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martedì 7 giugno 2016

Paghiamo cari i Limoni dal Cile e facciamo marcire quelli della Sicilia (i migliori del mondo)!



Paghiamo cari i Limoni dal Cile e facciamo marcire quelli della Sicilia (i migliori del mondo)!


Sembra un paradosso, ma è così. I limoni li abbiamo in Italia, ma preferiamo farli arrivare da altri Paesi. La crescita, in questo senso è esponenziale.
“La realtà dei fatti – commenta Coldiretti – è che, dati alla mano, oltre il 25 per cento dei limoni consumati in Italia è di importazione. Se nel 1995 l’Italia importava 17,8 milioni di chilogrammi di limoni, oggi le importazioni sono arrivate a superare i 103 milioni di chilogrammi. La produzione nazionale, nello stesso periodo, da poco meno di 700 milioni di chilogrammi è crollata a poco più di 300 milioni di chilogrammi, sotto i colpi di prezzi troppo bassi e delle importazioni“, conclude Coldiretti.
E le aziende siciliane, dove in Italia ci sono i limoni, muoiono:
Fra il 2000 e il 2010 ha chiuso i battenti più del 40% delle aziende agricole in Sicilia, che produce l’85% dei limoni italiani. La “riviera dei Limoni”, che attraversa Aci Castello, Acitrezza, Giarre e Roccalumera non fa eccezione: dai 6mila ettari e 135mila tonnellate del 2009 ai 5mila ettari e 120 mila tonnellate del 2011.”

E alcuni siciliani commentano: “Qui in Sicilia i limoni restano sugli alberi e poi marciscono non li raccolgono nemmeno perché li vogliono pagare pochissimo e i contadini non recuperano neanche le spese. Però poi li importiamo per fare arricchire le altre nazioni. Bravi!”
Come riporta la Repubblica di Palermo: “Limoni a 7 centesimi al chilo, i produttori li lasciano sugli alberi. Settanta chilometri di distese di limoneti disegnano la costa tra Catania e Messina. Hanno creato nell’immaginario collettivo l’iconografia della Sicilia, ma tra pochi anni di quegli alberi potrebbe non restare traccia. Ai contadini che producono nel tratto di terra che attraversa Aci Castello, Acitrezza e Giarre, fino a Roccalumera, non conviene più coltivare i limoni, perché i costi per produrli sono arrivati a superare i ricavi della vendita: sette centesimi per un chilo, contro i tredici che costa raccoglierli. E così migliaia di tonnellate di frutti rimangono a marcire sui rami. E si preferisce rincarare e guadagnare su quelli stranieri che importiamo a basso costo.”
Che dire! Come sempre il mio consiglio è di comprare frutta e verdura locale, non trattata. Non affidiamo le nostre scelte e la nostra salute ai grandi business che cercano solo il guadagno senza scrupoli, a qualunque costo.
 


venerdì 17 ottobre 2014

Sanzioni alla Russia, ecco i numeri di un disastro


RUSSIA, L'ITALIA E' (ERA) IL 2° PARTNER COMMERCIALE D'EUROPA (53,8 MLD USD) E IL 4° AL MONDO: ECCO IL DISASTRO SANZIONI

Putin giunto a Milano ieri in serata per il vertice Asem, più tardi rispetto al previsto a causa della precedente tappa a Belgrado, era tra gli invitati della cena di Gala offerta del presidente della repubblica italiana Giorgio Napolitano. Ha visto successivamente Silvio Berlusconi, nella casa dell'ex presidente del consiglio in via Rovani a Milano, e prima ancora Merkel.

"Al termine del programma ufficiale della giornata di ieri, Putin si è fermato a far visita al suo vecchio amico Berlusconi", ha detto Peskov, precisando che la parentesi si è tenuta su invito di Berlusconi.

Sul viaggio milanese di Vladimir Putin, nei colloqui con i leader italiani, "particolare attenzione è rivolta alle prospettive per la cooperazione economica", in base a quanto ufficializzato dal Cremlino. Oltre agli incontri con Giorgio Napolitano e Matteo Renzi, e al faccia a faccia con Angela Merkel, non sono moltissimi i nomi che compaiono nel programma ufficiale: Putin vede ovviamente il collega ucraino Petro Poroshenko ed è previsto un bilaterale anche con il cancelliere austriaco Werner Faymann.

domenica 28 luglio 2013

Ministero Esteri: Prestiti agevolati alle aziende che delocalizzano

Anziche' sostenere e incentivare le imprese in Italia il governo pensa ad agevolare le imprese italiane che delocalizzano: praticamente con i soldi che prelevano alle aziende che restano in Italia si aiutano quelle che sottraggono posti di lavoro...

Redazione Informati

Rilanciare lo strumento dei crediti agevolati alle imprese italiane che intendono creare joint ventures con imprese locali nei Paesi in via di sviluppo: e’ quanto deciso dal Comitato direzionale per laCooperazione allo sviluppo della Farnesinaper venire incontro e coniugare le attivita’ a favore dei Paesi in difficolta‘ con la necessita’ di internazionalizzazione delle aziende italiane in un momento in cui, a causa della crisi economica, le risorse a disposizione sono sempre meno.
Lo strumento dei crediti agevolati, dopo aver conosciuto un boom nel corso degli anni ’90, ha subito un declino negli ultimi anni. Per rilanciarlo, il ministero degli Esteri ha approvato alcune modifiche, tra cui l’aumento del numero dei paesi eleggibili ai fini di tale credito, che passano da 29 a 95, includendo quelli a basso/medio reddito, altamente indebitati e meno avanzati.
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