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mercoledì 18 maggio 2016

Lezione di Umanità: "Loro non vogliono essere come noi"



"... Loro non vogliono una macchina nuova ogni tre anni... 

Non vogliono una casa moderna con cui indebitarsi 
e pagare le tasse per il resto della vita... 
Loro non vogliono essere "educati".. 

Loro non vogliono avere un lavoro...
Non vogliono essere schiavi di una sveglia.
Non vogliono ricevere ordini da un estraneo.
Non vogliono mangiare ogni giorno alla stessa ora.
Vogliono solo essere se stessi perché, a differenza nostra, 
 sanno ancora chi sono... 

...E cosa vogliono

E il modo di vita che vivono è l'unico che vogliono vivere... 
L'unico per cui vale la pena lottare e morire."

Loro sono ancora qui, a reclamare la loro Libertà, dopo un vergognoso sterminio iniziato con la scoperta dell'America di Cristoforo Colombo, e che continua silenzioso ancora oggi...

sabato 21 febbraio 2015

Ardere vivi prigionieri: una storia recente (anche) occidentale

Alcuni esempi del "terrorismo razziale" che si è scatenato negli Stati Uniti dal 1877 al 1950

di Diego Angelo Bertozzi

Il New York Times apre un piccolo squarcio su di una delle tante rimozioni che riguardano la storia della democrazia statunitense (quindi occidentale): la pratica sistematica del linciaggio contro le razze inferiori, accusate sovente di essere agenti patogeni della sovversione dell'ordine costituito. Una macabra via - non certo la sola - per risolvere, attraverso l'esempio e con la tolleranza delle autorità, l'emergere del conflitto di classe.
 
Racconta il giornale: dal 1848 al 1928, veri e propri pogrom di massa hanno portato all'uccisione di migliaia di messicani in Stati come l'Arizona, la California, il Nuovo Messico, il Texas, il Nebraska e l'Wyoming.
 
Nel 1910 in Texas, una folla preleva da una prigione un lavoratore messicano di 20 anni, Antonio Rodríguez, accusato di aver ucciso la moglie di un allevatore: viene legato ad un albero, cosparso di cherosene e bruciato vivo.

venerdì 7 novembre 2014

IDIOCRACY – L’UMANITÀ STA DIVENTANDO SEMPRE PIÙ STUPIDA



IDIOCRACY - L'Umanità sta diventando sempre più stupida
Di Pjmanc - ilfattaccio.org
I RICERCATORI AFFERMANO CHE LA NOSTRA INTELLIGENZA E’ IN DIMINUZIONE, poiché non ne abbiamo più bisogno per sopravvivere. L’umanità diventa sempre più stupida! Lo aveva già profetizzato uno spassosissimo film del 2006, “Idiocracy“, nel quale si descrive l’umanità del 27° secolo dove l’intelligenza ha ceduto il posto alla stupidità più bieca. Ora la conferma arriva da una teoria provocatoria elaborata da un genetista della Stanford University, secondo la quale l’uomo sta perdendo le sue capacità intellettuali ed emotive, dato che la rete di geni che conferisce il potere al nostro cervello è particolarmente vulnerabile alle mutazioni ambientali e sociali. Nella società che abbiamo creato, non c’è più bisogno di creatività e ragionamenti per sopravvivere, quindi l’intelligenza potrebbe diventare qualcosa che inevitabilmente potremmo perdere!Nonostante le scoperte scientifiche e gli avanzamenti tecnologici, l’uomo di duemila anni fa era molto più intelligente di oggi e, almeno da un punto di vista evoluzionistico, sarebbe ormai sul viale del tramonto.
IDIOCRACY -  L'Umanità sta diventando sempre più stupidaA DIRLO E’ GERALD CRABTREE GENETISTA ALLA STANFORD UNIVERSITY (California) che ha condotto uno studio pubblicato dalla rivista Trends in Genetics su come si sia modificato il patrimonio genetico e intellettivo del genere umano. Il responso non è confortante: i nostri giorni migliori sarebbero già passati. Alla base del pensiero di Crabtree, racconta il Guardian, c’è un’idea molto semplice. Ancora prima dell’invenzione dell’agricoltura e della scrittura, quando l’uomo viveva ancora di ciò che riusciva a cacciare, chi compiva un passo falso semplicemente soccombeva alle dure leggi della natura. Ad andare avanti e a riprodursi erano i più forti e più intelligenti. Oggi però non è più così. Con tutta probabilità, la nostra forza intellettuale ha cominciato a calare proprio con l’invenzione dell’agricoltura e con il sorgere delle prime comunità stanziali. Spiega Crabtree: “Un cacciatore che non riusciva a procacciarsi il cibo o un rifugio moriva insieme alla sua progenie, mentre oggi un funzionario di Wall Street che commette un errore concettualmente simile riceverà comunque un bonus finanziario e probabilmente verrà considerato un potenziale partner da più donne. La selezione estrema è una cosa che appartiene al passato”. E quindi, in quale tempo si colloca l’apice dell’umanità? Crabtree non ha dubbi: dopo aver studiato il corredo genetico degli uomini nelle varie epoche, è emerso che l’uomo avrebbe subito numerose variazioni negli ultimi 3.000 anni: una spirale discendente che ha portato l’umanità verso un progressivo e ineluttabile istupidimento genetico nell’arco di 120 generazioni.
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