lunedì 4 luglio 2016

Le Associazioni son tutte d'accordo: l'Italia va a picco. Ma per Renzi "siamo un grande Paese"



Tasse più alte d'Europa, lavoratori sfiduciati, crisi, disoccupazione, saldi in forse. Mai così male, ma da Bruxelles il Premier continua a lanciare slogan sconclusionati



Gli ultimi dati Istat sul calo di fiducia di imprese e consumatori sono impietosi: peggiorano soprattutto le aspettative dei consumatori sulla disoccupazione e quelle delle imprese sul miglioramento dei livelli occupazionali. Si tratta di un "dato allarmante, che conferma le preoccupazioni circa l'andamento ancora incerto ed instabile della nostra economia", secondo Federconsumatori e Adusbef. E anche il Codacons vi legge "un brutto segnale, che rischia di avere ripercussioni sulle vendite durante i prossimi saldi e sulle spese delle famiglie per le vacanze estive".

"La terza diminuzione consecutiva dell'indice sulla fiducia delle famiglie conferma purtroppo le previsioni del Codacons sulla debole propensione alla spesa da parte dei consumatori", ha dichiarato il presidente Carlo Rienzi. "La fiducia in calo, infatti, si ripercuote in modo diretto sui consumi nel breve termine. Non a caso le stime del Codacons sui saldi estivi non prevedono corse all'acquisto né incrementi delle vendite". "Non c'è da sorprendersi se la fiducia sulle prospettive economiche non migliora. Dalla disoccupazione all'andamento del potere di acquisto, i cittadini non intravedono spiragli di miglioramento," dichiarano i presidenti di Federconsumatori e Adusbef, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, che hanno chiesto al Governo un piano straordinario per il lavoro.
E secondo Confartigianato è anche peggio: i cittadini italiani pagano 28 miliardi di tasse in più rispetto alla media europea, circa 461 euro di maggiori tasse pro capite. Le nostre imprese perdono 269 ore l'anno per adempimenti burocratici, circa 92 ore in più rispetto alla media europea, e sono gravate da una pressione fiscale complessiva del 64,8% contro una media europea del 40%. La pubblica amministrazione statale ha debiti con le imprese che forniscono beni e servizi per oltre 65 miliardi e mezzo.

Ma Renzi da quest'orecchio non ci sente e, da Bruxelles, dove è a discutere di Brexit, tra un selfie e l'altro spara la "renzata" del giorno: "Penso che questo sia un momento di grandi cambiamenti. Le differenze non sono quelle tradizionali tra destra e sinistra, ma tra la paura ed il coraggio, tra un mondo basato sui muri e uno basato sull'apertura, sulla piazza, sul dialogo. Il mio Paese è grande perché crede nel futuro basato sulla piazza e non sul muro". Ed in piazza gli italiani è facile che il Premier se li trovi subito. Ma a protestare.

Fonte: www.ilpopulista.it/news

Archivio blog