Sicuramente vi ricordate il momento della consegna delle pagelle. Vi ricordate i voti?
Vi ricordate i giorni senza dormire per gli esami? Tutto questo è il metodo che abbiamo seguito per istruirci, per molte generazioni. Ci sono molte persone, molte voci che negli ultimi anni affermano che questo è ormai obsoleto che nella vita di oggi, con la capacità di conoscere che abbiamo sul palmo di una mano serve davvero trascorrere tanti anni a studiare e, soprattutto, a memorizzare?
Enrique De Vicente
Enrique De Vicente, direttore della rivista “Anno Zero” ci dice questo: “Prima era un’educazione molto utilitarista, nata alla vigilia della rivoluzione industriale e destinata a trasformare i bambini in servi utili, cioè in carne da macello da inviare in guerra, nelle fabbriche. Sappiamo che l’essere umano possiede una serie di capacità immense, immense! Sappiamo che possiede una tremenda intelligenza innata, una tremenda creatività e cioò nonostante, siamo ridotti, la stragrande maggioranza di noi, a persone mediocri, con intelligenza limitata, con fiducia in noi stessi limitata. perchè?”.
Julius Ferreras
Julius Ferreras, educatore e docente, aggiunge: “Voglio ricordare a tal proposito una frase famosa del grande Nelson Mandela, politico, che affermava: ‘L’educazione è l’arma più potente per cambiare il mondo’ . E’ una realtà, vuol dire che chi controlla l’educazione controlla i cittadini. Le forze che ci dominano vogliono creare cittadini che consumino, che continuino il cammino che avvantaggia pochi, per questo l’educazione è immensamente una rivoluzione. La vera educazione è sempre una rivoluzione! Il sistema educativo con cui tutti siamo stati educati è un sistema creato coscientemente per le risposte, è praticamente proibita la domanda.
Nella sua cronaca di viaggio verso oriente, “Bestie, Uomini e Dei” (1924), il Dott. Ferdinand Ossendowski, viaggiatore e scienziato, narra quanto segue: “Mentre la carovana stava attraversando le steppe dell'Asia Centrale vicino a Tzagan-Luk, la guida mongola esclamò all'improvviso: “Alt, fermatevi!”, e subito dopo scese dal suo cammello e si gettò a terra intonando il classico mantram buddista “OM MANI PADME HUM”. Qualcosa di incredibile stava accadendo in quel momento. L'aria vibrava dolcemente e portava con sé come una canzone di amore e pace che arrivava direttamente al cuore. La terra ed il cielo sembravano contenerne l'alito. Persino gli animali lo percepivano: gli uccelli fermavano il loro volo e si posavano, i cammelli smettevano di muovere le orecchie, i cavalli rimanevano immobili ed attenti, i cani smettevano di latrare e gli yaks si gettarono al suolo. Tutti i portatori mongoli si inginocchiarono e pregarono con fervore mentre si sentiva quella pace assoluta: perfino il vento incessante della regione aveva smesso di soffiare. Era una situazione portentosa, c’erano una calma ed una pace insolite, soprattutto per gli occidentali.” Quando l'estasi collettiva cessò, i mongoli spiegarono ad Ossendowskiquello che era successo. Si erano avvicinati al Mistero dei Misteri, al regno sotterraneo del Re del Mondo, nel momento esatto in cui egli si trovava in meditazione.
Ho pubblicato il video riportato sopra sul mio profilo Facebook, con il seguente commento: "Cosa fa con quella bacchetta e con fare minaccioso il professore??? Se la cacci dove non batte il sole! Per quanto mi riguarda, sto con lo studente." scatenando un putiferio di commenti e polemiche.
Mi è passato dinnanzi sulla home, e lo ho condiviso con 'leggerezza', senza pensare che ne sarebbe derivato un acceso dibattito, ma visto l'interesse suscitato dall'argomento, ho deciso di scrivere alcune riflessioni. Se volete leggere i commenti al post, o partecipare alla discussione su Facebook, cliccate qui. Dite la vostra.
Come ho scritto nei commenti al post, probabilmente ho sbagliato a dire che ha ragione lo studente; e con questa affermazione non intendo fare 'marcia indietro' o rimangiarmi il commento, scritto emotivamente, dopo aver guardato il video. Assolutamente. Tuttavia riflettendoci riconosco che, come hanno osservato alcuni commentatori, non ha ragione ne il docente, ne l'alunno che risponde spintonandolo. Mi spiego meglio di seguito.
Personalmente ritengo sbagliato e inaccettabile che un docente si rivolga in quel modo ad un alunno, con la bacchetta a mo' di bastone, con fare minaccioso, e cercando lo scontro fisico, visto che si avvicina a lui. "gli va sul muso" come si dice in Toscana.
L'alunno non colpisce per primo, l'alunno si difende e allontana il docente, che non contento, torna alla carica.
L'educazione non si insegna a bacchettate. Ci sono le classiche 'note da far leggere ai genitori', i 'rapporti sul registro di classe', poi le sospensioni e la bocciatura. Ripetere un anno fa più male di una bacchettata... che è inammissibile. La violenza non insegna niente. NIENTE!
Punire con pene corporali uno studente, significa sdoganare il concetto che chi sbaglia può essere percosso.
Ma scherziamo? Nel passato quando venivano usati questi "metodi educativi" infatti c'erano più risse, i genitori frequentemente picchiavano i figli, i quali "imparavano" che gli errori si pagano a suon di botte, con tutto quello che questo comporta anche a livello di società. Oltre al fatto che se la maggioranza dei genitori si limitavano nel percuotere, c'era una minoranza che eccedeva, traumatizzando il ragazzo. Anche per questo è giusto che le botte non siano considerate un metodo educativo.
Una ragazza ha commentato con le seguenti parole, che rappresentano il pensiero di molti:
quella bacchetta ha tirato su generazioni e generazioni di ragazzi educati e rispettosi, se si continuasse ad usarla le cose continuerebbero ad andare bene , invece...vediamo in che mondo viviamo. io sto col prof.
a questa riflessione, personalmente ho risposto così:
sicuramente prima c'era maggiore educazione, ma certo non dipende dalle bacchettate. Anzi sdoganare la violenza quale metodo educativo o punitivo ha generato dei MOSTRI. Le mani stiano in tasca. Un docente e un genitore hanno altri metodi a disposizione. Poi se ci sono situazioni particolari... ma non questa. Quel professore con quell'atteggiamento non insegna ne educa un bel niente.
E' vero che dalle "bacchettate sulle mani" dei decenni scorsi, oggi il sistema educativo è diventato 'eccessivo' nella direzione opposta, con i docenti che devono stare fin troppo attenti anche nel "pesare" le parole che pronunciano.
E' verissimo anche il fatto che i genitori di oggi sono troppo indulgenti con i propri figli, e spesso ne assumono le difese anche quando sbagliano, educandolo nel peggiore dei modi. Ma la soluzione non sono certo le bacchettate e le pene corporali.
La società negli ultimi decenni è profondamente cambiata, e da molti punti di vista c'è stato un peggioramento.
Tra i giovani è aumentato l'uso di droghe; a livello sessuale dall'emancipazione siamo arrivati al punto che fare sesso con il primo che capita è diventato "normale", etc. le cose sono profondamente cambiate, e pensare che i problemi educativi di oggi derivino dall'abolizione delle pene corporali è assurdo e destituito di fondamento.
Ormai, per fortuna, certi metodi educativi sono relegati al terzo mondo: solo in questi paesi vengono ancora utilizzate pene corporali. In occidente almeno su questo, c'è stato progresso. E ci sono stati effetti positivi sulla società.
Si parla tanto di "bullismo", ma in realtà questo fenomeno è diminuito sensibilmente. Prima non se ne parlava affatto. E anche le risse fra giovani, sono diminuite rispetto al passato.
Personalmente, ho iniziato il percorso scolastico nel 1986 (o nel 1987, non ricordo a memoria, ma non è rilevante ai fini del ragionamento che voglio proporre) in quegli anni, i nuovi alunni venivano accolti, in particolare alle scuole medie, con la "pattonata" (dalle mie parti si dice così) ovvero uno "scapaccione" inferto sulla nuca o sulla testa, utilizzando uno o più diari scolastici. Inoltre ai "primaioli" alle medie veniva imposto di pagare il panino.
Normalmente era una goliardata, ma non mancava mai il bullo che esagerava, utilizzava 3-4 diari sovrapposti per dare il "pattone" e percuoteva piuttosto forte, facendo piangere qualche ragazzino. L'anno successivo coloro che avevano subito la "pattonata" l'anno precedente, la imponevano ai nuovi studenti, e così via.
Nelle scuole gli episodi di bullismo, più o meno gravi, o di studenti che arrivano alle mani, fino alle "risse", erano sicuramente molto più frequenti. E ovviamente non solo a scuola: anche fuori, nei luoghi di aggregazione, nelle discoteche. Negli anni 90' erano molto frequenti le risse, spesso tra gruppi di paesi vicini, tra i quali c'era rivalità. Anche il "campanilismo" era più accentuato.
Ricordo che negli anni '90 i ragazzi più grandi mi raccontavano che negli anni '80, quando erano ragazzini loro, le risse erano più frequenti rispetto a quel periodo, metà anni 90. E oggi sono meno rispetto agli anni 90, anche se questo trend positivo di diminuzione delle risse, si sta interrompendo, ma c'è da dire che spesso le risse di oggi coinvolgono stranieri, provenienti da paesi culturalmente meno evoluti del nostro. Dove i sistemi educativi prevedono anche le pene corporali...
Le classiche merendine sono da sempre una delle merende preferite e più consumate da milioni di bambini di tutto il mondo. Sono molto pratiche anche per i genitori, che acquistandone un paio di confezioni, risolvono il "problema" della colazione o della merenda del figlio senza perdere tempo, che è sempre troppo poco. Le merendine industriali hanno ormai soppiantato le merende di un tempo, quando i ragazzi mangiavano una bella fetta di pane e pomodoro (pane mgliore di quello, industriale, di oggi, e pomodori senza pesticidi...) o al limite un panino, che è comunque preferibile alle merendine.
Grazie a sapienti campagne di marketing e pubblicità, le multinazionali della merendina (le più famose sono gestite da grandi holding) sono riuscite a far credere a milioni di mamme e papà che siano uno spuntino nutriente e sano, grazie a campagne pubblicitarie fuorvianti, che non dovrebbero essere consentite.
Alcuni commentatori hanno già messo in evidenza l'ossimoro contenuto nello slogan renziano della "Buona Scuola".
Idealizzare la Scuola è sempre stato infatti il modo più sicuro per delegittimarla.
Per il resto nel "progetto di riforma" di Renzi non c'è nulla che non sia stato già fatto o detto dai governi precedenti. Uno studio diffuso dalla UIL ha posto in evidenza che anche i famosi, e fumosi, premi al "merito" dei docenti annunciati da Renzi si riducono in effetti a spiccioli.
Ma il concetto di premio al "merito" va valutato in base al contesto. In un lager il premio consisteva nel sopravvivere, e lo stesso vale per la "Buona Scuola", dove si è ormai accesa una guerra per bande per poter accedere all'olimpo dei "tutor", dei "mentor" e del mitico "staff" dirigenziale, in vista del consolidamento di una mafia carrieristica intenta a giudicare gli altri per non essere giudicata essa stessa.
Per pagare gli insegnanti il meno possibile si è sempre avvolto l'insegnamento di retorica missionaria, ma in passato un sistema di potere più interessato all'effettivo funzionamento dell'istruzione, aveva elaborato la tronfia espressione della "libertà di insegnamento", per garantire anche al più timido dei docenti quel minimo di autonomia che gli consentisse di sfuggire alle ingerenze di dirigenti, colleghi e genitori.
Il demagogico slogan del "merito" si risolve invece in un generalizzato diritto all'ingerenza; ciò in nome di una finta didattica ideale che serva a distruggere quella reale.
Amianto misto a terra per farne materiale da pavimentazione ed ottenere, secondo i pm, un“ingiusto profitto”. È la sconcertante verità venuta a galla da una maxi inchiesta sulle cosche in Emilia, culminata, il 28 gennaio, con l’arresto di 117 persone, molte indagate per associazione per delinquere di stampo mafioso, altre per concorso esterno ed altri reati, tra i quali quelli contro l’ambiente.
A svolgere, con l’amianto, i lavori di rifacimento di scuole, campi di accoglienza per gli sfollati dopo il terremoto, caserme dei pompieri e capannoni, era la ditta emilianaBianchini Costruzioni, dietro la quale si celava la mano fagocitante della‘ndrangheta.
L’occasione che si presentava alla ditta era una delle più ghiotte: aluglio del 2012infatti il commissario per l’emergenzaVasco Errani, aveva stanziato l’ingente somma di56 milioni di euro, al fine di ricostruire, in tempi record, entro la fine di settembre, edifici scolastici temporanei, a seguito della rovina di quelli esistenti, semidistrutti dalle sollecitazioni del terremoto. La ditta Bianchini, il cui capoAugusto Bianchiniè ora in carcere con l’accusa, tra le altre, di concorso esterno in associazione mafiosa, raccolse diversi appalti.
Insultare gli insegnanti? E’ un vero e proprio oltraggio ad un pubblico ufficiale. E’ questa la sentenza emessa dalla quinta sezione penale della Cassazione, che ha riaperto il processo a carico di una mamma toscana, accusata di ingiuria ai danni di una docente di scuola media, insegnante di sua figlia.
In un primo momento il giudice di pace di Cecina aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti della mamma, ma il procuratore generale di Firenze ha presentato ricorso in Cassazione, spostando la questione dall’ingiuria all’oltraggio a pubblico ufficiale, e dunque spostando la competenza dal giudice di pace al tribunale.
La Suprema Corte ha ritenuto fondato il ricorso, annullando la decisione del giudice di pace. Gli atti, poi, sono stati trasmessi alla Procura di Livorno: “Sussistono tutti gli elementi”, si legge in una sentenza depositata oggi, del reato “di oltraggio a pubblico ufficiale”, caratterizzato dalla “offesa all’onore e al prestigio del pubblico ufficiale” che “deve avvenire alla presenza di più persone”, “essere realizzata in luogo pubblico o aperto al pubblico” e “avvenire in un momento nel quale il pubblico ufficiale compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni”.
Un gruppo di uomini armati è entrato in una scuola in Pakistan e ha ucciso più di 100 ragazzini. 100 BAMBINI! Chi potrebbe mai fare una cosa simile?
Qualcuno che vede la scuola come il più grande ostacolo al reclutamento di questi bambini per una vita di violenza. L’istruzione non è solo il miglior antidoto possibile contro la povertà, è anche uno dei modi migliori per combattere il terrorismo. Aiuta a uscire dalla disperazione e ad avere un’opportunità. Possiamo rispondere a questa tragedia con un appello globale per dare una scuola a tutti i bambini.
I nostri governi hanno promesso che tutti i bambini del mondo avrebbero avuto accesso all’istruzione entro la fine del 2015. Possiamo renderlo possibile subito per il Pakistan e altri Paesi:unisciti a questa campagna per onorare nel miglior modo possibile la memoria dei bambini di Peshawar. L’appello verrà consegnato da Gordon Brown, l’Inviato Speciale dell’Onu per l’istruzione globale, al Primo Ministro del Pakistan e ai leader che possono realizzare questo piano. Firmalo anche tu. Fonte: avaaz.org
L’inverno europeo continua e si manifesta incontestabilmente in Grecia. Lunedi 17 novembre, durante le manifestazioni commemorative della rivolta degli studenti contro l’altra dittatura, quella del 1973, alcun poliziotti hanno deliberatamente attaccato i manifestanti al grido di “siete venuti alla manifestazione, eh?… morirete!!”. Anche uno studente tedesco dell' Erasmus è stato violentemente aggredito dai “nostri” poliziotti-pretoriani, per il semplice fatto che quel lunedì sera si trovava nel posto sbagliato: in Grecia.
Un paese che ormai non è più democratico (e non lo è più nemmeno in maniera relativa) e nel quale – per ammissione della Commissione Europea – il rispetto o il non rispetto dei diritti fondamentali non dipende che dal governo. In altri termini, la Carta dei diritti fondamentali, che garantisce una serie di diritti personali, civili, politici, economici e sociali ai cittadini dell’UE, non è più valida per i paesi sotto la legge della Troika e del suo «memorandum».
La stampa ha diffuso la foto di questo studente tedesco (o secondo altre fonti svedese, ma al momento è impossibile verificare), un giovane che ha usato le iniziali “Ni Ls” per il suo account facebook e che protesta con rabbia raccontando la disavventura avuta con la polizia greca durante il suo Erasmus: “Che razza di paese è questo, nel quale bisogna avere paura della polizia?” si chiede il ragazzo.
Apories... de l'étudiant allemand frappé par la police grecque. Athènes, le 17 novembre 2014
Les encadrements du 17 novembre 2014
È evidente a tutti lo slittamento dallo Stato di diritto allo Stato di polizia. Al di là del carattere “sensazionalistico” della foto del giovane studente, una parte della stampa greca crede (non senza ragione) che essa esprima lo spirito del momento o, quanto meno, di una buona parte della popolazione.
“I poliziotti proteggevano l’Assemblea Nazionale come se si trattasse di proteggere un altro Stato, e per giunta uno Stato nemico”, sottolineava un manifestante lunedì sera. E tutti quanti concordavano: bisogna dire che c’erano circa centomila manifestanti ad Atene nella sera del 17 novembre, ai quali vanno aggiunti quelli di Salonicco, Patrasso e altre città.
All’istituto De Amicis nel quartiere Celadina di Bergamo quest’anno non ci sarà alcun presepe. Il preside della scuola, Luciano Mastrorocco, ha vietato la realizzazione del presepe per non discriminare chi è fedele di religioni diversa da quella cattolica. All’istituto gli alunni non italiani sono il 30%, mentre in alcune classi si raggiunge il 50%.
Un’insegnante nei giorni scorsi aveva chiesto di poter realizzare il presepe, ma il preside glielo ha impedito. “La scuola pubblica – ha dichiarato Mastrorocco al Corriere di Bergamo – è di tutti e non va creata alcuna occasione di discriminazione. In classe ognuno può portare contributo, ma accendere un focus cerimoniale e rituale può risultare soverchiante per qualcuno, che potrebbe subire ciò che non gli appartiene. Non sono l’anticristo, ma questo è l’orientamento che ho dato all’istituto da otto anni, quando sono arrivato qui. È stato un modo per rispettare tutti”.
La Procura di Ravenna rende noto che stanno indagando su 93 decessi sospetti accaduti nella clinica dove lavorava la folle infermiera killer, che uccideva i pazienti con il potassio.
La notizia è riportata un po' da tutti i media nazionali (vedi Il Messaggero, Corriere, Libero)
La cosa che lascia basiti è come siano potute passare inosservate così a lungo tutte queste morti sospette, un numero che appare sempre più considerevole. E stabilire la verità non sarà facile per gli inquirenti, visto che le sostanze utilizzate dall'infermiera svaniscono nel giro di 48 ore.
Possibile che i nostri anziani, indifesi, siano così in balia della follia di un individuo? Per non parlare dei numerosi casi di abusi scoperti in asili e strutture per disabili; e per le decine di casi emersi, centinaia passano impuniti, torture, abusi, soprusi e maltrattamenti verso i deboli, gli indifesi per definizione.
COSA ASPETTIAMO A RENDERE OBBLIGATORIE TELECAMERE DI VIDEO SORVEGLIANZA, CON REGISTRAZIONE, IN TUTTE LE STRUTTURE?!? Si tratta di tecnologie che ormai costano poco.
Ci siamo. Il microchip R-fid è sbarcato nella scuola italiana. In una scuola di Cles (un piccolo comune in provincia di Trento) è stato introdotto per il controllo degli ingressi degli studenti, per monitorare i ritardi. Per ora il microchip NON è impiantato sottopelle, ma la direzione intrapresa è inequivocabile. Già da un paio d'anni negli Stati Uniti molte scuole hanno introdotto il microchip R-Fid, sanzionando chi lo rifiuta. Staff nocensura.com - - - Di seguito l'articolo de ladige.it
Non solo astuccio, quaderni e libri. Quest'anno l'occorrente da mettere nello zainetto per la scuola si è arricchito di un nuovo elemento: il microchip. A Cles, le presidi degli istituti superiori «Russell» e «Pilati» hanno dotato ogni studente di un tag adesivo applicato sul libretto delle assenze, che consente larilevazione elettronica dei ritardi. Una rivoluzione digitale legata all'adozione del nuovo registro elettronico.
Il microchip viene intercettato da rilevatori appositamente installati agli ingressi del polo scolastico, per segnalare le presenze al passaggio dei ragazzi. La novità non è certo passata inosservata, tanto da diventare tema di dibattito nel corso di una recente assemblea d'istituto al liceo Russell convocata per l'elezione dei rappresentanti. In passato, i ritardi venivano rilevati attraverso un codice a barre stampato sul libretto, e ora qualche ragazzo non riesce proprio a tollerare l'adozione dei trasmettitori elettronici.
Un recente articolo uscito sul New York Times (Steve Jobs Was a Low-Tech Parent) riporta come gli appartenenti alle elite al comando del settore tecnologico seguano regole di vita molto diverse da quelle che consigliano alla gente comune.
L'articolo rivela che il celebre CEO della Apple proibisse ai propri figli di giocare con uno dei dispositivi più popolari al mondo: l'IPad.
"I tuoi figli usano l'IPad?" ho chiesto a mister Jobs. "A loro non permetto di usarlo" ha risposto. "Faccio in modo che usino poco questi dispositivi." A quel punto ho reagito con un sussulto e un silenzio attonito. "Ho sempre pensato che la tua casa fosse una sorta di paradiso per nerd: intere pareti trasformate in giganteschi display touch; il tavolo da pranzo disseminato di iPad e iPod a disposizione degli ospiti come cioccolatini su un cuscino." "Niente affatto", mi ha confidato Jobs. "Sei molto lontano dalla realtà delle cose." Dopo quel giorno ho incontrato altri pezzi grossi dell'industria tecnologica, i quali mi hanno risposto tutti in modo simile: si dichiarano estremamente rigorosi nel limitare l'uso di gadget tecnologici per i rispettivi figli, spesso negandoglieli durante la settimana scolastica e fissando rigidi limiti orari anche nei fine settimana.
Purtroppo il Times non ha reclamato da Jobs una spiegazione più approfondita in merito al suo regime di rigorosa proibizione parentale del 'dispositivo usato oggigiorno da milioni di bambini in tutto il mondo', tuttavia è assodato che in generale le élite si rapportino alla tecnologia in modo simile al celebre guru, dettaglio che non fa che suggerire l'esistenza di un doppio standard di educazione dei figli; quello della classe dirigente e quello delle classi inferiori.
Il doppio standard è evidente se si considera i comportamenti di gente miliardaria come l'ex CEO di Microsoft Bill Gates, che con la sua fondazione spende milioni di dollari per supportare la scuola pubblica e gli standard di formazione di base comuni, ma poi manda i figli a studiare presso istituti privati dove gli standard di formazione di base comuni non sono adottati.
Le scuole non possono pretendere soldi dalle famiglie. I cosiddetticontributi volontari, che a molti istituti servono come il pane per far fronte a spese anche banali (le fotocopie, il funzionamento delle aule di informatica…), non sono un obbligo per le famiglie. Lo diceva un’ultima circolare delMinistero dell’Istruzionedatata 7 marzo 2013, lo ricorda una nuova circolare di questi giorni del nuovo ministroStefania Giannini. Il fatto che il Miur ribadisca il concetto significa che molte scuole in realtà continuano a pretendere quei soldi, un contributo che oscilla a seconda dei casi tra i60 e i 300 euro ad alunno.
Molti presidi scrivono lettere alle famiglie con toni ultimativi, il Corriere della Sera ha raccolto qualche esempio in giro per l’Italia:
Le lezioni di "educazione sessuale" introdotte alle scuole elementari suscitano polemiche tra i genitori; ecco lo sfogo di una mamma preoccupata...
Pubblichiamo la lettera inviata alcuni giorni fa al Coordinatore delle associazioni di genitori della scuola da una mamma di Roma preoccupata per delle lezioni di educazione sessuale (e al genere) in quinta elementare. E' una testimonianza di quanto sta avvenendo nelle scuole italiane, a riprova della gravità della situazione così come descritta ieri nella risposta che il nostro giornale ha dato all'on. Gabriele Toccafondi, Sottosegretario all'Istruzione. C'è in atto un vero e proprio esproprio del diritto-dovere dei genitori di educare i propri figli a vantaggio di una educazione di stato che si risolve in un vero e proprio indottrinamento. E' su queste cose che chiediamo al Sottosegretario Toccafondi di portare la sua attenzione per porre fine a questo scempio educativo.
Gent.mo Coordinatore,
sono una mamma di un bambino di 10 anni che frequenta la quinta elementare in una scuola statale di Roma. Ho deciso di scriverle poiché vorrei comprendere cosa sta accadendo nella scuola e soprattutto capirne i motivi.
Non più di due settimane fa l'insegnante di Scienze di mio figlio,la quale ha poi precisato di aver affrontato certi temi perché obbligata dalla scuola e non per sua scelta,ha tenuto una lezione sulla riproduzione e sull'identità sessuale, affrontando temi come l'omosessualità e la transessualità. Miofiglio non appena uscito da scuola mi ha raccontato della lezione poiché quegli argomenti avevano suscitato curiosità e ilarità tra i suoi compagni per tutto il resto della giornata. Il racconto è stato seguito da numerose domande del bambino sull'argomento.
La curiosità prodotta dal tema non si è esauritacon la lezione ma ha fatto sentire i suoi effetti anche nei giorni successivi, quando uno dei suoi compagni si è vantato in classe di una bravata fatta, andando di nascosto su siti internet per adulti per vedere "come si fa il sesso", commentando poi che da grande avrebbe fatto anche lui le stesse cose.
Venerdì mattina,insegnanti, bidelli e addetti alle pulizie delle scuole hanno manifestato davanti al Ministero delle riforme amministrativead Atene per protestare contro la decisione del governo di mettere in mobilità, trasferimenti forzati o licenziamenti una serie di lavoratori del settore.
I manifestanti greci chiedevano di essere accolti dal ministro Kyriakos Mitsotakos, ma alle sei e mezza circa della mattina, dopo un incontro programmato tra Mitsotakis e ufficiali della troika ad Atene per le loro revisioni economiche consuete, si sono registrati alcuni scontri con la polizia, che, riportaKathimerini, hafermato temporaneamente 17 persone,tra cui il leader del secondo sindacato degli insegnanti del paese, OLME, Themis Kotsyfakis nel momento in cui hanno cercato di fare irruzione nel ministero. Kotsyfakis, riporta il quotidiano greco, sostiene come la manifestazione fosse del tutto pacifica e che i partecipanti non hanno bloccato le vie limitrofe. In molti denunciano come la polizia abbia utilizzatogas lacrimogeniper disperdere le persone davanti al ministero e le forze dell'ordine abbiano usato violenza per bloccare le 17 persone fermate.
La polizia, conclude Kathimerini, ha utilizzato gas lacrimogeni per disperdere la follaanche fuori dal Ministero delle finanze e una donna è svenuta durante l'azione. Il sindacato dei dipendenti pubblici, ADEDY, inizierà una protesta davanti il dicastero di Stournaras dall'una e mezza.
Aumento esponenziale del consumo di psicofarmaci sui bambini: un esempio di applicazione delle teorie psichiatriche che saranno promosse all’imminente congresso mondiale di Milano sull’ADHD
Merano. Recentemente abbiamo ricevuto la sconvolgente segnalazione di alcuni genitori di Merano, preoccupati del rapporto molto stretto tra il reparto di psichiatria infantile e le scuole elementari. Infatti parecchi bambini si recano regolarmente all’ospedale di Merano per essere “aiutati” nelle loro difficoltà e spesso la psichiatra presiede alle riunioni degli insegnanti e detta o addirittura “impone” il percorso del bambino. La situazione è talmente grave che un genitore ha persino presentato un reclamo al garante della privacy e un esposto all’ordine dei medici sulla dr.ssa Donatella Arcangeli, primario del reparto di neuropsichiatria infantile di Merano. Abbiamo anche incaricato l’avvocato Francesco Miraglia del foro di Modena, che già in passato aveva fatto si che il figlio sottratto ingiustamente perché secondo gli psichiatri “non riusciva a essere emotivamente vicino al figlio” venisse restituito al padre, di valutare la necessità di inoltrare un esposto alla Procura di Bolzano. E purtroppo i risultati di una breve investigazione sull’area di Merano sono molto preoccupanti, tanto che informeremo le autorità competenti, in primis l’Assessore alla Salute di Merano.
Ma veniamo ai fatti. Secondo la lettera di questo papà, i bambini delle scuole elementari frequentano [una specie di] doposcuola in un piano dell’ospedale di Merano, proprio sopra il reparto di neuropsichiatria infantile, a volte all’insaputa dei genitori. Infatti secondo questo genitore: «C’è una chiara commistione tra la neuropsichiatria infantile e il “doposcuola”. Per esempio nel caso di mio figlio la dott.ssa Arcangeli mi ha messo al corrente che […] sarebbe dotato di un’intelligenza superiore alle attuali capacità intellettive che però visto il mio rifiuto di somministrargli il Ritalin questo gli comporta degli scompensi […]. Mi chiedo come possa la dott.ssa Arcangeli fare queste affermazioni dato che non le ho dato alcun consenso di visitare mio figlio. Mi chiedo se mio figlio e gli altri bambini stiano facendo il “doposcuola” oppure non siano sottoposti a test e osservazioni da parte della neuropsichiatria infantile durante il periodo del “doposcuola” e se i genitori siano al corrente di quanto sta succedendo.» Il nostro comitato denuncia da anni la medicalizzazione della scuola e il fatto che le scuole stiano essendo trasformate in cliniche psichiatriche. Merano è certamente “all’avanguardia”: hanno “spostato la scuola” direttamente in psichiatria. E con la recente apertura del nuovo reparto di psichiatria infantile le cose non sono certo cambiate; sono solo cambiati i locali ma la commistione sembra essere ancora più stretta.