Visualizzazione post con etichetta merkel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta merkel. Mostra tutti i post

martedì 12 luglio 2016

Padroni stranieri per l’Italia, un paese creato per obbedire



L’inefficienza e la corruzione del sistema-Italia derivano dalla collocazione subalterna e asservita dell’Italia nella gerarchia delle potenze, quindi non è possibile curarle dall’interno dell’Italia, con mezzi politici o giudiziari o di altro genere. Promesse di questo genere sono pertanto mendaci o sciocche.

 Il dibattito politico e culturale resta sterile e impotente proprio perché non tematizza questa condizione giuridica internazionale di sudditanza dell’Italia, compresi i trattati e i protocolli riservati che sanciscono questa sua condizione, nonché il rapporto tra tale sua condizione da un lato e la sua decadenza dall’altro. L’Italia, dall’alto medioevo in poi, non è mai stata indipendente (tolta Venezia e qualche altra città), ma è stata assoggettata a potenze e interessi esterni; questa sua posizione è stata consolidata dai secoli, è divenuta uno dei principi cardine del diritto internazionale; i suoi governanti sono sostanzialmente al servizio di questi interessi e potenze: ottengono e mantengono la poltrona in quanto obbediscono un padrone esterno, e in cambio possono fare i loro comodi all’interno a spese dei cittadini (del resto, lo Stato unitario italiano nasce per interesse e intervento di Londra e Parigi).

Ahi serva Italia! I rari tentativi di ribellione e di difesa di interessi nazionali sono stati repressi con ogni mezzo, compreso l’omicidio (vedi il caso di Enrico Mattei) e il downrating (vedi il caso Berlusconi). Questa condizione millenaria diasservimento allo straniero, in particolare il fatto che i governanti italiani rispondono a interessi stranieri piuttosto che a interessi nazionali (tolti quelli forti, cioè la Chiesa e le mafie), impedisce il nascere di una coscienza nazionale, di una visione politica di lungo termine e di una classe politica con adeguata competenza: avendo la funzione di trasferire risorse dagli italiani a potentati stranieri, la classe dirigente italiana necessariamente è composta di ladri professionali con mentalità di ladri e compari tra loro. Infatti è connotata, complessivamente, da incapacità, nepotismo, corruzione, abuso, servilismo. Il suo orizzonte operativo è di breve o brevissimo termine. Non si cura di programmare. Vive e ruba alla giornata. Ogni governo fantoccio è un governo di ladri.
La popolazione percepisce queste caratteristiche del potere, e si adegua, ricorrendo all’arrangiarsi, al clientelismo, all’evasione fiscale, etc. Da qui derivano il basso senso civico e la sfiducia verso le leggi e la loro abituale trasgressione, da parte delle istituzioni prima ancora che dei cittadini. Il pesce puzza dalla testa. La decadenza di un siffatto sistema-paese è geneticamente predeterminata. Gli esempi di scelte eseguite da governi e presidenti italiani su ordine straniero e contro gli interessi nazionali sono abbondanti e macroscopici. Ne citerò alcuni che mi paiono particolarmente significativi:
- L’adesione a tre successivi sistemi di blocco dei tassi di cambio, di cui l’ultimo si chiama “euro”, tutti molto dannosi per l’Italia e molto vantaggiosi per i paesi del Nord Europa; i primi due sono già saltati dopo aver cagionato disastri. Tutti ci hanno inflitto deindustrializzazione e indebitamento, apportando per contro sviluppo e attivo commerciale ai paesi forti. Tutti hanno aumentato il divario rispetto a questi paesi, sotto la promessa di ridurlo.
- L’accettazione di scelte europee in materie monetarie, bancarie e fiscali che consentono ai paesi forti di violare le regole a cui invece deve sottostare l’Italia – vedi il sistema bancario tedesco, cui è concesso di usare leve multiple di quelle italiane e di ricevere aiuti di Stato – congiuntamente al fatto che all’economia italiana viene negato l’uso di strumenti finanziari che invece sono disponibili ai paesi forti dell’Ue, i quali quindi possono fare shopping e concorrenza sleale nei confronti dell’Italia, lo si sente!
- La partecipazione alla guerra contro la Libia, imposta via Quirinale a Berlusconi poco dopo la conclusione di un trattato di pace vantaggioso per l’Italia, e voluta nell’interesse di Regno Unito e Francia, a danno dall’Italia, che, per effetto dellaguerra, ha perso quote di risorse petrolifere a favore di quei due paesi, e inoltre si ritrova l’Isis a soli 80 km e un flusso disastroso di migranti.
- L’imposizione, sempre via Quirinale, come premier di Monti, che ha irrimediabilmente spezzato le gambe all’economia nazionale soprattutto dove competitiva con quella tedesca, e ha trasferito decine di miliardi spremuti dagli italiani mediante tasse folli per assicurare a banchieri tedeschi e francesi i profitti delle loro speculazioni criminali in Spagna e Grecia.
- La demenziale adozione del principio di pareggio di bilancio in periodo di recessione, che automaticamente determina la rarefazione monetaria (perché per realizzare un avanzo primario il governo estrae dal paese più soldi di quanti ne reimmetta, svuotandolo di liquidità), quindi insolvenze, licenziamenti, morie aziendali e avvitamento recessivo.
- La irragionevole adozione del bail-in, cioè del principio che, se una banca va male (di solito perché i suoi gestori hanno mangiato), anziché farla salvare dalla banca centrale a costo zero e punire i colpevoli, le perdite si scaricheranno su azionisti, obbligazionisti e risparmiatori – principio che mina alla base la fiducia nelle banche stesse e le rende tutte più deboli, perché adesso chi vuole investire nel capitale azionario di una banca o nelle sue obbligazioni sa che rischia di più, e richiederà tassi più alti.
Queste cose non sono novità dell’Europa Unita, ma la prosecuzione del trattamento già riservato all’Italia a Versailles nel 1919. Alla conferenza di Versailles, che definiva i nuovi assetti alla fine della Prima Guerra Mondiale spartendo tra i vincitori territori e colonie dei vinti, il premier francese Georges Clemenceau, soffrendo di prostatite e vedendo il premier italiano, Vittorio Emanuele Orlando, piangere spesso e a dirotto, disse: «Ah, magari potessi urinare così copiosamente come Orlando piange!». Perché Orlando piangeva tanto? Perché il governo italiano, nel 1915, aveva deciso di partecipare alla guerra, che sarebbe costata un alto prezzo di morti, feriti e spese, allo scopo, sancito dal Trattato di Londra del medesimo anno, di far salire di grado l’Italia, di farla equiparare alle nazioni di prima classe; ma, al contrario, l’Italia fu trattata male daUsa, Gran Bretagna e Francia in termini di dazi per le sue esportazioni, e fu esclusa dalla spartizione delle colonie tedesche e dei territori tolti all’Impero Ottomano, cioè fu esclusa da importanti fonti di materie prime nonché sbocchi per la sua sovrappopolazione, e rimase una paese di seconda classe.
Anzi, divenne un paese di terza classe, perché gli Usa, usciti dalla Grande Guerra come grandi creditori dell’Europa, in quel dopoguerra assunsero l’egemonia mondiale, spingendo nella seconda classe le vecchie potenze europee, e in terza il Belapaese. La Seconda Guerra Mondiale, col successivo piano Marshall e con l’europeismo, ha radicalizzato questa scomoda posizione di sub-subalternità di questo paese, che deve piegarsi agli interessi di due livelli di paesi padroni, e restare militarmente occupato dagli Usa anche dopo la fine della minaccia “comunista”. All’interno dell’Italia, ancora più sottomessi e sfruttati sono Veneti e Lombardi, che devono cedere buona parte del loro reddito per sostenere il meridione e Roma. Emigrare è quindi la scelta razionale più adatta per chi può farlo.
Ps: l’Italia attuale non è una colonia: non ne ha le caratteristiche giuridiche e funzionali perché nessuna potenza straniera si assume la responsabilità di governarla direttamente né manda coloni. Essa è bensì oggetto di imperialismo, che impone governi fantocci e politiche di suo vantaggio, mantenendola inefficiente come sistema-paese. Per funzionare, un paese strutturalmente inefficiente come l’Italia (Meridione inguaribilmente arretrato, mentalità parassitaria, burocrazia e partitocrazia marce, livello scientifico e culturale basso, popolazione vecchia) avrebbe bisogno di quello che aveva prima dell’Euro e prima del 1981, ossia di molta liquidità e molti investimenti pubblici a basso costo: è come un motore vecchio che brucia molto olio: bisogna rabboccarlo continuamente, altrimenti grippa.
(Marco Della Luna, “Italia, subalternità e corruzione”, dal blog di Della Luna del 20 febbraio 2016).


giovedì 31 marzo 2016

I tedeschi vogliono un referendum per l’uscita dalla UE nello stesso stile del Brexit del Regno Unit


Una decisa presa di posizione a favore di un referendum, per richiedere ai cittadini tedeschi se vogliono rimanere  nelll’Unione Europea, è stata adottata pochi giorni addietro dalla presidente del Partito e parlamentare europeo, Beatrix von Storch, nel corso di una intervista al settimanale Sunday Express.
“Voglio che tutti gli Stati membri possano decidere quello che è meglio per loro e l’unica cosa che possiamo realmente fare è quella di realizzare un referendum, come sta per avvenire nel Regno Unito”, lo ha dichiarato ll deputato e Presidente del AfD (Alternativa per la Germania), Beatrix von Storch.
” Schengen ha già collassato. Superata Schengen le frontiere dell’Europa devono essere protette. Oggi non lo sono.

Un referendum è l’unico modo perchè la gente di Germania possa realmente esprimersi se vogliono rimanere nella UE, se vogliono rimanere nell’Euro, se vogliono una riforma dei controlli alle frontiere per fare fronte alla crisi dei migranti. Bisogna dare voce al popolo. Si deve chiedere loro quello che vogliono”.
Angela  Merkel la scorsa settimana si è rifiutata di fare marcia indietro nella sua politica di non limitare il numero dei rifugiati a cui viene dato asilo in Germania. Negli ultinmi 12 mesi, più di 1,1 milioni di migranti hanno attraversato le frontiere della Germania con l’asilo concesso a 300.000 di loro. La politica migratoria della Merkel presenterà  un costo per i contribuenti tedeschi, stimato in  36 miliardi di euro nel 2017, secondo una recente informativa.
AfD ha guadagnato un consenso straordinario di 61 seggi nei parlamenti regionali nelle elezioni regionali dell’altra settimana, arrivando come secondo partito con il 24% dei votanti nel land della Sassonia-Anhalt.
“Continuiamo ad essere un partito molto giovane e questo per noi è un grande successo”, ha detto Ms von Storch.
“Quello che per noi è stato molto importante è il risultato nel Baden-Wuertemberg, dove abbiamo ottenuto di raggiungere l’SDP, un partito della coalizione di governo, con il 15% dei voti.
“Il nostro successo dimostra che la gente non appoggia la politica della cancelliera e di tutti i  partiti al governo. Siamo gli unici ad affermare che l’unico modo di combattere la crisi dei rifugiati è quello di chiudere le nostre frontiere”.
La stessa Beatrix von Storch ha rifiutato di essere catalogata come leader di un partito di estrema destra e descrive le sue opinioni come “conservatori sociali” e fiscali liberali”.
“I nostri rivali politici hanno tentato di collegarci con il partito neo nazista di Pegida per isolarci – che è la forma più facile per danneggiare la reputazione, qui in Germania- ma la gente ha capito le nostre posizioni e ci ha dato il consenso.

Beatrix von-Storch

Beatrix von-Storch
La maggior parte dei nostri seguaci sono giovani e ben educati, niente a che fare con i neonazisti ed i gruppi  anti islam.
Per la verità la CDU si dimostra nei fatti un partito della sinistra anche se si posiziona sul centro e di centro destra.
Noi siamo disponibili per aiutare la gente ed ad accogliere chi viene per lavorare ma non accettiamo che arrivino masse di persone intenzionate solo a sfruttare il nostro welfare. La libera circolazione dentro la UE ci va bene quando si viaggia  per lavorare ma questa non può valere per la migrazione economica.
Per questo vogliano che siano i cittadini a poter esprimere la loro libera volontà di rimanere o di uscire dall’Unione Europea, come avverrà fra poco in Gran Bretagna”.
A proposito dei negoziati in corso fra Bruxelles ed Ankara, ms. Von Storch ha dichiarato che “l‘adesione della Turchia alla UE costituisce una linea rossa per il popolo tedesco.
Noi dobbiamo proteggere le nostre frontiere e dobbiamo distinguere fra immigranti e rifugiati al di fuori della UE. La UE considera l’adesione della Turchia come risposta ai nostri proiblemi di immigrazione. Il presidente Erdogan sa come muovere le sue carte e sta cercando di accelerare il processo di adesione”.
“Questo non potrà che dare più appoggio alle nostre posizioni e siamo noi l’unico vero partito di opposizione“.
Fonte: Express.co.uk
Traduzione: Manuel De Silva


sabato 5 luglio 2014

Renzi, il clown di Firenze che finge di sfidare la Germania

Renzi? L’uomo della provvidenza 2014, dotato di un unico ufficio efficiente: quello delle pubbliche relazioni. Il giovane premier è un fenomeno: è riuscito ad aumentare la sua popolarità nonostante non abbia rispettato nessuna delle scadenze sulle riforme annunciate. Un bluff anche l’aver vantato di ottenere più flessibilità da Bruxelles, mentre gli indicatori economici continuano a precipitare. «Per non dire della sua raggelante slealtà verso Letta, “Enrico, stai sereno”». La sua capacità comunicativa è più forte dei fatti, prende nota Marco Della Luna. In questo, Renzi batte Berlusconi. Marketing raffinato, capacità di schivare il colpo ed evitare «il confronto diretto, serio, approfondito sui risultati e sui programmi». Confronto «da cui spiccherebbe la sua inconsistenza», zero analisi economica, nessuna reale soluzione. Così, non è altro che «illogicità infantile» la fiducia riposta in lui. Renzi è sempre di fretta: scusate, ora non ho tempo. Se la cava così, evitando qualsiasi domanda. Le interviste? Seccature, che fan perdere tempo prezioso.
«L’uomo della provvidenza 2014 non ha mai tempo per i consuntivi», continua l’avvocato Della Luna sul suo blog. «Come i suoi due predecessori», Renzi a StrasburgoMonti e Letta, di cui sta eseguendo più o meno alla lettera il programma, in realtà scritto tra Berlino e Bruxelles, Renzi «sa che quando arrivano i consuntivi la bolla delle speranze sfloppa». Problema, perché «la sua forza sta nel rilanciarle, le speranze: a 100 giorni dapprima, oggi a 1.000». Il momento della verifica? Può attendere, basta che nessuno se ne accorga. Stessa tattica della fretta anche a Strasburgo: prima del discorso ha evitato contatti persino coi suoi parlamentari, e al termine ha dribblato i giornalisti e le loro fastidiose domande, correndo al sicuro nel salotto di Vespa. Quanto all’imbarazzante discorso europeo, «Renzi ha esordito avvertendo che il programma operativo lo aveva depositato alla presidenza del Parlamento in forma scritta», quindi non ne avrebbe parlato in aula. «Il programma, cioè, è una conoscenza riservata ai livelli superiori; per il grande pubblico va bene lo show».

mercoledì 19 marzo 2014

L’euro-pirla che offre alla Merkel lo scalpo degli italiani

Se scodinzoli di fronte al boia, c’è qualcosa che non torna. Tradotto da Matteo Salvini, Lega Nord: «A Berlino abbiamo assistito allo show di un euro-pirla. Renzi, amico della Germania e nemico dell’Italia. Solo un cretino può pensare che possiamo essere alleati». Infatti, «se la Merkel è contenta e gli fa gli auguri, vuol dire che ha capito che continua a guadagnarci: basti pensare che da quando siamo entrati nell’euro la Germania è cresciuta del 30% mentre l’Italia è calata del 20%». Cifre impietose, osservando gli indicatori-chiave, Pil e disoccupazione: l’Eurozona ha lanciato Berlino, massacrando l’Italia. Anche il neo-premier si genuflette: niente sforamento del 3%, rigorosa applicazione della mannaia del patto fiscale europeo. «Non battiamo ciglio quando ci viene detto che dovremo tirar fuori, da quest’anno, 50 miliardi l’anno per il Fiscal Compact, ma ci sembrano chissà quale elargizione gli 80 euro in busta paga per un quinto degli italiani», annota Debora Billi.
«Eppure, a fare un piccolo conto – scrive la Billi nel suo blog – scopriamo che appena 10 milioni di persone riceveranno 1.000 euro a fine anno, mentre Renzi e Merkeltutti i 50 milioni di cittadini i 1.000 dovranno pagarli proprio per il Fiscal Compact». Saldo negativo: «Conto paro per alcuni, meno 1.000 euro per tutti gli altri». Ma poco importa, aggiunge la blogger: «Tutti si affannano col mantra del “meglio che niente”, ovvero quell’elemosina dei potenti che da sempre tiene buono il popolino nei momenti di magra o di scontento. Che qualcuno regali soldi sembra ai più un miracolo, mentre il fatto che ci rapinino ogni giorno è ormai dato normale e acquisito. L’eccezione, si sa, fa notizia. Che gli 80 euro “facciano girare l’economia” poi è hard fantasy». Continua la Billi: «Alzi la mano chi non ha una multa arretrata, una cartella Equitalia, un aumento di tasse comunali o regionali o Tarsu o Taris o quel che l’è da pagare. Gli 80 euro torneranno nelle tasche dello Stato più veloci della luce, e pochi saranno quelli che riusciranno a spenderli al negozietto in affanno».

martedì 25 febbraio 2014

La Troika ordina di toccare i risparmi dei privati e Renzi esegue. Le sue riforme sono dettate dall’UE.

untitled4Matteo Renzi è un mero esecutore degli ordini della massoneria bancaria europea. La UE e la Merkel ordinano, lui esegue. Che non sarà lui a salvare l’Italia, lo abbiamo capito fin da subito, anzi, finirà di affossarla nei prossimi 12-18 mesi portandoci ai livelli della Grecia. E lo si evince anche dai discorsi che sta tenendo: tante chiacchiere insensate, pochi discorsi concreti, zero fatti.

Perfino il Financial Times, pochi giorni fa, rivolgendosi a lui, precisava che a nulla serviranno le fantomatiche riforme perché il vero problema dell’Italia è l’euro (ovviamente nessun quotidiano o media italiano, nonostante si tratti di un quotidiano di caratura internazionale, ha solo minimamente accennato la notizia).
Queste le parole del Financial Times: “Il nuovo Primo Ministro italiano […] governerà un Paese con 3 fondamentali problemi economici: un debito molto grande, nessuna crescita, e l’appartenenza a un’unione monetaria disfunzionale. La situazione è economicamente insostenibile. A meno che l’Italia non torni a crescere, il suo debito diventerà sempre più paralizzante…”
Per non parlare di quanto ha riportato oggi sempre il Financial Times: “… il suo discorso è stato fiacco, con pochi dettagli e non spiega in che modo effettuerà le riforme.”

lunedì 10 febbraio 2014

La Germania sta spolpando le nostre migliori aziende

«Si chiama Spirale della Deflazione Economica Imposta. Ne ho scritto per la prima volta 4 anni fa ne “Il Più Grande Crimine”», ricorda Paolo Barnard. «Dissi che la Germania e la Francia avevano progettato la distruzione dei paesi industrializzati del sud Europa con l’adozione dell’euro, in particolare dell’Italia, perché era la Piccola Media Impresa italiana che aveva stroncato quella tedesca, al punto che nel 2000, prima dell’euro, l’Italia era il maggior produttore e la Germania l’ultimo (dati Banca d’Italia)». Oggi lo scenario si è ribaltato, puntualmente. E le imprese tedesche vengono a fare shopping da noi, perché «in quel comparto industriale abbiamo il miglior sapere al mondo». E, grazie alla trappola dell’euro, che ha «deprezzato l’economia italiana a livello albanese», i tedeschi comprano le aziende italiane a prezzi stracciati. Lo conferma un recente report del “Financial Times”: «Le piccole medie imprese tedesche si sono gettate in un’abbuffata trans-alpina, rendendole le più attraenti acquirenti straniere in Europa di aziende italiane».
«Aziende della base industriale del Mittelstand tedesco ottengono accesso al sapere tecnologico di aziende italiane in difficoltà, mentre in alcuni casi Angela Merkelspostano i loro quartieri generali oltr’alpe», scrive il quotidiano finanziario il 27 gennaio, sottolineando l’importanza del “sapere tecnologico italiano”. «Le aziende tedesche stanno afferrando opportunità d’espansione mentre la recessione sospinge verso il basso il prezzo degli affari nel sud Europa in difficoltà». Per Barnard, è esattamente «la Spirale della Deflazione Economica Imposta, per comprarci con due soldi» grazie alle restrizioni promosse dal sistema Ue-Bce. Marcel Fratzscher, direttore dell’istituto economico tedesco Diw, ammette che il terreno di caccia del business tedesco è soprattutto l’area in crisi, dove i tedeschi possono “aiutare” le piccole e medie aziende italiane, che «spesso faticano a ottenere credito». Ovvio: «A noi la Germania ha proibito di avere una “banca pubblica” come la tedesca Kfw», protesta Barnard. Una banca che, «barando sui deficit di Stato tedeschi, ha versato miliardi in crediti alle aziende tedesche».

giovedì 24 ottobre 2013

Gaffe, bugie e arroganza: la Merkel smaschera Obama

Gaffe, arroganza e menzogne: così perfino Angela Merkel finisce per “smascherare” un’America in cui l’opinione pubblica è distratta dal «pessimo debutto della nuova sanità obamiana», i mass media “dormono al volante” e Barack Obama «è lento a reagire all’ultima puntata del Datagate», lo scandalo sullo spionaggio globale rivelato da Edward Snowden, ex consulente Cia e Nsa oggi riparato a Mosca. Il capo della Casa Bianca, spiega Federico Rampini, è stato «colto di sorpresa dalla durezza di Angela Merkel», ovvero dalla brusca telefonata “voluta da Berlino” per protestare vibratamente contro lo spionaggio del cellulare della cancelliera. «L’impreparazione della Casa Bianca e dell’America intera di fronte allo sdegno degli alleati – osserva Rampini – traspare nei bizantinismi adottati per placare e minimizzare: false smentite e bugie dalle gambe corte tradiscono imbarazzo e pigrizia, sottovalutazione o arroganza».
Obama risponde alla Merkel che «l’America non spia e non spierà la cancelliera tedesca», ma si guarda bene dall’usare il verbo al passato: Angela Merkeldunque, scrive Rampini su “Repubblica”, non esclude che lo spionaggio sia accaduto in passato. Trucchi semantici come quelli usati dal capo dell’intelligence, James Clapper: di fronte alle rivelazioni di “Le Monde” sui 70 milioni di telefonate francesi sorvegliate dalla National Security Agency in un solo mese, Clapper smentisce che siano state “intercettate”. Ma lo spionaggio nell’èra di Big Data, per controllare quantità così smisurate di comunicazioni, cattura a tappeto i “meta-dati”, registrando chi ha chiamato chi, da dove, quando. «L’intercettazione dei contenuti scatta semmai ex post, se gli algoritmi che analizzano i meta-dati segnalano qualcosa di sospetto». Questo, aggiunge Rampini, è il succo dei due maggiori programmi di spionaggio, “Prism” e “Swift”.

sabato 5 ottobre 2013

Come potremmo salvarci, e perché la Merkel lo impedirà

Salvare l’Europa in sole quattro mosse: salvataggio delle banche pericolanti coi fondi del Mes, riduzione del debito con emissione di bond garantiti dalla Bce, un piano speciale per il rilancio degli investimenti produttivi e un paracadute di solidarietà sociale per non lasciare nessuno in preda alla disperazione. Tutto tecnicamente possibile, se solo i politici lo volessero. Purtroppo, sostiene Yanis Varoufakis, economista dell’università di Atene, nulla lascia supporre che si voglia davvero evitare la catastrofe. Per un motivo drammaticamente semplice: se accettasse di metter fine all’“economicidio” europeo, Angela Merkel perderebbe il suo attuale, immenso potere di ricatto. Per questo, alla vigilia delle elezioni, ha deliberamente ignorato l’invito del giornalista americano Bob Kuttner: una sorta di “Piano Merkel”, per cancellare gli orrori del rigore e farsi ricordare con gratitudine, anziché con odio.
A insaputa dei tedeschi, la Merkel sta scherzando col fuoco. Il professor Varoufakis lo spiega in un intervento per il “New Left Project” ripreso da Angela Merkel“Megachip”. «L’economia tedesca è di fronte ad un vero sbarramento di ostacoli il cui impatto si sentirà molto, molto presto: quando succederà, nessun cancelliere tedesco, per quanto preoccupato del suo lascito, se la sentirà di dire al Bundestag che la Germania deve finanziare un Piano Marshall europeo per la propria bella faccia». Il primo di questi problemi incombenti, avverte l’economista greco, è la diminuzione anticipata della domanda cinese per beni capitali tedeschi: «Come gli investimenti cinesi si restringono, grazie al semplice fatto che il loro livello attuale è insostenibile dato il livello effettivo della domanda per output cinesi, la possibilità della Germania di sostituire la domanda decrescente dall’Eurozona (innanzitutto da Spagna e Italia) con domanda addizionale dalla Cina, di fatto svanirà».
Sta quindi per sparire un colossale “cliente” dell’export di Berlino. In più, «sta anche fermentando una crisi dovuta gli alti, e crescenti, costi dell’energia», che è «il “combustibile” che sta dietro l’industria tedesca fortemente orientata alle esportazioni». Nel Texas, dove attualmente Varoufakis vive e lavora, le corporation tedesche come la Basf stanno costruendo nuovi impianti di produzione giganteschi, sottraendo investimenti in Germania. Non appena cresceranno i differenziali di prezzo dell’energia tra la Germania e gli Usa, ma anche tra la Germania e il resto d’Europa, l’economia tedesca dovrà stringere sempre più la cinta. Infine, il terzo mandato della Merkel sarà «funestato da un contraccolpo politico» molto difficile da digerire: «La demografia del paese sta stressando il sistema sanitario, quello pensionistico e di sicurezza sociale». Sicché, la massa crescente di tedeschi che vivono in indigenza e che lavorano in “micro-jobs” senza sbocchi e senza speranza, difficilmente prenderebbero bene un “Piano Merkel” per i paesi del Sud Europa, che la stampa e la politica tedesca hannoYanis Varoufakisdipinto per tre anni come dissoluti, adagiati nei debiti, indegni partner dell’Eurozona.
loading...
loading...