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giovedì 19 marzo 2015

ALLUCINANTE: dovremo dichiarare i prestiti tra familiari all'Agenzia delle Entrate!!!

Non basterà più un accordo verbale tra le parti, ma ogni trasferimento privato di denaro andrà giustificato anche al Fisco

In tempi di crisi non sono pochi i genitori che offrono sostanziosi aiuti economici ai figli per permettere loro di comprare una casa, un'auto o avviare un'attività. Tuttavia da oggi non basterà più dire "me li hanno dati i miei": quando si riceve una somma di denaro da un parente, la si dovrà dichiarare all'Agenzia delle Entrate.
La ragione ovviamente sta nel certificare la provenienza del denaro, per evitare che il Fisco individui la somma come "denaro in nero" e vi venga a chiedere di pagare delle tasse su questi capitali. Questa non è una novità, bensì una conseguenza dell'applicazione del redditometro, capace di monitorare il volume di spesa dei contribuenti e, grazie all'anagrafe tributaria, anche ogni movimentazione bancaria in entrata o in uscita dal conto corrente.

giovedì 25 dicembre 2014

EQUITALIA MULTATA! "Equitalia, questa volta paghi tu!"


"Quante volte vi è capitato? Un ente statale, dall'agenzia delle entrate passando per il comune, dall' INPS fino all'Università, vi scrivono per chiedervi dei soldi. Importi non pagati, presunti tali, alle volte giusti, ma con interessi sballati. Ogni volta un tuffo al cuore. Se devi pagare tu, loro pretendono che sia rapido. "Saldare entro 30 giorni" , "Saldare immediatamente". Ma spesso sono loro a sbagliare nel notificare una multa, una tassa, una "cartella" di pagamento. E allora tu devi cominciare con denuncia, avvocati, tribunale, corte dei conti e magari TAR e consiglio di stato. E spesso il solo reclamo ti costa più del pagamento.

Diventa una sorta di estorsione. Estorsione di stato. Insomma quando i soldi li devi sborsare tu devi muoverti! Quando devono sborsarli loro c'è sempre tempo. Oggi analizziamo una serie infinita di irregolarità nei contratti dei messi notificatori di Equitalia. Alle 9 con i parlamentari Roberto Fico, Mattia Fantinati, Daniele Pesco, Carla Ruocco, Alessandro Di Battista e i sardi Emanuela Corda e Nicola Bianchi, saremo alla sede di Cagliari per notificare una cartella da 7 milioni di euro di contributi statali evasi/elusi. Vediamo come si comportano.
Cara Equitalia, questa volta paghi tu!!"

Carlo Sibilia, M5S Camera


Fonte: beppegrillo.it


lunedì 20 ottobre 2014

La Corte Costituzionale dice STOP all'inquisizione del bancomat!

Stato di inquisizione fiscale: usare il bancomat non è più reato. La Corte Costituzionale ha deciso di FERMARE lo SCANDALO indecente secondo il quale chi prelevava i soldi con il bancomat doveva DIMOSTRARE COME HA SPESO I SOLDI, e nel caso non ci riuscisse, veniva considerato un EVASORE FISCALE!!! Proprio così: anche se i soldi disponibili sul conto corrente erano frutto di lavoro ben rendicontati e dimostrati, chi prelevava doveva essere in grado di dimostrare come e dove aveva impiegato i soldi utilizzati...

Molte persone, in particolare chi riceve lo stipendio con bonifico, ha l'abitudine di prelevare con bancomat: dopotutto prelevare agli sportelli della propria banca è gratuito, e questo evita di perdere tempo per recarsi in banca, fare la fila, etc: oltretutto per chi lavora spesso è impossibile recarsi allo sportello. 

Ebbene chi prelevava soldi per le spese di tutti i giorni - mettere benzina, fare un po' di spesa, comprare sigarette, ricaricare il telefonino, dare la paghetta al figlio rischiava di essere tacciato di evasore, anche perché quasi nessuno conosceva queste dinamiche, inoltre a chi verrebbe mai in mente di conservare gli scontrini per ANNI?!?

L'UNICO GIORNALE AD AVER PARLATO DELLA VICENDA è "IL GIORNALE": DI SEGUITO VI PROPONIAMO L'ARTICOLO USCITO OGGI, A CURA DI NICOLA PORRO

Staff nocensura.com
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Usare il bancomat non è più reato
Chi prelevava contanti doveva dimostrare nel dettaglio a chi erano andati i soldi. Se non ci riusciva era considerato per legge un evasore

Di Nicola Porro - ilgiornale.it

Negli ultimi 10 anni esagerare con il Bancomat era davvero rischioso. Non tanto perché si rischiava di finire in rosso in banca, quanto perché si era certi di finire soffritti dall'Agenzia delle entrate. Facciamo un passo indietro.

Gli uomini di Attilio Befera (oggi è stato sostituito come ben sapete da Rossella Orlandi) nei confronti dei tanto odiati lavoratori autonomi, e in particolare dei professionisti, si erano dotati di un bazooka. Chiunque dal primo gennaio del 2005 si fosse permesso di utilizzare il Bancomat avrebbe dovuto dimostrare a chi erano destinati i contanti. Una roba da pazzi. Ma credeteci, vera. In caso di accertamento, gli uomini del fisco si presentavano dal lavoratore con un foglio elettronico con su scritti tutti i Bancomat e prelievi cash fatti negli ultimi cinque anni.

In modo del tutto arbitrario sostenevano che una percentuale potesse essere giustificata dal tenore di vita e dalle spese più spicce (sigarette, caffè, mance che si possono presumere pagate in contanti), ma sul resto era necessaria una prova dell'utilizzo da parte del povero contribuente. Una prova chiaramente diabolica. Ma ancora più diabolico era l'atteggiamento del fisco.

mercoledì 15 ottobre 2014

«Evadere non è un reato grave»: Condannato a risarcire un milione per questa frase!

A cura di AR - nocensura.com

Un imprenditore è stato condannato dal tribunale di Vicenza a risarcire con 1.000.000 di euro l'Agenzia delle Entrate per aver affermato che «Evadere non è un reato grave» !!!

Proprio così.

Quando l'ho letto credevo si trattasse di una delle tante bufale che circolano sul web, invece è tutto vero. La notizia è stata riportata dal quotidiano "Il Gazzettino".

L'imprenditore del settore conciario di Arzignano durante un'intervista televisiva ha rilasciato la vituperata affermazione, che più volte abbiamo sentito pronunciare ai nostri politici. Ma l'Agenzia delle Entrate lo ha denunciato per "danni d'immagine" e si è costituita parte civile, e il tribunale ha ritenuto fondata la denuncia, condannando l'uomo con una sentenza che ha effetto immediato.

Non si capisce come possa un'affermazione del genere danneggiare l'immagine dell'Agenzia delle Entrate: non si tratta di un'offesa, ma di un pensiero che - giusto o sbagliato che possa essere - di fatto è e resta un'opinione personale.

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