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sabato 18 giugno 2016

AGGIORNAMENTO SUI VERI PADRONI DELL'UNIVERSO




DI PEPE ESCOBAR
facebook.com

Questo è un estratto del mio articolo sul Bilderberg, il quale è misteriosamente scomparso mentre si dirigeva verso la Strategic Culture Foundation (tutti sembrano essere spariti, provo a contattarli da lunedì). Vi darò un assaggio qui su facebook. sono cose GROSSE. Pochi atlanticisti - ma non di grosso peso - hanno notato cosa è successo al piano del CEO di JP Morgan Chase Jamie Dimon circa la creazione di un codice corpontamentale per i CDA delle aziende statunitensi, per una governance virtuosa. NULLA. NADA. ZICH.

L'idea è stata praticamente scartata dal fondo da 2.2 trilioni di dollari Fidelity. Fidelity (CEO: Abigail Johnson), BlackRock (CEO: Larry Fink), Capital Group (CEO: Tim Armour) e Vanguard (CEO: Bill McNabb) possiedono quote di tutte le maggiori banche che compongono la FED, oltre che di innumerevoli grandi corporations. In breve, queste Big Four controllano la FED stessa, così come il cuore delle imprese occidentali.
Sono in prima linea tra i Signori dell'Universo - o come li definiva Adam Smith, nel lontano 1776, i "signori dell'umanità".
Trasparenza? Questi sono addirittura meno trasparenti del Bilderberg. E vogliono che lo status quo resti tale.

Pepe Escobar
Fonte: www.facebook.com
Link: https://www.facebook.com/pepe.escobar.77377/posts/10154192275521678?pnref=story


Fonte: comedonchisciotte.org

mercoledì 7 gennaio 2015

100 MILIARDI DI PIANETI SOLO NELLA VIA LATTEA

Secondo il calcolo di un gruppo di ricercatori del Caltech, solo nella nostra galassia ci sarebbero circa 100 miliardi di pianeti, in media uno per ogni stella. Ma la stima potrebbe essere al ribasso. La grande maggioranza stanno però in sistemi molto diversi dal nostro.

Che siano tanti, ce ne eravamo accorti. Se non altro perché il satellite Kepler della NASA, da quando è in orbita, non fa che scoprirne uno dopo l’altro. Ma i pianeti extrasolari sarebbero almeno 100 miliardi solo nella nostra galassia, e quindi svariati miliardi di miliardi nell’Universo, secondo una stima pubblicata suAstrophyisical Journal da un gruppo di ricercatori guidato da Jonathan Swift del California Institute of Technology (Caltech). Al punto che la presenza di un sistema planetario attorno a una stella andrebbe considerato la norma, piuttosto che l’eccezione.

Swift e i suoi colleghi sono arrivati a questa conclusione studiando un sistema di 5 pianeti attorno a una stella identificata come Kepler 32 (appunto perché, manco a dirlo, è stata scoperta usando gli “occhi” del satellite Kepler). La stella è una nana di tipo M, un tipo di stella che costituisce più o meno i tre quarti delle stelle della nostra galassia. Due pianeti in orbita attorno a questa stella era già noti, ma il team del Caltech ne ha confermati altri tre (tutti e cinque sono di dimensioni simili alla Terra, e orbitano abbastanza vicino alla stella), studiando poi questo sistema nel suo complesso e confrontandolo ad altri scoperti da Kepler. Si tratta di un sistema particolarmente prezioso per gli astronomi, perché l’orientamento delle orbite dei pianeti è tale che tutti e 5 i pianeti oscurano parzialmente la luce della stella quando passano tra essa e il telescopio. In questo modo i ricercatori possono stimare con precisione dimensioni e periodo orbitale di tutti e 5 i pianeti.

domenica 4 gennaio 2015

Un fisico: "Civiltà su Marte distrutta da attacchi nucleari"

marte-oceani
L’ANTICA CIVILTÀ MARZIANA È STATA SPAZZATA VIA DA UN ATTACCO NUCLEARE ALIENO: LA SORPRENDETE TEORIA DI UN FISICO DEL PLASMA
Quella che potrebbe sembrare l'idea di un romanzo fantascientifico, in realtà è la teoria del dottor John Brandenburg, un fisico del plasma: su Marte esisteva una civiltà fiorente, poi spazzata via da un attacco nucleare da parte di un invasore alieno. Lo scienziato afferma di aver trovato le prove di due esplosioni nucleari sulla superficie del pianeta. Poi mette in guardia i terrestri: anche la Terra potrebbe subire la stessa sorte di Marte.
[Daily Mail] Coloro che parteciperanno sabato prossimo al convegno annuale dell’American Physical Society potrebbero rimanere un po’ sorpresi, dato che in quella sede il dottor John Brandenburg, fisico del plasma, presenterà la sua sconcertante teoria.
Secondo Brandenburg, gli antichi abitanti di Marte, conosciuti come Cydoniani e Utopiani, furono spazzati via da una serie di esplosioni nucleari provocate da un’altra razza aliena, e le prove del genocidio sarebbero visibili ancora oggi.
I prodromi della teoria di Brandenburg risale al 2011, quando lo scienziato ipotizzò che il tipico colore rosso di Marte potesse essere dovuto a delle esplosioni termonucleari di origine naturale.
“L’alta concentrazione di Xenon-129 in atmosfera, la presenza di Krypron-80 e l’eccessiva abbondanza di uranio e torio riscontrata sulla superficie, rispetto ai meteoriti di Marte, ci dice che il pianeta è stato oggetto di massicci eventi radiologici, i quali hanno creato grandi quantità di isotopi e coperto la superficie con un sottile strato di detriti radioattivi. Queste anomalie possono essere la conseguenza di due grandi esplosioni nucleari anomale avvenute nel passato di Marte”, scrive Brandenburg su Journal of Cosmology and Astrophysics.

venerdì 2 gennaio 2015

Per il 2015 un cielo spettacolare, Con 3 comete, la superluna rossa, un’eclissi di Sole e stelle cadenti

Il cielo del 2015 promette di essere pieno di sorprese, con ben 3 comete forse visibili anche ad occhio nudo, una superluna rossa, un’eclissi di Sole e spettacolari piogge di stelle cadenti.
Ad aprire la serie degli spettacoli è la cometa C/2014 Q2 Lovejoy, che si è affacciata nei cieli italiani a Natale ed è visibile anche ad occhio nudo, spiega l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma. Il 7 gennaio la Lovejoy raggiungerà la minima distanza dalla Terra, pari a 70 milioni di chilometri, e a metà mese è previsto il massimo di visibilità perché sarà alta sull’orizzonte. Le faranno compagnie le stelle cadenti Quadrantidi, che raggiungeranno il picco il 4 gennaio.

Per il 24 gennaio si prevede una tripla eclissi su Giove da parte delle sue lune Io, Callisto, ed Europa. Osservare l’evento dall’Italia non sarà facile e per ammirare lo spettacolo sarà necessario avere a disposizione un orizzonte libero.
In 6 febbraio Giove continuerà a dare spettacolo perchè sarà in opposizione al Sole e quindi al meglio della sua visibilità.
Per il 20 marzo un’eclissi di Sole sarà totale nell’Artico e parziale al 60% dall’Italia, mentre il 4 aprile la Luna sarà la protagonista del cielo con un’eclissi totale, purtroppo invisibile dall’Europa.
Il 23 maggio sarà la volta di Saturno, in opposizione al Sole, e il 5 giugno Venere sarà al massimo della sua visibilità serale. Sempre in giugno potrebbe essere visibile ad occhio nudo anche la cometa C/2014 Q1 PanSTARRS.

lunedì 29 dicembre 2014

Scienziati scoprono scudo energetico stile "Star Strek" attorno alla Terra

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Alcuni scienziati hanno scoperto qualcosa di veramente notevole nell’atmosfera terrestre: uno scudo invisibile, a circa 11587 chilometri, sopra la Terra, una “corazza” che gli scienziati stanno paragonando ai campi di forza (o scudo deflettore) del film Star Trek.


Secondo il sito “Colorado.Edu” questo scudo è stato scoperto nelle fasce di Van Allen, due anelli a forma di ciambella sopra la Terra che sono pieni di elettroni ad alta energia e protoni. Ricordiamo che le fasce di Van Allen si gonfiano e si restringono in risposta ai disturbi di energia in arrivo dal Sole.

Le fasce di Van Allen sono state scoperte nel 1958 e tuttavia gli scienziati hanno individuato solamente due cinture, una interna e l’altra esterna che si estendono fino a 40233 chilometri circa sopra la superficie terrestre. Il dottor Baker, autore principale di questo studio, ha dichiarato che è come se gli elettroni si trovassero in una parete di vetro nello spazio. 

venerdì 26 dicembre 2014

SKA ANDRÀ A CACCIA DI VITA ALIENA CON ANTENNE 50 VOLTE PIÙ SENSIBILI



Rappresentazione artistica della ricerca di molecole complesse in un disco protoplanetario
Rappresentazione artistica della ricerca di molecole complesse in un disco protoplanetario

Il network di radiotelescopi più grande del mondo potrebbe essere in grado di trovare segnali anche più deboli rispetto a quelli che l’uomo è in grado di rilevare ora. Le numerose antenne che verranno costruite nei prossimi anni saranno 50 volte più sensibili rispetto agli strumenti a disposizione oggi.

Di Eleonora Ferroni


Quando pensiamo alla vita aliena su altri pianeti tutti noi ci aspettiamo omini verdognoli scendere da un’astronave con delle strane pistole laser minacciose. In realtà i ricercatori impegnati nel progetto SETI (Search for Extra-Terrestrial) e in altre ricerche simili puntano a trovare – un giorno speriamo non troppo futuro – prove di vita microbiotica su altre terre e non solo. I mattoni della vita potrebbero trovarsi anche sulle comete (Philae e Rosetta potranno dirci di più in merito), nelle nebulose oppure nello spazio interstellare. Per adesso è ancora tutto avvolto nel mistero, ma fra qualche anno lo Square Kilometre Array (SKA) sarà lo strumento giusto per i ricercatori. Si tratta del più grande network di radiotelescopi del mondo e che vedrà i primi risultati scientifici tra il 2020 e il 2025.
Di recente un team internazionale di esperti ha pubblicato su arXiv.org uno studio su come SKA darà la caccia agli “alieni” usando i suoi diversi strumenti (50 volte più potenti di altri utilizzati oggi) e coinvolgendo numerosi programmi sperimentali (non solo SETI).  Le antenne che faranno parte dei diversi array di SKA (dislocate tra Australia e Sudafrica) saranno in grado di rilevare segnali radio anche estremamente deboli provenienti da mondi lontani ampliando notevolmente le possibilità di ricerca di tracce di forme di vita. Gli astrobiologi utilizzeranno SKA per cercare gli amminoacidi, i mattoni della vita (di cui siamo fatti anche noi terrestri), su pianeti che si ritiene siano nella zona abitabile del loro sistema (una zona attorno alla stella madre in cui l’acqua è allo stato liquido), basandosi sulle loro “firme” spettrali a frequenze specifiche.

mercoledì 24 dicembre 2014

PIOGGIA RADIOATTIVA DI ROTTAMI SPAZIALI SULLA TERRA

di Gianni Lannes - Come se non bastassero le scie chimiche di aerei fantasma, l'aria è inquinata anche dalla ricaduta sul pianeta Terra di scarti nucleari (scorie e rifiuti) messi in orbita dalle super potenze. Lo Spazio orbitale - una fascia compresa fra i 250 e i 36.850 chilometri di altezza - è ormai una discarica nucleare che ricade sul globo terrestre.

Da quando nel 1957 l’Unione Sovietica mise in orbita lo Sputnik, conquistando il primo biglietto verso lo spazio, la presenza nel cosmo di rottami d’ogni genere è cresciuta a livello esponenziale. Tanto che oggi si possono contare intorno al nostro pianeta circa 4 mila satelliti di cui solo il 6 per cento è attivo. Mentre nelle regioni più remote del sistema solare continuano a vagare oltre 200 sonde interplanetarie. Addirittura una sessantina di satelliti russi alimentati ad energia nucleare ormai disattivati e alla deriva perdono liquido refrigerante. 

Nell’atmosfera terrestre, infatti, sono state scoperte da un gruppo di ricercatori della Nasa circa 80 mila sferette di sodio radioattivo grandi un centimetro, ed oltre 3 milioni di goccioline superiori al millimetro che ci stanno lentamente piovendo addosso. Non è tutto: ci sono anche i Cosmos: i satelliti dell’ex Urss, alimentati con generatori termoelettrici a radioisotopi di plutonio (Rtg), che hanno provocato - almeno ufficialmente - due situazioni di emergenza. Nel 1978 ne cadde uno (Cosmos 954) nel Nordovest del Canada impegnando anche gli USA in un vasto programma di recupero. Nel 1983 invece scattò l’allerta, in Italia, poiché uno di questi modelli scese in picchiata sull’Atlantico dieci minuti dopo aver sorvolato la Lombardia. 

domenica 2 novembre 2014

I 10 pianeti dell'universo conosciuto più simili alla terra


La NASA ha divulgato un piccolo catalogo contenente la lista dei pianeti extrasolari potenzialmente adatti ad ospitare la vita: questi “esopianeti” o pianeti extrastellari sono così denominati perché situati al di fuori del nostro sistema solare ed orbitanti intorno ad una stella diversa dal nostro Sole.
Ad oggi, il numero degli “esopianeti” conosciuti e confermati ha raggiunto quota 1821 mentre 1135 sono i sistemi solari individuati, molti dei quali multipli.
Tra questi pianeti potenzialmente adatti ve ne sono una “decina” che hanno, rispetto a tutti gli altri, maggiori potenzialità e quindi probabilità di ospitare la vita.
Vediamo, nel dettaglio, quali sono:

KEPLER-186F


E’ l’esopianeta più simile alla Terra trovato nella cosiddetta “fascia abitabile” della sua stella ospite. Situato a circa 490 anni luce da noi è poco più grande del nostro pianeta e probabilmente formato da rocce.

GLIESE-581G

Il colosso giapponese: "Nel 2050 andremo nello spazio in ascensore"


Non è fantascienza (anche se sembra all’altezza delle migliori fiction) ma una probabile realtà del prossimo futuro.

Il colosso industriale giapponese Obayashi ha annunciato alcuni giorni fa di poter costruire, entro il 2050, un vero e proprio ascensore spaziale che ci porterà fuori dell’atmosfera. Lungo 96 mila chilometri sarà alimentato da motori magnetici che faranno muovere apposite navette robot, piene di merci e persone, verso una stazione spaziale di nuova generazione che sarà raggiungibile in circa una settimana.

Secondo questo gigante delle costruzioni, non si tratta di fantasie ma di una realtà che sarà resa possibile grazie ad innovative nanotecnologie basate sul carbonio. Attraverso queste nuove tecnologie sarà possibile infatti creare cavi di trazione lunghissimi e soprattutto più resistenti dell’acciaio: “Stiamo studiando la questione per capire quali meccanismi siano necessari per ascendere, ad altitudini diverse, nello spazio e quali sia il miglior sistema frenante

venerdì 31 ottobre 2014

La più grande macchia solare degli ultimi 25 anni spaventa gli scienziati

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Le ultime news sulla macchia solare "monstre". Allerta in vigore per la terra
La regione attiva ora copre 2750/1000000 del disco solare, una superficie equivalente alla superficie di 33 pianeti Terra. E 'così grande che gli osservatori del cielo  la stanno vedendo ad occhio nudo quando il sole è oscurato da nubi basse o da nebbia fitta:
Barry Freas ha scattato la foto in figura il 26 ottobre da Red Hill, Kentucky. "E 'stata una mattina molto nebbioso," dice. "AR2192 è stato notevole."
Le grandi macchie solari tendono a produrre forti eruzioni dalla superficie solare, e AR2192 non fa eccezione.  Negli ultimi tre giorni  ha scatenato ben 3 brillamenti X-classe ( i più intensi) e 8 flares di classe M. La più intensa di queste esplosioni di materia solare ha causato black-out nelle comunicazioni radio HF e altri disturbi di comunicazione sul lato diurno della Terra.

mercoledì 29 gennaio 2014

Il mistero della (presunta) base aliena sulla luna (Foto, Video)


Da Huffingtonpost.it

Il canale YouTube "Wowforreeel", dedicato principalmente alla pubblicazione di video che testimoniano presunti avvistamenti di UFO, analizza l'ennesimo mistero extraterrestre: sulla Luna ci sarebbe una base aliena. L'ipotesi è stata formulata dopo aver scovato, grazie a Google Moon, lo strumento dell'azienda di Mountain View che consente di esplorare vaste aree del pianeta, uno scintillante triangolo che non sembrerebbe avere niente a che fare con la superficie lunare circostante.
“È soltanto uno strano cratere - ci si chiede nelle ultime ore sul web - O potrebbe essere qualcos'altro? Magari una nave spaziale oppure l'ingresso di una base aliena". Dall'analisi delle immagini l'oggetto "non identificato" in questione dovrebbe avere una base di 125 metri e un'altezza di circa 90 metri. Curiosi i sette puntini che si intravedono sotto il triangolo, che tra l’altro presenta un curioso (poiché preciso) angolo di 90°. Tutti indizi che lascerebbero pensare a una "costruzione" e non a una particolare conformazione del terreno. Sul web, inoltre, fanno notare come la strana “apertura” individuata sulla Luna sia molto simile, per forma e dimensione, a una cavità “sospetta” trovata dai navigatori in Antartide grazie a Google Earth.


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