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lunedì 18 luglio 2016

In Turchia il Golpe comincia adesso



(Maddalena Celano) – Dopo il tentato golpe di venerdì sera, in Turchia, la violenza è ben lungi dall’essere terminata. Proseguono “purghe” e rastrellamenti verso cospiratori o presunti tali. Il popolo turco ha giocato un ruolo cruciale la scorsa notte, decine di migliaia di persone sono scese in piazza con bandiere turche per resistere al colpo di stato. Tutto cominciò verso le dieci di sera, quando i camion militari chiusero al traffico i ponti attraverso lo stretto del Bosforo a Istanbul. I golpisti anche bombardato il palazzo presidenziale, il Parlamento e la Direzione generale della sicurezza di Ankara. Sono stati arrestati circa 2.000.839 soldati. Il presidente turco ha anche detto che l’influenza del clero ha permeato “le Forze Armate e di Polizia, tra le altre agenzie governative negli ultimi 40 anni” e ha confermato che il colpo di stato è stato organizzato dall’imam Gülen, considerato da lui un terrorista. Nazioni Unite, Stati Uniti, Russia, Francia, Germania, Regno Unito, UE, Grecia, Spagna, Messico, Iran, Argentina, Venezuela e Guatemala, tra gli altri, hanno difeso il presidente turco.
Venerdì sera, 15 luglio: cingolati, elicotteri e soldati si sono scontrati con  polizia e manifestanti per le strade di Istanbul e Ankara. Erdoğan, tramite i-phone, chiese alla nazione di resistere al golpe e difendere la democrazia. Sicché il presidente è atterrato a Istanbul, dove ha denunciato il “tradimento” da parte della fazione ribelle. I social-media hanno mostrato scontri, violenza e caos. Almeno 265 persone sono state uccise nelle violenze e almeno  1.440 sono i  feriti. Il primo ministro Binali Yildirim ha affermato questo sabato che 161 “martiri” sono stati uccisi, tra cui civili e polizia.  Sicché le autorità hanno arrestato 2.839 membri dell’esercito e ordinato l’ arresto di 2.745 giudici e pubblici ministeri, i funzionari governativi cominciano a “purgare” le fila da cospiratori o presunti tali.  Erdogan intanto ha accusato del tentato golpe un imam in esilio negli USA,  Fethullah Gülen, perciò ha chiesto ad Obama di deportarlo dalla sua abitazione in Pennsylvania.
Chi è Fethullah Gülen, l’Imam accusato di aver progettato il Golpe?
Il segretario di Stato John Kerry ha affermato che gli Stati Uniti prenderebbero in considerazione l’estradizione dell’ imam, ma richiedono prove di irregolarità. Gülen, imam e politologo turco noto per le sue idee estremamente “moderate” e “pacifiste”, ha respinto ogni accuse di cospirazione in un’ intervista al Guardian e altri reporter, e ha suggerito che probabilmente è stato lo stesso Erdogan ad organizzare il golpe fittizio. Egli ha anche condannato il tentativo di golpe, dicendo: “ora che la Turchia è sulla via della democrazia, non si può tornare indietro”.
Gülen, autore di 60 saggi teologici e politici, è noto in tutto il mondo per la sua filosofia non violenta, pacifista e la sua promozione di un’ islam “moderato”, cioè aperto al dialogo inter-religioso ed al pensiero “secolare”. Yildirim ha affermato che la Turchia potrebbe ripristinare la pena di morte per punire il colpo di stato ed eliminare i cospiratori.  La rivolta sembrerebbe che sia stata sostenuta dai ranghi più alti delle forze armate. Il Generale Umit Dundar ha affermato che i cospiratori erano principalmente ufficiali della Air Force, polizia militare e unità corazzate. Ma le autorità turche hanno arrestato il Generale Adem Huduti, comandante della Seconda Armata, e Alparslan Altan, uno dei giudici d’ Alta corte della Turchia.
Cos’ è il movimento Gülenista, e perché Recep Tayyip Erdoğan lo considera una minaccia?
L’accusa del presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, secondo cui sia stato il religioso statunitense Fethullah Gülen a organizzare il tentato Golpe fa parte di una retorica familiare e una rivalità di lunga data. Quindi è possibile che non sia vero. Vale la pena sottolineare, in primo luogo, che la rivalità tradizionale nella società turca è tra laici (compresi quelli nell’esercito) che guardano al fondatore dello stato moderno, Kemal Atatürk, e gli islamisti – non da ultimo il partito AKP di Erdogan. Perciò è alquanto improbabile che un Imam, per quanto “moderato” ed aperto al dialogo con le forze “secolari”, abbia potuto organizzare un Golpe contro uno stato sostanzialmente confessionale. I militari si percepiscono come custodi della moderna Turchia, mentre il movimento dell’ Imam Gülen occupa uno spazio torbido ed ambiguo tra le due parti, quella laicista e quella islamista. Gülen, è un religioso che vive in esilio solitario in Pennsylvania, a capo di un movimento popolare chiamato Hizmet. Trascorre la vita scrivendo decine di libri l’ anno e gestire centinaia di scuole ed università.
Le accuse sono state percepite come una rappresaglia di Erdogan contro le scuole güleniste, poiché  il presidente turco ha tentato di limitare la crescita del suddetto movimento in quanto baserebbe la sua filosofia sulla non-violenza e il dialogo con moderne forme di democrazia occidentale. La rivalità è culminata in una purga contro presunti  gülenisti tra gli ufficiali dell’esercito e della polizia di alto livello, così come i media accusati di collegamenti gülenisti. Gli Stati Uniti e il movimento Hizmet di Gülen, hanno negato qualsiasi coinvolgimento nel colpo di stato, definendo tali affermazioni “altamente irresponsabili”.
Per più di 40 anni, Fethullah Gülen e Hizmet si sono impegnati per la pace e la democrazia:”Abbiamo sempre denunciato gli interventi militari in politica interna. Questi sono valori fondamentali per i membri di Hizmet. Condanniamo qualsiasi intervento militare nella politica interna della Turchia”. Allora, qual è la verità? I critici sottolineano un video emerso nel 1999 in cui Gülen sembrava suggerire ai suoi seguaci di infiltrarsi nelle istituzioni tradizionali: “È necessario muoversi all’interno delle arterie del sistema, senza che nessuno noti la vostra esistenza, fino a raggiungere tutti i centri di potere … È necessario attendere fino al momento in cui avrete tutto il potere dello Stato…”.
Fonte: spondasud.it


mercoledì 30 marzo 2016

Accuse choc: Lo 007 confessa: la Turchia dietro la strage di Bruxelles

I servizi segreti turchi dietro alla strage di Bruxelles? A lanciare direttamente la pista di Ankara, coinvolgendo nientemeno che il presidente Erdogan, sono i “nemici” storici della Turchia, i curdi, in questo caso affiancati da un paese come la Russia, anch’essa entrata in rotta di collisione coi turchi dopo l’abbattimento di un bombardiere Sukhoi impegnato nell’unica efficace campagna militare finora condotta in Siria contro l’Isis. Un impegno, quello russo, che ha preso in contropiede l’Occidente e ha oltretutto permesso di giungere alla denuncia, documentata, del supporto turco allo Stato Islamico attraverso basi logistiche alla frontiera e soprattutto il contrabbando di petrolio. La Turchia sul banco degli imputati ora anche per le bombe esplose a Bruxelles? La notizia la fornisce il 24 marzo Nahed Al Husaini, corrispondente da Damasco del sito statunitense di contro-informazione “Veterans Today”: intercettazioni russe avrebbero portato alla cattura, da parte dei miliziani curdi, di un responsabile dell’intelligence di Ankara. L’uomo avrebbe confessato che gli attentati di Bruxelles sarebbero stati progettati a Raqqah su ordine di Erdogan.
«Le forze popolari curde che combattono in Siria hanno oggi [24 marzo] catturato un alto funzionario dei servizi segreti turchi che, “sottoposto ad interrogatorio”, ha coinvolto il presidente Erdogan», scrive “Veterans Today” in un post tradotto da “Come ErdoganDon Chisciotte”. «A Veterans Today – aggiunge Nahed Al Husaini – è stato dato accesso alle confessioni registrate che hanno rivelato il ruolo del Mit (Milli Istihbarat Teskilati, l’intelligence turca) nelle esplosioni di Bruxelles ed i piani per effettuare ulteriori attacchi in Europa. Il “funzionario sospetto” ha confessato il suo ruolo nella pianificazione – a Raqqah – dell’attacco di Bruxelles, in collaborazione con l’Isis». L’informazione che ha portato alla cattura del funzionario, scrive “Veterans Today”, deriva da un’intercettazione effettuata dai russi: le forze di Mosca non sarebbero state direttamente coinvolte nell’operazione, ma si presume che unità di “Spetsnaz”, i corpi speciali russi, potrebbero essere state messe a disposizione dei curdi, come supporto.

sabato 29 novembre 2014

Navi Usa sbarcano in Turchia uomini e armi per l’Isis

L’Isis viene rifornito di armi, di soldi e di miliziani attraverso la Turchia, con l’aiuto degli Stati Uniti. Prove sempre più schiaccianti inchiodano Erdogan e la Cia.

di Franco Fracassi - popoffquotidiano.it
Secondo il deputato turco  Mehmet Ali Ediboglu, sarebbe questa la nave statunitense che ha trasportato lo scorso 19 novembre armi e volontari diretti all'Isis.SECONDO IL DEPUTATO TURCO MEHMET ALI EDIBOGLU, SAREBBE QUESTA LA NAVE STATUNITENSE CHE HA TRASPORTATO LO SCORSO 19 NOVEMBRE ARMI E VOLONTARI DIRETTI ALL’ISIS.
«La cosa assurda di tutta questa storia è che gli Stati Uniti combattono contro i loro amici, combattono un’organizzazione che armano e riforniscono di soldati. Non sto parlando al passato, ma al presente». La dichiarazione shock di un ex dirigente della Cia (rimasto anonimo) rilasciata al settimanale “Newsweek” non fa altro che confermare quanto affermato dal deputato turco Mehmet Ali Ediboglu nell’aula parlamentare di Ankara: «Il 19 novembre 2014 una nave da carico statunitense era entrata nel porto d’Iskanderuntrasportando illegalmente armi e volontari del fondamentalismo islamico. La polizia antisommossa ha protetto il porto durante lo scarico della merce, che in particolare comprendeva missili e lanciarazzi pesanti. Il materiale è stato caricato su due convogli di dodici veicoli diretti al campo di al Qaida di Osmaniye.
Del resto il “Washington Post” solo una settimana fa aveva scritto: «L’Amministrazione Obama ha preparato piani segreti che hanno come scopo quello di favorire l’incremento di aiuti di uomini e armi diretti ai combattenti in Siria, in attesa che sia direttamente il Pentagono a stabilire delle basi nella zona di Aleppo».
Human Right Watch ha rilasciato un rapporto in cui si parla apertamento di coinvolgimento delle forze armate turche nelle stragi di civili compiute dall’Isis nel nord della Siria. «I fondamentalisti possono entrare e uscire a proprio piacimento dal territorio turco, tanto sono sempre in compagnia di soldati o agenti segreti turchi».

lunedì 1 luglio 2013

Turchia: social network al setaccio per arrestare i capi delle proteste

benaliIl governo turco sta analizzando il traffico Twitter, Facebook e di altri social media, per individuare ed arrestare le menti delle proteste contro il premier Recep Tayyip Erdogan, ad un mese dal loro inizio come una protesta ambientalista in difesa di un parco di Istanbul.
Lo ha reso noto il ministro dei Trasporti e delle Comunicazioni, Binali Yildirim, che ha chiesto a social network di collaborare se vogliono continuare ad operare in Turchia. La ricerca dei leader delle proteste ha portato all’identificazione di 35 nomi forniti all’autorita’ giudiziaria, secondo il quotidiano Aksam. A lanciare l’attacco a Twitter e’ stato sin dai primi gionri della protesta lo stesso Erdogan che l’ha definito “un minaccia” alla Turchia.
(AGI) .

Fonte: http://www.imolaoggi.it

venerdì 7 giugno 2013

TURCHIA, STUDENTE ITALIANO RACCONTA CIO CHE I MEDIA CENSURANO!!!


FATE GIRARE QUESTO VIDEO!!! - Fabio Perrone è uno studente Italiano attualmente presente ad Izmir, terza città della Turchia, nell'ambito del "progetto Erasmus".
Ha assistito in prima persona alle violenze e alla pesante repressione del governo Erdogan, e ha deciso di realizzare questo video per rompere il muro di censura... DIVULGHIAMOLO!!!

L'articolo con link alla fotogallery e altri video:

 http://informatitalia.blogspot.com/2013/06/bagno-di-sangue-in-turchia-la-polizia.html

IL VIDEO CARICATO SU FACEBOOK DA CONDIVIDERE LO TROVI QUI ROMPIAMO IL MURO DELLA CENSURA!
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