
Nena News - Il siriano Talal Ali Qassem è stato decapitato stamane nella regione di Jawf (nel nord dell’Arabia Saudita) perché “colpevole di aver contrabbandato grandi quantità di metanfetamina”. A renderlo noto sono i media locali. Sale così a 68 il numero delle persone giustiziate nel Paese dall’inizio dell’anno.
Il Ministro degli Interni sostiene che il governo ha avviato una battaglia contro le droghe “per il danno che esse creano alla società e agli individui”. Christof Heyns, inviato speciale delle Nazioni Unite per le esecuzioni arbitrarie, sommarie ed extragiudiziarie, aveva chiesto a settembre una immediata moratoria sulla pena di morte in Arabia Saudita. Secondo Heyns i processi sono “profondamente iniqui” e agli accusati non è permesso molte volte un avvocato. Le confessioni, inoltre, sarebbero estorte con la tortura.
Oltre al commercio e uso di droghe, sono puniti con la pena capitale anche lo stupro, l’omicidio, l’apostasia, sodomia, adulterio, omosessualità, la stregoneria, la rapina a mano armata.
Al lungo elenco dei “meritevoli” della pena di morte, quest’anno si sono aggiunti cinque oppositori della rigida e spietata monarchia saudita. Tra questi spicca il nome dell’attivista religioso sciita shaykh Nimr al-Nimr. Le organizzazioni umanitarie hanno esortato Riyad a revocare le sentenze capitali contro chi manifesta un dissenso accusando il regime saudita di limitare la libertà di parola e di espressione.