Amianto misto a terra per farne materiale da pavimentazione ed ottenere, secondo i pm, un“ingiusto profitto”. È la sconcertante verità venuta a galla da una maxi inchiesta sulle cosche in Emilia, culminata, il 28 gennaio, con l’arresto di 117 persone, molte indagate per associazione per delinquere di stampo mafioso, altre per concorso esterno ed altri reati, tra i quali quelli contro l’ambiente.
A svolgere, con l’amianto, i lavori di rifacimento di scuole, campi di accoglienza per gli sfollati dopo il terremoto, caserme dei pompieri e capannoni, era la ditta emiliana Bianchini Costruzioni, dietro la quale si celava la mano fagocitante della ‘ndrangheta.
L’occasione che si presentava alla ditta era una delle più ghiotte: a luglio del 2012 infatti il commissario per l’emergenza Vasco Errani, aveva stanziato l’ingente somma di 56 milioni di euro, al fine di ricostruire, in tempi record, entro la fine di settembre, edifici scolastici temporanei, a seguito della rovina di quelli esistenti, semidistrutti dalle sollecitazioni del terremoto. La ditta Bianchini, il cui capo Augusto Bianchini è ora in carcere con l’accusa, tra le altre, di concorso esterno in associazione mafiosa, raccolse diversi appalti.

