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martedì 19 luglio 2016

SENZA EURO LA GERMANIA CROLLA E L’ITALIA VOLA



Theo Waigel è stato per dieci anni ministro delle finanze di Helmut Kohl. Il 21 giugno scorso ha rilasciato un’intervista a “T-Online”.

Questo è un frammento delle sue dichiarazioni. Intervistatore: «I sondaggi sull’uscita dalla Ue mostrano che se si chiedesse ai francesi e ad altri, vincerebbe chi vuole uscire, con uno scarto minimo. Secondo lei da dove viene questa disaffezione per l’Ue?». Theo Waigel: «Al grado di sviluppo della globalizzazione e dei mercati aperti cui siamo arrivati – che non è più reversibile – ci sono forze che si oppongono, sostenendo la necessità di ritornare ai confini e alle regolamentazioni nazionali, che prima funzionavano bene, per tornare ad appropriarsi delle proprie capacità decisionali». E cosa gli si può rispondere? Waigel: «Gli si può rispondere in modo del tutto chiaro quali svantaggi ne scaturirebbero. Se la Germania oggi uscisse dall’unione monetaria, allora avremmo immediatamente, il giorno dopo, un apprezzamento tra il 20% e il 30% del marco tedesco – che tornerebbe nuovamente in circolazione. Chiunque si può immaginare che cosa significherebbe per il nostro export, per il nostro mercato del lavoro, o per il nostro bilancio federale».
L’euro conviene alla Germania, ecco perché ci restiamo dentro. Va da sè che se il marco diventasse sconveniente, la lira diventerebbe conveniente per i mercati, per gli investitori e per i consumatori. Queste cose i commentatori nazionali non ve lo dicono. Queste notizie ai telegiornali non passano. Per chi lavora la stampa italiana? Per chi lavora la politica italiana? Per l’Italia o per Berlino? Se lavorasse per gli italiani, interviste come queste sarebbero in prima pagina su tutti i quotidiani, in luogo dello spettro dell’inflazione, e la gente inizierebbe a trarne le conclusioni. In Germania, invece, non si fanno problemi a dirlo con chiarezza. Anche perché hanno interessi opposti. Ci fu anche un pezzo dello “Spiegel Online”, che io riportai puntualmente sul blog, datato 13 giugno 2012 (ben 4 anni fa), che lo disse con altrettanta chiarezza:
«Con un’uscita dall’euro e un taglio netto dei debiti la crisi interna italiana finirebbe di colpo. La nostra invece inizierebbe proprio allora. Una gran parte del settore bancario europeo si troverebbe a collassare immediatamente. Il debito pubblico tedesco aumenterebbe massicciamente perché si dovrebbe ricapitalizzare il settore bancario e investire ancora centinaia di miliardi per le perdite dovute al sistema dei pagamenti target 2 intraeuropei. E chi crede che non vi saranno allora dei rifiuti tra i paesi europei, non s’immagina neanche cosa possa accadere durante una crisi economica così profonda. Un’uscita dall’euro da parte dell’Italia danneggerebbe probabilmente molto più noi che non l’Italia stessa e questo indebolisce indubbiamente la posizione della Germania nelle trattative. Non riesco ad immaginarmi che in Germania a parte alcuni professori di economia statali e in pensione qualcuno possa avere un Interesse a un crollo dell’euro».
 Fonte : Byoblu.com



lunedì 11 luglio 2016

Anche la Toscana dice “no” alle sanzioni antirusse, la lotta continua



La reazione a catena continua, una regione italiana dopo l’altra dice “no” alle sanzioni alla Russia, che danneggiano le imprese del Paese. Ora tocca alla Toscana, dove in Consiglio regionale la risoluzione contro le sanzioni è stata approvata all’unanimità.



La Toscana, seppur governata dal Partito Democratico, lancia un forte messaggio a Roma e si aggiunge al coro delle regioni che esercitano pressione sul governo Renzi per eliminare le misure restrittive contro Mosca.
Rispetto a Germania e Francia, l'Italia ha visto un fenomeno tutto particolare: le regioni, Veneto e Lombardia fra quelle più colpite dall'embargo, una dopo l'altra reagiscono e prendono in mano la situazione. Quale sarà la prossima regione? Quali effetti a livello nazionale si potranno raggiungere? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Manuel Vescovi, primo firmatario della risoluzione, presidente della Lega Nord nel consiglio regionale della Toscana.
— È stato approvato il testo della risoluzione sulle sanzioni alla Russia. Manuel Vescovi, che cosa chiedete al governo?
Manuel Vescovi, presidente della Lega Nord nel consiglio regionale della Toscana
— Io sono il primo firmatario della risoluzione, poi abbiamo concordato il testo con tutte le forze. È da notare che il testo è passato all'unanimità. La risoluzione impegna la Regione Toscana a fare pressione sul governo italiano affinché l'embargo contro la Russia si elimini. Queste sanzioni stanno provocando un danno alle nostre aziende ed è una follia. È come se io mi tagliassi le mani se mangio troppo. Siccome ho tanta fame, mi taglio le mani, è una pura follia.
Proprio per questo, secondo noi, quest'Europa va cambiata, deve essere un'Europa dei popoli e non dei burocrati. L'Italia aveva ottimi rapporti commerciali con la Russia, il governo italiano sta completamente sbagliando linea secondo me, come l'Unione europea. Renzi, che è una persona non eletta da nessuno come presidente del Consiglio ed è un nominato, si guardi un po'attorno e capisca che oggi l'economia italiana e quella russa devono poter commercializzare.
— Ormai sono quattro le regioni italiane che hanno approvato una risoluzione contro le sanzioni alla Russia. Solo in Italia c'è stata questa reazione a catena. Secondo voi riuscirete a coinvolgere altre regioni ancora?
— Secondo me sì. Il Veneto, la Lombardia e la Liguria hanno fatto una risoluzione più forte, noi abbiamo dovuto adeguarla perché qui governa il Pd di Rossi, che ha delle visioni diverse da Renzi. Il testo è stato adeguato quindi, ma è passato.
Tenere distante la Russia è una follia, perché la Russia non starà ferma, guarderà ad altri mercati. Perdere questi rapporti di buon vicinato, anche culturali oltre che commerciali è folle. Speriamo che le regioni continuino ad esercitare questa pressione sul governo di Roma affinché l'Europa faccia qualcosa.
— A livello nazionale quali sono i suoi auspici? Queste risoluzioni alla fine che risultato otterranno?
— Il mio auspicio è che Renzi vada a casa e che il nuovo governo instauri con la Russia un rapporto ancora più stretto. Bisogna costruire dei ponti con la Russia, come abbiamo scritto nella risoluzione, perché è una potenza mondiale vicina a noi. Il governo italiano sta facendo un grosso danno all'Italia.
— Quali danni ha subito la Toscana per le sanzioni antirusse?
— Le perdite sono state molto importanti. La Toscana aveva tutto l'abbigliamento, il settore del food, il manifatturiero legato alla Russia. Le nostre aziende ci hanno rimesso tantissimo. Ho sentito recentemente gli operatori turistici che lamentano sempre meno presenze russe anche sulle nostre coste.
Renzi non ha mai fatto impresa nella sua vita, non capisce le sofferenze delle imprese. Non avendo mai fatto attività di impresa non capisce questi problemi, ma le aziende falliscono. Diverse aziende stanno aprendo in Russia, l'economia italiana però ci perde. La Russia dal canto suo si guarda attorno e vede altri mercati. Chiudendo questi canali è anche difficile poi riaprirli.
La Russia è un partner fondamentale per la Toscana: nel turismo, nell'interscambio di merci, ma anche nella cultura. Un partner che non dobbiamo perdere.


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