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mercoledì 15 giugno 2016

Ttip, pubblicati i documenti: salute e ambiente a rischio




Redazione InformaSalus.it
Greenpeace Olanda ha pubblicato oggi sul sito www.ttip-leaks.org parte dei testi negoziali del TTIP per garantire la necessaria trasparenza e promuovere un dibattito informato su un trattato di cui troppo poco si discute in Italia e che interessa quasi un miliardo di persone, nell’Unione Europea e negli USA. I negoziati per il trattato di libero scambio fra Stati Uniti e Unione europea (Ttip) sono in corso da oltre tre anni e  si è da poco concluso il 12mo round negoziale a New York.
Greenpeace ha deciso di pubblicare i documenti per  garantire la necessaria trasparenza e promuovere un dibattito informato su un trattato di cui troppo poco si discute in Italia e che interessa quasi un miliardo di persone, nell’Unione Europea e negli USA. Se andrà in porto, infatti, il Ttip creerà la più grande area di libero scambio del pianeta, sommando due economie che insieme, rappresentando oltre 800 milioni di persone, ammontano già oggi al oltre il 46% del Pil dell'intero pianeta. Un trattato in cui il commercio sarebbe solo la parte minore e le cui conseguenze sarebbero gigantesche e inciderebbero radicalmente sulla vita di entrambi i continenti.
È ora di far luce sul TTIP. Con questi negoziati segreti rischiamo di perdere i progressi acquisiti con grandi sacrifici nella tutela ambientale e nella salute pubblica”, ha dichiarato Federica Ferrario di Greenpeace Italia. “Questi documenti svelano che la società civile aveva ragione a essere preoccupata. Fermiamo i negoziati e cominciamo a discuterne pubblicamente. Sapevamo che la posizione dell’UE non era bella, ora possiamo vedere che la posizione degli Stati Uniti è addirittura peggio. Un compromesso tra i due sarebbe inaccettabile”, continua la Ferraio.
Dal punto di vista della protezione dell’ambiente e dei consumatori, quattro aspetti sono seriamente preoccupanti.
Con il TTIP innanzitutto, potrebbero sparire per sempre le conquiste fatte nell’ambito della tutela ambientale. Nessuno dei capitoli al momento visionabili fa infatti alcun riferimento alla regola delle Eccezioni Generali (General Exceptions). Questa regola, stabilita quasi 70 anni fa, compresa negli accordi GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) della World Trade Organisation (WTO – in italiano anche Organizzazione Mondiale per il Commercio, OMC) permette agli Stati di regolare il commercio “per proteggere la vita o la salute umana, animale o delle piante” o per “la conservazione delle risorse naturali esauribili”. L’omissione di questa regola suggerisce che entrambe le parti stiano creando un regime che antepone il profitto alla vita e alla salute umana, degli animali e delle piante.
Anche la protezione del clima rischia di diventare più difficile. Gli Accordi sul Clima di Parigi chiariscono che è necessario mantenere l’aumento delle temperature sotto 1,5 gradi centigradi per evitare una crisi climatica che colpirà milioni di persone in tutto il mondo. Il commercio non dovrebbe essere escluso dalle azioni sul clima. Eppure nei testi ottenuti non c’è alcun riferimento alla protezione del clima.
I capitoli del TTIP dedicati alla “Cooperazione Regolamentare”, non menzionano in nessun modo il cosiddetto “principio di precauzione”, ossia l’obbligo da parte del legislatore di definire misure preventive rispetto a sostanze controverse, come le sostanze chimiche con note interferenze sul sistema endocrino.
Porte aperte, infine, all’ingerenza dell’industria e delle multinazionali: con il TTIP le grandi aziende ottengono garanzie sulla possibilità di partecipare ai processi decisionali, fin dalle prime fasi. Su questo punto Greenpeace fan che se la società civile ha avuto ben poco accesso ai negoziati, i documenti diffusi mostrano che l’industria ha avuto invece una voce privilegiata su decisioni importanti.
Chi ha cura delle questioni ambientali, del benessere degli animali, dei diritti dei lavoratori o della privacy su internet dovrebbe essere preoccupato per quel che c’è in questi documenti”, continua Ferrario. “Si confermano le forti obiezioni della società civile e di milioni di persone che in tutto il mondo hanno protestato contro il TTIP, che non è altro che un grande trasferimento di poteri democratici dai cittadini al grande business. Chiediamo a tutti i rappresentanti eletti, alla società civile, ai cittadini di leggere questi documenti e di impegnarsi in un dibattito approfondito”.
Per fermare il TTIP, tutelare i diritti e i beni comuni e costruire un altro modello sociale ed economico, equo e democratico, Greenpeace, invita tutti a all’appuntamento nazionale di sabato 7 maggio 2016 a Roma, durante il quale la coalizione italiana #StopTTIP darà voce alla società civile finora esclusa dai negoziati.


Redazione InformaSalus.it

Fonte: disinformazione.it

lunedì 30 maggio 2016

DALL’EUROPEISMO AL TTIP: UN PIANO DEGLI USA PER IL DOMINIO



di Marco Della Luna
Nel Regno Unito, dove vige maggiore libertà di informazione che da noi, il corrente dibattito sul referendum del 23 giugno sull’uscita dall’Unione Europea ha reso noto all’opinione pubblica ( vedi ad es. : The European Union always was a CIA project, as Brexiteers discover ), il fatto, censurato sul continente europeo, che il progetto dell’unificazione europea è un progetto di Washington varato alla fine degli anni ‘40 per assicurare agli USA il controllo politico finanziario del continente europeo a scopi geostrategici ed economici[i] e la sua permanenza nell’impero del dollaro, cioè tra i paesi che continuano ad accettare il dollaro anche se super inflazionato e vacillante e a comperare bonds in dollari anche se spazzatura e a partecipare a guerre e sanzioni volute da Washington anche se contrarie agli interessi nazionali.
Notoriamente da decenni gli USA sono un paese che vive essenzialmente sulla spalle degli altri, comprando a debito beni, materie prime e servizi, e facendo continue guerre per imporre l’accettazione di questo sistema di pagamento. E fra qualche tempo emergerà anche come gli USA si stanno impegnando per soffocare lo sviluppo e la industrializzazione di fonti alternative e pulite di energia, che soppianterebbero il petrolio, il dollaro come moneta obbligatoria per comprarlo, e le guerre per il petrolio, che sostengono l’elefantiaca industria statunitense degli armamenti.
Il progetto ha visto e vede in azione personaggi presentati come padri dell’Europa ma in realtà pagati e diretti da Washington, innanzi tutti Jean Monet e Robert Schuman. L’idea di unione europea viene inizialmente proposta come comunità del carbone, dell’acciaio e dell’atomo, allo scopo di ingranare tra di loro le economie di Francia e Germania così da prevenire fantomatici futuri conflitti tra esse. Poi quel primo organismo sviluppa una rovinosa politica agricola comune, diventa un’area di libero scambio; poi assume poteri legislativi e di controllo sempre più ampli sugli stati nazionali; poi si fa Schengen, la BCE, l’euro, il trattato di Lisbona che impegna a una crescente integrazione politico-istituzionale, poi il controllo centralizzato dei bilanci e delle banche, e via discorrendo, verso la creazione di un superstato europeo a direzione non democratica, non trasparente e irresponsabile (non accountable), con soppressione delle democrazie nazionali parlamentari in quanto “causa di guerre”.
Il tory Boris Johnson, ex sindaco di Londra, nel suo intervento pro brexit,  visibile a youtube.com/watch,  spiega che i due veri padri dell’Unione Europea, Monet e Schumann, intendevano creare un senso di identità-solidarietà europea con un metodo della psicologia comportamentale, applicando un principio che era già stato osservato come efficace in altri contesti, cioè – nella fattispecie europea – forzando permanentemente e crescentemente i diversi popoli europei a tenere comportamenti simili tra loro attraverso l’imposizione di regolamentazioni comuni, la moneta comune, l’inno comune, la bandiera comune, etc.: imporre un agire comune per far nascere un sentire comune. Decenni dopo, constatiamo che questo metodo ha chiaramente fallito, e ha anzi risvegliato contrapposti nazionalismi, poggianti su oggettive contrapposizioni di interessi soprattutto economici. Risorgono le frontiere, le economie divergono, crescono i movimenti anti-UE.
Ma persino davanti a tali fallimenti, l’oligarchia massonico-finanziaria, liberal-cosmopolita, insiste nel suoprogramma di unificazione forzataimponendo crescenti cessioni di sovranità e crescenti sacrifici. Questa evoluzione sta comportando (senza che lo si dica e che si permetta ali popoli di decidere) radicali e surrettizie trasformazioni costituzionali nei vari paesi aderenti, che perdono la loro sovranità a quote crescenti e a vantaggio delle burocrazie centrali, non democratiche e non responsabili, dell’Unione Europea – burocrazie oscenamente strapagate, e tanto corrotte, parassitarie e inefficienti, che da vent’anni l’organismo europeo di revisione dei conti non firma i loro bilanci. L’unica volta che si è fatto un controllo, è scoppiato lo scandalo della Commissione Santer con la commissaria Edith Cresson. Poi hanno deciso che era meglio non controllare più!
Incidentalmente: il potere legislativo, come praticamente ogni potere dell’UE, risiede nella Commissione, non eletta e irresponsabile, che discute e decide in segreto, a porte chiuse, altroché fascismo!
Ogni cessione di sovranità a questa burocrazia viene richiesta come condizione per sviluppo e sicurezza, ma l’Unione Europea è sempre più in crisi e sempre più in fondo alla graduatoria dell’OCSE in fatto di crescita – stanno meglio solo i paesi che non hanno aderito all’euro. Questo il bilancio dell’unione e della sua moneta. Un bilancio che dovrebbe svegliare anche le menti più torbide e sognatrici.
Solo gli idioti non riconoscono, a questo punto, che il progetto dell’Unione Europea non è mai stato rivolto al progresso e al benessere delle nazioni europei, bensì ad altri fini, a fini di dominazione, di controllo sociale.
Informandoci, anche grazie ad articoli come quello sopra linkato, scopriamo che esso serviva e serve al dominio degli Stati Uniti sull’Europa attraverso un processo col quale il vassallo Germania è stato posto in una condizione di egemonia in Europa soprattutto mediante gli effetti dell’euro e delle politiche fiscali, che hanno prodotto e stanno producendo un forte e crescente indebitamento dei paesi periferici verso la Germania e hanno dato quindi a questa l’iniziativa politica, il controllo delle istituzioni comunitarie e il diritto di veto. La Germania impone, col pretesto di prevenire l’inflazione e di risanare i bilanci dei paesi PIGS, misure recessive, che generano un avvitamento fiscale con conseguenti calo del pil, aumento del debito, accrescimento della sottomissione a Berlino, che diventa sempre più dominante.
Invero l’’euro non è una moneta unica, con un unico debito pubblico sottostante, ma un sistema di cambi fissi tra le precedenti valute, con debiti pubblici divisi, nel quale il regolamento delle transazioni internazionali si fa sostanzialmente mediante il rilascio di promesse di pagamento, cioè mediante indebitamento, delle singole banche centrali nazionali dei paesi a deficit commerciale verso quelli con attivo commerciale. I cambi fissi, impedendo l’aggiustamento fisiologico, cioè di mercato, dei rapporti valutare tra paesi con deficit e paesi con un surplus di bilancia commerciale, determinano un crescente deficit e un crescente indebitamento dei paesi meno efficienti soprattutto verso la Germania, ma anche una fuga di imprese, di capitali, di lavoratori e tecnici qualificati, così che la Germania si ritrova con enormi crediti che usa per comprarsi i pezzi più interessanti dei patrimoni e delle economie dei paesi indebitati – cioè trasforma i propri interessi attivi in beni reali dei paesi sottomessi. E l’Italia si ritrova non solo sempre più indebitata, ma sempre più deindustrializzata e sempre più abbandonata da giovani qualificati. Il crollo dei brevetti italiani è solo l’ultima riconferma di questo processo ultraventennale e strutturale di declino.
Tale era il disegno europeista reale dietro l’europeismo di facciata concepito dai padri nobili per i figli scemi, dai padri che facevano leva su supposti sentimenti di fratellanza e solidarietà tra i popoli degli Stati europei, quando anche gli idioti sanno che, nella politica, soprattutto quella internazionale, le decisioni vengono prese per convenienza e calcolo, alla ricerca del vantaggio e della sopraffazione. Se teniamo presente questa realtà, non avremo alcuna difficoltà a capire per quale ragione tutte le innovazioni europeiste hanno avuto effetti contrari alle promesse. E per quale ragione ad ogni crisi causata da tali effetti, si è risposto che la cura era “più europa”, più cessione di sovranità all’Unione, cioè a Berlino. Chi obietta, è estremista e populista, forse pazzo, quindi i suoi argomenti sono invalidi a priori, senza esame del merito, anzi non è nemmeno legittimato a parlare. Stile Stalin.
La prossima innovazione, già in avanzato stadio di elaborazione, è il famoso TTIP, il trattato transatlantico di libero commercio, negoziato in segreto, senza che nemmeno i parlamentari possono fare copie delle bozze, e possono consultarle solo per due ore, sorvegliati dai Carabinieri, senza poterne trascrivere brani, come recentemente denunciato dal sen. Tremonti.
Perché questa segretezza ultra-dittatoriale? Per coprire gli interessi economici retrostanti e i loro progetti:col TTIP le multinazionali statunitensi potrebbero prendersi larghe fette dei mercati nazionali europei (soprattutto in Italia, ai danni dei milioni di piccole imprese che danno il grosso della ricchezza e dei posti di lavoro, e con vantaggio solo di quelle pochissime imprese, perlopiù grandi, di cui gli USA importano i prodotti. Ossia: il TTIP sarà tutto a vantaggio delle esportazioni americane verso l’Europa e soprattutto verso l’Italia, e a danno dei piccoli produttori europei dai quali dipende il nostro livello di redditi e di occupazione.
Le multinazionali americane potrebbero imporre la vendita in Europa senza etichette distintive di loro prodotti OGM e in generale a rischio, potrebbero richiedere risarcimenti agli Stati che ponessero limiti allora affarismo quand’anche detti limiti siano giustificati da esigenze di tutte era della salute pubblica. Col TTIP disporrebbero anche, ciliegina sulla torta, di un tribunale sovranazionale praticamente organizzato da esse stesse, davanti a cui citare gli Stati dalle cui politiche e legislazioni si ritenessero danneggiate, per farli condannare a risarcire i danni da mancato profitto, e far pagare il risarcimento ai contribuenti. Anche quanto resta di libera ricerca e informazione medico-scientifica sarebbe tolto, perché contrario agli interessi del profitto. Molti economisti e giornalisti e politici in carriera, ipocritamente, dichiarano che il TTIP va bene, a condizione che la politica regolamenti l’affarismo. Ma ciò è proprio quel che il TTIP proibisce. E anche se non lo proibisse, la potenza di questo affarismo già controlla la politica.
Se il TTIP passerà, e credo che passerà perché non vi sono in campo dinamiche capaci di contrastarlo, sarà la totale eliminazione, da parte del grande capitale finanziario, di ogni limite e di ogni valore che si opponga ai suoi calcoli e alle sue speculazioni, cioè la fine pratica dell’esistenza del principio politico e del principio legalitario, oltre che dei diritti dell’uomo. Rimarranno solo quelli degli investitori, come li chiama il TTIP, ossia del capitale finanziario. Sarà una riforma non semplicemente dell’economia, ma della società e dello stesso concetto di uomo, il quale sarà ridotto e considerato esclusivamente come componente dei processi finanziari.
Il dominio USA sull’Europa attraverso il processo di unificazione europea sotto il vassallo germanico serve ultimamente a questo.


martedì 3 maggio 2016

Il pollo al cloro è l’ennesima minaccia ai consumatori grazie al TTIP

Se sarà approvato l’accordo di libero scambio tra Europa e Stati Uniti (TTIP) i polli allevati con antibiotici arriveranno sulle nostre tavole. Questo scenario non viene riportato dagli addetti ai lavori ma è l’inevitabile conclusione di un ragionamento supportato da troppe evidenze. Di diverso avviso sembra invece la riposta del commissario Vytenis Andriukaitis all’interrogazione dell’eurodeputata Mara Bizzotto, che chiedeva spiegazioni su come affrontare il problema degli antibiotici promotori della crescita regolarmente utilizzati negli allevamenti di polli americani, ma vietati in Europa. Nella risposta arrivata il 23 marzo scorso, Andriukaitis ha dichiarato che “il divieto dell’uso di antibiotici come promotori della crescita nell’alimentazione degli animali in tutta l’UE è entrato in vigore il primo gennaio 2006. Sebbene l’utilizzo di tali prodotti continui in alcuni paesi terzi, gli alimenti così prodotti possono essere importati nell’UE soltanto se è possibile dimostrare che non vi sono conseguenze sulla sicurezza alimentare. Gli animali e i prodotti importati nell’UE devono rispettare le prescrizioni dell’Unione sull’assenza di residui di antibiotici e di altre sostanze”. Il Commissario ha concluso dicendo che “gli Stati membri dell’UE sono tenuti a eseguire controlli ufficiali sugli alimenti di origine animale che entrano nell’Unione. Qualora le partite risultino contenere residui superiori ai limiti massimi o residui di sostanze proibite nell’UE, esse saranno respinte”. Basta però decodificare le parole per rendersi conto che se viene approvato il trattato TTIP i polli agli antibiotici saranno una realtà quotidiana dei prodotti venduti al supermercato.
Chiunque segua il settore sa che importare cosce o petti congelati dagli Stati Uniti non trattati con antibiotici o promotori della crescita è impensabile, anche se quanto dichiarato dal commissario lascia intendere il contrario. La filosofia europea e quella americana sono  contrapposte. Da noi esiste come riferimento il “principio di precauzione”. Negli Usa le regole sono meno restrittive e prevedono l’impiego regolare e su vasta scala di antibiotici come nitrofurani e biochina oltre a promotori della crescita come virginiamicina e zincobacitracina, tutte sostanze vietate in Europa dal 2006 (si stima che il 70% di tutti gli antibiotici distribuiti negli Stati Uniti sia usato negli allevamenti per la profilassi o la promozione della crescita; solo il 10% è usato per curare animali malati, mentre il restante 20% è impiegato nell’uomo; leggi articolo).

giovedì 31 marzo 2016

Il TTIP può danneggiare gravemente la salute pubblica…e non solo

Il TTIP, trattato USA-UE su commercio e investimenti, oggetto di negoziati a lungo tenuti segreti, getta molte ombre su temi rilevanti per la salute dei cittadini. Un articolo pubblicato su Epidemiologia&Prevenzione analizza ciò che può mettere a rischio non solo la qualità dei cibi, ma anche l’accesso alle cure sanitarie, le politiche di contrasto ai cambiamenti climatici, la sovranità dei singoli Stati europei. Una minaccia non solo per la salute degli individui, dunque, ma anche per la stessa democrazia in Europa.

Il potenziale impatto del partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP) sulla salute pubblica è il titolo dall’articolo pubblicato daEpidemiologia & Prevenzione, rivista dell’Associazione italiana di epidemiologia, a firma di Roberto De Vogli e Noemi Renzetti (University of California Davis, US) in cui vengono passati in rassegna i diversi capitoli del TTIP che potrebbero interagire con la tutela della salute dei cittadini europei.
Il TTIP, versione europea dei trattati di libero commercio (NAFTA e TPP) già in vigore dall’altra parte del mondo, è un documento complesso. Gli autori analizzano i possibili effetti sulla salute dell’introduzione del Trattato scandagliandone meticolosamente il testo, mettendo a confronto le opinioni di sostenitori e detrattori, e sostanziando la loro analisi con esempi concreti.
ACCESSO AI FARMACI E ALL’ASSISTENZA SANITARIA
In teoria, favorendo gli scambi tra le due sponde dell’Oceano e promuovendo una maggiore cooperazione tra le istituzioni governative che sovrintendono alle politiche dei farmaci, il TTIP potrebbe migliorare la cooperazione scientifica nella ricerca farmacologica e ridurre la duplicazione di processi. Ma il capitolo sulla proprietà intellettuale e sugli aspetti commerciali ad essa connessi, che estendono il monopolio dei brevetti, porterebbe a un aumento dei prezzi dei medicinali e, in ultima istanza, a diminuire l’accesso alle cure, soprattutto dei soggetti più svantaggiati.
Non solo. Una possibile minaccia viene dal capitolo relativo all’accordo sui servizi che, oltre a prevedere l’apertura dei servizi sanitari pubblici alla concorrenza, anche privata, comprende una clausola cosiddetta «antiarretramento», che impedisce a servizi pubblici che siano stati privatizzati di ritornare in mano pubblica, configurando «una grave violazione contro la libertà delle nazioni di scegliere il proprio sistema sanitario di preferenza».
CONSUMO DI ALCOL E TABACCO
Episodi già verificatisi in diverse parti del mondo dimostrano come politiche attuate per limitare il consumo di alcol e tabacco siano state attaccate in quanto considerate ostacoli al libero commercio.
Una situazione aggravata dal capitolo del TTIP riguardante le controversie tra investitori e singoli Stati, che consente agli investitori stranieri di citare in giudizio, di fronte a tribunali internazionali privati, gli stati che abbiano approvato una legge in grado di ridurre il valore del loro investimento. «Un meccanismo che le multinazionali del tabacco hanno già mostrato di essere ben predisposte a sfruttare» sottolineano De Vogli e Renzetti ricordando il caso dell’Uruguay, citato in giudizio da Philip Morris nel 2010 per aver apposto immagini shock sui pacchetti di sigarette a fini dissuasivi.
PATOLOGIE CORRELATE ALLA DIETA E L’AGRICOLTURA
Spingere verso regimi normativi meno restrittivi nel commercio è uno degli obiettivi del TTIP che potrebbe avere riflessi negativi sia sui consumi alimentari sia sulla sicurezza degli alimenti.
L’esempio del Messico è illuminante: dalla introduzione del NAFTA, nel 1994, e il conseguente aumento della presenza nel Paese di multinazionali del fast food e dei soft drink, il Messico è al secondo posto nel mondo per consumo di bevande zuccherate e ha una delle più alte prevalenze di diabete nel Pianeta.
Ma c’è un altro rischio, questa volta collegato al capitolo “misure sanitarie e fitosanitarie” che riguarda le norme sulla presenza negli alimenti di additivi alimentari, contaminanti, tossine. Il pericolo è che le norme europee vengano annacquate per avvicinarsi a quelle, notoriamente meno restrittive, d’Oltreoceano. Potrebbero così aumentare le importazioni non solo di cibi geneticamente modificati, ma anche di carni bovine trattate con ormoni e di polli trattati con il cloro(pratiche permesse negli Stati uniti).
SALUTE AMBIENTALE
«Il più grave effetto sulla salute del TTIP presumibilmente riguarda la sua capacità di influenzare le politiche ambientali» sostengono gli autori. Per esempio, le disposizioni in merito alle controversie tra investitori e Stati «potrebbero molto probabilmente essere sfruttate da grandi aziende di combustibili fossili per citare in giudizio quei governi che cercano di limitare l’estrazione e l’esportazione dei combustibili stessi», in contraddizione con gli impegni appena presi dalla conferenza sul clima di Parigi.
PROFITTO VS SALUTE
Gli autori concludono con una valutazione delle possibili ricadute del TTIP sulle politiche interne degli Stati, portando come esempio anche quanto già verificatosi in altri Paesi dove da anni sono in vigore simili trattati di libero scambio (come il NAFTA in Nordamerica).
«La nostra analisi» affermano «dimostra come, nonostante i promotori del TTIP sostengano che il trattato produrrà effetti vantaggiosi su fattori in grado di migliorare la salute, come la crescita economica e l’occupazione, l’evidenza storica documenti invece che le politiche di liberalizzazione commerciale tendono a incrementare le disuguaglianze economiche e, con esse, la possibilità di accedere alle cure».
E chiosano: «La politica commerciale non dovrebbe considerare le regole dirette a tutelare la salute pubblica come ostacoli tecnici al commercio, e il “diritto a trarre profitto” non dovrebbe avere la priorità sul “diritto alla salute”».
Nelleditoriale che accompagna l’articolo di De Vogli e Renzetti sullo stesso fascicolo di Epidemiologia & Prevenzione, Paolo Vineis, noto epidemiologo italiano che lavora all’Imperial College di Londra, mostra con esempi ben documentati che tutte le strategie razionali per far fronte ai cambiamenti climatici e alla diffusione delle malattie non trasmissibili (co-benefit) vanno in una direzione opposta a quella neoliberista implicita nei trattati internazionali come il TTIP.
La campagna Stoop TTIP Italia organizza per il 7 maggio una mobilitazione nazionale a Roma: QUI gli aggiornamenti

mercoledì 25 febbraio 2015

STOP TTIP: ecco cosa accadrebbe a Agricoltura, Acqua, Servizi Pubblici, Ambiente e Lavoro

“L’ENNESIMO TENTATIVO DEGLI STATI UNITI DI IMPORRE LA CENTRALITÀ DI UN IMPERIALISMO ARROGANTE E ASSOLUTISTA”

di Comitato contro il TTIP – Ladispoli

Il 9 ottobre del 2014, il direttore della direzione generale del commercio della Commissione Europea, il belga Karel De Gucht, – oggi sostituito dalla svedese Cecilia Mallstrom – rendeva pubblico un documento di diciotto pagine, in cui erano riassunti, in modo abbastanza succinto, i termini dell’accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America. Accordo identificato con la sigla TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership (Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti).
Il testo integrale delle questioni dibattute dalle commissioni presiedute dai due negoziatori, lo spagnolo Ignacio Garcia Bercero per l’UE e Dan Mulley per gli USA, resta, tuttora, un misterioso segreto di stato, di cui soltanto otto funzionari della Commissione Europea ne conoscono i contenuti. Anche i deputati del Parlamento Europeo, che nel mese di giugno dovrebbero ratificare il testo dell’accordo, sono rimasti all’oscuro di questi negoziati.
Purtroppo si conoscono solo alcuni capitoli concernenti il commercio dei servizi pubblici e a quello elettronico (e-commerce), che sono stati pubblicati l’anno passato dal settimanale tedesco Zeit. Da parte sua l’Huffington Post recuperava altri tre capitoli sull’energia mentre l’organizzazione statunitense Center for International Environmental Law riusciva a recuperare alcuni stralci sulla normalizzazione tariffaria del settore chimico.
Ufficialmente il TTIP nacque nel giugno del 2013, quando il presidente Barak Obama e l’allora presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, dettero inizio al primo round dei negoziati, terminando una complessa fase di preparazione che si è protratta durante dodici anni. In questo lungo periodo fu registrato il fallimento del MAI (Accordo Multilaterale sugli Investimenti), il congelamento degli accordi promossi nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO), il trattato di libero scambio NAFTA, tra USA, Canada e Messico e i fallimentari negoziati per l’ALCA (USA e paesi del Sudamerica).

venerdì 6 febbraio 2015

Peggio del TTIP: il trattato che rappresenta "un assalto all'interesse pubblico"

Peggio del TTIP: il trattato che rappresenta un assalto all'interesse pubblico

Montano le polemiche sul Tisa, l'accordo negoziato in gran segreto che mira a privatizzare l'acqua e delocalizzare la sanità

da Wall Street Italia
Dopo il TTIP, un altro trattato commerciale di cui stanno discutendo a porte chiuse i leader mondiali rischia di favorire gli Stati Uniti e le multinazionali. Si chiama Tisa, Trade in Services Agreement e ha come obiettivo principale la liberalizzazione dei servizi, in testa la privatizzazione dell'acqua e la delocalizzazione della sanità. 
I paesi coinvolti nei negoziati sono tutti i membri dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), ovvero la maggior parte dei membri dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), più otto paesi in via di sviluppo. L'accordo proposto mira a liberalizzare praticamente tutti gli scambi di servizi, tra cui in costruzione, i servizi finanziari, i servizi pubblici e di business e servizi professionali. 
L’appuntamento è fissato per il 9 febbraio a Ginevra. E’ allora che, stando al sito di Public Services International, PSI, sindacato internazionale, dovrebbero incontrarsi in gran segreto i rappresentanti dei 48 stati coinvolti nella negoziazione di in pratica un accordo di liberalizzazione dei servizi, che ha già sollevato molte critiche. 

venerdì 5 dicembre 2014

NOTIZIA CENSURATA: Raccolto 1 milione di firme in Europa contro il TTIP


NOTIZIA CENSURATA / RACCOLTE UN MILIONE DI FIRME IN EUROPA CONTRO IL TRATTATO USA-UE CHE DA' CARTA BIANCA AI COLOSSI USA

Gli opponenti del discusso e criticatissimo trattato commerciale Usa-Ue hanno raccolto oltre un milione di firme per una petizione che sperano possa convincere Bruxelles ad abbandonare l'intesa. I negoziatori europei e statunitensi lavorano da oltre un anno per creare la più grande intesa mondiale per il ibero commercio e gli investimenti, la Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP).

I negoziati, che inaugurano un nuovo round a febbraio, hanno attirato pesanti critiche su una serie di questioni, dalla possibilità di superare le leggi locali alle accuse che i colloqui sono segreti a beneficio degli interessi delle grandi società. La coalizione Stop TTIP, composta da ong e attivisti, ha annunciato di aver raggiunto un milione di firme nell'ambito dell'European Citizens Initiative che chiede alla Ue di lasciar cadere l'intesa così come un accordo dello stesso tenore con il Canada.

"Stop TTIP ha raccolto più di un milione di firme in tempi record" ha detto John Hilary, membro della coalizione che raccoglie 320 gruppi di 24 Paesi. "E' particolarmente imbarazzante per la Commissione europea che ha tentato a più riprese di bloccare il coinvolgimento dei cittadini nel modo in cui questi trattati vengono negoziati e nell'esito che dovrebbero avere i colloqui" ha detto.

In base alle norme Ue, una iniziativa che raccoglie oltre un milione di firme obbliga la Commissione europea a rivedere le sue scelte e a essere ascoltata dal Parlamento europeo. Ma già a settembre la Commissione ha respinto preventivamente l'iniziativa, affermando che l'obiettivo dichiarato di fermare un negoziato in corso non è valido sul piano legale. Stop TTIP si è rivolta alla Corte di giustizia Ue.

domenica 30 novembre 2014

"TTIP": lo strapotere delle multinazionali diventa legge! GUARDA & DIVULGA!!!

VIDEO IMPORTANTE DA GUARDARE E FAR GIRARE OVUNQUE!





Su Facebook il video lo trovi QUI




martedì 4 novembre 2014

Il quotidiano francese "Le Monde" svela la trappola del TTIP

LE MONDE: ''IL TRATTATO UE-USA SUL COMMERCIO (CHE VUOLE BRUXELLES) ANCHE FOSSE POI ABROGATO, RIMARREBBE 20 ANNI ATTIVO!''


LE MONDE: ''IL TRATTATO UE-USA SUL COMMERCIO (CHE VUOLE BRUXELLES) ANCHE FOSSE POI ABROGATO, RIMARREBBE 20 ANNI ATTIVO!''
PARIGI - Scrive Le Monde: "Trattato transatlantico di libero scambio fra Unione europea e Stati Uniti : i suoi avversari lo designano con la sigla Tafta (Transatlantic free trade agreement). Chi lo sostiene preferisce usare il nome ufficiale, TTIP (Transatlantic trade and investment partnership).
Le discussioni e gli accordi su questo trattato proseguono da mesi e per il tema i media mostrano soprattutto indifferenza.
Un’indifferenza dannosa, però, perchè spesso i trattati internazionali servono a rendere legali principi che non sono accettati nelle scene politiche interne dei singoli paesi. Servono a iscrivere le relazioni commerciali sul lungo termine, per impedire ai governi di cambiare politica di fronte a situazioni che non sono più soddisfacenti.
Nel caso del trattato transatlantico, l’Europa e gli Stati Uniti si impegnano a liberalizzare un gran numero di settori delle rispettive economie, ossia a spezzare monopoli pubblici e dare pari possibilità agli operatori pubblici e alle aziende private. I negoziatori del trattato assicurano che da questo movimento escluderanno i servizi pubblici, senza però dare ancora una definizione chiara.
I controversi tribunali di arbitraggio che il trattato vuole creare, saranno in grado di imporre multe ai paesi che espropriano, direttamente o indirettamente, i benefici delle aziende. Questo potrebbe impedire di attuare la legge in determinati ambiti per salvaguardare la libertà delle imprese.
Principi che possono essere rifiutati o difesi e che in ogni caso sono in linea con la linea politica liberale che l’Europa porta avanti da anni. Ma iscriverli in un trattato con gli Stati Uniti significa limitare il margine di manovra dei futuri governi per poter cambiare opinione.

martedì 28 ottobre 2014

Lidia Undiemi: "Con il TTIP Renzi prosegue nella sua lotta di classe al contrario".

"Il cittadino è divenuto un nemico e le multinazionali l'alleato da proteggere".



Intervenendo ieri alla trasmissione di La 7 Coffee Break, Lidia Undiemi, autrice de il "Ricatto dei mercati"rompe finalmente il muro del silenzio della televisione italiana sul TTIP, il trattato per la costruzione di un'area di libero scambio che Usa e Ue stanno negoziando in segreto.
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