giovedì 6 novembre 2014

È da 200 anni che gli Stati Uniti fanno esperimenti sull'inoculazione del cancro

Uno specialista afferma che la malattia di Chávez potrebbe essere stata provocata.Perfino prestigiosi specialisti di oncologia hanno notato la “epidemia” di cancro tra i presidenti di sinistra
dell'America Latina [lì “sinistra” non significa “l’altra faccia della medesima medaglia”, un “PD menoelle”, per dirla con Grillo, NdT]. "Colpisce il fatto che, proprio quando gli Stati Uniti stanno perdendo la battaglia per il controllo del Sud America, siano apparsi in poco tempo cinque casi di presidenti colpiti dal cancro, e nessuno uguale all'altro. È lecito domandarsi “che cosa sta succedendo?”, come afferma il dott. Carlos Cardona, specialista in oncologia molecolare, che ha trascorso sedici anni facendo ricerca sul cancro in prestigiose università come Cambridge e Birmingham, in Inghilterra, o al centro di ricerca Fred Hutchinson Cancer di Seattle, dove operarono il tenore José Carreras per un trapianto di midollo osseo. In alcune dichiarazioni rilasciate al quotidiano ABC, Cardona ha affermato che “contrariamente a quanto molti pensano, è tecnicamente possibile che il cancro che ha colpito Hugo Chavez sia stato inoculato con l'intento di ucciderlo”(ABC, 15 marzo 2013). Anche se gli oncologi clinici hanno dei dubbi al riguardo, Cardona riporta che è da duecento anni che gli oncologi molecolari sperimentano l'inoculazione del cancro in animali da laboratorio. “Io l'ho fatto migliaia di volte e so che è possibile. È necessaria solo un'iniezione da fare in qualsiasi parte del corpo raggiunta dal sangue”, afferma. Uno dei metodi prevederebbe di “iniettare linee cellulari tumorali che già si conoscono, perfino di pazienti che sono morti da cinquant'anni, attraverso una oncovirus, vale a dire un virus che si può preparare e che trasporta i geni dei tumori soppressori i quali si introducono nelle cellule e sono in grado di produrre il cancro, oppure si possono iniettare direttamente sostanze chimiche cancerogene”. “Se Chávez, per esempio, fosse andato dal dentista - continua il medico - questo avrebbe potuto somministrargli un anestetico e poi inoculare un oncovirus o una sostanza cancerogena. Il paziente non se ne può accorgere, così dopo alcuni mesi può sviluppare il cancro. Ci sono sostanze chimiche che sono cancerogene e specifiche per un organo e altre che sviluppano il cancro diffondendolo indiscriminatamente. Ve ne sono, per esempio, alcune che possono provocare il cancro nella zona pelvica, parte in cui si è manifestato su Chávez. La maggior parte di queste cose lasciano una traccia e, se sei un ricercatore, la puoi trovare chiedendo un campione del tumore. Si può vedere se è stato un oncovirus, se c'è una linea cellulare tumorale. Si possono perfino fare dei test per capire se il cancro si è sviluppato in maniera naturale o atipica... È complicato, ma si può scoprire”. È vero che il quotidiano ABC ha pubblicato numerose speculazioni assurde sulla malattia di Chávez, ed erano tutte senza un fondamento scientifico identificabile e rigoroso. Questa volta si tratta della testimonianza di un noto specialista nello studio del cancro. La realtà è che affinché la tesi di avvelenamento da cancro sia attendibile ci vorrebbero due condizioni: che sia tecnicamente possibile e che ci sia un nemico di Chavez con la capacità tecnologica necessaria, con una vocazione criminale e senza scrupoli per farlo. Le dichiarazioni del dott. Carlos Cardona soddisfano il primo requisito. Per il secondo basti ricordare le oltre seicento volte che il più grande nemico di Chavez, gli Stati Uniti d'America, hanno tentato di assassinare Fidel Castro (vedi il libro del giornalista Luis Báez El mérito es estar vivo) e la realtà quotidiana che ogni settimana uccide decine di innocenti utilizzando i droni. di Pascual Serrano 






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