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lunedì 11 luglio 2016

Anche la Toscana dice “no” alle sanzioni antirusse, la lotta continua



La reazione a catena continua, una regione italiana dopo l’altra dice “no” alle sanzioni alla Russia, che danneggiano le imprese del Paese. Ora tocca alla Toscana, dove in Consiglio regionale la risoluzione contro le sanzioni è stata approvata all’unanimità.



La Toscana, seppur governata dal Partito Democratico, lancia un forte messaggio a Roma e si aggiunge al coro delle regioni che esercitano pressione sul governo Renzi per eliminare le misure restrittive contro Mosca.
Rispetto a Germania e Francia, l'Italia ha visto un fenomeno tutto particolare: le regioni, Veneto e Lombardia fra quelle più colpite dall'embargo, una dopo l'altra reagiscono e prendono in mano la situazione. Quale sarà la prossima regione? Quali effetti a livello nazionale si potranno raggiungere? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Manuel Vescovi, primo firmatario della risoluzione, presidente della Lega Nord nel consiglio regionale della Toscana.
— È stato approvato il testo della risoluzione sulle sanzioni alla Russia. Manuel Vescovi, che cosa chiedete al governo?
Manuel Vescovi, presidente della Lega Nord nel consiglio regionale della Toscana
— Io sono il primo firmatario della risoluzione, poi abbiamo concordato il testo con tutte le forze. È da notare che il testo è passato all'unanimità. La risoluzione impegna la Regione Toscana a fare pressione sul governo italiano affinché l'embargo contro la Russia si elimini. Queste sanzioni stanno provocando un danno alle nostre aziende ed è una follia. È come se io mi tagliassi le mani se mangio troppo. Siccome ho tanta fame, mi taglio le mani, è una pura follia.
Proprio per questo, secondo noi, quest'Europa va cambiata, deve essere un'Europa dei popoli e non dei burocrati. L'Italia aveva ottimi rapporti commerciali con la Russia, il governo italiano sta completamente sbagliando linea secondo me, come l'Unione europea. Renzi, che è una persona non eletta da nessuno come presidente del Consiglio ed è un nominato, si guardi un po'attorno e capisca che oggi l'economia italiana e quella russa devono poter commercializzare.
— Ormai sono quattro le regioni italiane che hanno approvato una risoluzione contro le sanzioni alla Russia. Solo in Italia c'è stata questa reazione a catena. Secondo voi riuscirete a coinvolgere altre regioni ancora?
— Secondo me sì. Il Veneto, la Lombardia e la Liguria hanno fatto una risoluzione più forte, noi abbiamo dovuto adeguarla perché qui governa il Pd di Rossi, che ha delle visioni diverse da Renzi. Il testo è stato adeguato quindi, ma è passato.
Tenere distante la Russia è una follia, perché la Russia non starà ferma, guarderà ad altri mercati. Perdere questi rapporti di buon vicinato, anche culturali oltre che commerciali è folle. Speriamo che le regioni continuino ad esercitare questa pressione sul governo di Roma affinché l'Europa faccia qualcosa.
— A livello nazionale quali sono i suoi auspici? Queste risoluzioni alla fine che risultato otterranno?
— Il mio auspicio è che Renzi vada a casa e che il nuovo governo instauri con la Russia un rapporto ancora più stretto. Bisogna costruire dei ponti con la Russia, come abbiamo scritto nella risoluzione, perché è una potenza mondiale vicina a noi. Il governo italiano sta facendo un grosso danno all'Italia.
— Quali danni ha subito la Toscana per le sanzioni antirusse?
— Le perdite sono state molto importanti. La Toscana aveva tutto l'abbigliamento, il settore del food, il manifatturiero legato alla Russia. Le nostre aziende ci hanno rimesso tantissimo. Ho sentito recentemente gli operatori turistici che lamentano sempre meno presenze russe anche sulle nostre coste.
Renzi non ha mai fatto impresa nella sua vita, non capisce le sofferenze delle imprese. Non avendo mai fatto attività di impresa non capisce questi problemi, ma le aziende falliscono. Diverse aziende stanno aprendo in Russia, l'economia italiana però ci perde. La Russia dal canto suo si guarda attorno e vede altri mercati. Chiudendo questi canali è anche difficile poi riaprirli.
La Russia è un partner fondamentale per la Toscana: nel turismo, nell'interscambio di merci, ma anche nella cultura. Un partner che non dobbiamo perdere.


domenica 1 febbraio 2015

Marijuana nella ricetta del medico, si parte anche in Italia



Da retenews24.it 

Sarà la Toscana la prima regione a ottenere il via libero nella corsa alla cannabis terapeutica, il medicinale per il trattamento di vari tipi di dolore difficili da domare. La legge che introduce la rimborsabilità del più antico degli stupefacenti è di oltre due anni fa. Solo a settembre però sono state approvate le delibere attuative che ampliano la rosa delle patologie e semplificano le procedure. In questi giorni, ultimo atto prima del passaggio alla pratica, verranno approvate dalla commissione Sanità piccole modifiche tecniche. La cannabis sarà prescritta anche dai medici di famiglia in presenza di un piano terapeutico degli specialisti e distribuita da tutte le farmacie, comprese le pubbliche. Il passo successivo sarà poter utilizzare l’erba coltivata e incapsulata a livello nazionale negli stabilimenti dell’Istituto chimico militare di Firenze. Cannabis terapeutica di Stato, secondo l’accordo firmato a settembre dalle ministre Lorenzin (Salute) e Difesa (Pinotti). Le serre sono già pronte, il tavolo tecnico previsto dal decreto ha cominciato a lavorare. Il via alla messa a dimora delle piantine entro l’anno, all’inizio in via sperimentale. Ora i barattolini di infiorescenze (il Bediol) vengono importati dall’Olanda a caro prezzo. L’acquisto da parte delle Asl è complicato oltre che oneroso. E proprio ieri l’Associazione Luca Coscioni ha denunciato la sospensione delle importazioni: «C’è il concreto rischio che i pazienti debbano rinunciare all’unico cannabinoide prescrivibile per alcune patologie anche pediatriche». È partita un’interrogazione parlamentare alla Lorenzin.

mercoledì 24 dicembre 2014

Consigliere regionale toscano denuncia geoingegneria.Minacciato di morte

Gabriele Chiuli


Scie chimiche, Chiurli: “L’Arpat svolga uno studio”. Polemiche in rete e minacce per il consigliere

Far svolgere ad Arpat, l’Agenzia regionale per l’ambiente della Toscana, uno studio per appurare la natura delle cosiddette scie chimiche, rilasciate dagli aerei in volo. E’ la richiesta lanciato da un convegno organizzato oggi in Consiglio regionale della Toscana dal consigliere Gabriele Chiurli (Gruppo misto). L’incontro, ha spiegato Chiurli, ha sollevato polemiche su internet, tanto che il consigliere toscano ha anche ricevuto minacce di morte sul suo profilo Facebook. Chiurli ha anche presentato una mozione per impegnare la Regione a far svolgere lo studio all’agenzia sulle scie chimiche nei cieli della Toscana. “La scelta di svolgere questo convegno deriva da precise istanze dei cittadini. Il mio lavoro è dar voce alle loro richieste – ha sottolineato – e portarle all’interno delle istituzioni. Chiediamo di investire Arpat del compito di svolgere accertamenti approfonditi sul fenomeno delle scie chimiche”. Chiurli ha spiegato di non comprendere “il perché di tanta ostilità nei confronti di questa mozione e di questo convegno. Si tratterebbe di investire su questo fronte qualche migliaia di euro”. “I motivi di scandalo sono ben altri – ha detto ancora – basti pensare ai 400 milioni di euro persi con il buco dell’Asl di Massa o le risorse che vengono tagliate alla nostra Regione dal Governo. Vedendo tanto accaloramento mi viene da pensare che allora ci sia del vero in tutta la questione delle scie chimiche”.

Fonte: ANSA

Fonte: gonews.it



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