Del premier ungherese Victor Orban ci siamo occupati più volte: sia perché ha intrapreso una serie di misure davvero utili per la crescita dell'Ungheria, sia perché è stato fino ad oggi l'unico leader di un paese dell'eurozona che ha "osato" contrapporsi e respingere i diktat di Troika, UE, BCE e FMI, a cui tutti gli altri leader europei si dimostrano genuflessi e obbedienti. Ad iniziare dai premier che si sono susseguiti nel nostro paese, Berlusconi compreso.
Di Orban ne avevamo parlato anche pochi giorni fa, in relazione all'imminente fregatura che il nostro governo ci sta preparando, circa la gestione e l'erogazione dei servizi essenziali come acqua, luce e gas: le cosiddette "utilities". Renzi sta preparando una "sorpresa" agli italiani, ovviamente una sorpresa non positiva... mentre Orban ha reso no profit le aziende dei servizi, riducendo sensibilmente le tariffe ai cittadini. Per maggiori info sull'Ungheria, leggi L’Ungheria sovrana disobbedisce all’Ue e fa crescere il Pil. Sempre circa l'operato di Orban, riteniamo utile evidenziare come dal 2012 egli abbia assunto la coraggiosa decisione di vietare le slot machine sul territorio ungherese, poiché una percentuale non trascurabile dei "videopokeristi" sviluppa una vera e propria dipendenza (riconosciuta anche a livello sanitario) dilapidando tutti i beni posseduti dalla famiglia. Persone che introducono migliaia di euro in macchinette che al massimo consentono di vincerne poche centinaia: un comportamento irrazionale, frutto della ludopatia che manda in tilt il cervello di soggetti predisposti. Mentre in tutto il resto d'Europa, ed in primis in Italia, le lobby delle slot machine hanno ricevuto fior di regali, benefit fiscali e sopratutto, è stato concesso loro di installare i videopoker praticamente ovunque, nonostante sia notorio che in una parte della popolazione provochino i problemi di cui sopra. Un problema NON trascurabile, che sta emergendo nella sua interezza anche nel nostro paese: Pensate che negli ultimi due anni, i malati di gioco sono triplicati! (Leggi su ilrestodelcarlino.it) e in alcune zone la questione ha assunto i connotati dell'emergenza: nella sola Ovada ci sono addirittura 3.000 persone dipendenti dal gioco! (Leggi su ilsecoloxix.it). La situazione è tale che alcune ASL, come quella di Rieti, hanno attivato servizi di aiuto, pur con poche risorse a disposizione. Noi di questa PIAGA ne parlavamo già nel 2012, quando il fenomeno, seppuir preoccupante ed in crescita esponenziale, riguardava molte meno persone, e un governo SERIO sarebbe potuto e dovuto intervenire per limitare i danni.
Di nocensura.com Oltre alla maxi-evasione CONDONATA, dovremmo considerare anche i soldi elargiti mediante leggi ad Hoc sotto forma di SGRAVI FISCALI... ne abbiamo parlato più volte quando la vicenda del condono era di attualità, ma ricordarla agli italiani certamente non è nocivo. (Vedi: Ecco tutti i regali del governo alle lobby delle slotdel Giugno 2012)
Inoltre mentre fino a qualche anno fa, la maggior parte degli introiti derivanti dal gioco d'azzardo finivano nelle casse dell'erario, da pochi anni a questa parte, la % di guadagno riservata alle aziende è superiore quella dello stato. #TantoPerDire
Al conto potremmo anche aggiungere i 50 miliardi che nel 2012 il governo Monti avrebbe potuto facilmente racimolare mediante accordi con la Svizzera, esattamente come hanno fatto altre nazioni europee. (vedi: http://www.nocensura.com/2012/05/monti-potrebbe-facilmente-incassare-50.html) invece non lo ha fatto, dando il tempo ai titolari dei conti di spostarli alle Cayman, o in altri paradisi fiscali, visto che in Svizzera tirava cattiva aria.
Ora decade il segreto bancario, ma nella rete al massimo ci cadrà qualche sfigato che non ha colto le numerose avvisaglie. Mancava solo che arrivasse una lettera a casa: "togliete i soldi dalla Svizzera e portateli in altri lidi".
Secondo alcune "voci", i titolari di cospicui conti correnti in Svizzera, spesso sono stati chiamati da chi cura i loro interessi e si sono sentiti proporre di spostare il conto in qualche paradiso fiscale, ovviamente pagando LAUTAMENTE il servizio...
L'ennesimo affare d'oro per le banche... #TantoPerCambiare
Staff nocensura.com - Cose che nessuno ti dirà di nocensura.com
IL CLAMOROSO REGALO DELLO STATO AI PADRONI DEL GRATTA & VINCI - LOTTOMATICA DIVENTA GTECH, VA A LONDRA PER NON PAGARE LE TASSE ITALIANE, MA LA CONCESSIONE VIENE PROROGATA ALLA NUOVA SOCIETÀ. SENZA FIATARE
Pellicioli ha trasferito la sede in Inghilterra, e la società di scommesse e giochi pagherà le tasse alla Regina Elisabetta, e mollerà Piazza Affari per quotarsi in America - Eppure l’escamotage fiscale non ha imposto una nuova gara per la concessione, che è stata prorogata fino al 2016...
1. GTECH VA A LONDRA MA LA CONCESSIONE RESTA. LA POLITICA TACE E LA LOBBY NE APPROFITTA
Partiamo da un dato. Il giro d’affari del gioco, secondo gli ultimi dati, supera di gran lunga i 70 miliardi. Una cifra incredibile. E ciò spiegherebbe perchè l’attenzione dello Stato deve essere massima. La domanda allora sorge spontanea: perchè mai si permette che una concessione, senza che venga indetta nuova gara pubblica, passi di mano, motu proprio, da una società ad un’altra? Il riferimento è al colosso del gioco GTech (meglio nota come ex Lottomatica) che sta concludendo il passaggio di fusione con Igt (leader mondiale nel settore dei casinò) per poi lasciare l’Italia ed emigrare in Inghilterra. Non solo: la società abbandonerà anche Piazza Affari per poi quotarsi solo e soltanto negli States.
LOTTOMATICA
CORNUTI E MAZZIATI
Nulla di sbagliato, certo. Scelte imprenditoriali importanti, dato che la fusione proietterà il gruppo De Agostini (attuale proprietario di GTech) a regnare sul mondo del gioco con un fatturato previsto superiore ai 6 miliardi di dollari. Quello che però puzza è il fatto che, nonostante la società abbia deciso di emigrare all’estero, fondersi con Igt e dar vita ad una nuova holding, la Georgia Wordlwide, la concessione non è stata ritirata.
Anzi: in barba a qualsiasi legge e spirito di buon senso, si andrà fino al 2016 in prorogatio. In poche parole: un regalo di Stato. Bello e buono. Non potrebbe essere altrimenti se pensiamo che centinaia di milioni non entreranno più nelle casse italiane dato che la società non avrà più residenza in Italia e dunque non sarà più soggetta alla nostra imposizione fiscale. E, nonostante questo, lo Stato comunque le assicura la concessione. Senza indire una nuova gara pubblica, ma andando avanti di proroga. Insomma, cornuti e mazziati.
Di seguito vi proponiamo un interessantissimo articolo-inchiesta di Vice.com sul gioco d'azzardo in Italia: numeri incredibili, che fanno capire l'incredibile giro di affari (e quindi di interessi economici) che ruotano intorno a questo settore. Lo scandalo ignobile dei 98 miliardi CONDONATI QUASI TOTALMENTE dal governo alle lobby delle slot, che secondo una seria inchiesta potrebbero continuare ad evadere facilmente. Le Iene ne hanno parlato più volte, ma nulla è cambiato, ovviamente.
Come abbiamo fatto a diventare un paese di ludopatici Di Vincenzo Marino - vice.com
Tutti conosciamo qualcuno che gioca d'azzardo più o meno regolarmente, che si tratti di scommesse sportive, Gratta e Vinci, giochi online, slot machine—e se siete fra quelli che in questo momento stanno pensando "ma io veramente non conosco nessuno" sappiate di rappresentare una eccezione statistica, o forse più semplicemente non uscite di casa dal 1993.
Il gioco d'azzardo è la terza industria in Italia in termini di fatturato: è considerato il più grande mercato europeo del settore e uno dei più grandi al mondo, quello che secondo alcune ricerche coinvolge occasionalmente 7 persone su 10—due milioni dei quali a rischio dipendenza—e dà lavoro a 120mila persone e ai numerosi giornalisti che ciclicamente tornano sull'"emergenza temporanea."
A dispetto di questa comparsa episodica nelle agende di media e politica, l'attuale incidenza del gioco d'azzardo nella società italiana continua a essere in crescita: se nel 2000 il fatturato del gioco d'azzardo era pari a 14,3 miliardi di euro, nel 2012 siamo arrivati a 90 miliardi di euro, ossia il 4 percento del PIL.
Il rischio di dipendenza patologica fra minorenni e anziani continua a crescere, e in termini temporali, siamo arrivati a giocare quasi 70 milioni di giornate lavorative—pari a circa un terzo del tempo dedicato quest'anno dagli italiani alle vacanze (circa 220/230 milioni di giornate). "Se lei mi chiede se si gioca di più la risposta è si, perché la variabile temporale è altrettanto importante [rispetto a quella economica]." A spiegarmelo è Maurizio Fiasco, sociologo, ex consulente della Commissione parlamentare antimafia e autore della ricerca Il gioco d'azzardo e le sue conseguenze sulla società italianaper la Consulta Nazionale Anti-usura.
Il problema, però, è che non è sempre stato così. Si tratta di un fenomeno relativamente nuovo, che ci è cresciuto affianco ed è diventato normalità senza che ce ne accorgessimo. "Storicamente quello italiano, fino alla metà degli anni Novanta, era un popolo di giocatori moderati con alta propensione al risparmio," chiarisce Fiasco.
Giocavamo anche prima, ovviamente, ma lo facevamo "in un tempo e uno spazio a ciò dedicati, un profilo rimasto sostanzialmente stabile fino a vent'anni fa, quando c'erano quattro casinò ai confini dello stato per chi li poteva raggiungere, venti ippodromi per chi poteva andarci nel fine settimana, il botteghino del lotto al sabato—e poi c'erano anche luoghi di gioco clandestino, difficilmente accessibili."
In pratica, la soglia d'accesso al gioco d'azzardo era molto più alta di quella di oggi, preferivamo risparmiare per il futuro e non avevamo neanche troppa voglia di spendere. Ma allora come abbiamo fatto a diventare un paese di ludopatici e spendere tutti questi soldi in così poco tempo?
In realtà, come mi spiega Fiasco, non siamo "diventati" ossessionati dal gioco, ma ci hanno "fatto diventare" tali. "Gliela dico nel mio linguaggio, la questione è: come un popolo non avvezzo al gioco è stato arruolato al consumo e alla dipendenza dal gioco d'azzardo. Perché in questi anni è avvenuto un reclutamento, un arruolamento a tappe forzate" nel quale "lo Stato ha cambiato il profilo dei suoi cittadini," legittimando così una dipendenza attraverso concessioni sregolate e promozione.
Se ci pensate, fino a poco tempo fa non c'era fila dal tabacchino per il Gratta e Vinci, c'era una sola lotteria abbinata a un programma di RaiUno, e i numeri del lotto uscivano una volta a settimana. A un certo punto la frequenza di questi giochi è stata volutamente aumentata: nel 1992 il governo è costretto a ricorrere alla svalutazione della lira "e nel giro di poche settimane si deve pensare a una manovra di prelievo fiscale improvviso." Uno dei punti chiave di questa manovra è proprio l'aumento dei ricavi derivanti dal gioco d'azzardo: l'idea era incrementare le occasioni di gioco per poter incassare di più, recuperare denaro e fronteggiare la crisi fiscale. Così, il gioco d'azzardo finisce col contribuire in modo rilevante alle entrate dello Stato.
Arrivano le estrazioni del lotto infrasettimanali, nuove lotterie, i primi giochi a premi istantanei: l'italiano gioca praticamente il doppio, sa quasi subito se ha vinto, ma i premi restano alti, le possibilità di vittoria considerevolmente basse, e le opportunità per giocare comunque lontane e un po' "scomode", fuori portata—dato non irrilevante se si pensa al fatto che secondo alcune ricerche esisterebbe una stretta correlazione fra la prossimità territoriale delle occasioni di gioco e la disposizione all'azzardo.
Lo switch culturale vero arriva quando il gioco entra nella vita quotidiana delle persone: nel '99 vengono introdotte le sale bingo, che Fiasco considera "il cavallo di troia che ha sfondato il muro della tradizione," e poi il secondo vero strappo, "ancora più grave," con la legge finanziaria del 2002 e l'introduzione delle slot machine. Le possibilità di gioco vengono semplificate e moltiplicate, aumentando di conseguenza la spesa e il tempo impiegati.
A quel punto le lotterie istantanee diventano i Gratta e Vinci, arrivano le Videolottery (2004) e vengono liberalizzate le scommesse sportive (e i punti scommesse ovunque). Alla fine si arriva al terremoto dell'Aquila del 2009, in seguito al quale vengono autorizzati i casinò online col cosiddetto Decreto Abruzzo.
"È la storia di successo di una pianificazione strategica che ha distrutto il capitale sociale delle famiglie e del paese," spiega Fiasco. "È stato utilizzato un ventaglio di discipline (dalla matematica al design, dalla psicologia della percezione alla sociologia, dalle scienze cognitive e al marketing) per costruire tanti profili di popolazione differenziati, e per ogni profilo posizionare un gioco."
In sostanza, la teoria di Fiasco è questa: lo Stato avrebbe educato al gioco un popolo storicamente non propenso per trovare nuove fonti di guadagno. È come se avesse giocato d'azzardo sui propri cittadini per rimediare al disastro economico, sperando che i costi sociali di questa scommessa fossero più bassi di quello che ci si aspettava di guadagnare dando in concessione un proprio bene (il monopolio sul gioco).
In Italia infatti il gioco d'azzardo è un monopolio di Stato, dato in concessione ai concessionari—appunto—"che sono incaricati da parte dello Stato di attivare l'offerta e la riscossione del gioco" continua Fiasco, senza mai porli "come responsabili delle conseguenze" del loro esercizio.
Esempio: all'estero, generalmente, si ha bisogno di una licenza per aprire un esercizio commerciale legato al gioco d'azzardo, e non di una concessione, perché non è un monopolio statale. Per questi quindi valgono tutte le altre leggi. Quello che è avvenuto in Italia, invece, è stato possibile "non già da una mancanza di norme che lo impedissero, ma grazie a delle leggi promozionali."
Ma com'è potuto succedere? E chi è responsabile? Seguendo la linea temporale di questi passaggi (1992, 1999, 2002, 2004, 2009) si risale facilmente ai governi in carica e alle opposizioni in parlamento. Centrodestra e centrosinistra "si sono praticamente dati la staffetta, e hanno consentito di arrivare a legittimare la distribuzione dell'offerta capillare di gioco in spregio alla Costituzione."
Certamente quella del gioco è una tendenza mondiale alla quale l'Italia si è adeguata, così come per ogni fenomeno e riflesso dell'economia globale di cui fa parte—"la diffusione capillare di questi giochi a bassa soglia con premi di piccola entità, ma ripetuti in modo tale da creare dipendenza, è ovunque," continua Fiasco. "Qui da noi però è parossistica, una variante esasperata di un trend generale, proprio perché il concessionario non è responsabile delle conseguenze che provoca," e sotto la tutela dello Stato ha potuto approfittare del periodo di profonda crisi economica.
La crisi infatti è stata un'opportunità d'oro per il mercato del gioco: secondo l'Eurispes il gioco coinvolgerebbe in particolare le persone considerate di ceto medio-basso, trattandosi di una spesa storicamente regressiva rispetto al reddito. In altre parole, le famiglie più povere sono quelle che spendono relativamente di più per giochi a premi, lotterie, slot-machine.
Effettivamente, continua Fiasco, "con la crisi economica la spesa si è accentuata, ma questo è avvenuto anche perché una tendenza spontanea è stata abilmente sfruttata [...] per incrementare ulteriormente la propensione al gioco come alternativa alla ricerca di un reddito."
La differenza coi decenni passati, nei quali la tendenza al gioco negli utenti a basso reddito rimaneva comunque più alta della media, è che "mentre prima, quando compravi un biglietto della lotteria o giocavi al lotto, lo facevi una volta a settimana anche se per tutta la vita non avevi mai vinto un ambo, adesso ogni giocatore conosce delle esperienze gratificanti, cioè la riscossione di un premio," seppur misero. E ci si abitua, diventando dipendenti da una vittoria probabile (" Ti piace vincere facile?") quanto irrilevante, e molto più spesso reinvestita immediatamente nel gioco. "L'equivoco semantico semmai si gioca sul termine vincita," continua Fiasco.
Il concetto stesso di "vittoria" è cambiato molto: al sogno della vita agiata si è sostituito, molto più banalmente, quello di un'esistenza tranquilla. Ad oggi i nuovi giochi offerti cercano di costruirsi addosso una patina di liceità che usa proprio la crisi per giustificare il potenziale investimento. Non si tratta della semplice vacanza o dell'auto dei sogni: l'obiettivo è regalare una vita senza preoccupazioni quotidiane con un più umile e concreto vitalizio ("Win for life"), o farsi passare come una sofisticata opportunità di sistemazione duratura stile Real Time ("VinciCasa").
"Il gioco è stato trasformato in un comportamento rispettabile," spiega Fiasco, "un'operazione di marketing che recupera un valore positivo che serve a riqualificare l'immagine del gioco di fortuna e a ridurre il carico della disapprovazione sociale."
Nella prossima legge di stabilità dovrebbe essere incluso un aumento della tassazione sul gioco, cosa che Fiasco vede tendenzialmente di buon occhio perché "può comportare la riduzione del payout, i montepremi, riducendo la frequenza delle gratificazioni" e arrestando quindi la crescita delle dipendenze. Il danno però è fatto: "Quello che è successo in Italia è stata una grande e pianificata impostura. Un'impostura su tutti i piani" alla quale tutti si sono bene o male abituati.
Nemmeno il tempo di dimenticare i 98 miliardi di euro evasi dalle lobby delle slot machine e condonati prontamente quasi per intero dal governo - che con quei soldi avrebbe potuto evitare le ultime 4 manovre finanziarie - che i videopoker sono nuovamente sotto i riflettori per una nuova, presunta maxi evasione fiscale. Anche a questo giro si parla di miliardi di euro: quasi dieci, per la precisione.
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Che il sistema di controllo dei videopoker di ultima generazione - le VLT, le macchinette che accettano anche le banconote di carta, per capirci - facesse (volutamente?) acqua da tutte le parti, lo avevano denunciato anche Le Iene, mediante un interessante servizio di Nadia Toffa, andato in onda pochi mesi fa: questi apparecchi, nei quali gli italiani infilano ogni anno decine di miliardi di euro, NON sono infatti collegati al fisco attraverso la rete telematica, come i modelli precedenti, fatto che rende possibile, oltre che molto facile, eludere il fisco.
Inoltre, il servizio delle Iene, evidenziava anche come i conti non tornassero, lanciando un preciso appello al governo, che "ovviamente" è rimasto lettera morta.
A rilanciare questi sospetti oggi è uno studio della Consulta Nazionale Antiusura, che vi proponiamo di seguito: - - - Videopoker, maxi-evasione da 8.6 miliardi di euro
Di Alessandro Genovesi - it.ibtimes.com
Il gioco d'azzardo evaso vale più di due IMU. Quasi come il DL IRPEF targato Renzi che tanto fa discutere sulle coperture. Una cifra enorme, se si pensa che l'incasso totale che proviene dal settore si attesta tra i 40 e 50 miliardi. Significa che oltre il 20% del totale viene "sottratto" all'erario. "Se lo Stato italiano assumesse finalmente consapevolezza dell'ampiezza del fenomeno si troverebbe oggi ad fronteggiare un grave problema" è la denuncia della Consulta Nazionale Antiusura, che ha presentato un'inedita ricerca sulla presenza della criminalità nel mercato del gioco d'azzardo.
Se si analizzano i dati del gioco d'azzardo in nero su scala territoriale, ci si accorge che a farla da padrone sono le province di Roma e Napoli, dove il sommerso delle macchinette da gioco tocca addirittura il miliardo e mezzo di euro. Seguono a ruota il milanese, e le province di Torino e Palermo.
Una serie di "anomalie fiscali" diffuse a macchia d'olio per tutta la lunghezza dello Stivale, che colpiscono prevalentemente il settore delle Newslot e delle Vlt (Video Lottery Terminal). Le macchinette da gioco distribuite ormai a macchia d'olio negli esercizi pubblici e spesso oggetto di manomissioni.
"Le macchinette rappresentano l'azzardo più diffuso: ancora negli anni 2012 e 2013 hanno dominato con il 56% della spesa lorda registrata su tutto il mercato del gioco" si legge nel rapporto. Di fatto, le macchinette da gioco che possiamo trovare in tutti gli esercizi pubblici (bar, ristoranti, sale d'aspetto, stazioni, sale giochi) rappresentano la fetta più grande della torta dell'azzardo. E una fetta della fetta è costituita dal sommerso, ossia da quegli 8 miliardi e mezzo ingoiati da videopoker et similia di cui nessuno si è accorto.
"È sorprendente constatare che su un fenomeno così rilevante - anche solo restando ai numeri della sua "contabilità" generale - non sia disponibile alcuna analisi economica della Banca d'Italia" denuncia il sociologo Maurizio Fiasco, che ha curato personalmente lo studio pubblicato dalla Consulta Nazionale Antiusura. "Perdura l'assenza degli osservatori più qualificati ai quali sfugge questa schiacciante evidenza invisibile di un Paese che riversa sull'economia dei 'consumi senza uso' una quota impressionante del suo reddito privato".
Stupisce, in verità, che la questione slot machine non sia ancora finita ai primi posti dell'agenda di un governo che vorrebbe cambiare verso al paese. Nella memoria collettiva, infatti, è ancora vivo e ben delineato l'episodio dei 98 miliardi (non milioni, miliardi) che i concessionari delle slot machine hanno di fatto sottratto al fisco italiano.
Nel 2005, infatti, il GAT (Gruppo Antifrodi Tecnologiche) della Guardia di Finanza comincia a occuparsi della storia. Decine di migliaia di slot machine non sono collegate alla rete che registra le giocate. Addirittura in un locale di Riposto (Catania) risultano depositate 26.858 slot in 50 metri quadrati. È solo l'inizio. Quando gli agenti tentano una stima della penale non credono ai loro occhi: si sfiorano i cento miliardi, ossia 5 manovre finanziarie, una cifra che di lì a qualche anno avrebbe potuto significare ossigeno puro.
Fonte: it.ibtimes.com
- - - La domanda che sorge spontanea è la seguente: il governo intende continuare a far finta di niente? Noi temiamo proprio di si: anche alla luce dell'indifferenza degli italiani, che in questo periodo, oltretutto, sono distratti dai mondiali.
In questi anni le lobby delle slot machine hanno ricevuto numerosi regalie persinobonus fiscali - come se non bastasseroi quasi cento miliardi condonati -da tutti i governi che si sono avvicendati, di centrodestra come di centrosinistra. Non c'è da sorprendersi, visto che le leggi in materia pare che siano scritte direttamente dai lobbisti, che in parlamento possono contare sull'amicizia della maggioranza dei deputati. Pur sapendo che il gioco d'azzardo provoca dipendenza, hanno consentito la diffusione capillare delle slot machine, che ormai sono presenti in quasi tutti i bar, oltre che nelle sale da gioco, spuntate come funghi ovunque. Le associazioni, inascoltate, hanno più volte lanciato l'allarme, che ormai ha assunto le dimensioni di una vera e propria emergenza sociale,con migliaia di famiglie rovinate da familiari che hanno infilato nell'apposita fessuretta i risparmi di una vita.
Alcuni mesi fa emerse lo scandalo dei deputati a libro paga di alcune potenti lobby, tra cui quella del gioco d'azzardo; il Presidente Grasso promise che avrebbe fatto chiarezza, ma sembra proprio che la vicenda sia caduta nel vuoto... non avevamo dubbi.
Hanno lasciato a casa, senza lavoro e senza pensione, quasi quattrocentomila esodati; hanno tagliato l'assistenza ai disabili; hanno reso disponibili solo a pagamento i farmaci salvavita: chi non ha i soldi - si parla di migliaia di euro al mese - per pagarsi le cure, è condannato a morire; e molte, molte, molte altre PORCATE...
e visto che i responsabili di questo scempio continuano a raccogliere milioni e milioni di voti, non si intravede luce alla fine del tunnel... e se qualcuno la vedesse, chissà che non siano le ipnotiche luci colorate delleslot machine...
Alessandro Raffa per nocensura.com PS: La responsabilità dei problemi dell'Italia è del negoziante sotto casa che non emette qualche scontrino fiscale... (e la cosa grave, molto grave, è che tanti cretini ci credono pure...)
I nomi dei senatori denunciati: clicca per ingrandire
Slot machine: il Codacons denuncia i senatori che hanno votato la legge pro slot-machine per “istigazione al gioco d’azzardo”
Di Salvatore Petrotto - linksicilia.it
DI SCENA LA LEGGE, VARATA DA PALAZZO MADAMA, CHE PUNISCE I REGIONI E COMUNI CHE SI OPPONGONO ALLE SALE DA GIOCO CHE SERVONO SOLO A SPENNARE I CITTADINI. ORA SI SPIEGA PERCHE’ I GOVERNI MONTI E LETTA HANNO CONDONATO 98 MILIARDI DI EURO AI TITOLARI DI QUESTE STRUTTURE. SBAGLIAMO O QUALCUNO STA FAVORENDO LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA? L’ITALIA SI CONFERMA UN PAESE GOVERNATO DA ‘BANDITI’ CHE FINGONO DI FARE ANTIMAFIA
Eppur si muove! Tanto piovve che tuonò! E fu così che il Codacons denunciò penalmente il Senato della Repubblica per istigazione al gioco d’azzardo e concorso in lesioni psichiche. Tale denuncia verrà deposita, questo pomeriggio, alla Procura della Repubblica di Roma, esattamente contro i 140 senatori di PD, Scelta civica, Nuovo centrodestra e Gal che ieri hanno votato l’emendamento grazie al quale il governo ridurrà i trasferimenti alle Regioni e agli enti locali che emanano norme restrittive contro il gioco d’azzardo. Non più tardi di ieri avevamo lanciato l’appello, tramite facebook, per presentarci in tutte le Procure d’Italia contro lo scandaloso provvedimento del Senato, inserito nella legge di stabilità che definire vergognoso è poco.
Per fortuna che il Codacons c’è ed ha risposto. Si è subito messa al lavoro stigmatizzando, innanzitutto, il vergognoso comportamento di chi ha consumato il reato di‘’una vera e propria istigazione al gioco d’azzardo”; un gesto scriteriato da parte dei senatori che fa nascere più diun sospetto circa i rapporti tra la classe politica e le società del gioco, e impone alla magistratura di porre sotto indagine i singoli senatori che, con il loro voto, hanno deciso di gettare migliaia di cittadini in pasto alle dipendenze da gioco. “In un Paese come l’Italia – spiega il Codacons – in cui il gioco è una vera e propria emergenza, con costi sociali pari a 7 miliardi di euro all’anno, punire gli enti locali che cercano di tutelare i cittadini limitando l’insorgenza delle ludopatie può configurare veri e propri reati”. E fin qui abbiamo parlato della iniziativa giudiziaria del Codacons. Adesso tocca alla magistratura verificare quali sono stati i rapporti tra i 140 senatori incriminati e gli esponenti di aziende specializzate in giochi o soggetti a loro riconducibili, per aprire una doverosa indagine a carico di quei parlamentari che hanno avuto rapporti con tali soggetti.
Interessantissimo servizio di Nadia Toffa de Le Iene:
Mentre le slot machine (quelle che vanno a monetine) solo collegate tramite la linea internet all'agenzia delle entrate e non possono evadere il fisco, le video lottery NON sono collegate: pertanto evadere diviene possibile.
Le Iene hanno fatto una stima degli incassi delle slot machine e delle video lottery seguendo come dato base gli incassi medi di una sala da gioco, e moltiplicando gli incassi per le 380.000 slot machine e le 43.000 video lottery presenti sul territorio nazionale; mentre il dato emerso per le slot machine E' ALLINEATO al dato nazionale - anzi,
è persino inferiore, cioè le slot machine della sala da gioco presa in
esame incassano in media meno della "media nazionale" - IL DATO EMERSO PER LE "VIDEO LOTTERY" - QUELLE NON COLLEGATE ALLA RETE - E' DECISAMENTE INFERIORE: QUASI DELLA META' !!! (vedi le nagscreen)
L'inviata de Le Iene pertanto pone la domanda: CHI CONTROLLA LE VIDEO LOTTERY? QUALI SONO GLI STRUMENTI DI CONTROLLO, VISTO CHE NON SONO COLLEGATE ALLA RETE?
Mentre le slot machine incassano in media 170€ al giorno ciascuna, le video lottery incassano OLTRE 2500€ AL GIORNO, SENZA UN SERIO CONTROLLO da parte del fisco;
COME MAI NON VENGONO COLLEGATE ALLA RETE COME LE SLOT MACHINE?!?
Auspichiamo che ci sia interessamento da parte delle forze politiche di "opposizione", seguiremo gli sviluppi. Nel frattempo, se siete iscritti alle pagine Facebook dei politici e/o dei partiti, incollate questo articolo sulle loro bacheche...
Agli esponenti del Pd e del Pdl, ospiti su La7, é posta a bruciapelo questa semplicissima domanda:
"Perché sono stati condonati i 98 miliardi di multa ai concessionari delle slot machine?"