiega List – può bersagliare un’ampia gamma di difetti cellulari, comprese alterazioni nei meccanismi di riparazione del Dna, nel controllo del ciclo cellulare e del metabolismo. Non solo: può essere utilizzata anche per colpire interazioni fra cellule tumorali e cellule sane circostanti – ‘relazioni pericolose’ che possono favorire la sopravvivenza del cancro – così come oncogeni che guidano la nascita di un tumore e sono difficili da attaccare direttamente.

domenica 2 novembre 2014

Psicofarmaci e ricoveri in reparti psichiatrici aumentano l’impulso al suicidio

Psicofarmaci e ricoveri in reparti psichiatrici aumentano l’impulso al suicidio: i dati sconvolgenti di uno studio danese

E’ forse uno degli studi sul suicidio più provocatori di sempre, ma si basa su analisi di dati e di casi. E’ stato pubblicato sulla rivista specializzata Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology, ma nessuno ne ha parlato. Secondo i ricercatori danesi, l’assunzione di psicofarmaci e il ricovero in reparti psichiatrici aumentano notevolmente l’incidenza dei suicidi.

Di Giovanni Fez

A ribadire la validità e la gravità dei dati è Rob Wipond, giornalista americano impegnato per Mad in America. Lo studio danese è in effetti sconvolgente, obbliga a prendere atto di una realtà e a riflettere su di essa. Da sottolineare come anche molti altri studi abbiano messo in evidenza che l’assunzione di psicofarmaci può aumentare fino al 30% il rischio di suicidio, così come si sa che influiscono negativamente la riduzione dell’esposizione alla luce solare e la deprivazione di sonno; in questo caso si parla anche di visite psichiatriche e ricoveri in reparti appositi. I ricercatori dell’università di Copenaghen hanno condotto uno studio a livello nazionale confrontando individui morti per suicidio negli anni tra il 1996 e il 2009 e andando a vedere che tipo di trattamento psichiatrico avevano avuto nell’anno precedente l’atto: nessun trattamento, assunzione di psicofarmaci, contatti con cliniche psichiatriche, visite psichiatriche d’urgenza o ricovero (volontario o coatto) in ospedale psichiatrico. I suicidi erano 2.429, i casi controllo 50.323. I ricercatori hanno concluso che l’assunzione di psicofarmaci nell’anno precedente il suicidio rende quest’ultimo 5,8 volte più probabile; il contatto con una clinica psichiatrica aumenta la probabilità di suicidio di 8,2 volte; visite psichiatriche d’urgenza aumentano la probabilità di 27,9 volte; il ricovero in ospedale psichiatrico aumenta la probabilità per una persona di uccidersi di 44,3 volte.

venerdì 24 ottobre 2014

Paralitico riprende a camminare dopo il trapianto di cellule! E' il primo caso

trapianto di cellule - paralitico camminare indietroNel 2010, Darek Fidyka, un polacco di 40 anni, è stato aggredito a coltellate che lo hanno lasciato paralizzato e senza speranza di camminare di nuovo.
Questo fino a poco tempo. Grazie ad un nuovo trattamento con il trapianto di cellule, Darek acquisita sensibilità nelle gambe e gran parte dei suoi movimenti.
Un gruppo di ricerca presso l’Istituto di Neurologia, University College di Londra, hanno sviluppato un trattamento con cellule prelevate dal sistema olfattivo di Darek, più specificamente le cellule gliali olfattive del bulbo olfattivo, per rigenerare la colonna rimasta rotta.
Il sistema olfattivo è interessante: ogni volta che qualcosa fa odore, le molecole dell’odore entrano in contatto diretto con le cellule nervose, danneggiandole. Le cellule gliali olfattive, o cellule sovrapposte che rivestono le olfattive (OECs) in inglese, forniscono un percorso per le fibre nervose per rigenerarsi.
Prime paralitico-back-walking-dopo-la-cell-trapianto
Uno dei vantaggi di utilizzare proprio il bulbo olfattivo del paziente è che non vi è alcun pericolo di rigetto, e non vi è alcuna necessità di assumere farmaci anti-rigetto. Anche se la procedura non è mai stata utilizzata negli esseri umani, era già stata testato sugli animali.

mercoledì 8 ottobre 2014

L'accumulo di metalli pesanti nell'organismo provoca diabete!

Negli ultimi decenni l'incidenza del diabete è aumentata notevolmente. La maggioranza degli anziani ne soffrono, in forme più o meno gravi. Sotto accusa viene messa l'alimentazione, che sicuramente è un fattore importante; ma alcune ricerche scientifiche hanno evidenziato che l'esposizione a metalli pesanti contribuisce fortemente alla malattia; e gli esami effettuati sulle persone dimostrano che la presenza di metalli pesanti nell'organismo è fortemente aumentata negli ultimi anni... la comunità scientifica dovrebbe indagare seriamente...

Redazione Informatitalia

Cinquant'anni fa, era praticamente sconosciuta.  Ma oggi, il diabete mellito, una malattia metabolica grave, affligge più di 150 milioni di persone nel mondo. 

I ricercatori  Asiatici , dopo aver pubblicato i loro risultati nel 2009, hanno accertato che l'esposizione a metalli pesanti tossici aggiunga un importante contributo,  a questa crescente diffusione  della malattia.

  Le statistiche,rilasciate dai Centri statunitensi per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione (CDC) mostrano che l'insorgenza del diabete sia aumentata di quasi il 50 per cento tra gli anni 1991 e il 2000, lo studio ha esaminato gli effetti dei metalli pesanti in vitro (in provetta) , in vivo (in organismi viventi) e in soggetti umani. 

  I metalli studiati  sono stati lo zinco, l'arsenico, il cadmio, il mercurio e il nichel. Riconoscendo gli ultimi quattro metalli come neurotossine note, i ricercatori hanno confrontato ciò che è già noto sul diabete e come si forma e progredisce all'interno del corpo per esposizione a dosi variabili di metalli pesanti e come il corpo risponde ad essi.  

Sulla base di questa analisi, hanno determinato che l'arsenico, il cadmio, il mercurio e il nichel contribuiscono alla condizione nota come diabete, così come la  mancanza di zinco, un nutriente che aiuta a prevenire i danni da metalli pesanti. "Gli studi che hanno confrontato i livelli di elementi essenziali in tracce in campioni biologici di pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2, con quelli di soggetti di controllo non diabetici,  suggerendo  che la carenza e l'accumulo di alcuni oligoelementi essenziali metallici, possono giocare un ruolo nello sviluppo del diabete mellito. 

loading...
loading...