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domenica 2 novembre 2014

Psicofarmaci e ricoveri in reparti psichiatrici aumentano l’impulso al suicidio

Psicofarmaci e ricoveri in reparti psichiatrici aumentano l’impulso al suicidio: i dati sconvolgenti di uno studio danese

E’ forse uno degli studi sul suicidio più provocatori di sempre, ma si basa su analisi di dati e di casi. E’ stato pubblicato sulla rivista specializzata Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology, ma nessuno ne ha parlato. Secondo i ricercatori danesi, l’assunzione di psicofarmaci e il ricovero in reparti psichiatrici aumentano notevolmente l’incidenza dei suicidi.

Di Giovanni Fez

A ribadire la validità e la gravità dei dati è Rob Wipond, giornalista americano impegnato per Mad in America. Lo studio danese è in effetti sconvolgente, obbliga a prendere atto di una realtà e a riflettere su di essa. Da sottolineare come anche molti altri studi abbiano messo in evidenza che l’assunzione di psicofarmaci può aumentare fino al 30% il rischio di suicidio, così come si sa che influiscono negativamente la riduzione dell’esposizione alla luce solare e la deprivazione di sonno; in questo caso si parla anche di visite psichiatriche e ricoveri in reparti appositi. I ricercatori dell’università di Copenaghen hanno condotto uno studio a livello nazionale confrontando individui morti per suicidio negli anni tra il 1996 e il 2009 e andando a vedere che tipo di trattamento psichiatrico avevano avuto nell’anno precedente l’atto: nessun trattamento, assunzione di psicofarmaci, contatti con cliniche psichiatriche, visite psichiatriche d’urgenza o ricovero (volontario o coatto) in ospedale psichiatrico. I suicidi erano 2.429, i casi controllo 50.323. I ricercatori hanno concluso che l’assunzione di psicofarmaci nell’anno precedente il suicidio rende quest’ultimo 5,8 volte più probabile; il contatto con una clinica psichiatrica aumenta la probabilità di suicidio di 8,2 volte; visite psichiatriche d’urgenza aumentano la probabilità di 27,9 volte; il ricovero in ospedale psichiatrico aumenta la probabilità per una persona di uccidersi di 44,3 volte.

giovedì 16 ottobre 2014

Come e perché il prete diventa pedofilo - Dossier

Padre Lawrence Murphy, violentatore seriale di bambini sordomuti negli anni 70

Padre Lawrence Murphy, violentatore seriale di bambini sordomuti negli anni 70

Intervento dello psichiatra e psicoterapeuta Domenico Fargnoli in presentazione del nuovo libro di F. Tulli: Chiesa e pedofilia, il caso italiano.

Di Domenico Fargnoli - cronachelaiche.globalist.it

Nel libro di Federico Tulli, Chiesa e pedofilia, il caso italiano (L'Asino d'oro 2014, leggi la di Cecilia M. Calamani su MicroMega), troviamo chiaramente formulate due domande: qual è la specificità della pedofilia nella Chiesa cattolica? Come e perché il prete diventa pedofilo?
Il termine "pedofilia" è stato introdotto nella "Psichopathia sexualis" di Kraft Ebing (1886). In questa opera c'è un primo tentativo medico di mettere in relazione la perversione e la malattia mentale con la vita religiosa. Più in generale si può dire che nel rapporto con la dimensione del sacro nel Cristianesimo c'è sempre stato il rischio di una deriva psicopatologica complicata da condotte criminali, fra cui la pedofilia, ampiamente documentata nella storiografia.

I due libri di Tulli su Chiesa e pedofilia (cfr. "Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro" L'Asino d'oro 2010) costituiscono una diade inscindibile che potrebbe essere, idealmente, la continuazione della "Storia criminale del cristianesimo" opera in 10 volumi scritta da Deschner Karlheinz scomparso recentemente. I due autori hanno in comune lo scrivere la storia dal punto il punto di vista delle vittime: vengono riportati ed analizzati fatti occultati nella letteratura apologetica e agiografica.
Quanto alla seconda domanda bisogna considerare che tutta la formazione del prete è basata sulla sublimazione dell'istinto sessuale. Il concetto di istinto implica che esso sia innato: ma noi sappiamo che alla nascita nell'uomo non solo non ci sono istinti ma neppure sessualità. Quindi si sublima, si desessualizza un istinto che non esiste. Siamo rimasti al tempo degli eremiti nel deserto, i santi "talpa" e "pascolanti" che aggredivano i bambini occasionalmente incontrati nelle oasi. Essi combattevano le tentazioni della carne, cioè gli istinti cercando di distruggere il corpo. In realtà erano in preda a deliri e allucinazioni a sfondo erotico.
Vorrei però raccontare come sono arrivato a queste considerazioni.
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