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sabato 22 novembre 2014

Piano segreto Ue, prelievo forzoso dai nostri conti correnti!!!

Un’euro-rapina sui conti correnti? Potrebbe accadere, e i poveri risparmiatori subirebbero una mazzata con pochi precedenti (tra i quali il prelievo forzoso notturno del 1992 effettuato dal governo Amato). E, soprattutto, è quello che teme il focoso europarlamentare leghista, Gianluca Buonanno, che ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione Ue e alla Bce per chiedere di confermare «l’esistenza di un piano di misure adottato nel luglio 2014» secondo il quale, come già sperimentato a Cipro, «sarebbe prevista l’imposizione di misure d’urgenza che consentirebbero il congelamento dei conti correnti bancari dei cittadini e delle imprese europee e il prelievo forzato delle somme ritenute necessarie a fronteggiare l’esposizione debitoria». Ma la domanda che pone Buonanno è anche un’altra: «La Bce ritiene che il rischio di default sia concreto a tal punto da permettere l’adozione di un tale piano?». La risposta non è semplice: anche se le crisi si presentano sempre in forme diverse, l’opera di prevenzione (anche se l’Ue ha raggiunto soglie maniaco-depressive) può rappresentare un aiuto.
Tuttavia, quando si ascoltano le parole del capo economista di Standard & Poor’s, Jean-Michel Six, lo shock è fortissimo: «La ripresa economica ha perso molto slancio e, avvicinandoci al 2015, nell’Eurozona sono aumentati i rischi di una terza Merkel e Draghirecessione dopo il 2009 e il 2011», ha detto. I quesiti aumentano. Perché il presidente della Bce, Mario Draghi, e soprattutto le istituzioni italiane – pubbliche e private – in questi mesi hanno messo l’accento sulla creazione di una bad bank, cioè di un ente che si faccia carico dei crediti deteriorati degli istituti (in Italia hanno superato i 180 miliardi) per ripulire i bilanci e consentire una migliore sopravvivenza del sistema? Perché la principale banca italiana, Intesa Sanpaolo, ha scaricato dal portafoglio 17 miliardi di Btp? Qui rispondere è più facile: hanno ripreso valore e ha guadagnato, la Bce li penalizza e, se la recessione proseguisse, meglio stare leggeri. Perché allora Buonanno lancia questo allarme?

sabato 25 ottobre 2014

Feltri: nazisti Ue, buttateci fuori così poi ridiamo noi

La lettera minatoria che il presidente della Commissione Europea, Barroso, ha inviato a Palazzo Chigi è la dimostrazione plastica che Bruxelles considera l’Italia una scolaretta negligente e, pertanto, ritiene lecito tirarle le orecchie e prenderla a bacchettate con disinvoltura. Può darsi che in assoluto noi meritiamo simile trattamento, perché da anni giuriamo di stare in riga e invece, passando da Berlusconi a Monti e da Enrico Letta a Renzi, non abbiamo fatto altro che sbandare, come certificano i dati economici degli ultimi tre anni, andati via via peggiorando rispetto a quelli registrati in epoca di centrodestra. Ammesso e non concesso che siamo asini, non si capisce comunque perché l’Ue si arroghi il diritto di darci la pagella secondo pregiudizi, e non giudizi, che prescindono dalla conoscenza dei fatti. In altri termini, più crudi, se la Germania e i suoi camerieri scodinzolanti non apprezzano la politica romana sono liberi sì di criticarci e, al limite, di buttarci fuori dal club burocratico in cui guazzano, ma non di recapitarci una missiva dai toni ultimativi, sgradevoli, maleducati e arroganti, degni del Quarto Reich, anzi del Terzo.
Essi ci hanno invitato perentoriamente a rispondere entro 24 ore al loro diktat in cui si dice che la nostra manovra (legge di stabilità) fa praticamente ribrezzo ed è quindi necessario correggerla, altrimenti… Altrimenti che? Cosa fate, ci cacciate? Vittorio FeltriProvateci, fessacchiotti. Senza Italia nel mucchio selvaggio di 28 paesi, in cerca di una unione fittizia, salterebbe per aria non solo la Ue, ma anche la moneta unica difesa con spocchia dagli affamatori del popolo, cioè banchieri, finanzieri e loro utili idioti, tra cui economisti da talk show. Ecco perché ci auguriamo che Matteo Renzi (costretti ad affidarci a lui, già siamo nelle sue mani, oddio in che mani siamo), attingendo una tantum all’aulico linguaggio di Beppe Grillo, e rivolgendosi a Barroso e complici, pronunci il classico vaffanculo. Quando ci vuole, ci vuole.

mercoledì 22 ottobre 2014

Dittatura Ue, cosa aspettiamo a denunciarla?

«Quel che sta accadendo è una rivoluzione silenziosa», annunciò José Manuel Barroso a Firenze nel 2010: «Un più forte governo dell’economia realizzato a piccoli passi». Gli Stati membri «hanno accettato di attribuire importanti poteri alle istituzioni europee riguardo alla sorveglianza, e un controllo molto più stretto delle finanze pubbliche». Barroso non parlava a caso, avverte Luciano Gallino: sin dal 2010, la Ue e il Consiglio Europeo avevano avviato un piano di trasferimento di poteri dagli Stati membri alle principali istituzioni comunitarie, che per la sua ampiezza «rappresenta una espropriazione inaudita, non prevista nemmeno dai trattati Ue, della sovranità degli Stati stessi». Non è solo questione di economia: si prevedeva l’intervento d’autorità, parte di funzionari di Bruxelles, per sanzionare chi uscisse rai ranghi, cioè dagli “indicatori” «elaborati secondo criteri sottratti a ogni discussione». Piano perfettamente eseguito: «Il ministero delle Finanze degli Stati membri potrebbe essere eliminato: del bilancio se ne occupa la Commissione Europea».
Il culmine del sequestro della sovranità economica e politica dei nostri paesi da parte della Ue, scrive Gallino su “Repubblica”, è stato toccato nel 2012 José Manuel Barrosocon l’imposizione del Fiscal Compact, che prevede l’inserimento nella legislazione del pareggio di bilancio, “preferibilmente in via costituzionale”. «I nostri parlamentari, non si sa se più incompetenti o più allineati sulle posizioni di Bruxelles, hanno scelto la strada del maggior danno – la modifica dell’articolo 81 della Costituzione». Sequestri di sovranità e potere: «Non sono motivati, come sostengono le istituzioni europee, dalla necessità di combattere la crisi finanziaria». Per Gallino, i tecnocrati dell’Ue, del Fmi e della Bce sembrano «dilettanti allo sbaraglio», visto che i loro diktat hanno fatto esplodere il debito pubblico nell’Eurozona, salito dal 66% del 2007 all’86% del 2011. In realtà non è il super-potere “sbagli”. La realtà è ancora peggiore: il super-potere centrale mente, sapendo di mentire. Perché il suo piano è oligarchico: colpire lo Stato fino a smantellarlo, per lasciare senza più difese lavoratori, aziende e cittadini.
La Troika, infatti, imputa la crisi economica al «peso eccessivo della spesa sociale» nonché al «costo eccessivo del lavoro». La loro unica ricetta? Tagliare. Christine Lagarde, direttrice del Fmi, insiste sulla necessità di tosare le pensioni italiane, visto che rappresentano la maggior spesa dello Stato, «dando mostra di ignorare, la dotta direttrice, che i 200 miliardi della ordinaria spesa pensionistica sono soldi che passano direttamente dai lavoratori in attività ai lavoratori in quiescenza». Il trasferimento all’Inps da parte dello Stato, circa 90 miliardi l’anno, «non ha niente a che fare con la spesa pensionistica, bensì con interventi assistenziali che in altri paesi sono a carico della fiscalità generale», precisa Gallino. Il problema è che «dinanzi ai diktat di Bruxelles, il governo italiano in genere batte i tacchi e obbedisce». Le prescrizioni contenute nella lettera del 2011 con cui Olli Rhen, allora commissario all’economia dell’Ue, esigeva riforme dello Stato sociale, sono state eseguite. La “riforma” del lavoro, il Jobs Act di Renzi, «potrebbe essere stata scritta a Bruxelles». Morale: «Nessuno di questi interventi ha avuto o avrà effetti positivi per combattere la crisi; in realtà l’hanno aggravata».

martedì 21 ottobre 2014

IL PIANO KALERGI: il genocidio dei popoli europei

Non perdetevi i video sul "Piano Kalergi" che vi proponiamo a fine articolo!
L’immigrazione di massa è un fenomeno le cui cause sono tutt’oggi abilmente celate dal Sistema e che la propaganda  multietnica si sforza falsamente di rappresentare come inevitabile. Con questo articolo intendiamo dimostrare una volta per tutte che non si tratta di un fenomeno spontaneo. Ciò che si vorrebbe far apparire come un frutto ineluttabile della storia è in realtà un piano studiato a tavolino e preparato da decenni per distruggere completamente il volto del Vecchio continente.
LA PANEUROPA
Pochi sanno che uno dei principali ideatori del processo d’integrazione europea fu anche colui che pianificò il genocidio programmato dei popoli europei. Si tratta di un oscuro personaggio di cui la massa ignora l’esistenza, ma che i potenti considerano come il padre fondatore dell’Unione Europea. Il suo nome è Richard Coudenhove Kalergi. Egli muovendosi dietro le quinte, lontano dai riflettori, riuscì ad attrarre nelle sue trame i più importanti capi di stato, che si fecero sostenitori e promotori del suo progetto di unificazione europea.[1]
Nel 1922 fonda a Vienna il movimento “Paneuropa” che mira all’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale basato su una Federazione di Nazioni guidata dagli Stati Uniti. L’unificazione europea avrebbe costituito il primo passo verso un unico Governo Mondiale.
Con l’ascesa dei fascismi in Europa, il Piano subisce una battuta d’arresto, e l’unione Paneuropea è costretta a sciogliersi, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale Kalergi, grazie ad una frenetica e instancabile attività, nonché all’appoggio di Winston Churchill, della loggia massonica B’nai B’rith e di importanti quotidiani come il New York Times, riesce a far accettare il suo progetto al Governo degli Stati Uniti.
L’ESSENZA DEL PIANO KALERGI
Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale. Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere.

martedì 19 agosto 2014

L'UE sanziona la Russia? La Cina si organizza e fa affari d'oro!

LA CINA APPROFITTA DELLE SANZIONI - IDIOTE - ALLA RUSSIA: A TEMPO DI RECORD ORGANIZZA UN GIGANTESCO EXPORT DI ORTOFRUTTA

LONDRA - Grazie alla politica antirussa dei parassiti di bruxelles adesso la Cina sta invadendo la Russia col la sua frutta e i suoi vegetali mentre i nostri prodotti ortofrfutticoli stanno marcendo:

Dopo aver guadagnato il controllo del settore tessile e calzaturiero adesso la Cina ha ottime possibilita' di conquistare importante quote anche nel settore ortofrutticolo e questo grazie alle politiche antirusse adottate dai parassiti di Bruxelles i quali hanno offerto alle imprese cinesi l'opportunita' di conquistare il mercato russo.

E infatti non appena il governo russo ha annunciato di sospendere l'importazione di prodotti agroalimentari dalla UE la societa' Baorong ha iniziato la costruzione di un centro di stoccaggio e distribuzione di prodotti ortofrutticoli di 70mila metri quadrati a Dongning, una localita' di confine a pochi chilometri da Vladivostok, nell'estremo oriente russo.

L'investimento previsto e' di circa 10 milioni di dollari e questo centro logistico fa parte di una speciale area di libero scambio che permette ai produttori cinesi di frutta e verdura di vendere direttamente in Russia e tale centro e' attrezzato per ridurre al minimo i tempi di consegna grazie alla presenza di videocamere che rende possibile controllare i carichi una sola volta invece che due.

domenica 26 gennaio 2014

"Commissione UE collusa con Bilderberg, obiettivo governo mondiale"



"E' impossibile non giungere alla conclusione che la mancata segnalazione di questi eventi è qualcosa di diverso di una cospirazione tra gli organizzatori e i media. Semplicemente questo conferma la convinzione di molti che l'agenda e lo scopo nascosto del gruppo Bilderberg è quello di realizzare un governo mondiale non democratico. E' una vergogna che la Commissione Europea sia collusa con questo."

Gerard Batten (Europe of Freedom and Democracy group)


Fonte: http://youtu.be/rlhQiVk-nyM

martedì 29 ottobre 2013

Letta: "cedere la sovranità nazionale per una nuova sovranita’sovranazionale europea"

27 ott. – “La nostra comunita’ non puo’ piu’ concedersi il lusso di lasciare qualcuno indietro”. E’ quanto, fra l’altro, osserva il presidente del Consiglio Enrico Letta in un lungo intervento sul supplemento del Corriere della Sera, “la Lettura”. “E cio’ – spiega – non per un nostalgico afflato di egualitarismo omologante ma per necessita’, direi per convenienza: per essere piu’ forte e competitiva, per non pagare ancora il prezzo delle disuguaglianze che si allargano e divengono sempre piu’ incolmabili, disegnando il profilo di una societa’ bloccata, immobile, senza equita’ ne’ speranza”.Diseguaglianze “che rischiano di travolgere il cuore stesso dell’Occidente, quel ceto medio protagonista, in passato, di decenni di progresso ininterrotto e che oggi, per paradosso, proprio del progresso tecnologico rischia di pagare il conto piu’ salato”, osserva ancora.
“A ben vedere, c’e', in questa accezione di comunita’ e di relazione, anche molto del senso del ‘whatever it takes’ di Draghi, nonche’ la sfida piu’ ambiziosa che attende l’Ue nei prossimi mesi. Anche nell’Europa del dopo-crisi nessuno puo’ rimanere indietro – ammonisce Letta – vale per gli Stati membri in difficolta’, vale per le disuguaglianze tra Paesi e dentro i Paesi. Solo se l’Europa e’ realmente unita e solidale anche su questo puo’, richiamando le parole del capo dello Stato Napolitano al meeting di Rimini, evitare di finire ‘sommersa’ dalle trasformazioni della contemporaneita’. E solo cosi’ si puo’ richiedere con maggiore credibilita’ alle persone e agli Stati di rispettare le regole, di condividere le responsabilita’, di essere aperti al confronto e alla competizione”.
“Solo cosi’, tornando a un’altra complessa transizione, si puo’ passare dall’austerita’ alla crescita e anche, piu’ in prospettiva, da un modello di welfare esemplare ma non piu’ sostenibile a un paradigma di redistribuzione della ricchezza e del benessere nuovoanche se ancora da definire – scrive il premier Letta – E’ l’Europa democratica da costruire. A partire dal completamento, effettivo senza piu’ esitazioni, delle unioni bancaria, fiscale, economica, politica.

sabato 5 ottobre 2013

Come potremmo salvarci, e perché la Merkel lo impedirà

Salvare l’Europa in sole quattro mosse: salvataggio delle banche pericolanti coi fondi del Mes, riduzione del debito con emissione di bond garantiti dalla Bce, un piano speciale per il rilancio degli investimenti produttivi e un paracadute di solidarietà sociale per non lasciare nessuno in preda alla disperazione. Tutto tecnicamente possibile, se solo i politici lo volessero. Purtroppo, sostiene Yanis Varoufakis, economista dell’università di Atene, nulla lascia supporre che si voglia davvero evitare la catastrofe. Per un motivo drammaticamente semplice: se accettasse di metter fine all’“economicidio” europeo, Angela Merkel perderebbe il suo attuale, immenso potere di ricatto. Per questo, alla vigilia delle elezioni, ha deliberamente ignorato l’invito del giornalista americano Bob Kuttner: una sorta di “Piano Merkel”, per cancellare gli orrori del rigore e farsi ricordare con gratitudine, anziché con odio.
A insaputa dei tedeschi, la Merkel sta scherzando col fuoco. Il professor Varoufakis lo spiega in un intervento per il “New Left Project” ripreso da Angela Merkel“Megachip”. «L’economia tedesca è di fronte ad un vero sbarramento di ostacoli il cui impatto si sentirà molto, molto presto: quando succederà, nessun cancelliere tedesco, per quanto preoccupato del suo lascito, se la sentirà di dire al Bundestag che la Germania deve finanziare un Piano Marshall europeo per la propria bella faccia». Il primo di questi problemi incombenti, avverte l’economista greco, è la diminuzione anticipata della domanda cinese per beni capitali tedeschi: «Come gli investimenti cinesi si restringono, grazie al semplice fatto che il loro livello attuale è insostenibile dato il livello effettivo della domanda per output cinesi, la possibilità della Germania di sostituire la domanda decrescente dall’Eurozona (innanzitutto da Spagna e Italia) con domanda addizionale dalla Cina, di fatto svanirà».
Sta quindi per sparire un colossale “cliente” dell’export di Berlino. In più, «sta anche fermentando una crisi dovuta gli alti, e crescenti, costi dell’energia», che è «il “combustibile” che sta dietro l’industria tedesca fortemente orientata alle esportazioni». Nel Texas, dove attualmente Varoufakis vive e lavora, le corporation tedesche come la Basf stanno costruendo nuovi impianti di produzione giganteschi, sottraendo investimenti in Germania. Non appena cresceranno i differenziali di prezzo dell’energia tra la Germania e gli Usa, ma anche tra la Germania e il resto d’Europa, l’economia tedesca dovrà stringere sempre più la cinta. Infine, il terzo mandato della Merkel sarà «funestato da un contraccolpo politico» molto difficile da digerire: «La demografia del paese sta stressando il sistema sanitario, quello pensionistico e di sicurezza sociale». Sicché, la massa crescente di tedeschi che vivono in indigenza e che lavorano in “micro-jobs” senza sbocchi e senza speranza, difficilmente prenderebbero bene un “Piano Merkel” per i paesi del Sud Europa, che la stampa e la politica tedesca hannoYanis Varoufakisdipinto per tre anni come dissoluti, adagiati nei debiti, indegni partner dell’Eurozona.

martedì 17 settembre 2013

Ecco come l'Unione Europea spende i (nostri) soldi


A cura di Luciana Zanchini

 •La UE regala altri 52 milioni di euro alla Palestina •La UE regala altri 58 mln di euro al Libano, in tutto 1,3 miliardi di euro •Follie e sprechi: La UE regala altri 22 milioni di euro al Libano •La UE regala 3,7 milioni di euro alla Shell per i ‘Petrorobot’ •UE: impennata del finanziamento pubblico ai partiti, +27% nel 2014 •Follia: la UE regala 110 mln di euro al Marocco che compra 12 mld... di armamenti dagli Usa •UE: programma da 22 mln di euro per gestione dell’acqua in Nordafrica •UE: stanziati 2,5 milioni di euro per il dialogo col Nordafrica •La UE regala impianti fotovoltaici alle aziende Libanesi •La UE regala altri 21 milioni di euro alla Palestina •La UE regala 10 mln di euro all’Algeria •Accordo pesca: la UE regalerà 40 mln di euro l’anno al Marocco •UE: finora abbiamo dato 113,3 mln di euro al Libano per i rifugiati •La UE regala 35 mln di euro al Marocco per la “trasformazione democratica” •UE: 4 mln di euro per far conoscere Umayyad, la grande dinastia islamica •UE: stanziati altri 9,5 mln di euro per missione in Palestina •UE: continueremo a dare miliardi all’Egitto •Onu e Italia: 3 mln di dollari per creare occupazione in Tunisia •UE: 63,1 milioni di euro per politiche di vicinato (Nordafrica) •Italia regala 750mila dollari all’Egitto per sviluppo e artiginato •UE, Barroso: altri 400 mln di euro per la Siria, in tutto 1,25 miliardi •L’Egitto ha ricevuto dall’UE circa un miliardo di euro, soldi buttati •UE: 3 mln di euro al Nordafrica per migliorare la logistica •UE regala 5 mln di euro per progetto solare a concentrazione •La UE finanzia modernizzazione della polizia in Palestina •UE: stanziati 3,5 mld di euro per combattere la fame nei Paesi in via di sviluppo •UE, Barroso: altri 400 milioni di euro alla Siria per aiuti umanitari e non •Dalla UE piovono fondi sulle Ong per “scambi interculturali” •L’Italia regala 400mila euro al Libano per la produzione di patate •La UE regala altri 50 mln di euro alla Giordania per rifugiati siriani •Viceministro Dassù: l’Italia ha già dato 22 milioni di euro per i profughi siriani •La UE paga un summit per l’innalzamento dei mari nel Pacifico •UE: altri 108 milioni di euro per missione in Afghanistan •Ministero esteri (Bonino) regala un corso di formazione ai libici •L’Italia ha regalo 2,5 mln di euro al Libano per la gestione dei rifiuti •Italia annulla debito di 15 milioni di euro al Marocco e lo converte in servizi •L’Unione europea donera’ al Mali 520 milioni di euro di aiuti •Dai Paesi donatori 3,25 mld di euro per il Mali, 520 milioni dalla UE •UE: 7,3 mld di euro a Paesi in via di sviluppo per combattere il riscaldamento globale •UE: 10 mln di euro di borse di studio per giovani tunisini •La UE regala 65 milioni di euro ai rifugiati siriani •UE: 20 mln di euro per salari e pensioni a 76mila palestinesi •UE: bando da 12 mln di euro per politica agricola nei Paesi terzi •La UE regala altri 30 milioni di euro per i profughi in Libano •Ue: studio sui cambiamenti climatici nell’area del Danubio •La UE regala 5,8 mln euro al Libano per qualità delle infrastrutture •13 mln di euro l’anno per dialogo interculturale fra le popolazioni euro-mediterranee 

mercoledì 12 giugno 2013

"L'euro è letale. L'Italia scelga di uscire subito"

«Di euro si muore». Edward Luttwak scandisce questo motto così, con l'aria di chi forse sta un po' esagerando, ma neppure tanto. Perché l'Italia si trova a un bivio: pagare il conto salato per una scelta azzardata o continuare una «non vita da zombie» nel segno di un'austerity senza fine. Non è una profezia. Non è neppure un'opinione. È questione di logica, di numeri ed è ciò che pretende l'Europa. L'economista di Arad a volte è spietato, ma se lo fa è perché non crede nelle illusioni. Non ha mai pensato che l'euro fosse la mossa giusta per l'Italia. Siamo finiti, per scelta, nella casella sbagliata. E lui lo dice dal 1996. Scriveva. «Finirà come nel 1940. Allora l'Italia non aveva alcuna convenienza ad entrare in guerra, ma l'istinto del gregge fece sì che Mussolini, che pure l'aveva intuito, facesse questo errore. Si diceva, anche allora, tutte le potenze mondiali entrano nel conflitto, perché noi dobbiamo starne fuori? Siamo forse di serie B? E così l'Italia commise un grande errore».
Luttwak come Cassandra?
«Spero di non fare la stessa fine. Non sono un veggente e non dialogo con gli dei. Forse so leggere la realtà».
Una moneta non è una guerra?
«Sì, ma le conseguenze economiche a volte sono le stesse».
L'Italia è in un vicolo cieco?
«No. Può scegliere».
Cosa?
«Va via dall'euro. Sceglie un'altra moneta. Potrebbe tornare alla lira, ma io consiglio il baht thailandese. Questo significa che i ricchi italiani pagheranno molto di più le vacanze a St. Moritz e una Mercedes costerà un occhio della testa, però vedremo i muri tappezzati di avvisi con scritto: cercasi operaio specializzato. Le aziende italiane tornano a esportare, la Fiat farà 3-4 turni di lavoro, la produzione cresce, la disoccupazione scende e finalmente l'economia italiana torna a vivere. Adesso è praticamente morta».

martedì 28 maggio 2013

Napolitano: «Per superare la crisi dell'Ue procedere verso l'unione politica»


Di redazione Informati

Dopo Enrico Letta e altri membri del governo, questa volta a invocare la "necessità" dell'unione politica europea "per superare la situazione di crisi" è il Presidente Napolitano, che dichiara: «L'unità politica dell'Europa è il nostro futuro»


mercoledì 22 maggio 2013

Letta: ''L'Ue così non basta più, servono gli Stati Uniti d'Europa''


Dopo le esternazioni di Emma Bonino questa volta è Enrico Letta a sponsorizzare la cosiddetta "integrazione europea", ovvero il percorso verso il decentramento di sempre maggiori poteri e competenze dalle nazioni (ex) sovrane all'UE. 

Da un membro del Bilderberg, della Trilaterale e dell'Aspen Institute, autore di un libro intitolato "morire per Maastricht" non potevamo certo aspettarci niente di diverso...
 
di seguito il comunicato di Adnkronos:

Roma - (Adnkronos/Ign) - Il premier nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo: ''L'Europa o accelera o implode. Non sia una gabbia di vincoli''. E sottolinea: ''L'abrogazione per l'Italia della procedura di deficit eccessivo sarebbe un segnale importantissimo''.


Redazione Informati
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