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mercoledì 4 maggio 2016

NON SOLO RISO E TÈ: SIAMO INVASI DAL BIOLOGICO CINESE

NON SOLO RISO E TÈ: IL BOOM DEL BIOLOGICO CINESE!

Cereali, pesce surgelato, pomodori, tè. Ma anche olio, legumi, addirittura frutta e funghi. I prodotti bio cinesi non si nascondono più e si preparano a completare un’invasione cominciata dieci anni fa. Con prevedibile scia di polemiche in un terreno che si fa improvvisamente scivoloso perché ancora vergine nonostante ormai decennale. Perché trovare tra gli scaffali di rivenditori specializzati fagioli borlotti e fagioli cannellini provenienti dalla Cina ha inorridito i puristi e gettato nuove ombre sulla bontà di ciò che arriva dall’Estremo Oriente.

L’importazione di bio cinese

Le importazioni alimentari dalla Cina, secondo l’Istituto nazionale di economia agraria, valgono 500 milioni di euro all’anno e sono in ascesa, e lo stesso discorso vale per il biologico: numeri su scala inferiore, ma ugualmente importanti. Secondo l’ultimo rapporto del Sinab, il sistema di informazione sulla bioagricoltura, l’Asia, e la Cina in particolare, occupano un posto importante nelle 91mila tonnellate di prodotto biologico importato dall’Italia (dati 2014): oltre 22mila sono di provenienza cinese, ossia il 25% del totale. Un prodotto bio su 4 importati e immessi sul mercato italiano è dunque orientale, con dati significativi per i cereali (8.600 tonnellate, con un aumento del 150% rispetto al 2013), le colture industriali (quasi 7mila, in diminuzione però rispetto all’anno precedente), persino per gli ortaggi (poco meno di 4mila, con un raddoppio sul dato 2013).

domenica 22 marzo 2015

Mangiare biologico per una settimana riduce i livelli di pesticidi nel corpo del 90%

1268Mangiare bio per dire addio ai pesticidi e godere di una salute migliore? Un nuovo studio, pubblicato ufficialmente dell’International Journal of Environmental Research, ha rivelato che seguire un’alimentazione bio per una sola settimana può ridurre i livelli di pesticidi negli adulti di circa il 90%.
Il nuovo studio confermerebbe i risultati di una ricerca condotta nel 2006 secondo cui le diete bio abbassano notevolmente i livelli di pesticidi nei bambini. I risultati dello studio hanno importanti implicazioni nel ridurre l’esposizione ai pesticidi in un momento in cui il loro impiego è ancora molto elevato per gli alimenti non bio che consumiamo normalmente.
Lo studio è stato condotto dalla RMIT University sotto la guida della dottoressa Liza Oates, che aveva già esaminato in una ricerca precedente la correlazione tra alimentazione e pesticidi. L’esperta ha scoperto che i livelli urinari di dialkylphosphate (DAP) erano inferiori dell’89% dopo aver seguito una dieta bio per sette giorni, rispetto a coloro che avevano seguito un’alimentazione convenzionale nello stesso lasso di tempo.
I partecipanti hanno consumato il 93% di alimenti bio, l’83% dei quali era rappresentato daprodotti biologici certificati, mentre il restante 10% era molto probabilmente bio, pur senza certificazione. Secondo la dottoressa Oates, il forte calo dei livelli di pesticidi organofosforatisuggerisce che la fonte della maggior parte di queste sostanze è rappresentata dal cibo.

venerdì 27 febbraio 2015

Mangiare biologico per una settimana riduce i livelli di pesticidi nel corpo del 90%

Organic-Fruits-Market-Veggies
Di Riccardo Lautizi (Dioni) - dionidream.com 
Mangiare bio per dire addio ai pesticidi e godere di una salute migliore? Un nuovo studio, che verrà pubblicato ufficialmente nell’edizione di luglio 2014 dell’International Journal of Environmental Research, ha rivelato che seguire un’alimentazione bio per una sola settimana può ridurre i livelli di pesticidi negli adulti di circa il 90%.
Il nuovo studio confermerebbe i risultati di una ricerca condotta nel 2006 secondo cui le diete bio abbassano notevolmente i livelli di pesticidi nei bambini. I risultati dello studio hanno importanti implicazioni nel ridurre l’esposizione ai pesticidi in un momento in cui il loro impiego è ancora molto elevato per gli alimenti non bio che consumiamo normalmente.
Lo studio è stato condotto dalla RMIT University sotto la guida della dottoressa Liza Oates, che aveva già esaminato in una ricerca precedente la correlazione tra alimentazione e pesticidi. L’esperta ha scoperto che i livelli urinari di dialkylphosphate (DAP) erano inferiori dell’89% dopo aver seguito una dieta bio per sette giorni, rispetto a coloro che avevano seguito un’alimentazione convenzionale nello stesso lasso di tempo.
I partecipanti hanno consumato il 93% di alimenti bio, l’83% dei quali era rappresentato daprodotti biologici certificati, mentre il restante 10% era molto probabilmente bio, pur senza certificazione. Secondo la dottoressa Oates, il forte calo dei livelli di pesticidi organofosforatisuggerisce che la fonte della maggior parte di queste sostanze è rappresentata dal cibo.

giovedì 16 ottobre 2014

IL CIBO BIOLOGICO È PIÙ RICCO DI ANTIOSSIDANTI (E MENO METALLI PESANTI)


A dimostrarlo è un nuovo studio condotto nel Regno Unito, che porta il titolo di “Higher antioxidant and lower cadmium concentrations and lower incidence of pesticide residues in organically grown crops”. Nei cibi coltivati secondo l’agricoltura biologica sono presenti meno residui di pesticidi, concentrazioni di cadmio più basse e un maggior quantitativo di antiossidanti.

Un gruppo di ricercatori della Newcaslte University ha analizzato 343 studi sul tema e ha concluso che scegliere cibo bio per la propria alimentazione arricchisce la dieta di antiossidanti come se mangiassimo 1 o 2 porzioni in più di frutta e verdura convenzionale al giorno. Lo studio ha inoltre scoperto che i livelli di cadmio e di mercurio, entrambi tossici, nei prodotti bio sono inferiori almeno del 50%.

Gli esperti spiegano che la quantità di azoto disponibile per le piante coltivate in modo convenzionale, e la forma in cui viene fornito, svolge un ruolo importante nel guidare il livello degli antiossidanti e dei nutrienti verso l’alto o verso il basso. In generale, maggiore è il livello di azoto somministrato, maggiore è il rischio di diluizione degli antiossidanti nei vegetali. Si può dunque concludere che in base a come gli agricoltori nutrono i campi è possibile determinare il profilo nutrizionale del cibo che verrà raccolto.

mercoledì 16 ottobre 2013

Dossier: Come il cibo influenza la mente

Come già detto nel post precedente a proposito del declino delle facoltà cerebrali, ci sarebbe tanto da dire su un  argomento così misterioso, complesso e ricco di pesanti implicazioni, e così, ricordandomi di un altro libro di parecchi anni fa molto simile a quello da me recensito ("Supercibi per la mente"), dal titolo quasi uguale ("Cibo per la mente"), mi è sembrato quasi doveroso ampliare il discorso al di là degli aspetti degenerativi delle nostre funzioni più nobili.

Oggi c'è più che mai bisogno nella nostra società di salute mentale: gli episodi di cronaca di violenza, di follia omicida e di incidenti che a scadenza quotidiana funestano la vita di tante persone stanno lì a ricordarcelo. Perciò, proprio perchè si tratta delle funzioni più nobili, vale la pena soffermarsi su quei fattori e quei meccanismi in esse implicati,  ignorati per troppo tempo e ancora oggi  poco compresi o considerati.

Perchè se la consapevolezza del rapporto fra ciò che mangiamo e la salute del corpo, almeno per ciò che concerne le malattie metaboliche più diffuse come sovrappeso, malattie cardiovascolari, diabete e tumori, si sta ormai (finalmente) generalizzando, e i cosiddetti salutisti (che sono poi semplicemente coloro che ne tengono  contoconcretamente nelle loro scelte quotidiane) non vengono più additati come maniaci ed eccentrici, l' idea che gli stessi fattori responsabili dei nostri mali fisici possano influenzare ugualmente la mente, le emozioni e il comportamento è ancora piuttosto aliena per la maggioranza delle persone, o almeno non se ne percepisce la reale portata.

A questo atteggiamento non fa eccezione la classe medica, tant'è che, mentre per le suddette patologie si danno indicazioni a scopo preventivo (sia pure vaghe e a volte discutibili), per i problemi mentali più gravi e diffusi non si fa niente di simile, nonostante, come dicevo la volta scorsa ("Scongiurare Alzheimer e degenerazione cerebrale è possibile e anche facile"), la ricerca fornisca già elementi degni di considerazione (un' ulteriore testimonianza ci viene dagli studi di Franco Berrino). 

Si tratta evidentemente di una sorta di tabù culturale, figlio legittimo del ben noto dualismo cartesiano, che ha plasmato gli ultimi tre-quattro secoli della nostra civiltà con la sua netta dicotomia fra il mondo della "volgare" materia (res extensa, come la chiamava appunto Cartesio) e quello "nobile" e astratto del pensiero e dello spirito (res cogitans).

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