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mercoledì 26 novembre 2014

I seguaci di Mussolini divenuti "antifascisti" dopo la guerra

Vespa smaschera i compagni seguaci del Duce
Scrittori, giornalisti e artisti: erano molti quelli che volevano collaborare alla rivista fondata nel 1940 da Giuseppe Bottai, gerarca illuminato ma anche il più feroce sostenitore delle leggi razziali
Di Bruno Vespa - ilgiornale.it
Il numero dei voltagabbana tra gli intellettuali alla caduta del regime fu clamoroso. Giuseppe Bottai era il politico più illuminato del fascismo sul piano culturale, ma anche il più feroce sostenitore delle leggi razziali. Ebbene, la sua rivista «Primato» fu pubblicata dal 1940 (quando le leggi razziali avevano già consumato i peggiori misfatti) e chiuse solo con la caduta del regime il 25 luglio 1943.
In quegli anni, Bottai poté contare sulla fervida collaborazione del meglio della cultura italiana: Giorgio Vecchietti (condirettore), Nicola Abbagnano, Mario Alicata, Corrado Alvaro, Cesare Angelini, Giulio Carlo Argan, Riccardo Bacchelli, Piero Bargellini, Arrigo Benedetti, Carlo Betocchi, Romano Bilenchi, Walter Binni, Alessandro Bonsanti, Vitaliano Brancati, Dino Buzzati, Enzo Carli, Emilio Cecchi, Luigi Chiarini, Giovanni Comisso, Gianfranco Contini, Galvano Della Volpe, Giuseppe Dessì, Enrico Emanuelli, Enrico Falqui, Francesco Flora, Carlo Emilio Gadda, Alfonso Gatto, Mario Luzi, Bruno Migliorini, Paolo Monelli, Eugenio Montale, Carlo Muscetta, Piermaria Pasinetti, Cesare Pavese, Giaime Pintor, Vasco Pratolini, Salvatore Quasimodo, Vittorio G. Rossi, Luigi Russo, Luigi Salvatorelli, Sergio Solmi, Ugo Spirito, Bonaventura Tecchi, Giovanni Titta Rosa, Giuseppe Ungaretti, Nino Valeri, Manara Valgimigli, Giorgio Vigolo, Cesare Zavattini. Musicisti come Luigi Dallapiccola e Gianandrea Gavazzeni. Artisti come Amerigo Bartoli, Domenico Cantatore, Pericle Fazzini, Renato Guttuso, Mino Maccari, Mario Mafai, Camillo Pellizzi, Aligi Sassu, Orfeo Tamburi.
GIUSEPPE UNGARETTI
Una crisi di coscienza colse Giuseppe Ungaretti. Il poeta notò durante il regime che «tutti gli italiani amano e venerano il loro Duce come un fratello maggiore» e si definì «fascista in eterno», firmando documenti e appelli per sostenere il fascismo. Salvo firmarne di uguali e contrari alla fine della guerra come alfiere dell'antifascismo, tanto da meritare una grande accoglienza a Mosca da parte di Nikita Kruscev.
NORBERTO BOBBIO

sabato 15 novembre 2014

"Quando c'era lui..." ecco i MITI DA SFATARE sul fascismo

Alcuni articoli mettono in dubbio i "miti del fascismo" che spesso vengono rilanciati sul web; ve li proponiamo di seguito. Cosa ne pensate? Commenta su Facebook!

QUANDO C'ERA LUI I TRENI ARRIVAVANO IN ORARIO... qualche mito da sfatare.

Mito: Devi ringraziare il Duce se esiste la pensione.

Realtà: In Italia la previdenza sociale nasce nel 1898 con la fondazione della "Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai", un’assicurazione volontaria integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e dal contributo anch'esso libero degli imprenditori. Mussolini aveva in quella data l’età 15 anni. L’iscrizione a tale istituto diventa obbligatoria solo nel 1919, durante il Governo Orlando, anno in cui l’istituto cambia nome in “Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali”. Mussolini fondava in quella data i Fasci Italiani e non era al governo.
Tutta la storia della nostra previdenza sociale è peraltro verificabile sul sito dell'Inps. La pensione sociale viene introdotta solo nel 1969. Mussolini in quella data è morto da 24 anni.

Mito: Il Duce garantì l'assistenza sanitaria a tutti lavoratori.

Realtà: Con la legge dell'11 gennaio 1943, n. 138, con il nome di Ente mutualità fascista - Istituto per l'assistenza di malattia ai lavoratori, venne istituita la prima Cassa Mutua di Assistenza di Malattia che offriva tutele solo ai lavoratori del pubblico impiego. Tutti gli altri non ne avevano diritto.

Il diritto alla tutela della salute per tutti nasce il 13 maggio 1947, data in cui viene istituita l’INAM, Istituto Nazionale per l’assicurazione contro le malattie, riformato nel 1968, con la legge n. 132 (cosiddetta "legge Mariotti"), che assisteva tutti i lavoratori, anche coloro che dipendevano da imprese private.
Nel 1978, con la legge n. 833 del 27 dicembre, veniva estesa, oltre che l’indennità retributiva in caso di malattia, anche il diritto all'assistenza medica con la costituzione del Servizio Sanitario Nazionale, con decorrenza del 1º luglio 1980 (la cosiddetta "riforma sanitaria"). La norma era chiaramente ispirata al National Health Service (NHS) britannico.

Mito: La cassa integrazione guadagni è stata pensata e creata dal Duce.


Realtà: La cassa integrazione guadagni (CIG) è un ammortizzatore sociale per sostenere i lavoratori delle aziende in difficoltà economica. Nasce nell'immediato dopoguerra per sostenere i lavoratori dipendenti da aziende che durante la guerra furono colpite dalla crisi e non erano in grado di riprendere normalmente l’attività. Quindi la cassa integrazione nasce per rimediare ai danni causati dal fascismo e della guerra che hanno causato milioni di disoccupati.
Mito: Il Duce ha avviato il progetto della bonifica pontina.

Realtà: I primi lavori di bonifica cominciarono nel 1924 con l'istituzione del Consorzio di Bonifica di Piscinara che avviò la canalizzazione delle acque del bacino del fiume Astura, riprendendo un progetto di Leonardo Da Vinci, interessato anche lui su una ipotesi di bonifica. Addirittura i primi lavori furono eseguiti da i Volsci (intorno al VI secolo a.c.) che, con un sistema di drenaggio a base di cunicoli rimasti celebri e forse insuperati, riuscirono ad assicurare la disciplina delle acque per cui la zona divenne prosperosa e fertile. Mussolini, quindi, non ha avviato un bel niente.

martedì 28 ottobre 2014

Storia censurata: i campi di concentramento USA nella 2° guerra mondiale


Di Salvatore Santoru


La 2 guerra mondiale fu una tremenda carneficina, con tremendi crimini  da parte di tutte le fazioni coinvolte.
Purtroppo, nella versione ufficiale che ci viene inculcata sin da bambini, ci viene raccontata solo una minima parte degli avvenimenti, o meglio una parte molto parziale: la propaganda dei vincitori.

Solitamente si parla di essa come una "guerra buona", come se esistessero guerre buone.

Nella realtà, le cose sono molto più complesse rispetto alle limitanti convinzioni che abbiamo imparato a introiettare su questa delicata tematica storica.

Pensiamo all'orrenda politica dei campi di concentramento.


Ciò che purtroppo poche persone sanno è che questa pratica brutale non fu inventata negli anni 40, ma risale a molto prima e, come riporta anche Wikipedia, precisamente al 1896, e fu praticata dagli spagnoli contro la popolazione cubana, seguiti nel 1899 dagli statunitensi contro i filippini, e nel 1900 dagli inglesi contro i boeri ( su quest'ultimo è famoso il campo di Krugersdorp, in cui i boeri venivano concentrati in tende, e molti di essi morirono di fame e malattie).




Un pò più noti sono i campi di concentramento (gulag) fondati nel 1918 in URSS sotto il regime di Lenin, per internare qualunque persona era dissidente o presunto tale del bolscevismo, e quindi etichettato come "reazionario", "borghese" o "controrivoluzionario" per ciò era considerato meritevole di essere schiavizzato e sterminato.



Sull'URSS, è anche utile ricordare il tremendo sterminio di massa che i contadini ucraini subirono tra il 1932 e il 1933, a causa delle politiche staliniane, noto come "Holodomor", l'Olocausto ucraino, in cui si stima che morirono 7 milioni di persone, ma di cui si è sempre parlato relativamente poco.




Ma oltre ai gulag sovietici, di cui negli ultimi tempi si è parlato e si parla sempre di più, vi erano anche dei campi di concentramento costruiti dagli USA durante e dopo la guerra, di cui non si parla mai e la cui stessa esistenza non è nota alla maggioranza della popolazione.

Nei campi di concentramento statunitensi vennero internati bambini,donne e uomini giapponesi, tedeschi e italiani, per il solo fatto di essere tali.


Per i giapponesi, tutto iniziò nel 1941, quando vennero internati 110.000 nippo-americani che vivevano lungo la costa del Pacifico degli Stati Uniti, e tale fatto fu giustificato come rappresaglia per l'attacco di Pearl Harbor ( che tra l'altro poteva pure essere evitato ).

Il presidente Roosevelt autorizzò l'internamento con l' Ordine Esecutivo 9066 il 19 febbraio 1942,  che come riporta Wikipedia, permetteva "ai locali comandanti militari di stabilire all'interno delle "aree militari" delle "zone di esclusione", in cui "persone possano essere in tutto o in parte isolati".



La politica di internamento durò sino al 1944, e coinvolse per la maggior parte (62%) cittadini statunitensi di origine giapponese.

Come riporta ancora Wikipedia, "quelli che vivevano sulla costa occidentale degli Stati Uniti sono stati tutti internati, mentre nelle Hawaii, dove gli americani di origine giapponese erano oltre 150.000, e formavano quindi più di un terzo della popolazione, solo tra i 1.200 e i 1.800 furono internati".

La politica di internamento di giapponesi, tedeschi e italo-americani fu gestita dall'ente governativo "War Relocation Authority", costituito il 18 marzo 1942 da Roosevelt con l'Ordine Esecutivo 9102.



Oltre ai giapponesi, anche gli italiani vennero internati dal 1941 al 1944, e a differenza dei primi, non hanno nemmeno ricevuto risarcimenti.

 Solo nel 2010 è stata approvata una risoluzione da parte della legislatura della California con cui si è chiesta scusa per i maltrattamenti subiti dai residenti di origini italiane.

La loro unica colpa erano le loro origini etniche, per le quali erano considerati "enemy aliens" ("nemici stranieri").



Photo of alien registraton card

Oltre gli USA, molti italiani furono internati anche nei campi di concentramento francesi e inglesi, difatti questa criminale politica durante quel periodo era una "norma".

Nella Francia, uno dei più noti campi di concentramento era quello di Le Vernet d'Ariège.




La più dura fu la situazione dei tedeschi.
Negli States, la politica di internamento verso cittadini statunitensi "colpevoli" di essere di origine tedesca, incominciò nel 1939 e finì nel 1946, e venne giustificata in quanto essi, al pari degli italiani, erano visti come "enemy aliens".

Non hanno mai ricevuto nè scuse, nè risarcimenti per questo.

Quella di seguito è la mappa dei luoghi dove sono stati internati.


Molto più duro fu però il trattamento che molti tedeschi subirono nei campi di prigionia istituti dagli USA in Germania nel 1945.

Difatti, come riportato da un articolo di Repubblica del 23 febbraio 1992, all'incirca un milione di tedeschi morirono nei campi di prigionia istituiti dagli USA in Germania nel solo 1945.

L'articolo riporta anche le affermazioni del capitano francese Julien del 3° Reggimento Fucilieri Algerino, che il 27 luglio 1945  a Dietersheim visitò uno dei campi di concentramento USA per prigionieri tedeschi ( visto che cinque campi di prigionia erano stati "passati" dagli USA ai francesi), secondo cui tale campo era popolato da scheletri viventi, e ricordava "Buchenwald e Dachau".

Furono molti i campi di concentramento per prigionieri tedeschi nella stessa Germania ma anche in Francia, in Gran Bretagna e negli stessi USA ( nella foto campo di Remagen ).


Alcuni di tali prigionieri erano soldati ma sopratutto vi erano cittadini comuni, compresi molti bambini.





Come riportato anche in un bell'articolo dell'Huffington Post, tali fatti storici sono stati portati alla ribalta nell'opinione pubblica dallo storico canadese James Bacque, grazie alla pubblicazione del libro "Other Losses" nel 1989 (pubblicato in Italia da Mursia col titolo Gli altri Lager nel 1993).



Bacque, aiutato dallo storico militare Ernest Fisher Jr., avvalendosi di numerose testimonianze orali e archivistiche, giunse alla conclusione che le morti dei prigionieri tedeschi nei campi di concentramento statunitensi e francesi ( per fame o malattie ) non furono inevitabili, perché in Europa vi erano allora sufficienti scorte per garantire la sopravvivenza di essi.

Inoltre, c'è anche da ricordare che sempre nel 45 statunitensi e inglesi si adoperano in una feroce repressione contro i cosiddetti "Werwolf", un'organizzazione di guerriglieri volontari, composta da molte donne e sopratutto da giovani, anche ragazzini al di sotto di tredici anni.


Come riporta Wikipedia, "anche ragazzi di 12 anni subirono processi e condanne all’ergastolo da parte delle corti marziali statunitensi. Due membri di 16 e 17 anni furono condannati a morte alla fine del marzo del 1945 e giustiziati il 5 di giugno.




 A Budeburg vicino al Wesel l’8 aprile del 1945 uomini della 116 Divisione Corazzata furono fucilati, senza processo, dai soldati dell’esercito americano a seguito della scoperta di volantini del Werwolf che invitavano alla resistenza".


Le forze angloamericane avevano stabilito, come riporta ancora Wikipedia, che :  "ogni combattente Werwolf catturato dovesse essere fucilato sul posto. Furono infatti considerati, per il diritto internazionale, non come membri di una milizia partigiana, ma come spie (anche perché non agivano in divisa), e quindi passibili di fucilazione immediata".


Come già scritto, ci furono molte tremende esecuzioni, ed inoltre molte ragazze che venivano catturate, finivano per essere torturate e stuprate prima di venire assassinate dagli occupanti angloamericani.


Su questa come su molte altre vicende ci sarebbe ancora da scrivere e approfondire, perchè ciò che più conta è la verità, e non una parziale visione dei fatti come ci viene promossa oggi per questa, come per altre, questioni.


Fonte: informazioneconsapevole.blogspot.it


Leggi anche: Le "marocchinate", la parte censurata della nostra "liberazione"



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