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giovedì 16 ottobre 2014

IL CIBO BIOLOGICO È PIÙ RICCO DI ANTIOSSIDANTI (E MENO METALLI PESANTI)


A dimostrarlo è un nuovo studio condotto nel Regno Unito, che porta il titolo di “Higher antioxidant and lower cadmium concentrations and lower incidence of pesticide residues in organically grown crops”. Nei cibi coltivati secondo l’agricoltura biologica sono presenti meno residui di pesticidi, concentrazioni di cadmio più basse e un maggior quantitativo di antiossidanti.

Un gruppo di ricercatori della Newcaslte University ha analizzato 343 studi sul tema e ha concluso che scegliere cibo bio per la propria alimentazione arricchisce la dieta di antiossidanti come se mangiassimo 1 o 2 porzioni in più di frutta e verdura convenzionale al giorno. Lo studio ha inoltre scoperto che i livelli di cadmio e di mercurio, entrambi tossici, nei prodotti bio sono inferiori almeno del 50%.

Gli esperti spiegano che la quantità di azoto disponibile per le piante coltivate in modo convenzionale, e la forma in cui viene fornito, svolge un ruolo importante nel guidare il livello degli antiossidanti e dei nutrienti verso l’alto o verso il basso. In generale, maggiore è il livello di azoto somministrato, maggiore è il rischio di diluizione degli antiossidanti nei vegetali. Si può dunque concludere che in base a come gli agricoltori nutrono i campi è possibile determinare il profilo nutrizionale del cibo che verrà raccolto.

domenica 12 ottobre 2014

Il 90 per cento dei malati di cancro avrebbe avuto questo trattamento ai denti

Un testo che in parte si ricollega a quanto esposto negli articoli Il problema dei denti devitalizzati e Intossicazione da amalgame dentali e disturbi dell’umore

Secondo il medico Bill Henderson vi sarebbe una relazione indissolubile fra il cancro, i disturbi cardiaci e altre patologie e il trattamento al canale radicolare

Esiste un intervento medico-dentistico, chiamato trattamento del canale radicolare, che sarebbe causa di diverse malattie, fra cui anche cardiache e tumorali.  
I primi a ipotizzare questo collegamento sono stati oltre un secolo fa due dentisti, Weston Price e Douglas Cook, che spiegarono il perché. Tuttavia, nonostante su questo siano stati scritti libri, poco si sarebbe fatto per risolvere il problema o per cambiare le modalità con cui viene trattato il canale radicolare, tenuto conto che interventi simili negli Stati Uniti ammontano a oltre 25 milioni all’anno. 

venerdì 10 ottobre 2014

Il problema dei denti devitalizzati

Dubbi sui denti devitalizzati


di Lorenzo Acerra  
dent devitalizzati
Che cos’è un dente devitalizzato? E’ una cancrena controllata!
Fino a 20 anni fa alla professione odontoiatrica piaceva pensare che fosse una mummificazione del dente morto completamente riuscita, che non provocasse il seppur minimo rilascio tossico nell’organismo.
Ma ora tre tipi di analisi cliniche hanno smentito ciò:
  • Per prima cosa, tutti i denti devitalizzati risultano infetti da potenti batteri anaerobici, al cui confronto le tossine del tetano o del botulismo sembrano pargoletti innocui.
  • Per seconda cosa, il prof. Boyd Haley ha misurato il rilascio cronico nell’organismo di basse dosi di tossine del metabolismo dei batteri presenti nei denti devitalizzati.
  • Per terza cosa, il Prof. Jerry Bouquot ha dimostrato con l’analisi sonografica applicata alla mandibola (“Cavitat”) che il 100% dei denti devitalizzati accumula negli anni sull’osso adiacente livelli crescenti di metaboliti dell’infiammazione che portano ad osteonecrosi ed infezioni ossee gradualmente progressive (cavitazioni ossee).
L’unico successo di cui la devitalizzazione si può veramente vantare è che, avendo ucciso il dente e avendo intossicato chimicamente il dente e i tessuti circostanti, il tessuto non ha più la possibilità di dare reazioni locali al micro-marciume e all’infiammazione cronica che è lì e che da lì può iniziare ad invadere l’organismo.
Perché c’è stato questo fallimento nella mummificazione del dente morto?
Un pezzo di carne morta marcisce dopo un po’, diventa strano, lo stesso succede ai canali secondari di polpa che il dentista non ha proprio visto quando andava a fare la devitalizzazione.
Non li ha visti e quindi non li ha rimossi perché è proprio una impossibilità stabilire un contatto visivo o manuale con il delta di canalicoli secondari alla radice del dente oppure con i canalicoli secondari che terminano nelle pareti del dente.
Questi canali secondari di polpa sono super soggetti alla putrefazione e si trasformano in materiale batterico anaerobico.
Un altro motivo per il quale c’è stato questo fallimento nella mummificazione del dente morto è che quando la devitalizzazione era stata fatta, si vedeva nella radiografia un fenomeno di infezione che appariva sull’osso dove il dente si appoggiava.

Intossicazione da amalgame dentali e disturbi dell’umore

http://sapereeundovere.itI danni da mercurio causati dai famosi “piombini”, in un bell’articolo del dott. Acerra pubblicato su Medicina Funzionale 
La seguente rassegna della letteratura medica evidenzia casi di rimozione dell’amalgama e disintossicazione che hanno portato a miglioramenti o risoluzio­ne completa di uno spettro di disturbi dell’umore, generalmente associati a neuro­si mercuriale subclinica. 
Recenti studi mostrano che le otturazioni di amalgama rilasciano continuamente mercurio e che esse possono costituire una causa di intossicazioni cronica a basse dosi di mercurio; spesso questi stati rimangono non diagnosticati oppure sono associati a sintomi cimici evidenti solo dopo episodi di esposizione acuta al mercu­rio.
E’ importante che un terapeuta ben informato vigili adeguatamente su tale even­tualità, per poter efficacemente intervenire su tutta una gamma di disturbi psi­chiatrici. 
Da quasi due secoli, il mercurio, l’ele­mento chimico più tossico tra quelli non radioattivi, viene impiegato per le otturazioni dentali. Le otturazioni in amalgama, note come piombature dentali, contengono il 50% di mercu­rio e il dentista è tenuto per legge a trattare amalgame di scarto come ri­fiuti solidi pericolosi. 
Il mercurio viene rilasciato dall’ottu­razione per vaporizzazione, per dif­fusione alla radice del dente e per corrosione. Dopo 10 anni, nell’ottura­zione di amalgama, rimane solo il 50% del mercurio iniziale, dopo 20 anni ne rimane solo il 20%. In prati­ca, milionesimi di grammi di mercu­rio lasciano ogni giorno (e ogni notte) l’otturazione nella vostra bocca, si accumulano nei tessuti e sovraccari­cano gli organi proposti all’escrezio­ne, cronicamente, senza sosta negli anni. 
Nella comunità scientifica ci sono due schieramenti relativi all’amalga­ma. Entrambi, sia gli oppositori che i sostenitori, concordano sui seguenti punti: 
1. Il mercurio è un veleno 
2. Il mercurio è rilasciato dalle ot­turazioni dentali di amalgama 
3. La quantità di mercurio rila­sciato è solo molto piccola 

mercoledì 8 ottobre 2014

L'accumulo di metalli pesanti nell'organismo provoca diabete!

Negli ultimi decenni l'incidenza del diabete è aumentata notevolmente. La maggioranza degli anziani ne soffrono, in forme più o meno gravi. Sotto accusa viene messa l'alimentazione, che sicuramente è un fattore importante; ma alcune ricerche scientifiche hanno evidenziato che l'esposizione a metalli pesanti contribuisce fortemente alla malattia; e gli esami effettuati sulle persone dimostrano che la presenza di metalli pesanti nell'organismo è fortemente aumentata negli ultimi anni... la comunità scientifica dovrebbe indagare seriamente...

Redazione Informatitalia

Cinquant'anni fa, era praticamente sconosciuta.  Ma oggi, il diabete mellito, una malattia metabolica grave, affligge più di 150 milioni di persone nel mondo. 

I ricercatori  Asiatici , dopo aver pubblicato i loro risultati nel 2009, hanno accertato che l'esposizione a metalli pesanti tossici aggiunga un importante contributo,  a questa crescente diffusione  della malattia.

  Le statistiche,rilasciate dai Centri statunitensi per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione (CDC) mostrano che l'insorgenza del diabete sia aumentata di quasi il 50 per cento tra gli anni 1991 e il 2000, lo studio ha esaminato gli effetti dei metalli pesanti in vitro (in provetta) , in vivo (in organismi viventi) e in soggetti umani. 

  I metalli studiati  sono stati lo zinco, l'arsenico, il cadmio, il mercurio e il nichel. Riconoscendo gli ultimi quattro metalli come neurotossine note, i ricercatori hanno confrontato ciò che è già noto sul diabete e come si forma e progredisce all'interno del corpo per esposizione a dosi variabili di metalli pesanti e come il corpo risponde ad essi.  

Sulla base di questa analisi, hanno determinato che l'arsenico, il cadmio, il mercurio e il nichel contribuiscono alla condizione nota come diabete, così come la  mancanza di zinco, un nutriente che aiuta a prevenire i danni da metalli pesanti. "Gli studi che hanno confrontato i livelli di elementi essenziali in tracce in campioni biologici di pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2, con quelli di soggetti di controllo non diabetici,  suggerendo  che la carenza e l'accumulo di alcuni oligoelementi essenziali metallici, possono giocare un ruolo nello sviluppo del diabete mellito. 

domenica 23 marzo 2014

Mercurio ed altri metalli pesanti: ecco gli alimenti che aiutano ad eliminarlo dal corpo

Uno dei problemi più frequenti e dannosi per il nostro organismo in tempi di grande inquinamento ambientale e alimentare come questo è l’accumulo nel nostro corpo di metalli pesanti. Mike Adams del Natural News Forensic Food Labs ha portato avanti nei mesi scorsi un’interessante ricerca per capire quali alimenti possono aiutarci a chelare meglio il mercurio e dunque poterlo eliminare più facilmente dal nostro organismo.



Ricorda il ricercatore che, purtroppo, il mercurio si trova nei vaccini, nelle vecchie otturazioni dentali, nei cibi OGM, nei pesticidi, nel pesce, ecc. Come possiamo proteggerci allora da questo pericoloso metallo? Il segreto a detta di Adams, sta nella potenza di alcune sostanze naturali che, al momento della digestione, si legano con il mercurio e gli altri metalli pesanti, riuscendo così a catturali ed eliminarli, impedendone l’assorbimento.

Finora, lo studioso ha sperimentato l’effetto sul mercurio di oltre 1000 sostanze in particolare fibre, quella dello Psyllio, della gomme di Guar e di diversi frutti. Una delle fibre più efficaci a chelare il mercurio si è mostrata quella della fragola, capace di bloccare oltre il 95% di mercurio nel corpo. L’esperimento è stato fatto aggiungendo il mercurio alla soluzione di acido gastrico in un simulatore di digestione umana.

mercoledì 4 dicembre 2013

L'allergia al nichel riguarda 6 milioni di persone. Ecco cos'è.

Negli ultimi anni si è verificato un costante aumento delle malattie allergiche a livello globale, tra queste rientra anche l’allergia al nichel.

CHE COS'È L’ALLERGIA AL NICHEL?

Trattandosi di una dermatite allergica da contatto, l’allergia al nichel è un disturbo molto comune, infatti si stima che in Italia ne soffrano circa 6 milioni di persone. Questa allergia produce un’eruzione cutanea simile a quella dell’eczema che, se trascurata, finisce con l’ispessirsi, desquamarsi e cambiar colore (la zona infiammata e screpolata si fa molto più scura) fino a diventare perfino dolorosa. L’allergia al nichel, che si manifesta nel giro di 12/48 ore dal contatto, è particolarmente spiacevole proprio perché questo metallo è presente un po’ ovunque, pure nell’acqua del rubinetto.

QUALI SONO LE CAUSE E I FATTORI DI RISCHIO?

La manifestazione allergica da nichel, che secondo i dati in nostro possesso tende a colpire maggiormente le donne, può essere causata da:
- un contatto diretto della pelle con l’allergene;
- un'assunzione di alimenti che contengono tracce di nichel;
- specifici fattori genetici che determinano un certo grado di familiarità con questo disturbo;
- una certa predisposizione alla sudorazione che pare essere in grado di accelerare la risposta allergica del soggetto.
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